Lukyanuk contro la guerra in Ucraina, Gryazin non commenta

Il campione russo Alexey Lukyanuk è, ormai da un decennio, un faro del Campionato Europeo Rally. Sempre presente, sempre competitivo, professionale e veloce. Spesso vincente, al punto da essere stato definito per un periodo l’ammazzarally dell’Europeo. Mai una parola oltre, sempre sportivo e comunicatore di passione. La guerra dei russi in Ucraina, inevitabilmente, lo tocca da vicino, essendo lui un pilota di Mosca. Che piaccia o no il suo Paese è in guerra. Sta invadendo la vicina e “ribelle” Ucraina e minacciando il mondo di una guerra nucleare, mentre America ed Europa fanno un pericoloso braccio di ferro economico con la Russia.

La FIA è una delle poche federazioni internazionali, attualmente con una linea filo araba-asiatica, che non ha preso una vera posizione in tal senso verso i piloti russi nel Mondiale e nell’Europeo. Un laconico commento rilasciato a DirtFish riporta la seguente posizione per quel che riguarda la situazione sulla guerra: “La FIA continua a monitorare da vicino gli eventi. Tutte le nostre risorse sono mobilitate per trovare le migliori risposte nell’interesse dello sport e della pace”.

Sta di fatto che Lukyanuk, invece, una posizione l’ha presa, anche per evitare di vedersi fermare da leggi superiori alle regole delle federazioni sportive. Per Lukyanuk non c’è sport con la guerra. Quindi, non si corre. “Ci sono ragioni pratiche per non imbastire un programma quest’anno – fa sapere dalla Russia -. Semplicemente non è il momento. I rally smettono di esistere se il tuo Paese va in guerra contro un Paese vicino, contro la volontà della stragrande maggioranza della popolazione”.

‎”Non abbiamo bisogno della guerra – esorta il campione europeo -. Siamo sportivi, vogliamo l’amicizia e la pace. Ho un cognome ucraino, anche se vivo in Russia. La moglie del mio copilota è per metà ucraina con parenti lì”.‎ Lo dice con il dolore nel cuore. Vorrebbe che finisse tutto subito, con una stretta di mano, come avviene tra vincitore e sconfitto sul podio. È complicato descrivere la nostra situazione di imbarazzo e i nostri sentimenti di dolore. Tutti quelli che conosco non stanno sostenendo questa strage. Assolutamente, è terribile. Le persone stanno morendo”.

Di solito non c’è modo di fermare Lukyanuk quando si tratta di tirare fuori le sue emozioni. Fa battute su battute quando è di buon umore, sempre sarcastico, in particolar modo quando non è contento di qualcosa e non usa mezzi termini per esternare la sua indignazione quando c’è qualcosa che non va. Ma questa guerra in Ucraina è qualcosa di più grande di lui. E a ben vedere è una ferita di proporzioni Mondiali. tra l’altro, se la moglie del copilota di Lukyanuk è ucraina, va anche ricordato come lo stesso Alexey Arnautov sia sempre stato un aperto sostenitore della pace tra Russia e Ucraina. Ricordate l’adesivo sulla C3 con su scritto “Vogliamo la pace”?

A sorpresa, non prende nessuna posizione l’altro pilota russo che corre nei rally ad alto livello, Nikolay Gryazin, con alle spalle l’azienda di famiglia che non potrà più sorvolare i cieli europei finché questo terribile periodo non avrà fine. Gryazin corre nel WRC2 e correva anche in Svezia, non lontano dal confine in cui si sta sparando e si sta morendo. “Cerco di tenere separate le cose – ha il russo detto in Svezia -. Ora sto correndo il rally. Non voglio commentare, mi dispiace. Stiamo facendo sport qui”. Sicuramente era stanco, sicuramente dirà qualcosa, sicuramente la pubblicheremo… quando arriverà.