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Esclusiva, Fabio Andolfi e il suo sogno mondiale

Il fisico del pilota ce l’ha. E non gli mancano assolutamente i modi e la delicatezza tattica richieste ad uno sportivo che aspira al professionismo e che, a ben vedere, è ad un solo passo di distanza dall’Olimpo dei rally. Fabio Andolfi, classe 1993, nato sotto il segno dei gemelli il 27 maggio, praticamente baciato dal sole che scalda la costa ligure a primavera inoltrata, sorride di cuore e si emoziona quando parla di sé.

Inizia nel 2012 al Rally Valli del Bormida con Stefano Savoia che gli legge le note, a cui lui è ovviamente già abituato: figlio di pilota e di copilota, a casa sua durante i pasti si parlava di logistica, di strategie di gara e nel pomeriggio spuntino a base di pane e rally. Fabio lavora nell’azienda di famiglia come meccanico di trattori, ruspe e camion, ma il papà e la mamma pur di vederlo dove merita si rimboccano le maniche e affrontano importanti sacrifici dispensandolo e concedendogli il tempo che gli serve a crescere come pilota.

Nella gara dell’esordio guida la Panda Kit e conclude ottavo assoluto. Due gare e due ritiri più tardi è al via del Rally di Sanremo, navigato da Tiziana Desole. Con la Fiat Abarth 500 R3T è secondo nel trofeo della Casa torinese e trentatreesimo dell’Intercontinental Rally Challenge.

Nel 2013 fa esperienza in Italia nel Trofeo Rally Clio R3 navigato in due gare da Savoia e nelle restanti da Billy Casazza e concludendo con una buona quarta posizione finale. Da lì all’Europeo con la Peugeot 208 R2 sotto l’ala di Aci Team Italia il passo è breve. La stagione è bellissima. Ci scappa anche un podio al Valais. L’Italia inizia a conoscere e ad apprezzare Fabio Andolfi, questo ragazzotto ligure grintoso e tenace che sogna il Mondiale Rally, dove approda a partire dal 2015, due stagioni con la Peugeot 208 R2 e tre con la R5, prima la Hyundai e poi la Fabia.

Appello di Andolfi, scelte etiche e rispetto per le regole
Appello di Andolfi, scelte etiche e rispetto per le regole

Cinque anni dopo l’esordio iridato siamo nel 2020. Guardati alle spalle, ricorda il Fabio con gli occhi che si sgranavano al solo vedere una vettura da rally…

“Mi vedo quando correvo con la moto da cross e sognavo comunque il Mondiale. Certo è che essendo figlio di due rallysti, appena compiuti i diciotto anni ho parlato con papà e alla fine lui ha deciso che si poteva provare a correre almeno un rally. Insomma, mi ha offerto la chance che cercavo e che non tutti hanno. Il primo show a cui ho partecipato è stato quello del Motor Show con la 500. Ce la siamo giocata con Michele Tassone in finale. Ma lui è stato più veloce e ha vinto”.

Poi ha debuttato al Valli del Bormida con la Panda Kit…

“Quello è stato il mio primo vero rally, sulle strade amiche di casa. È stato difficile ma bello come ogni debutto. Emozioni e sogni si alternano e si incrociano, ti fanno vivere dei momenti fantastici. Stefano è stato un navigatore fantastico, io ho guidato e lui mi ha guidato. Alla fine è andato tutto meravigliosamente bene, indipendentemente dal risultato che reputo comunque valido”.

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Ricorrenze: il successo di Andolfi al Tour de Corse

A proposito di ricorrenze: il successo di Andolfi al Tour de Corse? Era il 31 marzo 2019 quando Fabio Andolfi e Simone Scattolin insieme centravano il primo successo in una gara iridata. E neppure delle meno complicate. Il giovane pilota ligure, quel giorno, saliva sul gradino più alto del podio di categoria con la Skoda Fabia R5.

Il nostro ha iniziato il breve giorno finale con un vantaggio di 31″6 su Nikolay Gryazin. Ma è uscito dalla PS iniziale dell’ultima giornata che era in debito di 0″7, a causa di un problema alla trasmissione che ha lasciato la sua Fabia con sole due ruote motrici.

Con la macchina ripristinata, Andolfi ha messo le ali sulla Wolf Power Stage finale dove ha rifilato ben 4″5 a Gryazin. Quanto bastava per riprendere il comando e sigillare la vittoria per appena 3″9. Quei 25 punti sono stati l’inizio migliore che ci potesse essere nella stagione di Fabio che, poi, purtroppo, non è stata tutta rose e fiori.

Ricorrenze: il successo di Andolfi al Tour de Corse
Ricorrenze: il successo di Andolfi al Tour de Corse

“L’ultima tappa è stata dura perché Gryazin era davanti a me, ma alla fine siamo felici”, aveva detto in quella occasione in conferenza stampa. “Sono contento della nostra prestazione, soprattutto nella lunga tappa di sabato, e spero che questo sia l’inizio di una buona stagione”.

Kajetan Kajetanowicz, nell’Isola Napoleonica, si è piazzato terzo con la Polo, 2’49” dietro a Gryazin. Il polacco ha recuperato una posizione quando Ole Christian Veiby, terzo durante la notte, ha rotto una ruota all’inizio della PS13 e si è ritirato. Il tester Toyota, Takamoto Katsuta, era quarto con la Ford Fiesta, 58″6 dietro Kajetanowicz, mentre Skoda di Rhys Yates era appena 6″6 più indietro nel quinto.

Appello di Andolfi, scelte etiche e rispetto per le regole

“State a casa finché non passa questa epidemia. Allenatevi nella vostra stanza e imparate a rispettare le regole”. Fabio Andolfi prega per la sua Italia, che vorrebbe vedere guarire in tempi brevi e invita tutti, ma proprio tutti, a cominciare dai suoi fan, passando per i nostri lettori e rivolgendosi indistintamente a chiunque, a restare a casa in questo difficile periodo, perché solo con il rispetto di determinate regole riusciremo insieme a vedere la luce in fondo al tunnel.

Fabio non è solo in questa preghiera. Siamo certi che qualunque sportivo italiano in questo momento la pensa come Andolfi Jr. Non c’è persona intelligente che non faccia il tifo per la difficile corsa a cui sta partecipando il nostro Paese e i nostri connazionali, che non preghi (non necessariamente inteso come gesto religioso) per la propria vita e per la propria carriera e che non speri che la ripresa possa essere veloce e meno traumatica possibile. In fondo, nessuno di noi voleva partecipare a questa gara che ci porta a fuggire da un avversario invisibile.

E allora perché scegliere Fabio come simbolo dell’appello #iorestoacasa che facciamo a tutti? Nei giorni scorsi abbiamo chiacchierato a lungo e a più riprese con il pilota ligure da anni impegnato nel Mondiale con il programma di Aci Team Italia per una sorpresa che troverete sul prossimo numero di RS cartaceo e digitale. Così, come abbiamo chiacchierato a lungo e a più riprese con tanti altri sportivi. Lo facciamo sempre e danni.

Andolfino, come lo abbiamo ribattezzato in redazione, è un viso pulito, ha ancora innocenza nel suo sguardo, è giovane ma è saggio, più saggio dei suoi coetanei e deve rappresentare un esempio per i giovani che non vogliono rispettare le regole e per quegli anziani che continuano a violarle. Nella voce di Fabio, negli intercalare tra una frase e l’altra, nei suoi sorrisi e nei suoi silenzi ci siamo resi conto che stavamo parlando con un ragazzino. Un ventenne che non ha giocato neppure per un attimo a fare il professionista, ma ha sempre e solo parlato con il cuore.

Quando gli abbiamo chiesto: cosa vedi nel tuo futuro? Andolfi non ha pensato ai rally, ha risposto così: “Nel mio futuro immediato ho una preghiera per la mia Italia, che vedo gravemente ferita da questo maledetto coronavirus”. E allora anche noi abbiamo scelto di seguire il nostro cuore, estrapolare da un contesto molto più ampio due frasi che ci hanno particolarmente colpito e condividerle con voi che rispettate le regole, ma soprattutto con tutte quelle persone che continuano a non rispettarle mettendo a rischio contagio degli innocenti.

“State a casa finché non passa questa epidemia. Allenatevi nella vostra stanza e imparate a rispettare le regole”.

Noi di RS, da parte nostra, come già scritto a più riprese, come scelta etica e di solidarietà, abbiamo deciso di non invitarvi ad andare in edicola. Il prossimo numero di aprile sarà disponibile online (clicca qui), mentre il cartaceo sarà stampato in tiratura limitata e spedito su richiesta all’indirizzo mail della nostra redazione, a fronte di pagamento con PayPal o tramite conto corrente bancario e senza spese di spedizione: info@rallyeslalom.com