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Arriva Hunter T1+ e Prodrive sogna il successo alla Dakar

Lo scopo principale del nuovo regolamento è bilanciare le prestazioni tra due e quattro ruote motrici, queste ultime molto più suscettibili alle forature con ruote più piccole. Lo scorso gennaio alla Dakar, i piloti Toyota e Prodrive avevano accumulato un numero incalcolabile di forature. A partire dal prossimo settembre, quindi, la Hunter correrà con pneumatici più grandi, maggiore escursione delle sospensioni e una carreggiata più ampia.

Gli pneumatici da 37″ su cerchi da 17″, sostituiscono gli attuali pneumatici da 32″ su cerchi da 16″, con escursione delle sospensioni aumentata da 280 mm a 350 mm e larghezza della scocca aumentata da 2 m a 2,3 m. Nel comunicato stampa di presentazione di questo “nuovo” Hunter, Prodrive ha menzionato numerose modifiche al livello delle sospensioni e della carrozzeria per adeguarsi con precisione a questo regolamento.

Prodrive ha apportato anche una modifica ai cilindri di bordo per renderli più robusti, più leggeri ma anche più efficienti. Il direttore del team BRX Gus Betteli ha dichiarato: “Siamo molto felici che gli organizzatori abbiano corretto la disparità di regolamento tra i buggy e le auto a trazione integrale T1. Le gomme più grandi avevano un vantaggio su terreni accidentati”.

“Abbiamo imparato molto dal nostro debutto quest’anno e abbiamo messo tutto il nostro know how per migliorare la nostra vettura e crediamo che il nostro nuovo Hunter T1+ sia un significativo passo avanti nello sviluppo del mezzo e nella ricerca costante di tecnologie all’avanguardia. Non vediamo l’ora di tornare in Arabia Saudita a gennaio, dove cercheremo di lottare per la vittoria”.

Audi Sport testa RS Q e-Tron per la Dakar 2022

Audi Sport ha iniziato a testare il nuovo buggy da competizione RS Q e-Tron, con cui la Casa dei Quattro Anelli affronterà nel gennaio 2022 la Dakar, una delle più grandi sfide nelle gare automobilistiche. RS Q e-Tron sarà la prima vettura racing ad utilizzare un sistema di propulsione elettrificato ad alta efficienza, che sfrutta un motore termico TFSI (lo stesso impiegato nel DTM) per generare corrente che carica la batteria ad alta tensione – pesa circa 370 chilogrammi e ha una capacità di circa 50 kWh – durante la guida funzionando nell’intervallo più vantaggioso.

È quello compreso tra 4.500 e 6.000 giri ed è tale – spiega Audi Sport – da offrire un consumo specifico di benzina ben al di sotto di 200 grammi per kWh. La trazione è naturalmente integrale e gli assi anteriore e posteriore sono dotati ciascuno di un’unità motore-generatore (MGU) simile a quella dell’attuale vettura di Formula E Audi e-Tron FE07.

Una terza unità MGU, di identico design, fa parte del convertitore di energia e serve per ricaricare la batteria ad alto voltaggio durante la guida. Inoltre, l’energia viene recuperata durante la frenata. Con questa soluzione, che combina il meglio delle tecnologie di elettrificazione applicate allo sport automobilistico, Audi punta a competere per la vittoria assoluta contro i concorrenti a motore convenzionale nel rally più duro del mondo.

“La nostra Audi Quattro è stata una svolta per il World Rally Championship. E siamo stati il primo marchio a vincere la 24 Ore di Le Mans con una propulsione elettrificata. Ora vogliamo inaugurare una nuova era al Rally Dakar – afferma Julius Seebach, Ceo di Audi Sport GmbH e responsabile del motorsport presso Audi – testando e sviluppando ulteriormente la nostra tecnologia e-Tron in condizioni estreme. Il nostro nuovo RS Q e-Tron è stato creato partendo da un foglio di carta bianco in tempi record e vuole confermare il nostro motto Vorsprung durch Technik, cioè Guidati dalla Tecnologia”.

Le caratteristiche del Rally Dakar hanno richiesto agli ingegneri sfide speciali: l’evento dura due settimane e le tappe giornaliere sono lunghe fino a 800 chilometri. “È una distanza molto lunga – afferma Andreas Roos, responsabile del progetto Dakar presso Audi Spor – Quello che stiamo cercando di fare non è mai stato fatto prima. Questa è la sfida finale per un sistemo di propulsione elettrica”.

La potenza massima del sistema di e-drivetrain è di 500 kW, cioè oltre 670 Cv ma quanta di essa possa essere utilizzata durante la Dakar è ancora in fase di definizione da parte degli organizzatori della gara, proprio per equilibrare la sfida con i modelli tradizionali. La soluzione ‘elettrificata’ offre molti vantaggi: i motori elettrici possono essere controllati in modo estremamente preciso e possono quindi garantire la massima guidabilità. Inoltre, l’energia di frenata può essere recuperata. L’Audi RS Q e-Tron necessita solo di una marcia avanti.

I due assi non sono collegati meccanicamente al sistema propulsivo, e il software sviluppato da Audi si occupa della distribuzione della coppia tra di loro creando così un differenziale centrale virtuale e liberamente configurabile, cosa che permette di risparmiare peso e spazio.

Anche esteticamente, Audi RS Q e-Tron differisce in modo significativo dai buggy Dakar a motore convenzionale. “Il veicolo ha un aspetto futuristico e ha molti elementi di design tipici di Audi – afferma Juan Manuel Diaz, Team Leader of Motorsport Design di Audi – Il nostro obiettivo era quello di simboleggiare il motto Vorsprung durch Technik e il futuro del nostro marchio”.

La partecipazione alla Dakar Rally prevede la collaborazione con Q Motorsport. “Audi ha sempre scelto percorsi nuovi e audaci nelle corse, ma penso che questa sia una delle auto più complesse che abbia mai visto – afferma il team principal Sven Quandt – La propulsione elettrica significa che molti sistemi diversi devono comunicare tra loro. Oltre all’affidabilità, che è fondamentale nel Rally Dakar, questa è la nostra più grande sfida nei prossimi mesi”. Quandt paragona il progetto Dakar di Audi al primo sbarco sulla luna: “Allora, gli ingegneri non sapevano davvero cosa sarebbe accaduto. Per noi è la stessa cosa: se finiremo il primo evento Dakar, sarà già un successo”.

Mondiale Cross Country: la Dakar è la prima gara

Nasce un nuovo Campionato Mondiale con al centro la Dakar. La FIA ha infatti annunciato l’avvio del Campionato Mondiale Cross Country, serie con massimo cinque appuntamenti che vedrà come punta di diamante la classica ex africana oggi al via in Arabia Saudita. La serie, che sostituirà la Coppa esistente dagli anni ’90 che non comprendeva però la gara “clou” sarà promossa dall’organizzatore della Dakar, la Amaury Sport Organisation, che realizza anche il Tour De France e la Vuelta di ciclismo oltre alle principali “classiche” come la Parigi-Roubaix e la Liegi-Bastogne-Liegi.

La categoria vedrà al via le classi T1 e T2 per le auto, T3 e T4 per i veicoli leggeri e T5 per i camion. Il titolo mondiale verrà attribuito per i piloti e costruttori vincitrici dell’assoluta, mentre le altre categorie assegneranno titoli FIA “normali”. Al momento, dopo la cancellazione della Coppa 2020, il campione in carica è restato dal 2019 Stéphane Peterhansel, mentre il primo appuntamento 2021 è stato vinto da Nasser Al-Attiyah e Matthieu Baumel al Rally dell’Andalusia.

Si è trattato di una reazione alla Extreme E di Alejandro Agag? Possibile, vista l’attenzione mediatica che la categoria elettrica sta raccogliendo: assolutamente credibile che si sia voluto capitalizzare sul grande valore storico della Dakar per creare una serie… concorrente.

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Fabian Lurquin il nuovo copilota di Sebastien Loeb

I rumors delle ultime ore, riguardanti il nuovo navigatore di Sébastien Loeb per la Dakar 2022 e le gare rally-raid hanno trovato conferma questo pomeriggio, con la scelta di Fabian Lurquin. Il nove volte campione del mondo rally, ha scelto il co-equiper belga al termine di un “cast” effettuato nei giorni scorsi a Dubai, dove sono stati provati e vagliati diversi profili, tra questi anche Xavier de Soultrait, pilota ufficiale Husqvarna all’ultima Dakar.

“Dopo alcune settimane fatte di discussioni e test con copiloti esperti di #RallyRaid, la mia scelta è ricaduta su Fabian Lurquin. Il suo approccio alla gara e la sua esperienza sul campo mi hanno convinto. La scorsa settimana è stato presentato il percorso della Dakar 2022, un percorso che rende sempre più fondamentale il ruolo del navigatore, questo dettaglio ha ulteriormente sigillato la mia scelta. Con Fabian inizieremo a lavorare fin da subito, per conoscerci al meglio e arrivare pronti a questa gara leggendaria”. Fabian Lurquin ha disputato sette Dakar, la prima partecipazione risale al 2005.

Christine Giampaoli Zonca: un volante nell’Extreme E

C’è una ragazza italiana, anzi, adesso italo-spagnola, che sogna di diventare la Michèle Mouton del Terzo Millennio. Ma non solo: vuole anche la Dakar. A leggere come ama farsi chiamare, Christine GZ, può non sembrare ma Christine Giampaoli Zonca è un’ambasciatrice del Made in Italy nei rally nel mondo e adesso nell’Extreme E. Nata in India da genitori italiani, cresciuta a Milano, ma residente alle Canarie, la ventisettenne guiderà assieme Ver Bennett la Odyssey 21 del team Hispano Suiza Xite Energy.

Christine Giampaoli Zonca ha iniziato a correre nel 2014 nei rally alle Canarie, due anni dopo ha debuttato nel Mondiale al Rally di Catalogna e sempre nel 2008 ha vinto la Femminile del Campionato Spagnolo Rally. Nel 2020, con Avatel Racing Team, ha chiuso al settimo posto il Rally dell’Andalusia, nel programma “Road to Dakar” nella categoria T2. E ora l’avventura si sposta nella in Extreme E. Tra l’altro, a fine dicembre 2020, la Zonca ha rinnovato il suo impegno con l’Avatel Racing Team per i prossimi due anni, quindi fino a tutto il 2022 incluso.

La giovane atleta italo-spagnolo ha siglato l’accordo con la società di telecomunicazioni, il sesto operatore di fibra ottica del Paese, con sede a Madrid. Una collaborazione stretta che guarda anche a nuove aspirazioni e progetti come il Campionato Spagnolo Rally 2021, il Rally du Maroc 2021 e Rally Andalusia. Una sorta di “Road to Dakar”.

GZ ha sempre amato le auto, ma nessuno nella sua famiglia era un appassionato di motori quindi, all’inizio, non hanno accolto proprio bene la sua passione. Il giorno in cui ha incontrato “Lolla”, la bellissima Corolla del 1989, già sapeva che quella sarebbe stata la sua vita. Voleva iniziare dai rally, ma appena ci ha provato si è subito resa conto che era uno sport molto costoso.

Christine Giampaoli Zonca ha iniziato la sua carriera in ritardo rispetto ai piloti in Spagna. Ha iniziato dando una mano nell’officina del vicino, come meccanico, e lentamente si è avvicinata all’acquisto del primo telaio di una Golf (MKII) del 1988. Alla fine l’ha venduta e ha comprato l’auto da rally dei suoi sogni: la “Lolla”.

GZ ha corso con la Toyota per due anni, vincendo il Campionato delle Canarie (FWD) nel 2014. Il progetto successivo è stato quello di convertire la sua auto da strada (Subaru Impreza GC8) in un’auto da rally con specifiche per il Gruppo N (terra). Nel frattempo, GZ ha lasciato le isole per conseguire la laurea, presso l’Università di Birmingham, in ingegneria del motorsport.

Il sogno di Christine è continuare a correre e diventare professionista e stabile. Insomma, siccome sognare è lecito, le piacerebbe diventare ed essere ricordata come una nuova Michèle Mouton. Vuole crescere, vuole fare esperienza per diventare la miglior pilota nella specialità. Il suo motto è “non mollare mai!”. E infatti, adesso Christine gareggerà alla guida di una Odissey 21, un 4×4 elettrico da 550 cavalli, per il team Hispano-Suiza, insieme al suo compagno di squadra Oliver Bennet. Una gara che la vedrà competere contro grandi piloti, come Jenson Button ex campione di Formula 1, oppure il vincitore della Dakar Carlos Sainz. Il tutto sognando la Dakar 2022.

Sébastien Loeb ”Elena? Scelta difficile, ma necessaria”

Ad una settimana dall’annuncio che ha sconvolto tutti, ovvero la separazione tra Sébastien Loeb e Daniel Elena e il relativo strascico polemico tra il monegasco e i vertici Prodrive, dice finalmente la sua Sébastien Loeb, che era stato tirato in ballo da David Richards.

Il pilota alsaziano ha spiegato questa scelta nel corso di una lunga intervista rilasciata al microfono di DNA. L’alsaziano ha specificato che questa scelta, seppur molto difficile e sofferta è stata dettata dalla voglia di provare qualcosa di nuovo e di avere al suo fianco nella Dakar 2022 un navigatore professionista nei rally-raid.

“Prodrive – dice Loeb – ha analizzato nel dettaglio tutta la fase tecnica, meccanica, logistica e le varie comunicazioni interne compresa la gestione dell’assistenza. Inoltre hanno analizzato attentamente anche il pilotaggio e la navigazione ed è proprio in quest’ultima che sono emersi dei punti deboli. Abbiamo commesso molti errori, che ci sono costati tempo prezioso, abbiamo dovuto capire e interrogarci perché il metodo di navigazione con gli i-Pad fosse così complicato per noi”.

“Abbiamo avuto molti malintesi nel corso delle varie speciali, perché il nuovo metodo di navigazione è completamente diverso dai tradizionali road-book. Questa nuova regola impone un’analisi immediata di quel che sta accadendo sotto le tue ruote e devi farlo velocemente, magari in tratti a cui stai andando a 180 km/h. In passato Daniel preparava il road-book delle note il giorno prima, lavorandoci ore su ore e questo lì ha permesso di raggiungere un livello altissimo di navigazione”.

“Ma adesso è tutto cambiato, il nuovo sistema favorisce i professionisti delle disciplina è questo fa la differenza in termini cronometrici. Penso che puntare alla vittoria serva un professionista in questa disciplina, perché il metodo di navigazione al momento é molto complicato e estremamente sofisticato. Alla fine siamo giunti ad una scelta difficilissima, ma necessaria. Ero convinto di farlo, ma annunciarlo e farlo non é stato per niente facile”.

Detto dei rally-raid, il nove volte campione del mondo rally specifica che nei rally il posto al suo fianco per Daniel Elena ci sarà sempre. “Il giorno in cui vorremmo divertirci in Francia in una gara con una Peugeot 306 lo faremmo. Il giorno in cui avrei una proposta per tornare a correre una gara one-shoot nel WRC lo farei molto probabilmente con Daniel al mio fianco. La separazione riguarda solamente la disciplina dei rally-raid”.

La stagione di Loeb proseguire nell’Extreme E e nei rally-raid, ma se l’emergenza Covid-19 lo dovesse permettere, l’alsaziano tornerà nei rally francesi per regalare spettacolo al pubblico. “Se la situazione relativa ai contagi Covid-19 dovesse migliorare, analizzerò attentamente i calendari del Campionato Francese per poi essere al via di qualche evento. E’ passato tanto tempo dall’ultima volta che ho corso un rally e spero di poter essere al via di uno o due eventi in stagione”.

Daniel Elena: ”Gettato via come una m… Séb ti aspetto”

Non si placa il botta e risposta tra David Richards e Daniel Elena. Il titolare della Prodrive ha rivelato ieri di aver agito in accordo con Sébastien Loeb e “l’inesperto” copilota con nove titoli iridati sulle spalle ha risposto vuotando il sacco. Ospite del Super Moscato Show in onda su RMC questo mercoledì, il nove volte campione del mondo di rally è stato molto chiaro sul rapporto tra lui e Sébastien Loeb.

“Ha avuto difficoltà a chiamarmi per dirmelo. Aveva ancora la voce tremante, perché è una decisione e un annuncio difficile da fare. Nel frattempo abbiamo avuto un altro giorno. Un’ora dopo aver diffuso la notizia sui social, ci siamo chiamati su Facetime e abbiamo bevuto insieme. Come ho detto, l’amicizia Loeb-Elena non è morta, anzi. Sarà sempre lì. È solo che mi fa incazzare il fatto che io debba essere gettato via come una merda, mentre lui deve raccogliere forse l’ultima sfida della sua carriera”.

Di fronte alle critiche di Prodrive, Daniel Elena si è difeso. “Lui (Seb) si sente una merda indirettamente. Seb mi conosce, conosce le mie motivazioni. Loro (Prodrive) dicevano che non ero motivato e che non me ne fregava un cazzo. Che c’è ! Quando abbiamo avuto problemi sulla tappa della Dakar e quando mi sono alzato 2 ore prima di lui (Seb) per riparare il servosterzo con la sveglia al telefono per sapere la posizione del camion che poteva portarci i pezzi… Sono demotivato? Considero di aver fatto il mio lavoro e di essere stato gettato come una schifezza”.

Alla domanda sui motivi per cui Sébastien Loeb avrebbe accettato la richiesta di Prodrive di separarsi da lui, Daniel Elena ha spiegato: “Ho detto al team Prodrive di non contare su di me, di non tornare sulla loro decisione, perché sono io quello che non tornerà. Quindi ora, se Seb ha le palle e può sentirmi, accettiamo la sfida. Torniamo indietro e affronteremo nuove sfide con un’altra squadra. E mostreremo loro che sappiamo come vincere e che non abbiamo bisogno di loro. Sono aperto a Seb, ma non con questa squadra”.

David Richards: ”Séb Loeb era d’accordo con noi”

Il presidente del team Prodrive, David Richards, ha risposto alle pesanti accuse lanciate nella serata di ieri da Daniel Elena, dopo la notizia della sua separazione da Sébastien Loeb sul progetto Dakar 2022. In un duro sfogo sui suoi canali social Elena etichettava la BRX Hunter come “una cipolla” e ricordava che il team Prodrive non vince nulla in campo internazionale dal lontano 2003, anno in cui vinse nel WRC con Petter Solberg. La risposta di Richards non si è fatta attendere, specificando che Séb Loeb era d’accordo con il team e che è stata una decisione non facile da prendere.

“Ci siamo consultati con Sébastien sull’intera vicenda, perché queste non sono decisioni da prendere alla leggera. A volte bisogna guardare le cose in maniera obiettiva e molte volte bisogna prendere decisioni difficili, sicuramente non saremmo mai andati a fondo se eravamo consapevoli che anche Sébastien non era in accordo con le nostre conclusioni. Da quando la Dakar è approdata in Arabia Saudita è cambiata notevolmente, rispetto a quando si correva in Sud America e perfino in Africa”.

“Le prove del deserto saudita richiedono molta esperienza in termini di navigazione. Abbiamo fatto una valutazione molto approfondita delle nostre prestazioni durante l’evento. In questi due mesi abbiamo svolto vari debriefing e ci son state molte riunioni in cui abbiamo esaminato nei minimi particolari la nostra prestazione per vedere su dove intervenire per migliorare la vettura in vista del 2022. Qualsiasi cambiamento in un Team deve essere ponderato e non fatto alla leggera, ma in pieno accordo con tutti. Eravamo e siamo consapevoli del rapporto che c’è tra Sebastien e Daniel, non avremmo mai suggerito questo cambiamento senza la piena volontà anche di Sébastien”.

Sul possibile sostituto Richard fa spallucce, ma conferma che si sta cercando una figura di esperienza da affiancare al nove volte campione del mondo. “Al momento stiamo facendo ricerche e esaminando vari profili. Non è un compito facile trovare un navigatore esperto per questo tipo di eventi. I requisiti richiesti per un co-equiper sono cambiati negli ultimi anni. Sébastien da parte sua è molto determinato vuole vincere la Dakar e il Campionato del Mondo Cross Country. Inizieremo i test a metà anno, per provare delle nuove componentistiche per la vettura, studiate in base hai nuovi regolamenti. Successivamente l’idea è quella di partecipare ad alcuni eventi di preparazione, come ad esempio un raid in Marocco”.

Sulle critiche alla vettura invece Richards risponde per le rime al monegasco. “Per quel che riguarda l’auto, voglio ricordare a tutti che abbiamo ottenuto il miglior risultato tra i rookie alla scorsa Dakar. Nani Roma ha perso appena due minuti e mezzo per un guaio meccanico in tutta la Dakar. Suggerisco a tutti di chiedere informazioni sulla bontà del mezzo a Nani oppure a Sèb, piuttosto che chiederlo a Daniel…”.

Loeb ed Elena si separano: Prodrive dice stop

Martedì 16 marzo 2021, Sébastien Loeb e Daniel Elena hanno parlato velocemente al telefono: il pilota alsaziano ha annunciato la sua volontà di cambiare copilota per la prossima Dakar su richiesta del team Prodrive. Durante questa prima collaborazione con Prodrive, i nove volte campioni del mondo rally avevano incontrato grandi difficoltà, accumulando forature, ma anche problemi meccanici, senza riuscire a firmare neanche buone prestazioni.

Sorpreso da questa decisione, Daniel Elena ha voluto reagire nella sua solita rubrica “L’oeil de Danos”, dove il monegasco non ha usato mezzi termini, in uno stile che ancora gli si addice. In questa rubrica, il copilota nove volte campione del mondo rally ha parlato in particolare del suo rapporto con il team Prodrive.

“Loeb-Elena alla Dakar quest’anno con BRX-Prodrive, è stata una schifezza. Oggi ho ricevuto una telefonata da Séb che mi diceva che non sarebbe partito con me alla prossima Dakar, perché il team Prodrive ha deciso che non ero adatto e che non ero abbastanza motivato e che non avevo abbastanza esperienza, ma anche che quest’anno ho fatto troppi errori di navigazione”.

Successivamente, il copilota monegasco ha voluto rispondere alle critiche di Prodrive elencando le sue vittorie alla Dakar, pur ricordando che il duo Loeb-Elena aveva fallito a soli cinque minuti dalla vittoria nell’edizione 2017 per la sola seconda partecipazione a questo evento. Infine, il nove volte iridato non ha esitato nel continuare a criticare il team Prodrive.

“Prima di dire che Elena fa perdere tempo a Loeb, ascolta Elena. Hai fatto una cipolla e non una vettura. La tua macchina non è fatta per vincere. Sei una squadra non strutturata. Non mi hai ascoltato. Ho passato ore con il mio ingegnere JP, mi dispiace perché sei davvero adorabile, ma abbiamo passato ore in video a dirti cosa fare e cosa non fare per provare a vincere una Dakar e fare una macchina solida. All’arrivo non hai ascoltato il mio consiglio, sostenuto da Nani Roma e da Seb. Hai fatto quello che volevi. È normale, è la tua filosofia. Prodrive, miglior squadra del mondo, abbiamo vinto tutto… L’ultima cosa che hai vinto è stato nel 2003 con Solberg”.

“Dakar, ho fatto la mia parte. Ho fatto alcuni errori di navigazione quest’anno, ma tutti lo hanno fatto. Ora sei riuscito a mettere a rischio ventitré anni di complicità e a farci separare. Ti dico bravo. Séb, non ho niente contro di te, sarò sempre dietro di te, saremo sempre amici”.

Da parte sua, la comunicazione di Sébastien Loeb è stata molto più classica con alcuni messaggi sui social: “Dopo cinque Dakar trascorse insieme e dopo aver discusso con la squadra, siamo giunti alla conclusione che potrebbe essere bello provare qualcos’altro. Non è senza una fitta di cuore che, con Daniel non inizieremo nel 2022 come compagni di squadra”.

Stéphane Peterhansel: una storia a due e a quattro ruote

Stéphane Peterhansel è un eroe del nostro tempo: ha vinto quattordici Dakar nella sua carriera tra auto e moto e così si è posto di diritto tra quegli invincibili e ineguagliabili alla pari di un Sébastein Loeb o Sébastien Ogier, anche loro ovviamente francesi. Ma chi è Peterhansel, vincitore anche di due titoli Mondiali nell’enduro? In molto certamente conoscono la sua storia, a tanti tanti altri, soprattutto ai più giovani, sarà meno nota e vale la pena ripercorrerla.

Nasce a Échenoz-la-Méline il 6 agosto 1965 ed è un predestinato. Predestinato a vincere sei volte in moto e otto volte in auto la Dakar Rally. Peterhansel inizia a correre in moto all’età di quindici anni, pur non avendo ancora la possibilità di avere una regolare licenza. Poi nel 1981, guadagnati finalmente i requisiti, s’iscrive regolarmente al Campionato francese di enduro e se lo aggiudica alla guida di una Husqvarna

Nel corso degli anni riuscirà poi ad aggiudicarsi per altre dieci volte il titolo nazionale francese della categoria. Nel 1987 entra a far parte della squadra Yamaha con Hubert Auriol e Cyril Neveu. L’anno successivo corre con la Yamaha per la prima volta nel Rally Dakar, classificandosi diciottesimo. Sempre nel 1988 fa parte della Nazionale francese che si aggiudica la Sei Giorni Internazionale di Enduro. Nel 1989 arriva quarto nella Dakar, gara che vincerà la prima volta nel 1991. Da lì in poi è un susseguirsi di trionfi: vince nel 1992, nel 1993, nel 1995, nel 1997 e nel 1998, conquistando il primato di vittorie in moto.

Stéphane Peterhansel

Nel 1997 si aggiudica anche il suo primo titolo nel campionato mondiale di enduro nella categoria 250 cc 2T. A causa di dolori fisici, per quanto riguarda la Dakar decide di passare alle auto, e nel 1999 partecipa con la Nissan classificandosi settimo. Nel 2000 arriva secondo con un prototipo francese, partecipando allo stesso tempo al campionato francese di enduro, al Rally del Marocco e di Dubai.

L’anno successivo è nuovamente campione del mondo di enduro, stavolta nella categoria 250 cc 4T. Nel 2002 vince il Rally di Tunisia e quello di Dubai. Nel triennio successivo vince le tre edizioni della Dakar a bordo di una Mitsubishi diventando in assoluto il pilota più vincente del Rally Dakar, forte di sei titoli in moto e tre in auto.

Nel 2011, a sorpresa, dopo tredici anni dalla sua ultima competizione in moto, torna ai rally raid partecipando al Sardegna Rally Race con una Yamaha; trascina con sé in tale avventura la compagna Andrea Mayer (anche lei da tempo non faceva più gare in moto).

Per Peterhansel non si tratta comunque di una semplice partecipazione velleitaria, infatti conclude al quarto posto nella classifica generale (ventitreesima la compagna Mayer, prima delle donne) e promette di ritornare l’anno successivo. Col ritiro di Mitsubishi è passato al Team X Raid, con cui ha vinto le edizioni 2012, 2013 e 2014 della Dakar alla guida della Mini All4 Racing.

Dal 2015 al 2018 incluso corre e vince (tranne nel 2015 e nel 2018) con Peugeot, al volante della 2008 e della 3008 DKR. Dal 2019 al 2021, con due squadre diverse, ma sempre con lo stesso mezzo, Mini John Cooper Works Buggy, fa segnare un ritiro, un terzo posto e un successo, l’ultimo, meraviglioso, arrivato a gennaio 2021, in cui si è rivelato un vero leader, capace di dominare la gara dall’inizio alla fine.

Stéphane Peterhansel in pillole

AnnoClasseScuderiaVetturaPos.TV
1988MotoYamaha Motor FranceYamaha Proto 750 Sonauto18º1
1989MotoYamaha Motor FranceYamaha Ténéré6
1990MotoYamaha Motor FranceYamaha YZE750TSQ1
1991MotoYamaha Motor FranceYamaha YZE750T1
1992MotoYamaha Motor FranceYamaha YZE850T4
1993MotoYamaha Motor FranceYamaha YZE850T3
1995MotoYamaha Motor FranceYamaha YZE850T4
1996MotoYamaha Motor FranceYamaha YZE850TRit3
1997MotoYamaha Motor FranceYamaha YZE850T7
1998MotoYamaha Motor FranceYamaha YZE850T3
1999AutoTeam DessoudeNissan Navara0
2000AutoSBMMega Desert2
2001AutoNissan MotorsportNissan Navara12º0
2002AutoNissan MotorsportNissan NavaraRit1
2003AutoTeam ATS Mitsubishi RalliartMitsubishi Pajero Evolution6
2004AutoMitsubishi RalliartMitsubishi Pajero Evolution2
2005AutoMitsubishi RalliartMitsubishi Pajero Evolution4
2006AutoMitsubishi RalliartMitsubishi Pajero Evolution3
2007AutoRepsol Mitsubishi RalliartMitsubishi Pajero Evolution0
2009AutoRepsol Mitsubishi RalliartMitsubishi Pajero EvolutionRit0
2010AutoTeam X-raidBMW X3 CC4
2011AutoMonster X-raid TeamBMW X3 CC1
2012AutoMonster Energy X-raid TeamMini ALL4 Racing3
2013AutoMonster Energy X-raid TeamMini ALL4 Racing2
2014AutoMonster Energy X-raid TeamMini ALL4 Racing4
2015AutoTeam Peugeot TotalPeugeot 2008 DKR11º0
2016AutoTeam Peugeot TotalPeugeot 2008 DKR3
2017AutoTeam Peugeot TotalPeugeot 3008 DKR3
2018AutoTeam Peugeot TotalPeugeot 3008 DKR Maxi3
2019AutoX-raid Mini JCW TeamMini John Cooper Works BuggyRit2
2020AutoBahrain JCW X-raid TeamMini John Cooper Works Buggy4
2021AutoX-raid Mini JCW TeamMini John Cooper Works Buggy1

Dakar Classic: il diario di gara di Camporese-Fiori

Non solo l’Italia ma è anche il Veneto che ha rappresentato l’equipaggio numero 207 composto da Roberto Camporese e Umberto Fiori partecipando alla Dakar versione Classic a gennaio 2021. “Ve lo dico per esperienza: una gara di mondiale Rally si prepara con almeno sei mesi di anticipo, pertanto, una gara come la Dakar ha bisogno di circa 10-12 mesi per essere organizzata. Ma per i due nostrani non è stato così!”, dicono.

Certo, perché l’idea nasce dopo le ferie estive 2020 e da una bozza maldestra si sviluppa un vero e proprio progetto e da un progetto si concretizza la loro reale partecipazione all’ambitissimo raid conosciuto in tutto il mondo come “Dakar”. Il padovano Camporese e il cadorino Fiori non sono proprio di primo pelo a questo tipo di eventi competitivi offroad, hanno corso insieme diverse volte negli anni, affrontando Rally Raid in molte parti del mondo.

Fiori, inoltre, ha già partecipato a ben cinque Dakar a fianco di un altro pilota veneto molto famoso come Miki Biasion. La parte più complessa di tutta questa “goliardata” come la chiamano loro, è stato definire con che auto partecipare, visto che c’erano dei vincoli ben precisi di età del mezzo (sono accettate solo auto dal 1999 indietro) e di preparazione a seconda della categoria in cui intendevi partecipare.

“C’era però una piccolissima clausola che nessun fuoristradista avrebbe mai preso in considerazione e cioè: possono partecipare anche auto a due ruote motrici! E così è stato, la scelta stava vertendo verso una Renault R4 ma il problema era il bagagliaio piccolo, pertanto, una Peugeot 504 Pick Up del 1988 si è trasformata nel mezzo ideale (per loro!). Ma perché interessava avere un bagagliaio spazioso?”.

Ovviamente perché non volevano mezzi assistenza al seguito e quindi tutto il necessario doveva essere caricato a bordo. Ma torniamo a noi e analizziamo bene le parole chiave di questa situazione: due veneti, goliardata, Dakar, due ruote motrici, 504 Pick up, cosa manca? “Ovviamente manca tutta la parte di preparazione dell’auto nella quale sono stati coinvolti due Team friulani: il team Diserò che ha curato tutta la parte strutturale e roll-bar e il team Del Piccolo che invece si è occupato della meccanica e dell’idraulica. Se la gara è partita il tre gennaio 2021, esattamente un mese prima, il tre dicembre 2020 la vettura è stata imbarcata al porto di Marsiglia e fin qui tutto bene”.

Solo per ricordarvi: siamo in piena emergenza Covid e ovviamente le restrizioni sono tenaglie quando devi spostarti, per cui proviamo ad immaginare un volo charter prenotato da Malpensa per il 27 dicembre e l’obbligo di avere un tampone negativo fatto non più tardi di 72 ore prima! Ma è Natale e chi lavora?! Definire la situazione particolarmente originale è poco, la giusta rappresentazione sarebbe “un circo”, ma anche al circo si possono vedere magnifici spettacoli, e così è stato.

Bisogna ringraziare i laboratori Cadorini per aver dato a Camporese e Fiori la possibilità di fare il tampone il 24 dicembre e processarlo il 26. Ma l’avventura non finisce qui! Atterrati a Jeddah la notte tra il 27 e il 28 dicembre inizia la quarantena e solo il 30 riescono a fare il tampone obbligatorio di entrata in Arabia Saudita, con riscontro negativo il giorno dopo. E arriva quindi l’ultimo giorno di questo stranissimo 2020 e Camporese-Fiori sono “liberi”, per modo di dire, di andare a prendere il loro “gioiello” al porto. Ma secondo voi è finita qui? Eh no!

L’equipaggio scopre un problema meccanico legato all’impianto frenante ma nulla di irrisolvibile, per cui non si molla e con l’aiuto di altri team riescono a sistemare la questione. La gara è partita da Jeddah proprio il 3 gennaio 2021, data in cui si è svolto il prologo ma la vera gara è iniziata solo il giorno dopo. Ed è con il 4 gennaio che si manifesta un altro piccolo piccolo problemino: la guarnizione di testa si brucia. Ricordiamo che in Arabia Saudita quasi tutte le auto sono a benzina per cui i motori a gasolio sono poco conosciuti e di conseguenza anche i pezzi di ricambio sono difficili da trovare.

Fatto sta che ci sono voluti due giorni di lavoro in un’officina “locale” e la ricostruzione “home-maid” di diversi pezzi ma finalmente l’equipaggio Camporese-Fiori può raggiungere la carovana dakariana, ormai arrivata alla fine della terza tappa al bivacco di Riyadh. Circa 1000 km la distanza tra Jeddah e Riyadh percorsa dall’equipaggio numero 207 interamente su strade normali.

Sta di fatto che dopo 15 giorni di gara, l’equipaggio veneto ottiene la ventiduesima posizione in classifica assoluta della Dakar Classic, ma ci teniamo a segnalare anche gli ottimi risultati nelle singole giornate di gara raggiungendo anche la decima posizione assoluta e nonostante le due ruote motrici.

Tra la tappa quattro e la tappa 12 non è sempre filato tutto liscio, ci sono state anche altre piccole occasioni in cui è stato necessario usufruire del servizio di “officine locali”, ma nulla ha fermato la loro corsa fino alla bandiera a scacchi a Jeddah il 15 gennaio 2021.

Dakar Classic: il diario di gara di camporese-Fiori

I commenti dell’equipaggio

“Abbiamo appena attraversato il podio della Dakar e siamo ancora storditi per tutte le emozioni provate. A settembre 2020 è iniziata la programmazione di quella che sarebbe stata la nostra avventura dakariana e lo spirito era naturalmente esclusivamente goliardico. Sapevamo che la scelta del mezzo avrebbe rappresentato la prima difficoltà da affrontare, per il semplice fatto che la Peugeot 504 Pick Up ha sì un bagagliaio immenso, ma è un’auto alimentata a diesel e a due ruote motrici”.

“Ma quest’avventura l’abbiamo pensata e voluta proprio così: un mezzo antico, old style, cercato e progettato così come ve lo raccontiamo e come lo avete visto sui social durante la gara. Era ovvio che avremmo avuto dei problemi ma eravamo consapevoli che con l’esperienza maturata in questi anni di gare offroad, raid, marathon, baja e chi più ne ha e più ne metta, ci avrebbe messo nelle condizioni di sapere sempre cosa fare”.

Il nostro equipaggio non era quindi solo preparato dal punto di vista tecnico, sportivo e meccanico ma avevamo già raggiunto una sintonia tale da poterci sostenere in qualsiasi momento: una volta uno sollevava il morale all’altro e viceversa la volta dopo.

“Ovviamente, al di là di tutte le dinamiche meccaniche, il fatto di essere lontani da casa, in un Paese che non conosci, una lingua che non conosci ti mette in una situazione strana. E in questa condizione è facile entrare nel panico o sentirsi demoralizzati, ma la forza di una squadra, come quella che abbiamo rappresentato io ed Umberto, è stato il fattore fondamentale, quello che ci ha resi vincitori e ci ha mantenuta costante la voglia di andare avanti, step dopo step”.

“Credo che un altro tipo di equipaggio, senza esperienza, avrebbe mollato alla prima difficoltà. Pensate che quando abbiamo scelto insieme il mezzo, abbiamo proprio voluto cercare un modello che avesse realmente già fatto la dakar nel passato, nonostante avessimo a disposizione un altro mezzo 4×4 storico ma che secondo noi sarebbe stato troppo semplice da usare. Non è stata una passeggiata, ma noi non cercavamo la passeggiata e anche se tutti ci sconsigliavano di optare per questa scelta sentivamo che era quella giusta”.

“È ovvio che i due giorni che abbiamo passato in officina subito dopo il prologo non eravamo particolarmente felici, ma queste sono emozioni che non ci leverà mai nessuno. Quando è scoppiato il motore su quella salita ed usciva il fumo sia dal cofano che dal posteriore, ci siamo guardati in faccia l’un l’altro e l’umore non era ai massimi termini, anzi, possiamo confermare che “le cosiddette” palle roteavano a tutto andare, ma sapevamo che quello era ciò che volevamo. Per quanto ti riguarda sono state comunque giornate bellissime!”.

“Sappiamo di essere degli incoscienti ma il cielo aiuta gli audaci e per cui, anche quando abbiamo montato la testa e riacceso il motore, ancora con le mani sporche di olio, il nostro istinto è stato quello di salire in auto subito e spararci 1000 km per raggiungere la carovana dakariana… Vi risparmiamo tutto il resto ma il messaggio che vogliamo far passare è che i sogni e le avventure tengono vive la vita e la vita va vissuta fino in fondo. Per cui i sogni sono fondamentali per vivere e con la nostra voglia di avventura abbiamo fatto sognare le persone che ci seguivano”.

“Lo spirito per vivere la vita è lo stesso che serve per vivere un’avventura: scegliere una direzione e andare anche se non si conosce la strada, l’importante è imboccare una strada, c’è un problema o un pericolo? Si affronta, e affrontarlo insieme fa la differenza”.

Akio Toyoda ringrazia la squadra per le prestazioni alla Dakar

“La Dakar Rally 2021 è giunta alla sua conclusione. Grazie a tutti i team che hanno sfidato coraggiosamente un duro percorso di oltre 7.000 chilometri e congratulazioni a tutti coloro che hanno completato la gara in sicurezza. Congratulazioni a tutti i membri del team Team Land Cruiser Toyota Auto Body per l’ottava vittoria consecutiva dopo l’uno-due dello scorso anno. Congratulazioni ai vincitori della gara”. Con queste parole Akio Toyoda, numero 1 della Toyota Motor Corporation, saluta la fine della Dakar. E sì, perché lui non solo l’ha vissuta con i suoi equipaggi, ma ha sofferto seguendo l’evento da grande appassionato.

“Dopo la delusione dello scorso anno per il nostro equipaggio, sono rimasto impressionato dalle prestazioni di quest’anno – aggiunge Toyoda ai suoi ringraziamenti, che inevitabilmente sono un valore aggiunto per tutto la specialità dei rally raid -. Congratulazioni all’auto numero 2, Ronald e Jean, che hanno partecipato per la prima volta e sono arrivati secondi. Grazie per aver portato a casa il Land Cruiser sano e salvo fino alla fine”.

Dopo essersi congratulato anche con Hino Team Sugawara per aver conseguito la dodicesima vittoria consecutiva, ammette: “Ero preoccupato per un grave rollio nel deserto nella Tappa 3, ma vorrei esprimere il mio rispetto e gratitudine a tutti i membri del team che hanno superato le sfide che si sono superati davanti, anno dopo anno. Grazie mille per gli sforzi del team”.

“Vorrei anche congratularmi con Nasser e Mathieu per aver accettato la sfida nell’Hilux, arrivando secondi in classifica generale. Peccato che siano finiti secondi. Ma penso che sia un risultato meraviglioso perché non si sono mai arresi e hanno continuato a fidarsi dei loro partner, del team e delle persone che li supportavano. Penso che la Dakar di quest’anno sia davvero unica.
Sotto la pandemia di Coronavirus, tutte le persone coinvolte hanno dovuto fare tutto il possibile per prepararsi all’ignoto”.

Carcheri e Musi arrivano in fondo alla Dakar Classic

Missione compiuta! La prima partecipazione della Squadra Corse Angelo Caffi al rally raid più famoso del mondo si è conclusa sulla pedana di arrivo di Jeddah (SA) dopo oltre 3.000 chilometri cronometrati e 34 controlli di passaggio, dopo 11 tappe, paesaggi mozzafiato ed emozioni senza fine.

L’equipaggio ufficiale composto da Luciano Carcheri e Roberto Musi, tornati alla Dakar dopo anni di assenza con la Nissan Patrol #225 che corse il raid nel 1998 con a bordo proprio il pilota ligure, è riuscito in un’impresa strepitosa: settimo posto assoluto, quarto in Gruppo H2, primo degli italiani e vincitore della Classe H2.8. Un risultato prestigioso, ad un soffio dal podio, giunto al termine di due settimane intense, dure, tecniche dove il duo della Squadra Corse ha dovuto imparare l’arte della regolarità, destreggiandosi tra navigazione, GPS, controlli di media e precisione al centesimo di secondo sulle piste della penisola arabica.

Carcheri e Musi, che hanno corso senza l’ausilio di assistenza e provvedendo autonomamente ad ogni intervento meccanico sull’auto, hanno raggiunto la pedana di Jeddah senza nascondere la loro emozione. Un’avventura la loro che ha avuto i contorni delle Dakar di un’epoca passata, quando dopo le tappe erano le torce in testa ad illuminare la notte, tra controlli di rito ed interventi disperati per cercare di non arrendersi.

Nel corso della prima settimana tutto è filato liscio, fino ad un problema con il tubo che porta il fluido all’attuatore della frizione nell’ultima giornata prima del riposo. L’esperta mano di Musi ha rimesso tutto in ordine e la Patrol ha girato come un orologio svizzero. Nelle ultime due tappe un piccolo tubicino dei freni si è danneggiato rischiando di complicare la vita al duo italiano che però è intervenuto in tempo, mentre nella penultima tappa una leggera divagazione e un problema con il mozzo anteriore hanno privato l’equipaggio del team bresciano della trazione anteriore rendendo ancora più sfidante il finale della penultima tappa. È il fascino della Dakar, quel non sapere cosa succederà l’attimo successivo.

“Ce l’abbiamo fatta – le parole di Carcheri all’arrivo finale, – è stata un gara stupenda, non sapevo cosa aspettarmi da questa Dakar in Arabia Saudita, ma sono rimasto davvero colpito. Il territorio è molto vario, abbiamo incontrato ogni terreno, ogni condizione. Ci sono sicuramente tutte le situazioni per creare una gara degna di questo nome, e onestamente non escludo che questa esperienza si possa ripetere”.

“Abbiamo raggiunto un risultato che prima di partire non era scontato – ha concluso Musi, – abbiamo imparato molto, per noi la formula della regolarità era completamente nuova, quindi abbiamo dovuto capire come funziona prima di applicarla. La formula a mio avviso è riuscitissima, credo che la Classic abbia l’opportunità di crescere molto forte nei prossimi anni. La voglia di riprovarci è fortissima”.

“Un’emozione incredibile – ha aggiunto il Presidente della Squadra Corse Angelo Caffi Benedetta Caffi Marelli, – partecipare alla Dakar è stato qualcosa di straordinario, e raggiungere questo risultato all’esordio ci riempie di orgoglio. Un grazie a Luciano e Roberto che hanno corso con grande determinazione, affrontando tutti gli imprevisti con positività, l’approccio vincente per questa leggendaria corsa”.

Classifica assoluta Dakar Classic 2021

1.Douton-Etienne (FRA) – Buggy Sunhill; 2. Donatiu-Puig (ESP) – Mitsubishi Montero V6; 3. Harichoury-Fertin-Correia (FRA) – Renault 420DCI; 4. Revuelta-Sanchez Hernandez (ESP) – Toyota Land Cruiser; 5. Verdaguer-Verdaguer (FRA) – Buggy Sunhill; 6. Lacarrau-Quemin (FRA) – Toyota Proto KDJ95; 7. Carcheri-Musi (ITA) – Nissan Patrol; 8. Boet-Rabell (ESP) – Mercedes Unimog; 9. Callewaert-Morel (BEL) – Volkswagen Baja; 10. Gutierrez-Heras Rodriguez (ESP) Mercedes G-320.

Stephane Peterhansel si aggiudica una Dakar in lutto

Stephane Peterhansel tra le auto e Kevin Benavides tra le moto sono i campioni della Dakar 2021. La quattordicesima (ottava nella categoria auto) del francese e la prima vittoria in carriera dell’argentino passano però in secondo piano davanti alla terribile notizia della morte di Pierre Cherpin: fatali le conseguenze della caduta nella settima tappa, il biker è deceduto nel trasferimento dall’Arabia Saudita alla Francia.

Nessuna sorpresa nell’ultima frazione nella più importante categoria a quattro ruote della Dakar: la vittoria finale va infatti a Stephane Peterhansel, campione di costanza nell’edizione di quest’anno e vincitore per la quattordicesima volta (record assoluto aggiornato) del rally-raid, conquistato per l’ottava volta nella categoria auto, a trent’anni esatti dalla Parigi-Tripoli-Dakar vinta nel 1991 sulle due ruote, in sella alla Yamaha.

A ‘Mister Dakar’, alfiere del team X-Raid Mini Jcw assistito dal navigatore Edouard Boulanger, non serve forzare nella frazione che riporta i piloti a Jeddah due settimane dopo il prologo nella seconda città più popolosa dell’Arabia Saudita: a vincere la tappa di oggi, infatti, è il compagno di squadra Carlos Sainz, che sigilla in questo modo il terzo posto assoluto e il quinto podio in una corsa che ha vinto per tre volte nella sua carriera, l’ultima lo scorso anno.

Nulla da fare per l’unico pilota che, almeno sulla carta, avrebbe potuto impensierire Peterhansel per la vittoria finale, Nasser Al-Attiyah (Toyota Gazoo Racing): il qatariota rosicchia 40” al francese, troppo poco rispetto al quarto d’ora che aveva ancora da recuperare. Ad Al-Attiyah resta comunque la soddisfazione del nono podio in carriera alla Dakar (tre le vittorie) e del più alto numero di tappe vinte fra le auto nell’edizione appena conclusa, ben sei su tredici (prologo compreso).

Clamoroso: Ricardo Ramilo lascia nel deserto Xavi Blanco

Il mondo addosso in un secondo a Xavi Blanco. Non per la decisione drastica del proprio pilota Ricardo Ramilo di abbandonarlo al proprio destino, quanto per la location in cui si è consumato il divorzio clamoroso tra pilota e copilota. Infatti il guidatore ha deciso di scaricare l’ormai ex compagno di bordo proprio in mezzo al deserto dell’Arabia Saudita in cui si è svolta la Dakar.

L’episodio si è consumato al chilometro 170 dell’undicesima tappa nella categoria dei SSV. I rapporti tra i due si erano incrinati da tempo. L’esperienza di Blanco, copilota esperto con alle spalle tre partecipazioni, cozzava con la visione arrembante del debuttante Ramilo.

L’obiettivo prefissato era concludere la Dakar e sembrava già a rischio a causa di alcuni problemi nei giorni precedenti, che li avevano spinti a cambiare categoria, passando all’Extreme. Poi il fattaccio raccontato ai media spagnoli dallo stesso Blanco: “Ha reso la vita impossibile alla squadra. La situazione è diventata estrema. Gli ho chiesto di fermare la macchina dopo aver discusso per due volte. Quando sono sceso, mi ha detto: ‘Ora stai qui’. Poi ha tirato dritto. Non è un pilota, è un personaggio”.

Blanco ha avuto la fortuna di avere con sé una borsa con passaporto, cellulare e telefono satellitare. Così si è coordinato con la sua squadra, il Buggy Masters Team, che si è precipitata per soccorrerlo inviando due membri. Inevitabile la condanna di Ramilo, peraltro poi squalificato per aver commesso una manovra irregolare e per non aver terminato la tappa con il copilota. Il capo della squadra Eudald Noe ha spiegato a Marca: “Ricardo è un pilota pericoloso, guida molto male. Non ha voluto ascoltare Blanco che gli consigliava di non seguire una strada”. Il pilota poi si è perso e alla fine si è ritirato sulla penultima tappa.

Yazeed Al-Rajhi agguanta la tappa 10 della Dakar Rally

La Dakar che sembra non regalare grosse sorprese, almeno tra le auto. Con sole due tappe alla conclusione di Jeddah, si conferma sostanzialmente quanto fatto vedere sino a questo momento. La Toyota continua a centrare successi parziali mentre è la Mini di Peterhansel a spadroneggiare in classifica generale. A conquistare la vittoria nella decima frazione, la Neom-AlUla di 583 km, è stato infatti il saudita del team nipponico Yazeed Al Rajhi, capace di tagliare il traguardo in 3h3’57”.

Il vincitore della decima tappa è soltanto quindicesimo nella generale, staccato di oltre sei ore dal leader. Naturale, quindi, come per conoscere gli effetti della terzultima frazione nei giochi per la vittoria si debbano guardare i risultati dei due osservati speciali: Nasser Al-Attiyah è secondo subito alle spalle del compagno di brand ma, dopo la brutta battuta d’arresto di ieri, chiude con un sostanziale pareggio sul grande rivale Stephane Peterhansel, terzo.

Il qatariota ha infatti concluso con 2’04” di gap da Al Rajhi, guadagnando solo 49” sul leggendario francese di casa Mini. Non un brutto risultato, sia chiaro, ma comunque un sostanziale pareggio che cambia poco o nulla in ottica vittoria. Chiudono la top-5 di giornata il “solito” Carlos Sainz, staccato di un paio di minuti da Al-Attiyah e dal compagno di squadra, e il polacco Jakub Przygonski.

Peterhansel a mantiene comodamente la vetta della generale con 17 minuti e un secondo di vantaggio su Al-Attiyah. La battaglia per la vittoria è praticamente tutta qui, visto che Carlos Sainz può praticamente solo sperare in un ritiro dei due rivali considerando il suo ritardo salito a poco più di un’ora dal compagno di squadra.

Attenzione però alle grosse insidie della tappa 11, la AlUla-Yanbu, che sarà con i suoi 464km di prova speciale anche la seconda più lunga di quest’edizione della Dakar. Resistere in vetta con un margine di sicurezza prima della passerella a Jeddah, potrebbe voler significare mettere una sostanziale ipoteca sull’ottava Dakar auto (tredicesima se contiamo anche i cinque successi con le due ruote).

La classifica della tappa 10 della Dakar Rally

PosPilotaAutoDistaccoPenalità
1YAZEED AL RAJHI OVERDRIVE TOYOTA03h 03′ 57” 
DIRK VON ZITZEWITZ 
2NASSER AL-ATTIYAH TOYOTA GAZOO RACING+ 00h 02′ 04” 
MATTHIEU BAUMEL 
3STÉPHANE PETERHANSEL X-RAID MINI JCW TEAM+ 00h 02′ 53” 
EDOUARD BOULANGER 
4CARLOS SAINZ X-RAID MINI JCW TEAM+ 00h 04′ 12” 
LUCAS CRUZ 
5JAKUB PRZYGONSKI ORLEN TEAM/OVERDRIVE+ 00h 05′ 06” 
TIMO GOTTSCHALK 
6GINIEL DE VILLIERS TOYOTA GAZOO RACING+ 00h 06′ 12” 
ALEX HARO BRAVO 
7VLADIMIR VASILYEV X-RAID TEAM+ 00h 07′ 32” 
DMITRO TSYRO 
8MATHIEU SERRADORI SRT RACING+ 00h 09′ 08” 
FABIAN LURQUIN 
9BRIAN BARAGWANATH CENTURY RACING+ 00h 09′ 36” 
TAYE PERRY 
10NANI ROMA BAHRAIN RAID XTREME+ 00h 10′ 37” 
ALEXANDRE WINOCQ  

La classifica generale dopo la tappa 10 della gara

PosPilotaAutoDistaccoPenalità
1STÉPHANE PETERHANSEL X-RAID MINI JCW TEAM37h 33′ 06” 
EDOUARD BOULANGER 
2NASSER AL-ATTIYAH TOYOTA GAZOO RACING+ 00h 17′ 01” 
MATTHIEU BAUMEL 
3CARLOS SAINZ X-RAID MINI JCW TEAM+ 01h 03′ 44” 
LUCAS CRUZ 
4JAKUB PRZYGONSKI ORLEN TEAM/OVERDRIVE+ 02h 18′ 43”00h 02′ 00”
TIMO GOTTSCHALK 
5NANI ROMA BAHRAIN RAID XTREME+ 02h 50′ 22” 
ALEXANDRE WINOCQ 
6SHEIKH KHALID AL QASSIMI ABU DHABI RACING+ 03h 13′ 14” 
XAVIER PANSERI 
7VLADIMIR VASILYEV X-RAID TEAM+ 03h 14′ 56” 
DMITRO TSYRO 
8GINIEL DE VILLIERS TOYOTA GAZOO RACING+ 03h 43′ 28”00h 21′ 00”
ALEX HARO BRAVO 
9MARTIN PROKOP BENZINA ORLEN TEAM+ 03h 45′ 46”00h 01′ 00”
VIKTOR CHYTKA 
10CHRISTIAN LAVIEILLE MD RALLYE SPORT+ 04h 30′ 52” 
JEAN-PIERRE GARCIN 

Dakar, tappa 8: Nasser Al-Attiyah al quarto successo

Nasser Al-Attiyah (Toyota) del Qatar Rally Team ha conquistato la sua quarta vittoria di tappa alla Dakar Rally 2021, coprendo i 375 chilometri dell’ottava speciale tra Sakaka e Neom in Arabia Saudita in 2ore 56 minuti e 56 secondi. Al suo arrivo sulle rive del Mar Rosso, il tre volte vincitore del famoso rally-raid ha battuto lo spagnolo Carlos Sainz (Mini), vincitore dell’edizione 2020, di 52 secondi e il francese Stéphane Peterhansel (Mini) di 3 minuti e 3 secondi.

Mentre alla dakar, Nasser Al-Attiyah vinceva la prova, l’avventura di Sébastien Loeb, Daniel Elena e del Bahrain Raid Extreme arrivava alla fine nell’ottava tappa, tra Sakaka e Neom (709 chilometri, 375 cronometrati), seconda parte della Maraton (senza assistenza).

I nove volte campioni del mondo di rally hanno avuto due forature nei primi 80 chilometri della cronometrata, dopo essere partiti con una sola ruota di scorta, tre pinze dei freni operative e sistemando i guasti con le proprie mani alla fine della settima tappa. Dopo 5 ore e 20 minuti fermi al chilometro 80, Leob ed Elena hanno deciso di riprendere la strada di ritorno al bivacco, mettendo la parola fine alla loro quinta avventura insieme nella Dakar.

Nella classifica generale, Peterhansel, soprannominato “Monsieur Dakar” a causa delle sue tredici vittorie in gara, mantiene il primo posto, con 4 minuti e 50 secondi di vantaggio sul vincitore di giornata. Domani, la nona tappa porterà i concorrenti sulle rive del Mar Rosso, in un anello di 579 km all’inizio e all’arrivo di Neom. Nelle moto vittoria per il leader della classifica, il cileno Jose Ignacio Cornejo Florimo (Honda) che si è aggiudicato lunedì l’8a tappa.

Brutta caduta per il francese Xavier de Soultrait al km 267 della speciale. Soccorso dal servizio medico di Dakar, è stato portato all’ospedale di Tabuk. Il pilota francese deve superare ulteriori esami, ma è già stato costretto al ritiro. Lunedì mattina era al 4 ° posto in classifica generale. In classifica generale, Cornejo Florimo ha aumentato il suo vantaggio sul suo primo inseguitore, Price, ora a 1 minuto e 6 secondi.

Il Covid-19 si prende Hubert Auriol nei giorni della Dakar

Nei giorni in cui si corre la Dakar arriva la triste notizia della morte di Hubert Auriol. Il francese (era però nato ad Addis Abeba ed era soprannominato l’Africano), aveva 68 anni anni ed è stato il primo pilota capace di vincere la maratona africana sia nelle moto (1981 e 1983) che nelle auto (1992) – impresa poi eguagliata da Stephane Peterhansel e Nani Roma – e poi è stato organizzatore della gara stessa.

Malato da tempo, Auriol era ricoverato da giorni in terapia intensiva dopo essere risultato positivo al Covid. La prima passione di Auriol furono le moto. In sella alla BMW conquistò per due volte la Parigi-Dakar e sfiorò la vittoria due anni dopo su Cagiva. Proprio in sella alla moto italiana, nel 1987 fu costretto al ritiro all’ultima tappa mentre era al comando per la frattura di entrambe le caviglie, riuscendo comunque a terminare la tappa nonostante i dolori lancinanti per l’incidente. Un episodio che è rimasto scolpito nella storia della gara. Passò alle auto e nel 1992 vinse con la Mitsubishi. Dal 1995 al 2004 è stato scelto come direttore di gara dall’organizzatore ASO.

La tappa marathon (numero 7) promuove Yazeed-Al-Rajhi

La tappa marathon si è espressa. La sera tra il settimo e l’ottavo giorno della Dakar Rally nessun servizio è consentito ai meccanici, solo i partecipanti i prima persona possono mettere mani ai mezzi. Di conseguenza, nella prima parte di questi due test è necessario un attacco controllato e mirato, anche per proteggere il mezzo.

Non è stato un compito facile nel tratto tra Ha’il e Sakaka: oltre ai pendii sabbiosi, erano all’ordine del giorno anche i tratti tra i ghiaioni, ai navigatori è stato chiesto di seguire le indicazioni della bussola per evitare terreni particolarmente accidentati.

Il pilota più veloce è stato Yazeed Al-Rajhi (Toyota), che, insieme al copilota Dirk von Zitzewitz, ha impiegato 4 ore 22 minuti per 453 chilometri. “Una corsa bollente. Abbiamo spinto, nonostante tutto. Abbiamo avuto una gomma forata all’inizio e una seconda poco prima della fine. La navigazione era difficile, ma l’abbiamo gestita bene”, ha spiegato von Zitzewitz.

Il leader della classifica generale Stephane Peterhansel (Mini) è arrivato secondo e ha aumentato il suo vantaggio a 7 minuti e 53 secondi. Pursuit Nasser Al-Attiyah (Toyota) si è dovuto accontentare del quarto posto dietro a Carlos Sainz (Mini). Con il quinto posto nella tappa odierna, Jakub Przygonski e CoTimo Gottschalk hanno consolidato il loro quarto posto nella classifica generale.

Dakar: Carlos Sainz riemerge nella sesta giornata

Lo spagnolo Carlos Sainz (Mini) ha vinto la 6a tappa per le auto della Dakar-2021 tra al Qaisumah e Haïl, in Arabia Saudita. Per le moto, primo al traguardo lo spagnolo Joan Barreda Bort (Honda). Sainz, vincitore dell’edizione 2020, ha vinto percorrendo i 348 chilometri della speciale in 3 ore 38 minuti 27 secondi, e ha preceduto il saudita Yazheed Al Rahji (Toyota) di 4’03” e il qatariota Nasser Al -Attiyah (Toyota) di 7’16”.

Lo spagnolo, che giovedì aveva perso tempo e criticato addirittura il percorso preparato dagli organizzatori, questa volta ha preso la testa dal primo checkpoint per poi allargare il distacco sugli inseguitori e aggiudicarsi la sua seconda vittoria in questa edizione della Dakar. Il francese Stéphane Peterhansel, quarto di tappa, mantiene il comando della classifica generale. Ha concesso 7 minuti e 34 secondi al compagno di squadra Carlos Sainz (Mini) e 18 secondi a Nasser Al Attiyah, il suo inseguitore più diretto in classifica.

Ma “Monsieur Dakar”, tredici vittorie nel rally-raid, ha ancora un comodo vantaggio di 5 min 53 sec su Al-Attiyah, triplo vincitore dell’evento. Da parte sua, Loeb ha rotto le sospensioni. Alla fine di questa speciale, il nove volte campione del mondo di rally è in ritardo rispetto ai leader e ha dovuto quindi rinunciare alla vittoria finale.

Lo spagnolo Joan Barreda su Honda ha percorrendo i 348 chilometri della speciale in 3 ore 45 minuti 27 secondi. Ha superato Ross Branch (Yamaha) di soli 13 secondi e l’australiano Daniel Sanders (KTM) di 53 secondi. L’australiano Toby Price (KTM), sesto di tappa e vincitore della Dakar-2019, ha preso il comando della classifica generale che aveva lasciato alla seconda tappa. Precede l’argentino Kevin Benavides (Honda) di 2 minuti 16 secondi e il cileno Jose Ignacio Cornejo Florimo di 2 minuti 57 secondi. Il francese Xavier de Soultrait (Husqvarna) ha concluso la tappa della giornata al quattordicesimo posto e ora è quinto assoluto con 8’47” di distacco dal nuovo leader.

Per tutte le categorie la tappa è stata accorciata di 100 km a causa dei troppi concorrenti ritardati e bloccati alla fine della quinta tappa il giorno prima. Sabato è in programma una giornata di riposo per le 250 squadre ancora in corsa, giusto per recuperare prima della tappa maratona di due giorni che collegherà Hail a Sakaka (742 km) poi Sakaka a Neom (709 km), senza poter effettuare interventi sui mezzi.

Dakar: dalla Riyadh-Al Qaisuma esce vittorioso De Villiers

La quinta giornata ha visto in scena nella tappa di Riyadh-Al Qaisumah una delle prove più dure della Dakar 2021 con tante dune e ostacoli. Chi è riuscito a domare questo scenario è Giniel De Villiers, che vince la sua prima tappa in questa Dakar dopo una partenza funestata da problemi di vario tipo.

Il sudafricano della Toyota è ancora lontanissimo dalle posizioni di testa, ma questa vittoria gli darà certamente morale per continuare la risalita in classifica. Dietro si completa un 1-2 per la Sudafrica oggi con Brian Baragwanath (Century) in una sorprendente seconda posizione.

A parte i primi due in classifica generale, quasi tutti hanno avuto grandi difficoltà in questa tappa, a partire dal connazionale Hank Lategan. Il rookie, anche lui della Toyota, deve alzare bandiera bianca dopo un incidente poco dopo la partenza che gli ha procurato la rottura della clavicola.

Un vero peccato per il giovane sudafricano che fino a ieri era in un’ottima terza posizione, mentre ora è diretto all’ospedale di Riyadh. Nessun incidente invece per Carlos Sainz e Sébastien Loeb ma perdono ancora tempo per problemi di navigazione, allontanandosi sempre di più dalle posizioni di testa.

Proprio lassuù c’è un piccolo allungo di Stéphane Peterhansel: il francese della Mini chiude terzo nella tappa di oggi a 2′ 25” da De Villiers ma precede la Toyota di Nasser Al-Attiyah. Il qatariota chiude quarto e perde 2′ 13” dal suo rivale, con il distacco che ora si alza a 6′ 11” (Peterhansel ha un minuto di penalità).

A seguire c’è un buon Martin Prokop che chiude quinto oggi e risale in top 5 della generale. Ottima prova anche per Nani Roma che con l’ottavo posto odierno sale in settima posizione nella classifica generale.

Nasser Al-Attiyah fa il pirata anche nella quarta tappa

Per la terza tappa consecutiva, la quarta in cinque appuntamenti considerando anche il prologo, Nasser Al-Attiyah è stato il pilota più veloce in questa Dakar 2021. Il qatariota della Toyota, coadiuvato dal suo copilota Matthieu Baumel, si è imposto anche nella frazione numero quattro del raid in via di svolgimento in Arabia Saudita.

Il percorso di oggi prevedeva 813 km complessivi, ma soli 337 di speciale, da Wadi ad-Dawasir a Riyadh. Al-Attiyah ha prevalso dopo un lungo testa a testa, durato per tutta la tappa, con Peterhansel, Lategan e Sainz. Il secondo posto ha sorriso alla leggenda francese del team X-Raid Mini, che ha terminato la tappa con appena 11 secondi di distacco dal vincitore, conservando così in maniera agevole la prima posizione nella classifica generale.

Terza di tappa è stata la coppia sudafricana Lategan-Cummings, anch’essa su Toyota, ad un minuto e mezzo di distacco dai compagni di squadra. Amaro finale invece per Carlos Sainz. Lo spagnolo con la sua Mini si trovava in seconda posizione a circa una quarantina di km dall’arrivo, dove era situato l’ultimo punto di controllo.

Il suo distacco era di appena 31 secondi da Al-Attiyah, ma nel tratto finale è precipitato indietro, scivolando a due minuti e 56 secondi dal vincitore della tappa. Davanti a lui nella classifica conclusiva di giornata anche un redivivo Sebastien Loeb, che con questo piazzamento è riuscito a risalire in quarta posizione assoluta nella graduatoria generale. Il duello per la vittoria finale pare però al momento ristretto al duo Al-Attiyah – Peterhansel. Sainz, terzo, è infatti staccato di più di 36 minuti.

Dakar, tappa 3: Al-Attiyah regala la seconda vittoria

Nasser Al-Attiyah e Mathieu Baumel hanno fatto registrare la loro seconda vittoria di tappa consecutiva alla Dakar 2021, quando hanno portato la loro Toyota Hilux in vetta alla classifica con il miglior tempo sui 403 chilometri di dune e piste sabbiose che costituivano la Fase 3 dell’evento, un loop che inizia e finisce nel Wadi Ad-Dawasir. Questo li porta in seconda posizione nella classifica generale, a poco più di cinque minuti dal comando, mentre la coppia continua a lottare per la quarta vittoria della Dakar.

“Oggi è stata una giornata davvero bella per noi, anche se è stata piuttosto dura per tutti – ha detto Al-Attiyah -. Con 407 chilometri, la tappa era piuttosto lunga con molte dune e tracciati veloci. Ci sono state molte sezioni pericolose, ma abbiamo fatto davvero un ottimo lavoro aprendo la tappa e vincendola. Cercheremo di andare nella stessa direzione ogni giorno, ma c’è ancora molta strada da fare e abbiamo ancora del lavoro da fare per colmare il divario con Stéphane Peterhansel, che ci precede nella generale. Ci sono altre nove prove da percorrere e sono sicuro che saranno più complicate nel mix”.

Il nuovo arrivato Henk Lategan e il navigatore Brett Cummings hanno guidato in modo perfetto e hanno fatto registrare il secondo miglior tempo nella tappa 3, piazzandosi alle spalle dei compagni di squadra Nasser e Mathieu a soli 2 minuti e 27 secondi. La prestazione ha portato la coppia al settimo posto assoluto, primo equipaggio rookie, a 47 minuti e 25 secondi dal comando.

Terzo con un ritardo di 4 minuti e 5 secondi si è piazzato il francese Stéphane Peterhansel, che rimane leader della generale. Giornataccia invece per lo spagnolo Carlo Sainz: partito benissimo e per lunghi tratti in testa, a un certo punto ha sbagliato strada, ed è finito fuori rotta con la sua Mini. Sul traguardo ha accusato un distacco di ben 31 minuti e 2 secondi, in 17ma posizione.

Il veterano della Dakar Giniel de Villiers e il navigatore Alex Haro hanno iniziato la giornata in diciassettesima posizione. Avendo perso più di due ore ieri, la coppia ha subito una rottura dell’albero di trasmissione nella Tappa 3, che non solo è costata loro tempo per le riparazioni, ma li ha collocati nella polvere lasciata dai concorrenti più lenti. Due forature si sono aggiunte ai loro guai, e così hanno perso altri 37 minuti e 47 secondi.

Anche la quarta Toyota Racing Hilux, nelle mani di Shameer Variawa e Dennis Murphy, ha subito una rottura dell’albero di trasmissione, seguita da cinque forature, costando all’equipaggio più di due ore ma migliorando fino al quarantaquattresimo posto assoluto.

Sainz accusa problemi, la tappa vede vincere Al-Attiyah

Nasser Al-Attiyah, pilota di punta della Toyota, si è rifatto con una grande prestazione che lo ha portato a conquistare la seconda tappa della Dakar 2021, Bisha-Wadi Ad-Dawasir, lunga 457 chilometri cronometrati. Il percorso ha presentato le prime dune e il qatariota del team Toyota Gazoo Racing è partito forte, piazzando parziali interessanti tanto da portarsi subito tra i primi tre assoluti. La svolta è arrivata al controllo orario al chilometro 351, dove ha superato Stéphane Peterhansel.

Da quel momento Al-Attiyah ha incrementato il proprio vantaggio su tutti i rivali, ha vinto la seconda tappa e si è portato a quota 37 vittorie complessive di tappa nell’arco della sua carriera nei rally raid. Grazie a questo successo, il pilota arabo è tornato in gioco per la vittoria della gara, che è ancora molto lunga. Non perdere terreno dalle Mini John Cooper Works di Peterhansel e Sainz è vitale per poi poter sferrare l’attacco decisivo nella seconda fase di gara.

Toyota, dunque, sorride, ma Mini rimane pericolosa nella classifica generale, questa volta è Peterhansel ad essere secondo, scavalcando Carlos Sainz al comando della classifica generale. Sia Al-Attiyah sia Peterhansel hanno sfruttato le difficoltà incontrate da Sainz, che è stato costretto a entrare in prova per primo dopo aver vinto la prima tappa.

Il pilota spagnolo ha faticato, ha perso minuti su minuti tra il controllo orario PS293 e il PK315. È lì che ha visto sparire la sua leadership. Yazeed Al Rajhi si è riscattato dopo una prima tappa deludente. Ha firmato il quarto tempo di speciale davanti al sempre efficace Matthieu Serradori (Century CR6), con alle spalle un altro transalpino che ha dato prova di essere incappato in una giornata storta e di averla salutata da poche ore: Sébastien Loeb, solo sesto di tappa con la prima BRX Xtreme Hunter realizzata dalla Prodrive.

Le Century CR6 continuano a dimostrarsi vetture da non sottovalutare. Brian Baragwanath è tornato nella top ten della classifica generale grazie al settimo tempo in questa tappa. Male Jakub Przygonski, alfiere del team Orlen Overdrive al volante di una Toyota Hilux. Peggio Bernhard Ten Brinke (Overdrive Toyota) e Giniel De Villiers. Dicasi la stessa cosa di Orlando Terranova, pilota del team X-Raid Mini, così come Nani Roma, sedicesimo e ad un passo dal perdere la top ten nella classifica generale.

Carlos Sainz inizia come aveva finito: vincendo

Sono Toby Price e Carlos Sainz i vincitori della prima tappa della Dakar 2021. Dopo il prologo di ieri, il primo confronto diretto della 43esima edizione del rally raid più prestigioso ed importante al mondo viene aggiudicato dall’australiano della Red Bull KTM Factory Racing, per quanto riguarda la categoria delle moto. Tra le auto, invece, la frazione da Jedda a Bisha viene vinta dal pilota spagnolo, campione in carica, con una grande rimonta.

La prima tappa della Maratona del Deserto di quest’anno ha proposto già un centinaio di chilometri molto interessanti e insidiosi, a causa della presenza di numerosi sentieri rocciosi che possono causare forature e di conseguenza importanti perdite di tempo. A differenza, però, di quello che è successo nelle moto, il campione in carica della corsa nella categoria riservata alle auto la fa da padrone: il veteranissimo Carlo Sainz s’impone infatti nei 277 chilometri competitivi che vanno da Jedda a Bisha.

L’alfiere del team X-Raid Mini Jcw (nonché papà del prossimo pilota della Ferrari in Formula 1) s’impone con 25 secondi di margine sul francese e suo compagno di squadra Stéphane Peterhansel e 3’18” sul ceco Martin Prokop (Benzina Orlen Team). Un grande risultato quello ottenuto dall’iberico che, partito sensibilmente dopo per via del riscontro nel prologo di ieri (28°), mette la sua zampata da fuoriclasse.

Il figlio si congratula con lui su Twitter: “Un anno dopo il Matador inizia la Dakar come l’aveva finita. Vincente!”. A completare il quadro della top-5 ci sono il francese Mathieu Serradori (SRT Racing), a 6’33”, e il saudita Yasir Seaidan (SRT Racing), a 8’10”. Arretrati sia il qatariano Nasser Al-Attiyah (Toyota), 10° a 12’34”, sia il francese Sébastien Loeb (Bahrain Raid Xtreme), a 24’14” da Sainz.

Dakar Rally 2021 partita ufficialmente con 498 concorrenti

Il deserto non è mai lontano in Arabia Saudita. Il rally ha dovuto percorrere circa 30 chilometri appena da Jeddah per trovare le prime piste sabbiose. Tuttavia, transitare dalla pedana di partenza vicino al King Abdullah Stadium sarà la cosa che tutti ricorderanno della loro prima giornata nel deserto: 498 concorrenti hanno sorriso alle telecamere sul podio dopo che i 286 mezzi sono stati autorizzati a iniziare la quarantatreesima edizione: 64 auto, 61 veicoli leggeri (di cui 44 SSV), 101 moto, 16 quad e 44 camion.

Tutti pronti per iniziare il giro di 8.000 chilometri. Nel frattempo, 23 vetture storiche si sono messe sulla linea di partenza dell’edizione inaugurale della Dakar Classic, gara di regolarità per auto e camion degli anni ’80 e ’90. Per quanto piccole fossero le differenze, questa giornata ha fornito un’istantanea. Carlos Sainz ha avuto un inizio poco brillante a causa di una foratura. Nasser Al-Attiyah ha pareggiato con il suo rivale spagnolo con la trentaseiesima vittoria di tappa in carriera.

In caso di parità di tempi, il regolamento impone che chi ha fatto segnare il tempo per primo si aggiudica il gradino più alto. Al-Attiyah è riuscito ad avere la meglio anche sull’arabo Yazeed Al Rajhi di 8”, che chiude terzo e mette un’altra Toyota sul podio virtuale. Lo spagnolo Carlos Sainz, campione della scorsa edizione, ha fatto un po’ di fatica al volante della sua Mini ed è ventottesimo, a 36”. Risultato deludente anche per Sebastien Loeb, altro big del rally raid, che chiude al decimo posto con 17 secondi di ritardo.

L’inglese Kris Meeke ha impresso la sua autorità nella categoria dei veicoli leggeri e ha iniziato la sua carriera di rally raid con il botto. Il quarantunenne aveva già alle spalle una lunga e illustre carriera nel rally, ma non ha perso tempo a dimostrare il suo valore alla Dakar. Il britannico ha ottenuto la sua prima vittoria di tappa al suo debutto nel più massacrante rally della Terra, dominando la categoria dei veicoli leggeri, dove l’esperienza non sembra essere l’unico fattore. Il secondo classificato, il diciottenne esordiente Seth Quintero, è abbastanza giovane per essere suo figlio. Uno può avere 23 anni più dell’altro, ma solo due secondi separano i due dopo il prologo.

Nel frattempo, l’inferno si è scatenato nella categoria camion poiché Kamaz si è dimostrato incapace di piazzare un solo pilota nella top 10 e i loro cugini Maz, Siarhei Viazovich e Aliaksei Vishneuski, hanno dominato il prologo. Al via anche la prima edizione della Dakar Classic. La Porsche 911 che vinse la Dakar del 1984 con René Metge al volante, ora guidata dall’americana Amy Lerner, era in netto contrasto con il suo sfondo al King Abdullah Stadium, inaugurato 30 anni dopo.

Club Veicoli Storici di Piacenza alla Dakar Classic Rally

Anche il Club Veicoli Storici di Piacenza sarà alla Dakar 2021, la leggendaria corsa estrema che quest’anno si svolgerà in Arabia Saudita dal 3 al 15 gennaio. Nello specifico il CVSP-PC sarà rappresentato alla Dakar Classic: la manifestazione principale, infatti, proporrà, per la prima volta nella storia, una gara di regolarità riservata alle vetture classiche costruite negli anni ’80 e ’90.

Trenta i partecipanti che hanno scelto di sfidare le sabbie che circondano la città di Jeddah, punto di partenza e arrivo della competizione. Tra questi Luciano Carcheri che insieme a Roberto Musi sarà al volante di una Nissan Patrol di Squadra Corse Angelo Caffi. Si tratta della stessa Nissan Patrol con cui Carcheri partecipò alla Dakar del 1998 sotto l’egida del Team Giletti e che porterà il logo del Club Veicoli Storici di Piacenza.

Il CVSP-PC e il pilota genovese, infatti, sono legati da una profonda amicizia nata circa due anni fa e fondata, neanche a dirlo, sulla passione per le vetture e le moto. Protagonista di questa storia è una moto. Ma non una moto qualsiasi: parliamo infatti della KTM 660 LC4 con cui Carcheri ha partecipato alla Dakar nel 2001 e nel 2002, sempre con il team Giletti. Un mezzo intriso di storia e successi il quale, dopo tante avventure e tante vittorie, necessitava un’accurata manutenzione. Il campione ligure, per questo delicato intervento, ha scelto il laboratorio “Tutto Restauro Car Detailing” di Valter Travaini di Borgonovo, socio appunto del sodalizio piacentino. Tra un ritocco e un ricambio, è nato un legame sfociato in una vera e propria partnership.

La Nissan Patrol della Squadra Corse Angelo Caffi porterà con orgoglio tre adesivi recanti il logo del club piacentino. Una vetrina d’eccezione per il nostro territorio se si considera che Luciano Carcheri è un veterano della Dakar e quindi uno dei partecipanti su cui si concentreranno maggiormente le attenzioni dei media: il pilota ha partecipato già otto volte al rally più famoso del mondo e, come detto, solo in un’occasione ha lasciato la moto per affrontare la sfida al volante di una vettura.

“Ritrovare quello spirito è uno dei motivi per cui corro nella Classic e per cui guiderò la stessa Nissan Patrol con cui ho partecipato all’edizione del 1998. Ricordo bene quell’esperienza: ai tempi la vettura era iscritta alla categoria Marathon, di per sé simile alla vettura di serie, mentre ora è stata portata alle specifiche T1, quindi decisamente più competitiva”, spiega Carcheri.

La KTM 660 LC4 restaurata dagli specialisti borgonovesi ha regalato alcune delle soddisfazioni più grandi al driver italiano: una moto dall’enorme valore affettivo e per la quale il campione ha preteso un lavoro a regola d’arte. Obiettivo centrato nel migliore dei modi. Non a caso, Carcheri si rivolgerà di nuovo al CVSP-PC il prossimo 19 giugno, data in cui l’associazione terrà una sessione per l’attribuzione della Targa Oro ASI. Si tratta di un certificato ufficiale rilasciato dall’Automotoclub Storico Italiano che attesta l’effettiva purezza e l’ottimo stato di conservazione dei mezzi con oltre vent’anni di onorato servizio.

Con un Tekne Graelion anche Simonato e Berro alla Dakar

Tekne, azienda italiana (abruzzese) specializzata nella progettazione e produzione di veicoli speciali e sistemi elettronici in ambito civile e militare, parteciperà, con un suo veicolo Graelion, alla Dakar 2021, che si svolgerà in Arabia Saudita dal 3 al 15 gennaio 2021.

Graelion è il nuovo veicolo 4×4 heavy duty multifunzione progettato e prodotto in Italia, da Tekne: 7,5 tonnellate di massa complessiva, motorizzazione FPT da 3 litri, cambio manuale ZF o automatico Allison, riduttore/trasferitore a 2 velocità e assali a portale a doppia riduzione Tekne, telaio a longheroni in acciaio altoresistenziale, impianto frenante Wabco, gommatura off-road. Graelion è a suo agio nelle condizioni di lavoro e negli allestimenti più estremi.

Sugli impegnativi percorsi della Dakar 2021, in veste esplorativa, il Graelion sarà nella sua configurazione di serie e allestito con un box specifico per contenere accessori e dotazioni meccaniche, per rimanere autonomo nei 15 giorni di gara in mezzo al deserto Saudita.

Alla guida del Graelion, due personaggi esperti del settore: Beppe Simonato e Claudio Berro. Beppe Simonato ha maturato in anni la conoscenza a partecipazioni quali Rally Raid e spedizioni estreme come Overland. Beppe ha sempre condotto camion specifici per questi usi gravosi e potrà dare al progetto Graelion importanti informazioni tecniche per il suo sviluppo.

Claudio Berro, da oltre 35 anni impegnato nell’ambito sportivo automobilistico, è stato oltre che copilota di rally anche direttore di importanti squadre. Ha gestito le Peugeot nei Rally ed in pista e per molti anni è stato direttore sportivo in Ferrari F1, per poi passare alla Maserati ed Abarth. Le sue conoscenze organizzative e sportive saranno utili analizzare i dati raccolti per la eventuale costruzione di un team sportivo.

La Dakar 2021, si svolgerà in Arabia Saudita, su un percorso in dodici tappe, per un totale di 7780 km. La gara attraverserà zone impervie come il deserto sabbioso del Rub’al-khalì, meglio conosciuto come “Quarto Vuoto” simile ad un paesaggio lunare, passando dal Mar Rosso al Golfo Persico e da sud a nord del paese. L’80% del percorso è inedito: sarà una edizione più difficile di quella del 2020, in particolare per la navigazione. Parteciperanno alla gara 560 piloti su 321 veicoli tra cui 129 moto/quad, 124 auto/ssv, 42 Camion e 26 veicoli storici.

Grezzini-Calubrini-Calabria e R-XTeam al via della Dakar Rally

“Per l’R-XTeam inizia l’Avventura, quella indiscutibilmente con la A maiuscola senza dubbi o incertezze, perchè quando si parla di Dakar tutti, indistintamente, iniziano a sognare spazi sconfinati, territori impervi e…gas a tavoletta! Non importa che negli anni le nazioni di riferimento siano cambiate, basta il nome ed automaticamente inizia la magia”. Ad annunciarlo è una nota stampa della scuderia

In quella che è rimasta una delle ultime competizioni motoristiche che possono realmente fregiarsi del titolo di avventurose, dal 2 al 15 gennaio 2021 ne farà parte anche l’R-XTeam quando da Jeddah, in Arabia Saudita dal palco partenza scenderà il MAN TGA Prototipo con il numero 527 dell’Orobica Raid con a bordo il navigatore Mauro Grezzini fiero portacolori della scuderia bresciana capitanata da Roberto Carminati.

Per Grezzini sarà un esordio assoluto alla Dakar, dopo vent’anni di esperienza trascorsi nei rally sia in veste di pilota che di navigatore. Proprio in quest’ultimo ruolo il salodiano sarà il terzo uomo nell’equipaggio composto dal pilota veterano Loris Calubini alla sua decima Dakar e dall’esperto tecnico Paolo Calabria.
Toccherà proprio a Grezzini indicare la rotta lungo i 7646 chilometri di gara di cui ben 4767 di prove speciali suddivisi in dodici tappe.

“Sarà una bella sfida! – spiega il pilota-navigatore di Salò – era da alcuni anni che Loris (Calubini) mi chiedeva di prendere parte alla Dakar con lui, siamo amici da molto tempo e finalmente quest’anno la cosa ha potuto concretizzarsi. Non vedo l’ora di partire anche se sinceramente non so cosa aspettarmi. Ho chiesto a molte persone che hanno esperienza della gara e tutte mi hanno più o meno risposto di tenere duro i primi due giorni, capire come vanno le cose e poi tutto verrà naturale. Da parte mia ci metterò tutto il mio impegno e la mia passione per poter aiutare al meglio il nostro equipaggio.”

Un pensiero naturalmente va anche al suo primo amore i rally: “Sono cosciente che anche se parliamo sempre di note, tabelle, controlli orari e cose simili le due discipline sono agli antipodi – spiega Grezzini – nei rally è tutto un pronti, via e fai tutto in un fiato, in gare come la Dakar invece la cosa è diluita in una giornata con 10,12, anche 15 ore di prova tra speciale e trasferimento. Il difficile sarà mantenere il ritmo e la lucidità in tutto questo arco di tempo ed in questo caso la lunga esperienza nelle corse sicuramente mi tornerà utile”.

Il mezzo con cui debutterà alla Dakar il portacolori dell’R-Xteam sarà un camion MAN TGA iscritto dall’Orobica Team nella categoria prototipi, per rendere l’idea del potenziale di questo incredibile veicolo, di serie, come da regolamento, è rimasta solo la cabina. Il motore 6 cilindri di 12.800 cc turbo elaborato, ora è in grado di erogare circa 800 cavalli scaricati a terra (ed in questo caso sopratutto sulla sabbia) attraverso un cambio manuale ZF a 16 marce. L’equipaggio si ritroverà a combattere direttamente contro mostri sacri della specialità come i temibilissimi Kamaz ufficiali, gli Iveco, i DAF, i Renault o i giapponesi Hino, nessuno è voluto mancare a questa incredibile kermesse motoristica che da oltre quarant’anni rappresenta l’Avventura per antonomasia.

“Siamo molto orgogliosi che il nome dell’R-Xteam arrivi ad un evento come la Dakar – commenta il presidente della scuderia bresciana Roberto Carminati – e naturalmente siamo felici che Mauro abbia questa grandissima opportunità, è un sogno di molti, che travalica la sola passione motoristica, adesso non possiamo che seguire la sua avventura supportandolo durante tutti i giorni di gara, in attesa poi di sentire i suoi racconti al rientro in Italia.”

La gara partirà da Jeddah (SAU) il 2 gennaio e terminerà il 15 gennaio sempre nella località sulle rive del Mar Rosso dopo che i concorrenti avranno affrontato 12 prove speciali oltre al prologo ed il giorno di riposo di sabato 9 gennaio per un totale di 7.646 chilometri di cui ben 4.767 di tratti cronometrati. Sarà possibile seguire la Dakar 2021 su Eurosport, RedBullTV, Motor Trend On Demand oltre ai più importanti organi di stampa nazionale ed internazionale.

Sainz: ”Prodrive BRX1 incognita alla Dakar, Toyota e Mini…”

La Dakar 2020 delle auto si è confermata una corsa con “due cavalli di razza” Toyota e X-Raid, da quando Peugeot ha interrotto il suo programma ufficiale dopo tre vittorie consecutive tra il 2016 e il 2018. Però, i due affermati Costruttori ora hanno un nuovo sfidante nel team Bahrain Raid Xtreme, che ha ingaggiato la leggenda del WRC Sebastien Loeb e il vincitore del 2015 Nani Roma per guidare i suoi prototipi BRX1 costruiti da Prodrive.

Il campione in carica Sainz, che è di nuovo in testa alla formazione di buggy di X-Raid con il tredici volte vincitore Stephane Peterhansel, afferma che Mini e Toyota sono i favoriti nella categoria delle auto e che la mancanza di esperienza di BRX rischia di fare pagare un prezzo alto alla squadra.

“Penso che la gara sarà tra Toyota e Mini”, ha detto Sainz. “Ci sono molte Toyota e solo due Mini. Abbiamo già visto migliorare la Toyota nei due rally che abbiamo fatto. La lotta con Nasser Al-Attiyah sarà dura. “Le vetture Prodrive hanno due ottimi piloti. Il rientro di Loeb solleva il pool di piloti. Prodrive è super capace di realizzare un’auto vincente e affidabile. Ma è molto difficile vincere alla prima partecipazione, anche se non dico che sia impossibile. Per quanto provi, il ritmo e le sorprese in gara sono diverse”.

La Dakar Rally 2021 si terrà per il secondo anno consecutivo in Arabia Saudita nell’ambito di un accordo quinquennale tra l’ASO e la nazione del Golfo. Dopo che il capo dell’ASO, David Castera ha ammesso che alcune tappe della seconda settimana della Dakar di quest’anno sono “molto veloci”, l’organizzazione si è concentrata sulle aree in cui si è svolta la prima settimana dell’evento – sebbene il percorso sia per l’80-90% nuovo rispetto alla precedente edizione.

Sono state apportate modifiche anche alla tappa della maratona, con i piloti non più autorizzati a cambiare le gomme delle proprie vetture senza incorrere in penalità. Alla domanda su cosa ne pensa sui cambiamenti per il 2021, Sainz ha dichiarato: “Come prima volta, la seconda settimana è un po’ pericolosa ma l’organizzazione ha imparato. Penso che quest’anno le due settimane siano più a nord, che abbiano organizzato una prima settimana fantastica”.

“C’è una tappa della maratona che questa volta è più difficile perché in caso di foratura non puoi togliere le ruote dal camion dell’assistenza liberamente. Abbiamo due soltanto ruote di scorta. Il giorno dopo, se fori e il team di assistenza ti dà una gomma, sono 15 minuti di penalità”.

Le tre vite della Dakar e il rapporto con il deserto

È dal 1979 che la Dakar Rally rappresenta un evento speciale per tutti. La Dakar Rally è indiscutibilmente il rally raid più duro e difficile del mondo. La creatura di Thierry Sabin, il creatore e fondatore della leggendaria Parigi-Dakar, era quello di creare un ponte tra l’Europa e l’Africa. Parigi-Dakar in quanto nelle prime edizioni (dal 1979 al 1991 e ancora nel 1993, 1994, 1998, 2000 e 2001) il percorso iniziava appunto dalla capitale francese per terminare in quella del Senegal. In seguito, mentre l’arrivo si è mantenuto quasi sempre a Dakar, la sede di partenza ha subito diversi spostamenti dal 1995.

La gara, dopo un prologo in Europa, attraversava diversi paesi africani e il deserto del Sahara fino ad arrivare a Dakar. Dopo l’annullamento dell’edizione 2008, proprio quando la gara era pronta a partire, per le serie minacce di attentati terroristici, dal 2009 la corsa ha spostato il suo percorso in Sudamerica, mantenendo comunque la denominazione di Dakar. Era un sognatore Thierry Sabin. Un visionario. Un imprenditore che nasceva pilota. Amante dell’Africa, del Senegal e della Dakar, Sabin, nel pieno dell’ondata di migrazione di africani e senegalesi che arrivava in Francia, volle creare un collegamento sportivo con l’Africa”.

In estrema sintesi fu così che nacque la Parigi-Dakar di Thierry Sabin, due anni dopo che da ottimo pilota si era perso nel deserto del Tenere durante la Londra-Sahara-Monaco, passato alla storia per essere la gara antesignana della Dakar, il primo rally che riuscì ad attraversare il deserto. Le prime edizioni della Parigi-Dakar furono anche le più belle e romantiche: con bivacchi al termine di ogni segmento, che rimandano la mente ad immagini di piloti davanti al fuoco, con meccanici al lavoro intorno a macchine e moto.

Il rapporto con il deserto… del Sahara

Dal 1979, la Parigi-Dakar ha toccato praticamente tutti i paesi dell’Africa nord-occidentale e parecchi paesi dell’Africa centrale e meridionale nel corso dell’edizione del 1992, quando la corsa arrivò addirittura a Città del Capo, in Sudafrica. L’edizione del 1982 fu caratterizzata dalla costosissima missione internazionale di ricerca e salvataggio di Mark Thatcher, figlio dell’allora Primo Ministro britannico Margaret smarritosi nel Sahara mentre partecipava alla competizione con la sua Peugeot 504. La notizia ebbe immediata e vastissima eco nei mass media di tutto il mondo. Sua madre intervenne personalmente e, alla fine, il 14 gennaio 1982, un Hercules C-130 dell’aviazione militare algerina lo ritrovò.

L’epopea della Dakar è legata al deserto del Sahara. Auto, moto e poi anche camion, non più solo usati come mezzi d’assistenza. Dulcis in fundo i quad. È lì che i più grandi campioni hanno deciso di mettere in gioco la propria vita. Alla Dakar. Purtroppo gli incidenti mortali sono stata la costante di ogni singola edizione: tanti, tantissimi incidenti che rendono la Dakar la corsa più mitica ma anche più pericolosa e imprevedibile.

Il più grande dramma che segnò la storia della Dakar fu, paradossalmente, la morte di Thierry Sabin, che cadde il 14 gennaio del 1986 nel deserto del Mali con il suo elicottero. In quello schianto morirono insieme a Sabin altre quattro persone. Le ceneri del creatore della Dakar vennero disperse al Lost Tree, l’albero del deserto del Niger che da allora si chiama Arbre Thierry Sabin.

La seconda vita: la Dakar va in Sud America

Le gravi tensioni tra i paesi africani, spesso implicati in sanguinosi scontri, spengono definitivamente il mito della Dakar nel 2008 quando la corsa viene cancellata dopo che quattro turisti francesi vengono uccisi per rappresaglia in un attentato terroristico. Il raid africano non esiste più: la corsa si trasferisce sulle piste del Sud America, con partenza da Buenos Aires, giro di boa a Valparaíso e ritorno; curiosamente, la gara delle auto è stata vinta per la prima volta da un africano, il sudafricano Giniel de Villiers. In tale anno, debutta anche la categoria dei quad.

Una gara completamente diversa, molto più organizzata dove gli investimenti delle grandi case automobilistiche fanno la differenza. Il rally raid viene dominato non solo dai grandi piloti, fuoriclasse come Auriol, Peterhansel, Neveu, Despres, Sainz, Roma piuttosto che gli italiani Orioli e Meoni. Ma anche da progetti nuovi: prototipi e bolidi di nuovissima generazione.

L’edizione 2010 (1-16 gennaio) è stata disputata nello scenario sudamericano come nell’anno precedente: delle quattordici tappe sette erano sul territorio argentino e sette su quello cileno con partenza e arrivo a Buenos Aires e giro di boa ad Antofagasta in Cile. I vincitori della corsa sono gli spagnoli Carlos Sainz e Lucas Cruz nella categoria automobili, il francese Cyril Despres nella categoria moto, l’equipaggio russo Čagin, Savostin e Nikolaev nella categoria camion e l’argentino Marcos Patronelli (dietro di lui il fratello Alejandro, che vincerà l’anno dopo) nella categoria quad.

A partire dall’edizione 2012 non si ha più un percorso ad anello, ma un tracciato che va da costa a costa del sud America. Dal 2017 debutta la quinta categoria, quella degli SxS. L’edizione 2019 è stata la prima a svolgersi in un’unica nazione: si svolse nel solo Perù. In più fu anche l’ultima a svolgersi in America Latina.

La terza vita: dal Sud America al Medio Oriente

Dallo scorso anno la Dakar si è trasferita in Arabia: motivi di business, con nuovi capitali, ma anche agonistici con il deserto che torna a essere la vera casa del rally raid. A oltre quarant’anni dalla sua genesi il rally affronta una nuova trasformazione: con prototipi, buggy, auto ibride. Restando con il suo nome legato alle sue origini, al Sahara e all’Africa. Che restano nell’imprinting del rally raid più famoso del mondo. Ma forse ormai solo in quello.

Dakar 2021 ancora più dura: si parte il 2 gennaio

Una Dakar tutta nuova, quella che ci attende nei primi giorni del 2021. La 43esima edizione del rally raid più famoso al mondo – la seconda in Arabia Saudita – prenderà il via il 2 gennaio con il prologo ed entrerà nel vivo il giorno successivo, per poi concludersi il 15 gennaio dopo un totale di 7.646 chilometri di percorso che si preannuncia quasi completamente diverso rispetto lo scorso anno.

Il nuovo anno porterà con sé diverse novità per Dakar. Il 2021 motoristico partirà proprio con il celeberrimo rally raid che vede in programma 4.767 chilometri di percorso cronometrato e 2.879 chilometri di trasferimenti, per 12 tappe complessive da affrontare. Tra queste, anche l’immancabile tappa Marathon, durante la quale gli equipaggi non potranno usufruire dell’assistenza.

Al via della nuova edizione della Dakar ci saranno in tutto 555 partecipanti, di cui 321 veicoli: un lieve calo rispetto all’edizione 2020, ma del tutto normale se pensiamo alle tante difficoltà dettate dalla situazione sanitaria globale e dagli strascichi economici che questa, inevitabilmente, si sta portando dietro. E per i nostalgici, quest’anno ci sarà anche la Dakar Classic, una categoria parallela con veicoli storici che hanno partecipato al rally raid prima degli anni 2000.

Tra il deserto aperto e le dune, che caratterizzeranno le prime tappe dalla Dakar, c’è da aspettarsi tanta imprevedibilità e il consueto spettacolo. David Castera, direttore della gara, ha parlato di un’edizione tutta nuova della gara.

“L’Arabia Saudita ha spazi così ampi da permettere di correre anche cinque edizioni della gara senza ripassare dalle stesse zone dell’anno precedente. Quest’anno abbiamo cambiato quasi tutti i percorsi e la tappa più dura sarà la numero 11, che qualcuno non amerà di certo. Rispetto all’ultima edizione ci saranno trecento chilometri di gara in meno, ma questo non influirà minimamente sull’approccio che i piloti dovranno usare per affrontare l’evento, perché questa sarà una Dakar ancora più difficile rispetto all’anno scorso”.

Clamoroso: Audi con l’elettrico alla Dakar 2022

L’Audi ha rivisto i suoi programmi per il motorsport: lascerà la Formula E al termine della prossima stagione per concentrarsi sul nuovo programma endurance LMDh e, grande novità, correrà nella Dakar 2022 con un prototipo elettrico.

Nel 1981, l’Audi quattro rivoluzionava il mondo dei rally. Oggi, la trazione integrale permanente è uno standard non solo per le auto da rally. Oggi il costruttore tedesco vuole rimanere fedele al proprio motto e continuare a essere “All’avanguardia della tecnica” ed è pronto ad affrontare una delle sfide più grandi del motorsport, realizzando un innovativo prototipo elettrico che parteciperà all’edizione 2022 della Dakar.

Una scelta coraggiosa con il chiaro obiettivo di testare e sviluppare tecnologie innovative nelle condizioni più estreme, così da poter continuare a portare nelle auto di serie quanto sviluppato per il motorsport. L’Audi sarà la prima casa automobilistica a impegnarsi nello sviluppo di un prototipo elettrico pensato appositamente per la Dakar, confermandosi pioniera nel motorsport.

L’impegno di Audi alla Dakar sarà affiancato a un programma intenso di corse clienti e a un impegno importante nel mondo dell’endurance. Julius Seebach, ceo di Audi Sport, ha affermato: “La strategia futura dell’azienda è chiaramente incentrata sull’elettrificazione e sulla mobilità a zero emissioni. Questo è il motivo per cui ci stiamo preparando per entrare nella nuova categoria prototipi sportivi LMDh, così da prendere parte a competizioni di durata come la 24 Ore di Daytona e la 24 Ore di Le Mans. Il messaggio più importante per i nostri tifosi è che il motorsport continuerà ad avere un ruolo importante per l’Audi in futuro”.

Il grande impegno nella Dakar e nel programma endurance LMDh ha portato l’Audi a decidere di lasciare il Mondiale di Formula E al termine della prossima stagione. Tuttavia, la tecnologia sviluppata per la prima Formula totalmente elettrica resterà a disposizione dei team clienti. La Casa dei quattro anelli è in Formula E dal 2014: prima come partner della ABT Sportsline e, dal 2017, in forma ufficiale. A oggi, il team ha conquistato un titolo piloti nel 2017 e un titolo costruttori nel 2018, con un totale di 12 vittorie e 43 podi.

Non si può certo negare che proprio la Formula E ha accompagnato l’elettrificazione all’Audi. E come ha affermato Duesmann: “Oggi la mobilità elettrica non è più un sogno, ma il presente. Già nel 2025 si prevede che circa il 40% delle vendite sarà dettato da veicoli elettrici e ibridi plug-in. Questo è il motivo che ci spinge a fare un ulteriore passo avanti nel motorsport elettrico. L’ampia libertà tecnica della Dakar è un perfetto laboratorio sotto questo profilo”.

A Cordoba bruciano le strade del WRC e della Dakar

La terra brucia ancora a Cordoba. Complice la mancanza di pioggia, l’Argentina continua ad essere colpita da incendi devastanti. L’ultimo, divampato nella notte tra lunedì e martedì nella provincia di Cordoba si è avvicinato pericolosamente alle abitazioni e molte persone hanno dovuto evacuare le loro case. Almeno tre Vigili del Fuoco sono rimasti feriti mentre cercavano di domare il fuoco a Villa Carlos Paz, una delle mete turistiche più gettonate dell’Argentina centrale.

Quelle che sono strade storiche per il WRC e anche per la Dakar sono andate in fumo. Fonti governative riferiscono che ne è rimasto circa il 3%. Del restante 97% non ce n’è più traccia. Quando questa drammatica tragedia sarà finita bisognerà ripensare anche il rally in ottica 2021.

Due grandi incendi, situati vicino alla città di Alpa Corral e in direzione dell’Estancia La Candelaria, sono ancora attivi sebbene molti altri fossero stati contenuti, secondo il governo locale. Nella provincia meridionale sono presenti almeno sei fronti attivi su cui si stanno concentrando gli sforzi dei vigili del fuoco. Uno di loro, lungo una ventina di chilometri nella zona dell’Alpa Corral, è quello con la maggiore attività.

Loeb firma con Prodrive per la Dakar Rally 2021 e lascia il WRC

Non appena viene confermata l’uscita di Sébastien Loeb da Hyundai Motorsport per quanto riguarda il Campionato del Mondo Rally e già viene confermato un nuovo ingaggio, un’altra avventura per il nove volte campione del mondo rally. Seb Loeb parteciperà alla Dakar 2021 con il team Bahrain Raid Xtreme.

Il francese si unisce allo spagnolo Nani Roma su una delle auto T1 costruite da Prodrive per il suo quinto tentativo alla maratona, la sua prima volta in Arabia Saudita, avendo perso l’evento inaugurale di quest’anno in Medio Oriente. Loeb è arrivato due volte sul podio della Dakar. La gara sembra per lui stregata. “BRX ha grandi ambizioni per il Rally Dakar 2021 e sono entusiasta di far parte del viaggio con la squadra”, ha detto.

“C’è un’enorme quantità di esperienza in ogni area della squadra. Il migliore in campo con Prodrive è David Richards, che è un gran conoscitore del motorsport nel Bahrain. Questa combinazione è difficile da rivaleggiare e sono fiducioso che sfideremo bene le dune il prossimo anno”, ha aggiunto Sebastien Loeb.

Richards ha fatto eco all’entusiasmo del campione del mondo rally per antonomasia, aggiungendo: “A nome di BRX, sono entusiasta di dare il benvenuto a Sebastien nel team. Porta con sé una vasta esperienza nei rally e, crediamo, sia uno dei piloti più forti del campo. Non vediamo l’ora di lavorare a stretto contatto nei prossimi mesi di test, mentre ci avviciniamo alla gara del prossimo anno “. La vettura sarà a quattro ruote motrici, da 400 CV.

Carlos Sainz Re della Dakar Rally a 57 anni suonati

A testimonianza che per certi campioni l’età è spesso un dettaglio, a 57 anni Carlos Sainz ha vinto l’edizione numero 42 (la prima disputata in Arabia Saudita) della Dakar Rally nella categoria auto, al volante di una Buggy Mini.

Per il pilota spagnolo, primo in classifica dopo dodici giorni di gara e 9.000 chilometri di sabbia rovente percorsa, si tratta del terzo successo in carriera, ottenuto con la terza vettura di marche diverse. Una Mini, come detto, mentre nel 2010 trionfò su Volkswagen e due anni fa su Peugeot.

Al secondo posto nonostante la vittoria nell’ultima tappa, la Haradh-Qiddiya di soli 167 chilometri, si è piazzato il vincitore uscente: il principe qatariota Nasser Al-Attiyah, staccato di 6’21”, a bordo di una Toyota Hilux. Ultimo gradino del podio per il francese Stephane Peterhansel, sempre su Mini, con un ritardo di quasi 10 minuti (9’58”).

C’era attesa per la prima partecipazione ad una Dakar di Fernando Alonso. L’ex ferrarista, due volte campione del mondo di F1, complici una serie di incidenti e prblemi tecnici alla sua Toyota si è piazzato solo tredicesimo, con un ritardo di oltre 4 ore.

Cronaca di un successo annunciato

El Matador ha matato tutti per la terza volta: dopo i successi nel 2010 e nel 2018, Carlos Sainz fa sua anche la Dakar 2020, corsa in Arabia Saudita. Non che ci fossero molti dubbi alla vigilia, soprattutto dopo l’accorciamento della 12esima e ultima tappa ai soli 167 km di prova speciale.

Il pilota della Mini ha gioco facile a gestire i 10′ di vantaggio in classifica generale e può permettersi di non spingere nella Haradh-Qiddiya. Arriverà a 3’56” dal leader di giornata, quel Nasser Al-Attiyah che l’anno scorso festeggiava e che invece deve cedere lo scettro al veterano spagnolo, con cui si congratula al traguardo.

Il qatariota si deve accontentare della seconda piazza (+6’21”), avendo dato 3’31” a Stephane Peterhansel: Mr. Dakar finisce dunque terzo in classifica generale (+9’58”). La tappa vede le ottime prestazioni di Yasir Seaidan, secondo a 1’32”, Orlando Terranova, terzo a 3’16” e soprattutto di Fernando Alonso.

L’asturiano è quarto al traguardo con 3’25” di ritardo, chiudendo al 13esimo posto una corsa che lo ha visto protagonista nel bene e nel male, tra ottimi piazzamenti e qualche episodio sfortunato di troppo, come la rottura della sospensione nella seconda tappa o il capottamento nella decima.

Carlos Sainz con 10 minuti di vantaggio gestisce la Dakar

Stephane Peterhansel (Mini Buggy) ha vinto l’undicesima tappa, 10″ avanti rispetto a Nasser Al-Attiyah (Toyota), con Carlos Sainz (Mini Buggy) terzo a 8’03”. I secondi classificati della Dakar sono riusciti a ridurre in modo significativo il margine che li separa da Carlos Sainz, ma lo spagnolo passa all’ultimo giorno con un vantaggio di 10’17” su al Attiyah e 10’23” su Peterhansel e Fiuza.

Tutto può sempre ancora accadere, ma con una speciale di 374 chilometri non sarà affatto facile raggiungerlo. Non rimane molto tempo per il fine della gara. La giornata di oggi era fondamentale per Nasser Al-Attiyah e Stephane Peterhansel, che hanno attaccato duramente il leader Carlos Sainz e la differenza di 8′ è li a confermare una lotta senza precedenti in questa Dakar.

“Abbiamo pagato caro il nostro errore ieri. Ora combattiamo Stéphane per il secondo posto. Andare così lontano è fantastico, c’è un passo da fare e vedremo come va”, ha dichiarato Nasser Al-Attiyah all’arrivo di tappa.

Ad ogni modo, dopo la vittoria nella decima tappa del giorno prima, approfittando dei problemi di Peterhansel e Al-Attiyah, Sainz ha incassato l’asso che si è giocato, aumentando il margine sugli inseguitori e così oggi ha potuto respirare. Si sapeva che questo sarebbe stato un giorno duro per Sainz, ma domani Peterhansel e al Attiyah partono in prima e seconda posizione e poi sarà il turno di Sainz. Quindi, lo spagnolo potrà controllare meglio il margine.

Tuttavia, c’è sempre la possibilità di errori o problemi meccanici. Non sarebbe la prima volta e neppure l’ultima. È anche curioso il fatto che soli 6″ separino Nasser Al-Attiyah e Stephane Peterhansel. Oggi, il francese ha vinto per 10″ sull’uomo della Toyota. Quindi tutto può ancora accadere.

Dakar, ecco l’incidente di Fernando Alonso (VIDEO)

Nel corso della decima tappa della Dakar 2020, l’ex pilota di Formula 1 Fernando Alonso si è ribaltato due volte, fermandosi fortunatamente sulle ruote. I danni alla vettura ci sono stati, ma lui è riuscito ugualmente ad arrivare a fine tappa. Fernando Alonso ha capottato su una duna. Il parabrezza è andato in frantumi e Alonso ha dovuto guidare per centinaia di chilometri con la sabbia che arrivava nell’abitacolo. Complessivamente ha perso più di un’ora.

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Carlos Sainz in fuga alla Dakar, disastro Fernando Alonso

Carlos Sainz affonda sull’acceleratore e vince la decima tappa della Dakar 2020, probabilmente decisiva per il conseguimento del successo finale: lo spagnolo tira un sospiro di sollievo, è stato il più veloce e ha staccato in modo significativo i rivali Nasser Al-Attiyah e Stephane Peterhansel, che ieri lo hanno insediato ed entrambi alle prese con problemi di navigazione. Il qatariota ha perso quasi 18′, chiudendo appena diciassettesimo, mentre il francese quasi 12′, e nella generale sono divisi da 16″. Con Sainz che vola +18′.

La prova odierna della Dakar andava da Haradh a Shubaytah ed era di 534 chilometri. Era la prima nel formato “marathon” senza assistenza esterna ai partecipanti. Poi, però, il vento sempre più forte ha indotto gli organizzatori a sospendere la prova, con l’ordine d’arrivo fissato al checkpoint al chilometro 223. Il resto dell’itinerario è stato effettuato in trasferimento.

Tappa complicata per Fernando Alonso, ora quattordicesimo, protagonista di un doppio capottamento su una duna. La Toyota dell’ex F1 è ricaduta sulle quattro ruote, ma con inevitabili e importanti danni: ad esempio al parabrezza, andato in frantumi, tanto che Alonso ha dovuto continuare senza, col vento e con la sabbia. Solo l’incidente gli è costato un ritardo di oltre un’ora. Sembrano spegnersi in modo definitivo le speranze di chiudere la Dakar 2020 nella top ten.

Gioisce Jakub Przygonski, secondo con la Mini anche se paga i problemi dei giorni precedenti. Il polacco della X-Raid ha messo dietro Giniel De Villiers e Pierre Lachaume, al via con la vecchia Peugeot 2008 DKR gestita da PH Sport. È proprio lui ad entrare oggi nei primi dieci della generale, in vantaggio di 1.06′ su Alonso. A seguire, Yazeed Al Rajhi, Bernhard Ten Brinke, Erik Van Loon, Orlando Terranova e Wei Han con il buggy presidenziale Geely.

Peterhansel e Al-Attiyah a 15″ dopo 410 chilometri

Si riapre la lotta al vertice della Dakar 2020, che si fa sempre più mozzafiato. La nona tappa, che andava da Wadi Al Dawasir ad Haradh, ha portato piloti, vetture e team a Rub’ al-Khali, il secondo deserto più grande al mondo. Ed è qui che Carlos Sainz ha perso terreno su Nasser Al-Attiyah e su Stephane Peterhansel.

Il pilota francese e quello qatariota sono stati velocissimi, hanno avuto una marcia in più e hanno tenuto un ritmo superiore a chiunque. Alla fine hanno terminato divisi da 15″. un nulla su 410 chilometri di speciale. Peterhansel ha centrato la terza vittoria di tappa in questa fantastica edizione. Si trova a 6’38 di distacco da Sainz.

Il madrileno è stato alla pari dei suoi rivali per i primi 104 chilometri, ha lottato come ha potuto, ma poi ha ceduto oltre 5 minuti per una foratura. Nella parte conclusiva del percorso ha ritrovato il passo, ma non ha potuto far altro che contenere i danni, giungendo quinto a fine giornata.

Lo spagnolo della Mini ha conservato comunque la leadership, ma Al-Attiyah è ormai a soli 24″. Terribilmente vicino. È come partire a distacco azzerato. Terzo ha concluso Yasir Seaidan, a 4’48” da Peterhansel, seguito da Jakub Przygonski, che si è riaffacciato nelle zone di vertice. Sesta posizione per l’altro pilota di casa, Yazeed Al Rajhi, che rimane quarto nella classifica generale, con un margine di 15′ su Orlando Terranova.

Fernando Alonso è partito secondo e questo gli ha reso il compito più complicato, ma ha chiuso comunque buon tredicesimo, agganciandosi alla top ten assoluta. Conservare il piazzamento non è scontato, perché alle sue spalle premono Jerome Pelichet, Pierre Lauchame, Wei Han e e Martin Prokop. Risale la china anche Nani Roma, al via con il marchio Borgward.

L’apripista Mathieu Serradori, trionfatore della Tappa 8 al volante del buggy Century, questa volta ha faticato molto di più, concludendo questa nona giornata di gara in ventesima posizione e in ottava nella generale, superato di nuovo da Bernhard Ten Brinke, pilota ufficiale Toyota.

Alla Dakar vince un privato: Mathieu Serradori

L’ottava giornata ha riservato diverse sorprese alla Dakar 2020. Erano 477 i chilometri nella zona di Wadi Al Dawasir. Il successo di tappa è andato al privato Mathieu Serradori. Il pilota francese, che partecipa al raid con il buggy Centuri, si è trovato davanti al suo primo successo in carriera nel raid più famoso al mondo.

Già vincitore dell’Africa Eco Race 2018, Serradori è passato al comando dopo 212 chilometri di gara. Un bel modo per riscattare il tempo perso ieri riprendendosi la settima posizione assoluta su Berhnard Ten Brinke. “Voglio dedicare la mia vittoria a Paulo Goncalves, perché anche io sono stato un motociclista”, ha detto Serradori a fine giornata.

Secondo, a quattro minuti di ritardo, ha terminato Fernando Alonso, con la Toyota Hilux ufficiale. Il due volte campione del mondo di Formula 1 ha centrato il suo miglior risultato di questa Dakar. Adesso ha nel mirino la top ten assoluta, è chiaro. Fra il suo tredicesimo posto e il cinese Wei Han ci sono appena 4′.

Prova più complicata del solito per i big. L’assenza di una traccia segnata dalle moto, ferme insieme ai quad per l’incidente che ieri è costato la vita al portoghese Goncalves, ha messo in difficoltà sulla sabbia l’apripista Carlos Sainz che nei primi 150 chilometri era già in ritardo di 15 minuti.

Alla fine il veterano madrileno ha comunque recuperato ritmo, riuscendo a contenere i danni rispetto ai diretti avversari Stephane Peterhansel e Nasser Al-Attiyah, ai quali ha ceduto 6′ e 3′ rispettivamente. Adesso il portacolori Mini è in vetta con un vantaggio di 6’40 sul rivale della Toyota e 13’09 sul francese, suo compagno di squadra in casa X-Raid.

A completare la top five della ottava giornata di gara sono stati Orlando Terranova con la Mini 4×4, Giniel De Villiers (separati da appena 10″) e il saudita Yazeed Al Rajhi. Qualche difficoltà in più per il connazionale Yasir Seaidan, terzo per 318 chilometri e poi fermato da una duna non amica.

Day 6, Stephane Peterhansel vince su Carlos Sainz

A vincere la tappa numero 6 della Dakar Rally è Stephane Peterhansel, che è il più veloce sui 477 chilometri da Hail alla capitale Riyadh, tutti su sabbia, l’ultimo sforzo prima del riposo previsto l’11 gennaio 2020. Al giro di boa della gara, la sfida al vertice è ristretta all’attuale leader Carlos Sainz, Nasser Al-Attiyah e Stephane Peterhansel.

Il francese del team X-Raid parte forte, ma non riesce a staccare il compagno di squadra, Carlos Sainz, sull’altro buggy Mini, più di 1’33”. Lo spagnolo ha terminato secondo e resta in vetta con un vantaggio salito ora a 7’48” sulla Toyota di Al-Attiyah, oggi terzo. Nasser Al-Attiyah cede il passo nelle fasi conclusive.

Quarto chiude la giornata Yazeed Al Rajhi, che puntella il quarto posto nella generale. Il veloce saudita del team Overdrive continua a guadagnare terreno sull’argentino Orlando Terranova, nono e sempre il miglior pilota tra le Mini in formato 4×4. Vola anche Fernando Alonso, sesto alle spalle del francese Mathieu Serradori sul buggy Century.

Il due volte iridato di Formula 1 è sedicesimo assoluto e continua a pagare dazio per i problemi avuti nella seconda giornata di gara, che gli sono costati ben due ore di ritardo. Tenendo questo ritmo la top 10 finale può essere alla portata. Ricordiamoci, infatti, che siamo a metà gara e tutto potrebbe ancora accadere.

Il lituano Vanagas, decimo, è staccato di 40′. Appunto, minuti, non secondi. Alonso gliene ha “rubati” 24′, togliendosi la soddisfazione di precedere Bernhard Ten Brinke e Giniel De Villiers, settimo e ottavo con le altre Hilux ufficiali. Quella odierna è stata la giornata più vivace di questa Dakar per Nani Roma, dodicesimo con il suo Borgward. Si ritirano il magnate texano Bobby Patton, capottamento con contusioni per il navigatore Robbie Pierce, ed Edvinas Juskauskas, pickup a fuoco dopo 243 chilometri.

Sainz sempre più leader della Dakar dopo 5 giorni

Carlos Sainz (Mini) ha vinto la quinta tappa della Dakar, la seconda di questa gara, rafforzando così la sua leadership in classifica generale. Il pilota Mini ha chiuso con quasi 3′ di vantaggio sul suo principale rivale, Nasser Al-Attiyah (Toyota), mentre Stephane Peterhansel e Paulo Fiuza hanno chiuso la giornata con 6′ di ritardo sullo spagnolo.

In classifica generale, Carlos Sainz (Mini Buggy) ha ora 5’59” davanti a Nasser Al-Attiyah (Toyota) con Stephane Peterhansel e Paulo Fiuza (Mini Buggy) a 17’53”. Yazeed al Rajhi (Toyota) rimane al quarto posto, anche se è più lontano dal podio, a 31’39” da Sainz.

Orlando Terranova (Mini) mantiene il quinto posto, ma si allontana dalla vetta. Anche Mathieu Serradori (Buggy Century) mantiene la sua posizione, ma perde tempo per Terranova. Giniel De Villiers (Toyota) è settimo e sta facendo una Dakar al di sotto delle sue possibilità, ma potrebbe essere una tattica di risoluzione dei problemi che ha avuto il primo giorno di gara.

Bernhard Ten Brinke (Toyota) è ottavo dal secondo giorno e chiude. Yasir Seaidan (Mini 4X4), che oggi è salito di una posizione in classifica generale, e il duo Benediktas Vanagas e Filipe Palmeiro, che ha iniziato la gara in quindicesima posizione, è risalito alla quattordicesima nella terza tappa, all’undicesima ieri e nella top 10 oggi.

Giniel De Villiers si aggiudica la seconda giornata della Dakar
Giniel De Villiers si aggiudica la seconda giornata della Dakar

Carlos Sainz carica alla fine della tappa

All’inizio della giornata di questa Dakar Rally, Al Rajhi Yazeed Al Rajhi è entrato nelle prime posizioni. Il pilota saudita precedeva Bernhard Ten Brinke di quasi 1′ dopo 50 chilometri. Stephane Peterhansel, Jakub Przygonski, Giniel de Villiers e Naser Al-Attiyah erano anche loro a poco più di 1′.

Nuovi problemi per Van Loon, dopo una dura prova di ieri, quando ha ribaltato la sua Toyota. Si è fermato al chilometro 88 e ha perso mezz’ora. Al centesimo chilometro, Yazeed Al Rajhi era in vantaggio, ma a questo punto solo di 5″ sulla Mini guidata da Stephane Peterhansel.

Anche Nasser Al-Attiyah e Yasir Seaidan hanno chiuso vicino, a circa 30″. “Quindi, non sorprende che Nasser Al-Attiyah sia passato in testa dopo 152 chilometri. Il leader della classifica generale Carlos Sainz era a circa 1′, mentre Yazeed Al Rajhi aveva perso tempo, e si è ritrovato a 1’53”, così come Stephane Peterhansel, che era 3’29” dal leader, ma a causa di una gomma sgonfia.

Ad un certo punto, il secondo più veloce è Yasir Seaidan, dopo Nasser Al-Attiyah, mentre Carlos Sainz è in testa. Dopo 250 chilometri, il due volte vincitore della Dakar ha preso il comando, anche se per soli 12″ su Nasser Al-Attiyah. Stephane Peterhansel è seguito in terza piazza, a sei 6′. Colpo di remi di Sainz a 50 chilometri dalla fine, il leader della classifica generale vantava un vantaggio di quasi 2′ su Nasser Al-Attiyah. Stephane Peterhansel era ancora a 6′.

Kris Meeke guarda ai raid nel deserto e sogna Dakar

Con poche o quasi nulle speranze di tornare a competere ai vertici del WRC, che è diventato ormai una chimera, Kris Meeke si dice interessato alle grandi maratone nel deserto, ai raid, come la Dakar Rally, sogno recondito di tutti i rallisti che escono dal giro e che hanno però bisogno di emozioni forti e di continuare a confrontarsi con i propri limiti.

In Arabia Saudita, all’inizio della Dakar 2020, Meeke ha parlato per la prima volta pubblicamente da ex pilota del WRC. Il pilota di Dungannon ha detto che sta valutando tutte le opzioni per il suo futuro, e ha ammesso di essere rimasto affascinato da quello che hai visto. Ha anche approfittato del suo soggiorno nel Paese arabo per stabilire contatti con le migliori squadre in campo.

Kris Meeke, ha già guidato alla Baja 1000 su una moto nel 2012, e ha spiegato di essere stato invitato in Arabia Saudita dal cinque volte vincitore in moto della Dakar, Cyril Despres, suo caro amico. L’irlandese ha detto che gli è stato chiesto di rimanere in riserva se il copilota di Despres, l’esploratore sudafricano Mike Horn, non fosse arrivato in tempo. Ma non è accaduto.

L’ex pilota di Toyota e di Citroen ammette anche di essere presente alla Dakar nella speranza di riuscire ad accordarsi per fare alcuni test con il marchio giapponese nel 2020, e ha smentito le voci che lo vorrebbero ancora alla ricerca di un volante per il Campionato del Mondo Rally. Non si aspetta di tornare nel WRC in full time ora che ha 40 anni. Ma non sono da escludere delle uscite occasionali.

Sainz comanda la Dakar dopo tre giorni, Al-Attiyah penalizzato

Giro ad anello, con partenza ed arrivo a Neom, per un totale di 427 chilometri di prova speciale, nella terza giornata di gara in Arabia Saudita. Siamo in uno degli scenari più belli del mondo, dove i piloti della Dakar oggi hanno potuto esplorare un territorio veramente unico.

Unico ma non per questo facile dove, nei primi 100 chilometri, delle prove veloci hanno portato a passaggi spettacolari tra le rocce giganti di Ash Sharmah, per poi entrare in una zona di montagna con tratti impegnativi e molto tecnici. Si cambia registro, entrando in una zona rocciosa ed insidiosa che ha richiesto la massima attenzione per arrivare al taglio del traguardo.

Sainz è diventato il terzo diverso pilota con la Mini a vincere una tappa dell’evento con sede in Arabia Saudita. Il suo margine di vittoria finale nel corso della giornata è stato di 3 minuti e 31 secondi rispetto al campione in carica Nasser Al-Attiyah, e con questo risultato lo spagnolo guidava la generale. Stephane Peterhansel, alla guida dell’altro buggy X-Raid, ha eguagliato Sainz per il ritmo per gran parte della prova, perdendo solo 10 minuti nel tratto finale.

Successivamente, Nasser Al-Attiyah è stato penalizzato di 3 minuti. Secondo i commissari sportivi, ha “disturbato” la corsa di Carlos Sainz per diversi chilometri dopo la seconda zona di neutralizzazione. Non appena si sono avvicinati ad Al-Attiyah, Carlos Sainz e il suo navigatore Lucas Cruz hanno cercato più volte di superare l’avversario, ma lui glielo ha impedito e questa è una grave violazione del regolamento.

I commissari hanno esaminato il sistema di dati GPS Sentinel e hanno deciso di imporre una penalità di 3 minuti al pilota del Qatar, che ora è 7’55” dietro Carlos Sainz. Fernando Alonso sale al quarto posto, davanti ad Al-Attiyah. Bene anche l’italiano Andrea Schiumarini.

“Oggi è stata una tappa con doppio debutto – dichiara Andrea Schiumarini – dove abbiamo invertito i ruoli. Enrico alla guida ed io alla navigazione. Una prima volta per entrambi e siamo molto soddisfatti di questa esperienza. Una terza tappa con tanti tratti di piste sabbiose e con alcune dune da superare, dove era necessario sgonfiare le gomme per risalire. Gli ultimi 50 chilometri di speciale li abbiamo percorsi di notte, ed in questi casi passare tra i wadi senza luce è complicato, a causa delle rocce che non si vedono”.

Giniel De Villiers suona la carica alla vetta della Dakar

Nessuna Dakar può essere facile, neppure per veterani come Giniel De Villiers, Stephane Petheransel, Carlos Sainz… Ne va del buon nome della gara. Ed ecco che a partire già dal secondo giorno di gara, la creatura di Thierry Sabine mostra tutta la sua difficoltà. A farne le spese per primo è soprattutto il debuttante Fernando Alonso, che dopo l’undicesimo posto del primo giorno, nella seconda tappa di 367 chilometri da Al Wajh a Neom, accumula oltre due ore di ritardo.

Dopo 150 chilometri ad andatura ottima, il due volte campione del mondo di F1, nell’impatto contro una roccia, rimedia un danno alla sospensione anteriore destra. Con Marc Coma tenta di riparare la Toyota Hilux, ma alla fine ha dovuto attendere l’arrivo dell’assistenza. Dopo due giorni, per Alonso diventa ormai impossibile sperare in un piazzamento finale importante. La speranza, ora, è completare la sua prima Dakar.

La seconda giornata è stata vinta da un altro pilota ufficiale Toyota, il veterano Giniel De Villiers, che in classifica generale si trova sesto, visto il tempo perso nella prima giornata della Dakar 2020. Il sudafricano ha superato proprio durante le fasi conclusive il “padrone di casa”, Yazeed Al Rajhi, che si era trovato a lungo al comando con la Hilux del team Overdrive. peccato che alla fine sia arrivato solo settimo al traguardo.

Chiude secondo posto, a meno di 4′ da De Villiers, il driver argentino Orlando Terranova, che diventa leader assoluto con la Mini X-Raid. Sarà felice l’ingegnere Marco Pastorino. Seguono Khalid Al-Qassimi con la Peugeot 3008 DKR, Mathieu Serradori con il buggy Century, Nasser Al-Attiyah (Toyota) e Carlos Sainz (Mini), rispettivamente terzo e secondo nella generale.

Scivola in quinta posizione il lituano Vaidotas Zala, che era stato il trionfatore a sorpresa del Day 1 della competizione più massacrante del mondo. Per lui 19′ di distacco. Problemi allo sterzo per Stephane Peterhansel, solo ottavo assoluto: sarà in grado di recuperare per rientrare nella lotta al vertice? Fra svetta il bielorusso Siarhei Viazovich su Maz, davanti ai Kamaz di Dmitry Sotnikov e Andrey Karginov. Nelle moto esulta Ross Branch e fra i quad Ignacio Casale.

Dakar: c’è una Mini privata davanti alle ufficiali

Grande sorpresa alla fine del primo giorno della Dakar. Contro ogni pronostico, la tappa è stata vinta da un pilota della Lituania, Vaidotas Zala, con una Mini privata. Vaidotas Zala ha battuto in scioltezza Stephane Peterhansel e Carlos Sainz, ottimamente terzo alla fine della prima tappa. Ma entrambi guidano Mini ufficiali.

Sainz ogni anno annuncia che si ritirerà, ma poi la passione ha il sopravvento e torna. Ma la Mini privata davanti è per lui una sfida. Il grande deluso di giornata è Nasser Al-Attiyah, sulla Toyota Hilux, partito molto forte al comando, ma successivamente rallentato da tre forature. Alla fine è arrivato quarto.

Alonso ha concluso ai piedi della top ten, rimediando un undicesimo posto assoluto con la Toyota a 15’27” da Zala. Lo spagnolo ha dovuto risolvere una foratura causata dalle pietre sul percorso. Dopo appena 60 chilometri, la Dakar di Romain Dumas ha preso fuoco: avvolta tra le fiamme è andata distrutta la sua DXX RD Limited.

Tutti gli occhi era puntati su Fernando Alonso. L’ex pilota della F1 è alla prima Dakar della sua carriera. Arrivare in fondo, evitando sciocchezze, per lui sarebbe una vittoria. Nella prima tappa della competizione mediorientale, che ha portato i piloti da Jeddah ad Al Waijh sul Mar Rosso, Alonso ha viaggiato con molta attenzione e ha ugualmente centrato un buon risultato.

Brutto incidente per Martin Kolomy, Dakar finita

La Dakar fa vittime prima di iniziare. Avete presente Martin Kolomy, un pilota che ha partecipato a diverse edizioni della gara e che solitamente correva con i camion? Durante lo shakedown della Dakar 2020, con la sua Ford F-150 Raptor, Martin Kolomy è rimasto vittima di un brutto incidente, che ha visto il ribaltamento ripetuto e violentissimo della sua vettura da gara. La sua Ford F-150 Raptor è stata irrimediabilmente danneggiata, mentre lui e il navigatore, Jirka Stross, sono finiti in ospedale.

Martin Kolomy, che era solito correre sui camion, si è rotto una vertebra e ne ha un’altra schiacciata. Il navigatore è andato, invece, è stato portato in ospedale per controlli, ma sembrava stare bene. L’auto appartiene al team di Martin Prokop, che guida l’altra Ford F-150 Raptor. Tutto è successo quando, dopo un lungo rettilineo, c’era un salto e il pilota è arrivato troppo velocemente con la macchina che si è ribalta più volte e che quando si è fermata era praticamente distrutta.

La Dakar Rally vista dalla A alla Z: una storia ogni lettera

Ari Vatanen ha vinto la Dakar Rally quattro volte, tre volte con la Peugeot e una volta con la Citroen.

BMW ha sei vittorie in moto, meglio di lei solo KTM con undici e Yamaha con nove.

Cyril Neveu è il primo vincitore della Dakar Rally nel 1979. Ha trionfato cinque volte in totale.

Dune, che sono gran parte della bellezza di questa gara, sia in Africa che in Sud America, ma a volte sono molto pericolose.

Erg sinonimo di duna, di solito aree di grande bellezza paesaggistica e di grande difficoltà per conducenti e macchine.

Fesh-Fesh: polvere molto fine, come la polvere di talco che arriva ovunque, rendendo difficile vedere e respirare.

GPS, un gadget fondamentale che aiuta i concorrenti a capire bene dove si trovano. In passato, solo i locali potevano orientarsi nella vastità del deserto.

Hiroshi Masuoka ha vinto la Dakar Rally due volte con Mitsubishi nel 2002 e nel 2003.

Iveco e Gerard De Rooy sono già riusciti a finire l’anno scorso con il dominio quasi totale di Kamaz. Che dire di Dakar 2020?

Jutta Kleindschmidt è l’unica donna che è riuscita a vincere la Dakar in macchina.

Karel Loprais ha vinto la Dakar sei volte in Trucks.

Lisbona-Dakar è stato un successo finché è durato. Si è svolto tra il 2006 e il 2008, anno in cui le prove sono state cancellate a causa di minacce terroristiche. Almeno questo è quello che ci hanno venduto in quel momento…

Michel Vaillant, Paris-Dakar è il titolo dell’album numero 41 della serie di fumetti.

Navigazione, uno dei più grandi puzzle dei concorrenti della Dakar

Oscar il primo veicolo completamente elettrico a partecipare alla Dakar. Aveva una coppia di 800 Nm, una velocità massima di 150 km/h e un’autonomia di 800 chilometri.

Parigi è stata la città che ha ospitato più volte la partenza della Dakar: 19 volte.

Quandt, Sven, leader di X-Raid, ha fatto carriera in TT negli anni Novanta. Guida la sua squadra dal 2001.

René Metge, mentore di Africa Race ha vinto la Dakar tre volte.

Stephane Peterhansel ha vinto la Dakar 13 volte

Thierry Sabine, nel 1977, si perse nel deserto libico, quasi morì, e fu allora che concepì la Dakar e creò le radici della razza che è oggi.

Ultima volta e poi la Dakar abbandona l’Europa: è il 7 gennaio 2007, quando i concorrenti affrontano la prova speciale Portimao-Malaga.

Vladimir Chagin ha vinto la Dakar sette volte su camion.

X301 era la denominazione del buggy Schlesser con la quale Jean Louis Schlesser vinse le edizioni 1999 e 2000.

Yamaha, il secondo Costruttore di motociclette dopo KTM della Dakar.

Zohra Ataouat e Boukrif – Kaoula nel Sonacome di Berliet furono i primi vincitori tra i camion nel 1980.

Dakar: il terzo capitolo della storia nel trentesimo Paese

Dopo tre decenni in Africa e un altro in Sud America, la Dakar si sta dirigendo verso il suo terzo capitolo in Arabia Saudita. Toyota e Mini tornano a combattere per il trionfo. Fernando Alonso fa il suo debutto, ma con una grande incognita, la vittoria non dovrebbe sfuggire a uno dei piloti del trio Nasser Al-Attiyah (Toyota), Stéphane Peterhansel (Mini) e Carlos Sainz (Mini), con Giniel de Villiers (Toyota) in agguato.

Originariamente concepita come una gara di endurance che collegava Parigi e Dakar, la gara che è nata dal sogno di Thierry Sabine si è evoluta in una delle più grandi sfide “motorizzate” del mondo, sia meccaniche che fisiche e mentali. Inizialmente nella remota Africa e dal 2009 in Sud America, questa volta i concorrenti scriveranno il terzo capitolo della storia della Dakar, l’Arabia Saudita, il più grande Paese arabo.

Diverse centinaia di concorrenti provenienti dai quattro angoli del pianeta stanno convergendo per dare vita alla grande maratona di due settimane e l’Arabia Saudita sarà il trentesimo Paese diverso a ospitare l’evento. Dopo tre decenni in Africa e 11 anni in Sud America, la Dakar dovrebbe rimanere almeno cinque anni in Arabia Saudita.

La vastità del deserto saudita attende i migliori piloti tout terrain del mondo, in un evento in cui la velocità, ma essenzialmente la navigazione, svolgerà un ruolo importante, fondamentale. I concorrenti dovranno affrontare dune di 250 metri, su un percorso che avrà circa 7.500 chilometri, di cui 5.000 cronometrati.

Per i concorrenti e le squadre il percorso è un foglio bianco e le tappe sono più lunghe rispetto agli ultimi 11 anni in Sud America, quindi questa è una sfida completamente nuova per sotto tutti i punti di vista. Una nuova avventura per 350 concorrenti che prenderanno il via da Jeddah: 170 motocicli, 133 auto e SSV e 47 camion.

Da Al Qassimi a Przygonski: gli outsider da podio della Dakar

Ci sono molti outsider da podio in questa Dakar. Il polacco Kuba Przygonski, che ha chiuso l’anno come secondo classificato nella Coppa del Mondo FIA tout terrain dietro un altro contendente, l’argentino Orlando Terranova. Entrambi corrono con le Mini JCW Rally.

Un altro outsider da podio, ad esempio, è Vladimir Vasilyev è tornato da X-Raid dopo diversi anni. X-Raid ha un forte contingente di Mini, ma il suo valore è sconosciuto. Come è noto, Boris Garafulic ha scelto di rimanere a casa a causa della situazione politica in Cile, così come il suo navigatore, Filipe Palmeiro. Bernhard Ten Brinke non ha finito una Dakar dal 2015, ma quando lo ha fatto, è arrivato settimo.

Fernando Alonso e Marc Coma sono la grande novità di questa Dakar. Con la Toyota Hilux ufficiale, la coppia si sta preparando per la sfida, essendo una delle più grandi incognite della gara. Vincere sembra essere fuori portata per un principiante, ma una top 10 pare certa e una top 5 possibile. La navigazione sarà fondamentale per il risultato. 

Poi ci sono un numero di piloti che possono aspirare a buoni risultati, e in questo contesto tutto dipende molto di più dalla fortuna e dalla sfortuna. Martin Prokop è un serio contendente della top 5. I suoi risultati nel tempo sono costantemente migliorati. L’anno scorso era sesto. Con la Ford Ranger un podio è rranquillamente alla portata.

Khalid Al Qassimi guida la Peugeot 3008 DKR di PH-Sport, e può anche fare una buona gara. Era sesto nel 2018 e l’auto è vincente. C’è anche Erik Van Loon (Toyota), Mathieu Serradori (Buggy SRT), Peter Van Merksteijn (Toyota), Ronan Chabot (Toyota), Dominique Housieaux (Buggy MD), Christian Lavieille (Toyota), Pascal Thomasse (Buggy MD), Romain Dumas (Buggy RD), Miroslav Zapletal (Ford Ranger) o Martin Kolomy (Ford Ranger), tutti nomi che possono arrivare tra i primi 15.

Dakar 2020, Al-Attiyah, Peterhansel, Sainz o De Villiers?

La Toyota è la favorita per la vittoria di questa Dakar 2020, ma resta da vedere come Nasser Al-Attiyah si comporterà in un Paese in cui non si sentirà a suo agio al 100% a causa delle sue scarse relazioni con i sauditi. Naturalmente, la sua professionalità supererà ogni problema, ma sicuramente questa non è la Dakar preferita da Al-Attiyah.

Sempre con Matthieu Baumel al suo fianco e con una Toyota Hilux ancora migliore – evoluta essenzialmente in termini di raffinatezza e affidabilità dei componenti chiave – Al-Attiyah ha dimostrato di essere uno dei piloti più preparati ad ogni evenienza in gara negli ultimi anni.

Data la quantità inimmaginabile di sabbia prevista in questa Dakar 2020, Al-Attiyah è il favorito: “Ci sono così tanti buoni piloti in questa gara che l’unico modo per rimanere in vantaggio è essere il migliore ogni giorno”, ha detto il pilota. 

Nelle Mini John Cooper Works, ci saranno due nuovi posti con Stéphane Peterhansel e Carlos Sainz. Peterhansel raggiu. Paulo Fiúza sostituisce Andrea Peterhansel, che, per motivi medici, non partecipa alla gara: “Conosco solo una città per via di una gara motociclistica che ho fatto molto tempo fa e per una corsa a cui abbiamo partecipato di recente”.

Ad ogni modo, la sua esperienza è enorme e il francese sa come vincere una Dakar con una vettura competitiva, dato che ha trionfato due volte con Peugeot nel 2016 e nel 2017. Se sabbia e dune sono prevalenti in questa Dakar 2020, e il Mini è all’altezza, Peterhansel sarà l’altro favorito. Lo sfidante di Al-Attiyah.

Al suo fianco, però, nella X-Raid, c’è un altro favorito, Carlos Sainz, per due anni vincitore con Peugeot. Come Peterhansel, anche lo spagnolo sa cosa significa vincere con una vettura competitiva e ad armi pari, ma se il trionfo di Sainz due anni fa è stato un po’ “sofferto”, diciamo che a 57 anni la Dakar 2020 non sarà facilissima. La classe non gli manca, ma la Dakar è molto dura.

Giniel de Villiers è, secondo noi, il quarto pretendente al trono della Dakar 2020. Su un’altra Toyota Hilux, è un pilota da tenere d’occhio in quanto ad approccio abituale. Sta sempre a ridosso dei primi e poi approfitta delle pause altrui e degli errori. Un vero stratega. 

Dopo la sua vittoria nel 2009, la prima edizione in Sud America, in 10 edizioni è salito sei volte sul podio, fattore che conferma la sua grande competitività. Se vincesse, nessuno sarebbe sorpreso, perché guida una Toyota di alto livello. L’ultima volta che la Dakar ha cambiato il suo continente è stato de Villiers a vincere.

Dakar, ecco le principali modifiche alle regole

Le regole della Dakar hanno subito alcune modifiche. Già testato nel Rally del Marocco, il road book sarà a colori, impedendo ai navigatori di perdere ore a prepararlo.

Un altro importante cambiamento ha a che fare con il fatto che, in sei tappe, i team riceveranno il road book solo al mattino, poco prima di partire per la speciale, così da non consentire ai cosiddetti team di “Google Maps” di cercare le migliori alternative di percorso.

Questa volta, l’intero circus della Dakar – non solo motociclette e quad – potrà fermarsi 15 minuti per fare rifornimento. L’idea è quella di separare più moto e quad da auto e camion, aumentando così la sicurezza.

Dakar, Fernando Alonso pronto a fare esperienza

Dopo aver corso in F1, WEC, IMSA, Indy 500, 24 Ore di Le Mans, Fernando Alonso farà ora il suo debutto alla Dakar. Il due volte campione del mondo di F1 e il due volte vincitore della 24 Ore di Le Mans correrà con Toyota Gazoo Racing con Marc Coma. 

Nonostante un’auto molto competitiva, la “ufficiale” Toyota Hilux, lo spagnolo ha obiettivi modesti. Fernando Alonso afferma che si godrà la gara, ma sa che la sua mancanza di esperienza renderà difficile questo primo contatto e ancor più le aspirazioni per un possibile vittoria.

“Vado lì per godermi l’esperienza? Sì sono pronto. Ci vado per sfruttarla al meglio? Sì. Ma se penso a una vittoria della Dakar, non mi sento pronto – dice Fernando Alonso -. Sono perfettamente consapevole della mia mancanza di pratica. Ci sono gare che ho provato, come Indy, Le Mans o Daytona, in cui mi sono sentito molto competitivo e ho potuto lottare per la vittoria. A Dakar, non credo di essere a quel livello. Ma proverò una strategia diversa. Non sarò il più veloce, ma spero di essere in una buona posizione alla fine della gara”.

Tutto sulla Dakar 2020: percorso, numeri e iscritti

Torna vicina alla sua Africa la Dakar, che nel 2020 si svolge in Arabia Saudita (questa è l’edizione numero 42). La competizione più affascinante e pericolosa del mondo torna quasi a casa. Scatta a Jeddah il 5 gennaio 2020 e si conclude il 17, dopo dodici tappe, una al giorno, a Qiddiyah, vicino alla capitale saudita di Riyadh. I concorrenti si sfidano per oltre 5.000 chilometri di prove speciali su un totale di 7.900 chilometri di percorrenza con inclusi i tratti di trasferimento.

La prima metà del rally porta gli equipaggi a scoprire un labirinto di piste in cui le abilità di navigazione saranno essenziali. La seconda parte della gara vede invece grandi protagoniste le dune dell’Arabia Saudita. Oltre 350 i veicoli al via, 170 tra moto e quad e molto, molto altro ancora. Ma andiamo con ordine. Jeddah, il punto di partenza, era un villaggio di pescatori diventato uno dei porti più trafficati del mondo, nonché la porta di accesso dei pellegrini ai luoghi santi di La Mecca e Medina.

Ora è nientemeno che la seconda città più grande del Paese. La gara entrerà subito nel vivo con il primo terzo del rally che mette alla prova le capacità di navigazione dei concorrenti, resa più complicata dalla moltitudine di tracce. Si corre poi vicino al Mar Rosso o al confine giordano per le tappe intorno a Neom e poi verso Al Ula: sono i navigatori ad aprire la strada.

Con sempre più sabbia, il percorso è ricco di insidie nel deserto tra Hail e la capitale Riyadh, che ospita la giornata di riposo. La gara continua e si intensifica con la scoperta della vasta area desertica del “Quartiere Vuoto” del territorio saudita. Lì si disputano le importantissime prove di Shubaytah e Haradh. Per la classifica generale occorre attendere, però, fino all’ultima tappa di Qiddiyah: la navigazione fa da ago della bilancia.

Rispetto al 2019, la Dakar 2020 conta un 5% in più di iscritti e porta il totale a quota 351 veicoli: 174 auto e fuoristrada side-by-side, 47 camion e 170 tra moto e quad. I piloti sono 557 in rappresentanza di 53 nazionalità, tra le quali la più corposa in gara sarà la Francia con 258 concorrenti, seguita dalla Spagna (77) e dai Paesi Bassi (53).

Tra i piloti iscritti ci sono tanti nomi importanti

Tra i piloti iscritti alla Dakar 2020 ci sono, in linea di massima, nomi importanti quest’anno: primo fra tutti l’ex-pilota di F1 Fernando Alonso, che farà coppia con Marc Coma a bordo della Toyota Hilux del team Gazoo Racing, la squadra Campione in carica che potrà contare anche sul vincitore dell’anno scorso Nasser Al-Attiyah. Con il Buggy Mini del team X Raid, invece, saranno presenti Stephane Peterhansel e Carlos Sainz.

Per quanto riguarda i piloti italiani, troveremo due soli equipaggi tra le auto: Andrea Schiumarini con Enrico Gaspari e Marco Carrara con Leonardo Cini, entrambi con i colori del R Team. Sui camion troveranno spazio, invece, le squadre composte da Giulio Minelli-Claudio Bellina-Bruno Gotti, da Giulio e Giacomo Verzelletti-Antonio Cabini e da Paolo Calabria-Loris Calubini.

Sui fuoristrada, poi, daranno battaglia gli equipaggi Elvis Borsoi-Stefano Pelloni, Michele Cinotto-Marco Arnoletti, Fabio Del Punta-Giacomo Tognarini e quello tutto al femminile Camelia Liparoti-Annett Fischer. In sella alle loro Husqvarna del team Solarys Racing, infine, ci saranno Jacopo Cerutti e Maurizio Gerini, pronti a sfidare i maestri di categoria tra i quali Toby Price, Sam Sunderland e Matthias Walkner.

Il percorso della Dakar 2020 è in Arabia Saudita
Il percorso della Dakar 2020 è in Arabia Saudita

Le tappe della Dakar 2020

  • 5 gennaio: Jeddah – Al Wajh (752 km, 319 km PS)
  • 6 gennaio: Al Wajh – Neom (401 km, 367 km PS)
  • 7 gennaio: Neom – Neom (489 km – 404 km PS)
  • 8 gennaio: Neom – Al Ula (676 km, 453 km PS)
  • 9 gennaio: Al Ula – Ha’il (563 km – 353 km PS)
  • 10 gennaio: Ha’il – Riyadh (830 km – 478 km PS)
  • 12 gennaio: Riyadh – Wadi Al-Dawasir (741 km – 546 km PS)
  • 13 gennaio: Wadi Al-Dawasir – Wadi Al-Dawasir (713 km – 474 km PS)
  • 14 gennaio: Wadi Al-Dawasir – Haradh (891 km – 415 km PS)
  • 15 gennaio: Haradh – Shubaytah (608 km – 534 km PS)
  • 16 gennaio: Shubaytah – Haradh (744 km – 379 km PS)
  • 17 gennaio: Haradh – Qiddiyah (447 km – 374 km PS)

Stefano Marrini riparte dalla prossima Dakar Rally

Stefano Marrini in questa stagione 2019 si è divertito, ma adesso è ora di pensare alla stagione automobilistica sportiva 2020, praticamente dietro l’angolo, visto che inizierà già a gennaio.

Ci eravamo lasciati con due belle vittorie: gruppo N in Moldovia e SSV a San Marino…

“Sì, questa stagione mi sta e ci sta regalando grandi soddisfazioni. Però mi piace pensare di aver dato io in qualche modo una grossa mano alla fortuna con il reset/restart che mi sono imposto ad inizio 2018 già al rientro dal Sud America, dalla mia ultima Dakar”.

E proprio di questo vogliamo parlare: Dakar 2020, ci sarai?

“Certo che sì: ci sarò, ci saremo! A dire il vero ho convalidato la mia partecipazione già qualche mese fa, proprio nei giorni del San Marino. Ma ora è tempo di ufficializzare la cosa. Col fido Beppino (ndr: Giuseppe Fanetti) e con Marco Blanc stiamo mettendo a punto gli ultimi dettagli per questa nuova avventura. Nuova in tutti i sensi e nuova per tutti, dato che il 2020 segnerà il ritorno da questa parte del globo della Dakar e il suo debutto negli Emirati Arabi”.

Pagina bianca, paginetta nuova quindi per la tua Dakar 2020…

“Sì e no. Anche se Gennaio rappresenterà un debutto per tutti e tutti ripartiremo da zero, in fin dei conti questa per me sarà la 6ª partecipazione alla madre di tutte le marathon. La sabbia è sempre sabbia, il deserto è comunque deserto e su quelle dune a dire il vero io ho già avuto modo di macinare non pochi chilometri, sia in gara qualche anno fa al Sealine sia in puro training con Nasser Al-Attiyah”.

Comunque nuovi territori, un nuovo format, Dakar – Chapter 3 recita la comunicazione ufficiale. E tu come hai preparato e come ti stai preparando per la tua Dakar-Chapter 6?

“Dopo un anno di stop, anche qua mi piace pensare che la preparazione per questo ritorno in realtà sia iniziata da tempo, appena rientrati in Italia dopo la sfortunata Dakar 2018. In questi anni ho letto di tutto e di più, anzi … di meno sul nostro conto. Cose che nemmeno io sapevo. La realtà è che con il mio piccolo team di amici, con tutti i miei più fidati collaboratori e sostenitori ci siamo sempre preparati al meglio per tutte le 5 Dakar cui abbiamo preso parte finora”.

Le Havre, Novembre 2017: pronti all’imbarco per il Sud America, per la Dakar 2018

“Dopo la prima partecipazione 2012 con Ralliart Italy siamo tornati nel 2015 in forma totalmente privata, tutto fatto in casa. Nei due anni successivi abbiamo stretto accordi e abbiamo potuto contare sulla proficua collaborazione di strutture e team locali. Nel 2018 ci siamo portati da casa un nostro truck assistenza tutto per noi, allestito per l’occasione e con tutti i ricambi necessari a ricostruire da zero la nostra Land Cruiser se ce ne fosse stato bisogno. Ma la componente avventura della Dakar ci ha sempre presentato un conto salatissimo o la sfortuna (per chi ci crede) ci ha sempre voltato le spalle, stoppando i nostri sogni di gloria di volta in volta con una fantasia perversa, con anomalie e guasti sempre (quasi sempre) da due lire, ma sempre micidiali. Così, a Febbraio 2018 ho deciso di anticipare le cose e di voltare pagina io, provando a cambiare approccio. Non solo nei confronti della Dakar, ma di tutta la mia visione globale della “sfida”, sia sportiva che professionale”.

Stefano Marrini spettatore…

“Prima di tutto ho lavorato a fondo su me stesso, sulla mia preparazione fisico/mentale. Poi ho cominciato a passare in rassegna ogni singolo dettaglio tecnico, umano della struttura che nel tempo abbiamo costruito assieme, soppesando e rivalutando alla bisogna ogni singolo elemento”.

Un bel erase & rewind insomma, con quali risultati?

“Più che un erase direi un remix. Cancellare quanto di buono creato con fatica in tutti questi anni sarebbe stato controproducente. Mi sono semplicemente impegnato in una rivalutazione globale delle mie attività sportive e professionali per cercare di valorizzarle il più possibile e coordinarle al meglio delle mie possibilità. In quest’ottica, come ebbi modo di raccontare al tempo, la decisione 12 mesi fa di non riprovarci non fu per nulla tragica o dolorosa, anzi. Il nostro e il mio obiettivo per la Dakar rimane sempre quello di puntare al traguardo finale. Ma semplicemente, serenamente sentivo che ancora non eravamo pronti e non mi andava di partire quasi per forza, quasi come fosse una tradizione, un obbligo, un’abitudine. Così ci siamo presi tutti un anno di pausa”.

Ma solamente dalla Dakar?

“Al di là di successi ed insuccessi, il risultato personale più grande ed immediato è stato quello di una maggiore serenità generale. Liberarsi di pesi inutili, superflui o controproducenti mi ha consentito di affrontare ogni obiettivo con una nuova leggerezza, ma sempre con la determinazione necessaria per raggiungerlo. Non ti so dire se le recenti vittorie e le coppe portate a casa siano un risultato tangibile di questo cambio di mentalità. Sono cose che fanno ovviamente piacere, come potrei dire di no? Ma l’obiettivo finale rimane sempre e comunque la meta, la vetta, il traguardo, la conclusione della gara. Ovviamente anche per questa prossima Dakar”

Qualche dettaglio in più? E come mai questa gita al Rallye du Maroc?

“Al 5 Gennaio ormai manca poco, manca tanto, stiamo ancora definendo gli ultimi dettagli per la prossima Dakar. Oltre all’iscrizione confermata, di sicuro al momento abbiamo solamente il mezzo: lo stesso Yamaha YXZ 1000R che ho assaggiato positivamente a San Marino e che Marco Blanc mi metterà a disposizione anche per la Dakar 2020. La mia partecipazione al Rallye du Maroc avrebbe dovuto essere un’altra opportunità, un ultimo test pre-Dakar già in programma da inizio stagione, ma sfumato nell’ultimo mese per motivi di lavoro. Situazione risolta, impossibile però organizzare in tempi stretti una proficua partecipazione al rally. Per la Dakar mi farò bastare i chilometri di test coperti al San Marino. Ad ogni modo ho deciso comunque di esserci in Marocco, occasione ghiotta per completare il quadro della nostra Dakar 2020. Saranno presenti tutti i protagonisti del FIA Cross Country World Cup, di cui il Marouc rappresenta l’ultima prova 2019. Ci saranno il rookie di lusso Fernando Alonso, la chioccia Carlos Sainz, mi devo vedere con Nasser e Mattheu sia per la Dakar che per altre trattative Atakama Bike. Per me una gita quindi sì, ma senza mai perdere di vista il lavoro. Ho altri appuntamenti in agenda in questi giorni e dall’Argentina mi raggiungerà anche il mio storico copilota Nicolas Garcia. Dopo la nostra reunion positiva al Manateq Qatar Rally di Marzo (7° assoluti, 2° di gruppo N) e il suo debutto in off-road al Baja 500 Romania dovremo fare il punto e verificare la possibilità di affrontare assieme anche la prossima Dakar. In Marocco poi mi aspetta anche il buon Marco Blanc, con cui abbiamo organizzato uno/due giorni di test e dune”.

Un bel programmino quindi, per la settimana entrante e per la tua prossima Dakar…

“Sono molto fiducioso. Il passaggio dal nostro poderoso ma ancora tremendamente acerbo Land Cruiser al Yamaha SSV non lo vedo affatto come un downgrade, ma come una scelta che mi affascina e che credo porterà bene. La nostra parola d’ordine per la Dakar 2020 è “leggerezza”, anche se in realtà abbiamo messo non poca carne al fuoco. Come ogni altra nostra partecipazione precedente abbiamo i mezzi per fare bene e a Gennaio affronteremo questa nuova avventura side by side, fianco a fianco ad un altro rookie di lusso alla Dakar, l’amico Elvis Borsoi. Elvis è fresco di debutto, ottimo 3° SSV al recente Panafrica Rally di fine Settembre, sempre in Marocco e in coppia con Stefano Pelloni che lo navigherà anche alla Dakar”.

Club Nautico Versilia partner di R Team per la Dakar

Il Club Nautico Versilia ha recentemente spento sessanta candeline e con l’attuale nuovo consiglio direttivo ha puntato per dare nuova vita e maggiore slancio mediatico allo storico circolo nautico, riaffermando il proprio ruolo di organizzatore di grandi eventi sportivi e culturali con obiettivo la promozione della passione per il mare e il territorio versiliese.

Tra i grandi successi del Club ricordiamo la storica Viareggio-Bastia-Viareggio, una delle gare di offshore più importanti al mondo, che dal 1962 al 1995 ha rappresentato una delle vetrine più ambite in cui motori e mare sono stati indiscussi protagonisti.

R Team, fondata a Massarosa nel 1989 da Renato Rickler, è oggi la più importante struttura italiana specializzata nella gestione e nel noleggio di vetture da competizione per rally-raid in tutto il mondo. Oltre ad essere specializzata nella preparazione e riparazione di qualsiasi tipo di fuoristrada, nella formazione di guida e nella realizzazione di eventi sportivi, il team ha alle spalle 10 partecipazioni alla storica Dakar e si appresta ad affrontarla per l’undicesima volta, con la voglia di replicare se non addirittura migliorare lo strepitoso risultato dell’ultima edizione.

Il club nautico ospiterà, sabato 21 settembre, la presentazione della partecipazione di R TEAM alla Dakar 2020, la gara più estrema e celebre al mondo. Una vera e propria avventura riservata ai migliori equipaggi del pianeta: solo i più preparati, sia tecnicamente che fisicamente, riusciranno a completare le 12 tappe e gli oltre 9000 km di corsa in programma a metà gennaio 2020 in Arabia Saudita.

Nel 2019 il team guidato da Renato e Ricky Rickler (rispettivamente padre e figlio) ha conquistato la 54° posizione assoluta e la prestigiosa 1° posizione nella classifica T2/1 (veicoli benzina derivati dalla serie) con il Pilota Schiumarini Andrea che proverà a replicarsi nel 2020.

Il Club Nautico Versilia sarà partner mediatico di R Team con l’obiettivo di portare il prestigio del circolo e le realtà della Versilia in tutto il mondo, puntando a creare importanti opportunità di business negli Emirati Arabi e non solo. La serata inaugurale di questa collaborazione sarà entusiasmante, adrenalinica, divertente, ricca di emozioni, con il coinvolgimento dei partecipanti in simpatici momenti conviviali.

Fernando Alonso testa la Toyota Hilux in vista della Dakar 2020

Dopo i successi nel World Endurance Championship 2018-2019, Fernando Alonso e Toyota Gazoo Racing uniranno nuovamente le forze per una serie di test con la Toyota Hilux, in vista della prossima Dakar Rally. Nei prossimi cinque mesi, Fernando, che cerca di ampliare la sua già straordinaria carriera nel motorsport in più discipline, lavorerà a stretto contatto con Toyota Gazoo Racing e con il suo team Dakar Rally, sottoponendosi a un intenso programma di allenamento con la Toyota Hilux in Europa, Africa e Medio Oriente per familiarizzare con le difficili sfide del raid rally.

Il due volte vincitore della 24 Ore di Le Mans, titolare del titolo World Endurance Championship, due volte campione del mondo di Formula 1 e vincitore della 24 Ore di Daytona, spingerà i suoi limiti per sviluppare le abilità di guida fuoristrada necessarie per affrontare alcuni degli eventi più impegnativi del motorsport, come appunto la Dakart. Dai risultati dei test si avrà la certezza della sua partecipazione con la Toyota Hylux alla Dakar 2020.

Fernando Alonso, 38 anni, continuerà a testare nei deserti dell’Africa meridionale a partire da oggi 20 agosto e fino al 23 agosto, seguito da una prima uscita non competitiva all’Harrismith 400 del 2019 in Sudafrica, quinta prova della South African Cross Country Series, il 13 e 14 settembre. Le auto Toyota sono tra le preferite alla Dakar Rally tra i team privati. La Toyota Hilux, per mano di Nasser Al-Attiyah, ex atleta olimpico del Qatar e leggenda dei rally e dei raid, ha regalato a Toyota Gazoo Racing la sua prima vittoria assoluta alla Dakar Rally all’inizio di quest’anno.

L’edizione 2020 segna anche un nuovo capitolo per il Dakar Rally con l’evento che si trasferisce in Arabia Saudita per la prima volta dall’inizio dell’evento nel 1978 e dopo un decennio di successo in America Latina. “Sono davvero entusiasta di continuare la mia avventura con Toyota Gazoo Racing. Insieme abbiamo ottenuto così tanti risultati dal novembre 2017, con le nostre due vittorie consecutive a Le Mans, il Mondiale Endurance squadre e piloti, titolo vinto con i miei compagni di squadra Sébastien e Kazuki”, racconta Fernando Alonso.

Poi Fernando Alonso aggiunge: “Ho avuto un assaggio del raid fuoristrada all’inizio di quest’anno e mi ha lasciato una bellissima sensazione che voglio riprovare. Sapevo che sarebbe stata un’esperienza completamente diversa con una curva di apprendimento ripida , ma la Hilux è fantastica, mi ha dato così tanta fiducia così rapidamente, che sto migliorando step dopo step. Non vedo davvero di riprendere l’allenamento, conoscere meglio la Hilux e lavorare con la squadra. Voglio perseguire nuove sfide in diverse discipline e sono in una grande squadra per farlo”.

HoM 2019, il rally raid nel cuore del Marocco

La terza edizione del Rally Raid nel cuore del Marocco si svolgerà tra Merzouga e M’Hamid dal 18 al 24 ottobre 2019. La gara è aperta a Moto, Quad, Auto, Camion, Buggy e SSV. Il Percorso di gara prevede piste, sabbia, navigazione e bellissimi paesaggi. E’ perfetto per gli amatori e per chi si vuole allenare e preparare a gare come l’Africa Eco Race e la Dakar: 1.500 km di prove speciali sulle quali divertirsi ed affrontarsi con gli avversari.

Tutte le sere Bivacco con cucina italiana perché HoM è un evento sportivo ma anche conviviale in un ambiente amichevole. Molti sono gli sforzi fatti per garantire la totale sicurezza dei partecipanti, per questo è previsto un elicottero con medico a bordo e due ambulanze dislocate lungo il percorso. Possono partecipare tutti gli equipaggi dotati dei dispositivi di sicurezza di base.

Per Moto, Quad e SSV ci saranno dei punti di rifornimento all’interno delle prove speciali soprattutto per chi non ha il serbatoio maggiorato. Per chi parte dall’Europa, il trasporto dei veicoli di gara e di assistenza è messo a disposizione dall’organizzazione per aiutare la logistica e contenere i costi dei team e dei piloti. Possibilità di dormire in tenda al bivacco o in albergo. L’organizzatore di HoM  è la società marocchina Soul of Marocco di Rudy Briani e Driss Naouisri, in collaborazione con drivEvent Adventure, autorizzato dalla Federazioni marocchine.

Alla Dakar 2019 anche un pilota con sindrome di Down

Padre e figlio insieme in gara alla Dakar 2019, la corsa automobilistica più difficile al mondo. Nulla di particolarmente straordinario se non fosse che il ventiquattrenne Lucas Barròn, figlio di Jacques, ha la sindrome di Down. A darne notizia è il quotidiano economico Il Sole 24 Ore. Un nuovo passo nell’abbattimento delle barriere proprio nel rally simbolo di forza e determinazione. Nelle edizioni precedenti hanno partecipato alla Maratona del deserto piloti portatori di handicap, che nonostante le loro menomazioni, hanno compiuto imprese straordinarie.

Questa volta tocca a Lucas, che farà da copilota al padre. “Se vuoi fare qualcosa di speciale, lavora duro e arriverai alla meta” dice il giovane. Lucas e il padre si sono preparati a lungo per questa sfida.”Lui è gli occhi della macchina, ha il compito di segnalare se ci sono altri veicoli in arrivo o ostacoli improvvisi. Questa non è una pista, bisogna davvero avere un bravo copilota per evitare gli incidenti” spiega Jacques. La Dakar, il rally più pericoloso e lungo del mondo, si terrà interamente in Perù, patria di Lucas, dal 6 al 17 gennaio 2019. Il tutto mentre in Italia non rinnovano la licenza H disabili a Francesco Cozzula, che fino a ieri ha sempre corso.

Yokohama Spagna alla Dakar con Ssang Yong Rexton DKR

Yokohama Spagna ha partecipato alla sfida della Dakar 2018 – la 40° edizione – insieme allo Ssang Yong Spain Team e al suo veicolo Tivoli DKR, che, equipaggiato con il Geolandar M/T G003 è riuscito a concludere la dura corsa in Sud America in una posizione meritoria. Il prossimo 6 gennaio il team Ssang Yong tornerà a prendere parte alla 41° edizione della Dakar e la vettura sarà guidata da Óscar Fuertes e dal suo copilota, Diego Vallejo, in una gara impegnativa che si svolgerà dal 6 al 17 gennaio, esclusivamente in Perù.

La gara inizierà e finirà nella città di Lima. Durante le dieci tappe le squadre viaggeranno per un totale di 5.000 chilometri, di cui il 70% saranno sabbia e dune. Per il 2019 il team sponsorizzato da Yokohama disporrà di un nuovo veicolo, lo Ssang Yong Rexton DKR, che sarà equipaggiato con pneumatici Yokohama Geolandar M/T G003, in 37×12,5 dimensioni R 17.

Il veicolo è stato sviluppato interamente in Spagna e dispone di un motore a benzina V8 da 6.2 litri appositamente preparato per la competizione e offre 450hp. Il Geolandar M/T G003 è il pneumatico fuoristrada della gamma Geolandar per SUV e Pick Up del produttore giapponese di pneumatici premium Yokohama. Offre prestazioni estreme in scenari fuoristrada, dal fango alle rocce, allo sporco e alla ghiaia. Il battistrada del Geolandar M/T G003 include una grande rete di blocchi e lamelle sequenziali che aiuta il pneumatico a ottenere una trazione eccellente su varie superfici fuoristrada.

Inoltre, il Geolandar M/T G003 ha un fianco rinforzato con un blocco aggressivo sul lato superiore del pneumatico. Questo blocco aumenta la resistenza a tagli e usura. “Questo è un aspetto importante perché, rispetto ad altri marchi prestigiosi, il nostro pneumatico è uno dei pochi che non si sono forati e di cui sono state necessarie meno unità per completare la gara quest’anno” – ha dichiarato Víctor Manuel Cañizares, vicepresidente e direttore vendite e marketing di Yokohama Iberia. “Nell’ultima edizione meno del 50% dei concorrenti ha terminato il tragitto, il che significa che i nostri pneumatici hanno contribuito a finire la gara.”