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Sébastien Loeb: storia completa del grande campione

Sébastien Loeb è uno di quei campioni di cui bisogna scrivere indossando i guanti seta. Campione di rally francese mutuato dalle gare su circuito, poi fenomeno nei rally, nei rally raid e nel rallycross. Impegnato con i colori della Citroën Racing , ha vinto con il suo copilota Daniel Elena, il Campionato del Mondo Rally per nove volte consecutive dal 2004 al 2012, dopo dieci stagioni complete.

Nato il 26 febbraio 1974 ad Haguenau, nel Basso Reno, è detentore della maggior parte dei record della disciplina. Negli anni è diventato il pilota di maggior successo nel motorsport, il primo ad essersi imposto in tre diversi Campionati del Mondo FIA, e considerato da molti osservatori e specialisti il ​​più grande pilota di rally di tutti i tempi. Vincitore di competizioni internazionali nel GT poi nel Turismo, medaglia d’oro agli X Games , incoronato tre volte Campione dei Campioni e record dei record nella salita di Pikes Peak, si afferma anche come uno dei piloti più completi.

Suo padre, Guy Loeb, è un insegnante di educazione fisica e sport al Lycée Robert Schuman mentre sua madre, Ingrid Loeb, insegna matematica all’istituto di Sainte-Philomène. Unico figlio, è cresciuto nella casa di famiglia di Oberhoffen-sur-Moder e ha iniziato a praticare ginnastica dall’età di tre anni sotto l’impulso del padre, ex campione universitario francese nella disciplina.

Sébastien Loeb: da ginnasta a rallysta

Durante i suoi dodici anni di pratica presso un club locale, ha acquisito un livello regionale vincendo quattro volte la competizione individuale del campionato alsaziano singola e a squadre, prima di vincere nel campionato. Studente assiduo fino alle medie, abbandonò gradualmente gli studi fino a manifestare assenteismo in classe quando sviluppò il gusto per la velocità con l’acquisizione del suo primo ciclomotore, una Peugeot 103.

Titolare di patente di guida già all’età di diciotto anni, ha acquistato una Renault Super 5 GT Turbo con il beneficio dell’assistenza finanziaria della nonna e ha preso regolarmente parte a gare sfrenate organizzate per le strade di Haguenau e nei parcheggi dei supermercati. I costi sostenuti per la manutenzione della sua auto, indotti in particolare dal cambio mensile dei suoi pneumatici e delle sue pastiglie dei freni, lo lasciano regolarmente a corto di soldi. Riprende gli studi nel settembre 1994, all’età di vent’anni, iniziando un programma studio-lavoro e contemporaneamente entrò in Socalec come apprendista fino al 1998. Fu dall’anno successivo che decise finalmente di dedicarsi interamente alla sua nascente carriera di pilota del rally.

Proveniente, come visto, da un ambiente modesto, Sébastien Loeb era destinato alla carriera di elettricista quando ha tentato la fortuna attraverso il sostegno della FFSA con l’ operazione Volant Rallye Jeunes. Notato da Dominique Heintz e Rémi Mammosser ha iniziato una carriera dilettantistica amatoriale grazie al supporto dei suoi mecenati e ha vinto il Citroën Saxo Kit Car Trophy, poi il titolo nazionale su ghiaia. Assunto da Citroën Sport nel 2001 in vista dei suoi promettenti risultati, vince nello stesso anno il titolo di campione di Francia e quello del Mondiale Junior aggiudicandosi tutte le gare del calendario.

L’escalation del cannibale nel WRC

Ha centrato la sua prima vittoria mondiale nella classe regina l’anno successivo al Rally di Germania prima di essere trasferito a tempo pieno nel WRC del 2003, insieme a Carlos Sainz e a Colin McRae. Vice campione del mondo a fine stagione, ha ridimensionato i suoi due compagni di squadra più esperti e ha fallito per un punto il titolo. Poi in piena ascesa, ha vinto nove WRC consecutivi dal 2004 fino al suo graduale ritiro alla fine del 2012, durante il quale è diventato il primo pilota a vincere su tutti i rally classici del calendario e sulle sei diverse superfici del WRC, nonché il primo non nordico a vincere il Rally di Svezia e più volte il Rally di Finlandia.

Nove volte campione del mondo, si è ritirato dalla disciplina nel 2013 per poi iniziare una riconversione di successo nelle competizioni in circuito, prima nel FIA GT Series poi nel WTCC. La collaborazione con il reparto rally della casa francese si è concluso alla fine della stagione 2015, dopo quindici anni di storia condivisa, dando così inizio al trasferimento dell’alsaziano all’interno dei programmi rally-raid e rallycross portati avanti dalla squadra gemella Peugeot Sport. Sébastien Loeb ha così preso parte alla Dakar e al Mondiale Rallycross..

Nel 2018 è tornato nel WRC partecipando a tre rally Citroën e ha vinto il Rally de Catalunya. Ha poi lasciato l’ovile del Gruppo PSA per impegnarsi con Hyundai per competere in diversi rally nel 2019 e nel 2020. Come sempre spettacolare, non ha ottenuto però grandi risultati.

Marco Pollara e Daniele Mangiarotti nel CIR con la C3

Tramite i suoi canali social, il siciliano Marco Pollara ha svelato la vettura con cui affronterà la stagione 2021. La scelta della vettura è ricaduta sulla Citroën C3 Rally2 gommata Pirelli, con la quale affronterà le strade del Campionato Italiano Rally. Al suo fianco nel ruolo di navigatore troviamo l’esperto Daniele Mangiarotti.

Per Pollara si tratterà di un ritorno nel CIR, dopo l’esperienza nel WRC Junior della passata stagione. In carriera il pilota siciliano ha vinto due titoli Italiani Junior (2017 e 2019) e un titolo Italiano 2 ruote motrici (2019).

Anche per questa stagione, Marco Pollara sarà supportato dalla Scuderia Movisport e con l’appoggio di Luca Costantino, al suo fianco ormai da diversi anni.

Sono felice di ricevere il supporto di ACI Team Italia e della Federazione anche per questa stagione – ha commentato il pilota di Prizzi Marco Pollara–. Lo scorso anno ho vissuto una stagione nel mondiale anomala, visto il continuo slittamento delle gare causa covid, ma nonostante tutto, sono riuscito a condurre una stagione arrivando sempre a punti. Quest’anno abbiamo deciso di ritornare tra le strade del campionato italiano rally e di farlo nella massima serie. Al mio fianco ci sarà Daniele, Mangiarotti, con il quale ho avuto l’opportunità di correre insieme lo scorso anno per la Targa Florio e da subito abbiamo trovato un ottimo feeling a bordo. Le coperture, saranno come sempre le Pirelli, ottime gomme con cui riesco a trovarmi benissimo su qualsiasi fondo stradale. Grazie alle mani esperte di Loris Malatesta, abbiamo elaborato una livrea molto accattivante, con colori a cui sono particolarmente legato e con cui ho già corso in passato. La vettura a cui mi affiderò in questa stagione, ha dimostrato in passato di essere un mezzo molto performante e con Daniele proveremo sin da subito a partire bene. Voglio ringraziare la Federazione, nella persona di Daniele Settimo, per questo importante supporto, in una stagione che si prospetta molto combattuta, visto il parterre di nomi che si sentono in questi giorni.”

“Sono estremamente felice di intraprendere con Marco questo percorso, – ha dichiarato il navigatore lombardo Daniele Mangiarotti- Credo che per lui sarà un anno importante, dove poter mettere in atto l’esperienza maturata nel campionato del mondo Rally Junior, dove anche se con poche gare, ha dimostrato una continua crescita e questo è fondamentale per un pilota che vuole crescere come lui. Il primo approccio con Marco è stato alla Targa Florio, dove ci siamo trovati subito a nostro agio in auto e fuori e questo sarà un grande punto di partenza per provare a costruire e rafforzare la nostra crescita, il tutto insieme al prezioso supporto di ACI Team Italia e di tutta la Federazione. Son sincero, – ha concluso Daniele Mangiarotti-, non vedo l’ora di iniziare, opportunità come queste sono una vera carica, quindi vi do appuntamento al Ciocco.”

Damiano De Tommaso sulla Citroen C3 Rally2

Damiano De Tommaso ci sarà e avrà la sua chances per dimostrare il proprio valore sportivo. Non solo ci sarà, ma sarà sostenuto da una squadra al top, la stessa che l’anno scorso ha permesso ad Andrea Crugnola di diventare campione d’Italia, FPF Sport di Fabrizio Fabbri. Grande la lungimiranza del patron di FPF, che anche quest’anno ha fatto la scelta giusta, puntando su un giovane dal piede pesante.

De Tommaso parteciperà all’intero mini-CIR (scusate l’ironia ma gare da 80-100 chilometri sono un formato mini) con la Citroen C3 Rally2 e punterà, come al solito, a dare il meglio di sé. A lui, non nella stessa squadra ovviamente, si uniranno altri giovani, molti dei quali confluiranno nella Motorsport Italia di Rendina con gli aiuti di Aci Sport, altri stanno cercando di accasarsi in altre squadre.

Questo dovrebbe garantire aria nuova e lotte vivaci tra senatori e giovani leve che, nel 2021, posso profittare del crollo deicosti dei noleggi per fare esperienza nei rally light della massima serie nazionale.

A bordo della Citroen C3 Rally2 elettrica (VIDEO)

Avete mai provato a fare un giro con una vettura da rally elettrica? Magari una Rally2, visto che le Rally1 sono ancora in fase di sviluppo. No? Se non avete alcun pregiudizio, questo video vi farà vivere da interno abitacolo la potenza, lo scatto e parte delle sensazioni che una vettura elettrica da corsa può dare.

Non si è né favorevoli e né contrari all’ibridazione delle vetture da rally, per quanto la nostra redazione ami il profumo della benzina, ma non basta dire che un’auto da corsa se è elettrica non cammina o che non sia in grado di regalare emozioni forti. A vedere come va questa C3 Rally2 a noi sembrano scattanti e veloci.

Evoluzioni: la Citroen C3 R5 si trasforma in Rally2

Nuovo nome, nuova veste e nuovo logo: nel 2021 arriva la C3 Rally 2. Ma la filosofia di Citroën Racing rimane la stessa: proporre ai suoi clienti una vettura sempre più competitiva, con costi di esercizio costantemente ridotti e l’arrivo di almeno sette evoluzioni tecniche per l’inizio del 2021.

Nel 2021, la C3 R5 cambia e diventa C3 Rally2, in linea con i nuovi nomi ufficiali utilizzati nel rally. Questo cambio di nome fornisce anche l’opportunità per inaugurare una nuova identità visiva. In continuità con i colori precedenti, questa livrea monocromatica bianca su rosso – i colori emblematici di Citroën, dove il numero 2 diventa una serie di angoli, curve e accelerazioni – ricorda che si tratta di una vettura di serie progettata per la competizione clienti, con tutta l’esperienza e la competenza del team Citroën.

Questo know-how si ritrova, tra l’altro, nell’incessante lavoro di sviluppo fatto sulla vettura. Dopo un 2019 dedicato all’omologazione di una nuova sezione del telaio posteriore per migliorare la stabilità e le sensazioni in fase di frenata, e di un braccio della sospensione posteriore ridisegnato per aumentare ulteriormente l’affidabilità, oltre al lavoro fatto sugli ammortizzatori terra nell’ottica di migliorare il bilanciamento, la stagione 2020 ha visto il team tecnico di Citroën Racing dedicare un’attenzione particolare agli ammortizzatori asfalto. Questi ultimi sono stati perfezionati ulteriormente per offrire un comportamento migliore in condizioni di bassa aderenza.

Il 2021 sarà un anno altrettanto ricco di sviluppi per la C3 Rally2, con almeno sette evoluzioni tecniche previste per il primo trimestre. Alla luce dei circa 15.000 chilometri di test effettuati dal suo lancio commerciale, ma anche dei numerosi feedback ricevuti dai clienti, la sua ottimizzazione proseguirà in tre aree: prestazioni, costi d’esercizio e piacere di utilizzo.

Innanzitutto, al fine di migliorare le prestazioni, all’inizio di gennaio verrà omologato un nuovo software del motore, per perfezionare ulteriormente le strategie di funzionamento del motore legate alle fasi di partenza o di decelerazione. In seguito, nel corso del primo trimestre, saranno introdotte modifiche nel frontale per migliorare l’aerodinamica, nuove rampe del differenziale anteriore per offrire una più ampia gamma di regolazioni, una pedaliera con ripartizione della frenata che è diventata regolabile per un maggiore comfort del pilota, così come nuovi supporti motore, giunti delle pinze posteriori e collettori di scarico per aumentare la durata di questi componenti.

Tutte queste nuove evoluzioni saranno montate gratuitamente sui modelli di C3 Rally2 ordinati a partire dal 1° dicembre 2020. “Dal suo debutto nel 2017, abbiamo lavorato costantemente e abbiamo accumulato chilometri di guida per proporre una vettura sempre più prestazionale, adatta a tutti i profili di guida e con un costo di esercizio contenuto – ha detto Jean-François Grandclaudon, responsabile tecnico del progetto C3 Rally -. In quest’ultima stagione il lavoro è stato ulteriormente intensificato con i nostri due piloti dedicati allo sviluppo, Mads Ostberg per la terra e Yoann Bonato per l’asfalto. Negli ultimi due anni la vettura ha subito molte evoluzioni, soprattutto in alcuni componenti che non hanno richiesto omologazione e il nostro lavoro porta i suoi frutti con titoli nazionali e mondiali conquistati in importanti campionati. Non ci sarà una rivoluzione per la C3 Rally2 nel 2021, sfrutteremo la base eccellente, robusta e prestazionale, di cui disponiamo per cercare di migliorarla ulteriormente, e anche se lo sviluppo è un percorso che non finisce mai, siamo entusiasti all’idea di vedere le prestazioni dei nostri clienti, che potranno sfruttare queste evoluzioni”.

“Quest’anno la C3 R5 si è imposta come una delle vetture di riferimento del mercato, e questo era il nostro obiettivo – gli ha fatto eco Mayeul Tyl, Direttore del Peugeot Citroën Racing Shop -. Nonostante la situazione sanitaria, i nostri clienti hanno continuato a riporre la loro fiducia in noi e noi abbiamo continuato ad attrarne di nuovi, il che è una grande ricompensa per il lavoro svolto da tutte le squadre competizioni clienti. Il nostro obiettivo per un progetto come questo è garantire che tutti i nostri clienti possano beneficiare degli stessi sviluppi contemporaneamente, a prescindere dall’utilizzo della vettura. Con la fase di sviluppo abbiamo avviato il processo di approvvigionamento per essere pronti ad affrontare la nuova stagione. Stiamo lavorando e siamo in attesa delle omologazioni finali per poterle proporre e avviare il processo con i nostri clienti”.

Addio a Diego Armando Maradona, anche appassionato di rally

Alla viglia del Rally di Argentina, sul finire del mese di marzo del 2008, Diego Armando Maradona realizza uno dei suoi sogni: salire su un’auto da rally guidata da Sébastien Loeb. Il 27 ottobre 2008, prima dell’appuntamento iridato di casa, quarta prova del WRC quell’anno, Diego Armando Maradona sale sulla Citroen C4 WRC del quattro volte iridato Sebastien Loeb. Il “Pibe de Oro”, invitato dalla filiale argentina della casa francese, ha indossato tuta e casco regolamentari per la sua prima uscita in veste di navigatore.

Dopo quattro chilometri percorsi a velocità sostenuta, sotto la pioggia, si è detto entusiasta, elogiando le qualità del pilota transalpino. “E’ stato fantastico – ha detto Diego Armando Maradona – è stato assolutamente straordinario con questo ‘mostro’. Mi è piaciuto molto questo giro. Pensavo di saper guidare, di essere un gran pilota… mi sono proprio reso conto che sono molto lontano da tutto questo. Ci sono pochi ‘mostri’ in giro e lui è uno di quelli…”.

Purtroppo, il 25 novembre 2020, il grande calciatore ci ha lasciati, dopo essere resuscitato più volte nella sua vita spericolata. Stavolta non ce l’ha fatta e il mondo piange il più grande di tutti con un pallone fra i piedi, ma anche con qualsiasi oggetto sferico. Populista, peronista, castrista, seguace di Che Guevara, anima di Buenos Aires e cuore di Napoli. Diego è stato questo e tanto altro, impossibile in poche righe inquadrare uno dei pochi miti veri, raccontato in libri, film, serie tv e rotocalchi. Mito in vita, mentre da Che Guevara a James Dean, altri sono morti giovani, diventando dopo personaggi letterari.

Ha vinto un Mondiale favoloso nel 1986, generando letteratura come nessun altro terrestre con la pelota. La simbologia di una guerra all’Inghilterra, per le Malvinas, vinta con la “Mano de Dios” e il gol del secolo. Lì l’uomo diventa eroe per l’eternità, sublimando un’Argentina che vive un momento fra i più alti della sua storia. E i Mondiali vinti potrebbero essere tre, con quella discussa finale persa nel 1990 contro la Germania, a Roma, e poi quella estromissione nel 1994 ad opera della Fifa: usato come figurina e poi scaricato quando si teme che la sua Argentina possa vincere.

La Corte Sportiva d’Appello omologa il Tuscan: Citroen e Basso campioni

La Corte Sportiva d’Appello si è riunita il 9 ottobre 2020 per discutere l’appello interposto da Orange1 all’annosa vicenda del Tuscan Rewind e dei chiodi sul finire del 2019. Orange aveva presentato ricorso avverso la classifica e il titolo Costruttori era rimasto in ballo tra Citroen e Ford. Ed era rimasto al palo anche il titolo Piloti di Giandomenico Basso, per via della mancata omologazione della gara, sul quale però non c’erano dubbi considerata la prestazione maiuscola del pilota veneto nella scorsa stagione.

Il dispositivo di sentenza emesso, il 6/20 per la precisione, rigetta la richiesta di Orange1 Eletric Motors e omologa la competizione valida per il CIR 2019. Di conseguenza, assegna il titolo Costruttori ala filiale italiana del Costruttore francese, che intanto non partecipa ufficialmente alla serie 2020, e conferma la bella prestazione di Giandomenico Basso e il titolo vinto con Lorenzo Granai e con Loran, spazzando via anche eventuali ombre e illazioni.

Il dispositivo di sentenza della Corte d’Appello emesso manca ovviamente della parte della sentenza, cioè della parte in cui si esprimono le motivazioni che hanno indotto a decidere in questa direzione. I giudici federali hanno, infatti, dieci giorni a partire da oggi per renderle pubbliche. Sarà sicuramente interessante leggerle per meglio comprendere.

Simone Miele e la sua grande passione nelle corse

Simone Miele, classe 1988, del 3 luglio per la precisione, è da oltre un decennio sulla breccia. Qualche anno fa era un ragazzo promettente, oggi è un rallysta competente. Peccato corra poco per questioni di lavoro e che stia lontano dal massimo campionato Tricolore della specialità. Sarebbe un’ottima risorsa e darebbe vita ad interessanti sfide. “Se solo nel CIR ci fossero le WRC…”, potrebbe pensare Simone. E su questo avrebbe ragione da vendere.

Ne approfittiamo per parlare di lui, oggi che è il suo compleanno, e ci piace ricordare la sua prima vittoria nel CIWRC. Rally Elba 2019. Una grande gara, quella disputata nel fine settimana sui difficili e selettivi asfalti dell’Isola. Una gara che sembrava destinata a vedere sul gradino più alto del podio Corrado Fontana con la Hyundai I20 WRC, in testa a poco meno di due prove dal traguardo con 11” di vantaggio su Marco Signor e Patrick Bernardi con la Ford Fiesta WRC.

Invece, negli ultimi chilometri tutto è cambiato. Una toccata alla Hyundai ha costretto l’equipaggio Fontana-Agnese a ritirarsi. Ne hanno subito approfittato i principali avversari prima soprattutto Simone Miele, protagonista di una lotta serrata sul filo dei secondi con Marco Signor.

Lo scratch finale – con 5,5 negli ultimi 18 chilometri di prova – ha consentito a Miele di scavalcare al fotofinish i rivali conquistando il primo successo stagionale e il primo trionfo nel CIWRC. “Quest’anno siamo partiti decisi su come affrontare il campionato.” ha detto Simone Miele: “Quando abbiamo visto fermo Fontana abbiamo capito che potevamo puntare alla vittoria visto che il gap con Signor era risicato”.

Secondo assoluto alla fine è stato Marco Signor, autore di un’ottima gara, ma che non è bastata. “Miele è stato fortissimo, non sappiamo dove abbiamo perso tempo. Abbiamo mantenuto un passo regolare, senza forzare, ma loro sono stati più veloci”.

Con la vittoria all’Elba, Miele è passato al comando della classifica provvisoria del CIWRC, scalzando Luca Pedersoli, terzo con la Citroen DS3 WRC, ma con la soddisfazione di essere stato il più veloce nella più lunga e dura prova del rally elbano, la Volterraio-Cavo.

Citroen e Peugeot si fanno da parte: un CIR tutto privato

Un comunicato stampa breve e stringato quello diramato da Citroen e Peugeot Italia che ufficializzano il 17 giugno 2020 il loro ritiro dal Campionato Italiano Rally. La notizia circolava già da un mesetto circa, e purtroppo trova conferma. Il CIR 2020 si fonderà solo su equipaggi privati – compresi Crugnola-Ometto e Andreucci-Andreussi – e a questo punto diventa saggio aprire il titolo Costruttori a tutti i marchi e ovviamente senza iscrizione. Potrebbe essere la volta buona per vedere vincere Skoda o Volkswagen, ad esempio. In fondo nel Campionato Italiano Rally molti Marchi.

“Alla luce della pubblicazione del nuovo calendario del Campionato Italiano Rally 2020, la Citroën C3 R5 e la Peugeot 208 Rally4 (di imminente debutto) saranno gestite privatamente dal team FPF Sport di Fabrizio e Michele Fabbri con il consueto supporto tecnico di Pirelli”, la nota stampa è lapidaria e non lascia adito a dubbi.

Per fortuna, Fabbri conferma gli equipaggi composti da Andrea Crugnola e Pietro Ometto per la Citroën C3 R5, oltre a Paolo Andreucci e Anna Andreussi per la 208 Rally4. Poi, il doveroso saluto. La nota stampa recita testualmente: “Groupe PSA Italia augura in bocca al lupo a FPF Sport e ai piloti, con l’auspicio che possano contribuire ad arricchire la sua lunga storia di successi rallistici nel nostro Paese”.

Il possibile ritiro di Citroen Italia dal CIR 2020 (Campionato Italiano Rally), che purtroppo ha trovato conferma, RS e oltre lo aveva anticipato già a febbraio, ben prima dell’inizio dell’emergenza sanitaria da nuovo coronavirus in un’apposita anteprima che fece discutere molto gli appassionati: clicca qui.

Le conseguenze immediate sono chiare: nel CIR 2020 non ci saranno come previsto i team ufficiali di Citroen e Peugeot ma i relativi programmi continueranno regolarmente per entrambi sotto l’egida privata della FPF Sport. Anche se verosimilmente in forma più contenuta sul piano economico. Il CIR resta così senza squadre ufficiali: una situazione praticamente inedita.

Le motivazioni del “ritiro” formale rimandano inevitabilmente alle conseguenze della pandemia ed al taglio delle spese deciso a livello internazionale. Il che getta ovviamente un’ombra anche sul futuro inteso come stagione 2021, anche se la speranza è che la stretta economica possa rientrare almeno in parte se il mercato riuscirà a riprendersi da qui alla fine dell’anno.

Già chiarito, invece, che i trofei monomarca 2020 del marchio Peugeot sono confermati (seppure con regole, calendari e premi rivisti e che verranno resi noti in settimana) anche grazie a Pirelli, che a sua volta si appresta a confermare il nuovo Trofeo Pirelli Accademia legato alle Coppe di Zona).

Esclusiva: Crugnola in Citroen, Andrea il predestinato

Fine stagione agonistica 2019. Se da una parte Citroen Italia stava aspettando con trepidazione le decisioni federali in merito all’assegnazione del titolo piloti e costruttori arrivate poi a fine gennaio, dall’altra gli uomini della Doppia Spiga stavano già pensando ad un cambiamento: le aspettative di inizio anno probabilmente non erano state rispettate appieno e l’idea di affidarsi ad un profilo differente da quello di Rossetti ha iniziato a farsi largo fino a concretizzarsi a metà febbraio con l’ufficializzazione del nuovo pilota.

La scelta è ricaduta su Andrea Crugnola, trentenne varesino che fin dai suoi sordi aveva richiamato l’attenzione dei più: mentre un Cunico a fine carriera lo indicava come suo erede, lui iniziava a mettere nel personale palmares titoli importanti che ad oggi si contano con i trofei monomarca di Suzuki, Citroen e Renault (sia Clio che Twingo), con un Cir Junior, con i due CIR Asfalto, col secondo posto nell’Europeo Junior.

E poi ancora, il passaggio della selezione al Pirelli Star Driver, la vittoria al SuperCorso Federale e soprattutto, da ultimo, con un dato statistico da non sottovalutare: la vittoria del maggior numero di prove speciali nel CIR 2019 -ben 41!- un elemento che non gli ha consentito di alzare la corona ma che gli ha definitivamente spalancato le porte per provare a farlo in questo 2020.

Andrea Crugnola-Citroen Italia: il ritorno

Dopo nove anni ritorna ad essere un pilota ufficiale di Citroen. Nel 2011 insieme a Campedelli formava una squadra formidabile nel CIR con le DS3 R3T. Che effetto gli farà tornare ad avere i galloni da ufficiale in una casa importante come Citroen? “Sono decisamente contento: stiamo parlando di un’ ottima squadra e il fatto che sia l’unica Casa (filiale nazionale ndr) ufficialmente impegnata nel Campionato Italiano Rally mi inorgoglisce ancor di più; mi aspetta tanto lavoro per cucirmi addosso la C3 e non vedo l’ora di cominciare. Credo molto nel potenziale della vettura e del pacchetto generale: è un sogno che si sta realizzando e voglio viverlo appieno!”.

Cosa è cambiato in Crugnola dal 2011 ad oggi? Che differenza c’è tra l’Andrea che vestiva i colori ufficiali Citroen nove anni fa e quello che si appresta a farlo oggi? “Beh, sinceramente penso che ci siano parecchie differenze da allora; non credo di essere più veloce rispetto al 2011 perché a mio avviso lo ero già a quei tempi; sono però diverso in altri aspetti. Ho nove anni in più, sono cresciuto sia come pilota che come uomo; in questi anni ho guidato, ho vinto, ho sbagliato, ho imparato, ho messo molta esperienza nel mio bagaglio personale grazie a lavoro, caparbietà e fortuna. Tutto ha contribuito a farmi crescere sia sportivamente che personalmente”.

Luca Rossetti, il CIR, la C3, l’altalena e la carbonara

Gli organi federali di Aci Sport hanno emesso la loro sentenza confermando la vittoria del Campionato Italiano Rally 2019 a Giandomenico Basso e Lorenzo Granai e consegnando il titolo Costruttori a Citroen Italia per mano di Luca Rossetti ed Eleonora Mori. Tutto ciò a due mesi di distanza dall’ultimo round stagionale, il tanto discusso quanto affascinante Tuscan Rewind.

Così, mentre il WRC ha già piazzato le tende nell’entroterra francese per il MonteCarlo, in Italia si tracciano i primi bilanci di una stagione, quella 2019, che ha vissuto di una bellissima lotta tra Basso, Rossetti, Crugnola e Campedelli. La sentenza di metà gennaio però, che sarà comunque destinata a far nascere altre discussioni, è comunque un boccone dolce-amaro per l’unica Casa ufficiale impegnata, Citroen Italia, che con lo scudetto “Marche” addolcisce una pillola altrimenti assai… bruciante.

Il pacchetto comprendente la nuova C3 R5, le gomme Pirelli ed il plurititolato Luca Rossetti pareva sufficientemente elevato qualitativamente per portare il tricolore agli stessi uomini che avevano gioito con quelli bianco blu di Peugeot e l’intramontabile Paolo Andreucci. Così non è stato ed il “Rox” non si nasconde certo analizzando luci ed ombre del suo 2019.

“È stata una stagione vissuta … in altalena, fatta di alti e bassi – esordisce il driver pordenonese ormai trapiantato in Valtellina –nella quale abbiamo alternato ottime prestazioni ad altre decisamente meno buone. Personalmente mancavo dal CIR dal lontano 2011 ed ero al debutto con la nuova Citroen C3 – e lei con me- in un contesto in cui non sempre le cose sono andate per il verso giusto. Ancora non mi spiego i tempi non competitivi del 2Valli o la prestazione non all’altezza del Sanremo…”.

Quindi come giudicheresti la stagione tua e di Eleonora Mori, la tua navigatrice?

“Il titolo Costruttori è importante per Citroen Italia perché dà prestigio al Marchio. A livello personale non posso dire di essere contento giacché non ho vinto ma è pur vero che al via dell’ultima prova ero io in testa al campionato quindi non si può nemmeno dire che sia andata proprio male. Quando io ed Eleonora siamo partiti per lo stage finale abbiamo capito dopo un pio di chilometri che il titolo piloti era perso: “Giando” aveva percorso circa tre quarti di speciale asciutta mentre noi ci siamo imbattuti in una pioggia costante fina dai primi metri. All’intermedio eravamo sotto di 2” ed eravamo consapevoli che non saremmo mai riusciti a colmare il distacco in quelle condizioni ma semmai ad incrementarlo. Però, sebbene spiaccia, il clima fa parte delle variabili di una corsa”.

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Clamoroso: Aci Sport per ora non premia Citroen

La Corte Federale ha deciso di rimandare ogni decisione per una lacuna nelle audizioni: andrà sentito ufficialmente Luca Rossetti. Peccato non ci fosse Roberto Benigni alla premiazione dei campioni dei rally di Aci Sport, in programma per il 7 febbraio a Monza.

A questo colpo di scena, quello del non consegnare il titolo a Citroen, dopo aver ufficializzato in “ogni-dove” che la filiale italiana della Casa d’Oltralpe si era aggiudicata il titolo tricolore nei rally perché il suo equipaggio era stato vittima di un clamoroso boicottaggio, il comico toscano avrebbe saputo rispondere con una delle sue esilaranti battute e magari avrebbe messo tutti d’accordo.

Purtroppo, Benigni non c’era e l’umore di chi lasciava i saloni dell’autodromo era variabile e andava dall’interdetto all’arrabbiato, dal meravigliato al disperato. Anche chi avrebbe avuto motivo di sorridere, giustamente, per solidarietà, ha evitato. Ma come al solito, formalmente nessuna tensione. In fondo, è normale arrivare al 7 febbraio 2020 e scoprire che, dopo poco meno di quattro mesi e alla vigilia del CIRcus, per la federazione sarebbe meglio rinviare ancora nel prendere una decisione.

Nei mesi scorsi, abbiamo avuto modo di fare chiarezza a più riprese su questo paradossale caso che sta colorando il CIR come un clown del circo Togni: abbiamo avuto modo di parlare della vicenda Tuscan, ci siamo appellati direttamente alla federazione perché facesse chiarezza con un’indagine, abbiamo seguito l’evolversi delle fasi di questa indagine, abbiamo dato notizia del ricorso presentato dai legali di Orange 1 e Simone Campedelli, oltre a varie altre notizie sulla vicenda.

Pur non essendo l’1 aprile, la comunicazione è che bisogna aspettare altri quindici giorni (così saranno trascorsi quattro mesi e qualche giorno dal Tuscan Rewind). Perché? Perché Luca Rossetti è stato sentito ma non è stato sentito. In che senso? Nel senso che i magistrati dello sport con Rox hanno parlato, ma mai ufficialmente. Ma quindi ci hanno parlato? Sì, ma no. Come si dice, nì.

Ma non si può fare tesoro di ciò che Rossetti ha detto e dato ai “cacciatori di prove”? Anche in questo caso: sì e no. Il buon senso e il fatto che formalmente il Rox abbia parlato con qualcuno (con chi?) indurrebbe a dire di sì, ma se si vuol fare vincere la burocrazia allora la risposta è no.

Ma non era stata una lunga e attenta indagine? Così dicevano. E ora che si fa? Lasciamo ancora il CIR senza un campione Costruttori, che in realtà si sarebbe dovuto assegnare già quattro mesi fa dopo il Tuscan o, al massimo, prima di Natale. In fondo, dal 23 novembre al 23 dicembre c’è la distanza di 30 giorni, che appare un tempo più che sufficiente per capire se trattasi di chiodi di mano ignota oppure no.

Qualcuno dice che bisogna aspettare quindici giorni. Ma non hanno anche cambiato la classifica del Tuscan Rewind, nel frattempo? E che vuoi che sia… Forse aspetteremo altri quindici giorni. O forse scopriremo che il titolo va sia a Ford sia a Citroen. Anzi, a Skoda che è stato il Costruttore che ha vinto di più.

CIR 2020, Citroen Italia: due, uno oppure zero?

Si avvicina a grandi passi l’inizio del CIR 2020, a cui mancano meno di 15 giorni all’apertura delle iscrizioni alla prima gara. Cosa faranno i quattro principali protagonisti del 2019? Innanzitutto, cosa farà Citroen, unico team di filiale automobilistica italiana lo scorso anno, e quindi pietra angolare della costruzione delle squadre per la prossima stagione?

Dalla sede italiana di Psa tergiversano, ma sembra evidente che la definitiva parole fine della querelle sul Tuscan Rewind possa condizionarne la scelta di essere al via nel 2020. Con la pronuncia della Giunta Sportiva, Citroen è Campione d’Italia Costruttori 2019 e venerdì prossimo, alla premiazione rally ACI Sport di Monza, dovrebbe ricevere il premio relativo.

Ma c’è ancora da esaminare il reclamo di Orange 1 che chiede per il romagnolo gara e titolo piloti: un primo esame dello stesso dovrebbe essere fatto in settimana, ma sarà conclusivo?

Nell’ipotesi che ci sia ancora il team di Citroen Italia, come sarà strutturato? Una o due vetture? In fondo il raddoppio delle vetture in scena non implicherebbe il raddoppio del budget. Che le C3 gommate Pirelli siano una o due i nomi principali in gioco sono quelli di Luca Rossetti e Andrea Crugnola, entrambi piloti Pirelli, con Giandomenico Basso come terza alternativa più che Simone Campedelli.

E se si arrivasse ad un nome solo per Citroen? Fosse Rossetti poco cambierebbe, dunque con Crugnola ancora in Hk. Se invece toccasse al varesino, diventerebbe viceversa Rossetti l’uomo per la Polo del team comasco? Non sicuro ma possibile, soprattutto se si intromettesse la Michelin – che con il team Hk certamente lavorerà nell’ambito del Trofeo Renault Clio Rally5 – e se l’abbinata Basso-Loran non confermerà a sua volta presto di essere di nuovo della partita per difendere lo scudetto piloti.

Insomma i prossimi 15 giorni saranno caldissimi, anche perché all’orizzonte restano sempre le scelte di Orange 1 per Simone Campedelli (con la possibilità di un ampliamento del legame con GB Motors, ma non necessariamente nelle gare italiane) e del team Hyundai per Umberto Scandola (WRC3, ma forse non solo).

La Procura conferma il dolo: a Citroen il titolo Costruttori 2019

La Procura Federale ha completato l’indagine sui fatti del Tuscan Rewind – che ha contemplato non solo l’esame più dettagliato di diversi filmati anche amatoriali, ma pure un sopralluogo sulla prova speciale di Torrenieri – ed è assodato che abbia riscontrato l’origine dolosa – anche se i delinquenti restano ignoti – della foratura di Luca Rossetti.

Esiti che la Procura ha già sottoposto all’esame della Giunta Sportiva della scorsa settimana. Inoltre risulta che Simone Campedelli – la cui posizione era comunque diversa non essendo arrivato al traguardo – abbia ritirato il proprio esposto.

A questo punto resta solo da attendere (verosimilmente non a lungo) l’ufficializzazione dei provvedimenti conseguenti, che è però ovvio immaginare: al solo Rossetti verrà assegnato un tempo imposto sulla ps9, diverso da quello anomalo ottenuto sul campo.

Quale? Un tempo analogo a quello che il friulano ha fatto segnare nei passaggi precedenti sulla stessa prova speciale (17’23”9 nel primo passaggio, 17’03”1 nel secondo) anziché il 20’46”0 del suo passaggio conclusivo, in cui si era subito fermato a cambiare la ruota per preservarne l’integrità a titolo di prova, precipitando però così dal secondo al dodicesimo posto della generale.

Togliendo circa 3’30” al suo tempo totale, Rossetti salirà al 3° posto in classifica davanti a Paolo Andreucci e dietro a Basso – che resta vincitore di gara e titolo italiano piloti – e Crugnola.

Indiretta ma sostanziale conseguenza del balzo in classifica sarà invece la conquista del titolo italiano Costruttori da parte di Citroen, visto che Rossetti sarebbe comunque più in alto del sesto posto finale che avrebbe comunque garantito il titolo al marchio francese.

WRC, Pierre-Louise Loubet con la Plus grazie alla FFSA

Ci sarà anche Pierre-Louis Loubet in alcuni rally del Campionato del Mondo 2020. Non guiderà una R5. La notizia, comunicata dalla federazione francese, è che il figlio del campione Yves Loubet guiderà una WRC. E ovviamente, col sostegno della sempre operativa FFSA.

Vincitore della scorsa edizione del WRC2, Loubet Jr è tornato nei progetti dell’Equipe de France FFSA, come era successo già nel 2016 e nel 2018. La mini stagione iridata di Pierre-Louise Loubet dovrebbe cominciare dal Rally del Portogallo, ma presto si saprà di più. La vettura scelta, soprattutto in considerazione dell’affidabilità e dei costi, è la Ford Fiesta WRC Plus di M-Sport, ma si trattando anche per una Citroen C3 WRC.

Pierre Louis Loubet ha così commentato l’accordo: “Sono davvero felice che la FFSA mi abbia dato fiducia, quest’anno debutteró nella classe regina, a breve sveleremo il nostro programma. Ci sarà molto lavoro in questa stagione e spero che il sostegno della FFSA mi aiuti a progredire durante tutto l’anno. La supervisione federale, che conosco molto bene dopo le mie tre stagioni sotto i colori della FFSA, sarà molto utile per me a livello tecnico e sportivo”.