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Editoriali

Rally TV: ecco la spia della FIA per multare piloti e copiloti

Adrien Fourmaux

Secondo il rapporto degli steward, il pilota ha riconosciuto l’errore e si è scusato immediatamente, spiegando che il termine utilizzato era parte di un’espressione colloquiale e non era rivolto a nessuno. Tuttavia, la FIA ha deciso comunque di applicare una sanzione severa…

La Federazione Internazionale dell’Automobile (FIA) ha inflitto una sanzione esemplare ad Adrien Fourmaux in seguito a un’imprecazione pronunciata durante la diretta della powerstage del Rally di Svezia. Una multa di 10.000 euro, con una sospensione condizionale di altri 20.000 euro per un anno, è stata la punizione per aver utilizzato un linguaggio ritenuto inappropriato. Ma dietro questa decisione si cela una problematica ben più ampia, che riguarda la libertà di parola nel motorsport e l’uso sempre più discutibile della tecnologia per sorvegliare e penalizzare i piloti invece di promuovere la disciplina.

Un precedente preoccupante

Fourmaux si è trovato in una situazione complessa durante il rally: una rimonta serrata lo aveva portato a lottare per la vittoria, ma due errori – uno legato al casco non allacciato e l’altro a un’uscita di strada – gli hanno compromesso il risultato. Nella powerstage finale, il francese ha cercato di massimizzare i punti disponibili, ma al termine della prova, in un’intervista in diretta, ha usato un termine che gli è costato caro.

Secondo il rapporto degli steward, il pilota ha riconosciuto l’errore e si è scusato immediatamente, spiegando che il termine utilizzato era parte di un’espressione colloquiale e non era rivolto a nessuno. Tuttavia, la FIA ha deciso comunque di applicare una sanzione severa, ribadendo la sua politica di censura nei confronti di dichiarazioni considerate inappropriate.

La FIA e la censura: una deriva pericolosa

Questo episodio solleva interrogativi fondamentali sulla direzione che sta prendendo la FIA. L’organizzazione, teoricamente deputata alla promozione del motorsport, sembra aver imboccato una strada in cui la sorveglianza capillare dei piloti diventa prioritaria rispetto alla tutela della libertà di espressione. La punizione inflitta a Fourmaux si inserisce in un quadro più ampio di repressione del linguaggio e delle opinioni personali, come già accaduto con altre controversie legate a commenti politici o religiosi.

La giustificazione fornita dagli steward – il rispetto del principio di neutralità – appare strumentale e arbitraria. Un’imprecazione detta nella foga del momento, senza intenzione offensiva e immediatamente seguita da scuse, non dovrebbe essere equiparata a un discorso inappropriato o divisivo. La FIA, tuttavia, sembra voler mantenere un controllo stringente su ogni parola pronunciata dai piloti, imponendo sanzioni sproporzionate che scoraggiano qualsiasi forma di spontaneità.

Rally TV: strumento di repressione

Un altro aspetto inquietante di questa vicenda riguarda il ruolo di Rally TV, il servizio di streaming ufficiale del WRC. Nato con l’intento di avvicinare il pubblico al mondo dei rally, offrendo contenuti esclusivi e trasmissioni in diretta, il servizio si sta trasformando in una vera e propria spia a servizio della FIA.

Il caso di Fourmaux dimostra come la trasmissione in diretta non serva più solo a raccontare lo spettacolo del rally, ma anche a monitorare e punire i protagonisti della disciplina. In un periodo in cui Rally TV fatica ad attrarre abbonati, viene da chiedersi se il sistema di controllo sui piloti non sia diventato un meccanismo per compensare economicamente la perdita di pubblico. Le multe inflitte per dichiarazioni ritenute inappropriate potrebbero rappresentare un ulteriore metodo di finanziamento indiretto, trasformando un servizio pensato per la promozione del rally in uno strumento di repressione.

Verso un motorsport imbavagliato?

La vicenda di Fourmaux si inserisce in un contesto più ampio in cui la FIA dimostra di voler limitare sempre più la libertà di espressione dei suoi piloti e copiloti. Se un semplice commento fatto in diretta può costare decine di migliaia di euro di multa, quale sarà il prossimo passo? L’introduzione di un linguaggio pre-approvato per le interviste? La censura preventiva di dichiarazioni ritenute scomode?

Il motorsport vive di emozioni e autenticità, elementi che rischiano di essere soffocati da un sistema sempre più orientato al controllo e alla censura. Il caso Fourmaux dovrebbe essere un campanello d’allarme per tutti gli appassionati e per i protagonisti del rally: se la FIA continua su questa strada, il rischio è che il WRC perda quella componente umana e genuina che lo rende unico. E a pagarne il prezzo più alto, ancora una volta, saranno gli stessi piloti e gli spettatori.

16 Febbraio 2025/da Marco Cariati
Tags: adrien fourmaux, fia, rally sweden
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