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Aci Sport: ”riciclare” è la parola d’ordine delle nuove elezioni

La fine di 2020 coincide anche con la fine del quadriennio olimpico e l’inizio del nuovo. Tutti i licenziati sono chiamati ad eleggere i propri rappresentanti in seno ad Aci Sport, che a sua volta provvederà a rinnovare le cariche dei suoi rappresentanti, incluso il presidente. Angelo Sticchi Damiani si riconfermerà alla guida della federazione, su questo, ormai, non c’è alcun dubbio.

Ma chi sono gli altri candidati? Nomi nuovi pochissimi, quasi nulla. Si contano sulle punte delle dita di una sola mano. Nomi vecchi tantissimi, anche persone che dopo decenni non mollano per nostalgia. Cambiamenti di ruoli altrettanti, giusto per riciclare. Questo, almeno, si evince da una prima attenta analisi della lista dei candidati.

Per rappresentare i piloti rally in Aci Sport sono candidati: Anna Andreussi, Emanuele Inglesi, Fabio Pinelli, Gigi Pirollo, Simone Scattolin.

Per la velocità: Flavio Canino, Giuliana Duro, Mariolino Nicola Fava, Salvatore Lipari, Piero Longhi, Domenico Morreale, Oronzo Pezzolla, Riccardo Scandola.

Autostoriche: Andrea Barbaccia, Antonio Lavieri, Fabio Loperfido, Luca Monti, Andrea Quercioli.

Karting: Armando Battaglia, Salvatore Pinizzotto.

Tecnici: Paolo Andreucci, Giuseppe Zagami.

Per le scuderie e per gli organizzatori: Albiy Negri, Simone Capuano, Francesco Montagna, Claudio Zagami, Eleonora Rizzi, Giuseppe Licata, Carmine Capezzera, Grazia Bisazza, Giorgio Croce, Ernesto Cinquetti, Mauro Valerio, Renzo De Tomasi, Antonino Esposito, Giuseppe Denisi, Gianluca Marotta, Gino Taddei, Fiorenzo Dalmeri, Luciano Carboni.

Per gli ufficiali di gara: Alessandro Battaglia (direttore di gara), Moreno Maestri e Gennaro Pezzella (commissari tecnici), Giuseppe Minasi, Francesco Ramini e Alessandro Tibiletti (commissari sportivi), Giovanni Bisso, Isidoro Broggi, Marcello Carattoli, Antonio Grande, Gianluca Nataloni, Fabrizio Onorati, Carmela Perilli, Alessandro Ricci, Pietro Rizzuto, Moreno Rosso, Sandro Sciommeri, Giuseppe Scutra, Renzo Serrani.

Il presidente Aci Angelo Sticchi Damiani vuole Monza nel WRC

Anche se le trattative con la federazione internazionale e con il promoter del Mondiale Rally non si sono ancora concluse, Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’ACI e vicepresidente della FIA, ci ha confermato la sua convinzione che il WRC 2020 terminerà la sua tormentata stagione nel primo week end di dicembre con il Rally di Monza che, come RS aveva anticipato qualche mese fa, era già stato preso in considerazione come evento passerella di fine stagione. Ma ora dovrebbe diventare a tutti gli effetti una gara del calendario iridato.

“In attesa del via libera definitivo che attendo a breve – ci ha detto Sticchi Damiani – sono già in corso delle visite di verifica su quello che potrebbe essere il tracciato per la prova iridata, che oltre ai tratti cronometrati in circuito potrebbe prevedere almeno un paio di prove speciali nel comasco. L’organizzazione verrebbe ovviamente affidata alla sperimentata struttura del Rally d’Italia e per la parte extra Monza ho già ricevuto l’adesione dell’AC locale e del suo presidente Enrico Gelpi: a Como il mondiale rally sarebbe il benvenuto. Per me poi sarebbe un piacere particolare, perché sinora non sono mai riuscito ad essere al rally di Monza per la contemporaneità con il consiglio mondiale della FIA di fine anno: ma stavolta saranno in due date diverse”.

Un evento di questo livello implicherà anche uno sforzo economico notevole e magari in assenza di pubblico… “Certamente non potrà essere un evento a costo zero, ma è una grande opportunità e vetrina e al di là degli accordi economici con le controparti sono fiducioso che come sta succedendo con gli appuntamenti di F.1 di Imola e Mugello anche per il Rally di Monza possa essere offerta al pubblico la possibilità di essere presente sulle Tribune: in misura sicuramente limitata, ma spero che da qui a dicembre i numeri possano diventare maggiori.”

Così l’Italia coronerebbe il fantastico record da capitale mondiale dell’automobilismo: tre GP e due prove del Mondiale Rally nello stesso anno!

Gianpaolo Bottacin: ‘Prepararsi a una riapertura anticipata’

“Mi rendo conto che Aci Sport non può prescindere dalle indicazioni governative, ma credo che il governo dovrebbe tener conto anche delle indicazioni che arrivano dagli enti periferici che gestiscono la sanità sul campo, tenendo anche conto degli aspetti economici che esse comportano”, a scriverlo è l’ingegner Gianpaolo Bottacin. Il destinatario è l’ingegner Angelo Sticchi Damiani, presidente di Aci e Aci Sport.

Il riferimento è chiaro. Il mondo dei rally freme. Vuole ripartire, seppure tra mille difficoltà. Ma i rallisti, delle difficoltà, non hanno paura. Anzi, è proprio da lì che traggono linfa (adrenalina), che li nutre in gara (se sei incerto tieni aperto). Un universo, quel magico mondo dei rally, fatto di professionisti validi che, in genere, fanno il loro lavoro a testa bassa, con umiltà e sempre a caccia di risultati.

Ma in questo periodo, in cui non si capisce bene la ripartenza quanto sarà ripartenza e quanto sarà un’altra presa in giro (da parte del Governo, non certo della Federazione, che in questo caso nulla può fare, a parte adeguarsi ai vari decreti legge). Stare lontani dai motori fa male, si paga il prezzo della dipendenza da un mondo fantastico. In cui è bello anche litigare. Perché si sa, lo sport solitamente è anche lite. Ora, invece, è diventato unità di intenti. Propulsore di idee solidali e comuni. Idee che vogliono fare ripartire i rally, ma con la massima sicurezza.

“Da qualche tempo non ci sentiamo, ma seguo sempre la tua attività con estrema attenzione, essendo licenziato da oltre 30 anni ed essendo stato, come ben sai, anche presidente di AC Belluno”, scrive Bottacin a Sticchi Damiani. “In questi giorni ho avuto modo di vedere il protocollo sulle procedure operative di Aci Sport relativamente ai test e le Tue dichiarazioni rese alla stampa con tutti i dubbi e le incertezze per tutta la stagione 2020 derivanti dalla situazione epidemica che stiamo vivendo”.

“Mi permetto di scriverti alla luce del fatto che da 76 giorni sono costantemente e ininterrottamente impegnato presso l’Unità di Crisi della Regione Veneto per la gestione dell’emergenza coronavirus. Come sai, infatti, dal 2015 sono assessore alla Protezione Civile della Regione Veneto e pertanto in questa emergenza mi sono dovuto occupare delle attività a supporto della sanità e soprattutto della gestione delle modellazioni matematiche previsionali che hanno consentito di orientarci e di mettere in atto molte delle misure di contrasto al virus”.

“Dopo la fase acuta del virus, in questo momento, sia a livello nazionale che a livello regionale, si registra un calo dei casi positivi e soprattutto dei ricoveri. Tali dati positivi spingono verso una riapertura delle attività. Tanto è vero che, come puoi rilevare anche direttamente dalla stampa, in questi giorni c’è un forte braccio di ferro tra le regioni e il0 governo centrale. Le regioni, di tutti i colori politici e a cui compete in Italia la gestione della sanità, spingono verso una riapertura anticipata o verso un provvedimento nazionale che deleghi alle regioni stesse le decisioni sulle riaperture. E non lo fanno certamente in maniera irresponsabile. Anzi, chiedendo la delega a poter decidere sulle riaperture, dimostrano di volersi assumere la responsabilità fino in fondo. E lo fanno alla luce di dati sanitari che hanno a disposizione in tempo reale, proprio in virtù del fatto che gestiscono direttamente la sanità”, prosegue Gianpaolo Bottacin.

“Ti assicuro che le Regioni non hanno assunto questa posizione in maniera a cuor leggero. Sono proprio le Regioni infatti ad aver dichiarato di essere le prime a prevedere un nuovo lockdown qualora i dati indicassero una inversione di tendenza che però al momento non si prospetta. A fronte dei dati attuali e della posizione trasversale delle regioni risulta difficilmente comprensibile l’atteggiamento di contrapposizione tenuto dal governo”.

“Mi rendo conto che Aci Sport non può prescindere dalle indicazioni governative, ma credo che il governo dovrebbe tener conto anche delle indicazioni che arrivano dagli enti periferici che gestiscono la sanità sul campo, tenendo anche conto degli aspetti economici che esse comportano”.

“Un approccio estremo, aspettando di avere zero infetti, rischia di distruggere l’economia nazionale. Noi rappresentiamo il secondo comparto economico nel settore dello sport, subito dopo il calcio. Pratichiamo uno sport che ci conferma da sempre come il rischio zero non esista, pertanto penso che si possa convivere con le fasi finali del virus, con semplici ma fondamentali accortezze, come per esempio il distanziamento sociale e l’uso dei dispositivi di protezione”, aggiunge l’ingegnere veneto.

Forse potrebbe sembrare un approccio troppo semplicistico, ma ti assicuro che non lo è. E lo dico alla luce del fatto che, tanto per fare un esempio, dai nostri dati risulta come, con l’utilizzo dei dispositivi di protezione, tra i nostri medici solo l’1,3% si siano infettati pur lavorando “in trincea” a stretto contatto quotidiano con i pazienti. E di esempi simili ne potrei citare anche altri, compreso il Report dell’Imperial College di Londra, smentito dai dati empirici che abbiamo registrato”.

“A mio modo di vedere, gli amministratori della cosa pubblica hanno il dovere di valutare sicuramente con la massima attenzione e tutto quanto viene loro sottoposto dal mondo della scienza e questo l’ho da sempre sostenuto in tutte le sedi. Il mondo accademico fa parte del sistema nazionale della Protezione Civile Nazionale ed è corretto che sia così. Ma, ferma restando la priorità assoluta che deve avere la salute pubblica, è necessario tener conto anche di tutti gli altri aspetti della vita socio economica, ricordando sempre che qualsiasi studio di natura accademica va poi calato nella contingenza della realtà operativa del vivere quotidiano coniugandolo con questi aspetti anche dal punto di vista delle tempistiche di applicazione”.

“Leggendo le Tue dichiarazioni e le procedure operative, confesso che, come sportivo prima ancora che come amministratore, sono estremamente preoccupato. Avendo lavorato in queste settimane ai vari protocolli per la riapertura delle strutture sanitarie, delle aziende produttive, del trasporto pubblico locale ed altri ancora ed occupandomi da decenni di sicurezza, credo che le misure di mitigazione del rischio vadano sempre proporzionate ad esso. E che i vari protocolli debbano essere necessariamente allineati e coerenti. Onde evitare che in alcuni ambiti ci siano misure molto più restrittive che in altri”.

“Non è certo sostenibile da nessun punto di vista che le misure, concordate tra governo e parti sociali, a cui è sottoposto per esempio un meccanico nel suo posto di lavoro non siano allineate con quelle a cui sarebbe sottoposto lo stesso meccanico quando opera nell’ambito di una manifestazione sportiva. Mi permetto di scrivere a te per la stima che ho sempre avuto nei Tuoi confronti e in quanto, da collega ingegnere, so che hai un approccio pragmatico nell’affrontare i problemi”.

“Se guardiamo a quella che era la situazione solo poche settimane fa, sembra che sia passata un’era glaciale, per cui io credo che in breve si possa tornare a una situazione di quasi normalità, ovviamente adottando tutte le precauzioni del caso.
Pratichiamo uno sport individuale o che al massimo si pratica in due nella stessa vettura, ma sempre con bocca e naso protetti dal sottocasco e/o casco. Credo quindi che ragionevolmente si possa avere un approccio molto concreto e pratico nell’affrontare una ripartenza quanto più anticipata possibile”, conclude Gianpaolo Bottacin.

“D’altro canto se il governo ha comunicato che in ogni caso la data individuata per la riapertura totale anche degli esercizi commerciali e dei servizi alla persona sarebbe l’inizio di giugno, credo che sarebbe difficile sostenere che le attività sportive, soprattutto quelle individuali, non possano ripartire. Credo sia molto più utile invece prepararsi a una riapertura dei campionati e delle attività sportive quanto più anticipata possibile, proponendo delle procedure che garantiscano la mitigazione del rischio ma senza trasformare i capi di gara in “reparti ospedalieri di malattie infettive”. Un approccio troppo estremo di fatto annienterebbe qualsiasi iniziativa. E non credo che ce lo possiamo permettere perché sarebbe la fine del nostro sport”.