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La forza della passione: quando Ott Tanak vale tutto

I rally sono un serbatoio di storie più uniche che rare. Passione, tifo, solidarietà spesso contribuiscono a creare situazioni irripetibili. Carpe diem. Ed è veramente questione di un attimo, anzi di minuti, per poter raccontare e documentare al pubblico cosa si fa pur di assistere insieme a qualche ora di traversi sulla terra portoghese. Appunto: passione, tifo, solidarietà.

In Italia e in Portogallo, ma anche in Spagna, i fan della specialità rallystica non si pongono limiti pur di assistere ad una prova speciale o ad un test. Men che meno se in ballo c’è qualche da guardare il proprio idolo del Mondiale Rally che fa su e giù e in ogni curva mitraglia pietre e pietruzze per qualche ora, allietando l’animo e i timpani col rombo di una WRC Plus a tutta. Riempie di orgoglio poterlo dire: i rally sono diventati in linea di massima uno sport senza barriere.

Ott Tanak, test Portogallo del 16 aprile 2021
Ott Tanak, test Portogallo del 16 aprile 2021

Il 16 e 17 aprile 2021 si sono svolti i test di Ott Tanak, Thierry Neuville e Dani Sordo a Luílhas/Fafe in Portogallo. Questi test sono preparatori al passaggio, ormai prossimo, del WRC dall’asfalto alla terra. La voce dei test di Hyundai Motorsport si era sparsa nei giorni precedenti e ad un certo punto, nonostante il caldo e le difficoltà logistiche per raggiungere il luogo del test (il team manager di Hyundai non sceglie quasi mai posti facilmente raggiungibili), è comparso sulla collinetta che sovrasta il percorso un fan speciale di Ott Tanak.

Il tifoso portoghese di Hyundai
Il tifoso paraplegico di Hyundai ai test in Portogallo

Il ragazzo che vedete in foto sulla carrozzina, ovviamente grazie all’aiuto dei suoi amici, appassionati come lui, non si è fatto problemi a farsi portare a poche centinaia di metri dal test. Non sappiamo se poi è riuscito ad arrivare fino al parco assistenza e a scattarsi le foto di rito col suo idolo, Ott Tanak, ma ci auguriamo di sì. Proprio perché la passione è affetto e non va mai respinta, ferita o umiliata.

Queste foto sono destinate a diventare virali e per far sì che potessero arrivare ai destinatari gli amici della Brevies Rallye School hanno fatto anche un post su Twitter in cui hanno taggato Ott Tanak, Thierry Neuville e Dani Sordo e in cui hanno ribadito il significato di queste immagini: rispetto!

”Caso Sanremo”: le incongruenze, le gomme e lo sfogo di Rendina

Dalle 21:15 del 11 aprile 2021, sul “Caso Sanremo” si è detto tanto, forse troppo. C’è chi accusa l’apparato federale o il direttore di gara di aver preso a pesci in faccia l’unico Costruttore che dalla Corea è venuto a risollevare le sorti del Campionato Italiano Rally Sparco nell’anno del suo sessantesimo compleanno e c’è chi se la prende con Hyundai per aver messo in pratica un presunto gioco di squadra (che poi non era un gioco di squadra) che rischiava di falsare il risultato di una gara storica e importante come il Rally di Sanremo e di danneggiare gli incolpevoli Stefano Albertini, Fabio Andolfi e Giandomenico Basso in termini di classifica Campionato. 

Per noi di RS non è tutto scontato come appare o come vorrebbero fare apparire determinati tuttologi. Insomma, non tutto ci sembra collimare perfettamente come si vuol fare credere sia da una parte sia dall’altra. Ci sono diversi dubbi (se è ancora lecito avere dei dubbi) che continuano a lasciarci perplessi.

Partiamo dal supposto gioco di squadra attribuito da “vox populi” e da “radio rally” all’armata Hyundai. Il gioco di squadra avviene tra due piloti dello stesso team (per team si intende una squadra, un Concorrente Persona Giuridica per come definito dall’ordinamento Aci Sport in materia). Seppure, abbiamo sentito nelle dirette di Aci Sport TV Andrea Adamo fare riferimento al sostegno da dare ad Andrea Crugnola, non spetta a noi decidere se c’è stato un gioco di squadra o meno e se, eventualmente, è stato giusto punirlo all’ultimo CO o se sarebbe stato giusto lasciarlo correre e attendere eventuali reclami. O se sarebbe stato meglio annullare il CO di ingresso, che aveva generato l’errore, e non quello di uscita dal parco assistenza.

Noi ci limitiamo a rilevare che – siccome la legge non ammette ignoranza e noi crediamo (almeno pensiamo) che ai vertici delle squadre ci siano persone competenti non solo con i numeri e con le categorie – se ci fosse stato un gioco sarebbe stato un gioco di più squadre ai danni di una sola. In che senso? Semplicemente: Andrea Crugnola è stato iscritto da Hyundai Rally Team Italia, mentre Craig Breen è stato iscritto da Hyundai Motorsport N, che ha iscritto anche Oliver Solberg. Al di là della somiglianza delle tute, delle bandiere e delle vetture e al di là dell’unità di intenti in nome del Marchio commerciale, le squadre sono formalmente diverse. A capo di ciascuna squadra troviamo diversi amministratori, dirigenti…

Un po’ come se Max Rendina si mettesse d’accordo con la squadra di Giandomenico Basso contro Crugnola. Mica lo chiamereste gioco di squadra solo perché Basso corre con la Skoda? Si tratterebbe palesemente di un alleanza a due per creare nocumento sportivo e non solo ad uno solo ed influenzare/falsare un risultato sportivo.

Insomma, se non veniva sanata questa anomalia del presunto gioco di squadra, sanata nel tentativo di correggere un grossolano errore tecnico, il casino dell’ultimo CO, qualcuno avrebbe potuto gridare alla presunta frode sportiva per i prossimi anni. Ma che figura avrebbe fatto il nostro Campionato Italiano Rally Sparco e tutti gli equipaggi che onestamente vincono e perdono in questa serie senza fare gioco di squadra?

Come conferma l’iscrizione dei piloti, il gioco di squadra sarebbe stato ammissibile tra Breen e Solberg Jr, che erano veramente compagni. Così come avveniva nel team Lancia, che era una squadra unica. Oppure com’è avvenuto nel 1997 a Sanremo tra Liatti e McRae. O quello che avvenne in altre occasioni in Ford M-Sport tra Mikko Hirvonen e Jari-Matti Latvala.

Non avrebbero potuto farlo nemmeno Fabio Andolfi e Andrea Mazzocchi, che non fanno parte della stessa squadra. Per fortuna l’avvocato Raffele Pelillo, che era membro del Collegio dei Commissari, è entrato a gamba tesa sull’errore del CO, ribadendo ad alta voce: “Non è tollerabile per noi come Federazione una cosa del genere”. E infatti, è finita come è finita: al posto di cancellare un errore ne sono stati cancellati probabilmente due.

Martijn Wydaeghe controlla le gomme della vettura di Fabio Andolfi
Martijn Wydaeghe controlla le gomme della vettura di Fabio Andolfi

Altri dubbi ci sono sorti sull’utilizzo dei ricognitori. Abbiamo visto, non siamo gli unici, tensioni tra Rendina e Adamo proprio alla fine, al CO delle polemiche, l’ultimo. Ma non eravamo riusciti ad avvicinarci fino a sentire cosa si stessero dicendo i due animatamente. Ma prima ancora, avevamo fotografato il navigatore di Thierry Neuville, che andava a controllare le gomme della Skoda Fabia di Andolfi “e in un’occasione all’interno del riordino sembrava misurarne le scanalature”, ci è stato raccontato da MotorsportItalia. Eppure le gomme delle Hyundai i20 erano particolarmente belle ed efficaci. Ci siamo chiesti: come mai? Sarebbe buona norma non toccare un’altra vettura, semplicemente perché con quel clima teso poteva sembrare una provocazione.

A questo punto, mentre si attende una eventuale versione dell’ingegnere di Cuneo, Andrea Adamo, che saremmo lieti di ospitare, abbiamo parlato con Max Rendina per farci raccontare com’è andata e cos’è successo durante il Rally di Sanremo 2021.

Max Rendina al Rally Italia Sardegna
Max Rendina è una delle figure di primo piano del rallysmo italiano

“Sono un uomo di sport e per fortuna ho raggiunto anche una buona maturità, ma sinceramente questo Rally di Sanremo ci stava lasciando l’amaro in bocca – premette Max Rendina -. Invece, reputo che con questa decisione firmata dal dg Simone Betatti a Sanremo 2021 abbia vinto lo sport: Breen è stato il migliore e ha vinto, Crugnola è arrivato secondo e Andolfi terzo. Resta l’amarezza degli strascichi, quella che ti porti dietro dopo essere stato sottoposto a ripetute tensioni e provocazioni, ma sono soddisfatto perché noi abbiamo corso onestamente e il terzo posto era quello che meritavamo”.

Tensioni e provocazioni? “Faccio un esempio – prosegue Rendina -. Abbiamo chiesto l’autorizzazione, come prevede il regolamento, per inviare un equipaggio tecnico sulle PS e ci è stato risposto che non era possibile. Nulla da dire in merito a questo, però, ad alcuni piloti Hyundai e ai tecnici della Pirelli l’hanno fatto senza fare domande…”.

“E poi, vogliamo parlare delle gomme? Il regolamento FIA dice che le gomme devono devono essere di libera vendita, quindi presenti sul listino e disponibili per tutti gli equipaggi che ne facciano richiesta, purtroppo gli pneumatici utilizzati su alcune delle loro vetture – e non solo – non erano del tipo commerciale e quindi non presenti sul listino ufficiale di Pirelli… Questa è una pratica corretta? Oppure offre dei vantaggi solo ad alcuni piloti? Qualcosa, in questi anni l’ho imparata e so cosa può succedere  se un costruttore di pneumatici decide di “aiutare” un determinato pilota o team… Questa però non è una pratica portata avanti da un’azienda intera, bensì da un uomo solo che ha un nome ed un cognome Terenzio Testoni, che con il suo comportamento decide ormai da troppo tempo le sorti dei campionati nazionali ed internazionali…”.

“Ho sempre mantenuto la calma, mi sono concentrato sulla gara dei nostri ragazzi. Era quello il mio dovere, spingere Andolfi e Mazzocchi verso il massimo che potevano fare. Però, quando mi sono trovato davanti al minuto di ritardo assegnato ad un equipaggio che era entrato in anticipo al CO, ho ritenuto di lamentarmi con il principale della Hyundai, Adamo. Gli ho parlato di lealtà e di correttezza sportiva. Sai cosa mi sono sentito rispondere? “Il giorno che avrò bisogno di prendere lezioni di rally verrò da te”. Questo mi ha detto il gestore di Hyundai Motorsport. Per il 2022 avremmo dovuto rinnovare le auto. Volevamo comprare anche 3 Hyundai. Fa nulla, compreremo altre Skoda Fabia, dal 2015 ad oggi ne abbiamo comprate 30 e ci siamo sempre trovati bene”.

“Io non voglio sindacare sulla liceità del gioco di squadra o meno. Ma reputo che legalizzarlo com’è stato fatto anche in TV da Andrea Adamo sia assolutamente diseducativo per i nostri sportivi. Gestiamo il CIR Junior e passiamo il nostro tempo a spiegare ai ragazzi il valore dello sport e della sportività. Spieghiamo loro che le “furbate” non si fanno. E da domani cosa gli dobbiamo spiegare? Dobbiamo rinnovare i piani di studio e spiegare che si può vincere anche a tutti i costi? Qual è la direzione che vogliamo fare prendere allo sport? Quella di entrare in un PA in anticipo e uscirne in ritardo per fare un favore a qualcuno che ti è simpatico e che non fa neppure parte della tua squadra?”.

“Hanno annullato l’ultimo CO per caso o perché aveva generato un errore? E così facendo hanno cancellato un risultato che non rispecchiava la gara nella sua realtà – conclude Max -. Sono convinto che questa decisione che ha preso Simone Bettati abbia ristabilito il valore dello sport. Leggo che Hyundai potrebbe valutare di lasciare l’Italia. Ma perché? Non accetta di aver avuto il giusto risultato a prescindere che non fosse quello desiderato da Terenzio Testoni? Non gli sta bene rispettare le regole sportive?”.

“Se decideranno di lasciare il CIR saranno loro a perdere non certo chi resta a correre, anche se scommetto qualsiasi cifra che Crugnola non se ne andrà. Non riesco però a capire perché se viene annullato un gol di mano fatto al 91° minuto nessuno si scandalizza e magari il giocatore viene anche ammonito… Qui, la squadra minaccia addirittura di lasciare il campo perché si sente offesa! Questo modo di fare “il pallone è mio e ci gioco io” mi fa ridere. Per fortuna c’è Aci Sport che è una garanzia come federazione, non a caso ha fatto ripartire i rally, mentre altrove è tutto fermo”. 

Hyundai non ci sta e valuta di lasciare il CIR

Fin quasi alla fine era stato un Rally di Sanremo bellissimo. Poi la conclusione da “giallo”. Un gioco di squadra si dice, ma Crugnola e Breen sono in due squadre diverse, e l’ultimo controllo orario annullato tre ore dopo con decisione del direttore di gara Simone Bettati. Quanto basta per fare scoppiare la polemica subito, farla montare nella notte tra rabbia e frustrazione e farla esplodere il giorno dopo. La presenza di Hyundai nel Campionato Italiano Rally, ora, è in bilico più che mai. Non c’è conferma, al momento, su eventuali azioni, ma ci sono pericolose indiscrezioni attendibili e affidabili.

I vertici di Hyundai stanno valutando se ritirarsi dal Campionato Italiano. Questo significa che Friulmotor potrebbe continuare nel CIR o potrebbe anche decidere di puntare ad un’altra serie con Andrea Crugnola e Pietro Ometto, magari all’estero. E considerando che il motorsport è fermo un po’ ovunque, l’unica alternativa valida potrebbe essere l’Europeo. Ma, riferiscono i bene informati, “se accadesse questo significherebbe che ci siamo giocati anche la presenza di Hyundai Motorsport in Italia”. Quindi, ciao ciao Ott Tanak, Thierry Neuville, Craig Breen e Oliver Solberg Junior…

La “bomba Sanremo” è esplosa e ora si attendono conseguenze, tra decisioni e opportunità commerciali che si vorrebbe seguire (i numeri delle vendite delle Skoda in Italia fanno gola anche a Hyundai che ne vende meno di un terzo). Quel che è certo è che nelle prossime ore sono attese reazioni che potrebbero avere pesanti conseguenze per la decisione di annullare l’ultimo CO non prima che venisse effettuato e “per ragioni traffico”, ma dopo tre ore.

Insomma, come era prevedibile, questa storia ha lasciato l’amaro in bocca all’ingegnere di Cuneo, Andrea Adamo, e a tutto il team Hyundai. In fondo, i giochi di squadra li abbiamo sempre visti e non ci siamo mai scandalizzati. E li abbiamo sempre visti proprio dove ci sono i professionisti (piloti che lavorano, pagati per correre). Anche a Sanremo. Sia nel 1986 sia nel 1997. O, forse, c’è dell’altro?

Sul comunicato stampa di Hyundai Italia del 12 aprile 2021 (ore 15.57) viene riportata una dichiarazione di Andrea Crugnola: “Sono partito molto concentrato, ben conscio dell’alto livello dei miei avversari e di una certa difficoltà che ho avuto in passato nell’interpretare le strade liguri. Anche quest’anno ci sono state delle prove dove non sono riuscito ad esprimermi al meglio ma non volevo rischiare di compromettere la gara con un errore su un terreno molto scivoloso. Anche se alla fine non abbiamo vinto, valuto il risultato in maniera molto positiva e devo fare i complimenti ai miei compagni di squadra. Dopo una gara così combattuta è doveroso ringraziare tutti a partire da Pietro, il mio navigatore, Pirelli e lo Hyundai Rally Team Italia per il grande lavoro che stanno facendo in questo inizio di campionato. Adesso siamo già tutti concentrati sul prossimo impegno alla Targa Florio”.

A precedere questa dichiarazione c’è quella di Craig Breen, che è iscritto al CIR, ma non parla della Targa Florio, come invece fa Andrea… “È stata una vittoria particolare e sempre molto bella – ha dichiarato Craig Breen-. Qui avevo già vinto due anni fa e il Rallye di Sanremo resta un rally impegnativo con prove speciali molto difficoltose, quest’anno rese ancora più insidiose dalla pioggia e dalla nebbia. Siamo solo nella prima parte del campionato ma abbiamo già dimostrato che la squadra Hyundai può puntare molto in alto”.

WRC 2022: parte l’ibridazione dei rally con tre Case

Tutti e tre gli attuali Costruttori del WRC hanno aderito all’era ibrida dei rally impegnandosi ad iscriversi e partecipare al FIA WRC 2022 e fino al 2024. Hyundai, M-Sport Ford e Toyota hanno, quindi preso, un chiaro indirizzo futuro anche per quanto riguarda le loro auto di produzione.

Se è vero che il WRC subirà un cambiamento epocale nel 2022, allora è vero che ci sarà anche un cambiamento epocale su determinati modelli di fascia alta che saranno alimentati da un motore elettrico ad alta tensione e da uno a combustione. D’altra parte, i rally sono sempre stati la principale e la più proficua piattaforma di ricerca e sviluppo per l’industria automobilistica.

L’accordo prevede un pari contributo da parte della FIA e dei Costruttori ai costi di sviluppo della nuova tecnologia, che avrà un forte focus sulla sostenibilità, sulla sicurezza e sulla gestione dei costi, che per adesso sono aumentati. Tra l’altro, la tecnologia ibrida, fino ad ora, ha creato solo problemi, disguidi e dissapori. E a dirla tutta, i rappresentanti dei vari Marchi, quelli che da domani parleranno dell’ibrido come la scelta migliore, fino a ieri non si esprimevano proprio a favore di questo cambiamento. A cominciare da Andrea Adamo per finire a Malcolm Wilson, passando da Akio Toyoda.

L’introduzione della tecnologia ibrida per il WRC 2022 è stata annunciata nel 2019 e la stretta collaborazione tra i Costruttori, WRC Promoter e FIA ​​ha portato a regolamenti tecnici che hanno ricevuto il via libera al World Motor Sport Council. L’amministratore delegato del Promoter WRC, Jona Siebel ha salutato l’impegno del trio come un altro passo positivo per il futuro del campionato.

“Non è esagerato affermare che l’introduzione della tecnologia ibrida sostenibile per la categoria principale del WRC segna una delle più grandi pietre miliari nella storia di questo sport. È giusto che una progressione così importante sia accolta con favore nella stagione del 50° anniversario del campionato”, ha detto Siebel.

“Insieme alla FIA e ai Costruttori, WRC Promoter è pienamente impegnato nell’introduzione di auto più ecologiche. Il propulsore ibrido forma parte integrante dell’industria automobilistica, mentre il mondo si muove verso un futuro più sostenibile, ed è essenziale che il WRC sia allineato a questa evoluzione. Vogliamo fornire una perfetta piattaforma di ricerca e sviluppo per l’industria automobilistica. Il WRC rimane il campionato più duro del Motorsport per le auto di serie e l’adesione di questi team invia un messaggio positivo sul suo futuro ad altri Marchi che stanno valutando di unirsi alla serie”, ha aggiunto Siebel.

Per garantire una maggiore stabilità e migliori opportunità di pianificazione a lungo termine, la FIA sta introducendo un impegno triennale per i Costruttori al posto degli accordi di un solo anno. Dal 2022, verrà introdotto un nuovo sistema nella serie, con i tre Costruttori attuali e la FIA che possiedono ciascuno una delle quattro licenze.

L’annuncio dell’ibrido segue la conferma dei piani del WRC per un mondo più eco-sostenibile e per lo sfruttamento di fonti di energia più verdi nel parco servizi. Infatti, sono state invitate richieste di offerte per:

  • Carburante sostenibile, con il fornitore che assicuri un carburante o una serie di carburanti che devono essere utilizzati dai concorrenti nelle diverse classi del campionato.
  • Stazioni di ricarica ibride plug-in nei parchi di servizio.
  • Generazione e fornitura di energia sostenibile nel parco assistenza per coprire le esigenze degli elementi di ricarica plug-in delle auto da rally e di alimentazione del parco assistenza.

Raffica di multe del Tribunale Aci Sport per il ”caso” Guagliardo

Il 18 giugno 2020, il preparatore Domenico Guagliardo affidava a ad un video su Facebook (che potete visionare cliccando qui) un messaggio carico di comprensibile dispiacere, di passione, di motivata preoccupazione verso il futuro. Ma lo stesso veniva letto dalla Procura Federale Aci Sport, qualche mese dopo, come un messaggio rivoluzionario, a tratti offensivo. Potenzialmente diffamatorio. E sapete cosa è successo? Indovinate un po’? Ve lo diciamo, sinteticamente, riproducendo il dispositivo 17/2021 del Tribunale Federale Aci Sport, visto che inevitabilmente ne è nato un contenzioso disciplinare che ha causato una raffica di multe.

“Il Tribunale Federale dichiara i licenziati Domenico Guagliardo, licenza di conc./cond. n. 38081, Stefano Menegolli, licenza di conc./cond. n. 227802, Michele Volpe, licenza di conduttore n. 87481, Adriano Stellino, licenze di conc./cond. nn. 462700 e 429500, ed Alessandro Ancona, licenza di conc./cond. nn. 372920 e 234625 responsabili delle incolpazioni contestate e applica a Stefano Menegolli, Michele Volpe, Adriano Stellino ed Alessandro Ancona, la sanzione dell’ammenda di euro 260,00 per ciascuno, e a Domenico Guagliardo, la sanzione dell’ammenda di euro 600,00”. Firmato Giuseppe Violante (relatore) e Camillo Tatozzi (presidente).

Cosa era accaduto? Come al solito si parte da lontano… Se Guagliardo ha fatto il video incriminato il 18 giugno, “con provvedimento del 29.10.2020, la Procura federale deferiva a questo Tribunale i licenziati Domenico Guagliardo, licenza di conc./cond. n. 38081, Stefano Menegolli, licenza di conc./cond. n. 227802, Michele Volpe, licenza di conduttore n. 87481, Adriano Stellino, licenze di conc./cond. nn. 462700 e 429500 ed Alessandro Ancona, licenza di conc./cond. nn. 372920 e 234625 per violazione degli articoli 8.1 e 8.5 del Regolamento Sportivo Nazionale e chiedeva per il signor Domenico Guagliardo l’applicazione della sanzione dell’ammenda di euro 600,00 tenuto conto della recidiva e per gli altri licenziati la sanzione dell’ammenda di euro 260 per ciascuno”. Già da qui si evince come la Procura federale ottenga esattamente quello che chiede.

Nella sentenza del Tribunale si legge ancora: “La Procura avviava il procedimento d’ufficio a seguito del video della durata di circa otto minuti reso pubblico sul profilo Facebook del Guagliardo. Questi, con riferimento al federazione automobilistica ed ai suoi rappresentanti, stigmatizzava il proprio pensiero come segue: al minuto 3.33 “mobilitiamoci non possiamo avere fiducia in queste persone”; al minuto 5.33 “sono veramente degli incapaci”; al minuto 6.17 “ vedete di alzare il culo dalla sedia e muovetevi”; al minuto 7.42 “l’automobilismo deve aprire senza vincoli”. Il procedimento è stato avviato d’ufficio, ma non viene scritto da nessuna parte chi lo ha segnalato e quando. Sarebbe importante visto che Guagliardo ha pubblicato il video a metà giugno e il deferimento è arrivato a fine ottobre.

“Il video postato – si legge ancora nel documento federale – era quindi oggetto di commento da parte di altri licenziati i quali esternavano le seguenti espressioni: Stefano Menegolli (Bravo Domenico anche perché quei “nostri rappresentanti” li paghiamo con i soldi delle nostre licenze); Michele Volpe (hai ragione); Adriano Stellino (lo andrei a Roma con la 911 a sparare quattro fiammate di protesta! Che vergogna!); Alessandro Ancona (Dopo le passerelle televisive di quei 41 scalcagnati dell’ACI di questi ultimi giorni sono sempre più convinto purtroppo che se ne fregano altamente di tutto questo mondo, se non per interessi personali. Poi ovviamente i media gli vanno dietro per “politically correct” e perché altrimenti li tagliano.) La Procura riteneva che non potesse essere invocato il diritto di critica, siccome dedotto dai licenziati in sede di giustificazioni rese nella fase delle indagini”. Di conseguenza venivano tutti deferiti al Tribunale Federale.

Il Tribunale Aci Sport, come ormai avviene da oltre un anno, si rifà al principio poco democratico per cui “tutti i titolari di una tessera sportiva ACI non devono esprimere pubblicamente giudizi o rilievi lesivi della reputazione, dell’immagine o della dignità personale di altri soggetti o di organismi operanti nell’ambito dell’ordinamento sportivo”. E di conseguenza a nulla sono servite le difese delle parti sotto indagine. Condannati.

Ma perché? “Nel caso di specie i rilievi che il licenziato Gagliardo ha reso pubblici sul profilo social Facebook sono idonei ad incidere negativamente su quella sensazione di apprezzamento di cui si è detto. I licenziati deferiti sostengono che le espressioni adoperate costituiscano esercizio del diritto di critica e quindi siano esentate da pena. Questo Tribunale ritiene, tuttavia, che nella fattispecie non sia possibile invocare detta esimente. La manifestazione di pensiero può, invero, ritenersi svuotata di ogni potenziale lesivo allorquando il diritto di critica venga esercitato entro precisi limiti che coincidono essenzialmente nel perseguire l’interesse pubblico alla conoscenza di fatti mediante utilizzo di espressioni contenute e comunque fondate sulla verità di quelle circostanze poste a fondamento del proprio pensiero. Per converso le dichiarazioni di tutti i licenziati travalicano i limiti dell’ordinario diritto di critica e possono addirittura integrare profili di responsabilità non meramente disciplinari”. Il tutto aggravato dall’amplificazione data al video dal social network.

Non resta che decidere se pagare le sanzioni comminate o se appellarsi al CONI, come ad esempio hanno fatto Simone Campedelli e Orange per la vicenda dei chiodi del Tuscan 2019 ottenendo giustizia e ristabilendo le norme di diritto. Almeno nel loro caso è andata così…

Zone rosse e corse su strada: ecco cosa aspettarsi

Zone rosse e corse su strada: cosa succederà da lunedì 15 marzo con l’entrata in vigore del DPCM e del Decreto Legge firmati dal presidente del Consiglio, Mario Draghi? Più che altro quali riflessi avrà questo DPCM sullo sport tutto e in particolare sulle corse automobilistiche che si svolgono sulle strade pubbliche e che oggettivamente risultano difficili da svolgere a porte chiuse?

Cominciamo dall’inizio per fare una breve sintesi delle nuove regole del Decreto Legge 12 marzo 2021, che in parte inaspriscono e in parte completano il “disegno” del DPCM 2 marzo 2021. Almeno fino al 6 aprile, queste regole avranno un peso specifico sulle nostre vite e sui nostri hobby. Con un indice RT superiore a 1 tutti si è zona a rischio “alto”. A questo si abbina un’incidenza settimanale di positività ogni 100.000 abitanti di 250 casi, lo 0,25% e si diventa “rossi”. Sostanzialmente un lockdown, però non hanno il coraggio di chiamarlo così, altrimenti bisognerebbe ammettere che Conte stava gestendo al meglio la situazione.

Lunedì 15 marzo 2021 finiscono in zona rossa Veneto, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia e la Provincia autonoma di Trento, aggiungendosi così a Campania e Molise. Il DPCM durerà fino a dopo il periodo della Santa Pasqua. Il coprifuoco tra le 22 e le 5 del giorno seguente resta valido. In questa fascia oraria ci si può spostare solo per motivi di lavoro, necessità e salute. In zona rossa il regime è quasi identico anche durante la fascia oraria diurna tra le 5 e le 22, ma con la differenza specificata che di giorno è concesso lo svolgimento di attività motoria e sportiva individuale (entro certi limiti), mentre scattate le ore 22 non più.

Le regole della zona rossa sugli spostamenti sono piuttosto semplici. Fino al 6 aprile vale l’articolo 40: “È vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dai territori in zona rossa nonché all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza“.

Decreto legge Draghi e rally: cosa è previsto

In questo caso vale la pena ricordare cosa si può fare e cosa no, anche per capire quanto sarebbe a rischio la presenza di pubblico in prova speciale, o comunque a bordo strada, in quella che è una manifestazione da svolgere a porte chiuse. Piuttosto che correre dietro ai “per sentito dire su Facebook”, è meglio leggere cosa è scritto per quanto riguarda la mobilità individuale.

In zona rossa “è consentito svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione purché comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona e con obbligo di utilizzo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie”. Viene poi aggiunto che “è altresì consentito lo svolgimento di attività sportiva esclusivamente all’aperto e in forma individuale”.

Qual è l’ambito territoriale per l’attività sportiva individuale in zona rossa? La risposta manca ufficialmente, anche se le precedenti FAQ del sito del Governo avevano determinato l’ambito comunale. Il governo deve però ancora aggiornare le FAQ relative al DPCM 2 marzo 2021, un ritardo peraltro tutt’altro che scusabile oramai essendo anche stato introdotto pure il nuovo Decreto Legge. Viene confermata, comunque, l’impostazione per cui l’attività sportiva individuale è ammessa dentro il proprio Comune se una Regione è definita zona rossa.

In zona rossa, inoltre, secondo quanto dispone il DPCM “tutte le attività previste dall’articolo 17, commi 2 e 3, anche se svolte nei centri sportivi all’aperto, sono sospese”. Questo significa, come segnalato dal Dipartimento per lo Sport, che “negli scenari a elevata gravità (zone rosse) sono sospese le attività sportive di base e le attività motorie in genere presso centri e circoli sportivi, pubblici e privati, sia all’aperto che al chiuso“. In aggiunta, il DPCM 2 marzo 2021 chiariva: “sono altresì sospesi tutti gli eventi e le competizioni organizzati dagli enti di promozione sportiva“.

Decreto legge Draghi e rally: cosa è previsto
Decreto legge Draghi e rally: cosa è previsto

Enti di promozione sportiva, non federazioni. Non quindi le gare organizzate sotto egida di Aci Sport e convalidate dal CONI presso il Ministero dello Sport. Quindi va tutto bene? Non sembrerebbe. Intanto, la prima vittima è stata il Rally Vigneti Monferrini. Certo, il DL Draghi centra poco con il rinvio a data da destinarsi, la decisione è stata assunta dal sindaco di Canelli, in provincia di Asti, ma la vicenda ricade in quell’eterno conflitto legato alle decisioni dei competenti organi istituzionali territoriali a cui i DPCM si prestano a fare da sponda per evitare l’assunzione di ulteriori responsabilità: Amministrazioni Comunali e Prefetture.

Il primo cittadino di Canelli ha negato le autorizzazioni, anzi le ha sostanzialmente ritirate, perché ha ritenuto di aver appreso dalle meglio non definite cronache che nelle prove speciali dei rally c’erano spettatori, nonostante la manifestazione fosse chiusa al pubblico. Pur dovendo ribadire un concetto ormai noto: nessuno (tranne un magistrato autorizzato) può impedire a nessun altro di muoversi liberamente nel rispetto delle norme anti Covid-19. Ma in molti casi, in gare di “organizzatori inventati” si è esagerato. E ora si rischia di pagarne le conseguenze con uno spiacevole precedente.

Articoli 10 e 11: manifestazioni pubbliche e assembramenti

L’articolo 10 del DPCM 2 marzo recita. “Lo svolgimento delle manifestazioni pubbliche è consentito soltanto in forma statica, a condizione che, nel corso di esse, siano osservate le distanze sociali prescritte e le altre misure di contenimento, nel rispetto delle prescrizioni imposte dal questore ai sensi dell’art. 18 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al Regio decreto 18 giugno 1931, n. 773”. Il successivo articolo 11 “Misure concernenti luoghi ove possono crearsi assembramenti” chiarisce ulteriormente: “Puo’ essere disposta per tutta la giornata o in determinate fasce orarie la chiusura al pubblico, delle strade o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, fatta salva la possibilità di accesso e deflusso agli esercizi commerciali aperti e alle abitazioni private”.

Cosa dice l’articolo 18 sulle competizioni

  1. Sono consentiti soltanto gli eventi e le competizioni di livello agonistico e riconosciuti di preminente interesse nazionale con provvedimento del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e del Comitato italiano paralimpico (CIP) – riguardanti gli sport individuali e di squadra organizzati dalle rispettive federazioni
    sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva ovvero da organismi sportivi internazionali, all’interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse ovvero all’aperto senza la presenza di pubblico
    . Le sessioni di allenamento degli atleti professionisti e non professionisti, degli sport individuali e di squadra, partecipanti alle competizioni di cui al presente comma e muniti di tessera agonistica, sono consentite a porte chiuse, nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive Federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate e Enti di promozione sportiva. Il Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e il Comitato italiano paralimpico (CIP) vigilano sul rispetto delle disposizioni di cui al presente comma.
  2. La partecipazione alle competizioni sportive per le persone che hanno soggiornato o transitato all’estero nei 14 giorni precedenti e’ consentita nel rispetto di quanto previsto agli articoli 49, 50 e 51.

CIR-Sparco e futuro dei rally: dal 2022 meno gare e più km

CIRS… Per brindare ad un incontro, ma non solo: nel 2021 e fino al 2023, CIRS diventa acronimo di Campionato Italiano Rally Sparco (CIR-Sparco). L’azienda italiana apprezzata nel mondo diventa main sponsor della massima serie tricolore. L’operazione di marketing porterà “tante tute blu” tra gli equipaggi del CIR 2021, così ha detto il dottor Niccolò Bellazini, brand manager della Sparco, nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa.

Il presidente dell’Automobile Club d’Italia Angelo Sticchi Damiani, il brand manager Sparco Niccolò Bellazzini e il direttore generale Aci Sport Spa Marco Rogano hanno parlato di un impegno concreto, frutto di un grande lavoro e un grande impegno “per dare risposte molto concrete che hanno portato l’Italia ad avere tre GP e due Rally Mondiali nel 2020, per noi è stata un stagione di proficua prova e ricca di risultati nel pieno rispetto di tutte le regole”.

“È importante avere a fianco un marchio come Sparco, un punto di riferimento nel motorsport e mi fa molto piacere inaugurare questa collaborazione – ha sottolineato il presidente Aci Angelo Sticchi Damiani – una sinergia importante per un Campionato importante, il CIR è la serie su cui Aci e Aci Sport puntano molto. Al Campionato Italiano vengono rivolti cospicui investimenti, verso i giovani e non solo. Un campionato particolarmente ricco e di alto livello. Ritengo di buon auspicio questa collaborazione, proprio nel momento in cui il CIR sta assumendo un ruolo che va certamente oltre i confini nazionali”.

Nel corso della conferenza stampa si è parlato anche di quelli che sono gli orientamenti futuri della federazione italiana per i rally. Se in Francia si corre con circa 250 chilometri e nel Mondiale Rally con 350 km di PS (ora 220-250 km), in Italia c’è “la speranza e l’impegno per tornare ad una situazione simile all’era pre-Covid, se non uguale a quella del 2019”. Parole cariche di fiducia, quelle del presidente Sticchi Damiani, che fanno ben sperare nel ritorno ad un chilometraggio adeguato dei rally CIR.

E fiducia ha espresso anche Rogano su un graduale ritorno alla normalità, senza dimenticare da dove siamo partiti, cioè da un lockdown generale, e dove siamo arrivati, all’edizione 2021 del Campionato Italiano Rally. Un’edizione importante, per una ricorrenza importante.

“Abbiamo cercato di salvaguardare tutte le parti, ma in particolare quei clienti che fanno investimenti, come i noleggiatori. Abbiamo cercato di dare la possibilità a tutti di lavorare”, ha spiegato Rogano. “E’ stata una scelta precisa. Ci credo ancora”, ha ribadito Sticchi Damiani. E fa bene, visto che ha portato tre GP e due gare del WRC in Italia nel 2020, hannus orribilis dei rally e, prima di tutto, dell’umanità.

Toccato anche il “capitolo”, annoso, dei calendari gare sovraffollati. “Ritengo che diminuire il numero delle gare e allungare le stesse sia una buona idea”, spiega Marco Rogano, che aggiunge: “Anche io sono un ex-rallysta che ama il passato e i rally d’antan. Ma devo trovare il compromesso con la modernità e le risorse. Sono convinto che diminuire il numero di gare a calendario e dare più chilometri ai rally permette un risparmio sul budget totale dei team e, appena tutto si sarà normalizzato, speriamo presto, ci impegneremo ad andare in questa direzione. Almemo ci proveremo”.

Sappiamo che la buona volontà e l’operosità in Aci Sport non manca e per questo auspichiamo che, con il dovuto tempo, l’impegno federale sia quello di ridare dignità chilometrica e sportiva al CIR (anche alzando le velocità medie), di creare una vera entry level a basso costo per gli aspiranti rallysti italiani e di ritrovare interlocutori di un certo livello, come appunto grandi aziende disposte a mettere il proprio nome al fianco di un Campionato che inventò il professionismo rallystico a livello nazionale.

Marco Baroncini: ”Nessuna contrapposizione Campedelli-Aci Sport”

La notizia che il Collegio di Garanzia dello Sport del CONI, che è una sorta di Corte di Cassazione dello sport (quindi che “cassa” inesattezze dei vari tribunali federali ristabilendo la verità), ha annullato le decisioni del tribunale sportivo di Aci Sport, ha dato adito a diverse polemiche e anche ad infausti abbinamenti.

In particolare sui social, dove l’ignoranza spesso fa effetto calamita, l’accostamento più frequente era che Simone Campedelli e Armando Donazzan avessero vinto contro l’Aci Sport, qualcuno parlava ancora di Csai… Confusione che ha ingenerato ancor più confusione con titoli inneggianti ad una presunta rivalsa in sede giudiziaria.

Facciamo un attimo chiarezza. Non è Simone Campedelli, e neppure Armando Donazzan, ad aver vinto contro Aci Sport. E’ semplicemnete accaduto che il tribunale di Aci Sport (ma Aci Sport non c’entra) ha mal sentenziato e che un organo superiore di garanzia ha cassato tutte le inasattezze e gli errori contenuti nella sentenza dei giudici che si sono occupati del caso. In pratica, sarebbe giusto dire che grazie all’impegno dell’avvocato Marco Baroncini è stata ristabilita la verità.

E cioè che non si poteva assegnare il tempo imposto, ad esempio, a Luca Rossetti e pensare di escludere Simone Campedelli. Se dai il tempo imposto lo si da a tutti, anche perché se è vero che Rossetti ha forato a causa dei chiodi, è altamente probabile che Campedelli abbia forato sugli stessi chiodi. Ce lo conferma l’avvocato Baroncini in persona: “Confermo che non c’è alcuna contrapposizione tra Campedelli e la federazione sportiva e neppure tra Donazzan e Aci Sport. I miei clienti hanno grande rispetto della federazione. Eravamo convinti che nella sentenza della Corte d’Appello federale ci fossero delle inesattezze e ci siamo rivolti alla Corte superiore. Potevano darci torto. Invece, ci hanno dato ragione”.

Gli hanno dato ragione: adesso si attendono le motivazioni per capire come il nuovo Collegio sarà costretto a riscrivere la sentenza e chissà che entro la fine del 2021 si possa sapere chi davvero ha vinto il Tuscan Rewind dei chiodi e il Campionato Italiano Rally 2019. Sicuramente tutto ciò non fa fare una bella figura alla massima serie Tricolore italiana…

Carta canta: CONI vs Aci Sport, titoli CIR 2019 non assegnati

Per dirla in due parole: il Tribunale del CONI “sbugiarda” quello federale di Aci Sport, ribaltando totalmente la sentenza che riguarda le forature del Tuscan Rewind 2019, ultima prova del Campionato Italiano Rally. Infatti, con la 00289/2021, il Collegio di Garanzia dello Sport del CONI ha accolto interamente il ricorso di Orange1 Team, M-Sport e dei conduttori Simone Campedelli e Tania Canton.

E a dire il vero, il Collegio del CONI lo ha fatto anche in tempi brevi, un paio di mesi, rispetto ai tempi biblici che si era preso in precedenza l’organo di giustizia sportiva di Aci Sport: 9 mesi per partorire una sentenza che ha provocato sete di giustizia e, di conseguenza, la reazione delle parti in causa, cioè rivolgersi ad un tribunale superiore.

Il Collegio ha annullato la sentenza della Corte Sportiva di Appello Aci Sport, rinviando il giudizio alla stessa Corte in diversa composizione collegiale e disponendo che quest’ultima si uniformi ai principi di diritto enunciati dal collegio medesimo. Come conseguenza, il titolo CIR 2019 Piloti e Costruttori è nuovamente in discussione e dovrà essere di nuovo assegnato.

CONI vs Aci Sport, titoli CIR 2019 in ballo

Il presidente Mario Sanino e il relatore Giuseppe Musacchio hanno attentamente analizzato la situazione e le prove fornite e hanno stabilito – senza mettere in dubbio che i chiodi c’erano – che il tempo forfettario assegnato potrebbe aver danneggiato le parti in causa, che non corrono nel CIR per diletto, bensì per professionismo investendo ogni anno ingenti capitali. Com’è noto, l’applicazione in differente maniera del tempo di gara ribalterebbe il verdetto della classifica di Campionato.

“Nel giudizio iscritto al R.G. ricorsi n. 120/2020, presentato, in data 23 dicembre 2020, dalla società Orange 1 Electric Motors SpA, con pseudonimo Orange 1 M-Sport Rally Team, avverso la sentenza rubricata al n. CS 6/20, emessa dalla Corte Sportiva d’Appello ACI-Sport in data 9 ottobre 2020, le cui motivazioni sono state pubblicate e rese note alla ricorrente, a mezzo PEC, il successivo 15 dicembre 2020, con la quale la Corte ha rigettato l’appello proposto dalla suddetta istante avverso la Classifica Ufficiale Definitiva della manifestazione denominata “10° Tuscan Rewind 2019”, così come modificata dalla Giunta Sportiva ACI, a seguito della decisione adottata in Roma il 22 gennaio 2020, con cui è stato attribuito a Luca Rossetti, Citroen C3 R5, un tempo imposto forfettario sull’ultima prova speciale della gara Torrenieri – Castiglion del Bosco”, si legge nella sentenza originale.

“Annulla con rinvio la decisione impugnata, rubricata al n. CS 6/20 del 9 ottobre 2020, rimettendo alla Corte Sportiva d’Appello ACI-Sport per la uniformazione ai principi di diritto enunciati in parte motiva. Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate nella misura di € 2.000,00, oltre
accessori di legge, in favore della ricorrente Orange 1 Electric Motors SpA. Dispone la comunicazione della presente decisione alle parti tramite i loro difensori anche con il mezzo della posta elettronica”.

Parola di Armando Donazzan

“Ringrazio l’avvocato Marco Baroncini per l’obiettivo raggiunto. Sono molto soddisfatto del risultato ottenuto, perchè dimostra che le tesi portate hanno una valenza giuridica. Rimaniamo in attesa, in ogni caso, del passo conclusivo, che, ci auguriamo vada nella direzione richiesta ed auspicata dal CONI, con la ri-assegnazione del Titolo piloti e costruttori”, ha spiegato Armando Donazzan, patron della Orange.

“Sento questo primo e importante risultato solo ed esclusivamente di Orange1 e del pilota Simone Campedleli, perchè tutti i partner con cui abbiamo collaborato, nel momento in cui dovevamo tutti essere solidali, per diversi motivi, per noi inaccettabili ed incomprensibili si sono dileguati”.

Sarah McFadden: ipovedente che può correre in Irlanda

La community rally DriveTribe ha intervistato nei giorni scorsi la copilota Sarah McFadden, rallysta ipovedente che in Irlanda corre senza nessun tipo di problema. Sarebbe una notizia locale, irlandese, se non fosse che in Italia abbiamo un navigatore ipovedente a cui non è permesso di correre, che resta costantemente escluso dalle competizioni rallystiche.

Come abbiamo spiegato qui, purtroppo, per il nostro Francesco Cozzula il problema non è l’essere ipovedente, bensì sono i regolamenti e l’assenza di eventuali deroghe, ove possibile. Vale la pena scoprire la storia di Sarah McFadden per ragionare sulla paradossale situazione che da qualche anno si trova a vivere Cozzula, sperando che possa contribuire in qualche modo a risolvere il problema che abbiamo in Italia.

“Sono una pilota di rally con una differenza. Sono affetta da albinismo che è una condizione in cui manca un pigmento nei miei capelli, nella mia pelle e nei miei occhi. Quindi ho la pelle pallida, i capelli bianchi e gli occhi rossi e ho anche il nistagmo, che significa che i muscoli nella parte posteriore degli occhi non sono completamente sviluppati e così si muovono costantemente da un lato all’altro. Avere entrambe le condizioni mi ha lasciato gravemente ipovedente sin dalla nascita. Ma nel luglio 2018, sono diventata la prima navigatrice ipovedente a gareggiare nei rally irlandesi”.

La passione di Sarah per i rally si perde nella notte dei tempi. “Sono stata interessata ai rally per tutta la vita. Entrambi i miei genitori sono stati coinvolti nei rally a tutti i livelli e fin da piccola sognavo il giorno in cui avrei fatto un rally. Crescendo, volevo seguire le orme di entrambi i miei genitori e diventare una pilota di rally, ma sfortunatamente quando avevo 12 anni ho scoperto che a causa della mia disabilità visiva non mi sarebbe mai stato permesso di ottenere la patente di guida”.

“Sebbene fosse una pillola difficile da ingoiare, mi sono subito resa conto che, sebbene non potessi ottenere una patente, sarei potuta diventare navigatrice. Quindi, nel luglio 2018, ho fatto domanda a Motorsport Ireland, che è l’organo di governo del motorsport in Irlanda, per una licenza di navigazione e dopo aver superato un controllo medico ho ottenuto la mia licenza per navigatori rally”.

Sarah McFadden è a tutti gli effetti una copilota rally ipovedente e da qualche anno ormai, poco dopo che l’Italia non consentiva più a Cozzula di ottenere la licenza, si diverte scorrazzando liberamente in tutte le PS del suo Paese. Come è stato possibile? In Irlanda hanno un regolamento agile, libero da burocrazia e da norme inutili e per essere copilota non è necessaria la patente. Ovviamente, anche l’Irlanda è riconosciuta dalla FIA e la stessa FIA che pare essere il problema di Cozzula non ha nulla in contrario.

Insomma, c’è una sola soluzione: cambiare il regolamento in Italia, essendo certi adesso che, dal 2018, alla FIA non pare importare il fatto che una federazione sensibile deroghi consentendo i rally anche ad uno o ad una copilota ipovedente e quindi sfornita di patente. L’auspicio è che si possa legiferare in questa direzione, anche perché, come è noto, essere portatore di disabilità non è una colpa.

Undici i piloti che Aci Sport aiuterà tra CIR, CIRT ed ERC

Alla fine, come previsto dalla questione scaramantica, la comunicazione dei piloti che saranno supportati da Aci Sport è arrivata il 18 febbraio. Dovevano essere sei, un tentennamento li aveva ridotti a quattro, poi elevati a sette, ma alla fine diventati undici. Una squadra di calcio senza riserve. Positivo il fatto che la federazione abbia trovato risorse per tutti.

Undici piloti avranno un aiuto in più, comunque importante, per organizzare al meglio i loro programmi sportivi. Rappresenteranno tutti Aci Team Italia e dovranno giocarsi al meglio questa chances in ottica 2022, quando si auspica che il team federale possa concentrarsi davvero sulla crescita di soli due giovani da portare nel Mondiale Rally, ovviamente a prescindere dagli aiuti che vorrà comunque coriandolizzare a chi vuol correre in Italia…

Nove piloti nel Campionato Italiano Rally, una pilota nel Campionato Italiano Rally Terra e uno nel Campionato Europeo. Come avevamo annunciato nei giorni scorsi, i nomi sono quelli di Fabio Andolfi, Luca Bottarelli, Tommaso Ciuffi, Damiano De Tommaso, Andrea Mazzocchi e Marco Pollara. Non c’è Andrea Nucita, che ci sarà ma non come Aci Team Italia. A loro si aggiungono, sempre nel CIR, Andrea Crugnola, Alessio Profeta e Alessandro Re, anche se il nome di quest’ultimo era già circolato nei giorni scorsi.

Nel Campionato Italiano Rally Terra la portacolori di Aci Sport sarà la lombarda Rachele Somaschini. Nel Campionato Europeo Rally sarà invece il vicentino Alberto Battistolli, già nelle file del team federale la scorsa stagione. Fioccano le polemiche online, tra forum e social network. C’è chi chiede perché non è stato preso in considerazione Luca Panzani. C’è chi chiede spiegazioni sulla scelta di Crugnola, che non è considerato giovane. Ma questi non sono contributi per under, bensì per meriti sportivi. E Crugnola ha in più occasioni dimostrato il suo valore.

Quel programma CIR di Aci Sport e i ”Magnifici 7”

Il 17 febbraio, al massimo il 18 per scaramanzia, dovrebbe essere il gran giorno dell’annuncio ufficiale della rosa di piloti che saranno aiutati da Aci Sport nel 2021 con programmi orientati alla disputa del CIR. Lo avevamo anticipato giorni fa (puoi leggere qui) e siamo lieti di riconfermarlo, perché è giusto che una federazione sportiva aiuti degli atleti per meriti sportivi. Non tutte le federazioni lo fanno, Aci Sport in questi anni lo sta facendo, seppure in un percorso disseminato da errori.

Errori, sì, perché se l’obiettivo di Aci Team Italia era quello di portare in pianta stabile un giovane nel Mondiale Rally è fallito miseramente, se invece l’obiettivo era solo quello di portare un giovane italiano a fare un giro nel Mondiale Rally, allora seppure centrato era sbagliato come obiettivo di partenza perché inutile. Delle due l’una e che ciascuno tragga le proprie conclusioni.

Quest’anno Aci Sport cercherà di non sbagliare, o quantomeno di non riproporre le ingenuità già commesse. Ci riuscirà? Lo sapremo a breve. Questione di ore. Nei giorni scorsi, una fonte federale solitamente attendibile ci ha svelato che c’era una rosa di sei nomi che la federazione è disponibile ad aiutare per un programma nel Campionato Italiano Rally 2021 con circa 50.000 euro a testa.

I piloti che erano in fase di accreditamento agli occhi della federazione, in quel momento, erano Damiano De Tommaso, Marco Pollara, Tommaso Ciuffi, Andrea Mazzocchi, Fabio Andolfi e Andrea Nucita. Si apprende ora che il programma di aiuto potrebbe restringersi a soli quattro piloti. Ci sarebbe, quindi, il forfait di due piloti che non riescono ad avere il budget necessario per correre una stagione nel CIR?

Altri rumors attendibili, che sono destinati a trovare una risposta a breve, sono relativi ai nomi dei quattro, che farebbero parte di questa nuova rosa di nomi. Dato per scontato Mazzocchi, che ha vinto un premio nel 2020 da incassare nel 2021, Ciuffi resta in corsa per un programma nel CIR e Andolfi, Andolfi non si sa (“…mi dici una cosa che non so, io vorrei correre nel Mondiale, altrimenti ho tanti impegni di lavoro”). In tutto questo contesto nebbioso, sbuca il nome di Luca Bottarelli, un giovane certamente meritevole di avere la sua chances nel massimo-minimo Campionato Italiano.

Ma Pollara, De Tommaso e Nucita? Vero, nulla è deciso in via definitiva e il 17 febbraio è il gran giorno delle decisioni. C’è solo da sperare che chi è chiamato a decidere abbia riposato bene la notte prima e possa trovare il budget sufficiente a sostenere i sei programmi originari, oltre a quello di Bottarelli. Chi lo fa potrebbe essere meritevole di un applauso per aver dato una mano ai “Magnifici 7”.

Licenza assistente meccanico: guida all’uso

Una storia che sa di barzelletta. Se ti chiama un pilota per chiederti informazioni e chiarimenti su una scelta di Aci Sport, spesso, significa che c’è qualcosa che non va. Già quando squilla il telefono, senti che intorno a te l’aria non ha più lo stesso odore. Se il tuo telefono squilla di nuovo ed è un navigatore che aveva fatto tre licenze di assistente meccanico (padre, madre e fidanzata), poi ti chiama il preparatore, che di licenze di assistente meccanico ne ha fatte sei (per i suoi meccanici) più altre tre (per moglie e due figli), e il telefono squilla ancora e tutti chiedono la stessa delucidazione, allora è confermato: c’è qualcosa che non va.

Cosa c’è che non va? A volerva sintetizzare con due massime potremmo abbinare in modo sequenziale “l’occasione fa l’uomo ladro” con “tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino”. Cerchiamo di essere più chiari: ad inizio anno, in assenza di comunicazioni, avevamo fatto un giro di vari Automobile Club Provinciali. Ma solo per capire e per raccontare ai nostri lettori. Tutti gli Automobile Club contattati ci avevano spiegato la procedura, che era chiara e semplice, e ci avevano confermato che la licenza meccanico auto era assolutamente obbligatoria per entrare nei parchi assistenza e che costava 30 euro.

Anche la federazione italiana aveva emesso successivamente alla nostra inchiesta una nota ufficiale in cui aveva ribadito che la licenza assistente meccanico era obbligatoria e ne promuoveva pure i benefici della copertura assicurativa. Dunque, corsa alla licenze assistente meccanico: fidanzate, concubine, amici e amici degli amici. Migliaia e migliaia di persone hanno fatto questa “benedetta” licenza, generando un introito non indifferente nelle casse dell’ACI, ma proponendoci anche la classica “situazione all’italiana”: assalto alla licenza assistente meccanico per entrare tutti appassionatamente nei parchi assistenza, nei parchi chiusi e così via.

Fatevene una ragione: la licenza assistente meccanico è obbligatoria. Ma lo è solo per gli assistenti dei meccanici. E il numero massimo è sempre di sei persone per ogni team. I controlli sono previsti ma non si sa bene chi li effettuerà. Potrebbero essere fatti, ma anche no. E qui ci viene una domanda, spontanea, siamo certi che tutti gli organizzatori saranno così ligi e precisi nel registrare solo meccanici con la licenza, pur conoscendo le falle del sistema meglio di noi?

Poi, c’è un secondo paradosso. I parchi assistenza e i parchi chiusi, per essere inaccessibili, dovranno essere chiusi e controllati. Altrimenti, scusate se lo facciamo notare, diventa una presa in giro obbligare alla licenza qualcuno e ai braccialetti qualcun altro, se poi nel PA potenzialmente ci può entrare chiunque e più o meno da qualunque parte. Prima domanda chi controllerà in questo caso? Non si sa. Seconda domanda: a carico di chi sono le spese di chiusura e della creazione di accessi sorvegliati per i PA e per i PC? Ma degli organizzatori, ovviamente.

In Aci Sport devono essersi accorti di questo eccesso di richiesta di licenze assistente meccanico e con una nota del 4 febbraio 2021 dal titolo “Specifiche sull’applicazione del Protocollo anti Covid-19 nel Motorsport”, si comunica relativamente a chi deve fare uso del braccialetto di riconoscimento che di questi fanno parte anche “i titolari di licenza di assistente meccanico”. E poi si aggiunge: “Precisiamo che tale licenza è stata istituita esclusivamente per permettere a tutto il personale tecnico, finora privo di specifica licenza, che fa parte dello staff del concorrente di accedere nelle aree riservate di una manifestazione per poter effettuare i necessari lavori sulle vetture in gara”.

Per parenti, amici e sponsor resta valido che “eventuali accompagnatori non hanno necessità di essere in possesso di una licenza sportiva e sono ovviamente privi di copertura assicurativa”. Ma ovviamente devono rientrare nel numero massimo consentito dal protocollo anti Covid-19. Insomma, se qualcuno voleva fregare è rimasto fregato e ha regalato qualche soldino in più ad Aci Sport, mentre chi aveva, ad esempio, solo due meccanici, potendo averne fino a sei beneficerà certamente della situazione.

Ad maiora semper

La nuova vita del Rally della Marca nelle mani di Basso

Chissà se tutti lo ricordano… Nel 2013 si disputò un’edizione davvero speciale del Rally della Marca, che anche in quella occasione era da festeggiare con sobrietà visti i tempi di crisi: in quel 2013, il Rally della Marca avrebbe compiuto trent’anni. Niente di eccezionale, non era l’unica corsa a raggiungere questo traguardo. Ma è utile ricordarlo, almeno quest’anno, perché sta per succedere qualcosa di speciale. Nel 2021 andrà in scena un’edizione particolare della gara trevigiana. Un’edizione all’insegna del rinnovamento, visto che c’è stato il passaggio del testimone a Giandomenico Basso, che diventa il patron della sua gara preferita, per altro gara di casa per lui.

Però non era roba di tutti i giorni. E poi parliamo del “Marca Doc”, un patrimonio che merita di essere preservato e valorizzato. Perché i rally sono un viaggio nel territorio, una continua riscoperta del paesaggio, concentrato di passioni a quattroruote che attraversano le generazioni. Fu l’estro di Gianni Pelliccioni, indimenticato direttore dell’Automobile Club Treviso, a inventare nel 1983 la sfida tra i colli trevigiani.

Ci mise dentro la sua voglia di vivere e qualche “trucco” da manuale per ottenere i permessi prefettizi, come le chicane che abbassavano la media dove si andava a razzo. Gli eroi della prima decade furono “Susy”-Nardari, Pasetti-Stradiotto e Gecchele-Cracco, equipaggi che vinsero due edizioni a testa. Poi negli anni novanta la mitica coppia Travaglia-Zanella ha firmato un record di cinque successi difficile da battere.

La terza decade segna l’avvento del Motor Group di Gigi Brunetta e della moglie Elena, scuderia di amici sempre pronti a rimboccarsi le maniche. E’ questo il segreto meno segreto del Marca, pronto a tornare in scena in quel weekend del 14-15 giugno 2013 con una replica esatta del copione 2012.

“Dobbiamo fare di necessità virtù – raccontava all’epoca Brunetta – e così il percorso sarà identico a quello dell’anno scorso. Nessuna variazione, ma se è piaciuto allora, potrà piacere anche stavolta. Gli addetti ai lavori sanno come è diventato difficile allestire un rally, molte organizzazioni di provata esperienza hanno dovuto mollare. Noi siamo qua, anche l’entusiasmo è rimasto intatto. Faremo correre le meravigliose WRC assieme alle fuori omologazione, miscelando le esigenze e le facoltà di chi può ancora permettersi il massimo e di chi si mette in gioco con vetture attempate, ma ancora performanti”.

Il Marca, secondo ormai consolidata tradizione era prova del Trofeo Rally Asfalto, valida anche per la Coppa Michelin Rally, Suzuki Rally Cup e AF Rally Competition. L’inizio era previsto venerdì sera, 14 giugno, con aperitivo spettacolo allo Zadraring di Bigolino di Valdobbiadene. Poi sabato 15 menù classico con tris di Monte Cesen e Monte Tomba, doppio Castelli e gran finale in piazza dei Signori a Treviso, per un totale di 126,29 km cronometrati. Previsto un forte sconto iscrizione con l’iniziativa “Sei Fuori” per le scadute omologazioni, lotteria a premi e scambio di cortesie con gli organizzatori dei rally San Martino e Internazionale di Scorzé.

Oggi il Marca si rinnova. Brunetta passa la mano a Basso. Il campione trevigiano diventa organizzatore della gara di casa. E siamo certi che, avendo vissuto i rally come pilota e come ricognitore, sempre da protagonista, Giandomenico Basso e il suo gruppo saranno in grado di realizzare una delle gare più interessanti del panorama nazionale.

Il CIR 2021 e quei preoccupanti silenzi

Ma del CIR si sa qualcosa? CIR… di Rodolfo De Benedetti? No, no, non Compagnie Industriali Riunite. Del CIR… Del Campionato Italiano Rally, quello organizzato da Aci Sport che recentemente ha portato il montepremi a decinaia e decinaia di migliaia di euro. Hanno fatto girare pure una tabella su tutti i blog… Ma questa?

  • € 40.000,00 per il vincitore del Campionato Italiano Rally.
  • € 75.000,00 per il Campionato Italiano Rally Junior destinati per un programma in un campionato internazionale nella stagione successiva. Un ulteriore montepremi in pneumatici verrà a breve inserito.
  • € 60.000,00 per il Campionato Italiano Rally Asfalto (40.000 al 1° -15.000 al 2° – 5.000 al 3°).
  • € 35.000,00 per il Campionato Italiano Rally Asfalto Due Ruote Motrici (10.000 al 1° – 7.000 al 2° – 3.000 al 3° +15.000 al 1° classificato CIRA Due Ruote Motrici Under 25 – premio cumulabile con il premio del CIRA Due Ruote Motrici condizionato alla partecipazione al Campionato Italiano Junior 2022).
  • € 15.000,00 per il vincitore del Campionato Rally WRC.
  • € 15.000,00 per il vincitore del Campionato Italiano Rally Terra.
  • € 10.000,00 per il vincitore assoluto della Finale Nazionale ACI Sport Rally Cup Italia.
  • € 2.000,00 per il vincitore di ogni classe, Femminile ed Over 55 della Finale Nazionale ACI Sport Rally Cup Italia.
  • € 20.000,00 per il vincitore della Coppa Under 25 nella Finale Nazionale ACI Sport Rally Cup Italia (premio subordinato alla partecipazione al Campionato Italiano Rally Junior della successiva stagione sportiva).
  • € 20.000,00 per la Coppa Under 25 Due Ruote Motrici nella Finale Nazionale ACI Sport Rally Cup Italia (premio subordinato alla partecipazione al Campionato Italiano Rally Junior della successiva stagione sportiva).

Sì, sì, questa. Il CIR 2021 al momento non dà segni di vita. Un malato in agonia. Ma non ci sono più i Costruttori, gli ufficiali? Citroen si era “ritirata/defilata” già nel 2020. Motivazione: la crisi economica che sarebbe derivata dall’epidemia. In realtà attendeva nuove direttive dalla fusione societaria che avrebbe portato alla nascita di Stellantis e ha trovato una comoda scusa.

E Peugeot? Beh, il Leone Rampante c’è. Ma chi schiera? Paolino Andreucci? C’è nel senso che fitta macchine nel suo storico trofeo. Coltiva clienti. E quindi ci sarà anche FPF che queste macchine dovrà pur gestirle. E poi? E poi basta. Tutto annega nel silenzio. Ma i semi professionisti come Andrea Crugnola e Giandomenico Basso? Il primo vorrebbe esserci, ma sta riscontrando tante difficoltà. Basso è diventato organizzatore del Rally della Marca e con questi chiari di luna non stupirebbe se decidesse di pensare solo alla sua gara…

E nel CIR chi ci corre? Al momento nessuno! Ma siamo a febbraio… Ma questi montepremi faraonici non hanno fatto breccia nel cuore degli appassionati? Tutti questi soldi non attirano campioni e aspiranti tali? Pare di no, perché prima di pensare che, forse, si può vincere qualcosa, bisogna anche iscriversi al Campionato. E sono lacrime amare. Le tasse sono tornate quelle del 2020 dell’era pre Covid-19. Invece, i Costruttori non pagano più l’iscrizione. Che fortuna sprecata: non ce n’è neppure uno. Geniale, no? E non dimentichiamo che i premi sono anche condizionati… Cioè possono essere incassati solo a determinate condizioni…

E Simone Campedelli, Paolo Andreucci, gli altri semi ufficiali, cosa fanno loro? Campedelli vuole correre nel CIRT: se deve fare pochi chilometri, visto che le gare sono mutilate (non nel calendario), almeno sulla terra si diverte. Andreucci non dice. Però, fonti ben informate dicono che anche lui pensa al Campionato Italiano Rally Terra. E dove c’è Ucci il divertimento è assicurato.

Ma quindi gli equipaggi che partecipano al Campionato Italiano Rally Terra ravviveranno quelle poche gare sterrate che sono previste nel calendario Tricolore del 2021? Pare proprio di sì, visto che nel CIRT è previsto anche il ritorno del campione in carica, Marco Bulacia, che porterà sulle strade di casa nostra anche il fratello più piccolo, Bruno. In compenso, la federazione per promuovere lo sport si sta preoccupando di trasmettere delle divertenti video news con delle sagge pillole di estratti regolamentari digeribili come la criptonite.