Articoli

La cover di Indipendenza di Filippo Margheri

InDipendenza: il nuovo album di Filippo Margheri

Ne ha fatta di strada, l’ex ingegnere di Procar. La bonus track è un tiro che fa la barba al sette. Uno scratch – per dirla in termine rallistici – di quelli che imbarazzano pure il cronometro. InDipendenza, il nuovo album di Filippo Margheri, è un’orgia musicale dove il rock abbraccia le sue mille sfaccettature rendendo la proposta appetibile ai molti. Ma la rivisitazione de “La femmina di Piombino”, canzone dell’artista pistoiese Magnino Magni, è decisamente fuori dall’ordinario.

E sì, ne ha fatta proprio tanta di strada, l’ex ingegnere di Procar. Con in dosso la divisa della Casa toscana, ai tempi in cui le furono affidate le Citroen DS3 R3T di Simone Campedelli ed Andrea Crugnola, di dati ne ha acquisiti molti sulle vetture della doppia spiga. Il chiodo fisso, però, lo ha portato a dar vigore a quelle aspettative che un paio di anni prima lo avevano proiettato sul palco nel ruolo di frontman della nuova formazione dei Litfiba, prima della reunion tra Piero Pelù e Ghigo Renzulli.

Da solista, è tornato ed ha fatto centro. Undici proposte, tra le quali spiccano proprio quei brani “portati” in dote ai Litfiba: Rabbia in testa e Sepolto vivo, tracce che hanno cementato il rapporto di collaborazione tra Filippo Margheri e Ghigo Renzulli, fondamentale nella realizzazione dell’album. Contando su un chitarrista di prim’ordine come Federico Baracchino, Filippo Margheri propone ben sette inediti, anticipati dal singolo Cattiva bambina e dalle note rabbiose di Scusa Signore, un vero e proprio faccia a faccia tra il compositore e Dio.

In InDipendenza c’è anche la passione per le macchine

A fare da aperitivo all’uscita dell’album, il ritorno davanti alle telecamere di Red Ronnie, su Roxy Bar TV e sul palco del teatro Ariston per il Fiat Music, contest dove si è confermato finalista. Sensazioni positive, quelle che hanno anticipato “InDipendenza”, con Filippo Margheri a riscuotere consensi grazie alla versione riarrangiata di “E’ stata tua la colpa”, proposta che ha trovato terreno fertile nel contest “Non sono solo canzonette”, organizzato da Mei – Meeting delle etichette indipendenti in onore di Edoardo Bennato.

E la passione per le macchine? Intatta ed espressa nella canzone Bulli e bulloni, progetto che lo ha visto affiancato da Enrico Brignano ed al centro della serie tv di Quattroruote. Una proposta lanciata sul web e lasciata fuori da InDipendenza, dove Filippo Margheri racconta la sua quotidianità nelle vesti di restauratore di vecchi pulmini Volkswagen. Un marchio ridondante nella sua nuova avventura solistica, con il “Maggiolino” chiamato sotto i riflettori del video di “Cattiva bambina”, non certo scomodato per un ruolo da semplice comparsa.

Alla resa dei conti, un CD decisamente più che piacevole ed in grado di abbracciare un ampio ventaglio di appassionati del rock italiano, quello meno integralista ed in certi frangenti più romantico. Nelle tracce di InDipendenza si percepisce l’influenza artistica dei primi Litfiba, in omaggio ad un percorso che ha fatto bene ad entrambe le parti. Non certo cosa da poco. Il volume è disponibile su iTunes, Google Play, Spotify, Tidal e Amazon.

Ott Tanak

Una questione Terra, Terra…

La domanda è banale, terra terra: dove si vuole andare con il CIR del futuro? Cercando di interpretare le proposte per la Giunta Esecutiva par di capire che i rally di casa nostra sembrano destinati ad allontanarsi sempre di più dalle gare di livello internazionale – mondiale ed europeo per intenderci. Sempre meno sterrato, sempre più lente (al Liepaja ed in Finlandia, ad esempio, si viaggia a 120 km/h di media addirittura sulla terra mentre da noi si seminano balle di paglia se si passano gli 80 km/h), sempre più corte. In sintesi: difficilmente in grado di far emergere e coltivare i nuovi talenti e fare uscire dal ghetto in cui si è cacciato il rallysmo italiano.

Se ci fosse un ranking piloti chissà dove vedrebbe relegati i nostri top driver…. visto che nel Mondiale Rally in Italia il migliore è stato Fabio Andolfi (25° assoluto a 6’30” da Kopecky vincitore del Wrc2) e un nostro pilota non vince un rally iridato da più di vent’anni. Nell’europeo romano a vincere è stato un russo e da anni siamo spariti dall’albo d’oro continentale che un tempo era nostro monopolio. Ora ci accontentiamo del Ter (Tour European Rally Series) grazie agli exploit di Giandomenico Basso – che rientra nell’ultima generazione dei ‘prodotti’ della estinta filiera del Gruppo Fiat.

Par di capire che il CIR 2019 avrà 7 gare perché 8 son troppe, e la sola terra che si vedrà sarà quella del Rally Italia Sardegna. Sconsigliabile ai più per ragioni di costi (di ripristino vetture), tanto che non verrebbe giustamente inserito nel calendario per le 2 ruote motrici, fragili loro e fragili i portafogli di chi le usa. Ovviamente – e all’interno ne leggete – quei pochi che sulla terra sono cresciuti – come Umberto Scandola e Simone Campedelli – non sono per niente d’accordo. Anzi il veneto risponde proponendo provocatoriamente un tricolore quattro (asfalto) a quattro (sterrate) – proponendo di ovviare alle carenze degli attuali rally CIR su terra con un intervento finanziario federale.

E ACI Sport gli dà indirettamente ragione lanciando l’ambizioso programma Junior 2019 – con prospettiva iridata per il vincitore – togliendolo dal CIR e proponendo un calendario agli antipodi di quello del CIR stesso: tre gare del tricolore terra, il Sardegna iridato e la ‘miseria’ di due gare su asfalto. Ma ricordando che alla base di tutto nelle scelte per il Campionato Italiano Rally è il fatto che i piloti italiani non amano correre sullo sterrato. Cosa vera ma non verissima: la differenza sta praticamente solo nella mancata partecipazione nei rally sterrati alla gara regionale di contorno. Semmai c’è da constatare – e preoccuparsi – che la grande maggioranza dei piloti italiani, all’opposto degli anni pre-terzo millennio, non sembrano più interessati a correre nelle gare CIR. E nemmeno più si interessano a coppe e coppette regionali e di zona.

La domanda è banale, terra terra: si vuole definitivamente rompere con l’essenza originale dei rally, con il loro teatro naturale? Personalmente proprio non vorrei rinunciare allo sterrato, che è anche più spettacolare e probabilmente più divertente per i rallysti degni di tal nome. Ma intanto non vorrei che nell’incertezza ci si dimenticasse di fare la cosa che più urge: difendere e promuovere i rally in Italia, dando al massimo campionato ed al suo calendario un appeal ed un contesto adeguato, soprattutto locale, di cui troppo spesso oggi difettano.

Simone Campedelli

Simone Campedelli si sfoga: ‘Sfortuna inaccettabile’

Nemmeno il tempo di finire la prima prova del Due Valli che decideva il Tricolore Rally. Neppure il tempo di arrivare in fondo ad un crono che – stando agli intertempi – stavano dominando. E’ finita così, con la Ford Fiesta inesorabilmente ammutolita, l’ultima gara della stagione per Simone Campedelli e Tania Canton. Le Pantere Alate di Orange 1 Racing erano pronte, decise a combattere sino in fondo per conquistare quel titolo che era alla loro portata ma, evidentemente, non era destino che andasse così.

Un guasto inaccettabile, sul quale bisognerà fare chiarezza, ha spento ogni speranza. Ed a nulla è valso il super motore che gli uomini di M-Sport, su diretto interessamento di Malcolm Wilson, avevano fornito alle Pantere Alate di Orange1 Racing per consentire loro di difendere al meglio le chance di conquista del Tricolore. Finisce così, con tanta amarezza, una stagione bella e difficile, che ha visto Simone e Tania risultare spesso l’equipaggio più performante fra quelli in corsa per il Campionato Italiano. L’amarezza come detto è grande ma lo è altrettanto la voglia di riprovarci: never give up!

“Nonostate il ritiro sulla prima prova per un problema elettronico voglio ringraziare M-Sport – dice Simone – per avermi fornito un super motore e un ingegnere, Slavek Wneck, bravissimo nel supportarmi in fase di preparazione al rally. Purtroppo non abbiamo potuto effettuare il test pre-gara come avevamo stabilito con la squadra e questo nonostante il propulsore di M-Sport fosse disponibile al team sin dal lunedì precedente la corsa”. Davvero un’occasione sprecata… “Con il senno di poi – analizza Campedelli – il problema che ci ha fermato si sarebbe potuto scoprire, dunque risolvere, durante il test pre-gara e quindi non avremmo compromesso tutte le nostre chance, come invece è accaduto. Ringrazio comunque tutti i nostri tifosi, i partner ed i collaboratori per il continuo supporto che ci hanno fornito nel corso di questa stagione. Tornerò più forte e motivato per lottare per il titolo”.

Alexey Lukyanuk e Alexey Arnautov

Europeo, Alexey Lukyanuk espugna Roma Capitale

Partiti da Fiuggi nella mattina di sabato 21 luglio, gli equipaggi iscritti all’edizione 2018 del Rally di Roma Capitale, sesta prova del Campionato Italiano Rally, devono affrontare nella seconda giornata sette prove speciali, tre da ripetere più la super stage: “PS Pico-Greci”, “PS Roccasecca”, “PS Santopadre” e la super stage di Pico. Sulla “PS2 Pico-Greci” si impone Simone Campedelli, navigato da Tania Canton sulla Ford iesta R5. Per lui un miglior tempo di 11’39”8, anche se venerdì lo si è visto in difficoltà per problemi alla vettura. Dietro si inserisce Alexey Lukyanuk, russo e anche lui su Ford, e staccato di appena 1”4. Terzo è Gryazin, con la Skoda Fabia R5, a 6”6 dal vertice. Bella prestazione di Paolo Andreucci, reduce da un brutto incidente: partito primo con la 208 T16 ha chiuso la prima PS con lo stesso tempo della Fabia guidata da Giandomenico Basso, a 8”8 da Campedelli. Umberto Scandola, distante 14’’1 dalla testa della classifica tricolore, resta alle spalle degli avversari italiani con la Skoda.

Lotte al calor bianco

In questa battaglia senza esclusione di colpi si registrano le super prestazioni delle Fabia di Igram e Kreim e della Fiesta di Habaj, che volano davanti a tutti in lotta per la vittoria della classifica dell’Europeo. Sfortunati i siciliani Marco Pollara e Giuseppe Princiotto, rallentati da una foratura alla 208. Le partenze vengono bloccate per l’uscita di strada di Monteiro, con la Fabia. Ripartono e subiscono un altro blocco per l’uscita di strada della 208 di Dominic Broz. Dal numero 35 in poi restano fermi al via della PS2. In trasferimento si ferma anche la Fabia di Luca Panzani, a causa della rottura della cinghia esterna. Il pilota toscano e il suo navigatore Pinelli non ripartiranno neppure domenica, visto che in nessun caso raggiungerebbero il minimo di chilometraggio PS richiesto dal regolamento per prendere punti. Alle 11 e 35 si riparte e “vola” fuoristrada anche Rudy Michelini, con la Fabia.

In testa Lukyanuk

Sulla “PS3 Roccasecca-Colle San Magno” un problema al differenziale anteriore blocca le ambizioni di Scandola. Balza al comando Lukyanuk. Dietro c’è il lettone Gryazin con alle note Fedorov sulla Fabia R5. Terzo posto per Basso, primo degli italiani davanti a Campedelli, ancora il più veloce del Cir e quarto assoluto in gara. La top ten della PS si completa con il polacco Grzyb, quinto davanti al leader Magalhaes, al britannico Ingram e al tedesco Kreim, tutti su Skoda. Nono tempo per Andreucci, navigato da David Castiglioni sul “Leone” di Peugeot Italia. Continua la prova di spessore di Damiano De Tommaso, sulla su 208 R2. Si fermano i francesi Laurent Pellier e Geoffrey Combe per uscita di strada della 208 R5. Ed finisce fuori strada anche l’austriaco Simon Wagner con Gerarld Winter sulla 208 R2. Prima della partenza della PS3 si ritira Marco Caldani, su Suzuki Swift R1B.

Lotta continua…

Sulla PS4 “Santopadre – Arpino” è la pioggia a sorprendere gli equipaggi. Soprattutto sul tratto di partenza del tratto cronometrato. Si registra un principio d’incendio sulla vettura del lettone Gryazin. Lukyanuk e Campedelli impattano in un pari-tempo di 8’46”. Terza posizione per Basso, a 4”7. Quarto miglior tempo di Grzyb, seguito da Ingram. Ottava e nona piazza per “Ucci” e Pollara. Dopo la PS4 c’è Lkyanuk in testa con un vantaggio di 14”7 su Campedelli e 17”8 su Basso. Quarto Ingram, a 31”8. Sulla PS5 compaiono misteriose e grosse pietre in traiettoria. Diverse le vittime, molte delle quali riportano danni alle vetture, forature e per fortuna nessuna conseguenza fisica. Tra questi: Ingram, Ahlin, Nordgren, Yates, Basso, Campedelli Abaj. C’è anche un principio d’incendio sull’auto di Remennik. Paulo Nobre finisce in una scarpata ma ci esce ed arriva a fine prova. Si chiude nel segno di Lukyanuk, Gryazin e Andreucci.

Si ritira Campedelli

Sulla PS6 Roccasecca, la sfortuna è sempre più cieca e colpisce per l’ennesima volta Campedelli: fora, perde un’infinità di tempo e poi deve ritirarsi perché non ha più pneumatici. I rally sono anche questo. Andreucci agguanta la classifica del Cir con 24”5 su Campedelli, ma Basso, che è davanti ad Andreucci, gli porta via i punti della prima piazza. Alonso fora e si ritira. L’asfalto è viscido, molti piloti non hanno esperienza sul bagnato. Di conseguenza, la sesta prova rappresenta la classica “prova del 9”. Se l’aggiudica Basso-Lucca con un tempone di 8’27”0. Alle spalle ci sono i coriacei Magalhaes-Magalhaes, Grzyb-Wrobel, Kreim-Frank, Ingram-Whittock, Lukyanuk-Arnautov, Gryazin-Fedorov, Pollara-Princiotto, Antonio Rusce e Sauro Farnocchia e finalmente Andreucci-Castiglioni. Si arriva alla settima PS con in testa alla gara Lukyanuk. Secondo è Basso, terzo Andreucci, poi Grzyb e Kreim. Sulla ripetizione della “Santo Padre” si registra la nuova affermazione di Basso, con alle spalle Kreim, Grzyb, Rusce, Andrea Crugnola, Pollara. Nono è Giacomo Scattolin e undicesimo “Ucci”, che scivola in quinta posizione nella generale di gara.

Lukyanuk chiude in testa

Si arriva a fine giornata. C’è la super stage di Pico. Si parte alle 20 e 38, invece che alle 19 e 15. Nelle prime battute la PS viene fermata perché la vettura di Gryazin è bloccata con il cambio in panne. Dopo l’intervento del carroattrezzi si riparte. Vince Magalhaes, secondo è Avcioglu, terzo si piazza Kreim, seguito da Ingram, Basso, un rinvigorito Andreucci, Grzyb e Pollara. Lukyanuk è nono e Yates chiude la top ten assoluta. Gli equipaggi vanno a riposo e i team riprendono a lavorare in vista della terza e ultima giornata di gara, domenica 22 luglio, con in testa alla generale Lukyanuk, in posizione d’onore Basso a 15”8, poi Kreim a 40”4, Grzyb a 41”8, Andreucci a 48”0, Magalhaes a 1’11”9, Nordgren a 1’25”7 e Ingram a 2’06”5. I primi dieci piloti prioritari Fia della classifica generale partono per l’ultima frazione di gara ad ordine inverso rispetto a questa classifica.

La seconda giornata

Come ci eravamo lasciati ieri? A fine giornata, dopo la super stage di Pico, partita con un ritardo di un’ora e diciotto minuti rispetto all’orario del programma e vinta da Magalhaes, in testa alla generale c’era Lukyanuk, in posizione d’onore Basso a 15”8, poi Kreim a 40”4, Grzyb a 41”8, Andreucci a 48”0, Magalhaes a 1’11”9, Nordgren a 1’25”7 e Ingram a 2’06”5. Nell’ultima frazione di gara, quella odierna, i primi dieci piloti prioritari Fia della classifica generale sono partiti ad ordine inverso rispetto a questa classifica. Inoltre, sono rientrati in gara i concorrenti costretti al ritiro ieri, che usufruiscono della formula del “rally-2”. Essendo una gara Fia si applicano le penalità previste per le gare dell’Europeo. Quindi, Simone Campedelli rientra con 17’ di penalità: 7’ per la PS7 e 10 per la super stage non disputata.

Annullata la “PS9 Rocca di Cave”

Il tempo è magnifico. Regna il sole. Fa caldo. Sembrano esserci tutti gli ingredienti. C’è anche tanto pubblico. Le caratteristiche del tracciato sono completamente diverse da quelle di ieri. Le vetture “morderanno” asfalti lisci e veloci, decisamente meno sporchi per via dei minori tagli richiesti. E invece, nulla. Non si corre. La “PS9 Rocca di Cave”, più di ventotto chilometri per fare la differenza in classifica, viene percorsa in trasferimento. Annullata. La “PS10 Monastero” prende il via con venti minuti di ritardo. Vince Basso con 7’26”1. Secondo è Gryazin a 0”2, terzo Campedelli a 3”4, quarto Andreucci a 5”0, sesto Scattolon a 5”1. Seguono Grzyb, Ingram, Magalhaes, Pollara e Nordgren. In testa alla generale c’è sempre Lukyanuk (che a fine di questa prova arriva undicesimo), seguito da Basso, Grzyb e Andreucci.

Basso, la spina nel fianco

Le vetture arrivano al via della “PS11 Guarcino”, con i nuovi ritardi che iniziano ad accavallarsi di nuovo. Miglior tempo di Lukyanuk in 6’37”5. Segue Basso a 1”2, Campedelli a 2”3, Gryazin a 3”5 e Grzyb a 3”6. Poi c’è il campione italiano in carica “Ucci”, la pattuglia che comprende Scattolon, Pollara, Crugnola e Magalhaes. Per abbattere il ritardo, che altrimenti rischia di lievitare come il giorno prima, si opta per limitare il riordino a Fiuggi a soli tre minuti, recuperando così ventisette minuti di ritardo accumulato. Intanto, dopo undici prove speciali disputate, la classifica generale recita: primo Lukyanuk, secondo Basso a 7”5, terzo Grzyba 42”1. Seguono Andreucci a 48”0, Kreim a 53”5, Magalhaes a 1’16”7, Nordgren a 1’33”4, Ingram a 2’21”3, Scattolon a 2’23”2 e Rusce a 2’23”4. La “PS12 Rocca di Cave”, che doveva essere la ripetizione della prima prova della giornata, che è stata annullata, parte regolarmente.

Che botta Andreucci

Si ferma in trasferimento Tommaso Ciuffi con problemi meccanici alla sua vettura. Ahlin continua a fare test di assetto. Nordgren si gira e perde tempo prezioso. Il più veloce questa volta è nientepocodimeno che Campedelli. Il suo tempone di 17’27”4 è indiscutibile. Stacca di 5”9 Gryazin, di 6”6 Basso, di 7”4 Lukyanuk e di 15”0 Ingram. Andreucci è sesto, davanti a Kreim e al trittico composto da Magalhaes, Grzyb e Habaj. Appena fuori dalla top ten c’è Scattolon. Sulla “PS13 Monastero”, Andreucci picchia. La vettura ostruisce la strada e le partenze vengono fermate. Si riparte dopo che il carro recupera l’auto. La prova è condizionata dai tempi imposti. Il migliore è Ingram con 7’25”9, seguito da Lukyanuk a 0”8. Campedelli è terzo a 1”. Seguono Pollara, Magalhaes e Gryazin, Scattolon e Ahlin, Avcioglu e Yates. Basso non conclude a causa dell’incidente di “Ucci”.

Ad un passo dal successo

È la volta della “PS14 Guarcino”. Sono ventidue i minuti di ritardo accumulati fino ad ora. Primo è Lukyanuk, che chiude in 6’35”2, secondo è Basso a 1”2, seguito a brevissima distanza da Campedelli a 1”3, Ingram a 2”8 e Pollara 4”0. Dopo la PS14 viene attributo a Basso, che non ha concluso la PS13 a causa dell’incidente occorso a Paolo Andreucci, il tempo di Chris Ingram, che è di 7’25”9 ed è il miglior tempo della PS. L’uscita di strada di Florian Bernardi, con la Renault Clio, causa la sospensione delle partenze. Ma ormai siamo agli sgoccioli. A questo punto, facendo un riepilogo ad una prova dal termine, Lukyanuk è in testa con 1.47’21”0 e Basso è staccato di 7”1, mentre Grzyb è a 1’02”6, Kreim a 1’14”5, e Magalhaes a 1’38”4. Completano la top ten Ingram a 2’30”9, Nordgren a 2’33”9, Scattolon a 2’54”7, Rusce a 3’05”6 e Ahlin a 3’15”7. Il riordino di Fiuggi non riesce a ricompattare il ritardo accumulato. Ahlin esce dal riordino di Fiuggi alle 17.06, che costa un ritardo di ventitré minuti alla gara e, di conseguenza, all’ultima speciale, la “PS15 Lido di Ostia”. Al Lido di Ostia, sul lungomare, il pubblico è assiepato lungo il tracciato di 650 metri. Si attende il nome del vincitore

Lukyanuk brinda al successo

I rally, si sa, sono concludono solo sulla pedana di partenza. Fino ad allora può succedere di tutto. E questo Rally di Roma Capitale, nel bene e nel male, di emozioni ne ha regalate, a prescindere dai ritardi. La PS doveva partire alle 19.18, poi alle 19.41, invece prende il via alle 20.17. Il primo ad entrare in speciale è Ahlin, che impiega 43”8 per percorrere il percorso realizzato dagli organizzatori per chiudere il rally. Fa bene Rusce, ma Nordgreen fa meglio anche di Ahlin e stacca un 43”3. Basso sigla un 42”9, ma poi Campedelli lo supera con 42”2 e si aggiudica la PS. Però, Lukyanuk conclude la sua prova in 42”5 e con Arnautov conquista la vittoria finale del rally. Basso sale in piazza d’onore, staccato di 7”5. Terzo è Grzyb a 1’04”2. Appena fuori dal podio c’è Kreim a 1’16”5 e primo dell’Under 28 dell’Erc. Quinto si piazza Magalhaes a 1’41”2, che regola Ingram a 2’32”2, Nordgren a 2’34”7 e Scattolon a 2’56”8. A chiudere la classifica dei migliori dieci assoluti sono Rusce a 3’08”4 dal vertice e Ahlina 3’17”0. Scattolon, Nobili e la Fabia R5 della PA Racing vincono la classifica di gara del Campionato Italiano Rally.

Guarda il video con noi

 

Daniele Ceccoli e Piercarlo Capolongo

Il San Marino Rally è di Daniele Ceccoli e ‘Pier’ Capolongo

Doveva essere uno scontro impari, almeno nei pronostici della vigilia, tre i piloti del Campionato Italiano Rally Terra, destinati a giocare da comprimari, e quelli del Campionato Italiano Rally, che dovevano invece puntare ai posti di vertice. Ed invece, le cose sono andate in maniera completamente diversa con gli specialisti dei fondi sterrati che hanno fatto la gara e con gli altri che tra colpi di sfortuna, errori ed incapacità a tenere il loro passo, si sono dovuti accontentare di piazzamenti modesti, leggi Scandola, o si sono addirittura ritirati come nel caso di Andreucci e Crugnola.

A festeggiare sul podio finale del 46° San Marino Rally, quinto appuntamento del Campionato Italiano Rally e terzo del Campionato Italiano Rally Terra organizzato dalla Federazione Automobilistica San Marinese, sono stati Daniele Ceccoli e Piercarlo Capolongo, con una Skoda Fabia R5 della PA Racing. Il sammarinese autore di una gara straordinaria, passato al comando della gara in via definitiva in apertura della seconda giornata, ha preceduto, di dodici secondi, l’unico sopravvissuto della pattuglia dei big del tricolore, Simone Campedelli insieme a Tania Canton a bordo della Ford Fiesta R5 Orange 1 Racing.

Il romagnolo dopo aver chiuso al comando la prima giornata, anche se solamente di un decimo rispetto a Marchioro, ha pagato moltissimo il fatto di passare per primo sulla lunga prova di apertura di oggi spazzando la strada a tutti accumulando il ritardo dimostratosi poi decisivo. Un altro protagonista di vertice del Cirt, Nicolò Marchioro, in coppia con Marco Marchetti, anche lui su Skoda Fabia R5, RB Motorsport, ha concluso al terzo posto. Il pilota di Este, dopo aver vinto la prova di apertura della gara e pur essendo tra i più veloci, niente ha potuto contro l’attacco furente dei due che alla fine lo hanno preceduto. Con questo ottimo risultato Marchioro passa al comando della classifica del tricolore Terra davanti a Ceccoli e Costenaro. A San Marino, al quarto e quinto posto hanno chiuso l’equipaggio finlandese composto da Eerik Mikael Pietrarinen e Juhana Robert Raitanen, con la sua Peugeot 208 T16, e Mauro Trentin ed Alice de Marco, Skoda Fabia R5 Movisport.

La gara sammarinese si è confermata comunque prova durissima che ha fatto vittime illustri anche tra i potenziali pretendenti al successo finale. Particolarmente sfortunate, ad esempio, le gare di tutti gli altri abituali protagonisti del Cir attesi. In ordine sparso, il primo ad avere grossi problemi con una toccata è stato Andrea Crugnola. Il varesino, insieme a Danilo Fappani con la Ford Fiesta R5 di Ford Racing Italia gommata Michelin, si è ritirato a metà prima tappa per un urto con distacco della ruota posteriore sinistra.  A seguire, sempre nella prima tappa ad aver problemi è stato Umberto Scandola, in coppia Guido D’Amore con la Skoda Fabia R5 gommata Dmack, con il cerchio della sua vettura che si è spaccato, facendo in pratica un blocco unico con il mozzo.

Oltre sei minuti persi ed oggi una grande rimonta che lo ha portato a suon di temponi dalla trentunesima posizione fino alla ottava anche se con tanto rammarico per l’occasione persa. Ancora peggio è invece andata oggi a Paolo Andreucci, con Anna Andreussi su Peugeot 208 T16 R5, fermati dalla rottura di un braccio di una sospensione nella prima prova odierna, la lunga di “Sestino”. Ultimo dei big a ritirarsi Giacomo Costenaro in coppia con Justin Bardini, finiti fuori strada a due prove dal termine quando occupavano la quarta posizione assoluta. Per quanto riguarda il Campionato Italiano Rally Junior, in una lotta tutta tra Peugeot 208 R2, fuori il capoclassifica Tommaso Ciuffi e rallentato da una foratura il suo più diretto rivale, Damiano De Tommaso, la vittoria è andata a Jacopo Trevisani che ha preceduto Lorenzo Coppe e lo stesso De Tommaso che con questo piazzamento passa al comando della Junior.

Guarda il video con noi