Roadbook sbagliati alla Dakar 2019 Daniel Elena annuncia il ritiro
Il momento più critico, secondo il navigatore monegasco, è stato però la terza tappa, dove il roadbook avrebbe provocato disorientamento generalizzato tra i partecipanti. “Il roadbook era disastroso, ci siamo persi in tanti e non ci sono scuse per questo. L’organizzazione continua a ripetere che il roadbook è perfetto, ed è davvero una cosa senza senso”.
E’ un Daniel Elena furibondo quello che, al termine della prima e unica giornata di riposo della Dakar 2019, è risalito a bordo della Peugeot 3008 DKR del team PH Sport per affiancare Sebastien Loeb negli ultimi cinque giorni della competizione. L’edizione in corso del rally raid più famoso del mondo si è rivelata particolarmente complessa, tra tappe impegnative, condizioni estreme e soprattutto un roadbook che, secondo Elena, ha creato più di un problema agli equipaggi.
La Dakar è storicamente nota per la difficoltà del terreno, per i percorsi impervi e per l’assenza di riferimenti certi, elementi che mettono alla prova piloti e navigatori. Ma per Elena, navigatore con un curriculum che lo colloca tra i più vincenti nella storia del Mondiale Rally, la frustrazione nasce da fattori diversi: non la guida o il terreno, bensì la gestione del roadbook, lo strumento fondamentale per orientarsi sulle tappe e mantenere il ritmo di gara.
“Siamo contenti del nostro passo, ma di certo non siamo contenti del roadbook”, ha dichiarato a Motorsport.com. Elena ha spiegato come, nonostante il successo nella quinta tappa, la squadra abbia sofferto problemi significativi nelle giornate precedenti: “Oggi siamo riusciti a vincere, ma anche ieri il nostro passo era molto simile. Peccato che abbiamo forato tre volte e abbiamo chiuso la tappa sul cerchione, guidando così per oltre 20 chilometri.”
Il momento più critico, secondo il navigatore monegasco, è stato però la terza tappa, dove il roadbook avrebbe provocato disorientamento generalizzato tra i partecipanti. “Il roadbook era disastroso, ci siamo persi in tanti e non ci sono scuse per questo. L’organizzazione continua a ripetere che il roadbook è perfetto, ed è davvero una cosa senza senso”, ha aggiunto Elena, sottolineando come anche altri concorrenti, dalle auto alle moto, abbiano incontrato difficoltà negli stessi punti della prova. “Voglio che gli organizzatori riconoscano che è stato un loro problema”, ha concluso, lasciando trasparire la delusione per la gestione dell’evento.
Il navigatore ha scelto di esprimere la sua frustrazione anche sui social, con un post pubblicato sulla sua pagina Facebook che riflette il malcontento accumulato nei giorni precedenti. “Si ricomincia per una nuova tappa…ma senza alcuna motivazione!” si legge nel messaggio. Elena ha voluto chiarire che, sebbene fosse ancora a bordo della vettura, la decisione era motivata solo da fattori di lealtà e rispetto: la sua amicizia con Loeb, l’impegno verso gli sponsor, la squadra e i fan. “Quando commetto un errore lo riconosco – prosegue il post – l’ho sempre fatto e posso essere orgoglioso di essere una persona corretta. Sono però molto deluso che le persone che gestiscono un evento importante come la Dakar non siano invece in grado di farlo.”
L’attacco agli organizzatori è stato netto e senza mezzi termini. Elena ha rimarcato la discrepanza tra la percezione dei partecipanti esperti e la posizione ufficiale dell’organizzazione. “Probabilmente credono che io sia un novellino nel mondo dei Rally Raid – ha aggiunto – ma i miei colleghi più esperti hanno detto chiaramente quali errori ci siano stati nel roadbook.” Il monegasco ha anche anticipato un possibile allontanamento futuro da questa specifica competizione: “La mia testa non è più qui, ma è già al Rally di Montecarlo, e i prossimi mesi di gennaio non li trascorrerò più con voi ma con l’Africa Eco Race, visto che la vostra disciplina continua a piacermi.”
Nonostante la tensione e la frustrazione, Elena e Loeb sono riusciti a conquistare la vittoria nella quinta tappa, ma la soddisfazione sportiva non ha attenuato le critiche. Quando gli è stato chiesto se il successo avrebbe cambiato il tono delle sue dichiarazioni, il monegasco è stato categorico: “Non voglio assolutamente ritrattare ora solamente perché abbiamo vinto la tappa. Abbiamo vinto, ma continuo a non essere felice per come è stata organizzata la gara.” Elena ha proseguito spiegando come, anche nelle tappe successive, persistessero criticità nel roadbook: “Anche oggi c’erano alcune cose stupide: in un tratto ci ha addirittura portato nella nebbia che avremmo dovuto invece evitare.”
Il contrasto tra prestazioni sportive e gestione organizzativa emerge chiaramente nelle parole di Elena. La Dakar è un contesto in cui la preparazione del navigatore è fondamentale: leggere correttamente il roadbook, anticipare ostacoli e mantenere il passo con il pilota richiede concentrazione costante. Quando lo strumento principale di guida presenta errori o informazioni poco chiare, la difficoltà aumenta in maniera significativa, con rischi non solo per il risultato sportivo, ma anche per la sicurezza dei concorrenti.
Il ruolo di Daniel Elena nella coppia con Loeb non è mai stato marginale: la loro collaborazione ha portato numerosi successi, sia nel Mondiale Rally sia in altre competizioni rallystiche. Tuttavia, la Dakar 2019 ha messo alla prova la resilienza del navigatore monegasco, costringendolo a bilanciare la lealtà verso il pilota, l’impegno verso il team e la necessità di esprimere il proprio dissenso. La sua franchezza, pur accompagnata da un linguaggio duro, sottolinea l’importanza della correttezza professionale e dell’integrità nella gestione delle competizioni internazionali.
L’episodio della quinta tappa e delle dichiarazioni di Elena ha acceso un dibattito nel paddock, non solo sullo stato dei roadbook, ma anche sulla gestione complessiva della Dakar da parte degli organizzatori. Il navigatore ha messo in evidenza come la confusione e le difficoltà incontrate non siano attribuibili a errori di guida, bensì a lacune nella predisposizione delle informazioni necessarie ai concorrenti. La sua posizione rafforza l’idea che anche piloti e navigatori esperti possano trovarsi in difficoltà se gli strumenti di supporto sono inadeguati.
La determinazione di Elena a rimanere concentrato sulla gara, nonostante la frustrazione, riflette la professionalità richiesta in una competizione come la Dakar. Affiancare Loeb negli ultimi cinque giorni, dopo una pausa e un momento di forte delusione, significa essere pronti a gestire la pressione, mantenere il ritmo e affrontare le difficoltà tecniche senza compromessi. La capacità di reagire alle circostanze avverse, senza rinunciare alla performance, rappresenta una qualità chiave per ogni navigatore di alto livello.
Le dichiarazioni di Elena, pubblicate sia a Motorsport.com sia sui social, mettono in luce un aspetto spesso poco considerato dai media: il ruolo del navigatore non si limita a leggere indicazioni, ma implica gestione del rischio, pianificazione strategica e continuità decisionale in condizioni estreme. Quando il roadbook è inadeguato, la responsabilità e la pressione ricadono direttamente sul navigatore, rendendo ogni errore potenzialmente decisivo.



