Il giallo i rally, le targhe dell'est e la lettera al giornale

Lettera targhe straniere: ignoti usano patente di Peruzzi

Ricordate il “giallo di ferragosto“? Quello in cui una lettera a firma di tal Mauro Peruzzi era stata inviata alla redazione de Il Giornale di Vicenza e in cui lo scrivente si spacciava come una sorta di agente 007 inviato dall’Aci nei rally per riferire sulle targhe straniere applicate a gran parte delle vetture R5 e Rally2, categorie top ammesse in Italia? Sin dall’inizio avevamo dubitato della vicenda. Eravamo certi che non si trattava del Mauro Peruzzi della Scuderia Palladio. Il modo di porsi in quello scritto non era il modo di porsi del Mauro Peruzzi vicentino che conosciamo noi. E infatti, qualcuno ha usato la sua patente per scrivere una lettera diffamatoria sui rally, con il chiaro intento di attaccarlo e metterlo in cattiva luce.

E quindi? Avevamo anche scartato subito l’ipotesi di omonimia e avevamo capito che si trattava di un “giallo”. Di qualcosa dietro cui si celava cattiveria. O un furto di identità o qualcos’altro, ma non troppo diverso. Il primo risultato di alcune nostre verifiche ci aveva confermato immediatamente due cose. La prima: qualcuno che aveva firmato Mauro Peruzzi aveva davvero inviato mail e documenti a Il Giornale di Vicenza. Questo ci era stato confermato dalla redazione del quotidiano. La seconda: l’Aci non ha spie in giro nei rally per segnalare le targhe straniere delle vetture R5.

Certo il problema delle targhe straniere è innegabile, è sotto gli occhi di tutti e lo affrontiamo con un’inchiesta sul numero di RS e oltre in edicola e in digitale nel mese di settembre (in cui affrontiamo il tema delicato della reimmatricolazione con escamotage e quello del noleggio attraverso gli autocenter tedeschi, romeni o più in generale dell’est Europa), ma quello che era scritto nella lettera inviata al giornale era tutto palesemente falso o eccessivamente tirato per i capelli. Non ci sono preparatori italiani che voglio delinquere ed evadere il fisco. Ci sono preparatori, non tutti perché è un problema delle R5 e Rally2, che devono essere messi in condizione di poter lavorare serenamente. Come? Con un riconoscimento delle auto da corsa da parte del Codice della Strada.

A questo punto restava irrisolto il giallo sul nome. Mauro Peruzzi della Scuderia Palladio ha trascorso un ferragosto rovente e non per via di Lucifero. Il telefono squillava in continuazione. Nell’immediato ha cercato di spiegare che lui non centrava nulla. Ma erano un continuo squillare. Era dovuto ricorrere ai social. Su Facebook ha scritto: “Come gran parte degli italiani mi trovo al mare con la mia famiglia – questa la sua dichiarazione di smentita -. Inizia a suonare il telefono, amici e colleghi mi chiedono spiegazioni della lettera pubblicata oggi sul giornale di Vicenza. Lettera di cui non conosco nemmeno l’esistenza, il nome del firmatario è il mio, si parla di federazione di targhe di automobili e si infanga un mondo di cui faccio parte da 40 anni; sono incredulo, deluso dalla bassezza di un atto così vile di una persona che non solo getta fango su un mondo che amo ma così codarda da firmarsi con il mio nome. La delusione aumenta pensando che il giornale di Vicenza non si accerti neppure del firmatario, andando contro ad uno dei principi giornalistici più importante che è quello di accertarsi delle fonti infangando la mia persona e lo sport che amo! Deluso e amareggiato ma sicuro che la legge italiana farà il suo dovere contro questa persona che mi ha rubato l’identità ed il quotidiano che gli ha dato voce”.

Ignoti hanno usato la patente di Mauro Peruzzi

Dopo neppure un mese, si è venuti a capo di tutto. “Chi ha scritto e inviato quella lettera, falsificando malamente la mia firma e inserendo illazioni che non mi appartengono non sono certo io. Tutte falsità scritte ad arte per infangare non solo il mio nome ma anche il mondo del rallysmo – spiega Peruzzi in una recente intervista rilasciata a GdV -. Tutti sanno, senza entrare nei tecnicismi che le targhe sono straniere perché di fatto le vetture sono concesse dalle case madri. Se questa lettera non avesse riportato la mia supposta firma non sarebbe diventato un caso nazionale. La mia patente di guida ce l’hanno tutti. Ci saranno mille fotocopie in giro di questo documento che mi è necessario per le varie attività anche istituzionali che svolgo”.

Peruzzi fa parte della ristretta cerchia, una dozzina circa in Italia, di delegati alla sicurezza nelle gare per conto di Aci Sport. “Giriamo il paese e controlliamo la regolarità delle gare – racconta ancora Peruzzi al quotidiano vicentino -. Se questa lettera è stata scritta per vendetta o per invidia non lo so, ma sono dispiaciuto. Certamente è un colpo basso. Che punta ledere la mia l’immagine di un intero movimento e la mia professionalità. Sospetti? Ci sto lavorando con i miei collaboratori. prematuro azzardare nomi”.

In edicola e in digitale la nostra inchiesta sulla “questione” targhe straniere

Copertina RS RallySlalom Settembre 2021