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Rally: se siamo in bolla, facciamola scoppiare

Quando mi chiedono cosa succede in Borsa rispondo sempre con una battuta che racchiude una grande verità: “Questa è la mia prima pandemia nella mia vita e quindi non so assolutamente cosa stia succedendo perché non ho termini di paragone. Se fosse un mondo normale senza pandemia saremmo già in bolla da diversi mesi”.

Vi faccio un esempio concreto di chi è morto durante la pandemia e di chi ha prosperato contro tutte le attese. Conosco una baracchina che da 34 anni frigge lo gnocco. Chi la gestisce, solitamente, lavora per alcuni bar che alla mattina offrono anche affettato con lo gnocco. Quindi lavorano dall’1 del mattino fino alle 7, tutti i giorni della settimana.

Siccome i bar, grazie ai DPCM, spesso sono chiusi, da quasi un anno la baracchina in questione ha cambiato l’orario e ora frigge lo gnocco dalle 19 alle 21 per chi vuole portarsi a casa la cena già fatta. Il ragionamento è corretto: loro con la pandemia sono stati costretti a cambiare tutto e subito e ci sono riusciti. Si sono adattati e sono sopravvissuti. Darwin sarebbe contento.

Sommario RS marzo 2021

Ma quanti altri hanno saputo fare altrettanto? La pandemia e la crisi che si è innescata è stata qualcosa che nessuno di noi ha mai visto prima e, quindi, navighiamo tutti in acque sconosciute. C’è chi camminava e si è messo a correre, c’è chi correva ed è morto sul colpo. Ma torniamo alla Borsa. Se guardiamo a quei fondamentali che tutti abbiamo considerato finora siamo in bolla secca e pura. Esatto. Non siamo in rally. Siamo in bolla e ci manca lo spillo per farla scoppiare.

Lo spillo, in questo caso, è uno shock economico e normativo per fare ripartire al meglio i rally su strada che pagano un triplo prezzo: la crisi economica generata dal Covid-19, il fatto di disputarsi sulle strade aperte al pubblico e non in impianti privati e il problema mai risolto dell’essere stati inseriti nella lista degli sport di contatto.

Una manovra che richiede coraggio e che faccia esplodere questa bolla può essere fatta solo da Aci Sport: riducendo i costi delle iscrizioni degli equipaggi, annullando la burocrazia inutile (e ce n’è tanta) che serve solo a complicare la pratica, sfoltendo i calendari gare e allungando il chilometraggio delle stesse.

Dicono in federazione che non si può vietare l’organizzazione di una gara. Vero, ma si possono chiedere delle fideiussioni per avere certezza che le gare a calendario si disputino. Chi le annulla ci rimette dei soldi. Solo con questa mossa si ridurrebbero i rally a calendario di almeno il 30% (tutelando gli organizzatori veri e non quelli “inventati”).

Se poi si chiedesse, per assecondare i desideri di chi corre, di non inserire prove speciali ripetute, si riuscirebbero ad abbattere anche del 40% i rally previsti attualmente. Non solo sparirebbero quelle “garette” che vengono puntualmente annullate per mancanza di iscritti, ma avremmo una certezza in più: quella di aver fatto scoppiare la bolla. Meno gare, più lunghe, meno costose e più divertenti si può. Perché non è vero che i piloti non vogliono correre, è vero invece che i calendari gare rappresentano la banca della federazione e che la burocrazia fa passare la voglia a chiunque. Riflettiamoci…

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L’incubo degli organizzatori: rinviato a DDD

C’è una sigla che da sempre rappresenta un incubo degli organizzatori e non solo di rally: DDD. Ovvero rinviato a data da destinarsi. Che sovente copre il fatto che la manifestazione non si farà. Nemmeno in data da destinarsi. Con l’esplosione dell’epidemia del Covid nel marzo scorso i calendari delle manifestazioni e i rally in particolare, sono stati punteggiati da questa terribile sigla a fianco della data. E come vivono questo incubo gli organizzatori delle prove speciali?

Anche la Federazione ha, ovviamente, tutto l’interesse a far sì che gare e campionati si svolgano e anche con la massima regolarità, come spiega Daniele Settimo, presidente della Commissione Rally di Aci Sport. “La Federazione ha deciso ovviamente di varare i campionati 2021 come ogni anno partendo dall’apertura delle iscrizioni delle gare a calendario, decisione accolta dagli Organizzatori che con altrettanta determinazione hanno voluto iscrivere le loro gare al calendario Nazionale Aci Sport, quindi da un lato la forza di volontà della Federazione e dall’altro quella degli Organizzatori si sono unite per potere mettere il primo tassello a cui dovrà seguire la volontà dei conduttori per mettere in “moto” realmente la una nuova stagione sportiva”.

“Stagione sportiva che quest’anno parte già sotto una pandemia al contrario di quella dell’anno scorso che fu fermata per la pandemia, non è un sottile gioco di parole ma le condizioni di quest’anno sono diverse, ma sicuramente tale diversità non consente di sdoganare la questione facilmente, infatti si registra una condizione epidemiologica che appare al momento difficile da valutare specialmente nella sua prossima evoluzione che nessuno può prevedere, ma considerato che al momento non si sente sussurrare lo stop dei campionati agonistici sotto l’egida del Coni nemmeno nelle regioni cosiddette rosse, né si vociferano stop in altri campionati come ad esempio il calcio, per quello che potrebbe accadere le relative strategie di supporto agli organizzatori per eventuali ulteriori restrizioni sono già state studiate, analizzate ed in parte già applicate, anche in via preventiva”.

“In tal senso in via prudenziale, non abbiamo ceduto a chi, ed erano in tanti, proponevano di riportare le gare ai vecchi chilometraggi, ma avendo programmato in anticipo abbiamo mantenuto una linea di moderazione, in considerazione del momento epidemiologico, e delle sue conseguenze dal punto di vista anche pratico, tale visione è stata particolarmente apprezzata dagli organizzatori nelle riunioni che abbiamo già svolto, ed in tali consessi è emersa una realtà importante, Federazione e Organizzatori stanno procedendo di pari passo e facendo sistema sono pronti ad affrontare il futuro con determinazione, non con preoccupazione, unitamente a prudenza ed attenzione alle direttive emanate dalle Autorità Sanitarie e Governative”.

Seguono 8 interviste

Domenico Salati

Alex Grandi

Oriano Agostini

Pierluigi Capello

Gil Calleri

Mauro Rotunno

Moreno Voltan

Ettore Vierin

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Rally2 Kit: flop o rivoluzione?

Le nuove R4 (Rally2 Kit), che possano piacere o no, si sono diffuse un po’ ovunque. Si pongono tra le R5 e le R3, ma rischiano di essere definitivamente sepolte dalle nascenti Rally3, che costano circa 50.000 euro in meno (la Fiesta, ad esempio, è già ordinabile a 99.000 euro, è spinta da un propulsore turbo di 1,5 litri ed è 4×4).

Il secondo capitolo delle vita delle R4, quello che deve decretarne il successo o il fallimento, prese vita all’inizio del 2017, quando si decide di sostituire le R4 con le Rally2 Kit. La Oreca è la prima ad architettare il nuovo kit e a distribuirlo ai vari team che hanno manifestato interesse. Il Rally2 Kit è l’unico set al mondo ad esser stato approvato dalla FIA che può essere adottato su qualsiasi tipo veicolo di produzione, dalle berline a due volumi fino ai Crossover e Suv.

Le R4, sotto il cofano, montano un motore 1,6 litri turbo da circa 270 CV e che sprigiona 380 Nm di coppia. Il cambio Sadev è sequenziale a 5 rapporti, mentre l’ago della bilancia si ferma circa sui 1230 chili come le R5. Il diametro interno massimo del restrittore di queste vetture a quattro ruote motrici è di 33 mm, un millimetro in più rispetto alle R5.

Sulla carta, le R5 sono più veloci delle R4 di 0”5 o 1” al chilometro e costano circa 105.000 euro. Il kit Oreca, che costa 85.000 euro, include motore e altri componenti fondamentali, quali la trasmissione, gli assali, i sistemi di frenatura e alimentazione, le parti del telaio e i manuali di costruzione e manutenzione.

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Aci Sport ascolti i preparatori-noleggiatori

Gli strascichi del 2020 e della dichiarata pandemia di Covid-19 si sentono, si riflettono molto anche sul nostro sport, che però quest’anno ha bisogno di accendere i motori presto. Ne ha più bisogno dell’anno scorso, perché il 2020 è stato drammatico: i preparatori-noleggiatori, che sono un’altra colonna portante del rallysmo hanno lavorato un terzo rispetto al 2019.

E prima che scoppiasse l’allarme coronavirus, che ci ha trascinati nel baratro da marzo 2020, molti di loro avevano fatto importanti investimenti. Chi vetture nuove e chi kit di aggiornamento. Bisogna aiutare loro, in questo momento, forse un pelino in più dei organizzatori. Questi ultimi hanno visto grandi numeri alle loro gare nel 2020.

Invece, molti preparatori hanno dovuto chiedere la sospensione dei mutui con le banche e hanno iniziato a noleggiare R5 a 6.000 euro in gare CIR, perché c’era chi già lo faceva. Cifre ridicole che, se da un lato rendono più abbordabili le vetture della classe regina in Italia, dall’altro dovrebbero farci riflettere sul rischio che la qualità e la sicurezza di alcune vetture si abbassi. “Motorsport in dangerous” per natura e non c’è bisogno dell’aiuto umano.

Sommario RS febbraio 2021

RS ha parlato con molti di loro e abbiamo pubblicato solo una parte delle interviste fatte per ragioni di spazio. Quasi tutti sono molto preoccupati. C’è chi parla di “giungla del noleggio” nei parchi assistenza e chi preferisce lavorare solo con l’estero per non dover subire concorrenza sleale. Non sappiamo da quale parte stia la verità.

Noi siamo solo semplici “passa carte”, ma è certo che questo è un grido d’allarme che bisogna raccogliere, a cui bisogna prestare attenzione. Se è giusto, ed è giusto, che Aci Sport sappia come si chiamano tutti i meccanici di un determinato parco assistenza, è ancor più giusto che controlli bene quali e quanti sono i preparatori-noleggiatori (assemblatori da quando ci sono le Gruppo R).

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Dossier Campionati Italiani 2021: rally light

Cir…isiamo. Con l’approvazione definitiva dei calendari sportivi, delle Norme Generali e dei Regolamenti di Settore, può ripartire la nuova stagione rallystica. Le novità principali introdotte, che approfondiamo nelle pagine successive, riguardano il Campionato Italiano Rally e tutte le serie che si corrono all’ombra del CIR, oltre al CIRT, CIWRC e Coppa Rally di Zona.

Sono stati confermati il nuovo sistema di punteggio, la power stage nel CIR e, soprattutto, la riduzione del numero di Coppe Aci Sport: restano la Femminile, la R3 4×4 (Rally3), quella per le Scuderie, quella per gli Under 25 e quella per i Preparatori-Noleggiatori. Sul taglio di Coppe e “Coppette” la Federazione merita un plauso, anche se restano sempre cinquantacinque le classi, contro le cinque previste dalla FIA e le otto che realmente potremmo avere in Italia (oggetto di un’inchiesta sullo scorso numero di RS e oltre).

Il format dei rally validi per il Campionato Italiano, tranne Roma Capitale che è valida per il Campionato Europeo e che segue la normativa FIA, viene mutilato su un’unica tappa e dovrà essere articolato su un numero minimo di sei prove speciali. Il Rally della Lana 1981 aveva 380 chilometri cronometrati, divisi in trentadue PS.

A proposito di chilometri: resta tagliata la lunghezza minima totale delle prove speciali, che saranno comprese tra gli 80 e i 100 chilometri (rally CIR su asfalto), 70-100 chilometri (rally su terra) o addirittura 50-60 chilometri le gare nazionali di Coppa Rally di Zona. La Targa Florio 2020 sarebbe risultata persino lunga. Mantenere questo chilometraggio significa che, in linea di massima, vedremo disputarsi in linea di massima solo “rally light”. C’è il Covid-19. Da una parte comoda scusa, dall’altra reale motivazione.

Intanto, la situazione generata dall’attuale format (tante trasferte e pochi chilometri) pare colpire di più preparatori e noleggiatori di auto. Infatti, riducendo a dodici il numero massimo di gomme utilizzabili su asfalto e terra (cioè sole due unità in meno rispetto al passato) i gommisti non soffriranno periodi di “vacche magre”. Infine, ma non ultimo per importanza, se si parla di crisi e difficoltà per gli organizzatori e per i Costruttori, le stesse difficoltà non sembrerebbero esistere per piloti, copiloti, team manager e via discorrendo.

Infatti, torna l’obbligo di iscrizione ai Campionati Italiani. La stessa iscrizione prevista a gennaio 2020, quando le gare erano lunghe 150 chilometri. Ma solo per gli umani. I Costruttori, che per loro natura sono come minimo delle società per azioni che guadagnano anche dallo sport, sono stati esentati dall’iscrizione. Un bel gesto. Sarà certamente apprezzato dalle Case nel CIR. Quanti Costruttori con licenza Aci Sport ci corrono?

Parola di preparatore

Monta la rabbia: siamo troppo penalizzati

Abbiamo fatto un lungo giro di pareri con diversi preparatori e noleggiatori in diverse zone d’Italia. Chi può va a lavorare all’estero. Chi non può cerca di adattarsi come riesce. Una cosa ce l’hanno confermata più o meno tutti. I parchi assistenza dei rally si stanno trasformando in delle “giungle”. Un po’ come negli anni Ottanta a Porta Portese, a Roma, dove trovavi di tutto a qualunque prezzo.

Spuntano noleggiatori ovunque e le vetture vengono date a cifre quasi simboliche. Ridicole. Questo può implicare due fattori: indebitamento e nero. Per motivi di spazio abbiamo dovuto scegliere di pubblicare solo le testimonianze più significative che abbiamo raccolto, ma che condividono l’urlo di rabbia e di preoccupazione che abbraccia e accomuna quei tanti preparatori seri e onesti che si trovano indifesi a fronteggiare questo nuovo fenomeno. Al mercato se vendi senza licenza o ti linciano i titolari di banchi assegnati o ti multano i vigili. E nei rally, cosa vogliamo fare? Ma soprattutto, vogliamo e possiamo fare qualcosa?

Gianluca Zonca, TamAuto

“Premesso che ringrazio la Federazione per averci permesso di riprendere a lavorare nel 2020, ma oggettivamente non mi sento rappresentato e invece mi piacerebbe avere un dialogo, perché ritengo ingiusto far parte di una categoria considerata l’anello debole della catena e quindi più colpito e penalizzato. Io comprendo il dei politici ragionamento”.

“I rally di 150 chilometri li corrono in pochi, quelli da 80 sono accessibili a tanti e quindi corrono più persone con le R5 e non con le vetture auto preparate. Quindi i numeri crescono. Ma il problema è che crescono solo i loro numeri, con maggiori introiti derivanti dalle gare iscritte al calendario e dai rally disputati”.

“Le mie spese aumentano, e non parliamo dei costi di trasferta. Dove andavo a correre con una macchina prima, oggi vado con due e guadagno meno. Quello che facevo con sei meccanici, oggi lo faccio con due. Un giorno libero è un’utopia. E intanto, le spese che aumentano vanno pagate. Io lavoro solo di qualità, ma so di colleghi che noleggiano le Skoda Fabia R5 a 6.000 euro. Al minimo storico. Sembra normale che in una gara con una R5 si spendano 6.000 euro di auto, 1.500 di grafica, 1.500 di iscrizione e 3.000 di gomme?”.

“Ho paura che queste scelte avranno ripercussioni su chi lavora seriamente e agevoleranno quelli dei noleggi del fine settimana. Abbasseranno ulteriormente la qualità dei piloti e un italiano nel Mondiale ce lo sogneremo per i prossimi vent’anni. Nessuno investirà su nessun pilota. Infine, mi chiedo: se al mercato non hai licenza non puoi vendere, altrimenti arrivano i vigili e ti fanno la multa, e nel parco assistenza chi controlla le licenze dei preparatori?”.

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Giovanni Bernacchini: valigie sempre pronte

Ci sono persone nel mondo delle corse con le quali si vorrebbe parlare per ore e ore ascoltando in religioso silenzio le centinaia di aneddoti che potrebbero raccontare. Persone vere che vivono nel motorsport e per il motorsport riuscendo a far emergere oltre al loro talento, le doti umane. Giovanni Bernacchini è una di queste. Milanese di origine, polacco di adozione – vive nei pressi di Cracovia da una decina d’anni con la moglie Justyna e i figli Jan ed Henryk – il figlio del grande Arnaldo entra a pieno merito nel novero degli italiani più titolati di sempre a livello internazionale grazie a tre titoli mondiali conseguiti con Al-Attiyah (nel 2014 ha vinto il WRC2) e con Tempestini (vincitori nel 2016 del WRC3 3 del FIA Junior) oltre a cinque titoli Mediorientali.

“I rally fanno parte del mio mondo e non posso stare senza correre”, esordisce il copilota nato nel 1973 che proprio nell’anno horribilis 2020 ha deciso di tornare ad indossare il casco dopo due anni vissuti da direttore sportivo in Abarth nei programmi del FIA GT e negli altri contesti nazionali. È da qui che parte la nostra intensa chiacchierata…

“Molte cose nascono per caso. Dopo il WRC con Tempestini nel 2017 mi trovavo in quel momento della stagione in cui non si riesce ancora a pianificare l’anno successivo: alcuni pourparler e poco più. Mi stavo chiedendo se non fosse giunto il momento di smettere di fare il copilota dopo venticinque anni di attività e proprio mentre mi ponevo questi dubbi mi chiamarono da Torino per propormi un contratto biennale da Racing Manager in Abarth. Mi sembrava un segno del destino. Ho accettato ben sapendo che si trattava di un cambio di vita in tutti i sensi: l’incarico è stato infatti molto formativo e stimolante ma ha significato la lontananza per due anni da casa e dalla mia famiglia. Da tutte le esperienze bisogna imparare: a me quel biennio è servito molto. Con il gruppo di lavoro mi sono sempre trovato bene e le mansioni che svolgevo mi appassionavano anche se si trattava di un lavoro gestionale e da “scrivania” ma proprio grazie a questo lavoro ho capito che il mio vero ruolo era quello del navigatore e così ho deciso di ritornare a correre”.

I viaggi e le valigie – mica quelle con i soldi che portano molti suoi colleghi ma quelle tradizionali – sono sempre stati al centro delle gare del “giramondo-Bernacchini” fin dai primi round extra nazionali con Caldani, Ballestrero o Baldacci. La valigia, dunque, diventa uno strumento fondamentale del lavoro del copilota lombardo ed il bagaglio è un carico sempre più importante inteso questa volta come carico esperienziale grazie anche a due lingue parlate perfettamente, l’italiano e l’inglese ed un buono spagnolo utile ad arricchire le possibilità di ingaggio con i piloti latini.

Manca paradossalmente il polacco… “effettivamente è strano a dirsi ma è così – ridacchia Giovanni- ma stiamo parlando di una lingua assai difficile da imparare ancora più se deve essere utilizzata per tecnicismi professionali come quelli utili per affrontare il mondo delle corse. Pensa che alcuni anni fa mi contattò Kubica per gareggiare con lui, ma esigeva le note in polacco. Provai a “trattare” proponendo l’italiano o l’inglese, ma lui pretendeva solo la sua lingua madre che gli risultava molto più comoda ed immediata: non se ne fece nulla”.

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Corsi e ricorsi: sulle orme di Babbo Natale

Un pilota del WRC riceverà un regalo, una vittoria mondiale, da Babbo Natale con due mesi di ritardo. Ovviamente non sappiamo ancora chi sarà ma sappiamo quando accadrà, il prossimo 28 febbraio quando terminerà l’Arctic Rally Finland, la nuova gara inserita nel calendario iridato che svolge nei dintorni di Rovaniemi, la località oltre il Circolo polare artico che da sempre è considerata la città, appunto, di Babbo Natale.

Dopo la decisione di annullare l’edizione 2021 del Rally di Svezia causa pandemia, il promoter del WRC e la FIA si sono messi febbrilmente al lavoro per trovare una gara innevata che potesse prendere il posto di quella svedese nel calendario. Dal lavoro congiunto degli organizzatori dell’Arctic Lapland, classica prova del campionato finlandese che si è svolta a metà gennaio, e di quelli del Finland Rally mondiale che si corre in estate, è nato l’Arctic Rally Finland.

Una nuova gara che si disputerà sulle velocissime (a metà gennaio Juho Hanninen con la Yaris WRC Plus ha vinto alla media di oltre 125 chilometri orari) prove innevate oltre il Cricolo polare avendo Rovaniemi come punto centrale. Una gara che non si sa se avrà un futuro negli anni a venire e che nasce da una costola del glorioso Arctic Lapland che ha visto la luce nel 1966.

Rally duro e impegnativo

La gara finlandese negli anni si è guadagnata la reputazione di competizione davvero impegnativa, dove le condizioni possono cambiare rapidamente in un solo giorno. Da alcuni decenni è la prova d’apertura del campionato nazionale e per alcune edizioni ha fatto parte del Campionato Europeo, tradizionalmente come seconda prova stagionale dopo lo Janner austriaco.

Spesso al via si sono visti piloti non finlandesi venuti al Circolo Polare Artico per testare vetture e pneumatici in vista dell’appuntamento iridato in Svezia mentre la collocazione temporale, tra gennaio ed inizio febbraio quando le corse in circuito sono ferme, ha fatto si che si siano presentati al via anche alcuni piloti di Formula 1: si sono presentati, infatti, Keke Rosberg, Mika Häkkinen, Kimi Räikkönen e, in tempi più recenti, Heikki Kovalainen e Valtteri Bottas.

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Intervista: Nicolò Ardizzone è il re del Sim-Racing italiano

Diciott’anni appena compiuti, vincitore di quasi cinquanta eventi online, fra i quali spiccano il Rally San Crispino Esport, la Targa Florio Rally Esport e il Virtual Rally di Rally Dreamer, ed una grande passione per i rally ereditata dal padre. Scopriamo chi è Nicolò Ardizzone, unico italiano qualificato alla finale delle World Series di Dirt Rally 2.0.

Durante il secondo trimestre del 2020 il mondo degli sport virtuali ha avuto un vertiginoso incremento di partecipanti dovuto alla fase di lockdown che ha caratterizzato gran parte del mondo. Quando i motori delle nostre amate auto da corsa erano forzatamente spenti, molti piloti hanno spostato momentaneamente il loro interesse sui simulatori, trovando come avversari dei veri e propri talenti fra i quali spicca il nome di Nicolò Ardizzone.

Il giovane piemontese, fresco diciottenne, ha monopolizzato la scena nazionale, conquistando decine di vittorie in tutta Europa per la Qlash Simracing. Il terreno di caccia preferito dal giovane Ardizzone è il videogame Dirt Rally 2.0, prodotto dall’inglese Codemaster, la quale ha annunciato di aver superato i nove milioni di utenti attivi nel novembre 2020.

In pochi mesi sei diventato una star del mondo virtuale rallystico, ma la tua passione verso questo sport da dove arriva?

“Tutto nasce grazie a mio padre e mio nonno. Sin da piccolo mi portavano a vedere i Rally della mia zona (Rally della Lana, Rally del Rubinetto, ecc..) ed appena tornato a casa provavo a replicare i miei eroi alla Playstation con Colin Mcrae Rally”

Da giovane giocatore hai accumulato un grosso bagaglio di esperienza che ti ha permesso di infrangere numerosi record nel 2020: quale vittoria ti ha dato maggior soddisfazione?

“La vittoria al Virtual Rally di Rally Dream è sicuramente quella che mi ha più soddisfatto. Ho ricevuto fantastici premi e la possibilità di partecipare alla loro trasmissione televisiva, ma a causa del Covid-19 ho anche dovuto rinunciare momentaneamente a tre prestigiosi premi, ovvero un giro al fianco di Giandomenico Basso, conquistato nella gara precedentemente menzionata, un giro al fianco di Simone Campedelli conquistato al Rally San Crispino Esport e un giro al volante di una Peugeot 208 R2B messo in palio per il vincitore dell’E-Rally La Superba”.

Avendo seguito il tuo 2020 noto che le vittorie sovrastano decisamente gli altri risultati, ma il Nicolò Sim-Driver ha qualche rimpianto?

“Certo, un mio grande rimpianto è quello di non aver conquistato la Finali Mondiali durante lo scorso anno, ma fortunatamente il duro impegno di quest’anno mi ha permesso di raggiungere anche questo obiettivo”.

Arriviamo dunque al grande evento che chiuderà la stagione 2020 per te, la finale delle World Serie di Dirt Rally 2.0. Come è stato il percorso di avvicinamento?

“È stato certamente molto complicato. Grazie al numeroso numero di appassionati che ha invaso il mondo dei simulatori durante lo scorso lockdown, il livello si è alzato davvero tanto. I numerosi avversari da tutto il mondo hanno reso davvero avvincenti tutte le sfide, ma grazie al duro allenamento, la fatica è stata ripagata”.

Come si svolgerà la Finale visto l’avanzamento della pandemia che rende difficili gli spostamenti?

“La finale sfortunatamente si svolgerà online. Giocheremo ognuno da casa propria, infatti Codemaster ha messo a disposizione di noi finalisti una postazione Playseat con periferiche Thrustmaster per eguagliare il più possibile le forze in campo”. 

Cosa consigli ai numerosi appassionati che in questi mesi stanno percorrendo i primi chilometri di gare virtuali?

“Di sicuro è fondamentale abbandonare l’utilizzo dei vari Joystick, è infatti importante prendere familiarità con lo sterzo nel mondo virtuale, come nella realtà”.  

“Le periferiche della Logitech o della Thrustmaster permettono di divertirsi ed imparare spendendo poco, mentre sicuramente tutti i prodotti della Fanatec permettono di avvicinarsi a sensazioni e prestazioni che rendono la simulazione quanto più realistica possibile”.

Tu sei appena diventato maggiorenne e il 2021 è già iniziato, programmi futuri e sogni nel cassetto?

“Al momento sono concentrato sulla Finale del 28 Febbraio, solo in seguito deciderò cosa fare nel 2021. Spero di avere la possibilità di prendere parte ad un Rally vero e, chissà, fare del Virtuale un lavoro, ma a giugno mi aspetta la maturità!!”.

Intervista con Lucky Battistolli: pensare ai più giovani

Il 9 luglio 1979 si conclude la nona edizione del Rally Colline di Romagna-Trofeo Expansion, che ha come vincitore Adartico Vudafieri con la Fiat 131 Abarth Rally. Secondo è Lucky, allora giovane promessa navigata da una Fabrizia Pons febbricitante. Gigi Battistolli inizia a consacrarsi lì, nella terra in cui sono nati uomini che hanno fatto la storia dei rally in Italia, come i Bisulli, Paganelli, Verini, solo per citarne alcuni. E in quella occasione, oltre a Lucky ci sono almeno altre due cosiddette promesse dell’automobilismo, il bolognese Mirri e il torinese Capone.

Passano 42 anni e Lucky se n’è sta beatamente al suo posto su un sedile omologato FIA e imbullonato ad una Lancia Delta HF. Vince ancora, corre con le auto con cui ha sempre corso, anche se ogni tanto le tradisce per le potenti Rally2, e al suo fianco ha mitica Fabrizia Pons, che nel frattempo, da quel Colline di Romagna, ha avuto il tempo di diventare la copilota italiana più famosa e apprezzata al mondo.

Prima della Delta usava la Rally 037, che resta la sua preferita: “Sull’asciutto non ha rivali”, ci dice. Battistolli non ha mai lasciato il mondo dell’automobilismo. Non ce la potrebbe fare. Non ora che anche il figlio Alberto corre. “Ma è giovane, bisogna aver pazienza. E io me la devo fare venire”, ironizza e ci ride su. Lo sa bene che il pupillo è un “attendista”. Poi quando parte diventa un rullo compressore.

Nel 2020, insieme a Fabrizia, ha vinto il Costa Smeralda e si è aggiudicato il titolo di campione italiano. Poi è stato eletto nel Consiglio Sportivo Nazionale della Giunta Sportiva di Aci Sport. Con lui abbiamo parlato un po’ di tutto. Di auto, di rally di ieri e di rally di oggi. Di rallysti, di federazione e di prospettive.

Lucky e la Lancia, un amore che non finisce…

“Amo tutte le vetture da corsa italiane e mi sento orgoglioso di correrci. In verità la mia preferita è la Ferrari 308, ma purtroppo non è il massimo, soprattutto come costi di gestione. Quindi, mi sono orientato prima sulla 037 e poi sulla Delta. Preferisco la 037, perché la Delta è una vettura che ha il peso per il 70% all’anteriore con circa 70 chili di più a destra. È bellissimo correre con una vettura italiana, specialmente se è un’auto che ha vinto il Mondiale”.

Fabrizia Pons navigatrice inseparabile e amica…

“Fabrizia è una compagna straordinaria in auto. Fa egregiamente tutto quello che io non riesco a fare per lavoro. È una navigatrice pignola, precisa, mondiale, di una bravura straordinaria. È la mia copilota dal 1979, forse anche prima. Credo che nessuno mi conosce meglio di lei, Vorrebbe farmi correre con le vetture moderne, ma io preferisco continuare a correre con la K-Sport di Luca Malatesta. Ormai siamo una famiglia allargata”.

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Ford Escort RS2000 Zakspeed: sogno ad occhi aperti

Una Escort RS2000 Zakspeed con iniezione Lucas che sfreccia nel CIRAS è una vettura che non sfugge alla vista di un appassionato. Al Rally di Sanremo 2018 debutta nel Campionato Italiano Rally Auto Storiche – perché in realtà la gara-test di esordio è il Rally Aci Varese del 16 e 17 marzo – una Ford Escort RS Zakspeed.

Alla guida c’è il biellese Dino Vicario della Rally & Co, con alle note Marina Frasson. La vettura chiude la gara all’undicesimo posto assoluto, ad un tiro di schioppo dalla top ten, decima nel Trofeo Rally Zona 1. Impossibile non notarla, anche se Vicario già l’anno prima correva con una Escort ed era sempre navigato dalla dolce Marina, ma era RS1600 MKI, propulsore BDA, e questa è una RS2000 MKII, quindi motore VDG, e per di più Zakspeed.

Vicario-Frasson e la Escort si presenteranno anche al via del Lana Storico, dove ripeteranno in fotocopia il risultato assoluto della gara precedente. Seguirà l’Alpi Orientali con un quindicesimo posto e poi un ritiro nella seconda tappa dell’Elba Storico. L’anno successivo si corre sempre nel CIRAS tra Rally Vallate Aretine (tredicesimi), Sanremo Storico (decimi), Lana Storico (diciannovesimi), Alpi Orientali (settimi) ed Elba (dodicesimi).

La Escort Zakspeed porta al nono posto assoluto con 88 punti Vicario-Frasson nel CIRAS. Il 2020, purtroppo, a causa della pandemia e degli annullamenti delle gare, si rallenta il ritmo: un tredicesimo piazzamento assoluto al Vallate Aretine, l’ottavo dell’Elba Storico e un ritiro sulla terra del Costa Smeralda, dove a navigare Vicario è Fausto Bondesan.

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Curiosità: Martino Vallisari è il pittore da rally

Prendi un giovane falegname amante dell’arte del disegno e sufficientemente intrippato di auto da corsa da quando è bambino, mettilo sui kart, così da fargli scoprire la mania della traiettoria pulita e precisa, insomma perfetta, e poi riportalo a disegnare. Magari dopo una gara, così tra ispirazione e adrenalina ne vien fuori un mix perfetto.

Ecco Martino Vallisari, 24 anni, veronese di Badia Cavalena, un piccolo centro collinare con poco più di duemila e seicento anime, fratello del rallysta Fabrizio e figlio di Walter, grande appassionato di ruote a motore.

L’ultimo disegno, quello che lo sta aiutando a farsi conoscere sotto un profilo diverso da quello del semplice appassionato, è dedicato al campione italiano rally 2020, Andrea Crugnola, a cui è stato regalato, ma che gli ha portato richieste, contatti e qualche buon cliente. Martino inizia a scarabocchiare alla soglia dell’adolescenza, tra i 10 e i 12 anni. A furia di respirare motori dal lunedì alla domenica, nei momenti di relax prende carta e matita e dà libero sfogo alla fantasia.

“Oggetto del mio primo disegno è stata una Metro 6R4. Era un disegno goffo, come può farlo un bambino. Però mi piaceva. Da lì ho disegnato e poi ancora disegnato, a volte prendevo una foto e la riproducevo, altre volte andavo di fantasia a schizzo libero”. Foglio dopo foglio, bozza dopo bozza, schizzo dopo schizzo, la mano diventa precisa, l’occhio attento al dettaglio, all’ombra, al colore e infine al riflesso.

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Reportage: quella ”sporca” decina della CRZ

Alla Coppa Rally di Zona, la Bella di Torriglia fa un baffo. Pare che nessuno la voglia ma tutti se la pigliano cercando di stringerla forte al petto, una volta avuta. È così che va per il circus delle competizioni regionali che forse non hanno un apparente appeal per parenti e sponsor ma che alla fine diventano manna per chi cerca di dare un senso ad una stagione magari annunciata con programmi roboanti puntualmente finiti a carte e quarantotto dopo le prime gare.

In realtà, negli ultimi anni, il buon lavoro di promozione messo in atto da Aci Sport ha portato clienti veri – ossia piloti intenzionati a gareggiare nei contesti locali – per molteplici ragioni. Aver concesso la possibilità di accesso alla finale di Como grazie anche ad un solo risultato utile, ha agevolato chi ha provato altri percorsi tenendo buona la scappatoia regionale.

Ma ad onor del vero la CRZ ha ottenuto un buon successo di partecipanti come non accadeva da qualche lustro. Una volta era già così e se si pensa alle Coppa Italia degli anni Novanta vengono in mente “pilotoni” intenti a scannarsi con Lancia Delta HF o Clio Williams per poter diventare i Re della propria zona.

Poi, per dare spazio anche alle classi minori, la Coppa Italia venne allargata, nelle possibilità di successo assoluto, anche alle vetture di categoria inferiore. Ottima cosa – si diceva – ma ciò contribuì allo spegnersi del contesto visto che, nel non essere supportata da premi, la Coppa veniva bistrattata dai più che non potevano permettersi un alto numero di partecipazioni come invece coloro che affrontavano rally con le N1 o le N2.

Fu così che rinacque

Sarà per esigenze di natura politica, sportiva o per ottime intuizioni, le gare locali hanno ritrovato linfa vitale anche al di fuori del proprio territorio di competenza. Quelle valide per la Coppa Rally di Zona – questo il nome corretto – danno automatico accesso alla finale che in questo biennio è stato il Trofeo Aci Como ma nel 2021 sarà il Città di Modena, catalizzando grandi attenzioni mediatiche.

In questo è da ritenersi ottima la collaborazione con Driver TV che ha raccontato e mostrato ogni singolo evento dando alla serie quel ritorno di immagine che in precedenza era lasciato all’iniziativa dei singoli organizzatori. A fare da sparring partner di queste iniziative ci sono stati i promotori privati: Pirelli, Michelin, R Italian Trophy ed altri monomarca hanno dato parecchi motivi di partecipazione ai concorrenti mettendo sul piatto premi in denaro succulenti che si sono aggiunti al premio di Aci Sport che consiste nelle iscrizioni gratuite alle gare di zona della prossima stagione. Sembra poco ma a conti fatti non lo è.

Consigli per il 2021

Qualcosa da rivedere c’è sicuramente perché analizzando i nomi dei vincitori della singole zone balza subito all’occhio come a spuntarla siano stati per lo più nomi di primo livello nazionale. Forse è per via dell’anno del Covid-19, ma di certo una rivisitazione alle possibilità di successo va fatta se si vuole incentivare tutti i genlteman di provincia che, ovviamente, partono svantaggiati tra budget e di piede rispetto a scafati giovani pronti al grande salto tricolore; se poi volessimo aggiungere una critica, potremmo sottolineare che il premio, in realtà, non è “offerto” da Aci Sport ma a carico dei singoli organizzatori che dovranno quindi rinunciare alle tasse di iscrizioni alle singole gare 2021 per gli equipaggi vincitori.

Com’è o come non è, la Coppa Rally di Zona ha dato modo di assistere a belle battaglie o a casuali monologhi, e ha ravvivato non poco i tizzoni ardenti delle classi intermedie che hanno potuto così trovare un senso a programmi altrimenti non ponderati. Abbiamo parlato con i vari vincitori di ogni zona per sentire la loro opinione.

Nucita che, col successo al 2 Valli ha vinto la Zona 3 dando poi il là al successo nella finale lariana lo abbiamo intervistato nelle pagine immediatamente precedenti quale vincitore della Finale Nazionale Aci Sport.

Seguono 10 interviste e classifiche ufficiali di Zona

Corrado Pinzano

Giacomo Scattolon

Alessandro Battaglin

Marco Bulacia Wilkinson

Thomas Paperini

Carmine Tribuzio

Alessio Profeta

Roberto Lombardo

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Interviste: Andrea Nucita è l’uomo da battere

Se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, il mattino di Andrea Nucita ha avuto un’alba luminosa. Perché il destino rallystico di Andrea era segnato fin dalla nascita. Il padre Domenico ha sempre corso, fino all’arrivo di Andrea nel 1989 e quattro anni prima di suo fratello maggiore Giuseppe, seguito in gara con partecipazione da mamma Nunzia.

Se l’arrivo dei figli ha interrotto l’attività agonistica del padre, non ne ha fermato la passione, rimanendo come pilatro della scuderia messinese Phoenix, per cui ha corso Andrea dalla sua prima gara sino al recente e vittorioso Due Valli di Verona dell’ottobre scorso. Una carriera iniziata sotto i migliori auspici, visto che già alla seconda gara, Rally di Proserpina 2008 a Enna, il giovane rampollo di famiglia sfiora il successo di categoria con la Peugeot 106 affiancato dalla navigatrice Giusy D’Angelo, mancando il gradino più alto del podio di Classe N2 per appena 6/10.

Rifacendosi appena due settimane dopo centrando la prima vittoria di categoria (Rally di Taormina con Francesco Chambeyront al quaderno delle note), primo acuto di una storia che proseguirà in una lunga serie di successi e che in seguito lo vedrà mettere in bacheca cinque vittorie assolute (fra le quali il successo al Targa Florio del 2018, un must per i siciliani) e sei partecipazioni a gare iridate.

Ma che bel curriculum

Oltre al Campionato Italiano Junior del 2012, la vittoria nell’Italiano Production del 2013, l’Abarth Rally Cup del 2019 e il brillante doppio scudetto nella stagione appena finita. Un palmares invidiabile. Non c’è che dire. Ma non solo. Andrea Nucita ha anche ottenuto due vittorie assolute nelle otto gare che ha disputato come navigatore.

“Mi siedo sul sedile di destra solo se a guidare c’è mio fratello Giuseppe, che quest’anno mi ha dettato le note in cinque delle sei gare che ho disputato” a coronamento di una stagione che ha portato al trentunenne messinese la vittoria a Como della Finale di Coppa Italia, oltre al titolo (e al contributo economico) del successo nella Michelin Rally Cup. “Lui è un grandissimo pilota e un ottimo navigatore e solo con lui mi siedo a fianco con la massima serenità”.

Un fratello fantastico

Essere figlio e fratello d’arte sembra avere i suoi vantaggi, anche se Andrea Nucita sgombra subito il campo. “Purtroppo, per correre, ho sempre dovuto fare conto solo sulle mie risorse, perché non ho mai avuto la fortuna di essere appoggiato da una squadra ufficiale, come è successo ad alcuni altri piloti della mia generazione, che hanno potuto disputare dei campionati all’interno di un team emanazione di case automobilistiche che lascia al pilota solo il compito di guidare”.

“In quei casi corri solo pensando ad andare più forte possibile e vincere, perché è ciò che richiede la squadra. Tutto il resto e nelle mani del team. Certo, il contributo di mio padre e mio fratello alla mia crescita rallistica è stato importante, perché essendo profondi conoscitori dell’ambiente hanno potuto darmi i consigli giusti, anche se tutto ciò non ha evitato che anch’io cadessi in qualche errore giovanile”.

“Il maggior merito di mio padre e di mio fratello è di avermi consigliato parecchio, senza mai impormi nulla, lasciandomi campo aperto per i miei esperimenti. Specie con mio fratello c’è un rapporto molto stretto e costruttivo. Per questo stiamo bene in macchina insieme”.

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Suzuki Motorsport: quando il successo è genetico

A fare lo spelling di S-u-z-u-k-i e poi a fare quello di r-a-l-l-y non c’è una lettera comune. Eppure i rally sono nei geni del Costruttore giapponese e ancor di più in quelli della sua filiale italiana, presieduta per di più da un rallysta e sempre molto attiva nel motorsport, dalla specialità regina delle corse su strada al cross country.

Ogni ano Suzuki Italia investe nel motorsport capitali (importanti), risorse umane (fondamentali) e know how (indispensabile). Oltre a Massimo Nalli, che quando la missione aziendale gli concede un po’ di tregua si fionda in una vettura da rally, si pensi a Massimo Nicoletti, volto e anima dei monomarca dagli occhi a mandorla in Italia.

La stagione 2020, per fortuna ormai alle spalle, è stata una stagione di altissimo livello sportivo per Suzuki Italia. Una stagione di piacevolissime conferme, con una partecipazione alla Suzuki Rally Cup unica nel panorama nazionale, nonostante una stagione profondamente segnata dall’emergenza epidemiologica da Covid-19.

La tredicesima edizione del trofeo monomarca Suzuki, messo in atto con il supporto tecnico di Emmetre Racing, ha proposto nuovamente un parterre da record per quanto riguarda il settore rally.

“Il palcoscenico eccezionale offerto dalla Finale Nazionale Aci Sport a Como è stata una degna chiusura per il 2020 – spiega Massimo Nicoletti, team manager di Emmetre Racing – ed in parte è stato per noi un antipasto del 2021. C’è stato un incontro tra tutti i partecipanti della serie in questa stagione e diversi outsider. Un’occasione in più per confrontarsi tra trofeisti e predisporre anche le basi per la prossima annata. Tra loro erano presenti alcuni nuovi giovani come ad esempio Lamanna, che ha corso a Como sulle nostre vetture per capire realmente quali possano essere le sue possibilità ed ambizioni all’interno del trofeo. Lui e tutti gli altri si sono comportati egregiamente”.

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Inchiesta, Under 25: la meglio gioventù

One step beyond. Era il 1964 quando Prince Buster fece ballare per la prima volta quello che – negli anni – è rimasto un vero e proprio tormentone per gli amanti della musica ska. Una proposta, quella dell’artista jamaicano, vestita su misura dai britannici Madness alla fine degli anni Settanta e ripresa, in epoca più recente, dai torinesi Statuto.

Loro, dalla piazza alla quale si sono ispirati dando vita al movimento modernista nazionale, l’hanno italianizzata nella più familiare “Un passo avanti”. Musica che, con un anno drammatico oramai alle spalle e tiepide promesse di normalità come spot, suona bene. Ed a ballarla, agli albori del nuovo anno, sono coloro che – nonostante tutto – hanno vissuto una stagione importante.

Un passo avanti, sempre. E dopo Prince Buster, i Madness e gli Statuto, sarà la volta di colori ai quali vengono già affibbiati oneri ed onori del rallismo nazionale. Senza alcuna esasperazione nella ricerca del risultato ma contando sulla crescita del praticantato più giovane.

Loro, quelli che si sono dichiarati soddisfatti della stagione appena conclusa, aspettano un cenno da parte dello Stato Maggiore del rallysmo nazionale. Alcuni di loro, la tuta della nazionale – quella griffata Aci Sport – hanno avuto modo di indossarla. Molti altri, la sognano per l’imminente accensione dei motori. Ma cosa cercano i giovani, oggi, spulciando tra le proposte offerte dal panorama nazionale?

Un aiuto in termini economici o qualcosa di più? Magari entrambe le opzioni. Fatto sta che tutti, o quasi, hanno posto davanti alle loro scelte il fattore danaro, chiedendosi a più riprese se quella tanto agognata tuta serva veramente a ridimensionare il potere decisionale di questo elemento.

Siamo andati a chiederlo direttamente a loro, ad una manciata di piloti Under 25 che si sono distinti nella stagione mandata in archivio e sogna una chiamata da Roma ed a chi, invece, la tuta di Acisport l’ha vestita, guardando indietro ed analizzando – a bocce ferme – il progetto federale rivolto ai giovani.

Seguono 7 interviste

Riccardo Pederzani

Michele Bormolini

Alberto Battistolli

Igor Iani

Christopher Luccesi

Federico Romagnoli

Mattia Zanin

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