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Stéphane Peterhansel: una storia a due e a quattro ruote

Stéphane Peterhansel è un eroe del nostro tempo: ha vinto quattordici Dakar nella sua carriera tra auto e moto e così si è posto di diritto tra quegli invincibili e ineguagliabili alla pari di un Sébastein Loeb o Sébastien Ogier, anche loro ovviamente francesi. Ma chi è Peterhansel, vincitore anche di due titoli Mondiali nell’enduro? In molto certamente conoscono la sua storia, a tanti tanti altri, soprattutto ai più giovani, sarà meno nota e vale la pena ripercorrerla.

Nasce a Échenoz-la-Méline il 6 agosto 1965 ed è un predestinato. Predestinato a vincere sei volte in moto e otto volte in auto la Dakar Rally. Peterhansel inizia a correre in moto all’età di quindici anni, pur non avendo ancora la possibilità di avere una regolare licenza. Poi nel 1981, guadagnati finalmente i requisiti, s’iscrive regolarmente al Campionato francese di enduro e se lo aggiudica alla guida di una Husqvarna

Nel corso degli anni riuscirà poi ad aggiudicarsi per altre dieci volte il titolo nazionale francese della categoria. Nel 1987 entra a far parte della squadra Yamaha con Hubert Auriol e Cyril Neveu. L’anno successivo corre con la Yamaha per la prima volta nel Rally Dakar, classificandosi diciottesimo. Sempre nel 1988 fa parte della Nazionale francese che si aggiudica la Sei Giorni Internazionale di Enduro. Nel 1989 arriva quarto nella Dakar, gara che vincerà la prima volta nel 1991. Da lì in poi è un susseguirsi di trionfi: vince nel 1992, nel 1993, nel 1995, nel 1997 e nel 1998, conquistando il primato di vittorie in moto.

Stéphane Peterhansel

Nel 1997 si aggiudica anche il suo primo titolo nel campionato mondiale di enduro nella categoria 250 cc 2T. A causa di dolori fisici, per quanto riguarda la Dakar decide di passare alle auto, e nel 1999 partecipa con la Nissan classificandosi settimo. Nel 2000 arriva secondo con un prototipo francese, partecipando allo stesso tempo al campionato francese di enduro, al Rally del Marocco e di Dubai.

L’anno successivo è nuovamente campione del mondo di enduro, stavolta nella categoria 250 cc 4T. Nel 2002 vince il Rally di Tunisia e quello di Dubai. Nel triennio successivo vince le tre edizioni della Dakar a bordo di una Mitsubishi diventando in assoluto il pilota più vincente del Rally Dakar, forte di sei titoli in moto e tre in auto.

Nel 2011, a sorpresa, dopo tredici anni dalla sua ultima competizione in moto, torna ai rally raid partecipando al Sardegna Rally Race con una Yamaha; trascina con sé in tale avventura la compagna Andrea Mayer (anche lei da tempo non faceva più gare in moto).

Per Peterhansel non si tratta comunque di una semplice partecipazione velleitaria, infatti conclude al quarto posto nella classifica generale (ventitreesima la compagna Mayer, prima delle donne) e promette di ritornare l’anno successivo. Col ritiro di Mitsubishi è passato al Team X Raid, con cui ha vinto le edizioni 2012, 2013 e 2014 della Dakar alla guida della Mini All4 Racing.

Dal 2015 al 2018 incluso corre e vince (tranne nel 2015 e nel 2018) con Peugeot, al volante della 2008 e della 3008 DKR. Dal 2019 al 2021, con due squadre diverse, ma sempre con lo stesso mezzo, Mini John Cooper Works Buggy, fa segnare un ritiro, un terzo posto e un successo, l’ultimo, meraviglioso, arrivato a gennaio 2021, in cui si è rivelato un vero leader, capace di dominare la gara dall’inizio alla fine.

Stéphane Peterhansel in pillole

AnnoClasseScuderiaVetturaPos.TV
1988MotoYamaha Motor FranceYamaha Proto 750 Sonauto18º1
1989MotoYamaha Motor FranceYamaha Ténéré6
1990MotoYamaha Motor FranceYamaha YZE750TSQ1
1991MotoYamaha Motor FranceYamaha YZE750T1
1992MotoYamaha Motor FranceYamaha YZE850T4
1993MotoYamaha Motor FranceYamaha YZE850T3
1995MotoYamaha Motor FranceYamaha YZE850T4
1996MotoYamaha Motor FranceYamaha YZE850TRit3
1997MotoYamaha Motor FranceYamaha YZE850T7
1998MotoYamaha Motor FranceYamaha YZE850T3
1999AutoTeam DessoudeNissan Navara0
2000AutoSBMMega Desert2
2001AutoNissan MotorsportNissan Navara12º0
2002AutoNissan MotorsportNissan NavaraRit1
2003AutoTeam ATS Mitsubishi RalliartMitsubishi Pajero Evolution6
2004AutoMitsubishi RalliartMitsubishi Pajero Evolution2
2005AutoMitsubishi RalliartMitsubishi Pajero Evolution4
2006AutoMitsubishi RalliartMitsubishi Pajero Evolution3
2007AutoRepsol Mitsubishi RalliartMitsubishi Pajero Evolution0
2009AutoRepsol Mitsubishi RalliartMitsubishi Pajero EvolutionRit0
2010AutoTeam X-raidBMW X3 CC4
2011AutoMonster X-raid TeamBMW X3 CC1
2012AutoMonster Energy X-raid TeamMini ALL4 Racing3
2013AutoMonster Energy X-raid TeamMini ALL4 Racing2
2014AutoMonster Energy X-raid TeamMini ALL4 Racing4
2015AutoTeam Peugeot TotalPeugeot 2008 DKR11º0
2016AutoTeam Peugeot TotalPeugeot 2008 DKR3
2017AutoTeam Peugeot TotalPeugeot 3008 DKR3
2018AutoTeam Peugeot TotalPeugeot 3008 DKR Maxi3
2019AutoX-raid Mini JCW TeamMini John Cooper Works BuggyRit2
2020AutoBahrain JCW X-raid TeamMini John Cooper Works Buggy4
2021AutoX-raid Mini JCW TeamMini John Cooper Works Buggy1

Dakar Classic: il diario di gara di Camporese-Fiori

Non solo l’Italia ma è anche il Veneto che ha rappresentato l’equipaggio numero 207 composto da Roberto Camporese e Umberto Fiori partecipando alla Dakar versione Classic a gennaio 2021. “Ve lo dico per esperienza: una gara di mondiale Rally si prepara con almeno sei mesi di anticipo, pertanto, una gara come la Dakar ha bisogno di circa 10-12 mesi per essere organizzata. Ma per i due nostrani non è stato così!”, dicono.

Certo, perché l’idea nasce dopo le ferie estive 2020 e da una bozza maldestra si sviluppa un vero e proprio progetto e da un progetto si concretizza la loro reale partecipazione all’ambitissimo raid conosciuto in tutto il mondo come “Dakar”. Il padovano Camporese e il cadorino Fiori non sono proprio di primo pelo a questo tipo di eventi competitivi offroad, hanno corso insieme diverse volte negli anni, affrontando Rally Raid in molte parti del mondo.

Fiori, inoltre, ha già partecipato a ben cinque Dakar a fianco di un altro pilota veneto molto famoso come Miki Biasion. La parte più complessa di tutta questa “goliardata” come la chiamano loro, è stato definire con che auto partecipare, visto che c’erano dei vincoli ben precisi di età del mezzo (sono accettate solo auto dal 1999 indietro) e di preparazione a seconda della categoria in cui intendevi partecipare.

“C’era però una piccolissima clausola che nessun fuoristradista avrebbe mai preso in considerazione e cioè: possono partecipare anche auto a due ruote motrici! E così è stato, la scelta stava vertendo verso una Renault R4 ma il problema era il bagagliaio piccolo, pertanto, una Peugeot 504 Pick Up del 1988 si è trasformata nel mezzo ideale (per loro!). Ma perché interessava avere un bagagliaio spazioso?”.

Ovviamente perché non volevano mezzi assistenza al seguito e quindi tutto il necessario doveva essere caricato a bordo. Ma torniamo a noi e analizziamo bene le parole chiave di questa situazione: due veneti, goliardata, Dakar, due ruote motrici, 504 Pick up, cosa manca? “Ovviamente manca tutta la parte di preparazione dell’auto nella quale sono stati coinvolti due Team friulani: il team Diserò che ha curato tutta la parte strutturale e roll-bar e il team Del Piccolo che invece si è occupato della meccanica e dell’idraulica. Se la gara è partita il tre gennaio 2021, esattamente un mese prima, il tre dicembre 2020 la vettura è stata imbarcata al porto di Marsiglia e fin qui tutto bene”.

Solo per ricordarvi: siamo in piena emergenza Covid e ovviamente le restrizioni sono tenaglie quando devi spostarti, per cui proviamo ad immaginare un volo charter prenotato da Malpensa per il 27 dicembre e l’obbligo di avere un tampone negativo fatto non più tardi di 72 ore prima! Ma è Natale e chi lavora?! Definire la situazione particolarmente originale è poco, la giusta rappresentazione sarebbe “un circo”, ma anche al circo si possono vedere magnifici spettacoli, e così è stato.

Bisogna ringraziare i laboratori Cadorini per aver dato a Camporese e Fiori la possibilità di fare il tampone il 24 dicembre e processarlo il 26. Ma l’avventura non finisce qui! Atterrati a Jeddah la notte tra il 27 e il 28 dicembre inizia la quarantena e solo il 30 riescono a fare il tampone obbligatorio di entrata in Arabia Saudita, con riscontro negativo il giorno dopo. E arriva quindi l’ultimo giorno di questo stranissimo 2020 e Camporese-Fiori sono “liberi”, per modo di dire, di andare a prendere il loro “gioiello” al porto. Ma secondo voi è finita qui? Eh no!

L’equipaggio scopre un problema meccanico legato all’impianto frenante ma nulla di irrisolvibile, per cui non si molla e con l’aiuto di altri team riescono a sistemare la questione. La gara è partita da Jeddah proprio il 3 gennaio 2021, data in cui si è svolto il prologo ma la vera gara è iniziata solo il giorno dopo. Ed è con il 4 gennaio che si manifesta un altro piccolo piccolo problemino: la guarnizione di testa si brucia. Ricordiamo che in Arabia Saudita quasi tutte le auto sono a benzina per cui i motori a gasolio sono poco conosciuti e di conseguenza anche i pezzi di ricambio sono difficili da trovare.

Fatto sta che ci sono voluti due giorni di lavoro in un’officina “locale” e la ricostruzione “home-maid” di diversi pezzi ma finalmente l’equipaggio Camporese-Fiori può raggiungere la carovana dakariana, ormai arrivata alla fine della terza tappa al bivacco di Riyadh. Circa 1000 km la distanza tra Jeddah e Riyadh percorsa dall’equipaggio numero 207 interamente su strade normali.

Sta di fatto che dopo 15 giorni di gara, l’equipaggio veneto ottiene la ventiduesima posizione in classifica assoluta della Dakar Classic, ma ci teniamo a segnalare anche gli ottimi risultati nelle singole giornate di gara raggiungendo anche la decima posizione assoluta e nonostante le due ruote motrici.

Tra la tappa quattro e la tappa 12 non è sempre filato tutto liscio, ci sono state anche altre piccole occasioni in cui è stato necessario usufruire del servizio di “officine locali”, ma nulla ha fermato la loro corsa fino alla bandiera a scacchi a Jeddah il 15 gennaio 2021.

Dakar Classic: il diario di gara di camporese-Fiori

I commenti dell’equipaggio

“Abbiamo appena attraversato il podio della Dakar e siamo ancora storditi per tutte le emozioni provate. A settembre 2020 è iniziata la programmazione di quella che sarebbe stata la nostra avventura dakariana e lo spirito era naturalmente esclusivamente goliardico. Sapevamo che la scelta del mezzo avrebbe rappresentato la prima difficoltà da affrontare, per il semplice fatto che la Peugeot 504 Pick Up ha sì un bagagliaio immenso, ma è un’auto alimentata a diesel e a due ruote motrici”.

“Ma quest’avventura l’abbiamo pensata e voluta proprio così: un mezzo antico, old style, cercato e progettato così come ve lo raccontiamo e come lo avete visto sui social durante la gara. Era ovvio che avremmo avuto dei problemi ma eravamo consapevoli che con l’esperienza maturata in questi anni di gare offroad, raid, marathon, baja e chi più ne ha e più ne metta, ci avrebbe messo nelle condizioni di sapere sempre cosa fare”.

Il nostro equipaggio non era quindi solo preparato dal punto di vista tecnico, sportivo e meccanico ma avevamo già raggiunto una sintonia tale da poterci sostenere in qualsiasi momento: una volta uno sollevava il morale all’altro e viceversa la volta dopo.

“Ovviamente, al di là di tutte le dinamiche meccaniche, il fatto di essere lontani da casa, in un Paese che non conosci, una lingua che non conosci ti mette in una situazione strana. E in questa condizione è facile entrare nel panico o sentirsi demoralizzati, ma la forza di una squadra, come quella che abbiamo rappresentato io ed Umberto, è stato il fattore fondamentale, quello che ci ha resi vincitori e ci ha mantenuta costante la voglia di andare avanti, step dopo step”.

“Credo che un altro tipo di equipaggio, senza esperienza, avrebbe mollato alla prima difficoltà. Pensate che quando abbiamo scelto insieme il mezzo, abbiamo proprio voluto cercare un modello che avesse realmente già fatto la dakar nel passato, nonostante avessimo a disposizione un altro mezzo 4×4 storico ma che secondo noi sarebbe stato troppo semplice da usare. Non è stata una passeggiata, ma noi non cercavamo la passeggiata e anche se tutti ci sconsigliavano di optare per questa scelta sentivamo che era quella giusta”.

“È ovvio che i due giorni che abbiamo passato in officina subito dopo il prologo non eravamo particolarmente felici, ma queste sono emozioni che non ci leverà mai nessuno. Quando è scoppiato il motore su quella salita ed usciva il fumo sia dal cofano che dal posteriore, ci siamo guardati in faccia l’un l’altro e l’umore non era ai massimi termini, anzi, possiamo confermare che “le cosiddette” palle roteavano a tutto andare, ma sapevamo che quello era ciò che volevamo. Per quanto ti riguarda sono state comunque giornate bellissime!”.

“Sappiamo di essere degli incoscienti ma il cielo aiuta gli audaci e per cui, anche quando abbiamo montato la testa e riacceso il motore, ancora con le mani sporche di olio, il nostro istinto è stato quello di salire in auto subito e spararci 1000 km per raggiungere la carovana dakariana… Vi risparmiamo tutto il resto ma il messaggio che vogliamo far passare è che i sogni e le avventure tengono vive la vita e la vita va vissuta fino in fondo. Per cui i sogni sono fondamentali per vivere e con la nostra voglia di avventura abbiamo fatto sognare le persone che ci seguivano”.

“Lo spirito per vivere la vita è lo stesso che serve per vivere un’avventura: scegliere una direzione e andare anche se non si conosce la strada, l’importante è imboccare una strada, c’è un problema o un pericolo? Si affronta, e affrontarlo insieme fa la differenza”.

Akio Toyoda ringrazia la squadra per le prestazioni alla Dakar

“La Dakar Rally 2021 è giunta alla sua conclusione. Grazie a tutti i team che hanno sfidato coraggiosamente un duro percorso di oltre 7.000 chilometri e congratulazioni a tutti coloro che hanno completato la gara in sicurezza. Congratulazioni a tutti i membri del team Team Land Cruiser Toyota Auto Body per l’ottava vittoria consecutiva dopo l’uno-due dello scorso anno. Congratulazioni ai vincitori della gara”. Con queste parole Akio Toyoda, numero 1 della Toyota Motor Corporation, saluta la fine della Dakar. E sì, perché lui non solo l’ha vissuta con i suoi equipaggi, ma ha sofferto seguendo l’evento da grande appassionato.

“Dopo la delusione dello scorso anno per il nostro equipaggio, sono rimasto impressionato dalle prestazioni di quest’anno – aggiunge Toyoda ai suoi ringraziamenti, che inevitabilmente sono un valore aggiunto per tutto la specialità dei rally raid -. Congratulazioni all’auto numero 2, Ronald e Jean, che hanno partecipato per la prima volta e sono arrivati secondi. Grazie per aver portato a casa il Land Cruiser sano e salvo fino alla fine”.

Dopo essersi congratulato anche con Hino Team Sugawara per aver conseguito la dodicesima vittoria consecutiva, ammette: “Ero preoccupato per un grave rollio nel deserto nella Tappa 3, ma vorrei esprimere il mio rispetto e gratitudine a tutti i membri del team che hanno superato le sfide che si sono superati davanti, anno dopo anno. Grazie mille per gli sforzi del team”.

“Vorrei anche congratularmi con Nasser e Mathieu per aver accettato la sfida nell’Hilux, arrivando secondi in classifica generale. Peccato che siano finiti secondi. Ma penso che sia un risultato meraviglioso perché non si sono mai arresi e hanno continuato a fidarsi dei loro partner, del team e delle persone che li supportavano. Penso che la Dakar di quest’anno sia davvero unica.
Sotto la pandemia di Coronavirus, tutte le persone coinvolte hanno dovuto fare tutto il possibile per prepararsi all’ignoto”.

Carcheri e Musi arrivano in fondo alla Dakar Classic

Missione compiuta! La prima partecipazione della Squadra Corse Angelo Caffi al rally raid più famoso del mondo si è conclusa sulla pedana di arrivo di Jeddah (SA) dopo oltre 3.000 chilometri cronometrati e 34 controlli di passaggio, dopo 11 tappe, paesaggi mozzafiato ed emozioni senza fine.

L’equipaggio ufficiale composto da Luciano Carcheri e Roberto Musi, tornati alla Dakar dopo anni di assenza con la Nissan Patrol #225 che corse il raid nel 1998 con a bordo proprio il pilota ligure, è riuscito in un’impresa strepitosa: settimo posto assoluto, quarto in Gruppo H2, primo degli italiani e vincitore della Classe H2.8. Un risultato prestigioso, ad un soffio dal podio, giunto al termine di due settimane intense, dure, tecniche dove il duo della Squadra Corse ha dovuto imparare l’arte della regolarità, destreggiandosi tra navigazione, GPS, controlli di media e precisione al centesimo di secondo sulle piste della penisola arabica.

Carcheri e Musi, che hanno corso senza l’ausilio di assistenza e provvedendo autonomamente ad ogni intervento meccanico sull’auto, hanno raggiunto la pedana di Jeddah senza nascondere la loro emozione. Un’avventura la loro che ha avuto i contorni delle Dakar di un’epoca passata, quando dopo le tappe erano le torce in testa ad illuminare la notte, tra controlli di rito ed interventi disperati per cercare di non arrendersi.

Nel corso della prima settimana tutto è filato liscio, fino ad un problema con il tubo che porta il fluido all’attuatore della frizione nell’ultima giornata prima del riposo. L’esperta mano di Musi ha rimesso tutto in ordine e la Patrol ha girato come un orologio svizzero. Nelle ultime due tappe un piccolo tubicino dei freni si è danneggiato rischiando di complicare la vita al duo italiano che però è intervenuto in tempo, mentre nella penultima tappa una leggera divagazione e un problema con il mozzo anteriore hanno privato l’equipaggio del team bresciano della trazione anteriore rendendo ancora più sfidante il finale della penultima tappa. È il fascino della Dakar, quel non sapere cosa succederà l’attimo successivo.

“Ce l’abbiamo fatta – le parole di Carcheri all’arrivo finale, – è stata un gara stupenda, non sapevo cosa aspettarmi da questa Dakar in Arabia Saudita, ma sono rimasto davvero colpito. Il territorio è molto vario, abbiamo incontrato ogni terreno, ogni condizione. Ci sono sicuramente tutte le situazioni per creare una gara degna di questo nome, e onestamente non escludo che questa esperienza si possa ripetere”.

“Abbiamo raggiunto un risultato che prima di partire non era scontato – ha concluso Musi, – abbiamo imparato molto, per noi la formula della regolarità era completamente nuova, quindi abbiamo dovuto capire come funziona prima di applicarla. La formula a mio avviso è riuscitissima, credo che la Classic abbia l’opportunità di crescere molto forte nei prossimi anni. La voglia di riprovarci è fortissima”.

“Un’emozione incredibile – ha aggiunto il Presidente della Squadra Corse Angelo Caffi Benedetta Caffi Marelli, – partecipare alla Dakar è stato qualcosa di straordinario, e raggiungere questo risultato all’esordio ci riempie di orgoglio. Un grazie a Luciano e Roberto che hanno corso con grande determinazione, affrontando tutti gli imprevisti con positività, l’approccio vincente per questa leggendaria corsa”.

Classifica assoluta Dakar Classic 2021

1.Douton-Etienne (FRA) – Buggy Sunhill; 2. Donatiu-Puig (ESP) – Mitsubishi Montero V6; 3. Harichoury-Fertin-Correia (FRA) – Renault 420DCI; 4. Revuelta-Sanchez Hernandez (ESP) – Toyota Land Cruiser; 5. Verdaguer-Verdaguer (FRA) – Buggy Sunhill; 6. Lacarrau-Quemin (FRA) – Toyota Proto KDJ95; 7. Carcheri-Musi (ITA) – Nissan Patrol; 8. Boet-Rabell (ESP) – Mercedes Unimog; 9. Callewaert-Morel (BEL) – Volkswagen Baja; 10. Gutierrez-Heras Rodriguez (ESP) Mercedes G-320.

Stephane Peterhansel si aggiudica una Dakar in lutto

Stephane Peterhansel tra le auto e Kevin Benavides tra le moto sono i campioni della Dakar 2021. La quattordicesima (ottava nella categoria auto) del francese e la prima vittoria in carriera dell’argentino passano però in secondo piano davanti alla terribile notizia della morte di Pierre Cherpin: fatali le conseguenze della caduta nella settima tappa, il biker è deceduto nel trasferimento dall’Arabia Saudita alla Francia.

Nessuna sorpresa nell’ultima frazione nella più importante categoria a quattro ruote della Dakar: la vittoria finale va infatti a Stephane Peterhansel, campione di costanza nell’edizione di quest’anno e vincitore per la quattordicesima volta (record assoluto aggiornato) del rally-raid, conquistato per l’ottava volta nella categoria auto, a trent’anni esatti dalla Parigi-Tripoli-Dakar vinta nel 1991 sulle due ruote, in sella alla Yamaha.

A ‘Mister Dakar’, alfiere del team X-Raid Mini Jcw assistito dal navigatore Edouard Boulanger, non serve forzare nella frazione che riporta i piloti a Jeddah due settimane dopo il prologo nella seconda città più popolosa dell’Arabia Saudita: a vincere la tappa di oggi, infatti, è il compagno di squadra Carlos Sainz, che sigilla in questo modo il terzo posto assoluto e il quinto podio in una corsa che ha vinto per tre volte nella sua carriera, l’ultima lo scorso anno.

Nulla da fare per l’unico pilota che, almeno sulla carta, avrebbe potuto impensierire Peterhansel per la vittoria finale, Nasser Al-Attiyah (Toyota Gazoo Racing): il qatariota rosicchia 40” al francese, troppo poco rispetto al quarto d’ora che aveva ancora da recuperare. Ad Al-Attiyah resta comunque la soddisfazione del nono podio in carriera alla Dakar (tre le vittorie) e del più alto numero di tappe vinte fra le auto nell’edizione appena conclusa, ben sei su tredici (prologo compreso).

Clamoroso: Ricardo Ramilo lascia nel deserto Xavi Blanco

Il mondo addosso in un secondo a Xavi Blanco. Non per la decisione drastica del proprio pilota Ricardo Ramilo di abbandonarlo al proprio destino, quanto per la location in cui si è consumato il divorzio clamoroso tra pilota e copilota. Infatti il guidatore ha deciso di scaricare l’ormai ex compagno di bordo proprio in mezzo al deserto dell’Arabia Saudita in cui si è svolta la Dakar.

L’episodio si è consumato al chilometro 170 dell’undicesima tappa nella categoria dei SSV. I rapporti tra i due si erano incrinati da tempo. L’esperienza di Blanco, copilota esperto con alle spalle tre partecipazioni, cozzava con la visione arrembante del debuttante Ramilo.

L’obiettivo prefissato era concludere la Dakar e sembrava già a rischio a causa di alcuni problemi nei giorni precedenti, che li avevano spinti a cambiare categoria, passando all’Extreme. Poi il fattaccio raccontato ai media spagnoli dallo stesso Blanco: “Ha reso la vita impossibile alla squadra. La situazione è diventata estrema. Gli ho chiesto di fermare la macchina dopo aver discusso per due volte. Quando sono sceso, mi ha detto: ‘Ora stai qui’. Poi ha tirato dritto. Non è un pilota, è un personaggio”.

Blanco ha avuto la fortuna di avere con sé una borsa con passaporto, cellulare e telefono satellitare. Così si è coordinato con la sua squadra, il Buggy Masters Team, che si è precipitata per soccorrerlo inviando due membri. Inevitabile la condanna di Ramilo, peraltro poi squalificato per aver commesso una manovra irregolare e per non aver terminato la tappa con il copilota. Il capo della squadra Eudald Noe ha spiegato a Marca: “Ricardo è un pilota pericoloso, guida molto male. Non ha voluto ascoltare Blanco che gli consigliava di non seguire una strada”. Il pilota poi si è perso e alla fine si è ritirato sulla penultima tappa.

Yazeed Al-Rajhi agguanta la tappa 10 della Dakar Rally

La Dakar che sembra non regalare grosse sorprese, almeno tra le auto. Con sole due tappe alla conclusione di Jeddah, si conferma sostanzialmente quanto fatto vedere sino a questo momento. La Toyota continua a centrare successi parziali mentre è la Mini di Peterhansel a spadroneggiare in classifica generale. A conquistare la vittoria nella decima frazione, la Neom-AlUla di 583 km, è stato infatti il saudita del team nipponico Yazeed Al Rajhi, capace di tagliare il traguardo in 3h3’57”.

Il vincitore della decima tappa è soltanto quindicesimo nella generale, staccato di oltre sei ore dal leader. Naturale, quindi, come per conoscere gli effetti della terzultima frazione nei giochi per la vittoria si debbano guardare i risultati dei due osservati speciali: Nasser Al-Attiyah è secondo subito alle spalle del compagno di brand ma, dopo la brutta battuta d’arresto di ieri, chiude con un sostanziale pareggio sul grande rivale Stephane Peterhansel, terzo.

Il qatariota ha infatti concluso con 2’04” di gap da Al Rajhi, guadagnando solo 49” sul leggendario francese di casa Mini. Non un brutto risultato, sia chiaro, ma comunque un sostanziale pareggio che cambia poco o nulla in ottica vittoria. Chiudono la top-5 di giornata il “solito” Carlos Sainz, staccato di un paio di minuti da Al-Attiyah e dal compagno di squadra, e il polacco Jakub Przygonski.

Peterhansel a mantiene comodamente la vetta della generale con 17 minuti e un secondo di vantaggio su Al-Attiyah. La battaglia per la vittoria è praticamente tutta qui, visto che Carlos Sainz può praticamente solo sperare in un ritiro dei due rivali considerando il suo ritardo salito a poco più di un’ora dal compagno di squadra.

Attenzione però alle grosse insidie della tappa 11, la AlUla-Yanbu, che sarà con i suoi 464km di prova speciale anche la seconda più lunga di quest’edizione della Dakar. Resistere in vetta con un margine di sicurezza prima della passerella a Jeddah, potrebbe voler significare mettere una sostanziale ipoteca sull’ottava Dakar auto (tredicesima se contiamo anche i cinque successi con le due ruote).

La classifica della tappa 10 della Dakar Rally

PosPilotaAutoDistaccoPenalità
1YAZEED AL RAJHI OVERDRIVE TOYOTA03h 03′ 57” 
DIRK VON ZITZEWITZ 
2NASSER AL-ATTIYAH TOYOTA GAZOO RACING+ 00h 02′ 04” 
MATTHIEU BAUMEL 
3STÉPHANE PETERHANSEL X-RAID MINI JCW TEAM+ 00h 02′ 53” 
EDOUARD BOULANGER 
4CARLOS SAINZ X-RAID MINI JCW TEAM+ 00h 04′ 12” 
LUCAS CRUZ 
5JAKUB PRZYGONSKI ORLEN TEAM/OVERDRIVE+ 00h 05′ 06” 
TIMO GOTTSCHALK 
6GINIEL DE VILLIERS TOYOTA GAZOO RACING+ 00h 06′ 12” 
ALEX HARO BRAVO 
7VLADIMIR VASILYEV X-RAID TEAM+ 00h 07′ 32” 
DMITRO TSYRO 
8MATHIEU SERRADORI SRT RACING+ 00h 09′ 08” 
FABIAN LURQUIN 
9BRIAN BARAGWANATH CENTURY RACING+ 00h 09′ 36” 
TAYE PERRY 
10NANI ROMA BAHRAIN RAID XTREME+ 00h 10′ 37” 
ALEXANDRE WINOCQ  

La classifica generale dopo la tappa 10 della gara

PosPilotaAutoDistaccoPenalità
1STÉPHANE PETERHANSEL X-RAID MINI JCW TEAM37h 33′ 06” 
EDOUARD BOULANGER 
2NASSER AL-ATTIYAH TOYOTA GAZOO RACING+ 00h 17′ 01” 
MATTHIEU BAUMEL 
3CARLOS SAINZ X-RAID MINI JCW TEAM+ 01h 03′ 44” 
LUCAS CRUZ 
4JAKUB PRZYGONSKI ORLEN TEAM/OVERDRIVE+ 02h 18′ 43”00h 02′ 00”
TIMO GOTTSCHALK 
5NANI ROMA BAHRAIN RAID XTREME+ 02h 50′ 22” 
ALEXANDRE WINOCQ 
6SHEIKH KHALID AL QASSIMI ABU DHABI RACING+ 03h 13′ 14” 
XAVIER PANSERI 
7VLADIMIR VASILYEV X-RAID TEAM+ 03h 14′ 56” 
DMITRO TSYRO 
8GINIEL DE VILLIERS TOYOTA GAZOO RACING+ 03h 43′ 28”00h 21′ 00”
ALEX HARO BRAVO 
9MARTIN PROKOP BENZINA ORLEN TEAM+ 03h 45′ 46”00h 01′ 00”
VIKTOR CHYTKA 
10CHRISTIAN LAVIEILLE MD RALLYE SPORT+ 04h 30′ 52” 
JEAN-PIERRE GARCIN 

Dakar, tappa 8: Nasser Al-Attiyah al quarto successo

Nasser Al-Attiyah (Toyota) del Qatar Rally Team ha conquistato la sua quarta vittoria di tappa alla Dakar Rally 2021, coprendo i 375 chilometri dell’ottava speciale tra Sakaka e Neom in Arabia Saudita in 2ore 56 minuti e 56 secondi. Al suo arrivo sulle rive del Mar Rosso, il tre volte vincitore del famoso rally-raid ha battuto lo spagnolo Carlos Sainz (Mini), vincitore dell’edizione 2020, di 52 secondi e il francese Stéphane Peterhansel (Mini) di 3 minuti e 3 secondi.

Mentre alla dakar, Nasser Al-Attiyah vinceva la prova, l’avventura di Sébastien Loeb, Daniel Elena e del Bahrain Raid Extreme arrivava alla fine nell’ottava tappa, tra Sakaka e Neom (709 chilometri, 375 cronometrati), seconda parte della Maraton (senza assistenza).

I nove volte campioni del mondo di rally hanno avuto due forature nei primi 80 chilometri della cronometrata, dopo essere partiti con una sola ruota di scorta, tre pinze dei freni operative e sistemando i guasti con le proprie mani alla fine della settima tappa. Dopo 5 ore e 20 minuti fermi al chilometro 80, Leob ed Elena hanno deciso di riprendere la strada di ritorno al bivacco, mettendo la parola fine alla loro quinta avventura insieme nella Dakar.

Nella classifica generale, Peterhansel, soprannominato “Monsieur Dakar” a causa delle sue tredici vittorie in gara, mantiene il primo posto, con 4 minuti e 50 secondi di vantaggio sul vincitore di giornata. Domani, la nona tappa porterà i concorrenti sulle rive del Mar Rosso, in un anello di 579 km all’inizio e all’arrivo di Neom. Nelle moto vittoria per il leader della classifica, il cileno Jose Ignacio Cornejo Florimo (Honda) che si è aggiudicato lunedì l’8a tappa.

Brutta caduta per il francese Xavier de Soultrait al km 267 della speciale. Soccorso dal servizio medico di Dakar, è stato portato all’ospedale di Tabuk. Il pilota francese deve superare ulteriori esami, ma è già stato costretto al ritiro. Lunedì mattina era al 4 ° posto in classifica generale. In classifica generale, Cornejo Florimo ha aumentato il suo vantaggio sul suo primo inseguitore, Price, ora a 1 minuto e 6 secondi.

Il Covid-19 si prende Hubert Auriol nei giorni della Dakar

Nei giorni in cui si corre la Dakar arriva la triste notizia della morte di Hubert Auriol. Il francese (era però nato ad Addis Abeba ed era soprannominato l’Africano), aveva 68 anni anni ed è stato il primo pilota capace di vincere la maratona africana sia nelle moto (1981 e 1983) che nelle auto (1992) – impresa poi eguagliata da Stephane Peterhansel e Nani Roma – e poi è stato organizzatore della gara stessa.

Malato da tempo, Auriol era ricoverato da giorni in terapia intensiva dopo essere risultato positivo al Covid. La prima passione di Auriol furono le moto. In sella alla BMW conquistò per due volte la Parigi-Dakar e sfiorò la vittoria due anni dopo su Cagiva. Proprio in sella alla moto italiana, nel 1987 fu costretto al ritiro all’ultima tappa mentre era al comando per la frattura di entrambe le caviglie, riuscendo comunque a terminare la tappa nonostante i dolori lancinanti per l’incidente. Un episodio che è rimasto scolpito nella storia della gara. Passò alle auto e nel 1992 vinse con la Mitsubishi. Dal 1995 al 2004 è stato scelto come direttore di gara dall’organizzatore ASO.

La tappa marathon (numero 7) promuove Yazeed-Al-Rajhi

La tappa marathon si è espressa. La sera tra il settimo e l’ottavo giorno della Dakar Rally nessun servizio è consentito ai meccanici, solo i partecipanti i prima persona possono mettere mani ai mezzi. Di conseguenza, nella prima parte di questi due test è necessario un attacco controllato e mirato, anche per proteggere il mezzo.

Non è stato un compito facile nel tratto tra Ha’il e Sakaka: oltre ai pendii sabbiosi, erano all’ordine del giorno anche i tratti tra i ghiaioni, ai navigatori è stato chiesto di seguire le indicazioni della bussola per evitare terreni particolarmente accidentati.

Il pilota più veloce è stato Yazeed Al-Rajhi (Toyota), che, insieme al copilota Dirk von Zitzewitz, ha impiegato 4 ore 22 minuti per 453 chilometri. “Una corsa bollente. Abbiamo spinto, nonostante tutto. Abbiamo avuto una gomma forata all’inizio e una seconda poco prima della fine. La navigazione era difficile, ma l’abbiamo gestita bene”, ha spiegato von Zitzewitz.

Il leader della classifica generale Stephane Peterhansel (Mini) è arrivato secondo e ha aumentato il suo vantaggio a 7 minuti e 53 secondi. Pursuit Nasser Al-Attiyah (Toyota) si è dovuto accontentare del quarto posto dietro a Carlos Sainz (Mini). Con il quinto posto nella tappa odierna, Jakub Przygonski e CoTimo Gottschalk hanno consolidato il loro quarto posto nella classifica generale.

Dakar: Carlos Sainz riemerge nella sesta giornata

Lo spagnolo Carlos Sainz (Mini) ha vinto la 6a tappa per le auto della Dakar-2021 tra al Qaisumah e Haïl, in Arabia Saudita. Per le moto, primo al traguardo lo spagnolo Joan Barreda Bort (Honda). Sainz, vincitore dell’edizione 2020, ha vinto percorrendo i 348 chilometri della speciale in 3 ore 38 minuti 27 secondi, e ha preceduto il saudita Yazheed Al Rahji (Toyota) di 4’03” e il qatariota Nasser Al -Attiyah (Toyota) di 7’16”.

Lo spagnolo, che giovedì aveva perso tempo e criticato addirittura il percorso preparato dagli organizzatori, questa volta ha preso la testa dal primo checkpoint per poi allargare il distacco sugli inseguitori e aggiudicarsi la sua seconda vittoria in questa edizione della Dakar. Il francese Stéphane Peterhansel, quarto di tappa, mantiene il comando della classifica generale. Ha concesso 7 minuti e 34 secondi al compagno di squadra Carlos Sainz (Mini) e 18 secondi a Nasser Al Attiyah, il suo inseguitore più diretto in classifica.

Ma “Monsieur Dakar”, tredici vittorie nel rally-raid, ha ancora un comodo vantaggio di 5 min 53 sec su Al-Attiyah, triplo vincitore dell’evento. Da parte sua, Loeb ha rotto le sospensioni. Alla fine di questa speciale, il nove volte campione del mondo di rally è in ritardo rispetto ai leader e ha dovuto quindi rinunciare alla vittoria finale.

Lo spagnolo Joan Barreda su Honda ha percorrendo i 348 chilometri della speciale in 3 ore 45 minuti 27 secondi. Ha superato Ross Branch (Yamaha) di soli 13 secondi e l’australiano Daniel Sanders (KTM) di 53 secondi. L’australiano Toby Price (KTM), sesto di tappa e vincitore della Dakar-2019, ha preso il comando della classifica generale che aveva lasciato alla seconda tappa. Precede l’argentino Kevin Benavides (Honda) di 2 minuti 16 secondi e il cileno Jose Ignacio Cornejo Florimo di 2 minuti 57 secondi. Il francese Xavier de Soultrait (Husqvarna) ha concluso la tappa della giornata al quattordicesimo posto e ora è quinto assoluto con 8’47” di distacco dal nuovo leader.

Per tutte le categorie la tappa è stata accorciata di 100 km a causa dei troppi concorrenti ritardati e bloccati alla fine della quinta tappa il giorno prima. Sabato è in programma una giornata di riposo per le 250 squadre ancora in corsa, giusto per recuperare prima della tappa maratona di due giorni che collegherà Hail a Sakaka (742 km) poi Sakaka a Neom (709 km), senza poter effettuare interventi sui mezzi.

Dakar: dalla Riyadh-Al Qaisuma esce vittorioso De Villiers

La quinta giornata ha visto in scena nella tappa di Riyadh-Al Qaisumah una delle prove più dure della Dakar 2021 con tante dune e ostacoli. Chi è riuscito a domare questo scenario è Giniel De Villiers, che vince la sua prima tappa in questa Dakar dopo una partenza funestata da problemi di vario tipo.

Il sudafricano della Toyota è ancora lontanissimo dalle posizioni di testa, ma questa vittoria gli darà certamente morale per continuare la risalita in classifica. Dietro si completa un 1-2 per la Sudafrica oggi con Brian Baragwanath (Century) in una sorprendente seconda posizione.

A parte i primi due in classifica generale, quasi tutti hanno avuto grandi difficoltà in questa tappa, a partire dal connazionale Hank Lategan. Il rookie, anche lui della Toyota, deve alzare bandiera bianca dopo un incidente poco dopo la partenza che gli ha procurato la rottura della clavicola.

Un vero peccato per il giovane sudafricano che fino a ieri era in un’ottima terza posizione, mentre ora è diretto all’ospedale di Riyadh. Nessun incidente invece per Carlos Sainz e Sébastien Loeb ma perdono ancora tempo per problemi di navigazione, allontanandosi sempre di più dalle posizioni di testa.

Proprio lassuù c’è un piccolo allungo di Stéphane Peterhansel: il francese della Mini chiude terzo nella tappa di oggi a 2′ 25” da De Villiers ma precede la Toyota di Nasser Al-Attiyah. Il qatariota chiude quarto e perde 2′ 13” dal suo rivale, con il distacco che ora si alza a 6′ 11” (Peterhansel ha un minuto di penalità).

A seguire c’è un buon Martin Prokop che chiude quinto oggi e risale in top 5 della generale. Ottima prova anche per Nani Roma che con l’ottavo posto odierno sale in settima posizione nella classifica generale.

Nasser Al-Attiyah fa il pirata anche nella quarta tappa

Per la terza tappa consecutiva, la quarta in cinque appuntamenti considerando anche il prologo, Nasser Al-Attiyah è stato il pilota più veloce in questa Dakar 2021. Il qatariota della Toyota, coadiuvato dal suo copilota Matthieu Baumel, si è imposto anche nella frazione numero quattro del raid in via di svolgimento in Arabia Saudita.

Il percorso di oggi prevedeva 813 km complessivi, ma soli 337 di speciale, da Wadi ad-Dawasir a Riyadh. Al-Attiyah ha prevalso dopo un lungo testa a testa, durato per tutta la tappa, con Peterhansel, Lategan e Sainz. Il secondo posto ha sorriso alla leggenda francese del team X-Raid Mini, che ha terminato la tappa con appena 11 secondi di distacco dal vincitore, conservando così in maniera agevole la prima posizione nella classifica generale.

Terza di tappa è stata la coppia sudafricana Lategan-Cummings, anch’essa su Toyota, ad un minuto e mezzo di distacco dai compagni di squadra. Amaro finale invece per Carlos Sainz. Lo spagnolo con la sua Mini si trovava in seconda posizione a circa una quarantina di km dall’arrivo, dove era situato l’ultimo punto di controllo.

Il suo distacco era di appena 31 secondi da Al-Attiyah, ma nel tratto finale è precipitato indietro, scivolando a due minuti e 56 secondi dal vincitore della tappa. Davanti a lui nella classifica conclusiva di giornata anche un redivivo Sebastien Loeb, che con questo piazzamento è riuscito a risalire in quarta posizione assoluta nella graduatoria generale. Il duello per la vittoria finale pare però al momento ristretto al duo Al-Attiyah – Peterhansel. Sainz, terzo, è infatti staccato di più di 36 minuti.

Dakar, tappa 3: Al-Attiyah regala la seconda vittoria

Nasser Al-Attiyah e Mathieu Baumel hanno fatto registrare la loro seconda vittoria di tappa consecutiva alla Dakar 2021, quando hanno portato la loro Toyota Hilux in vetta alla classifica con il miglior tempo sui 403 chilometri di dune e piste sabbiose che costituivano la Fase 3 dell’evento, un loop che inizia e finisce nel Wadi Ad-Dawasir. Questo li porta in seconda posizione nella classifica generale, a poco più di cinque minuti dal comando, mentre la coppia continua a lottare per la quarta vittoria della Dakar.

“Oggi è stata una giornata davvero bella per noi, anche se è stata piuttosto dura per tutti – ha detto Al-Attiyah -. Con 407 chilometri, la tappa era piuttosto lunga con molte dune e tracciati veloci. Ci sono state molte sezioni pericolose, ma abbiamo fatto davvero un ottimo lavoro aprendo la tappa e vincendola. Cercheremo di andare nella stessa direzione ogni giorno, ma c’è ancora molta strada da fare e abbiamo ancora del lavoro da fare per colmare il divario con Stéphane Peterhansel, che ci precede nella generale. Ci sono altre nove prove da percorrere e sono sicuro che saranno più complicate nel mix”.

Il nuovo arrivato Henk Lategan e il navigatore Brett Cummings hanno guidato in modo perfetto e hanno fatto registrare il secondo miglior tempo nella tappa 3, piazzandosi alle spalle dei compagni di squadra Nasser e Mathieu a soli 2 minuti e 27 secondi. La prestazione ha portato la coppia al settimo posto assoluto, primo equipaggio rookie, a 47 minuti e 25 secondi dal comando.

Terzo con un ritardo di 4 minuti e 5 secondi si è piazzato il francese Stéphane Peterhansel, che rimane leader della generale. Giornataccia invece per lo spagnolo Carlo Sainz: partito benissimo e per lunghi tratti in testa, a un certo punto ha sbagliato strada, ed è finito fuori rotta con la sua Mini. Sul traguardo ha accusato un distacco di ben 31 minuti e 2 secondi, in 17ma posizione.

Il veterano della Dakar Giniel de Villiers e il navigatore Alex Haro hanno iniziato la giornata in diciassettesima posizione. Avendo perso più di due ore ieri, la coppia ha subito una rottura dell’albero di trasmissione nella Tappa 3, che non solo è costata loro tempo per le riparazioni, ma li ha collocati nella polvere lasciata dai concorrenti più lenti. Due forature si sono aggiunte ai loro guai, e così hanno perso altri 37 minuti e 47 secondi.

Anche la quarta Toyota Racing Hilux, nelle mani di Shameer Variawa e Dennis Murphy, ha subito una rottura dell’albero di trasmissione, seguita da cinque forature, costando all’equipaggio più di due ore ma migliorando fino al quarantaquattresimo posto assoluto.

Sainz accusa problemi, la tappa vede vincere Al-Attiyah

Nasser Al-Attiyah, pilota di punta della Toyota, si è rifatto con una grande prestazione che lo ha portato a conquistare la seconda tappa della Dakar 2021, Bisha-Wadi Ad-Dawasir, lunga 457 chilometri cronometrati. Il percorso ha presentato le prime dune e il qatariota del team Toyota Gazoo Racing è partito forte, piazzando parziali interessanti tanto da portarsi subito tra i primi tre assoluti. La svolta è arrivata al controllo orario al chilometro 351, dove ha superato Stéphane Peterhansel.

Da quel momento Al-Attiyah ha incrementato il proprio vantaggio su tutti i rivali, ha vinto la seconda tappa e si è portato a quota 37 vittorie complessive di tappa nell’arco della sua carriera nei rally raid. Grazie a questo successo, il pilota arabo è tornato in gioco per la vittoria della gara, che è ancora molto lunga. Non perdere terreno dalle Mini John Cooper Works di Peterhansel e Sainz è vitale per poi poter sferrare l’attacco decisivo nella seconda fase di gara.

Toyota, dunque, sorride, ma Mini rimane pericolosa nella classifica generale, questa volta è Peterhansel ad essere secondo, scavalcando Carlos Sainz al comando della classifica generale. Sia Al-Attiyah sia Peterhansel hanno sfruttato le difficoltà incontrate da Sainz, che è stato costretto a entrare in prova per primo dopo aver vinto la prima tappa.

Il pilota spagnolo ha faticato, ha perso minuti su minuti tra il controllo orario PS293 e il PK315. È lì che ha visto sparire la sua leadership. Yazeed Al Rajhi si è riscattato dopo una prima tappa deludente. Ha firmato il quarto tempo di speciale davanti al sempre efficace Matthieu Serradori (Century CR6), con alle spalle un altro transalpino che ha dato prova di essere incappato in una giornata storta e di averla salutata da poche ore: Sébastien Loeb, solo sesto di tappa con la prima BRX Xtreme Hunter realizzata dalla Prodrive.

Le Century CR6 continuano a dimostrarsi vetture da non sottovalutare. Brian Baragwanath è tornato nella top ten della classifica generale grazie al settimo tempo in questa tappa. Male Jakub Przygonski, alfiere del team Orlen Overdrive al volante di una Toyota Hilux. Peggio Bernhard Ten Brinke (Overdrive Toyota) e Giniel De Villiers. Dicasi la stessa cosa di Orlando Terranova, pilota del team X-Raid Mini, così come Nani Roma, sedicesimo e ad un passo dal perdere la top ten nella classifica generale.