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Supertest esclusivo: RS e oltre mette alla frusta la Citroen C3 R5 (VIDEO)

L’appuntamento è a Monza dove, nel giovedì prima del Monza Rally Show, la GCar Sport e Giacomo Ogliari ci hanno permesso di testare in esclusiva la nuova Citroen C3 R5. Se nell’ambiente dei paddock l’attenzione dei più curiosi è rivolta verso la presenza di Valentino Rossi, gli appassionati dall’occhio tecnico cercano di rubare lo sguardo per la nuova arrivata della Doppia Spiga, unica Casa ad aver attualmente prodotto due modelli differenti per la categoria R5: la DS3 e, appunto, la C3.

I vari ritardi della consegna hanno costretto agli straordinari Giorgio Molinaro ed il suo staff: la C3 è arrivata direttamente dalla Francia in tarda serata di mercoledì e la maniacale precisione dei nuovi proprietari li ha tenuti alzati tutta la notte per presentarla “pronta gara” per il week end. La GCar Sport nasce in provincia di Como, a Villaguardia, dove Molinaro la fonda nel 1990. Dopo una grande esperienza accumulata in Lancia ed in Abarth durante gli anni Ottanta seguendo piloti del calibro di Auriol, Loubet, Alen, Kankkunen, Fiorio e Cerrato, Giorgio ha intrapreso la strada solitaria aprendo una sua personale officina dalla quale sono passati molti piloti di livello; nel 2013 è stato il primo a portare in Italia la Ford Fiesta R5 ed anche ora ha bruciato la concorrenza con la nuova C3 R5.

Un momento del super test esclusivo della Citroen C3 R5

Un momento del super test esclusivo della Citroen C3 R5

Attualmente in GCar vi “alloggiano” anche una Fiesta R5, due Mitsubishi Lancer R4, una Porsche 911 storica. Il nostro non è un normale test, è un vero e proprio collaudo. L’esemplare usato dal pilota due settimane prima era, infatti, arrivato dalla PH Sport a causa di un ulteriore rinvio di consegna. Si tratta dell’esemplare numero 18 prodotto dalla casa transalpina.

Basta osservare gli interni e gli apparati meccanici, dal motore alle sospensioni, per capire che la polvere o lo sporco non hanno ancora conosciuto questa C3. La guardiamo per bene ripensando a come siano fatte le “gemelle” della stessa categoria, le varie Fiesta, i20, 208, DS3 e Fabia R5. La direzione presa dalla Casa è più estrema dei modelli sopracitati, frutto di un lavoro e di una concezione sempre più improntati a limare ogni piccola sbavatura. Non è più solo sul motore che le case puntano per fare la differenza, ma sulla distribuzione dei pesi e, ovviamente, i dettagli della componentistica.

La cellula abitativa della C3 è spaziosa. I raffronti con le altre R5 confermano che l’essenzialità è il tema predominante. Il nucleo interno è scarno, ma in realtà di ciò che ci deve essere non manca nulla. È il volante il cuore operativo della nuova C3 R5. Nel suo centro sono predisposti i pulsanti che azionano la vettura e comandano tutte le altre operazioni come il bang, la configurazione prova speciale, quella asfalto/terra, la procedura di partenza, le frecce direzionali, le ventole, i tergicristalli e il lavavetri. Sparisce il quadro centrale posto tra i due sedili come invece altre rivali hanno. Lì trova alloggio solo la “scatoletta” della centralina dell’interfono. Il cruscotto del pilota, in posizione centrale e retrostante al volante, è quanto mai minimale.

Da lì, il driver accede a tutte le informazioni di cui ha bisogno. I sedili sono ancorati sulla scocca in posizione centrale rispetto alla vettura con, saggiamente, la seduta che va a “nascondersi” dietro il montante laterale che funge da protezione: sarà la pedaliera ad essere regolata a seconda dell’altezza del pilota. La stessa, rialzata rispetto al pianale della vettura, mostra due evidenze: la prima è che il pedale della frizione è quanto mai minimale a testimonianza del fatto che il suo uso è pensato solo per le fasi di accensione e partenza della vettura. L’altro è che la distanza tra acceleratore e freno è decisamente marcata, segno questo, che è stato concepito per i “piloti di ultima generazione”, quelli cioè che frenano utilizzando il piede sinistro. Utilizzare il destro non solo appare scomodo, ma addirittura rischia di mandare a vuoto il piede visto che lo spazio di separazione tra i due pedali è notevole.

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Il video della C3 R5 che RS e oltre ha provato

La scheda tecnica della Citroen C3 R5 2019

TELAIO
Struttura Scocca rinforzata con rollbar a gabbia multipoint saldato
Carrozzeria Acciaio e fibra composita
 

 

 

MOTORE

Tipo Citroën Racing – motore a iniezione diretta da 1.6-litri turbocompresso, con flangia da 32 mm come da regolamento FIA
Alesaggio x corsa 77x 85.8 mm
Capacità 1.598 cc
Potenza massima 282 CV a 5.000 giri/min
Coppia massima 420 Nm a 4.000 giri/min
Distribuzione Doppio albero a camme in testa, comandato da catena, 4 valvole per cilindro
Alimentazione A iniezione diretta, comandata da centralina Magneti Marelli SRG
 

 

 

FRIZIONE

Tipo Bidisco cerametallico
 

 

 

TRASMISSIONE

Tipo A quattro ruote motrici
Cambio Sadev sequenziale a cinque rapporti – Comando manuale
Differenziale Meccanico autobloccante anteriore e posteriore
 

 

 

FRENI

Anteriori A dischi ventilati, 355 mm (asfalto) e 300 mm (terra), pinze a 4 pistoni
Posteriori A dischi ventilati, 355 mm (asfalto) e 300 mm (terra), pinze a 4 pistoni
Freno a mano A comando idraulico
 

 

 

SOSPENSIONI

Tipo McPherson
Ammortizzatori Ammortizzatori regolabili a tre vie (compressione ed estensione a bassa e alta velocità)
 

 

 

STERZO

Tipo Servosterzo idraulico
 

 

 

RUOTE

Asfalto Cerchi da 8×18″ – Pneumatici Pirelli
Terra Cerchi da 7×15″ – Pneumatici Pirelli
 

 

 

DIMENSIONI E PESI

Lunghezza/larghezza 3.996 mm / 1.820 mm
Passo 2.567 mm
Carreggiata 1.618 mm (anteriore e posteriore)
Serbatoio 81 litri
Peso  

 

 

1.230 kg a vuoto (come da regolamento) / 1.390 kg con coppia di piloti (come da regolamento)

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Dei delitti e delle pene

E’ solo il primo grado, ma la sentenza sulla tragica fine di Valerio Catellani e Daniela Bertoneri al Rally di Lucca 2012 non può che costituire l’ennesimo preoccupante elemento che mette in discussione l’esistenza stessa dei rally. Non ci permettiamo dubbi sul lavoro della magistratura lucchese ed è certo che la legge italiana sia molto lontana dal concetto anglosassone del “motorsport is dangerous”, ma ci sono alcuni aspetti che a guardarli con la logica dell’uomo qualunque lasciano sgomenti. Perché sono ingiusti ed ancor più perché costituiscono un irrimediabile carico morale, psicologico ed economico per i coinvolti.

Le condanne – da 1 anno a 1 anno e 2 mesi – di tutti i coinvolti sono motivate da concorso in omicidio colposo (per i 7 componenti gli equipaggi apripista e per l’addetto alla sicurezza) o da omissione di soccorso (per un intero equipaggio, più un pilota ed un navigatore). Con una provvisionale di 330 mila Euro a favore delle parti civili (in attesa della parallela causa civile per danni), ai giorni nostri in generale figure sempre più spesso di convenienza.

La colpa dei primi è di non aver denunciato la pericolosità della buca in cui si è capovolta ed incastrata la vettura uscita di strada, impedendo all’equipaggio di sfuggire alle fiamme. Sfido chiunque a fare l’apripista ed accorgersi di un tale pericolo. Immaginare cosa possa fare una vettura uscendo di strada in ogni singolo metro è… inimmaginabile. Mi sovviene ad esempio un altro caso tragico, quello di Biella, quando una vettura uscendo di strada precipitò ruzzolando su una disgraziata famiglia che stava in una curva più sotto…

Quanto all’omissione di soccorso anche nei rally è giustamente sanzionata: ma non si può certo pensare che in una frazione di secondo l’equipaggio concentrato a restare in strada ed andare il più veloce possibile possa sempre avere la percezione di quanto stia accadendo a bordo strada. Soprattutto di notte ed al buio. Certo l’incendio c’è stato: ma quando è diventato realmente tale da attirare l’attenzione dei piloti seguenti?

Mi si perdoni il paragone ardito, ma mi sembra che tutto ciò sia un po’ come quello a cui si assiste in medicina, dove le cause per presunti errori ed omissioni ormai si sprecano. Chi sbaglia per sciatteria e incompetenza è giusto che paghi, ma né un medico né un pilota può essere esente da involontari e disgraziati errori occasionali.

Non si tratta di rendere impuniti i colpevoli, ma di non rendere impossibile il fare. Di questo passo non si troveranno più medici disposti ad operare, se non a condizioni più onerose, con le immaginabili conseguenze. E non si troverà più chi si assuma responsabilità sproporzionate per realizzare un rally. Allora sarebbe di certo una condanna: per la specialità. Per questo oltre alla solidarietà umana con i coinvolti è doveroso chiedere una volta di più ad Aci di impegnarsi per rendere umane le leggi e supportare con puntualità e convinzione i coinvolti. E per sollecitare il legislatore a normare secondo logica i tanti altri aspetti assurdi che rendono comunque dei fuorilegge forzati i praticanti (revisioni, omologazioni, ecc.).

E visto che siamo in tema di norme, sentenze e condanne, sul pur più ‘lieve’ piano sportivo vale la pena di (ri)sollecitare più verifiche, più preparazione, più rispetto delle procedure e dei ruoli. Le tante chiacchiere sui controlli del Valtellina, sui fatti del Monzino, su diverbi sconvenienti e penalità a boomerang del Monza Rally Show, e in generale sulle presunte irregolarità di tanti tipi di vetture – ad iniziare dalle imperanti R5 – lo impongono.

Senza parlare delle ricognizioni… Nelle gare Fia non mi pare ci siano tutte le nostre manfrine: si verifica con frequenza, di solito a fondo e con competenza senza guardare in faccia a nessuno. E chi ne ha titolo condanna o assolve per direttissima. Ed i reclami da parte di chi ha dubbi sugli avversari sono rari – visto che le verifiche già ci sono – ma normali, non un gesto da infami. Per cui si cerca di ‘sussurrare’ il presunto peccato nell’orecchio di qualcuno che possa agire di strumento o di penna per conto proprio. Un tutto che volendo si può chiamare coraggio delle proprie azioni.

Il titolo Dei delitti e delle pene è preso in prestito da un breve saggio – il più noto dell’illuminismo italiano e di grande influenza sui pensatori europei successivi – scritto da Cesare Beccaria e pubblicato nel 1764. In questo pamphlet Beccaria si pone con spirito illuminista delle domande circa le modalità di accertamento dei delitti e circa le pene allora in uso.

Questo è l’editoriale del direttore di RS e oltre di gennaio 2019: scopri il giornale

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Monza Rally Show: una galleria unica racconta la kermesse

Il Monza Rally Show 2018 si è concluso e come sempre ha lasciato dietro di sé ricordi piacevoli, vittorie da incorniciare, polemiche e vari altri strascichi. Questo capita quando una manifestazione diventa un piccolo gioiello e fa gola a tanti interessi, soprattutto economici. RS e oltre, con l’apprezzata collaborazione di un professionista dello scatto come Andrea Bonora Photo, ha deciso di ricordare i più bei momenti, attimi di sport unici e indimenticabili per piloti, copiloti, team e appassionati. Godetevi questa galleria unica che racconta la kermesse.

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‘Vale Rally Show’, penalità ritirate e risse sfiorate: Monza vuole cambiare

Anche gli organizzatori del Monza Rally Show prendono atto del fatto che c’è qualcosa che non va e confermano a bocche rigorosamente cucite che Valentino Rossi ha ‘ammazzato’ lo show di Monza. A bocche cucite finché non è il neo direttore dell’Autodromo di Monza, Pietro Benvenuti, a parlare con la Gazzetta dello Sport: “Vorremmo aumentarne il valore sportivo, suscitando l’interesse delle Case. Ci piacerebbe un evento più dedicato ai rallysti. In tanti vengono qui per Rossi, ma un sondaggio del 2017 ci dice che il 31% del pubblico viene per vedere il rally e i rallysti, il 21% per personaggi come Valentino o Cairoli, e il resto perché appassionati di motori. C’è uno zoccolo duro, è a loro che dobbiamo pensare. Sia portando più piloti del WRC, sia coinvolgendo il territorio: magari con la partenza in centro a Monza e una prima parte in città”. Come si converrebbe per un rally…

La notizia è, dunque, che bisogna cambiare formula per il prossimo anno. Bisogna riuscire a ripensare e a mettere in atto qualcosa che coinvolga e che faccia davvero divertire il pubblico, che è poi il vero “padrone” della kermesse monzese. Senza quello, infatti, c’è ben poco da fare, a parte noleggiare l’impianto a Valentino e amici per farsi un giro divertente con le auto da corsa migliori prima di Natale. Ecco, magari si potrebbe chiamare Vale Rally Show. La gara lombarda va ripensata, ricostruita, altrimenti si vanifica anche il grande lavoro di comunicazione che c’è intorno. E’ inutile fare dirette da ogni dove se molti non ti seguono più, e non si può sempre vivere di onde lunghe. Una gara dal risultato scontato è più paragonabile ad un soliloquio.

A Tony Cairoli il Monza Rally dei ‘normali’

Sotto il profilo prettamente sportivo è andato tutto come da copione. Perché era un copione già scritto. Valentino Rossi e la Ford Fiesta WRC Plus hanno vinto tutto quello che c’era da vincere. Quasi una noia, se non ci fossero state battaglie ben più interessanti in altre categorie. Rossi incassa la settima vittoria in carriera nell’evento in autodromo, la quarta di fila, 2015, 2016, 2017 e 2018, e saluta tutti, lasciando il vuoto dietro di sé. Il vuoto in pista e anche tra gli spettatori che, ormai da anni, beneficiano molto poco della presenza vip della “Brigata Rossi”. Anche nella giornata di domenica il “Dottore” ha dato il massimo e ha tratto il massimo, finendo però per ammazzare lo spettacolo. Suonano profetiche le parole del sabato di Tony Cairoli: “Io le WRC Plus le avrei vietate. Hanno ucciso lo spettacolo e si vede anche da quanta gente in meno c’è. Di sicuro loro sono fortunati a guidarle, però a ruoli invertiti avrei scelto… le storiche. Quale? La Lancia Delta, come al Legend”.

Un dominio come i precedenti, cambiava la tipologia di vettura: al volante della Ford Fiesta WRC Plus, questa volta, ha vinto tutte le nove prove speciali e ha rifilato oltre 1′ a Teemu Suninen, il giovane finlandese che ha corso il con il team M-Sport. Terzo gradino del podio per Roberto Brivio, che ha vinto il “derby” con Uccio. Applausi per Tony Cairoli che ha portato la sua Hyundai i20 al quinto posto assoluto vincendo il rally dei “normali”. Ha vinto con una facilità a tratti imbarazzante, anche sul giovane finlandese, in gara con la stessa macchina, che ha un po’ deluso le aspettative della vigilia accumulando un distacco importante chilometro dopo chilometro. Le WRC Plus hanno fatto la differenza e Brivio e Uccio, rallysti solo nel weekend monzese di fine stagione, si sono giocati il gradino più basso del podio: a spuntarla è stato il fratello del team manager della Suzuki.

Sfiorata rissa tra Alex Perico e Gigi Pirollo

Menomale che Cairoli, almeno, è riuscito ad avere la meglio su Valentino nel Master Show. Ma andiamo per gradi, perché se è vero che la cronaca assoluta del Monza Rally Show può risultare noiosa, è vero che Monza ha offerto diversi spunti di riflessione, come ad esempio l’inspiegabile principio di rissa scoppiato tra Alessandro Perico e Gigi Pirollo, probabilmente legato all’ancora irrisolto ‘caso Monzino’. Alex Perico è destinato, in ogni caso, a non finire la gara: si è ritirato per foratura. E poi c’è la vicenda degli alettoni: quella in cui vengono assegnate penalità a diverse vetture, tra cui quella di Luca Rossetti, perché avrebbero gli alettoni fuori misura nientepocodimenoche di 3 millimetri, e poi vengono tolte perché era sbagliato il metodo usato per la misurazione. Poche idee e ben confuse che contribuiscono ad alimentare tensioni e malumori.

E poi ci sono le lotte di classe. Nella WRC, come detto, vince Cairoli, che batte Bonanomi e la Ford Fiesta WRC per 0″8, Longhi e la Hyundai i20 WRC a 22″7, D’Aste e la Citroen DS3 WRC a 33″7 e Yates e Ford Fiesta WRC a 44″4. Nella R5, col ritiro della penalità, il primo è Rossetti sulla Hyundai i20, che stacca Alex Re con la Volkswagen Polo GTI R5 di 17″2, Crugnola sulla Skoda Fabia di 18″2, Basso sulla Skoda a 56″7 e Scattolon su un’altra Fabia a 58″8. Nella R2B il migliore è De Tommaso con la Peugeot 208, seguito dalle identiche vetture di Ciuffi a 3’24″7, Guerra a 5’37″4, Ghirri a 6’12″0 e Porta a 6’45″0. Nella R3 vince Vittalini su Citroen DS3, che ha la meglio sulle Clio di Pederzani a 1’55″6 e Santalucia a 3’03″7. Fra le storiche primeggia Riolo e la sua Subaru Legacy, più veloci di Musti su Porsche 911 a 49″0, Bianchini su Lancia 037 a 52″3, Noberasco su Bmw M3 a 4’14″0 e Visinteiner su Bmw M3 a 4’14″6.

Infine si vola verso il Master Show. Tra le storiche, il Raggruppamento 2 va a Musti su Porsche 911, il Raggruppamento 3 a Caffi su Porsche 911, il Raggruppamento 4 J1 a Brusori su Porsche 911 e il Raggruppamento 4 J2 a Riolo su Subaru Legacy. Invece, tra le vetture moderne, la classe R2B va a Damiano De Tommaso su Peugeot 208 R2B, la R3 ad Alex Vittalini su Citroen DS3, la R5 ad Andrea Crugnola su Skoda Fabia R5, la WRC 1.6 a Tony Cairoli su Hyundai i20 WRC, la WRC Plus a Valentino Rossi su Ford Fiesta WRC Plus, mentre la Super Finale vede svettare Tony Cairoli.

Monza, la galleria fotografica di Magnano

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Guarda il video del Monza Rally Show

Monza Rally Show, le star del day 2: Rossi, Bonanomi, Vittalini e De Tommaso

Monza Rally Show day 2: Anche sulla PS6, Valentino Rossi continua a vincere. Sembra un rullo compressore. Venerdì si è aggiudicato a man bassa le prime due prove speciali e sabato ne ha ‘tritate’ altre quattro, ipotecando molto seriamente il successo finale: quello del 2018 sarebbe il settimo sigillo che lo consacrerebbe ‘reuccio’ di Monza. L’unico che può davvero contendere la vittoria a Rossi è Suninen. Valentino, dopo aver vinto la sesta speciale di fila, lo ha staccato di quasi 50″. In un rally normale potrebbero sembrare pochi, ma in una gara come Monza che si corre in un autodromo veloce sono un’eternità da recuperare. La giornata di sabato 8 dicembre ha messo in evidenza Bonanomi, primo ‘pilota umano’ dietro le WRC Plus e non ha riconfermato Crugnola, che ha perso la leadership della R5 in favore di Rossetti.

Difficoltà invece per Tony Cairoli: il campione di motocross dopo le prime due speciali di giornata, che gli avevano permesso di mantenere il terzo posto assoluto, è sprofondato settimo a 1’49’’5 da Rossi al termine della Grand Prix. Uno spettacolo in pista, uno show nel Paddock per tutti i numerosi appassionati, che incoraggiati da una bella giornata di sole hanno raggiunto in massa l’Autodromo. Domani le ultime tre prove speciali con la partenza alle 8.05 della seconda Grand Prix di 44 chilometri, mentre dalle 14.15 la competizione si concentrerà sul rettifilo di partenza con il via del Masters’ Show. Prezzi dei biglietti: 30 euro (10 euro per i ragazzi dai 12 ai 17 anni e per gli over 65).

Re-Florean

Re-Florean

Ma vediamo nel dettaglio com’è andata la seconda giornata del rally. Dopo la quarta speciale, la PS Autodromo, tra le autostoriche, in testa c’è Riolo, che stacca Bianchinidi 23”9, Musti di 24”2, Lucky di 36”6 e Bianco di 1’14”7. Passando al rally per vetture moderne, nell’assoluta in testa c’è Rossi, con dietro Suninen che ha accumulato un ritardo totale di 28”3, Cairoli a 36”1, Perico a 38”5 e Salucci a 41”8. In sesta posizione c’è Brivio a 43”8 dalla vetta, Bonanomi a 47”2 Longhi a 49”8, Crugnola a 53”7 e Alex Re a 57”9. Nella classe WRC Plus, dietro a Rossi e Suninen c’è Salucci a 41”8 e Brivio a 43”8. In testa tra le WRC troviamo Cairoli, con Perico vicinissimo a 2”4, un pericoloso Bonanomi a 11”1, Longhi a 13”7 e Yates a 23”1. Nella R5 vince Crugnola, seguito da Re a 4”2, Rossetti a 4”5, Basso a 13”2, Tosini a 16”4. Nella Classe R2B è primo De Tommaso, seguito da Ciuffi a 28”0, Guerra a 1’56”3, Ghirri a 2’00”8 e Grezzini a 2’34”6. Nella R3, Vittalini si impone su Pederzani a 43”4, Santalucia a 1’18”8, Mores a 2’34”2 e Maspoli a 2’44”0.

Sulla PS5, la ripetizione della Parabolica disputata coma prima prova speciale al mattino di sabato, in alcune classi iniziano a scavarsi i solchi. Nell’assoluta vince Rossi su Suninen che si ritrova a 33” netti accumulati, Cairoli a 49”7, Perico a 49”7 e Salucci a 52”9. La classifica della WRC Plus è la fotocopia di quella precedente. E anche tra WRC, il più veloce è Cairoli, che batte Perico, Bonanomi, Longhi e Yates. Tra le R5, si registra un altro successo di Crugnola su Re a 4”, Rossetti a 6”3, Basso a 16”1, Tosini a 18”3. Fra le R2B, battaglia tra De Tommaso e Ciuffi, staccati adesso di 28”4. Nell’assoluta del dopo PS seguono Guerra a 2’21”5, Ghirri a 2’22”5 e Porta a 5’42”0. R3 nel segno di Vittalini, con Pederzani ormai a 56”4 Santalucia a 1’37”8, Mores a 3’20”9 e Maspoli a 3’24”2. Tra le storiche leadership in mano sempre a Riolo, che ha Bianchini a 26”7, Musti a 27”6, Lucky a 43”8 e Rizzuto a 1’44”6.

Valentino Rossi è in testa al Monza Rally Show

Valentino Rossi è in testa al Monza Rally Show.

La PS6, la prova più attesa dai piloti, l’unica un po’ più lunga e divertente, la lunga Grand Prix, conclude la giornata. Fra le storiche vince la Andrea Nucita in 14’23”1 che stacca Riolo di un solo secondo. A fine giornata al comando c’è Riolo con 40”8 su Musti e 47”4 su Bianchini. Tommaso Ciuffi si ferma in prova per guasto meccanico. Tra le R2B il più veloce è sempre Damiano De Tommaso. Il suo vantaggio sui concorrenti è ormai superiore ai 4 minuti, grazie allo stop di Ciuffi. Nella R3, si impone ancora Alex Vittalini e Pederzani è lontano 1’35”. Pellinen è soddisfatto. Guido Meda divertito. Andrea Modanesi lamenta traffico in PS. Giacomo Ogliari sigla ottimi tempi e gli piace la C3 R5. Nella R5 vince Rossetti davanti a Crugnola di 6”6 e a Re di 17”6. Fra le WRC il più veloce è Bonanomi, che si piazza davanti a Perico, Cairoli, Longhi e D’Aste. Domenica è un altro giorno, l’ultimo giorno, ma ormai i giochi sembrano fatti, tranne che nella R5 e nella WRC. Tra le Wrc Plus prosegue il dominio di Valentino Rossi.

Guarda il video del Monza Rally Show