Aci al voto: Angelo Sticchi Damiani presidente
Prima vi snocciolo un paio di dati. Dalle mie fonti personali in Aci, l’ingegnere Sticchi Damiani è sostenuto con certezza da 98 Automobile Club provinciali. Ne restano 8 “neutri”, ne servirebbero almeno 10 per sostenere un altro eventuale candidato, come ad esempio Riccardo Patrese, il nome certamente più prestigioso e anche più papabile sentito fino ad oggi.
Appuntamento con le urne il 18 settembre prossimo, tra le 17 e le 20. Si vota per eleggere 13 rappresentanti dei tecnici e dei conduttori, 7 rappresentanti delle scuderie e degli organizzatori e 4 degli ufficiali di gara negli organi sportivi dell’Aci, che successivamente (il 16 ottobre per la precisione) eleggerà il proprio presidente per il quadriennio olimpico 2025-2028. Ed è assolutamente di quest’ultima elezione che voglio parlare, visto che molto spesso, mentre giro nei rally, capita di chiacchierare di politica sportiva e di prospettive future delle corse su strada.
Chi di voi non ha sentito o letto epiteti rabbiosi come “incompetenza”, “ottusità”, “monopolio”, eccetera abbinati a turno a diversi politici, dirigenti o tecnici federali? E secondo voi, gira e rigira, le colpe a chi vengono date? Ad Angelo Sticchi Damiani. È lui il presidente e, nel degenero dell’analfabetismo funzionale dilagante, è lui il mittente di qualsiasi cosa poco gradita a qualcuno e per qualsivoglia motivo. Chi mi conosce sa che, per coerenza, o dico quello che penso o taccio. Bene, dico quello che penso.
Prima vi snocciolo un paio di dati. Dalle mie fonti personali in Aci, l’ingegnere Sticchi Damiani è sostenuto con certezza da 98 Automobile Club provinciali. Ne restano 8 “neutri”, ne servirebbero almeno 10 per sostenere un altro eventuale candidato, come ad esempio Riccardo Patrese, il nome certamente più prestigioso e anche più papabile sentito fino ad oggi, come eventuale concorrente del presidente uscente nella corsa allo scranno più alto di uno degli enti pubblici più ambiti d’Italia. Certo, esistono anche i franchi tiratori, ma all’interno di Aci c’è soddisfazione per l’operato di Sticchi Damiani. A lui vanno riconosciuti, e per la verità glielo riconoscono tutti, principalmente due grandi meriti oggettivi: il primo è quello di avere trasformato un “Mammut”, quale era l’Aci, in uno degli enti pubblici più all’avanguardia e il secondo è quello di aver seppellito la Csai e di aver gestito al meglio la transizione da una commissione tecnico-consultiva dell’Aci con pochissima autonomia decisionale e nessuna autonomia finanziaria ad una federazione sportiva a norma con lo Statuto del Coni. Un qualcosa che, 30 anni fa (quando iniziarono asprissime e pericolosissime battaglie legali) era assolutamente impensabile. L’Aci, istituzione che vede la luce nel 1898 con la fondazione dell’Automobile Club di Torino e che nel 1904 assume la denominazione di Unione Automobilistica Italiana, era un “carrozzone” noto per i bolli auto.
Sticchi Damiani ne ha totalmente cambiato il percorso, prefiggendosi degli obiettivi e mai abdicando a fare quello per cui era stato scelto. Sin da subito si è mosso è ha preso decisioni importanti e nel calderone di aziende che è l’Automobile Club d’Italia non ha mai messo in secondo piano lo sport. Con lui, nel momento più disgraziato, in Italia abbiamo avuto due gare di Mondiale Rally e tre GP di Formula 1. I rally si correvano, mentre il mondo si fermava. Non era la forza di Aci Sport a mandare avanti tutto, era la forza di Aci. Tanto per capirci: l’Automobile Club d’Italia è anche Aci Global, Aci Global Servizi Spa, Aci Consult in liquidazione, Ventura Aci Blue Team, Fondazione Caracciolo, Aci Progei, Aci Informatica, Aci Infomobility, Sara Assicurazioni, Autodromo Nazionale di Monza Sias Spa, Aci Vallelunga Spa, Aci Sport Spa e Aci Sport, per un totale di oltre 3.000 dipendenti.
Non serve un presidente di federazione sportiva al vertice dell’Aci, organismo pubblico in cui ogni “mosca sgradita” che vola è oggetto di denunce e di interrogazioni parlamentari. Serve un manager concreto che sappia fare anche il politico: l’ingegnere Angelo Sticchi Damiani, che è anche appassionato di motorsport e tecnologia e quindi non si dimentica delle competizioni. Infatti, in un mondo che regredisce e si restringe ovunque, l’Italia va avanti a testa alta. L’ingegnere di Lecce si è ufficialmente candidato e, in tutta onestà, all’orizzonte non si vedono rivali per la guida dell’Aci. Ricordando a me stesso cosa accadeva allo sport tra la fine degli anni ’90 e i primissimi anni 2000, in cui l’Automobile Club passava di mano tra vari avvocati e le corse su strada rischiavano di estinguersi, vi anticipo che sicuramente Sticchi Damiani sarà il prossimo presidente Aci e di ciò, ne sono certo, ne beneficeremo tutti. Ma andate a votare. Solo chi partecipa ha diritto di lamentarsi.
Lasciando la politica nelle sue stanze – ma solo dopo aver capito l’importanza di questo voto per aiutare un motorsport sempre meno tollerato da vari prefetti e sindaci di sinistra – vi ricordo che RS è in edicola e le sue pagine vi faranno compagnia sotto l’ombrellone e vi racconteranno, come sempre, bellissime storie di vittorie e di sconfitte.









