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Dicembre 2008: il crollo di Suzuki e Subaru nei rally

Richard Burns

In 24 ore si ritirarono dal Mondiale Rally due colossi, entrambi giapponese. Storia del declino delle case automobilistiche giapponesi nel mondo del rally: quando Suzuki e Subaru fuggirono dal Mondiale Rally per paura di dover investire troppi soldi…

Il mondo delle corse automobilistiche è stato scosso da una serie di annunci di ritiri da parte delle grandi case automobilistiche giapponesi. Dopo il colossale abbandono della Honda dalla Formula 1, ora è il turno di Suzuki e Subaru di gettare la spugna nel campionato mondiale di rally.

Il 15 dicembre 2008 ha segnato un punto di svolta con l’annuncio del ritiro della Suzuki, seguita il giorno successivo, il 16 dicembre, dalla Subaru. Entrambe le aziende hanno attribuito la loro decisione alla crisi economica in corso. La Suzuki ha evidenziato un calo delle vendite che si prevede possa protrarsi nel tempo, mentre la Fuji Heavy Industries, casa madre della Subaru, ha comunicato che l’ottimizzazione delle risorse e il rafforzamento del marchio Subaru sono diventati prioritari, portando quindi alla decisione di ritirarsi immediatamente dal campionato mondiale di rally.

Il drammatico annuncio ha suscitato profonde preoccupazioni all’interno del mondo del rally. La Subaru, in particolare, ha una lunga e illustre storia nella disciplina, avendo vinto il titolo costruttori per tre anni consecutivi (1995, 1996 e 1997) e contando su piloti leggendari come Carlos Sainz, Colin McRae e Richard Burns.

Con il ritiro di Suzuki e Subaru, il mondiale rally 2009 si trova ad affrontare una crisi senza precedenti. Con soli due team rimasti in gara, Citroen e Ford, il rispetto delle norme della Federazione Internazionale dell’Automobile (FIA) che richiedono la partecipazione di almeno tre costruttori è messo in discussione. Ciò solleva la prospettiva di una ridefinizione radicale del campionato rally nel suo complesso.

In un momento in cui il mondo delle corse automobilistiche è già sotto pressione a causa della crisi economica globale, il ritiro di Suzuki e Subaru rappresenta una perdita significativa per il mondiale rally. Ora più che mai, gli organizzatori e gli appassionati devono affrontare la sfida di mantenere viva l’emozione e la competitività di questa disciplina, nonostante le avversità che si presentano.