David Richards: ''Pensare alle persone che corrono''

David Richards: ”Pensare alle persone che corrono”

Il presidente di Motorsport UK, David Richards, entra a gamba tesa nella discussione sulle nuove direzioni che il rallysmo sta prendendo. Richards, 68 anni splendidamente portati, ex copilota di Ari Vatanen nella stagione della vittoria del Mondiale Rally 1981, regista dell’ingresso di Subaru nei rally tramite Prodrive, di cui è ancora presidente, ha parlato con Elliot Wood, David Evans e Colin Clark della situazione del motorsport nel Regno Unito.

“Temo che il dado sia tratto”, ha detto Richards parlando del destino a breve termine del rallysmo nel Regno Unito. “Non va bene continuare a spingere l’acqua in salita e aspettarsi che la situazione cambi improvvisamente. Dobbiamo ripensare al modo in cui competiamo in questo sport ora. Dobbiamo guardare ai costi di partecipazione, dobbiamo guardare chi sono i nostri clienti”.

“Per troppo tempo abbiamo trascurato il partecipante, il concorrente che paga con i suoi soldi per costruire la propria auto e per poter competere nei rally – ha proseguito Richards -. Sono stati messi in secondo piano i “piccoli” e si è pensato solo ai team di punta, alle squadre dei Costruttori. “Dobbiamo iniziare a pensare ai clienti sportivi e dare loro il supporto che meritano davvero. Solo così riporteremo lo sport di nuovo ad avere un futuro”.

“Oltre ad attirare sempre meno concorrenti, il rally ha avuto un calo di attenzioni da parte degli appassionati, questo vale nel Regno Unito e non solo, dai tempi d’oro delle vittorie del titolo WRC di Colin McRae e Richard Burns nel 1995 e nel 2001 rispettivamente”. Se il pilota della Toyota Elfyn Evans fosse diventato campione lo scorso anno, il gallese avrebbe aumentato il valore promozionale dell’evento locale del WRC, che ora è fuori dal calendario per la seconda stagione consecutiva.

Ma oltre a fare affidamento su piloti di grandi nomi che portano i soldi attraverso le sponsorizzazioni, come può il rally rimanere rilevante nei prossimi anni? Non ho risposta Richards. “Tutto quello che sto suggerendo è che dovremmo avere una visione molto aperta”, dice. “Non dovremmo avere pregiudizi viziati dalle nostre opinioni sul passato. Per quanto ci piacerebbe tornare al passato, a volte non è possibile”.

“Le persone della mia età tendono a pensare che si possa in qualche modo riprodurre il passato, ma io credo molto nella giovinezza e ascolto i giovani, ascolto nuove idee e creo nuove idee e secondo me questo è ciò che gli inglesi e il loro Campionato hanno bisogno ed è ciò di cui ha bisogno il campionato del mondo”.

“I fan più anziani stanno solo cercando di ricreare quel passato per tutto il tempo, e non stiamo convincendo i giovani a salire a bordo. Ed è a questo che dobbiamo fare appello. Se dovessi chiedere a degli scolari cosa vogliono fare da grandi, temo che nessuno di loro avrebbe interesse per il motorsport”.

“Dobbiamo affrontare questo problema come fondamentale, come un nuovo punto di partenza. Porsi la domanda: quale direzione prendiamo per le persone nel motorsport? Corsa elettrica, corsa ibrida? Valutare tutte le soluzioni, seppure diverse, ma a lungo termine”. Una lezione quella di David Richards: no pregiudizi, guardare al futuro con fiducia, pensare soprattutto alle persone, il vero valore di uno sport.