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Test di Fabio Andolfi e Andrea Mazzocchi in Piemonte

Giornata di test per Fabio Andolfi e Andrea Mazzocchi in Piemonte, nella Valle Vigezzo, in Ossola. I due equipaggi hanno testato le vetture in vista della partecipazione al Ciocco. I giri per settare le Skoda Fabia R5 della MotorsportItalia sono andati avanti per tutta la giornata di giovedì 4 marzo, dalla mattina alla sera, e andranno avanti anche venerdì 5 marzo, sempre in Valle Vigezzo.

Per i test è stato scelto uno specifico tratto della Valle Vigezzo che è molto simile per conformazione e per asfalto, oltre che per le temperature, ad alcuni tratti del Rally del Ciocco, dove l’equipaggio Aci Team Italia affidato al team di Max Rendina sarà chiamato a confrontarsi con rivali di altissimo livello, in alcuni casi persino più giovani di loro.

Test Andolfi e Mazzocchi

CIR-Sparco e futuro dei rally: dal 2022 meno gare e più km

CIRS… Per brindare ad un incontro, ma non solo: nel 2021 e fino al 2023, CIRS diventa acronimo di Campionato Italiano Rally Sparco (CIR-Sparco). L’azienda italiana apprezzata nel mondo diventa main sponsor della massima serie tricolore. L’operazione di marketing porterà “tante tute blu” tra gli equipaggi del CIR 2021, così ha detto il dottor Niccolò Bellazini, brand manager della Sparco, nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa.

Il presidente dell’Automobile Club d’Italia Angelo Sticchi Damiani, il brand manager Sparco Niccolò Bellazzini e il direttore generale Aci Sport Spa Marco Rogano hanno parlato di un impegno concreto, frutto di un grande lavoro e un grande impegno “per dare risposte molto concrete che hanno portato l’Italia ad avere tre GP e due Rally Mondiali nel 2020, per noi è stata un stagione di proficua prova e ricca di risultati nel pieno rispetto di tutte le regole”.

“È importante avere a fianco un marchio come Sparco, un punto di riferimento nel motorsport e mi fa molto piacere inaugurare questa collaborazione – ha sottolineato il presidente Aci Angelo Sticchi Damiani – una sinergia importante per un Campionato importante, il CIR è la serie su cui Aci e Aci Sport puntano molto. Al Campionato Italiano vengono rivolti cospicui investimenti, verso i giovani e non solo. Un campionato particolarmente ricco e di alto livello. Ritengo di buon auspicio questa collaborazione, proprio nel momento in cui il CIR sta assumendo un ruolo che va certamente oltre i confini nazionali”.

Nel corso della conferenza stampa si è parlato anche di quelli che sono gli orientamenti futuri della federazione italiana per i rally. Se in Francia si corre con circa 250 chilometri e nel Mondiale Rally con 350 km di PS (ora 220-250 km), in Italia c’è “la speranza e l’impegno per tornare ad una situazione simile all’era pre-Covid, se non uguale a quella del 2019”. Parole cariche di fiducia, quelle del presidente Sticchi Damiani, che fanno ben sperare nel ritorno ad un chilometraggio adeguato dei rally CIR.

E fiducia ha espresso anche Rogano su un graduale ritorno alla normalità, senza dimenticare da dove siamo partiti, cioè da un lockdown generale, e dove siamo arrivati, all’edizione 2021 del Campionato Italiano Rally. Un’edizione importante, per una ricorrenza importante.

“Abbiamo cercato di salvaguardare tutte le parti, ma in particolare quei clienti che fanno investimenti, come i noleggiatori. Abbiamo cercato di dare la possibilità a tutti di lavorare”, ha spiegato Rogano. “E’ stata una scelta precisa. Ci credo ancora”, ha ribadito Sticchi Damiani. E fa bene, visto che ha portato tre GP e due gare del WRC in Italia nel 2020, hannus orribilis dei rally e, prima di tutto, dell’umanità.

Toccato anche il “capitolo”, annoso, dei calendari gare sovraffollati. “Ritengo che diminuire il numero delle gare e allungare le stesse sia una buona idea”, spiega Marco Rogano, che aggiunge: “Anche io sono un ex-rallysta che ama il passato e i rally d’antan. Ma devo trovare il compromesso con la modernità e le risorse. Sono convinto che diminuire il numero di gare a calendario e dare più chilometri ai rally permette un risparmio sul budget totale dei team e, appena tutto si sarà normalizzato, speriamo presto, ci impegneremo ad andare in questa direzione. Almemo ci proveremo”.

Sappiamo che la buona volontà e l’operosità in Aci Sport non manca e per questo auspichiamo che, con il dovuto tempo, l’impegno federale sia quello di ridare dignità chilometrica e sportiva al CIR (anche alzando le velocità medie), di creare una vera entry level a basso costo per gli aspiranti rallysti italiani e di ritrovare interlocutori di un certo livello, come appunto grandi aziende disposte a mettere il proprio nome al fianco di un Campionato che inventò il professionismo rallystico a livello nazionale.

Marco Baroncini: ”Nessuna contrapposizione Campedelli-Aci Sport”

La notizia che il Collegio di Garanzia dello Sport del CONI, che è una sorta di Corte di Cassazione dello sport (quindi che “cassa” inesattezze dei vari tribunali federali ristabilendo la verità), ha annullato le decisioni del tribunale sportivo di Aci Sport, ha dato adito a diverse polemiche e anche ad infausti abbinamenti.

In particolare sui social, dove l’ignoranza spesso fa effetto calamita, l’accostamento più frequente era che Simone Campedelli e Armando Donazzan avessero vinto contro l’Aci Sport, qualcuno parlava ancora di Csai… Confusione che ha ingenerato ancor più confusione con titoli inneggianti ad una presunta rivalsa in sede giudiziaria.

Facciamo un attimo chiarezza. Non è Simone Campedelli, e neppure Armando Donazzan, ad aver vinto contro Aci Sport. E’ semplicemnete accaduto che il tribunale di Aci Sport (ma Aci Sport non c’entra) ha mal sentenziato e che un organo superiore di garanzia ha cassato tutte le inasattezze e gli errori contenuti nella sentenza dei giudici che si sono occupati del caso. In pratica, sarebbe giusto dire che grazie all’impegno dell’avvocato Marco Baroncini è stata ristabilita la verità.

E cioè che non si poteva assegnare il tempo imposto, ad esempio, a Luca Rossetti e pensare di escludere Simone Campedelli. Se dai il tempo imposto lo si da a tutti, anche perché se è vero che Rossetti ha forato a causa dei chiodi, è altamente probabile che Campedelli abbia forato sugli stessi chiodi. Ce lo conferma l’avvocato Baroncini in persona: “Confermo che non c’è alcuna contrapposizione tra Campedelli e la federazione sportiva e neppure tra Donazzan e Aci Sport. I miei clienti hanno grande rispetto della federazione. Eravamo convinti che nella sentenza della Corte d’Appello federale ci fossero delle inesattezze e ci siamo rivolti alla Corte superiore. Potevano darci torto. Invece, ci hanno dato ragione”.

Gli hanno dato ragione: adesso si attendono le motivazioni per capire come il nuovo Collegio sarà costretto a riscrivere la sentenza e chissà che entro la fine del 2021 si possa sapere chi davvero ha vinto il Tuscan Rewind dei chiodi e il Campionato Italiano Rally 2019. Sicuramente tutto ciò non fa fare una bella figura alla massima serie Tricolore italiana…

Carta canta: CONI vs Aci Sport, titoli CIR 2019 non assegnati

Per dirla in due parole: il Tribunale del CONI “sbugiarda” quello federale di Aci Sport, ribaltando totalmente la sentenza che riguarda le forature del Tuscan Rewind 2019, ultima prova del Campionato Italiano Rally. Infatti, con la 00289/2021, il Collegio di Garanzia dello Sport del CONI ha accolto interamente il ricorso di Orange1 Team, M-Sport e dei conduttori Simone Campedelli e Tania Canton.

E a dire il vero, il Collegio del CONI lo ha fatto anche in tempi brevi, un paio di mesi, rispetto ai tempi biblici che si era preso in precedenza l’organo di giustizia sportiva di Aci Sport: 9 mesi per partorire una sentenza che ha provocato sete di giustizia e, di conseguenza, la reazione delle parti in causa, cioè rivolgersi ad un tribunale superiore.

Il Collegio ha annullato la sentenza della Corte Sportiva di Appello Aci Sport, rinviando il giudizio alla stessa Corte in diversa composizione collegiale e disponendo che quest’ultima si uniformi ai principi di diritto enunciati dal collegio medesimo. Come conseguenza, il titolo CIR 2019 Piloti e Costruttori è nuovamente in discussione e dovrà essere di nuovo assegnato.

CONI vs Aci Sport, titoli CIR 2019 in ballo

Il presidente Mario Sanino e il relatore Giuseppe Musacchio hanno attentamente analizzato la situazione e le prove fornite e hanno stabilito – senza mettere in dubbio che i chiodi c’erano – che il tempo forfettario assegnato potrebbe aver danneggiato le parti in causa, che non corrono nel CIR per diletto, bensì per professionismo investendo ogni anno ingenti capitali. Com’è noto, l’applicazione in differente maniera del tempo di gara ribalterebbe il verdetto della classifica di Campionato.

“Nel giudizio iscritto al R.G. ricorsi n. 120/2020, presentato, in data 23 dicembre 2020, dalla società Orange 1 Electric Motors SpA, con pseudonimo Orange 1 M-Sport Rally Team, avverso la sentenza rubricata al n. CS 6/20, emessa dalla Corte Sportiva d’Appello ACI-Sport in data 9 ottobre 2020, le cui motivazioni sono state pubblicate e rese note alla ricorrente, a mezzo PEC, il successivo 15 dicembre 2020, con la quale la Corte ha rigettato l’appello proposto dalla suddetta istante avverso la Classifica Ufficiale Definitiva della manifestazione denominata “10° Tuscan Rewind 2019”, così come modificata dalla Giunta Sportiva ACI, a seguito della decisione adottata in Roma il 22 gennaio 2020, con cui è stato attribuito a Luca Rossetti, Citroen C3 R5, un tempo imposto forfettario sull’ultima prova speciale della gara Torrenieri – Castiglion del Bosco”, si legge nella sentenza originale.

“Annulla con rinvio la decisione impugnata, rubricata al n. CS 6/20 del 9 ottobre 2020, rimettendo alla Corte Sportiva d’Appello ACI-Sport per la uniformazione ai principi di diritto enunciati in parte motiva. Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate nella misura di € 2.000,00, oltre
accessori di legge, in favore della ricorrente Orange 1 Electric Motors SpA. Dispone la comunicazione della presente decisione alle parti tramite i loro difensori anche con il mezzo della posta elettronica”.

Parola di Armando Donazzan

“Ringrazio l’avvocato Marco Baroncini per l’obiettivo raggiunto. Sono molto soddisfatto del risultato ottenuto, perchè dimostra che le tesi portate hanno una valenza giuridica. Rimaniamo in attesa, in ogni caso, del passo conclusivo, che, ci auguriamo vada nella direzione richiesta ed auspicata dal CONI, con la ri-assegnazione del Titolo piloti e costruttori”, ha spiegato Armando Donazzan, patron della Orange.

“Sento questo primo e importante risultato solo ed esclusivamente di Orange1 e del pilota Simone Campedleli, perchè tutti i partner con cui abbiamo collaborato, nel momento in cui dovevamo tutti essere solidali, per diversi motivi, per noi inaccettabili ed incomprensibili si sono dileguati”.

Sarah McFadden: ipovedente che può correre in Irlanda

La community rally DriveTribe ha intervistato nei giorni scorsi la copilota Sarah McFadden, rallysta ipovedente che in Irlanda corre senza nessun tipo di problema. Sarebbe una notizia locale, irlandese, se non fosse che in Italia abbiamo un navigatore ipovedente a cui non è permesso di correre, che resta costantemente escluso dalle competizioni rallystiche.

Come abbiamo spiegato qui, purtroppo, per il nostro Francesco Cozzula il problema non è l’essere ipovedente, bensì sono i regolamenti e l’assenza di eventuali deroghe, ove possibile. Vale la pena scoprire la storia di Sarah McFadden per ragionare sulla paradossale situazione che da qualche anno si trova a vivere Cozzula, sperando che possa contribuire in qualche modo a risolvere il problema che abbiamo in Italia.

“Sono una pilota di rally con una differenza. Sono affetta da albinismo che è una condizione in cui manca un pigmento nei miei capelli, nella mia pelle e nei miei occhi. Quindi ho la pelle pallida, i capelli bianchi e gli occhi rossi e ho anche il nistagmo, che significa che i muscoli nella parte posteriore degli occhi non sono completamente sviluppati e così si muovono costantemente da un lato all’altro. Avere entrambe le condizioni mi ha lasciato gravemente ipovedente sin dalla nascita. Ma nel luglio 2018, sono diventata la prima navigatrice ipovedente a gareggiare nei rally irlandesi”.

La passione di Sarah per i rally si perde nella notte dei tempi. “Sono stata interessata ai rally per tutta la vita. Entrambi i miei genitori sono stati coinvolti nei rally a tutti i livelli e fin da piccola sognavo il giorno in cui avrei fatto un rally. Crescendo, volevo seguire le orme di entrambi i miei genitori e diventare una pilota di rally, ma sfortunatamente quando avevo 12 anni ho scoperto che a causa della mia disabilità visiva non mi sarebbe mai stato permesso di ottenere la patente di guida”.

“Sebbene fosse una pillola difficile da ingoiare, mi sono subito resa conto che, sebbene non potessi ottenere una patente, sarei potuta diventare navigatrice. Quindi, nel luglio 2018, ho fatto domanda a Motorsport Ireland, che è l’organo di governo del motorsport in Irlanda, per una licenza di navigazione e dopo aver superato un controllo medico ho ottenuto la mia licenza per navigatori rally”.

Sarah McFadden è a tutti gli effetti una copilota rally ipovedente e da qualche anno ormai, poco dopo che l’Italia non consentiva più a Cozzula di ottenere la licenza, si diverte scorrazzando liberamente in tutte le PS del suo Paese. Come è stato possibile? In Irlanda hanno un regolamento agile, libero da burocrazia e da norme inutili e per essere copilota non è necessaria la patente. Ovviamente, anche l’Irlanda è riconosciuta dalla FIA e la stessa FIA che pare essere il problema di Cozzula non ha nulla in contrario.

Insomma, c’è una sola soluzione: cambiare il regolamento in Italia, essendo certi adesso che, dal 2018, alla FIA non pare importare il fatto che una federazione sensibile deroghi consentendo i rally anche ad uno o ad una copilota ipovedente e quindi sfornita di patente. L’auspicio è che si possa legiferare in questa direzione, anche perché, come è noto, essere portatore di disabilità non è una colpa.

Undici i piloti che Aci Sport aiuterà tra CIR, CIRT ed ERC

Alla fine, come previsto dalla questione scaramantica, la comunicazione dei piloti che saranno supportati da Aci Sport è arrivata il 18 febbraio. Dovevano essere sei, un tentennamento li aveva ridotti a quattro, poi elevati a sette, ma alla fine diventati undici. Una squadra di calcio senza riserve. Positivo il fatto che la federazione abbia trovato risorse per tutti.

Undici piloti avranno un aiuto in più, comunque importante, per organizzare al meglio i loro programmi sportivi. Rappresenteranno tutti Aci Team Italia e dovranno giocarsi al meglio questa chances in ottica 2022, quando si auspica che il team federale possa concentrarsi davvero sulla crescita di soli due giovani da portare nel Mondiale Rally, ovviamente a prescindere dagli aiuti che vorrà comunque coriandolizzare a chi vuol correre in Italia…

Nove piloti nel Campionato Italiano Rally, una pilota nel Campionato Italiano Rally Terra e uno nel Campionato Europeo. Come avevamo annunciato nei giorni scorsi, i nomi sono quelli di Fabio Andolfi, Luca Bottarelli, Tommaso Ciuffi, Damiano De Tommaso, Andrea Mazzocchi e Marco Pollara. Non c’è Andrea Nucita, che ci sarà ma non come Aci Team Italia. A loro si aggiungono, sempre nel CIR, Andrea Crugnola, Alessio Profeta e Alessandro Re, anche se il nome di quest’ultimo era già circolato nei giorni scorsi.

Nel Campionato Italiano Rally Terra la portacolori di Aci Sport sarà la lombarda Rachele Somaschini. Nel Campionato Europeo Rally sarà invece il vicentino Alberto Battistolli, già nelle file del team federale la scorsa stagione. Fioccano le polemiche online, tra forum e social network. C’è chi chiede perché non è stato preso in considerazione Luca Panzani. C’è chi chiede spiegazioni sulla scelta di Crugnola, che non è considerato giovane. Ma questi non sono contributi per under, bensì per meriti sportivi. E Crugnola ha in più occasioni dimostrato il suo valore.

Quel programma CIR di Aci Sport e i ”Magnifici 7”

Il 17 febbraio, al massimo il 18 per scaramanzia, dovrebbe essere il gran giorno dell’annuncio ufficiale della rosa di piloti che saranno aiutati da Aci Sport nel 2021 con programmi orientati alla disputa del CIR. Lo avevamo anticipato giorni fa (puoi leggere qui) e siamo lieti di riconfermarlo, perché è giusto che una federazione sportiva aiuti degli atleti per meriti sportivi. Non tutte le federazioni lo fanno, Aci Sport in questi anni lo sta facendo, seppure in un percorso disseminato da errori.

Errori, sì, perché se l’obiettivo di Aci Team Italia era quello di portare in pianta stabile un giovane nel Mondiale Rally è fallito miseramente, se invece l’obiettivo era solo quello di portare un giovane italiano a fare un giro nel Mondiale Rally, allora seppure centrato era sbagliato come obiettivo di partenza perché inutile. Delle due l’una e che ciascuno tragga le proprie conclusioni.

Quest’anno Aci Sport cercherà di non sbagliare, o quantomeno di non riproporre le ingenuità già commesse. Ci riuscirà? Lo sapremo a breve. Questione di ore. Nei giorni scorsi, una fonte federale solitamente attendibile ci ha svelato che c’era una rosa di sei nomi che la federazione è disponibile ad aiutare per un programma nel Campionato Italiano Rally 2021 con circa 50.000 euro a testa.

I piloti che erano in fase di accreditamento agli occhi della federazione, in quel momento, erano Damiano De Tommaso, Marco Pollara, Tommaso Ciuffi, Andrea Mazzocchi, Fabio Andolfi e Andrea Nucita. Si apprende ora che il programma di aiuto potrebbe restringersi a soli quattro piloti. Ci sarebbe, quindi, il forfait di due piloti che non riescono ad avere il budget necessario per correre una stagione nel CIR?

Altri rumors attendibili, che sono destinati a trovare una risposta a breve, sono relativi ai nomi dei quattro, che farebbero parte di questa nuova rosa di nomi. Dato per scontato Mazzocchi, che ha vinto un premio nel 2020 da incassare nel 2021, Ciuffi resta in corsa per un programma nel CIR e Andolfi, Andolfi non si sa (“…mi dici una cosa che non so, io vorrei correre nel Mondiale, altrimenti ho tanti impegni di lavoro”). In tutto questo contesto nebbioso, sbuca il nome di Luca Bottarelli, un giovane certamente meritevole di avere la sua chances nel massimo-minimo Campionato Italiano.

Ma Pollara, De Tommaso e Nucita? Vero, nulla è deciso in via definitiva e il 17 febbraio è il gran giorno delle decisioni. C’è solo da sperare che chi è chiamato a decidere abbia riposato bene la notte prima e possa trovare il budget sufficiente a sostenere i sei programmi originari, oltre a quello di Bottarelli. Chi lo fa potrebbe essere meritevole di un applauso per aver dato una mano ai “Magnifici 7”.

Aci Sport ascolti i preparatori-noleggiatori

Gli strascichi del 2020 e della dichiarata pandemia di Covid-19 si sentono, si riflettono molto anche sul nostro sport, che però quest’anno ha bisogno di accendere i motori presto. Ne ha più bisogno dell’anno scorso, perché il 2020 è stato drammatico: i preparatori-noleggiatori, che sono un’altra colonna portante del rallysmo hanno lavorato un terzo rispetto al 2019.

E prima che scoppiasse l’allarme coronavirus, che ci ha trascinati nel baratro da marzo 2020, molti di loro avevano fatto importanti investimenti. Chi vetture nuove e chi kit di aggiornamento. Bisogna aiutare loro, in questo momento, forse un pelino in più dei organizzatori. Questi ultimi hanno visto grandi numeri alle loro gare nel 2020.

Invece, molti preparatori hanno dovuto chiedere la sospensione dei mutui con le banche e hanno iniziato a noleggiare R5 a 6.000 euro in gare CIR, perché c’era chi già lo faceva. Cifre ridicole che, se da un lato rendono più abbordabili le vetture della classe regina in Italia, dall’altro dovrebbero farci riflettere sul rischio che la qualità e la sicurezza di alcune vetture si abbassi. “Motorsport in dangerous” per natura e non c’è bisogno dell’aiuto umano.

Sommario RS febbraio 2021

RS ha parlato con molti di loro e abbiamo pubblicato solo una parte delle interviste fatte per ragioni di spazio. Quasi tutti sono molto preoccupati. C’è chi parla di “giungla del noleggio” nei parchi assistenza e chi preferisce lavorare solo con l’estero per non dover subire concorrenza sleale. Non sappiamo da quale parte stia la verità.

Noi siamo solo semplici “passa carte”, ma è certo che questo è un grido d’allarme che bisogna raccogliere, a cui bisogna prestare attenzione. Se è giusto, ed è giusto, che Aci Sport sappia come si chiamano tutti i meccanici di un determinato parco assistenza, è ancor più giusto che controlli bene quali e quanti sono i preparatori-noleggiatori (assemblatori da quando ci sono le Gruppo R).

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Licenza assistente meccanico: guida all’uso

Una storia che sa di barzelletta. Se ti chiama un pilota per chiederti informazioni e chiarimenti su una scelta di Aci Sport, spesso, significa che c’è qualcosa che non va. Già quando squilla il telefono, senti che intorno a te l’aria non ha più lo stesso odore. Se il tuo telefono squilla di nuovo ed è un navigatore che aveva fatto tre licenze di assistente meccanico (padre, madre e fidanzata), poi ti chiama il preparatore, che di licenze di assistente meccanico ne ha fatte sei (per i suoi meccanici) più altre tre (per moglie e due figli), e il telefono squilla ancora e tutti chiedono la stessa delucidazione, allora è confermato: c’è qualcosa che non va.

Cosa c’è che non va? A volerva sintetizzare con due massime potremmo abbinare in modo sequenziale “l’occasione fa l’uomo ladro” con “tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino”. Cerchiamo di essere più chiari: ad inizio anno, in assenza di comunicazioni, avevamo fatto un giro di vari Automobile Club Provinciali. Ma solo per capire e per raccontare ai nostri lettori. Tutti gli Automobile Club contattati ci avevano spiegato la procedura, che era chiara e semplice, e ci avevano confermato che la licenza meccanico auto era assolutamente obbligatoria per entrare nei parchi assistenza e che costava 30 euro.

Anche la federazione italiana aveva emesso successivamente alla nostra inchiesta una nota ufficiale in cui aveva ribadito che la licenza assistente meccanico era obbligatoria e ne promuoveva pure i benefici della copertura assicurativa. Dunque, corsa alla licenze assistente meccanico: fidanzate, concubine, amici e amici degli amici. Migliaia e migliaia di persone hanno fatto questa “benedetta” licenza, generando un introito non indifferente nelle casse dell’ACI, ma proponendoci anche la classica “situazione all’italiana”: assalto alla licenza assistente meccanico per entrare tutti appassionatamente nei parchi assistenza, nei parchi chiusi e così via.

Fatevene una ragione: la licenza assistente meccanico è obbligatoria. Ma lo è solo per gli assistenti dei meccanici. E il numero massimo è sempre di sei persone per ogni team. I controlli sono previsti ma non si sa bene chi li effettuerà. Potrebbero essere fatti, ma anche no. E qui ci viene una domanda, spontanea, siamo certi che tutti gli organizzatori saranno così ligi e precisi nel registrare solo meccanici con la licenza, pur conoscendo le falle del sistema meglio di noi?

Poi, c’è un secondo paradosso. I parchi assistenza e i parchi chiusi, per essere inaccessibili, dovranno essere chiusi e controllati. Altrimenti, scusate se lo facciamo notare, diventa una presa in giro obbligare alla licenza qualcuno e ai braccialetti qualcun altro, se poi nel PA potenzialmente ci può entrare chiunque e più o meno da qualunque parte. Prima domanda chi controllerà in questo caso? Non si sa. Seconda domanda: a carico di chi sono le spese di chiusura e della creazione di accessi sorvegliati per i PA e per i PC? Ma degli organizzatori, ovviamente.

In Aci Sport devono essersi accorti di questo eccesso di richiesta di licenze assistente meccanico e con una nota del 4 febbraio 2021 dal titolo “Specifiche sull’applicazione del Protocollo anti Covid-19 nel Motorsport”, si comunica relativamente a chi deve fare uso del braccialetto di riconoscimento che di questi fanno parte anche “i titolari di licenza di assistente meccanico”. E poi si aggiunge: “Precisiamo che tale licenza è stata istituita esclusivamente per permettere a tutto il personale tecnico, finora privo di specifica licenza, che fa parte dello staff del concorrente di accedere nelle aree riservate di una manifestazione per poter effettuare i necessari lavori sulle vetture in gara”.

Per parenti, amici e sponsor resta valido che “eventuali accompagnatori non hanno necessità di essere in possesso di una licenza sportiva e sono ovviamente privi di copertura assicurativa”. Ma ovviamente devono rientrare nel numero massimo consentito dal protocollo anti Covid-19. Insomma, se qualcuno voleva fregare è rimasto fregato e ha regalato qualche soldino in più ad Aci Sport, mentre chi aveva, ad esempio, solo due meccanici, potendo averne fino a sei beneficerà certamente della situazione.

Ad maiora semper

Amarcord e lezioni dal passato: il valore dei rally

Il 26 maggio del 1953, al campo base a poche centinaia di metri dalla vetta dell’Everest, c’erano tutte le condizioni per poter desistere, mollare tutto e tornarsene a casa. Da tre giorni, infatti, imperversava una bufera con venti che sfrecciavano a 60 all’ora e temperature inferiori ai -20 gradi. Ma Edmund Hillary e Tenzing Nogray, sapevano che solo tra maggio e giugno si presentano le condizioni ideali per tentare l’assalto agli 8.849 metri dell’Everest ed allora si voltarono indietro per guardare fino a dove erano arrivati e come lo avevano fatto.

Pensarono a Mallory ed Irvine che ci avevano provato tre volte tra il 1921 ed il 1924 e che non erano più tornati, pensarono ai 300 uomini che li avevano accompagnati in questa spedizione ed ai loro compagni che ci avevano provato qualche giorno prima senza successo ed avevano visto la morte in faccia. Fu così che capirono come trovare le forze fisiche e mentali per portare a termine l’impresa che li consegnò alla gloria eterna, primi tra tanti, ad arrivare sulla vetta del mondo.

Una storia affascinante e che ci suggerisce, come ogni tanto, soprattutto nei momenti difficili, sia importante voltarsi indietro e guardare al passato per trovare la via giusta. Ed è proprio in questa situazione che si trovano i Rally, stretti tra la morsa di una crisi economica di scala mondiale ed un management che brancola nel buio, sparando in tutte le direzioni senza quasi mai centrare un bersaglio. Sono fermi lì al campo base in attesa di tempi migliori come Edmund e Tenzing. Ed allora ho voluto provarci io a guardare indietro per capire come siamo arrivati a questo punto.

Vincere nei rally conta…va

Dal mio scaffale dei ricordi ho preso una celebre rivista di settore della metà degli anni Settanta, Autosprint, ed ho trovato una pionieristica guida per lo spettatore inerente il Rally del Friuli e delle Alpi Orientali del 1973 scritta da una penna importante come quella di Carlo Cavicchi. L’argomento viene introdotto spiegando al lettore come i rally siano gare che “per venir gustate sino in fondo richiedono un sacrificio non indifferente, perché non è sufficiente come per le gare in circuito o in salita sistemarsi dove meglio si crede per vedersi tutto lo spettacolo.

Nei Rallies occorre immedesimarsi nell’impegno di quelli che corrono e cercare di seguirli il più possibile”. Eh già perché i Rallies come si usava scrivere all’epoca, sono tosti, roba da duri, mettono a dura prova gli equipaggi, le vetture e le assistenze al seguito, ed è proprio questa la carta vincente che giocano nel mondo dell’automotive: vincere nei Rallies è un fatto da reclamizzare perché significa avere un prodotto di qualità.

Questa costante la troviamo nelle pubblicità come quella della Kleber, che sottolinea come i suoi pneumatici hanno vinto il rally di turno e che come azienda sono impegnati nella disciplina anche per collaudare nuove tecniche d’avanguardia con cui sono realizzati i propri prodotti. Non a caso, il loro motto è “primi dove è più difficile vincere”. Man mano che si sfogliano le pagine, le pubblicità a tema continuano, come nel caso della Simca che ha denominato Rallye la declinazione sportiva della sua berlina 1000 e la descrive come “la sportiva da competizione fatta per correre e per vincere”.

Altri costruttori come Opel e Lancia pubblicizzano i loro successi nei Rallies ponendo l’accento ancora una volta sulla durezza delle competizioni cui prendono parte evidenziando il grande numero di chilometri percorsi o l’elevato numero di ritiri tra i partecipanti. Qualche anno dopo, con la scelta di far correre la Stratos, Lancia dimostra come i Rally possano anche far sviluppare tecnologie d’avanguardia, dominando la scena in maniera talmente importante da costruire un immagine nuova e più fresca per la casa di Chivasso, almeno fino all’arrivo dell’Audi.

I tedeschi decidono di far debuttare la loro nuova arma con trazione “quattro” proprio nei Rally, determinando un cambiamento epocale nella storia dell’automobilismo commerciale e sportivo. La trazione integrale diventa sinonimo di sicurezza ed accompagnata dal motto “all’avanguardia della tecnica”, si aprono le porte del settore Premium alla casa di Ingolstadt facendo così diventare cigno quello che fino a quel momento era solo un brutto anatroccolo. Nei primi anni 80, per i costruttori, i Rally si confermano contemporaneamente il miglior banco prova e la migliore pubblicità per i propri prodotti.

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Tiziano Borsa e Alex Colombo deferiti alla Procura Federale

Tanto va la lingua su Facebook che ci lascia lo zampino. L’antico proverbio potrebbe essere riadattato così, in un mondo in cui tutte le frustrazioni confluiscono in un bar virtuale, quello del social network più deteriorato del Pianeta, e che lì si auto-alimentano crescendo a dismisura e dando vita ad episodi di cyberbullismo. Ma ovviamente non è sempre così. E non tutto di Facebook può essere considerato negativo

A volte la creatura di Zuckerberg è un mezzo che serve a denunciare situazioni di pericolo, ingiustizie e censure. Pro e contro di un mondo libero… Quel che è certo, ma vi avevamo già messo in guardia in passato, è che i licenziati Aci Sport non possono o non devono permettersi di lasciarsi andare a considerazioni che la stessa federazione – che si regge sui soldi da loro versati nelle sue casse – potrebbe decidere di reputare offensive.

Era già successo (ne avevamo parlato qui) che qualche pilota venisse deferito alla Procura Federale per epiteti ritenuti ingiuriosi e diffamatori e poi venisse condannato dal Tribunale Federale. All’epoca c’era capitato il signor Andrea Barbieri, non il nostro amico della Metior, un omonimo, questa volte c’è capitato il piemontese Tiziano Borsa e ad Alex Colombo.

Nel frattempo, però, è cambiata una cosa: è stata addirittura istituita una apposita Commissione Interdisciplinare (che esisteva già ai tempi della CSAI) per contrastare “il fenomeno della maleducazione nello sport”. Un segnale forte che la federazione ha voluto mandare. In questa Commissione il presidente è l’ingegnere Angelo Sticchi Damiani e il suo vice presidente è Daniele Settimo. Siedono nella stanza dei bottoni Alessandro Battaglia, Paolo Cantarella, Marco Cascino, Pasquale Cilento, Gianluca Marotta, Giancarlo Minardi, Ferdinando Parisi, Raffaele Pelillo e Alessandro Tibiletti.

Tornando a Tiziano Borsa: il driver si era sfogato su Facebook per una vicenda che lo aveva visto diretto protagonista al Rally Città di Torino 2020. E adesso è stato deferito alla procura federale Aci Sport. La fase di indagine è praticamente chiusa. Il deferimento equivale ad un rinvio a giudizio. Ma non è passato un po’ tanto tempo dal Città di Torino?

Adesso, Tiziano Borsa sarà costretto a difendersi e se non gli andrà bene il primo grado e da lì potrebbe iniziare un calvario di infiniti gradi di giudizio e appello (tre gradi in Aci Sport, tre al Coni e poi eventualmente il Tar), salvo decidere di non rinnovare la licenza e chiudere con lo sport che ha nel cuore, a cui tanti controsterzi ha regalato e altrettanti applausi ha ricevuto. E sarebbe un peccato dopo 40 anni…

Cosa aveva scritto Tiziano Borsa sul Torino?

Nell’atto di deferimento alla Procura Federale ci sono degli estratti delle frasi, ma questo non rende possibile al lettore capire cos’è successo in quell’occasione, per cui, per trasparenza, pubblichiamo il messaggio integrale postato su Facebook da Tiziano Borsa in data 12 settembre 2020.

“Rally Città di Torino direzione gara vergognosa, gestita da persone incompetenti che trattano gli equipaggi come delle (c’è un’icona di escremento, ndr). Premetto che non è da me fare certe affermazioni. Però il rally città di Torino (tante icone di pollice verso il basso, ndr) questo naturalmente non per quello che è successo a me da un errore mio. Ma dalla gestione del recupero auto da parte della direzione gara, di conseguenza dei capi prova ed a scendere sino agli addetti al Carroattrezzi”.

“Abbiamo chiesto subito al commissario di avvisare il capo prova e di conseguenza la direzione che la macchina era in una posizione abbastanza pericolosa, per la macchina, per chi poteva schiacciarsi contro. C’è stato risposto che a fine primo giro a riapertura strada sarebbero venuti a recuperarci”.

“Cosa che non è avvenuta assolutamente anche dopo una vivace telefonata in direzione gara, dove mi veniva risposto che la mia macchina non ingombrava la strada e quindi non era un problema loro. Partiamo dal presupposto che una risposta del genere da chi dirige una gara non si dovrebbe mai sentire, ma si dovrebbe cercare di dare una mano ai piloti, meccanici, tutto l’indotto che gira attorno alla manifestazione”.

“Premetto che la strada fra il primo e il secondo giro è stata aperta circa un’ora, ma è stato vietato al Carroattrezzi di muoversi e ancora di più al nostro team di entrare in prova e recuperarci, sempre da direzione gara. Teniamo conto che iscrizione alla gara a mio avviso è cara e salata, che si paga la licenza a inizio anno, quindi si pretende almeno di essere considerati, cosa che la figura che gestisce la direzione gara non ha proprio voluto sentire in nessun modo, togliendosi ogni responsabilità per darla ad altre figure operanti sulla prova”.

“Fatto sta che siamo rimasti dalle nove del mattino alle sette di sera ad aspettare un recupero, senza poter mangiare qualcosa o bere qualcosa. Posso dire con sicurezza di aver telefonato al mondo intero per poterci recuperare, un recupero della durata di 10 minuti, visto che la macchina era poco giù dalla carreggiata, ma nulla, non c’è stato verso, sempre la solita risposta che “ non era un problema suo”.

“Ora l’incazzatura è quasi passata, però il tipo in questione può solo ringraziare che ero a tanti chilometri di distanza, perché se no le facevo vedere io di chi era il problema! Odio essere preso in giro, bastava dirmi una qualsiasi cosa sensata e io sarei stato zitto e non avrei scritto questo post, però mi sento in dovere di informare tutti gli equipaggi che negli anni futuri decideranno di fare questa gara, di non iscriversi più ed andare a farne un’altra molto più ben gestita”.

“Qui in questa manifestazione abbiamo rasentato la stupidità totale di chi gestisce le cose, quindi non posso che dare un giudizio molto molto negativo su tutto quanto è successo. Da parte mia sicuramente non ci sarà mai più la partecipazione a questa manifestazione, perché a mio avviso è la peggiore che ci possa essere in Italia. E questo mi permetto di dirlo avendo superato le 300 gare effettuate negli anni. Se le persone che dirigono le gare non sanno fare il suo mestiere o non sanno prendersi le responsabilità perché non hanno le cosiddette “palle”, possono benissimo fare i pensionati e portare il cane a fare pipì! Ripeto una gara diretta vergognosamente ed in modo assurdo con uno scaricabarile all’infinito, da persone incompetenti!”.

La procura federale Aci Sport contesta “una gara diretta vergognosamente ed in modo assurdo con uno scaricabarile all’infinito, da persone incompetenti!”. E poi una serie di frasi scritte come commenti nel post, in cui Borsa a dire della procura federale avrebbe dato dei “gran mafiosi” ai componenti della nostra federazione. Per questo, la Procura chiede che il Tribunale federale condanni Borsa e Colombo al pagamento di 800 euro. La segnalazione partì dal direttore di gara.

Il CIR 2021 e quei preoccupanti silenzi

Ma del CIR si sa qualcosa? CIR… di Rodolfo De Benedetti? No, no, non Compagnie Industriali Riunite. Del CIR… Del Campionato Italiano Rally, quello organizzato da Aci Sport che recentemente ha portato il montepremi a decinaia e decinaia di migliaia di euro. Hanno fatto girare pure una tabella su tutti i blog… Ma questa?

  • € 40.000,00 per il vincitore del Campionato Italiano Rally.
  • € 75.000,00 per il Campionato Italiano Rally Junior destinati per un programma in un campionato internazionale nella stagione successiva. Un ulteriore montepremi in pneumatici verrà a breve inserito.
  • € 60.000,00 per il Campionato Italiano Rally Asfalto (40.000 al 1° -15.000 al 2° – 5.000 al 3°).
  • € 35.000,00 per il Campionato Italiano Rally Asfalto Due Ruote Motrici (10.000 al 1° – 7.000 al 2° – 3.000 al 3° +15.000 al 1° classificato CIRA Due Ruote Motrici Under 25 – premio cumulabile con il premio del CIRA Due Ruote Motrici condizionato alla partecipazione al Campionato Italiano Junior 2022).
  • € 15.000,00 per il vincitore del Campionato Rally WRC.
  • € 15.000,00 per il vincitore del Campionato Italiano Rally Terra.
  • € 10.000,00 per il vincitore assoluto della Finale Nazionale ACI Sport Rally Cup Italia.
  • € 2.000,00 per il vincitore di ogni classe, Femminile ed Over 55 della Finale Nazionale ACI Sport Rally Cup Italia.
  • € 20.000,00 per il vincitore della Coppa Under 25 nella Finale Nazionale ACI Sport Rally Cup Italia (premio subordinato alla partecipazione al Campionato Italiano Rally Junior della successiva stagione sportiva).
  • € 20.000,00 per la Coppa Under 25 Due Ruote Motrici nella Finale Nazionale ACI Sport Rally Cup Italia (premio subordinato alla partecipazione al Campionato Italiano Rally Junior della successiva stagione sportiva).

Sì, sì, questa. Il CIR 2021 al momento non dà segni di vita. Un malato in agonia. Ma non ci sono più i Costruttori, gli ufficiali? Citroen si era “ritirata/defilata” già nel 2020. Motivazione: la crisi economica che sarebbe derivata dall’epidemia. In realtà attendeva nuove direttive dalla fusione societaria che avrebbe portato alla nascita di Stellantis e ha trovato una comoda scusa.

E Peugeot? Beh, il Leone Rampante c’è. Ma chi schiera? Paolino Andreucci? C’è nel senso che fitta macchine nel suo storico trofeo. Coltiva clienti. E quindi ci sarà anche FPF che queste macchine dovrà pur gestirle. E poi? E poi basta. Tutto annega nel silenzio. Ma i semi professionisti come Andrea Crugnola e Giandomenico Basso? Il primo vorrebbe esserci, ma sta riscontrando tante difficoltà. Basso è diventato organizzatore del Rally della Marca e con questi chiari di luna non stupirebbe se decidesse di pensare solo alla sua gara…

E nel CIR chi ci corre? Al momento nessuno! Ma siamo a febbraio… Ma questi montepremi faraonici non hanno fatto breccia nel cuore degli appassionati? Tutti questi soldi non attirano campioni e aspiranti tali? Pare di no, perché prima di pensare che, forse, si può vincere qualcosa, bisogna anche iscriversi al Campionato. E sono lacrime amare. Le tasse sono tornate quelle del 2020 dell’era pre Covid-19. Invece, i Costruttori non pagano più l’iscrizione. Che fortuna sprecata: non ce n’è neppure uno. Geniale, no? E non dimentichiamo che i premi sono anche condizionati… Cioè possono essere incassati solo a determinate condizioni…

E Simone Campedelli, Paolo Andreucci, gli altri semi ufficiali, cosa fanno loro? Campedelli vuole correre nel CIRT: se deve fare pochi chilometri, visto che le gare sono mutilate (non nel calendario), almeno sulla terra si diverte. Andreucci non dice. Però, fonti ben informate dicono che anche lui pensa al Campionato Italiano Rally Terra. E dove c’è Ucci il divertimento è assicurato.

Ma quindi gli equipaggi che partecipano al Campionato Italiano Rally Terra ravviveranno quelle poche gare sterrate che sono previste nel calendario Tricolore del 2021? Pare proprio di sì, visto che nel CIRT è previsto anche il ritorno del campione in carica, Marco Bulacia, che porterà sulle strade di casa nostra anche il fratello più piccolo, Bruno. In compenso, la federazione per promuovere lo sport si sta preoccupando di trasmettere delle divertenti video news con delle sagge pillole di estratti regolamentari digeribili come la criptonite.

Non vede ma vuole navigare: FIA e Aci Sport lo respingono

Francesco Cozzula è al quinto anno di battaglia personale e non si arrende. Il copilota di Osilo, disabile ipovedente balzato alle cronache per i suoi eccellenti risultati sportivi e per la sua lotta che lo contrappone a due federazioni, quella internazionale e quella italiana di automobilismo, che sostengono di non poterlo autorizzare alle competizioni.

Dal 2017, “le due federazioni mi impediscono nei fatti di fare lo sport che più amo e che ho dimostrato di saper fare per undici anni, grazie alla partecipazione a 69 gare dove ho conquistato anche titoli importanti. Sono l’unico navigatore rally, l’unico disabile visivo ad aver raggiunto questi traguardi”.

Cozzula affida ad una nota stampa la sua rabbia. “Non mi do per vinto e quotidianamente penso a quale azione possa far cambiare idea a chi sta nelle stanze dei bottoni di due federazioni che si fanno portavoce del valore di integrazione e sostegno ai disabili, ma che con i fatti chiudono la porta a una categoria di disabili”.

Cosa c’è di nuovo nella vicenda Cozzula?

A gennaio ci sono state diverse tappe importanti. Mercoledì 13 gennaio la Giunta Sportiva Aci Sport ha discusso il caso di Francesco per l’ennesima volta e da notizie giunte di straforo nulla di buono è scaturito. Il nostro Francesco il 19 gennaio ha chiesto in via ufficiale di conoscere quanto è stato detto nella seduta della giunta sportiva, “ma non è arrivata nessuna risposta. mi domando: perché questo silenzio? Cosa c’è da nascondere?”.

Giovedì 14 gennaio Francesco si è sottoposto alla visita di idoneità medico sportiva per la pratica dello sport automobilistico navigatore rally H. Anche questo anno la visita è stata superata con successo, “come avviene dall’anno 2005”. Nella stessa giornata è stata inviata tramite PEC ad Aci Sport la richiesta di Francesco di poter avere la licenza di navigatore rally H disabile, ma ad oggi nessuna replica.

Venerdì 15 gennaio, Francesco ha ricevuto dall’Istituto di Medicina dello Sport del CONI la relazione medica della visita effettuata in data 13 giugno 2017. Cosa c’è scritto nella relazione rilasciata a Cozzula? “In base alle conclusioni dei nostri specialisti oculista e neurologo, il soggetto presenta evidenti limitazioni oftalmologiche. Si rimanda al GDL Medico ACI per le debite conclusioni”.

“Questo documento mi è stato consegnato dopo cinque anni, e non comprendo il perché della mancata consegna negli anni precedenti, a fronte delle molteplici richieste fatte al CONI e ad Aci Sport”. Sabato 16 gennaio Francesco ha inviato un telegramma al presidente della federazione sportiva internazionale FIA Jean Todt chiedendo di poter parlare con lui. Ma, ovviamente nessuna risposta, anche perché sono passati appena dieci giorni e soprattutto perché Jean Todt in una situazione del genere non è la persona indicata a risolvere il problema.

In ogni caso, dominato dalla rabbia, Francesco Cozzula ha scritto a tutti i consiglieri regionali della Sardegna: Francesco Agus, Andrea Mario Biancareddu, Laura Caddeo, Sara Canu, Roberto Caredda, Emanuele Cera, Giovanni Chessa, Michele Ciusa, Angelo Cocciu, Daniele Secondo Cocco, Giampietro Comandini, Salvatore Corrias, Michele Cossa, Carla Cuccu, Valerio De Giorgi, Roberto Deriu, Michele Ennas, Elena Fancello, Domenico Gallus, Gianfranco Ganau, Dario Giagoni, Eugenio Lai, Gianfranco Mariano Lancioni, Roberto Franco Michele Li Gioi, Diego Loi, Pietro Maieli, Desirè Alma Manca, Ignazio Manca, Alfonso Marras, Annalisa Mele, Giuseppe Meloni, Cesare Moriconi, Pietro Moro, Francesco Paolo Mula, Antonio Mario Mundula, Francesco Mura, Giorgio Oppi, Maria Laura Orrù, Michele Pais, Antonello Peru, Fausto Piga, Rossella Pinna, Andrea Piras, Valter Pischedda, Antonio Piu, Pierluigi Sai, Aldo Salaris, Gian Franco Satta, Giovanni Antonio Satta, Giovanni Satta, Stefano Schirru, Gian Filippo Sechi, Alessandro Solinas, Christian Solinas, Francesco Stara, Giuseppe Talanas, Stefano Tunis, Fabio Usai, Alessandra Zedda e Massimo Zedda.

Nella mail inviata ai politici sardi, manco a dirlo, c’è la storia di Cozzula e tutti i documenti che la caratterizzano, e chiede di poter essere ascoltato e aiutato. Se anche questo andrà a vuoto si vedrà. “Imbarazzante e frustrante – dichiara Francesco – che nessuno mi voglia ascoltare, assurdo che due federazioni non diano a noi disabili visivi l’opportunità di fare sport come è stata data ai ragazzi in sedia a rotelle”. Esatto, perché il problema non è solo di Cozzula, ma di tutti i disabili visivi.

“In undici anni e con 69 gare abbiamo dimostrato con i fatti che noi possiamo gareggiare come i nostri colleghi disabili. A ogni loro obiezione ho replicato con dati e fatti e loro fanno finta di non sentire. Inspiegabile perché non approfondiscano il caso, essendo un’unicità. In questo paese serve fare azioni plateali per ottenere qualcosa o serve avere la fortuna che qualche programma televisivo ti dia la possibilità di farti sentire”.

Il problema di fondo è che diventa inutile guardare al passato nell’ottica in cui prima erano in vigore determinate regole e adesso ce ne sono altre. E in nome della sicurezza vengono fatte rispettare. Poi possono piacere o non piacere, ma ci sono. E d’altra parte, fino ad ora non si è mai vista una prescrizione medica che imponga o autorizzi l’iscrizione ad Aci Sport.

Augurando a Francesco Cozzula il meglio, suggeriamo di rivolgersi alla UISP o a qualche altro Ente di promozione sportiva che sarà ben lieto di accoglierlo in manifestazione più consone e meno veloci dei rally attuali.

Raffaele Pelillo vice presidente FIA di Commissione

L’avvocato teramano Angelo Raffaele Pelillo è il nuovo vice presidente della FIA Electric & New Energy Championship Commission ed è stato confermato alla presidenza della Commissione Aci Sport Energie Alternative e Attività Sperimentali. Un ruolo di assoluto prestigio per un professionista valido e molto appassionato.

Angelo Raffaele Pelillo è titolare dello studio Pelillo & Pelillo Avvocati Associati, specializzato in diritto amministrativo, sportivo e civile. Dal 2017 presiede la Commissione Aci Sport Energie Alternative e Attività Sperimentali con passione e si impegna costantemente per la crescita del settore di competenza.

Sotto il suo impulso, la Commissione ha ampliato le proprie attività, non solo verso l’alimentazione elettrica, ma anche verso metano, biometano e gli altri carburanti alternativi che hanno fatto la storia della mobilità sostenibile in Italia.

Ha quasi cinquant’anni, è abruzzese e vanta un importante passato, presente e futuro nel mondo dello sport. Pelillo ha ricoperto l’incarico di giudice sportivo nel mondo del calcio dilettantistico ed è stato membro degli organi di giustizia di più federazioni sportive all’interno del Comitato Olimpico Nazionale Italiano.

Dopo due anni di serio lavoro, capacità di ascolto e presenza fisica in molte delle gare del calendario mondiale, il Consiglio Mondiale della FIA lo ha indicato come vicepresidente della stessa commissione.

Inchiesta, normativa 2021: questione di classi

Che l’Italia sia restia ad uniformarsi alle normative internazionali, anche alle più semplici, è cosa nota. Ne è la riprova anche l’attuale Governo, che prima di adeguarsi alle norme UE aspetta sempre qualche costosa sanzione, possibilmente successiva a qualche condanna della Corte Europea. Sul piano dell’adeguamento delle categorie rally al resto dei Paesi del mondo, non facciamo eccezione. Se n’è a lungo dibattuto anche nel corso della stagione 2020 (per la verità se ne parla da anni), ma le priorità in quel momento erano altre.

Lo sport doveva ripartire dopo il blocco imposto dai DPCM governativi, ed è stato fatto ripartire egregiamente, contenendo al minimo i potenziali annullamenti delle gare. Ma, adesso, nel 2021 ci siamo entrati con tutti e due i piedi e, fatta salva l’Italia, nel resto del mondo si corre con cinque categorie. Cinque classi numeriche: Rally1, Rally2, Rally3, Rally4, Rally5. Nella normativa Aci Sport ne abbiamo più di trenta, trentasei per la precisione se ci si dimentica delle Racing Start (altrimenti diventano quarantasette), che non hanno più motivo di essere considerate diverse dalle R1N, e delle vetture fuori omologazione.

A ciò si aggiunga che ciascun pilota, oltre a vincere la classe di appartenenza, può aggiudicarsi ulteriori classifiche speciali (Femminile, Under, Over…), che nel 2021, per fortuna, sono state un po’ sforbiciate. Ma andiamo con ordine.

La nuova gerarchia

Il futuro del WRC non differisce tanto dal presente solo in termini di regolamento tecnico, che va a ridisegnare le vetture della classe regina a partire dal 2022, ma anche da quello sportivo. La FIA ha ristrutturato la gerarchia del Mondiale Rally. Il primo passo era stato quello della riorganizzazione di WRC2 e WRC2 Pro, tramutandole in WRC2 (ex Pro) e WRC3 (per le squadre private che corrono con vetture R5), anche se alla luce dell’esperienza fatta sarebbe opportuno organizzare il solo WRC2 sia per team semiufficiali sia per quelli privati.

Tutti insieme appassionatamente. E chissenefrega se i semiufficiali le prenderanno. Meglio un titolo di prestigio e vinto col coltello tra i denti e non “una coppetta per tutti”. In ogni caso, anche questo è già passato, la Federazione Internazionale continua a progettare il futuro della massima serie dei rally, pensando a un’organizzazione gerarchica su cinque livelli. Si parte dalla Rally5, categoria creata per le vetture R1, arrivando alla Rally1, dedicata alle vetture della massima serie, per quest’anno le WRC Plus in utilizzo dal 2017 e dal 2022 le tanto discusse WRC Hybrid.

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