Frank Pozzi e Lele Curto

Rally Valle d’Aosta 2005: l’ultima di Frank Pozzi e Lele Curto

A Charrere de Verrayes, in provincia di Aosta, il 24 aprile 2005 alle 13.02 di domenica, prende regolarmente il via la quinta prova speciale del 35° Rally Valle d’Aosta-Saint Vincent: la PS Saint Denis, 17,31 chilometri. Il primo pilota ad affrontarla è Felice Re, al volante della Ford Focus WRC numero 1. Alle 13.10 è il momento della Fiat Punto Super 1600 numero 9 di Frank Pozzi ed Emanuele Curto: quattordicesimi assoluti e quinti di classe Super 1600, staccati di 3’15″8 dal leader della gara.

La Punto Super 1600 addenta l’asfalto della salita che porta in località Loson con tutta la potenza che ha. Da lì inizia la discesa verso il fine prova. Alle 13.18, Pozzo-Curti stanno per arrivare a Charrere de Verrayes, poche case nei prati poste al chilometro 14,840. C’è una lunga destra da affrontare in sesta piena. La strada è ancora umida, con alcune chiazze di asciutto, l’asfalto leggermente sconnesso.

Pozzi, pilota di grande esperienza (nel suo palmares anche due vittorie assolute in Valle d’Aosta, nel 1998 e 1999, oltre ad un secondo posto l’anno successivo e due secondi posti nel Trofeo Fiat Cinquecento nel 1994 e 1995) tornato a correre a tempo pieno dopo tre anni di apparizioni saltuarie nelle gare di casa (111 Minuti e Ossolane), lascia scorrere la macchina. Così si fa. E lui lo sa bene.

La Fiat va oltre traiettoria, scarta a bordo strada, mette due ruote (sinistra) nell’erba, poi anche quelle di destra. Bisogna continuare a tenere giù per fare rientrare in traiettoria la vettura. Il problema è che sul loro cammino (a oltre 160 km/h), precisamente a bordo strada, c’è una costruzione in blocchi di cemento con tetto in lose di pietra sostenuto da una struttura in legno. L’unica maledetta costruzione su questo prato.

La Punto Super 1600 la sfonda. Entra come un proiettile. Anzi, come un missile. Il primo muro di blocchi di cemento cede. Lo abbatte, poi si crea un varco anche nel secondo. Si ferma qualche metro fuori. In pratica, entra da una parte ed esce dall’altra. La costruzione è distrutta. Il tetto cede. Il commissario che si trova nelle vicinanze (la zona è giudicata pericolosa per il pubblico e quindi sottoposta a sorveglianza) dà l’allarme al capo prova che, intuendo la situazione attiva i soccorsi.

Parte l’ambulanza più vicina (che parte dal km 14,210, quindi appena 600 metri dal luogo dell’incidente) mossa dal direttore di gara, Alfredo Delleani. Sul luogo dell’incidente transitano Andrea Zivian e Martin Marrone (Renault Clio Super 1600 numero 11) ed Elwis Chentre e Maurizio Goi (Renault Clio Super 1600 numero 12): vedono il botto, ma probabilmente non ne percepiscono la gravità, anche perché si è in un tratto veloce e tutta la concentrazione è sulla strada, mentre la Punto di Frank Pozzi e Lele Curto è fuori traiettoria sulla sinistra.

Alle 13.21, comunque, la prima ambulanza è già sul posto. Alle 13.25 arriva la seconda, partita dal chilometro 9,840. A bordo c’è il medico rianimatore Franco Abrate, uno specialista del 118 di Aosta. Nel frattempo arrivano sul luogo dell’incidente Savio Longagnani e Gabriele Romei (anche loro su Fiat Punto Super 1600 della Vedovati Corse), rallentati dai commissari di percorso, seguiti da Mauro Durante e Attilio Rossi.

I commissari sono operativi e Nicola Stefani, affiancato da Marco Grande viene fermato prima del luogo dell’impatto con la bandiera rossa, preceduta dalle segnalazione delle altre postazioni. Altrettanto accade a Luca Gulfi e Max Migarone, Devid Oldrati e Tania Canton, Franco Uzzeni e Danilo Fappani e Matteo Musti e Alessandro Bisterzo, Tobia Cavallini e Fabio Zanella, con il numero 26 vengono bloccati in partenza.

Alle 13.30 il dottor Abrate gela la direzione gara. Comunica al medico di gara, dottor Claudio Protettì, che per Francesco Pozzi, nato a Milano il 7 marzo del 1970, e per il suo navigatore, Emanuele Curto, nato ad Asti il 15 febbraio 1974, purtroppo non c’è più alcuna speranza. Sono morti sul colpo per l’impatto. Cala il silenzio e il gelo sul parco assistenza e pian piano su tutta la gara. Incredulità, lacrime, sguardi attoniti.

I concorrenti vengono inviati alla spicciolata (non viene più assegnato loro nessun tempo di percorrenza) verso il parco assistenza di Aosta. Il primo ad arrivare (siamo attorno alle 13,50) è Francesco Laganà, Mitsubishi Lancer numero 7, seguito da Felice Re, Ford Focus WRC numero 1, visibilmente sconvolto: la sua profonda amicizia con Francesco Pozzi arriva da lunga data.

Via via arrivano tutti gli altri, poi Zivian e Chentre che sono transitati ancora in prova sul luogo dell’incidente, quindi chi è stato fermato in prova. Dalla direzione gara (totalmente impegnata con i commissari sportivi e gli organizzatori a gestire l’incidente) non arrivano informazioni in merito al prosieguo della gara, ma è chiaro a tutti che il rally è finito lì.

Qualcuno si stringe alle mogli e alle fidanzate. La gravità della situazione è chiara a tutti e nessuno più s’interessa alla classifica. Quando giunge l’ufficializzazione che il rally è sospeso i navigatori consegnano le tabelle ai commissari senza quasi una parola. Mauro Allemani e Luca Bartolini preparano una conferenza stampa, tenuta da Fausto Serra, presidente dell’Automobile Club Aosta, Alfredo Delleani, direttore di gara, e Franco Abrate. La dinamica dei fatti viene ribadita.

“La cellula della vettura ha resistito benissimo all’impatto. Il rollbar non ha minimamente ceduto, la pedaliera del navigatore e il piantone dello sterzo non si sono spostati. Addirittura la gomma anteriore destra non si è afflosciata nell’impatto”, conferma Delleani, che aggiunge “La Punto di Pozzi-Curto montava quattro gomme da bagnato, che era la scelta ottimale e più conservativa per quelle condizioni di strada. Nel baule c’erano due gomme di scorta nuove, che non sono state cambiate dall’equipaggio nel trasferimento fra la prova 4 e la 5, a dimostrazione che l’equipaggio riteneva che le gomme fossero ancora in perfetta efficienza, in grado di affrontare i 17,310 chilometri di gara”.

Non è escluso che a tradire il pilota siano state le gomme da bagnato montate che non hanno fatto presa sull’asfalto in quel tratto quasi asciutto, ma questo non ha più importanza. Il destino ha voluto che l’auto di Pozzi e Curto trovasse sulla sua via di fuga l’unica costruzione presente nel raggio di un centinaio di metri. Dopo l’incidente del Rally di Aosta, gli organizzatori del Rally Internazionale del Taro hanno accolto la richiesta dei piloti di sospendere la gara per solidarietà nei confronti dell’equipaggio che ha perso la vita nella gara aostana.