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Rubriche, Storie

Raffaele Pinto, tra i fondatori del professionismo

La vita e la carriera di Raffaele “Lele” Pinto rappresentano una testimonianza vivida di un’epoca irripetibile del rallismo italiano e internazionale. I risultati ottenuti, le vittorie conquistate e i podi raggiunti raccontano una carriera segnata da dedizione, competenza e passione.

Raffaele Pinto, noto come “Lele”, nasce il 13 aprile 1945 a Casnate con Bernate, piccolo centro in provincia di Como. La sua vita è indissolubilmente legata al mondo dei motori, ma il percorso che lo porta a diventare uno dei piloti italiani più apprezzati nel panorama rally è segnato da una progressione costante, caratterizzata da passione, determinazione e talento innato. Pinto si avvicina alle corse seguendo le orme del fratello maggiore Enrico, Campione italiano di velocità in circuito nel 1966 su Fiat Abarth 595. Questo contatto iniziale con le competizioni non ha soltanto un valore familiare: diventa un vero e proprio trampolino di lancio, aprendo a Pinto le porte del mondo agonistico professionistico e permettendogli di entrare in contatto con la cultura motoristica italiana dell’epoca.

Gli anni Sessanta e Settanta rappresentano un periodo d’oro per il rallismo italiano, che inizia a ritagliarsi uno spazio sempre più significativo a livello europeo. Pinto emerge in questo contesto come uno dei primi piloti italiani a vivere la professione a tempo pieno, distinguendosi per tecnica, coraggio e capacità di adattamento a vetture diverse. La sua carriera è fortemente legata a due marchi storici del panorama motoristico italiano, Fiat e Lancia, che gli consentono di esprimere al massimo le proprie capacità sia nelle competizioni nazionali sia in quelle internazionali.

Non limitandosi ai rally tradizionali, Pinto dimostra grande versatilità cimentandosi anche in cronoscalate, disciplina che richiede un equilibrio tra precisione e coraggio simile a quello dei rally, ma concentrato su tracciati più brevi e tecnicamente complessi. Un esempio emblematico è la sua partecipazione nel 1970 alla Iglesias-Sant’Angelo, una gara sarda di rilievo. Pinto, al volante di un prototipo Lancia FM Special su base Lancia Fulvia, conquista il successo assoluto. Questo risultato rimane tuttora nell’albo d’oro della competizione, sottolineando la sua capacità di affrontare percorsi diversi e condizioni di gara eterogenee, confermando fin da allora la sua abilità di pilota completo.

La stagione 1972 segna il punto più alto della carriera di Pinto. Al volante della Fiat 124 Sport Spider, riesce a imporsi nel Campionato Europeo Rally, dimostrando una costanza e una competitività di livello raro. La stessa stagione lo vede trionfare nella Mitropa Rally Cup, un campionato che coinvolge Austria, Germania e Italia, confermando la sua solidità internazionale. Durante quell’anno, Pinto vince sei rally di grande rilievo: Costa Brava, Hessen, Semperit, Polonia, Jugoslavia e Mille Minuti. Questa serie di successi mette in luce non solo la qualità del pilota, ma anche l’efficienza della vettura e della squadra di supporto, elementi imprescindibili in una disciplina complessa come il rally. La Fiat 124 Sport Spider si dimostra una vettura competitiva e affidabile, capace di esprimere prestazioni ottimali sia su asfalto che su sterrato, consentendo a Pinto di consolidare il proprio nome a livello europeo.

Il 1974 rappresenta un anno cruciale. Pinto, alla guida della Fiat 124 Abarth Rally, vince il Rally del Portogallo, una delle prove più impegnative del Campionato del mondo rally. Questa vittoria, valida per il mondiale marche, consacra Pinto come uno dei principali protagonisti del rallismo italiano e internazionale. La sua capacità di adattarsi a terreni difficili e di gestire le insidie delle prove lunghe e tecnicamente complesse lo distingue dai suoi colleghi. È una dimostrazione tangibile del connubio tra talento del pilota e qualità tecnica della vettura, elementi che nel rally sono strettamente interconnessi e determinanti per il successo.

Dopo questa affermazione, Pinto ritorna a correre con la Lancia, marchio con cui aveva già costruito una reputazione consolidata. Alla guida della Lancia Stratos HF Alitalia, vettura destinata a fare la storia del rally negli anni Settanta, Pinto ottiene risultati di rilievo: arriva terzo al Rally di Portogallo e al Rally di Sanremo nel 1976, e conquista il secondo posto al Tour de Corse del 1977. La Stratos HF rappresenta una vera rivoluzione tecnica: carrozzeria progettata specificamente per il rally, motore potente e centro di gravità basso, caratteristiche che permettono a Pinto di esprimere al massimo le proprie capacità. I podi ottenuti testimoniano non solo il talento del pilota, ma anche l’evoluzione tecnica delle vetture e l’importanza del lavoro di squadra, in particolare della collaborazione con navigatori e meccanici.

Il rapporto con il navigatore Arnaldo Bernacchini è un elemento fondamentale nella carriera di Pinto. Nei rally, la sinergia tra pilota e navigatore è decisiva: la lettura del percorso, la gestione dei tempi e la capacità di prendere decisioni rapide durante le prove sono aspetti fondamentali per ottenere risultati. Bernacchini accompagna Pinto nei momenti più significativi della sua carriera, contribuendo in maniera sostanziale ai successi raggiunti. La loro collaborazione si traduce in numerosi podi nel mondiale rally e nelle competizioni europee, consolidando una delle coppie più solide del rallismo italiano.

Parallelamente all’attività agonistica, Pinto contribuisce al mondo dei motori anche come collaudatore per il Gruppo Fiat-Lancia. Questa esperienza gli consente di mettere a frutto l’esperienza maturata in gara, partecipando allo sviluppo di vetture da rally e stradali. La sua competenza tecnica e la capacità di interpretare le esigenze di piloti e ingegneri lo rendono un punto di riferimento all’interno dell’azienda, contribuendo al miglioramento delle prestazioni e dell’affidabilità di modelli come la Lancia Stratos e le vetture Fiat da competizione. Il ruolo di collaudatore, spesso meno visibile al grande pubblico, rappresenta però un elemento fondamentale nella carriera di un pilota, poiché permette di influenzare direttamente la progettazione delle auto con l’esperienza pratica della pista.

Il palmarès di Pinto non è significativo solo per i risultati in gara, ma anche per la costanza e la versatilità dimostrate. Nel Campionato del mondo rally, ottiene podi e vittorie che testimoniano il livello competitivo raggiunto: la vittoria al Rally del Portogallo del 1974 resta il risultato più prestigioso, mentre i podi al Rally di Sanremo e al Tour de Corse confermano la capacità di confrontarsi con i migliori piloti internazionali. Al di fuori del mondiale, i successi nel Campionato europeo rally e nella Mitropa Rally Cup evidenziano una continuità e una precisione di guida che hanno caratterizzato tutta la sua carriera.

Negli anni in cui Pinto corre, il mondiale rally non prevede ancora un campionato piloti ufficiale, ma soltanto il mondiale marche. Ciò significa che i risultati conseguiti contribuiscono principalmente alla classifica dei costruttori, sottolineando l’importanza del pilota come ambasciatore e stratega aziendale. Ogni vittoria o podio non è solo un successo personale, ma rappresenta anche un contributo concreto alla reputazione e alla competitività del marchio rappresentato. Questo aspetto evidenzia la dimensione collettiva del rally, disciplina in cui la collaborazione tra pilota, navigatore, meccanici e ingegneri è fondamentale per raggiungere l’eccellenza.

L’impegno di Pinto in ambito agonistico si accompagna a una notevole capacità di adattamento tecnica e tattica. La sua carriera copre gare su superfici differenti, dal misto asfalto-sterro delle competizioni europee fino alle prove più dure e impegnative del mondiale, come il Safari Rally o il Rally del Portogallo. Questa versatilità richiede non solo abilità di guida, ma anche preparazione fisica e mentale, qualità in cui Pinto eccelle. La gestione della vettura, la comprensione dei percorsi e la capacità di leggere le condizioni di gara fanno di lui un pilota completo, apprezzato da colleghi e ingegneri, capace di offrire costantemente performance di alto livello.

Il riconoscimento pubblico e istituzionale dei successi di Pinto è testimoniato da momenti come la premiazione da parte di Gianni Agnelli al termine della stagione 1977, episodio che sottolinea l’importanza dei trionfi motoristici anche come simbolo di prestigio nazionale. In quegli anni, i successi delle corse erano considerati espressione di innovazione tecnologica, capacità ingegneristica e orgoglio italiano, e Pinto incarnava perfettamente questa immagine, diventando rappresentativo di una generazione di piloti che ha portato il rallismo italiano su un palcoscenico internazionale.

Oltre ai risultati sportivi, la carriera di Pinto ha contribuito in maniera significativa allo sviluppo tecnico del motorsport italiano. Il suo stile di guida, la precisione e l’approccio professionale hanno lasciato un’impronta duratura, diventando un riferimento per piloti più giovani e per le scuderie. La sua esperienza come collaudatore ha influenzato direttamente l’evoluzione di vetture iconiche come la Lancia Stratos, contribuendo alla progettazione dei modelli successivi e consolidando la reputazione di Lancia e Fiat nel rally internazionale.

Raffaele Pinto muore l’8 dicembre 2020 a Cecina, lasciando un’eredità sportiva e culturale di grande rilievo. La stampa specializzata lo ricorda come “il mito del rally innamorato dell’Elba”, sottolineando non solo i risultati agonistici, ma anche la passione, l’umanità e la professionalità che lo caratterizzavano. Pinto resta una figura centrale nella memoria collettiva del rallismo italiano, esempio di dedizione, talento e disciplina, e la sua vita sportiva rappresenta un modello per chiunque voglia comprendere cosa significhi competere ai massimi livelli con rispetto per la macchina, i colleghi e il pubblico.

La carriera di Pinto racconta anche l’evoluzione del mondo dei rally tra gli anni Sessanta e Settanta: dall’affermazione dei costruttori italiani come Fiat e Lancia alla nascita di gare internazionali che richiedono professionalità e preparazione costante. Pinto è testimone e protagonista di questo passaggio epocale, contribuendo a definire standard di competitività e tecnica ancora influenti oggi. Le sue vittorie e i suoi podi non rappresentano solo il successo di un singolo pilota, ma anche il progresso del rally come disciplina globale e come simbolo dell’ingegno motoristico italiano.

Il legame con i navigatori, il lavoro di squadra, la capacità di adattamento a diversi tipi di vetture e la dedizione alla professione fanno di Pinto un esempio di completezza sportiva. La sua figura dimostra che il successo nei rally non è solo una questione di velocità, ma anche di preparazione, intelligenza tattica e comprensione tecnica del veicolo. Pinto incarna la figura del pilota completo, capace di unire talento, esperienza e disciplina, diventando un riferimento per le generazioni successive.

I risultati nel Mondiale Rally confermano la solidità della carriera di Pinto. Nel 1972 ottiene un ottavo posto al Rally di Monte-Carlo, mentre si ritira al Safari e al Rally di Gran Bretagna. Nel 1973, con la Fiat 124 Abarth Rallye, chiude al settimo posto in una gara e si ritira in altre competizioni. Il 1974 segna la sua stagione più brillante, con la vittoria al Rally del Portogallo, mentre nel 1976, alla guida della Lancia Stratos HF, ottiene un terzo posto al Rally di Sanremo e un quarto in un’altra gara, segno della costanza dei suoi risultati. Nel 1977 conquista il secondo posto al Tour de Corse, confermando la competitività raggiunta. Anche nel 1978 Pinto gareggia con la Ferrari 308 GTB per la Padova Corse, dimostrando la capacità di cimentarsi con vetture diverse, pur con risultati meno brillanti.

La vita e la carriera di Raffaele “Lele” Pinto rappresentano una testimonianza vivida di un’epoca irripetibile del rallismo italiano e internazionale. I risultati ottenuti, le vittorie conquistate e i podi raggiunti raccontano una carriera segnata da dedizione, competenza e passione. Pinto ha contribuito allo sviluppo tecnico dei veicoli, alla professionalizzazione dei piloti e alla diffusione della cultura dei rally, diventando uno dei grandi piloti italiani capace di coniugare talento e professionalità in un’epoca in cui il rally si affermava come disciplina globale e simbolo dell’ingegno motoristico italiano.

Risultati nel WRC

AnnoScuderiaVetturaRisultati principaliPuntiPosizione finale
1972—Fiat 124 Spider, Fiat 125 S8° al Rally di Monte Carlo, ritirato al Safari Rally, ritirato al Rally di Gran Bretagna——
1973FiatFiat 124 Abarth Rallye7° in una gara, ritirato nelle altre7Ritirato in classifica generale
1974Fiat RallyFiat 124 Abarth RallyeVittoria Rally del Portogallo; ritirato nelle altre gare1—
1975——Ritirato——
1976Lancia AlitaliaLancia Stratos HFRitirato in alcune gare; 4°; ritirato; 3°—3°
1977Lancia AlitaliaLancia Stratos HFRitirato in alcune gare; 2° al Tour de Corse—2°
1978Padova CorseFerrari 308 GTBRitirato——
5 Febbraio 2026/da Primo Di Marco
Tags: campionato del mondo rally, campionato italiano assoluto rally, raffaele pinto
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