Rally del Portogallo 1986: il successo triste di Moutinho

Rally del Portogallo 1986: il successo triste di Moutinho

Dramma e morte al Rally del Portogallo, per questo almeno è ricordata la tragica edizione 1986. Cosa è successo nella gara in programma dal 5 al 8 marzo di quell’anno? La Ford RS 200 guidata da Joaquim Santos ha investito la folla, durante la prima prova speciale all’Estoril. Tre persone, una donna di 36 anni e due adolescenti, sono morte.

La vettura, guidata da uno dei più famosi sportivi del Portogallo, è uscita di strada improvvisamente durante una curva a destra. E’ passata fra due alberi, travolgendo un gruppo di spettatori: un ragazzo è morto sul colpo. Sono circa trenta i feriti. Pochi minuti prima di questo incidente, il finlandese Timo Salonen su Peugeot aveva investito un gruppo di spettatori, ma c’era stato un ferito lieve.

I primi non sanno cos’è successo e continuano. La notizia li raggiunge dopo la terza prova speciale. All’assistenza Lancia, Markku Alen è sull’orlo di una crisi di nervi. Vuole saperne di più, ma nessuno se la sente di dirgli tutta la verità. Allora risale sulla Delta S4 e raggiunge Juha Kankkunen.

I due finlandesi parlottano fra di loro, si accordano per ritrovarsi con gli altri nei pressi dell’Autodromo dell’Estoril. Ci sono tutti e sono tutti decisi a chiedere l’annullamento dei due giri che ancora restano in programma nella Sierra. L’organizzazione prende tempo, poi accetta. Intanto Peter Ashcroft, gran capo della Ford Motorsport, annuncia che per la sua squadra il rally finisce lì.

In realtà, all’apparenza, il rally finisce lì. Invece, si conclude solo il rally degli ufficiali. I piloti sotto contratto con le Case si riuniscono e prendono una decisione drastica: no al proseguimento della corsa. Però, gli organizzatori e i piloti locali la penseranno in modo diverso decidendo che lo show sarebbe dovuto andare avanti. Il vincitore senza festa del Rally del Portogallo 1986 sarà Joaquim Moutinho.

Intorno alla pericolosità di quel rally si discuteva da tempo. In un comunicato, i piloti che correvano su macchine ufficiali, hanno scritto: “E’ impensabile garantire la sicurezza degli spettatori. La situazione sulle strade del rally è del tutto particolare. L’ incidente mortale non è da attribuire né alla macchina né alla velocità. Santos ha solo cercato di evitare gli spettatori. Speriamo che il nostro sport possa avere benefici da questa nostra decisione”.

A tarda sera la corsa è ripartita, fra le polemiche: in gara solo i piloti “privati”. Ancora molto pubblico sulle strade. Walter Rohrl disse: “Bisognava fermarsi. E’ questa la sola maniera di far prendere coscienza agli spettatori dei pericoli che corrono. I piloti non sono né pazzi né assassini. Bisogna dire al mondo che noi siamo coscienti dei pericoli che corriamo e che facciamo correre”.

Timo Salonen spiegò: “I soldi non contano più. La nostra vita, quella degli spettatori, è più importante”. Gli fece eco anche Alen: “Non era più possibile continuare in queste condizioni. Penso che adesso se ne siano accorti tutti”. La Federazione Internazionale dell’Automobile non rilasciò alcun commento sulla vicenda.