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Tricoli e Avandero al Legend con la Stratos di Darniche

La Squadra Corse Città di Pisa sarà presente al prestigioso appuntamento motoristico del Rallylegend per merito di uno dei suoi più validi navigatori ossia con Giuseppe Tricoli. Infatti l’esperto navigatore della Squadra Corse Città di Pisa sarà a fianco di Stefano Avandero a bordo di una importante e dal passato illustre Lancia Stratos (quella che fu di Darniche in livrea Chardonnet) nella categoria Heritage della manifestazione sammarinese.

Un importante riconoscimento per Giuseppe Tricoli per la sua professionalità e competenza oltretutto valorizzata dall’importanza della vettura che sarà utilizzata: una Lancia Stratos con una prestigiosa storia alle spalle ossia la vettura utilizzata da Bernard Darniche e Alain Mahe con cui il duo si aggiudicò una della gara più affascinanti del Campionato Mondiale, il Rally di Montecarlo del 1979.

Una esperienza per Tricoli che detterà le note a Stefano Avandero grande appassionato e collezionista di vetture sportive di grande pregio. Oltretutto il duo avrà il numero H1 sulle fiancate e sarà la prima vettura a transitare sulle prove speciali e nella particolare manifestazione denominata Heritage riservata alle vetture storiche in allestimento da corsa i cui modelli hanno contribuito a creare la storia dei rally.

Tre le giornate previste per questa manifestazione che è oltretutto tra quelle più seguite nel panorama del motorsport mondiale e che vede la partecipazione di vetture e piloti che hanno fatto e stanno facendo la storia del motorsport.

La manifestazione avrà inizio venerdì 2 ottobre con la partenza nel pomeriggio per concludersi domenica 4 ottobre e lo svolgimento sarà effettuato interamente nella Repubblica di San Marino con quartier generale presso il San Marino Sport Domus Multieventi a Serravalle di San Marino.

Pucci Grossi: ricordo di un grande campione di rally

Era il 20 agosto 2016, quando un malore improvviso ci rendeva tutti orfani di Pucci Grossi, che ancora una volta seguiva la sua passione: i motori. Se ne andava così, maledettamente in punta di piedi e circondato dal silenzio dei boschi, il campione riminese, di 59 anni. Conosciutissimo anche per la sua attività di albergatore, alla guida dell’Hotel National.

La tragica notizia ha fatto velocemente il giro del mondo, dando il via a messaggi di cordoglio e di dolore. Il 20 agosto è lo stesso giorno in cui ci lasciava, anni prima, Massimo Ercolani. L’incidente di Pucci Grossi è avvenuto nelle ore del primo pomeriggio di quel caldo mese di agosto, lungo le strade e i tornanti di Badia Tedalda in provincia di Arezzo, più precisamente Val di Brucia, in una zona che chi la conosce definisce molto impervia.

Pucci Grossi faceva parte di un gruppo di centauri che si stava allenando in sella a moto da enduro. L’allarme giunto al pronto soccorso “parlava” di un uomo deceduto in una scarpata. Mentre gli escursionisti si trovavano lungo il sentiero numero 19 e durante una sosta, Grossi si è sentito male, cadendo nella scarpata proprio in seguito al malore. Albergatore e rallysta di grande esperienza ha fatto sognare decine di appassionati a bordo di Lancia Delta HF, Toyota Celica e Corolla WRC e tante altre auto da rally.

Il suo primo titolo iridato porta la data del 1993, mentre è del 2009 il suo settimo e ultimo alloro. Commentando in quell’occasione i suoi molti anni di attività, Grossi ricordò il numero dei titoli vinti e disse: “Sono sette come quelli di Schumacher”. Non poteva sapere e neppure immaginare… In seguito ha avuto ruoli importanti anche nella Federazione, in particolare occupandosi della sicurezza dei rally, un tema che sentiva molto suo, soprattutto nei confronti dei giovani piloti e in ricordo degli amici persi.

Ricorrenze, Attilio Bettega trentacinque anni dopo

Il drammatico incidente di Attilio Bettega, occorso a Zerubia, sulla quarta prova speciale del Tour de Corse 1985 (35 anni nel 2020), attirò l’attenzione di tutto il mondo sulla inesistente sicurezza delle vetture del Gruppo B. Esattamente un anno dopo, il compagno di squadra di Bettega, Henri Toivonen, perse la vita a sua volta insieme al copilota Sergio Cresto nell’incendio della Lancia Delta S4 che cadde in fondo ad un burrone.

Questo dramma si sperava motivasse il bando del Gruppo B, ma non fu così. Il pilota di Molveno, comunque, non saltò agli onori delle cronache a causa di un incidente che lo portò via maledettamente giovane. Lui era l’erede del Drago. Tutta l’Italia rallistica vedeva in Bettega l’erede di Sandro Munari, prima di quel tragico Tour de Corse 1985. La sua morte fu un colpo terribile.

Esattamente un anno e quattro ore prima della morte di Toivonen, sempre al Tour de Corse, ma sulla PS4, arriva la conferma che quel mese di maggio tanto celebrato da poeti ed artisti, sta diventando una maledizione per il motorsport. Il compagno di squadra di Henri, Attilio Bettega, ma al volante della Lancia Rally 037 (Henri ebbe l’incidente con la Lancia Delta S4), perde per primo la vita, mentre il suo navigatore, Icio Perissinot, esce dall’auto miracolosamente illeso.

Nato nella fredda Molveno il 19 febbraio 1953, cominciò la carriera agonistica nel 1972 con una Fiat 128 Coupé della sua famiglia. L’occasione arriva nel 1977, quando conquista il premio messo in palio per il vincitore del Trofeo A112. Successivamente, al volante di una Lancia Stratos, si classifica secondo assoluto dietro a Sandro Munari nel Rally Valle d’Aosta.

Viene così ingaggiato dal gruppo Fiat, con il quale si afferma più volte a livello nazionale e internazionale al volante di varie vetture, dalla Fiat 131 Abarth Rally alla Fiat Ritmo. Nei suoi anni successivi nella squadra corse Lancia, termina quattro volte sul podio dei rally validi per il campionato del mondo. L’ultimo podio ha rappresentato il suo migliore risultato, una seconda piazza nel Rally d’Italia del 1984.

Durante la stagione 1985 partecipa al Safari Rally e al Tour de Corse. Proprio in Corsica, nella quarta prova speciale del rally, Bettega perde il controllo della sua Lancia Rally 037, che perde aderenza e finisce per sbattere dal lato del pilota contro il tronco di un albero che si trova a bordo strada, incuneandosi poi tra due alberi, che schiacciano il tetto dal lato di Bettega. Per Attilio non c’è più nulla da fare. Il suo navigatore, Icio Perissinot esce miracolosamente illeso dalla macchina.

Questa tragedia, solo unita ad altre successive nel 1986, porterà la FIA a porre il bando definitivo del Gruppo B alla fine del 1986. E il 2 maggio è destinato ad essere ricordato come giorno tragico e di macabre combinazioni. Il 2 maggio 1985 va via sul colpo Attilio Bettega, lo stesso giorno di un anno dopo una sorte peggiore tocca ad Henri Toivonen e Sergio Cresto. Stesso numero sulle portiere (4), stessa gara (Tour de Corse), stessa categoria (Gruppo B), stesso marchio di vettura (Lancia), stesso team (Martini Racing), stesso direttore sportivo (Cesare Fiorio).