La FIA potrebbe cambiare idea sull'ibrido: ecco perché

La FIA potrebbe cambiare idea sull’ibrido: ecco perché

Quando alla fine dell’anno scorso sono stati annunciati i nuovi regolamenti tecnici del Campionato del Mondo Rally per le auto Rally1, non c’era ancora la pandemia causata dal SarsCov2. Il mercato dell’auto aveva altri progetti. Le Case portavano avanti fusioni societarie per diventare sempre più presenti in un’ottica di globalizzazione. Poi, la crisi derivata dal Covid-19 ha costretto a rivedere tutti i piani. Il mercato dell’auto è crollato e le aziende hanno iniziato a frenare tutti gli investimenti previsti, per paura che la situazione potesse peggiorare.

Non c’è più lo stesso entusiasmo. I Costruttori del WRC inviano da tempo molti segnali alla FIA, auspicando in un ripensamento dell’ibrido nella massima serie internazionale dedicata ai rally. All’epoca erano necessari cambiamenti chiari, decisivi e progressivi per avvicinare i rally a quello che è il presunto Santo Graal moderno del motorsport: la propulsione alternativa. L’ibrido era davvero una nuova sfida? Era davvero una nuova frontiera? Gli ingegneri dei rally volevano veramente dimostrare di essere riusciti a domare anche la correte elettrica, rendendola “amica”.

In ogni caso, erano altri tempi. In un anno è cambiato il mondo. Lo stesso mercato dell’auto non corre più e, soprattutto, non corre più in quella direzione. La tecnologia ibrida, oltre che potenzialmente pericolosa per l’applicazione pratica nei rally, non è una novità. Basti pensare che Toyota ha aperto la strada nel 1997 con la Prius. La tecnologia ibrida è stata introdotta ventitré anni fa. Più che una novità, viene da pensare che non sapendo dove smaltire le vecchie batterie, si voglia portarle a nuova vita nei rally. Perché fare un salto di ventitré anni indietro?

Vero è che l’attività di marketing nel motorsport di alto livello è diventata sempre più “green”. Infatti, già mentre guardavamo emergere la Formula E con occhi scettici, dovevamo iniziare a capire che da lì a breve sarebbe stata necessaria una propulsione alternativa per i rally. L’entusiasmo iniziale sull’ibrido era legato alla possibilità di vedere coinvolti nuovi Costruttori nel WRC, ma se il rischio è quello di fare scappare anche alcuni dei pochi rimasti, forse vale davvero la pena iniziare a ripensare la previsione se introdurre queste nuove WRC Hybrid per il 2022. Vale la pena ripensare se l’ibrido inteso in questi termini deve essere la propulsione alternativa dei rally, facendo fare alla specialità un salto indietro nel tempo.

La FIA è rimasta sola. Ma a Parigi devono essersi accorti di essere gli unici “mammut” a volere la tecnologia ibrida nei rally e a spacciarla per una novità. Una novità di ventitré anni fa. Pensate un po’ se fosse stata commestibile questa novità… All’inizio c’erano quattro Costruttori coinvolti nel progetto di ibridazione delle auto da rally, ma adesso c’è il reale rischio di trovarsi al via del Rally di MonteCarlo nel gennaio 2022 con soltanto due Costruttori a contendersi le foto fuori dall’Hotel de Paris in Casino Square. Divertente, no?

È abbastanza incomprensibile che un Costruttore che ha investito più di cento milioni di euro nel WRC negli ultimi sei anni possa semplicemente alzarsi e andarsene. Però può capitare. E questo è ciò a cui dobbiamo preparaci se la nave della FIA non dovesse virare in tempo. Poi, inutile dare la colpa al “capitano Schettino” di turno…

Quello che negli anni abbiamo imparato sull’attuale team principal di Hyundai Motorsport, l’ingegnere cuneese Andrea Adamo, è che quando parla vuole essere ascoltato. Non parla a caso o senza motivo. Il signor Adamo parla molto ultimamente e si vede che lo fa perché non è contento della situazione. Si capisce. Si respira nell’aria che gli gravita intorno. Le attuali regole sono state formulate e concordate nei giorni in cui potevamo salutarci tutti con cordiali strette di mano, o abbracci. Quando Corona era solo una birra messicana.

Come si può portare avanti regolamenti che sono stati progettati per essere introdotti in un mercato che già ora ha pochissime somiglianze con il mercato in cui ci troveremo quasi inevitabilmente nel 2022? Se la pandemia globale non avesse cambiato tutte le nostre vite, il panorama commerciale sarebbe stato opportuno per questi regolamenti e avrebbe dato un’enorme visibilità al WRC. Ma la situazione è cambiata radicalmente. L’obiettivo non è più quello. È la sopravvivenza.

Nessuno sa come sarà il mercato automobilistico tra un anno. Ma quello che sappiamo è che le cose non saranno facili per nessuno dei nostri Costruttori e tantomeno per i responsabili marketing che cercheranno sempre più di investire solo in attività in grado di produrre valore. I regolamenti proposti forniscono valore e se non lo fanno, c’è un’opzione, un piano B, con nuovi regolamenti che lo facciano?

È ormai certo che se non dovesse esserci un piano B, Adamo prenderà il suo budget ridotto e lo spenderà in una serie che lui e i suoi responsabili delle attività di marketing riterranno in grado di fornire il giusto ritorno d’immagine. Adamo parla, ma non è una voce solitaria. Più e più volte, anche Malcolm Wilson ha manifestato tante perplessità sull’ibrido. Specialmente sui costi. Wilson aveva manifestato perplessità già quando nessuno sapeva cosa fosse il nuovo coronavirus e a cosa ci avrebbe costretto.

Abbiamo una grande speranza, visto che le persone sono considerabili intelligenti quando sono capaci di cambiare idea. Fino al 2022 c’è tempo. Prima che solo due Costruttori sviluppino auto per un Campionato che potrebbe fare ripiombare i rally in quell’oblio emozionale in cui li aveva trascinati Max Mosley, qualcuno dovrebbe cambiare idea. Già se ne parla di un cambio di idee. E questo è l’aspetto più positivo. Non sarebbe intelligente portare il WRC a un bivio.