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Perché rally: turismo, sport e cultura sono risorse

Sono anni che leggiamo e vediamo proteste fatte da singoli cittadini o gruppi più o meno spontanei che si schierano contro i rally e il loro svolgimento, se questi avvengono in prossimità delle loro abitazioni o dei tratti frequentati dagli scuola bus dei loro figli. Proteste che sono sicuramente legittime da un punto di vista democratico, ma che sono appunto di parte perché politicizzate e prevenute.

Il nostro non vuole essere un attacco a chicchesia, ma una semplice riflessione. Noi Italiani abbiamo un’immensa fortuna, quella di vivere in uno dei Paesi geograficamente più belli al mondo. Più o meno dove ovunque ci si gira si possono ammirare monumenti con secoli di storia, oppure spiagge incastonate nel mare azzurro, borghi medievali arroccati su candide colline, paesini di montagna e città d’arte. Tutto questo ha assolutamente a che fare con i rally. Le gare Italiane spesso e volentieri toccano alcune delle località più belle del Paese, unendo la magia dello sport alla bellezze dei nostri territori a cui i rally danno una sostanziale iniezione di soldi. Danno soldi ai comuni in tasse e rispristino di strade che, altrimenti, i comuni non potrebbero ripristinare. Portano pernottamenti negli alberghi, nei B&B e così via, fino agli acquisti di gadget, ricordi, vestiti e quant’altro…

E allora come pensare di danneggiare il proprio comune chiedendo che venga bandito un rally? Perché non fare squadra, ancor di più se e quando la pandemia mollerà la sua maledetta presa? Mi spiego meglio, pensate al Rally Roma Capitale che già di suo fa un qualcosa di incredibile coinvolgendo nel passaggio delle auto da gara la Capitale. Vedere le vetture da gara transitare a fianco al Colosseo è uno spot di vitale importanza per lo sport ma anche per la città. Pensate quanto in più potrebbe fruttare ai comuni se il personale interessato creasse visite scontate ai monumenti proprio in quelle giornate. I rally sono un’opportunità e, come tutte le opportunità, devono essere sfruttate bene.

Oltre al Rally Roma Capitale, l’Italia dei rally tocca tantissime località che vivono di turismo, ecco perché bisogna unire le forze: per avere vantaggi. La cittadinanza deve essere informata e coinvolta maggiormente per far sì che i rally non siano solo visti come uno sport rumoroso e chiassoso. Bisogna fare pubblicità, bisogna farli conoscere meglio. Questo lavoro deve essere fatto partendo della scuole, coinvolgendo soprattutto i più giovani avvicinandoli al nostro mondo, facendogli incontrare piloti e navigatori simbolo dei loro territori. E non conosciamo un rallysta che si tirerebbe indietro…

In quale altro posto nel mondo puoi vedere le auto da rally transitare per località come l’Arena di Verona, piazza Politeama a Palermo oppure le storiche mura di Lucca. E da lì andare a tuffarsi nel mare cristallino dell’Elba, del Salento, costeggiare le bianche spiagge della Sardegna fino a risalire alle dolci colline marchigiane e toscane e poi inerpicarsi nelle stradine di montagna del vicentino, del bresciano e della bergamasca fino ad arrivare alle “strade dei vini” di Langhe e Valdobbiadine.

Tutto questo andrebbe sfruttato appieno con la massima collaborazione da parte di tutte le figure coinvolte: dagli organizzatori passando per i vari enti pubblici, commercianti e associazioni vari. L’intento è di fare capire alla gente e anche a alla stampa meno preparata (difficile farlo capire ad alcuni giornali di partito che prendono soldi dallo Stato perché socio/comproprietario è un politico in Parlamento e perché credono che i riscaldamenti e i condizionatori inquinino meno delle auto) che i rally non sono un mostro.

Rally, turismo e cultura possono coesistere perché fanno parte l’uno dell’altro. Provate a chiedere ad un albergatore oppure a un ristoratore se preferisce un rally oppure una delle tante manifestazioni che chiudono i centri città.