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Rally, Rally Raid

Diretta Dakar Rally 2026

La diretta italiana della Dakar Rally 2026, seguita passo dopo passo dalla redazione di RS fino alla cerimonia di premiazione. Aggiornamenti continui, cronache dal deserto, notizie, approfondimenti e interviste esclusive con particolare attenzione agli equipaggi del Nord Italia.

La sfida vinta dal torinese Zacchetti

L’impresa di Cesare Zacchetti alla Dakar 2026 consacra il 56enne pilota piemontese come uno dei veterani più tenaci della categoria “Original by Motul”, la classe più estrema del rally raid dove si corre senza alcuna assistenza esterna. In sella alla sua Honda 450 CRF Rally/Red Moto targata Movisport, Zacchetti ha concluso gli ottomila chilometri del percorso saudita conquistando un prestigioso 14° posto finale, portando così a sei il numero di arrivi su otto partecipazioni totali.

Una prova di resistenza pura tra dune e navigazione in solitaria che il pilota ha commentato con orgoglio al traguardo:”Portare a termine la Dakar è sempre un’emozione enorme, farlo con un 14° posto nella categoria Original by Motul rende questa esperienza ancora più speciale. In questa categoria sei davvero solo con te stesso e con la moto e ogni decisione conta; sono orgoglioso di non aver mai mollato e di aver affrontato ogni difficoltà con determinazione“.

Cesare Zacchetti all’arrivo

Un regalo per i 70 anni

L’imprenditore trentino Lorenzo Delladio ha coronato il sogno dei suoi settant’anni portando a termine la Dakar 2026 a bordo della Porsche 959 Dakar Eco, superando insieme al copilota Guido Guerrini noie meccaniche e un difficile incidente sulle dune. Nonostante le precarie condizioni fisiche nella fase finale, Delladio è riuscito a salire sul podio di Yanbu celebrando il lavoro di Sikkens Motorsport e R-Team, definiti “indispensabili compagni di viaggio senza i quali la Dakar sarebbe rimasta un miraggio“.

Per il presidente di Confindustria Trento l’esperienza va oltre la classifica, rappresentando un test cruciale per lo sviluppo della vettura: “Horealizzato un sogno che è nell’anima di tutti coloro che vivono il motorsport” ha dichiarato a fine gara, aggiungendo che “il grande interesse e i numerosi attestati di stima confermano che siamo sulla strada giusta e il futuro potrebbe riservare nuove sorprese”.

Meritato arrivo per Gealife Motorsport

Anche per il team piemontese GeaLife Motorsport la Dakar 2026 si chiude sotto il segno dell’emozione pura sul traguardo di Yanbu. La squadra ha portato a termine la sfida con entrambi i suoi equipaggi, celebrando un traguardo inseguito con passione.

Giuseppe Francesco Simonato, insieme a Syndiely Wade e Alexander Sorbelli sul leggendario Iveco 190 (#903), ha scaricato tutta l’adrenalina accumulata in queste due settimane: “Emozione pura! Grazie a chi ci ha seguito e grazie a noi“, è stato il grido di gioia del pilota al termine di una prova di resistenza straordinaria con un 72° posto nella Classic.

A fargli eco è stato l’equipaggio dell’Iveco Musone (#914) guidato da Giorgio Porello, con Simone Casadei e Gianluca Capelli, che ha completato la spedizione del team nel deserto saudita al 79° posto nella Classic. Per GeaLife, vedere entrambi i camion tagliare il traguardo finale è la vittoria più bella, una conferma della solidità del progetto e della determinazione dei suoi interpreti.

L’Iveco numero 903 di Gealife

L’impresa del Ladies Dakar Team

La polvere di Yanbu consacra un risultato senza precedenti: il Ladies Dakar Team ha completato la Dakar Classic 2026, firmando il primato come primo equipaggio italiano interamente femminile a domare il deserto su un camion. Rachele Somaschini, Serena Rodella e Monica Buonamano non si sono limitate a partecipare, ma hanno scalato la classifica con una regolarità impressionante, portando il loro Mercedes-Benz Unimog 435 al 40° posto assoluto e a un clamoroso 5° posto nella categoria Truck.

ladies dakar team all’arrivo

Al traguardo, la gioia è esplosa in un pianto liberatorio. “Arrivare a Yanbu è un’emozione indescrivibile“, ha esordito Rachele Somaschini appena scesa dalla cabina. “Sapevamo che la Dakar sarebbe stata la sfida più dura della nostra carriera, ma affrontarla con questo team ha reso tutto possibile. Portare questo ‘bestione’ al traguardo non è stata solo una prova meccanica, ma una prova di resistenza mentale e affiatamento“.

La navigazione è stata una delle chiavi del successo, come confermato da Serena Rodella: “Navigare tra queste dune richiede una concentrazione che non ti concede pause. Vedere la bandiera a scacchi oggi ripaga di ogni ora di sonno persa e di ogni difficoltà tecnica superata. Abbiamo dimostrato che con il metodo e la determinazione non esistono barriere“.

A chiudere il cerchio di questa avventura è stata Monica Buonamano, che ha vissuto in prima linea il corpo a corpo con il mezzo: “Gestire la meccanica di un Unimog nel cuore del deserto è stato un lavoro enorme, ma l’assistenza è stata impeccabile. Concludere quinte tra i camion al debutto assoluto va oltre ogni nostra più rosea aspettativa“.

Tappa 13 Yanbu – 17 gennaio

Auto. L’ultima fatica della Dakar 2026 si è consumata lungo i 105 chilometri di prova speciale attorno a Yanbu, un breve ma intenso sprint finale sulle rive del Mar Rosso che ha sancito il trionfo definitivo di Nasser Al-Attiyah. Il pilota qatariota, al volante della sua Dacia Sandrider, ha gestito con estrema freddezza il vantaggio accumulato nelle tappe precedenti: nonostante un nono posto di tappa a oltre otto minuti dal vertice, il “Principe del Deserto” ha potuto celebrare il suo sesto sigillo nella corsa più dura del mondo, regalando al marchio Dacia una storica vittoria alla sua seconda apparizione ufficiale. Al suo fianco, il copilota belga Fabian Lurquin ha finalmente potuto festeggiare il primo successo in carriera dopo anni di inseguimento.

Al Attiyah e Lurquin foto Aso

La cronaca dell’ultima frazione ha visto però un altro protagonista prendersi la scena: lo svedese Mattias Ekström. Il pilota della Ford Racing ha spinto al massimo per assicurarsi la vittoria di tappa, precedendo per soli 8 secondi un arrembante Sébastien Loeb. Il francese, pur avendo accarezzato il podio assoluto, si è dovuto accontentare della piazza d’onore nello stage e del quarto posto nella classifica generale, confermando comunque la competitività del team Dacia. Sul terzo gradino del podio di giornata è salito il sudafricano Henk Lategan su Toyota, seguito dalle Century di Mathieu Serradori e Brian Baragwanath.

La classifica generale finale riflette il dominio di Al-Attiyah, ma evidenzia anche l’ottima prestazione di Nani Roma, che con la sua Ford ha chiuso al secondo posto assoluto, staccato di meno di dieci minuti dal leader. Il podio finale è completato da Mattias Ekström, che grazie alla vittoria di tappa ha blindato la terza posizione. Dietro di loro, come detto, Sébastien Loeb occupa il quarto posto, mentre l’eterno Carlos Sainz Sr ha portato la sua Ford in quinta posizione assoluta, confermando una top 5 di altissimo livello tecnico.

Per quanto riguarda i colori italiani, la Dakar 2026 si chiude con il raggiungimento di traguardi significativi in un’edizione che non ha concesso sconti. Maurizio Gerini, impegnato come navigatore della spagnola Laia Sanz a bordo della Ebro Audax, ha concluso l’avventura con un solido 20° posto assoluto, confermandosi uno dei professionisti più affidabili del bivacco. Grande soddisfazione anche per i fratelli Silvio e Tito Totani, che hanno portato al termine la gara in 78ª posizione assoluta su un mezzo del team MD Rallye, dimostrando ancora una volta la tempra necessaria per superare le insidie del deserto saudita.

Luciano Benavides foto Aso

Moto. L’epilogo della categoria moto nella Dakar 2026 passerà alla storia come uno dei finali più incredibili e serrati di sempre. Dopo oltre 49 ore di prove cronometrate nel deserto, la vittoria assoluta si è decisa per un battito di ciglia: appena 2 secondi. A trionfare è stato l’argentino Luciano Benavides su KTM, che succede così al fratello Kevin (vincitore nel 2021 e 2023), portando nuovamente il cognome Benavides sul gradino più alto del podio.

La cronaca dell’ultima tappa è stata un vero thriller psicologico. Lo statunitense Ricky Brabec, in sella alla sua Honda, si era presentato al via dell’ultima speciale di Yanbu con un vantaggio di 3 minuti e 23 secondi, frutto di una strategia aggressiva attuata nelle tappe precedenti. Tuttavia, la pressione esercitata da Benavides e l’esperienza del team KTM hanno ribaltato ogni pronostico. Brabec ha sofferto il ritmo dell’argentino, commettendo errori fatali proprio nei chilometri conclusivi. Al traguardo, lo statunitense è arrivato in lacrime, consapevole di aver visto sfumare un titolo che sembrava già vinto per una manciata di istanti. In questo scenario drammatico, quasi nessuno ha notato la vittoria di tappa del giovane spagnolo Edgar Canet, che ha preceduto lo stesso Benavides di soli 6 secondi nello sprint finale.

La classifica generale finale vede dunque Luciano Benavides al comando, tallonato da Ricky Brabec a soli 2 secondi. Il terzo gradino del podio è occupato dallo spagnolo Tosha Schareina (Honda), che chiude a poco più di 25 minuti dal vertice. Al quarto posto si conferma l’americano Skyler Howes, mentre l’australiano Daniel Sanders su KTM completa la top 5 assoluta, nonostante i 12 minuti di penalità accumulati durante la gara e l’infortunio alla spalla.

Per la nutrita pattuglia degli italiani, la Dakar 2026 è stata una prova di grande carattere. Il miglior piazzamento assoluto è quello di Tommaso Montanari, che ha chiuso la competizione in un’ottima 21ª posizione. Poco più indietro, Tiziano Interno, anima del progetto “Rally POV”, ha tagliato il traguardo finale al 37° posto, seguito a breve distanza dal veneto Andrea Gava, 39° assoluto su Kove. Lo storico veterano torinese Cesare Zacchetti, impegnato nella categoria “Original by Motul” (senza assistenza), ha concluso la sua settima Dakar con un onorevole 58° posto, incarnando lo spirito più puro del rally raid. Buona prova anche per il comasco Mattia Riva, 63° nella generale. Infine, una nota di merito per Paolo Lucci: nonostante pesanti penalità che lo hanno relegato all’87° posto assoluto, il pilota bresciano ha dimostrato la sua velocità pura chiudendo l’ultima tappa con un eccellente 13° tempo parziale.

Unterholzner e Gaioni con i vincitori assoluti della Classi. Foto Aso, Vialatte

Classic. L’edizione 2026 della Dakar Classic si chiude con l’Italia grande protagonista, capace di occupare con costanza le zone nobili della classifica. Il risultato più prestigioso porta la firma di Josef Unterholzner e Franco Gaioni: a bordo del loro Mitsubishi Pajero del team R Team, hanno conquistato un fantastico terzo posto assoluto. Per l’equipaggio altoatesino si tratta di una progressione netta rispetto al decimo posto del debutto, chiudendo inoltre al secondo posto di classe H2 dietro ai soli cechi Klymciw-Broz.

Il gradino più alto del podio generale è andato invece al lituano Karolis Raisys, che insieme a Christophe Marques ha gestito con maestria i punteggi per tutta la durata del rally.

Nell’ultimo sforzo verso il traguardo di Yanbu, i colori italiani hanno brillato particolarmente grazie a Filippo Colnaghi e Irene Saderini. L’equipaggio della Tecnosport ha sfiorato la vittoria di tappa chiudendo al secondo posto, un risultato che dà morale e sostanza alla loro 39ª posizione finale. Appena fuori dal podio assoluto della maratona troviamo invece Marco Ernesto Leva e Alexia Giugni, che concludono quarti dopo una gara estremamente regolare.

Questa edizione verrà ricordata anche per il debutto storico del Ladies Dakar Team. Rachele Somaschini, Serena Rodella e Monica Buonamano, a bordo del possente Mercedes-Benz Unimog, non solo hanno completato la gara come primo equipaggio italiano tutto al femminile su un camion, ma hanno centrato un notevole 40° posto assoluto, che vale la quinta piazza tra i giganti della strada.

C’è stato spazio anche per una “sfida nella sfida” tra i grandi nomi dell’imprenditoria del Nord Italia. Se Unterholzner ha festeggiato il podio, hanno lottato contro le insidie del deserto anche Paolo Fellin (manager delle Acque Plose) e l’esordiente settantenne Lorenzo Delladio (titolare de La Sportiva), entrambi su Porsche 959. Fellin ha chiuso al 41° posto, mentre Delladio, navigato da Guido Guerrini, ha portato a termine la sua prima avventura dakariana in 82ª posizione.

Tra gli altri veterani, si conferma solida la prova del genovese Luciano Carcheri, 29° assoluto in coppia con la leggendaria Fabrizia Pons, a testimonianza di come l’esperienza faccia ancora la differenza tra le dune della categoria Classic.

Camion. La sfida tra i giganti della strada ha visto l’incoronazione storica del lituano Vaidotas Zala. Al volante dell’Iveco del team De Rooy, Zala ha dominato la classifica generale gestendo con freddezza l’ultima tappa, respingendo gli attacchi del veterano ceco Ales Loprais, che si deve accontentare della piazza d’onore a 20 minuti dal leader. Il podio è completato dal giovane olandese Mitchel Van Den Brink, autore di una prova solidissima.

L’ultimo graffio sulla corsa lo ha dato però Kay Huzink, che ha portato il suo camion ibrido alla vittoria della 13ª tappa, superando nello sprint finale proprio Van Den Brink e Loprais.

Per l’Italia, il protagonista assoluto è il bergamasco Claudio Bellina. Insieme a Marco Arnoletti e Bruno Gotti, ha condotto il suo Iveco MM Technology in una trionfale 9ª posizione assoluta. Entrare nella Top 10 dei camion è un’impresa che richiede costanza e muscoli, e Bellina si conferma ancora una volta tra i migliori interpreti mondiali della categoria.

Challenger e SSV. Nelle categorie dei prototipi leggeri e dei side-by-side, la Dakar 2026 ha regalato emozioni fino all’ultimo metro, con l’Italia che festeggia il traguardo di una delle sue protagoniste più attese.

Nella categoria Challenger, lo spagnolo Pau Navarro ha gestito con maestria il vantaggio accumulato durante le due settimane, conquistando la vittoria finale su Yasir Seaidan. L’ultima tappa è stata però un affare di famiglia Benavides: è stato infatti Kevin Benavides a ruggire nel finale, aggiudicandosi la 13ª speciale.

Per i colori azzurri, i riflettori erano tutti su Rebecca Busi. La pilota bolognese, navigata dall’esperto Sergio Lafuente sull’Oxygen del team X-Raid, ha chiuso la sua Dakar in crescendo: un ottimo 14° posto nell’ultima tappa le ha permesso di sigillare la 26ª posizione nella classifica generale. Un risultato di grande valore che conferma la sua costante crescita nel deserto.

Tra i SSV (derivati dalla serie), il dominio è stato a stelle e strisce. L’americano Brock Heger (Loeb Fraymedia Motorsport) si è laureato campione della categoria, respingendo gli assalti del connazionale Kyle Chaney e del francese Xavier de Soultrait. Nonostante l’ultima tappa sia andata al portoghese Joao Monteiro, Heger ha potuto festeggiare un titolo meritato per la costanza mostrata tra le dune saudite.

Da segnalare l’ottava piazza finale del pluricampione rallycross Johan Kristoffersson, che dopo la vittoria di tappa sfiorata oggi (2° dietro Monteiro), chiude la sua avventura nella top 10 generale, dimostrando di sapersi adattare rapidamente anche ai terreni più impervi.

Tappa 12 Al Henakiyah-Yanbu – 16 gennaio

La penultima fatica della Dakar 2026 ha emesso i suoi verdetti quasi definitivi lungo i 311 chilometri di rocce e pietre che hanno portato la carovana ad affacciarsi sul Mar Rosso. Tra tattiche magistrali nelle due ruote e record storici nelle auto, la giornata odierna ha ridisegnato i vertici della classifica a soli 105 km dal traguardo finale.

Moto. La raffinata strategia attuata ieri da Ricky Brabec ha dato i frutti sperati, permettendo al pilota americano di ribaltare i 23 secondi di svantaggio che lo separavano da Luciano Benavides. Partendo sei minuti dietro l’argentino, Brabec ha sfruttato la sua maestria tecnica per pennellare una prestazione magistrale sulle rocce saudite, conquistando la sua tredicesima vittoria di tappa in carriera. Questo successo gli ha consentito di infliggere un distacco pesante al rivale, portando il suo vantaggio complessivo a 3’43” e mettendo una seria ipoteca sul suo terzo titolo assoluto in vista della passerella finale di domani.

Nella speciale, il migliore degli azzurri è stato Tommaso Montanari, 16° al traguardo, seguito da Paolo Lucci in 17ª posizione, mentre hanno completato la tappa senza particolari problemi anche il veneto Andrea Gava, il bresciano Tiziano Interno e il comasco Mattia Riva, tutti impegnati in una prova di gestione più che di puro attacco. Prosegue inoltre l’avventura di Cesare “Zac” Zacchetti, che grazie al supporto di Movisport e Honda RedMoto sta affrontando la sua settima Dakar nella categoria Original by Motul, incarnando lo spirito più autentico del rally. In classifica generale dopo dodici tappe, Montanari resta il miglior italiano con il 21° posto assoluto, seguito da Interno (37°), Gava (39°) e Zacchetti (58°), mentre Riva e Lucci, più attardati, continuano comunque la loro Dakar con determinazione.

Il tentativo di difesa di Luciano Benavides si è scontrato con un Brabec in stato di grazia, rendendo l’impresa dell’argentino estremamente complessa per l’ultima tappa. Nonostante il precedente storico del fratello Kevin, che nel 2023 riuscì a rimontare Toby Price nell’ultima giornata, la situazione attuale appare ben diversa: domani resteranno solo 105 chilometri di gara e Brabec potrà beneficiare dei bonus per chi apre la pista, rendendo necessaria una prestazione quasi sovrumana da parte del pilota KTM per colmare il divario. Più staccati, Skyler Howes e Adrien Van Beveren hanno gestito la loro posizione, con l’americano che è riuscito a risalire al quarto posto della generale approfittando delle difficoltà fisiche di Daniel Sanders, tormentato da un infortunio alla spalla che lo ha relegato in quinta posizione.

Auto. La giornata è entrata di diritto nella storia del rally raid grazie all’impresa di Nasser Al Attiyah. Il pilota qatariota, pur potendo amministrare il vantaggio di otto minuti su Nani Roma, ha scelto di attaccare con panache lungo i 311 chilometri di speciale, dimostrando una superiorità schiacciante tra le pietre e i canyon del percorso. Con questa vittoria, Al Attiyah ha raggiunto il traguardo leggendario dei 50 successi di tappa, eguagliando i record di mostri sacri come Ari Vatanen e Stéphane Peterhansel. Al volante della sua Dacia Sandrider, il “Principe” si presenta ora all’ultima giornata con un margine rassicurante di oltre 15 minuti su Nani Roma, pronto a celebrare il suo sesto trionfo assoluto.

Alle spalle dei due battistrada, la battaglia per il gradino più basso del podio si è infiammata in un duello mozzafiato tra Mattias Ekström e Sébastien Loeb. Lo svedese della Ford ha sferrato un attacco deciso fin dai primi chilometri, ottenendo il quarto tempo assoluto di giornata e riuscendo a rosicchiare oltre tre minuti al fuoriclasse francese. Grazie a questo forcing, Ekström ha scavalcato Loeb nella classifica generale, ma il margine tra i due è ridotto a un soffio: solo 29 secondi li separano prima degli ultimi 105 chilometri di domani. La tensione resta altissima, poiché Loeb, che vanta una statistica incredibile di podi ogni volta che ha terminato una Dakar, cercherà sicuramente il tutto per tutto partendo nove minuti dopo il rivale scandinavo.

Ancora una buona prova per l’imperiese Maurizio Gerini, navigatore di Laia Sanz, che ha chiuso 18° di tappa ed è 20° nella generale. I fratelli Silvio e Tito Totani hanno chiuso 84° di giornata e 80° nella generale.

Classic. La tappa 12 della Dakar Classic ha visto il successo dell’equipaggio francese Maxence Gublin – Anthony Sousa (Bolides Racing Team), autori di una prova molto solida chiusa con 52 punti, il miglior punteggio di giornata.

Alle loro spalle si è registrato un ex aequo a 56 punti tra i cechi Ondrej Klymciw – Josef Broz (Klymciw Racing) e il duo David Bensadoun – Nicolas Ambriz (Moto Benny Racing), che hanno completato il podio di tappa confermandosi tra i protagonisti di questa seconda parte di gara.

Ottima prestazione per Francesco Pece e Simona Morosi (Tecnosport), che hanno chiuso settimi, seguiti subito dopo da Josef Unterholzner e Franco Gaioni (R Team), ottavi di giornata: un risultato importante in ottica classifica generale.Filippo Colnaghi e Irene Saderini (Tecnosport) hanno concluso noni, mentre Marco Ernesto Leva e Alexia Giugni (R Team) hanno chiuso dodicesimi, mantenendo una posizione di rilievo anche nella generale.

Tappa 11 Bisha-Al Henakiyah – 15 gennaio

Moto. Strategie e tattiche da poker sulla strada per Al Henakiyah. La speciale è andata a un magistrale Skyler Howes (Honda), che con il suo inconfondibile stile da “showman” rompe finalmente il ghiaccio dopo otto partecipazioni, diventando il nono pilota americano a vincere una tappa nella storia della Dakar. Alle sue spalle, il clan Honda ha messo in atto un piano spregiudicato per blindare il risultato finale: Adrien Van Beveren ha sacrificato la propria velocità per scortare Ricky Brabec, condividendo con lui i preziosi punti bonus destinati agli apripista.

Ma il vero colpo di scena è arrivato nel finale, con una manovra sottile e azzardata: Brabec ha scelto di rallentare vistosamente per farsi scavalcare nella generale e cedere il “calice avvelenato” del leader a Luciano Benavides (KTM). L’argentino si trova ora in testa con soli 23 secondi di vantaggio, ma domani dovrà aprire la pista decisiva con l’americano pronto a cacciarlo partendo 6 minuti dietro di lui.

Notizie incoraggianti per Daniel Sanders che, nonostante l’infortunio alla spalla patito ieri, ha concluso stoicamente al 13° posto, pur non potendo più garantire supporto a Benavides nella volata finale. Ottima prova per Edgar Canet, terzo di tappa, che domani avrà il compito di fare da scudiero al nuovo leader partendo 3 minuti prima di lui.

Tra gli italiani spicca Paolo Lucci, che chiude la tappa in 16ª posizione, peccato per il ritardo patito nei giorni scorsi. Un’altra presenza azzurra di rilievo è Tommaso Montanari, 25º, mentre Cesare Zacchetti si posiziona più indietro, terminando la tappa in 66ª posizione. Infine, Andrea Gava e Tiziano Interno portano a termine la prova rispettivamente con 04h 03’19’’ e 04h 03’49’’, mostrando il costante impegno degli italiani anche nelle fasi non di testa della classifica.

Auto. Mentre Mattias Ekström si prende la gloria della tappa, Nasser Al-Attiyah mette le mani sulla Dakar 2026. Lo svedese del team Ford ha dominato il percorso veloce verso Al Henakiyah, centrando il suo terzo successo parziale in questa edizione e precedendo il compagno di marca Romain Dumas per poco più di un minuto.

Ma la cronaca della giornata è segnata dal crollo di Henk Lategan. Il sudafricano, che inseguiva Al-Attiyah con un distacco di 12 minuti, ha visto svanire ogni speranza di podio al chilometro 140, quando la rottura del cuscinetto della ruota posteriore sinistra lo ha costretto a una lunghissima sosta per riparazioni. Ringrazia il “Principe del deserto” Al-Attiyah (Dacia), che ha gestito la gara con meticolosa prudenza e ora vede l’orizzonte spianato verso la vittoria finale. Il nuovo sfidante diretto è Nani Roma (Ford Raptor), ora secondo a 8’40’’ dalla vetta, tallonato a sua volta da Sébastien Loeb. Il fuoriclasse francese di casa Dacia è ora terzo a 18 minuti dal leader, pronto a dare il tutto per tutto negli ultimi due giorni per tentare di strappare una storica doppietta al marchio rumeno.

L’Italia è presente con Laia Sanz e Maurizio Gerini dell’Ebro Audax Motorsport, autori di una solida prestazione nella tappa 11, che li colloca in 26ª posizione di giornata e mantiene la coppia nella parte alta della classifica generale.

Camion. Si riaprono i giochi grazie alla prova di forza di Ales Loprais, che vince la speciale in 03h 19′ 59”, rosicchiando secondi preziosi ai rivali. Alle sue spalle la sfida è stata serratissima: Vaidotas Zala ha chiuso a soli 2′ 31” dal vincitore, mentre il giovane Mitchel Van Den Brink ha completato il podio di giornata con un ritardo di 4′ 19”. Questa vittoria permette a Loprais di consolidare la seconda posizione nella generale, portandosi a soli 16′ 24” dal leader assoluto Vaidotas Zala: un distacco minimo che trasforma l’ultima tappa di domani in un lungo sprint per la gloria.

In casa Italia, Claudio Bellina, insieme ad Arnoletti e Gotti, ha gestito la giornata con intelligenza. Nonostante i 59′ 40” incassati dal leader di tappa, il suo Iveco mantiene la 10ª posizione assoluta nella generale. Con un vantaggio di oltre un’ora su Ben De Groot (11°), Bellina ha ormai blindato la Top 10, confermandosi il miglior rappresentante del tricolore tra i giganti del deserto.

Classic. La tappa odierna è stata una questione di millimetri. Shammie Baridwan ha dominato con sole 22 penalità, seguito a ruota dal leader della generale Karolis Raisys e da Maxence Gublin, entrambi a quota 35 punti. Questo risultato permette a Raisys di gestire un vantaggio rassicurante nella classifica assoluta, dove comanda con 588 punti totali contro i 923 del primo inseguitore, Klymciw.

Il cuore del racconto italiano batte però per il podio assoluto: gli altoatesini Josef Unterholzner e Franco Gaioni restano saldamente in 3ª posizione generale (1024 punti), nonostante una tappa più conservativa. Subito dietro, il duo Marco Ernesto Leva e Alexia Giugni ha brillato con un 5° posto di giornata che li porta a ridosso del podio, in 4ª posizione assoluta con 1097 punti. La lotta per il terzo gradino del podio domani sarà tutta interna ai team italiani, con Unterholzner che deve difendere appena 73 punti di vantaggio su Leva nell’ultimo atto di questa Dakar.

Challenger. Dominio argentino con Nico Cavigliasso, che ha firmato la speciale in 03h 17′ 27”. Alle sue spalle, con un distacco minimo, si sono piazzati Paul Spierings (+29”) e Dania Akeel (+1′ 03”). Tuttavia, la vera notizia è la gestione magistrale di Pau Navarro: lo spagnolo, pur chiudendo sesto di giornata, mantiene la vetta della classifica generale con 49h 52′ 46”.

Il suo vantaggio su Yasir Seaidan (secondo assoluto) è ora di 25′ 08”, un margine importante ma che non permette distrazioni nell’ultima tappa. Terzo nella generale resta lo stesso Cavigliasso, staccato però di 44′ 04” dalla vetta.

L’unica bandiera italiana nella categoria è quella di Rebecca Busi. In questa penultima tappa, la pilota bolognese ha chiuso al 17° posto, con un ritardo di 22′ 39” dal vincitore. Nella classifica generale, Rebecca occupa la 29ª posizione, continuando la sua gara di resistenza in una delle categorie più competitive del rally, nonostante le pesanti penalità accumulate nei giorni precedenti (oltre 2 ore e mezza).

SSV. Tra i side-by-side di serie, la tappa 11 è stata un trionfo per gli americani. Brock Heger ha vinto la speciale in 03h 30′ 11”, infliggendo 51” di distacco ad Andujar (secondo) e 3′ 05” alla leggenda dei rallycross Johan Kristoffersson. Questo successo permette a Heger di blindare la classifica generale, dove comanda con il tempo totale di 50h 10′ 28”.

I distacchi nella generale sono ora pesanti: Kyle Chaney insegue in seconda posizione con un ritardo di 01h 06′ 06”, mentre Xavier de Soultrait è terzo a ben 01h 27′ 54”. Salvo colpi di scena meccanici, Heger ha il titolo in tasca.

Dichiarazioni degli italiani dopo la seconda Marathon

silvio e tito totani

Tanta sofferenza per i fratelli abruzzesi Silvio e Tito Totani (Md Rallye Sport), che hanno però messo in piedi una bella prestazione: “Dicevano che era una tappa decisiva perché era estenuante e superarla non era cosa da poco. Una prova al limite della resistenza fisica: sono stati 420 chilometri di dune e dunette intervallate da fesh fesh, un tipo cioè di fondo e di terreno che non ti permette di prendere e tenere un ritmo costante“. Partendo dalla posizione 103 non era facile: “Colpa di un camion che in mezzo alle dune aveva stallonato una ruota e non si riusciva a passare da nessuna parte. Alla fine abbiamo trovato un passaggio ma per evitare il copilota di Stephane Peterhansel che stava a guardare come un turista qualsiasi il camion che cambiava la ruota, e non ci ha visti arrivare, ci siamo insabbiati. Uscire da quella situazione è stato complicato e abbiamo perso parecchio tempo“.

Difficoltà anche per la bolognese Rebecca Busi, in gara con il team X-Raid nei Challenger: “La tappa 9 forse è stata quella in cui mi sono divertita di più: partiti dalla posizione 150 e arrivati 81ª al traguardo. Sì, abbiamo mangiato un sacco di polvere… ma abbiamo dato tutto fino all’ultimo metro! La tappa 10 invece è stata decisamente più complicata: si è rotto l’attuatore del cambio al volante (il motorino delle palette). La leva di ricambio era troppo lunga e abbiamo dovuto inventarci un cambio marcia con una chiave. Tra una marcia che si bloccava e l’altra abbiamo perso 1h40… ma abbiamo portata a casa anche questa, e pure di giorno“.

Ventesima posizione assoluta tra le auto per il navigatore imperiese Maurizio Gerini, sul sedile di destra di Laia Sanz per i colori di Ebro: “Due giornate davvero privanti e complicate! Prove molto fisiche e navigazione infernale! Nella prima giornata stavamo già sorridendo per aver superato bene una zona dove proprio non c’era verso di trovare la via giusta.. ma ecco che a 20 km dalla fine tappa, restiamo piantati con un guasto che ci tiene fermi un bel po’. Un’ora e mezza di lavoro per rimettere la cinghia e trovare un dannato cavo rotto! La notte testa bassa per ripristinare tutto al meglio senza le comodità dei meccanici e ripartiamo l’indomani dalla 129° posizione. Un sorpasso dopo l’altro e dopo aver mangiato tanta polvere, finiamo P17 felicissimi di aver risollevato la situazione dopo i problemi trascorsi. Ora avanti a tutta verso le ultime giornate“.

Tommaso Montanari (Solarys Racing), migliore degli italiani tra le moto grazie al 21° posto assoluto, racconta: “Dopo le due giornate sottotono dopo il giorno di riposo, mi sono ripreso nella tappa marathon. Sono contento sia per i risultati ma anche della forma fisica… oggi era veramente difficile, tante dune molli, basse e tagliate che non ti facevano respirare un attimo“.

Tappa 10 Bivacco Rifugio-Bisha (Marathon) – 14 gennaio

Moto. Un colpo di scena che cambia il volto della corsa. In una giornata dedicata al ricordo di Thierry Sabine, il “deserto delle emozioni” ha presentato il conto a Daniel Sanders. L’australiano, dominatore fin qui e leader della generale, è caduto al chilometro 138 infortunandosi alla spalla sinistra. Nonostante il dolore, “Chucky” ha stoicamente concluso la prova, ma il ritardo di quasi mezz’ora (27’50”) gli costa probabilmente il sogno del titolo.

La speciale è andata a un magistrale Adrien Van Beveren (Honda), che finalmente “rompe il ghiaccio” in questa edizione proprio nella tappa che celebra l’Enduro del Touquet, gara che lo ha lanciato. Alle sue spalle la lotta per il titolo è diventata un duello al secondo: Luciano Benavides (KTM) ha sfiorato la vittoria chiudendo terzo a 4’04’’, ma soprattutto ha approfittato del crollo del compagno di squadra per rimettersi in scia a Ricky Brabec. La classifica generale è ora un thriller: l’americano della Honda conduce con soli 56 secondi di vantaggio sull’argentino della KTM.

Il focus sugli italiani: Giornata da incorniciare per Paolo Lucci. Il toscano ha firmato una prestazione da top rider, chiudendo al 9° posto di tappa a 15’04” da Van Beveren. Lucci conferma di avere il passo dei migliori, nonostante il pesante fardello delle penalità che lo tiene lontano dalle posizioni di vertice nella generale (dove ora è 91°). Molto solido anche Tommaso Montanari, 17° di tappa, che si conferma il miglior azzurro nell’assoluta occupando una splendida 22ª posizione. Più indietro gli altri: Andrea Gava (33°), Tiziano Internò (43°), Cesare Zacchetti (60°) e Mattia Riva (68°).

Sainz-Cruz, foto Aso

Auto. Se Serradori vince la battaglia, Nasser Al-Attiyah vince (forse) la guerra. Il francese Mathieu Serradori (Century) ha pescato il jolly, dominando i 420 km di speciale e infliggendo 6 minuti di distacco ai “pescecani” della categoria Ultimate. È la sua seconda vittoria in carriera alla Dakar, un successo che lo proietta al 5° posto della generale.

Ma la notizia del giorno è lo strappo di Nasser Al-Attiyah (Dacia). Il “Principe del deserto” ha approfittato degli errori di navigazione e della mancanza di carburante che hanno rallentato Henk Lategan per riprendersi la vetta in solitaria. Quello che ieri era un distacco di un solo minuto è diventato oggi un margine di 12 minuti sul sudafricano della Toyota. Risale anche Sébastien Loeb, ora quarto a 23 minuti, complici i problemi meccanici che hanno rallentato Carlos Sainz e Mattias Ekström.

Gli italiani: Prosegue la marcia regolarissima dell’imperiese Maurizio Gerini, navigatore di Laia Sanz: oggi hanno chiuso al 20° posto, mantenendo una solidissima 18ª posizione nella classifica generale. Per i fratelli Silvio e Tito Totani un’altra giornata di cuore e fatica conclusa al 105° posto, che permette agli abruzzesi di restare in gara all’87° posto dell’assoluta.

Classic. Nella categoria dedicata alle regine del passato, la decima speciale verso Bisha ha messo a dura prova la capacità di calcolo dei navigatori. In questo scenario, i colori italiani continuano a brillare nelle zone nobilissime della classifica. Gli altoatesini Josef Unterholzner e Franco Gaioni si stanno confermano i veri strateghi di questa edizione: con una prestazione di estrema freddezza, sono riusciti a difendere con le unghie il podio assoluto in cui sono secondi.

Non è da meno la gara di Marco Ernesto Leva e Alexia Giugni dell’R Team. L’equipaggio, che già nelle scorse tappe aveva dato prova di grande feeling con le dune saudite, ha interpretato la tappa di oggi con una precisione chirurgica, consolidando una quarta posizione nella classifica generale che li pone tra i migliori interpreti mondiali della disciplina. Scendendo nella graduatoria, il contingente italiano dimostra una compattezza invidiabile: Francesco Pece e Simona Morosi restano nella top 10, seguiti a breve distanza da Cavagna-Proietti (14°), Rickler Del Mare-Gabbrielleschi (17°), Bergo-Gasperi (18°), Facchini-Minghetti (19°) e Bedeschi-Giraldi (20°).

Camion. La decima tappa ha stravolto gli equilibri tra i giganti della sabbia, regalando una giornata trionfale ai colori della Repubblica Ceca e della Lituania. Ales Loprais (Praga) ha messo a segno una zampata micidiale vincendo la speciale in 05h 35′ 54”, ma la vera notizia è il ribaltone nella classifica generale. Il giovane Mitchel Van Den Brink, finora leader solido, ha vissuto una giornata da incubo perdendo oltre un’ora e undici minuti dal vincitore. Di questo crollo ne ha approfittato immediatamente Vaidotas Zala (Team De Rooy), che con il secondo tempo di tappa si è issato sul trono della Dakar 2026. Ora il lituano guida la corsa con un vantaggio di 18’55’’ su Loprais, mentre Van Den Brink scivola al terzo posto assoluto, staccato di oltre 35 minuti. La lotta per il titolo, che sembrava chiusa, è ora più aperta che mai tra Zala e Loprais.

In questo scenario di grandi stravolgimenti, arriva una notizia splendida per l’Italia: Claudio Bellina ha centrato l’obiettivo. Nonostante una tappa faticosa chiusa in decima posizione (07h 46′ 50”), il pilota bergamasco ha sfruttato le pesanti difficoltà dei rivali diretti per compiere il sorpasso tanto atteso. L’equipaggio Bellina-Arnoletti-Gotti, a bordo dell’Iveco della MM Technology, guadagna infatti una posizione e sale ufficialmente al decimo posto della classifica generale. Il tricolore entra così prepotentemente nella Top 10 assoluta dei camion.

Challenger. La categoria dei prototipi leggeri ha vissuto una giornata di altissima tensione tattica. La speciale è stata vinta dall’olandese Paul Spierings, capace di precedere di poco meno di tre minuti il saudita Yasir Seaidan. Quest’ultimo è stato il vero grande protagonista in ottica classifica: grazie alla piazza d’onore odierna, Seaidan ha scavalcato Nico Cavigliasso (oggi 4°), portandosi in seconda posizione assoluta. In vetta alla generale resiste lo spagnolo Pau Navarro, che nonostante un decimo posto di tappa gravato da 12 minuti di penalità, riesce a conservare un tesoretto di 18’30’’ su Seaidan. Il finale di gara si preannuncia infuocato, con tre piloti racchiusi in meno di un’ora e le dune di Bisha pronte a rimescolare ancora le carte.

Per quanto riguarda i colori italiani, continua l’avventura di Rebecca Busi. La pilota bolognese, navigata dall’esperto Sergio Lafuente, ha interpretato la tappa odierna con l’obiettivo primario di non sottoporre il mezzo a sforzi eccessivi in vista del gran finale. Ha chiuso la speciale in 25ª posizione, un risultato che le permette di mantenere la 28ª posizione nella classifica generale. Nonostante i distacchi pesanti accumulati nelle prime fasi della corsa, la Busi si conferma una delle atlete più tenaci della categoria, puntando con decisione al traguardo finale di Yanbu per completare un’altra Dakar nel suo palmarès.

SSV. La tappa 10 ha emesso un verdetto che profuma di sentenza. L’americano Brock Heger (Loeb Fraymedia Motorsport) ha messo a segno una prestazione autoritaria, vincendo la speciale con poco più di un minuto di vantaggio sul compagno di squadra Xavier de Soultrait. Heger non ha solo vinto la tappa, ma ha dato una spallata forse definitiva alla classifica generale: il suo vantaggio su Kyle Chaney, oggi sesto e apparso meno brillante del solito, è salito a 1 ora e 1 minuto. Un margine che, a soli due giorni dalla fine, permette all’americano di gestire il ritmo senza correre rischi inutili.

Alle spalle del duo statunitense, la lotta per il podio resta l’unico elemento di incertezza. Xavier de Soultrait, con il secondo posto di oggi, ha blindato la sua terza posizione assoluta, staccando ulteriormente l’intramontabile “Chaleco” Lopez, quarto nella generale. La categoria SSV si conferma terreno di caccia per i piloti più esperti e costanti: l’equilibrio tra i primi dieci è spezzato solo dalla velocità pura di Heger, che ha dimostrato di avere una marcia in più in ogni condizione di terreno, dalle pietre alle dune mobili.

Tappa 9 Wadi Ad Dawasir-Bivacco Rifugio (Marathon) – 13 gennaio

La Tappa 9 della Dakar 2026 ha rappresentato un momento cruciale del rally, dando il via alla seconda “Maratona” di questa edizione con 410 km di prova speciale tra Wadi Ad-Dawasir e Bisha. Una giornata segnata da navigazione complessa e da una classifica che si è accorciata sensibilmente in quasi tutte le categorie.

Moto. Lo spagnolo Tosha Schareina (Honda) ha confermato il suo stato di grazia conquistando la sua terza vittoria di tappa in questa edizione. Nonostante il successo di Schareina, il vero vincitore strategico è l’australiano Daniel Sanders (KTM), che ha chiuso al secondo posto di giornata. Grazie alle difficoltà di navigazione incontrate da Luciano Benavides nelle fasi iniziali, Sanders ha ripreso il comando della classifica generale, staccando Ricky Brabec di circa 6 minuti e mezzo.

Ottima prestazione per Paolo Lucci (Rsmoto Rally Team), che si conferma il miglior portacolori azzurro. Lucci ha concluso la tappa in 18ª posizione assoluta, dimostrando una costanza che lo mantiene saldamente nella top 20 della generale. Più staccato Tommaso Montanari, che continua comunque la sua solida corsa verso il traguardo finale di Yanbu.

Auto. La sorpresa di giornata arriva dal giovanissimo polacco Eryk Goczal, che al volante della sua Taurus (Challenger/Ultimate) ha conquistato la sua prima vittoria assoluta di tappa alla Dakar, battendo i colossi del deserto. Sul fronte della classifica generale, è stata una giornata trionfale per il team Ford M-Sport: Nani Roma mantiene la leadership seguito dal compagno di squadra Carlos Sainz. I due veterani occupano le prime due posizioni separate da meno di un minuto, mentre Nasser Al-Attiyah (Dacia) insegue al terzo posto in un fazzoletto di 70 secondi.

In primo piano la prestazione dei fratelli Silvio e Tito Totani a bordo del loro Buggy “Monnalisa”. L’equipaggio abruzzese continua a lottare nelle posizioni di metà classifica della categoria T1.2, confermandosi tra i più veloci degli equipaggi interamente italiani.

Challenger e SSV. Nei veicoli leggeri, lo spagnolo Santi Navarro ha dominato la scena tra i Challenger, mentre tra gli SSV è il portoghese Nuno Morais a dettare il ritmo. Per i colori italiani, Rebecca Busi continua la sua progressione costante, gestendo bene la meccanica in vista della notte senza assistenza prevista dalla tappa maratona.

Camion. Nella categoria dei giganti, continua il duello tra i team olandesi e cechi, ma l’Italia è presente con l’equipaggio di Claudio Bellina, Marco Arnoletti e Bruno Gotti su Iveco Powerstar. Il team bergamasco ha gestito con esperienza le dune della seconda parte della speciale, restando agganciato alle zone nobili della classifica e puntando a un piazzamento nella top 10 finale.

Unterholzner e Gaioni, Dakar 2026, foto Aso-Vialatte

Classic. L’armata italiana continua a dominare la scena grazie a una combinazione di precisione millimetrica nella navigazione e una gestione impeccabile dei mezzi storici. L’equipaggio formato da Marco Ernesto Leva e Alexia Giugni (Mitsubishi Pajero – R Team) si conferma la punta di diamante del movimento azzurro: dopo aver guidato la classifica nelle fasi iniziali, hanno chiuso la Tappa 9 mantenendo saldamente la seconda posizione nella generale, a un soffio dal leader lituano Raisys.

Alle loro spalle brilla la costanza di Josep Unterholzner e Franco Gaioni, che con il loro Pajero occupano stabilmente il podio virtuale della categoria, mentre la pattuglia Tecnosport si mette in luce con la risalita di Lorenzo Traglio e Rudi Briani (Nissan), ormai settimi assoluti e pronti all’assalto finale nelle ultime tappe. Da segnalare anche le ottime prestazioni di Francesco Pece e Simona Morosi, costantemente nella top 10 di giornata, e la determinazione del Ladies Dakar Team di Rachele Somaschini, Serena Rodella e Monica Buonamano, che a bordo dell’imponente Mercedes Unimog stanno portando a termine una gara di regolarità esemplare.

Tappa 8 Wadi Ad Dawasir-Wadi Ad Dawasir – 12 gennaio

L’ottava tappa della Dakar 2026, un anello di 483 km intorno a Wadi Ad Dawasir, segna il punto di svolta per gli “outsider”. Nella speciale più lunga della quindicina, la navigazione solitaria e la capacità di aprire la pista hanno premiato l’audacia, accorciando drasticamente le distanze tra i leader e rimescolando le gerarchie a pochi giorni dal traguardo di Yanbu.

Moto. È la giornata magica di Luciano Benavides. L’argentino mette a segno una prestazione perfetta: apre la strada per tutta la speciale, accumula 7’28’’ di bonus e vince la sua terza tappa di questa edizione. Grazie a questa prova di forza, Benavides conquista la testa della classifica generale, superando il compagno di squadra Daniel Sanders per soli 10 secondi. Alle loro spalle, la minaccia della Honda resta concreta: Ricky Brabec è terzo nell’assoluta a 4’47’’, mentre Tosha Schareina occupa la quarta posizione, staccato di 20 minuti dopo una tappa difficile. In classe Rally 2, Neels Theric (Kove) approfitta di una caduta nel finale di Mike Docherty per aggiudicarsi la speciale. Nella generale della categoria, l’americano Preston Campbell resta leader, ma il suo vantaggio su Toni Mulec scende a 9’36’’.

Il focus sugli italiani: In una giornata così lunga, i piloti azzurri puntano alla regolarità. Il migliore di tappa è il toscano Paolo Lucci, 22° in 5h04’03”, seguito da Tommaso Montanari al 33° posto (5h28’45”). Più staccati Andrea Gava (45°), Tiziano Internò (48°), Cesare Zacchetti (66°) e Mattia Riva (73°). Nella classifica generale, Montanari si conferma il miglior italiano occupando la 23ª posizione assoluta. Seguono Internò (41°), Gava (45°), Zacchetti (62°) e Riva (68°). Paolo Lucci, nonostante la buona tappa odierna, resta molto attardato nell’assoluta (94°) a causa delle pesanti penalità accumulate in precedenza.

Saood Variawa foto Aso

Auto. La categoria vede il successo del ventenne Saood Variawa (Toyota), che bissa l’impresa dell’anno scorso vincendo la tappa per soli 3 secondi sul connazionale Henk Lategan. Nonostante una posizione di partenza svantaggiosa (26°), Variawa ha rimontato checkpoint dopo checkpoint in una speciale velocissima che ha visto sette veicoli racchiusi in meno di due minuti. Henk Lategan, con il secondo tempo di oggi, riesce a scavalcare Nani Roma nella classifica generale, portandosi al terzo posto assoluto a 6’08’’ dal leader. In vetta alla corsa resta Nasser Al Attiyah (Dacia), ma il suo vantaggio è ora ridotto a soli 4 minuti su Mattias Ekström, oggi terzo con il Ford Raptor. L’equilibrio è totale: la top 5 della classifica generale è più corta di quanto non fosse durante il giorno di riposo. Carlos Sainz è quinto a 10’39’’ dalla vetta, mentre Sébastien Loeb insegue in sesta posizione con un distacco di 17 minuti.

Continua la bella gara dell’imperiese Maurizio Gerini, navigatore di Laia Sanz sul prototipo Ebro: oggi ha chiuso la giornata al 23° posto e nella generale è 20° a + 01h 27′ 58” dalla vetta. Dopo l’ottima prestazione di ieri prosegue il cammino degli abruzzesi Silvio e Tito Totani, portacolori di Md Rallye Sport: nella tappa 8 sono arrivati al 101° posto, mentre nella classifica figurano all’84°.

Nani Roma e Sébastien Loeb si preparano alla tappa, foto Aso

Classic. Nella gara di regolarità, la tappa viene vinta dai cechi Ondrej Klymciw e Josef Broz con 22 punti. Ottima prestazione per i colori italiani: Marco Ernesto Leva e Alexia Giugni (R Team) chiudono al 4° posto di tappa con 59 punti, seguiti da Francesco Pece e Simona Morosi (7° posto con 61 punti) e Josef Unterholzner con Franco Gaioni (9° posto con 63 punti).

Nella classifica generale dopo otto tappe, il lituano Karolis Raisys mantiene il comando. Gli italiani restano protagonisti nelle posizioni di vertice: gli altoatesini Unterholzner-Gaioni occupano il 3° gradino del podio provvisorio, seguiti da Leva-Giugni al 6° posto. Più indietro gli altri equipaggi azzurri, tra cui Pece-Morosi (12°), Cavagna-Proietti (15°), Rickler Del Mare-Gabbrielleschi (16°), Bergo-Gasperi (20°) e Facchini-Minghetti (21°). Chiudono la pattuglia italiana nelle posizioni successive Carcheri-Pons (26°), Lipani-Maverik (28°), De Meo-Pelizzeni (32°) e Bini-Manoni (33°).

Challenger. La speciale vive un finale mozzafiato con tre piloti racchiusi in soli 21 secondi. Vince l’olandese Puck Klaassen in 4h55’38”, precedendo di soli 3 secondi Dania Akeel e di 21 secondi Paul Spierings. Nonostante il sesto posto di tappa, Pau Navarro riesce a conservare il primato nella classifica generale, ma il suo vantaggio su Nico Cavigliasso si è ridotto a soli 2’02”. Al terzo posto assoluto sale Lucas Del Rio, staccato però di oltre 40 minuti.

SSV. Oggi l’americano Brock Heger (Loeb Fraymedia Motorsport) ha messo a segno una prestazione magistrale, vincendo la tappa in 05h 04′ 15”. Heger è riuscito a contenere il ritorno dell’argentino Gonzalez Ferioli (+46”) e del portoghese Joao Monteiro (+1’43”).

Grazie alla vittoria odierna, Brock Heger allunga in vetta alla generale con un tempo complessivo di 36h 46′ 28”. Il suo vantaggio sul primo inseguitore, Joao Monteiro, è ora di 47′ 09”, un margine rassicurante ma che non permette distrazioni nelle tappe desertiche finali. Kyle Chaney occupa la terza posizione assoluta (+51’27”). Da segnalare la tenuta di “Chaleco” Lopez, 5° assoluto, che continua a gestire una gara d’esperienza.

Camion. Tra i giganti della strada, l’olandese Mitchel Van Den Brink (Eurol Rallysport) continua la sua marcia trionfale. Ha conquistato l’ottava tappa in 05h 03′ 42”, staccando di 5′ 31” il lituano Vaidotas Zala (Team De Rooy). Più staccato Martin Macik, terzo a oltre 21 minuti, rallentato probabilmente da piccoli problemi nella navigazione tra le dune.

Van Den Brink consolida la sua posizione di leader con un tempo totale di 37h 48′ 31”. Il distacco su Zala sale a 38′ 33”, mentre Martin Macik resta sul podio virtuale della generale a oltre 50 minuti dalla vetta. Ales Loprais insegue al quarto posto, con un gap che sfiora l’ora.
l’equipaggio guidato da Claudio Bellina continua a rappresentare con orgoglio il tricolore.

Al volante del suo Iveco (MM Technology), insieme a Marco Arnoletti e Bruno Gotti, il bergamasco Claudio Bellina ha chiuso l’ottava tappa in 13ª posizione con il tempo di 06h 38′ 52”. Una prestazione solida in una giornata caratterizzata da un terreno molto insidioso per i mezzi pesanti. Grazie a questa regolarità, l’equipaggio Bellina-Arnoletti-Gotti occupa l’11ª posizione assoluta nella classifica generale dei Camion. Il podio è lontano (oltre 8 ore di distacco), ma l’obiettivo di entrare nella top 10 finale è a portata di mano: il decimo posto occupato da Ben De Groot dista infatti meno di 4 minuti.

Notte di lavoro per il team Gealife

Dopo una giornata di riposo trascorsa a riparare un guasto improvviso alla trasmissione, i meccanici del Team GeaLife hanno compiuto un vero miracolo notturno a Riyadh, permettendo ai mezzi di schierarsi all’alba per la tappa verso Wadi Ad-Dawasir, la settima. Negli 880 km di gara, l’Iveco 190 ha brillato con un solido 59° posto, confermando grande affidabilità. Sorte diversa per il “Musone” (914), costretto a una condotta prudente per problemi tecnici; l’equipaggio ha scelto strategicamente di saltare lo Stage 8 per reperire ricambi vitali in città, puntando al rientro in sicurezza per la nona tappa.

Tappa 7 Riyadh-Wadi Ad Dawasir – 11 gennaio

È una tappa lunga e selettiva, subito dopo il giorno di riposo, che non fa rumore in testa ma pesa tantissimo nel corpo della classifica. Davanti i distacchi sono minimi, dietro la gara diventa soprattutto gestione, sopravvivenza e capacità di portare la moto e la macchina fino in fondo.

Moto. La settima tappa viene vinta da Luciano Benavides in 4h00’56”, davanti a Edgar Canet (+4’47”) e Adrien Van Beveren (+4’57”). Daniel Sanders chiude quarto a +5’35”, limitando i danni e riuscendo a conservare la testa della classifica generale. Dopo sette tappe è ancora lui il leader in 28h47’31”, ma con margini ridottissimi: Ricky Brabec è secondo a +4’25” e Benavides terzo a +4’40”. La corsa, numeri alla mano, è apertissima.

Per gli italiani è una giornata di fatica vera, di quelle che non regalano titoli ma raccontano cosa significa stare dentro un rally così. Il migliore di tappa è il toscano Paolo Lucci, 23°, davanti a Tommaso Montanari che chiude 29°. Più indietro Tiziano Internò termina 57°, mentre Cesare Zacchetti, Andrea Gava e Mattia Riva chiudono tutti oltre la 60ª posizione, racchiusi in pochi minuti, segno di una tappa affrontata più in gestione che in attacco. La classifica generale fotografa bene la situazione: Montanari è il miglior italiano ed è 21° assoluto dopo sette tappe, mentre gli altri restano più staccati, impegnati soprattutto nella lotta contro il terreno e contro il tempo massimo.

Auto. Davanti è la giornata di Mattias Ekström, che firma la tappa in 3h44’22” su Ford Raptor. Alle sue spalle João Ferreira (Toyota) chiude a +4’27” e Mitch Guthrie (Ford) a +4’55”, con distacchi contenuti che raccontano una speciale molto combattuta. Toby Price, Lucas Moraes e Sébastien Loeb seguono tutti a pochi secondi l’uno dall’altro, in una fascia di gara estremamente compatta. È una tappa che non stravolge, ma conferma quanto l’equilibrio tra i migliori sia sottilissimo.

Per l’Italia, anche qui il racconto è fatto di resistenza più che di classifica. I fratelli abruzzesi Silvio e Tito Totani chiudono la tappa al 66° posto, con una penalità di 1’30”, portando a casa un’altra giornata complicata ma completata. L’imperiese Maurizio Gerini, navigatore di Laia Sanz sul prototipo Ebro, chiude 24° la tappa 7 e rimane 19° nell’assoluta.

Classic. La classifica dopo la settima tappa racconta una gara ancora apertissima in testa ma soprattutto un Dakar Classic fortemente colorato d’azzurro, perché gli equipaggi italiani sono tantissimi e occupano posizioni di grande rilievo lungo tutta la graduatoria, a cominciare dal podio assoluto dove la leadership resta nelle mani del lituano Karolis Raisys con Christophe Marques, seguito dagli spagnoli Morera-Ruba, ma con un terzo posto pesantissimo per gli altoatesini Josef Unterholzner e Franco Gaioni.

Subito dietro, al quinto posto, emerge un’altra storia tutta italiana con Marco Ernesto Leva e Alexia Giugni, capaci di restare stabilmente nella top five grazie a una regolarità che nella Classic vale quasi più della velocità pura, mentre poco più indietro continua la gara solida di Francesco Pece e Simona Morosi, undicesimi, seguiti da Gian Paolo Cavagna e Francesco Proietti quattordicesimi e da Renato Rickler Del Mare con Massimo Gabbrielleschi quindicesimi, a conferma di una presenza tricolore diffusa nelle posizioni nobili della generale.

Scorrendo la classifica si incontrano poi Giuliano Bergo con Francesca Gasperi al ventesimo posto, Davide Facchini e Francesco Minghetti ventunesimi, Paolo Bedeschi e Iader Giraldi ventiduesimi, Damiano Lipani con Dominella Maverik ventiseiesimi e Luciano Carcheri con Fabrizia Pons ventisettesimi, un blocco compatto di equipaggi italiani che continua a macinare chilometri senza perdere lucidità in una gara che mette alla prova soprattutto affidabilità e navigazione.

Più indietro ma ancora in piena corsa troviamo Michele Bini e Daniele Manoni trentacinquesimi, il trio Andrea Cadei-Marco Valentini-Stefano Sbrana trentaseiesimo, l’equipaggio femminile formato da Rachele Somaschini, Monica Buonamano e Serena Rodella al quarantacinquesimo posto, quindi Filippo Colnaghi e Irene Saderini quarantanovesimi, Paolo Fellin con Werner Gramm cinquantottesimi e Marino Mutti con Angelo Fumagalli cinquantanovesimi, a dimostrazione di una partecipazione italiana non solo numerosa ma anche estremamente resistente.

La lunga maratona della Classic continua poi a vedere impegnati Lorenzo Delladio e Guido Guerrini sessantasettesimi, Giorgio Porello con Simone Casadei e Gianluca Capelli sessantanovesimi, Francesco Valente e Vichi Carlevaris settantesimi, Giuseppe Francesco Simonato con Alexander Sorbelli e Wade Syndiely settantatreesimi, fino ad Andrea Pozzetti con Enea Martino Corna e Luca Macrini settantaseiesimi e Henry Favre con Alessandro Iacovelli ottantaseiesimi, tutti accomunati dalla stessa sfida contro tempo, penalità e fatica.

Camion. La settima tappa dei camion è stata veloce e tirata, con Vaidotas Zala che ha firmato la speciale in 4h27’24” davanti ad Ales Loprais e Martin Macik, in una giornata che ha confermato l’altissimo livello dei protagonisti della categoria. Il risultato ha contribuito a rimescolare solo in parte la classifica generale, che dopo sette tappe vede ora in testa Mitchel van den Brink, seguito da Macik e da Zala, con distacchi ancora contenuti tra i primi tre.

Per l’Italia, l’attenzione resta concentrata sull’equipaggio formato da Claudio Bellina, Marco Arnoletti e Bruno Gotti: 14° di tappa e soprattutto 11° nella generale, un piazzamento che li colloca stabilmente nella prima metà della classifica e che testimonia una Dakar fin qui solida, regolare e senza passaggi a vuoto, in una categoria dove arrivare ogni giorno al traguardo è già una sfida tecnica e mentale enorme.

Challenger. Nessuna rivoluzione, perché la classifica resta apertissima. Dopo sette tappe il comando è nelle mani degli spagnoli Pau Navarro – Jan Rosa (Odyssey Academy by BBR) in 31h17’03”, con un solo minuto di penalità ma una leadership tutt’altro che tranquilla.

Alle loro spalle incalzano gli argentini Nico Cavigliasso e Valen Pertegarini, secondi a +2’48”, protagonisti di una rimonta costante e sempre più credibili nella lotta per la vittoria finale. Terza posizione per Lucas Del Rio eBruno Jacomy, già più staccati a +29’09”, ma ancora solidi in ottica podio.

Partendo dal fondo, tappa difficile per la bolognese Rebecca Busi, che chiude 22° di giornata e 32° nella generale.

SSV. La settima tappa è stata una delle più combattute dell’edizione. A imporsi sono stati Jeremías Gonzalez Ferioli e Gonzalo Rinaldi su Can-Am Factory Team Latam in 4h32’58”, precedendo di appena 7 secondi Kyle Chaney – Jacob Argubright e di 9 secondi João Monteiro – Nuno Morais. Una top 4 racchiusa in poco più di mezzo minuto che fotografa perfettamente il livello altissimo della categoria.

Nonostante la vittoria di tappa, la classifica generale resta saldamente nelle mani di Brock Heger – Max Eddy (Polaris RZR Factory Racing), leader dopo sette tappe in 31h42’13”. Alle loro spalle Chaney – Argubright sono secondi a +40’43”, mentre Xavier De Soultrait – Martin Bonnet completano il podio provvisorio a +44’15”, pagando però alcune penalità.

Più staccati, ma ancora in corsa per le posizioni che contano, João Monteiro, Gonçalo Guerreiro e Chaleco López, mentre Gonzalez Ferioli, nonostante il successo di giornata, resta nono assoluto a quasi tre ore, segno di una Dakar SSV durissima, dove la regolarità conta più delle fiammate.

Tappa 6 Hail-Riyadh – 9 gennaio

È la tappa che porta a Riyadh e “spacca” il rally prima del giorno di riposo: sabbia, ritmo alto e un equilibrio sottile tra attacco e gestione. E infatti, tra moto e auto, la speciale rimescola valori e gerarchie.

Moto. Nella tappa 6 il successo va a Ricky Brabec (3h41’33”), che precede Tosha Schareina (+1’14”) e Daniel Sanders (+1’17”, con 6’ di penalità). Nonostante questo, dopo la speciale Sanders resta in testa alla generale , ma il margine è minimo: Brabec è secondo a +45”, mentre Luciano Benavides è terzo a +10’15”.

Tra gli italiani, il migliore di giornata è Tommaso Montanari: 20° di tappa e 20° assoluto in generale. Seguono Tiziano Interno, 42° di tappa e 38° in generale, poi Andrea Gava, 50° di tappa (con 2’ di penalità) e 43° in generale. Più indietro Mattia Riva (59° di tappa, 67° in generale) e Cesare Zacchetti (72° di tappa, 64° in generale).

Auto. Giornata dominata dalla doppietta Dacia: vincono Nasser Al-Attiyah e Fabian Lurquin in 3h38’28”, davanti a Sébastien Loeb-Edouard Boulanger (+2’58”), con Seth Quintero / Andrew Short terzi (+3’19”). In generale, dopo la tappa 6, cambia la leadership: Al-Attiyah-Lurquin comandano, davanti a Henk Lategan-Brett Cummings a +6’10”, e Nani Roma-Alex Haro terzi a +9’13”.

Per l’Italia, nei tuoi dati compaiono due riferimenti chiari: la spagnola Laia Sanz, navigata dall’imperiese Maurizio Gerini, chiude 18° nella generale dopo una tappa da 26° posto; i fratelli abruzzesi Silvio e Tito Totani sono 84° in generale dopo una tappa chiusa in 77ª posizione.

SSV. La sabbia premia Xavier de Soultrait e Martin Bonnet, con Kyle Chaney e Jacob Argubright secondi a +2’07” e “Chaleco” Lopez e Álvaro León terzi a +2’34”. In generale però la situazione resta guidata da Brock Heger e Max Eddy: alle loro spalle De Soultrait-Bonnet sono secondi a +32’20”, mentre Chaney-Argubright occupano il terzo posto a +53’18”.

Challenger. Successo di Ignacio Casale-Carlos “Cadu” Sachs, con Dania Akeel-Sébastien Delaunay secondi a +0’38” e Kevin Benavides-Lichi Sisterna terzi a +1’40” (con 20” di penalità). In generale resta davanti Pau Navarro e Jan Rosa, seguito da Nico Cavigliasso-Valen Pertegarini a +4’57” e da Lucas Del Rio-Bruno Jacomy a +25’54”.

Classic. La tappa 6 della Classic si gioca sui punti e premia Karolis Raisys e Christophe Marques (58), davanti agli altoatesini Josef Unterholzner-Franco Gaioni (60, +2) e al terzetto composto da Tomasz Białkowski, Dariusz Baskiewicz e Adam Grodzki (61, +3). In generale, dopo la sesta giornata, Raisys-Marques restano al comando con 387 punti, ma l’Italia sale forte: Marco Ernesto Leva e Alexia Giugni sono secondi con 484 (+97), mentre Juan Morera-Lidia Ruba completano il podio provvisorio con 518 (+131).

Sul fronte italiano una giornata “a due facce”: Unterholzner-Gaioni (R Team) sono 2° di tappa e 5° assoluti in generale (578), mentre Leva-Giugni chiudono 14° di tappa ma tengono la posizione chiave, 2ª assoluta nella generale. Dentro la top 20 di tappa entrano anche Taz Harvey-Rocco Sbaraglia (9°), Francesco Pece-Simona Morosi (15°) e Gian Paolo Cavagna-Francesco Proietti (20°), con Cavagna/Proietti che in generale sono 18° e Harvey/Sbaraglia 17°, Pece/Morosi 16°.

Più indietro ma ben presenti nella classifica assoluta troviamo Giuliano Bergo-Francesca Gasperi (21° in generale), Paolo Bedeschi-Iader Giraldi (26°), Davide Facchini-Francesco Minghetti (27°) e Luciano Carcheri-Fabrizia Pons (31°). Per il progetto tutto al femminile su camion nella Classic, Rachele Somaschini, Monica Buonamano e Serena Rodella chiudono la tappa 52° e sono 44° nella generale. Tra gli altri equipaggi citati nel tuo elenco: Porello-Casadei-Capelli sono 69° in generale; Delladio-Guerrini 64°; Simonato-Syndiely-Sorbelli 73°; Colnaghi-Saderini 50°.

Camion. Nei truck Ales Loprais, David Kripal e Jiri Stross precedono Vaidotas Zala-Paulo Fiuza-Max van Grol (+1’58”) e Mitchel van den Brink-Bart van Heun-Jarno van de Pol (+2’46”, con 1’ di penalità). Ma la generale, dopo la tappa 6, mette in cima proprio van den Brink-van Heun-van de Pol con 28h04’08” (1’ di penalità): alle spalle Martin Macik-Frantisek Tomasek-David Svanda sono secondi a +35’24”, e Loprais-Kripal-Stross terzi a +46’10” (con 26’10” di penalità).

Per l’Italia, il riferimento principale è Claudio Bellina, Marco Arnoletti e Bruno Gotti (MM Technology): 10° di tappa e 11° assoluti in generale. Un piazzamento che conferma la loro presenza stabile dentro il gruppo dei migliori dopo sei tappe.

Dichiarazioni degli italiani dopo la Tappa Marathon

Nelle auto continua la bella prestazione di Maurizio Gerini, motociclista ligure che per l’occasione naviga Laia Sanz sull’Ebro S800 XRR: attualmente sono diciassettesimi assoluti tra le auto. La spagnola ha raccontato: “Ieri siamo riusciti a restare nella top 10 per buona parte della giornata. Oggi volevamo spingere un po’ di più, ma una foratura al chilometro 40 e un piccolo errore su un waypoint ci hanno costretto a restare bloccati dietro un altro concorrente per circa 200 km, fino a quando siamo finalmente riusciti a superarlo.
Finora è stata una Dakar davvero molto positiva!
“.

Nei Challenger l’emiliana Rebecca Busi è trentaduesima con la vettura del team tedesco X-Raid: “Sono state due tappe estremamente impegnative, affrontate con l’obiettivo principale di preservare la macchina ed evitare qualsiasi problema tecnico. Abbiamo preferito gestire e risparmiare il mezzo e, incredibile ma vero, siamo riusciti a non forare nemmeno una volta“.

Nella Dakar Classic prosegue l’avventura del Ladies Dakar Team con Rachele Somaschini, Serena Rodella e Monica Buonamano sul camion battezzato “Purplebee”. La pilota milanese, che nel deserto dell’Arabia ha toccato i 100 rally in carriera, ha dichiarato: “La Tappa Marathon è quanto di più vicino abbia mai vissuto riguardo al concetto di sopravvivenza. Due giorni e quasi 1.000 km tra pietraie e salite ripidissime, il camion che ondeggia sulla sabbia e non va su, il sudore lungo la schiena, i concorrenti “piantati” davanti a te, le medie che saltano, la fatica, i nervi a fior di pelle. Dura, durissima, ma un viaggio fisico e metafisico senza pari. Ora non c’è il tempo per pensare troppo perché abbiamo la sveglia alle 3“. 

Anche il navigatore di lungo corso Rudy Briani è già pronto a tornare in gara insieme a Lorenzo Traglio e il pick up Nissan di Tecnosport con il quale ricopre la quinta piazza assoluta nella Classic: “Sono stati due giorni, lunghi ed intensi. Ieri e oggi prove di navigazione dove abbiamo aperto la strada con un bel trenino dietro, ma questo é il “gioco”. Ancora alcune cose da migliorare ma continuiamo a combattere. Domani c’è la tappa più lunga della Classic, 917 km per arrivare alla tappa di riposo. Sveglia alle 2.30…“.

Sopravvissuto finora all’inferno dakariano anche il torinese Cesare “Zac” Zacchetti, al via con una Honda nella graduatoria Original by Motul: “Ho fatto 800 km di speciale in due giorni. Per me l’area più bella dell’’Arabia Saudita, guidare qui è qualcosa di magico, entri in una sorta di trance, ti connetti con il territorio. Oggi ho viaggiato da solo per tanto tempo in questa immensità, ho provato pace e gioia“.

Tappa 5 Bivacco Rifugio-Hail (Marathon) – 8 gennaio

Ekstrom-Bergkvist, foto Aso

Dal bivacco di oggi ad Hail la Dakar 2026 consegna una Tappa 5 che, tra navigazione e gestione senza assistenza, ha lasciato il segno in tutte le categorie e ha ridisegnato equilibri e strategie in vista della giornata di dune che si annuncia decisiva.

Moto. La giornata premia Luciano Benavides (Ktm), che firma il miglior tempo in 4h05’16’’ e torna a colpire “sotto traccia” come spesso gli capita, davanti a Ignacio “Nacho” Cornejo (Hero), secondo a 3’51’’, e al leader ritrovato Daniel Sanders (Ktm), terzo a 5’50’’: una tappa che conferma quanto il ritmo sia alto anche quando la giornata richiede lucidità più che istinto. In classifica generale, dopo cinque tappe, Sanders riprende la testa con soltanto 2’02’’ di margine su Ricky Brabec, mentre Benavides sale sul podio provvisorio a 5’55’’ dal compagno di squadra: dietro, Tosha Schareina paga una penalità di 10 minuti e scivola quarto a 11’59’’, con Cornejo quinto a 18’38’’.

Per gli italiani, la Tappa 5 porta in evidenza soprattutto i nordisti tra le due ruote: Tommaso Montanari chiude 22° di speciale a 37’47’’ e resta 20° nell’assoluta; Andrea Gava è 32° di tappa a 51’48’’ e 44° in generale; Tiziano Interno termina 39° a 1h04’29’’ e sale 38° nella generale; Mattia Riva è 58° a 1h36’06’’ e 73° dopo cinque tappe; Cesare “Zac” Zacchetti, al via nella Original by Motul, chiude 63° a 1h40’30’’ e si conferma 63° anche in classifica generale, portando avanti il suo Dakar “di sostanza” e di resistenza.

Adrien Van Beveren, Monster Energy Honda HRC, foto Aso

Auto. Passando alle quattro ruote, la Tappa 5 è ancora a tinte Ford: Mitch Guthrie e Kellon Walch vincono di nuovo, con Nani Roma e Alex Haro secondi sul campo ma penalizzati (1’10’’) e quindi staccati a 1’06’’, mentre Martin Prokop e Viktor Chytka completano il podio a 2’14’’. Una giornata che ribadisce la profondità del pacchetto Raptor e che lascia la generale apertissima, anche perché davanti resta Henk Lategan con Brett Cummings su Toyota, seguito da Nasser Al-Attiyah con Fabian Lurquin su Dacia a 3’17’’ (con 2 minuti di penalità già conteggiati), e da Mattias Ekström con Emil Bergkvist su Ford a 5’38’’. Subito dietro la coppia Ford Roma-Haro è quarta a 6’59’’, Carlos Sainz con Lucas Cruz è quinto a 8’33’’, mentre Guthrie è sesto a 16’23’’: i distacchi raccontano di una sfida ancora tutta da giocare, con Dacia e Ford pronti a scompaginare i piani di Toyota non appena il percorso diventa più “da lettura” o più sabbioso.

Tra gli italiani in gara nella Dakar moderna oggi si segnala il ligure Maurizio Gerini, navigatore di Laia Sanz, ventunesimi di tappa.

Camion. Qui Tappa 5 parla chiaro: vince Martin Macik con Frantisek Tomasek e David Svanda in 4h30’26’’ (con 1’ di penalità indicato), davanti a Kay Huzink con Rob Buursen e Gerrit Schoneveld a 3’18’’, e a Mitchel van den Brink con Bart van Heun e Jarno van de Pol a 4’01’’. In classifica generale Macik comanda con 23h42’03’’, con Mitchel van den Brink secondo a 8’29’’ e Ales Loprais terzo a 54’25’’ (con 23’10’’ di penalità riportati). Per l’Italia del Nord, qui c’è un dato che conta: l’equipaggio bergamasco di Claudio Bellina con Marco Arnoletti e Bruno Gotti chiude 15° di tappa a 1h09’00’’ e si mantiene 11° in generale a 5h23’03’’ dalla vetta, inserito nel gruppo MM Technology che in queste prime giornate sta tenendo un ritmo alto e costante.

Classic. Il miglior punteggio di giornata va a Karolis Raisys e Christophe Marques (43 punti), davanti agli italiani Francesco Pece e Simona Morosi (57 punti) e a Marco Ernesto Leva con Alexia Giugni (63 punti), in una top 3 che vede l’Italia subito protagonista con due equipaggi. La classifica generale, dopo cinque tappe, vede Raisys sempre leader con 329 punti, ma alle sue spalle sale fortissimo il Nord Italia: Leva-Giugni sono secondi a 56 punti (385), mentre Juan Morera e Lidia Ruba sono terzi a 122 (451).

Ed è proprio nella Classic che la presenza dei nordisti appare più ampia e strutturata: oltre al già citato Leva con Giugni, spicca il lavoro della Tecnosport, che nella giornata piazza Lorenzo Traglio con Rudy Briani ottavi di tappa (99 punti) e quinti in generale (476), mentre Gian Paolo Cavagna con Francesco Proietti chiude decimo di tappa (108) e resta 20° dopo cinque tappe (1284).

Harvey-Sbaraglia con la Nissan di Tecnosport foto Aso

Classic. Josef Unterholzner con Franco Gaioni termina 7° di tappa (95) e si conferma 7° in generale (518). Pece e Morosi, secondi di giornata, restano 17° in generale (929) dopo penalità accumulate; Filippo Colnaghi con Irene Saderini chiude 28° di tappa (479) ed è 19° nella generale (1252).

Il ligure Luciano Carcheri navigato dalla leggendaria Fabrizia Pons conclude 36° di tappa (605) e sale 31° in classifica generale (2169), mentre Giuliano Bergo con Francesca Gasperi è 22° di giornata (302, con 70 di penalità) e 23° in generale (1632). Lorenzo Delladio con Guido Guerrini chiude 48° di tappa (1004) e risale 54° dopo diverse vicessitudini alla sua Porsche.

Nella Truck Classic, l’equipaggio di Giorgio Porello con Simone Casadei e Gianluca Capelli è 56° di tappa (2547) e 55° in generale (8391), mentre Giuseppe Francesco Simonato con Wade Syndiely e Alexander Sorbelli è 60° di giornata (4032) e 56° nella generale (8916).

Nel quadro generale della presenza nordista al via, restano inoltre i progetti “simbolo” già annunciati, a partire dal Ladies Dakar Team con Rachele Somaschini, Serena Rodella e Monica Buonamano su Mercedes-Benz Unimog 435 del 1988, insieme al lavoro di assistenza e struttura che ruota attorno a Tecnosport: la Dakar Classic, anche oggi, è la categoria che fotografa meglio un Nord Italia numeroso e organizzato.

SSV. Si decide tutto sul ritmo puro: vince Kyle Chaney con Jacob Argubright in 4h17’22’’, davanti a Chaleco Lopez con Álvaro León a 51’’ e a Brock Heger con Max Eddy a 3’27’’. In generale però resta davanti Heger, con Xavier de Soultrait secondo a 37’36’’ e Chaney che, grazie al successo di giornata, sale terzo a 56’27’’. Qui la classifica resta compatta tra i primi, e la tappa di dune può rimettere tutto in discussione.

Challenger. Distacchi da cronometro: Lucas del Rio con Bruno Jacomy vince in 4h18’09’’, con Pau Navarro e Jan Rosa secondi a 24’’ e Dania Akeel con Sébastien Delaunay terzi a 28’’. Nella generale Navarro resta leader con 22h39’37’’, ma con margini ridottissimi: Yasir Seaidan è secondo a 4’26’’ e Nico Cavigliasso terzo a 8’25’’. Del Rio è quarto a 12’23’’. Anche qui, vista la vicinanza dei tempi, la prossima speciale nelle dune può cambiare gerarchie in poche decine di chilometri.

Tappa 4 Alula-Bivacco Refuge (Marathon) – 7 gennaio

Moto. È stata una tappa che si può raccontare in dieci secondi: quelli che separano i primi tre. Tosha Schareina ha vinto in 4h31’56”, precedendo Ricky Brabec di 6″ e Skyler Howes di 10″ per un uno-due-tre Honda che fotografa perfettamente l’equilibrio di questa Dakar. L’effetto sulla generale è ancora più emblematico: dopo la Tappa 4 Schareina e Brabec sono pari tempo, con lo spagnolo leader per miglior piazzamento nell’ultima tappa utile; Daniel Sanders è terzo a +1’24”.

Per gli italiani, la giornata più pulita e redditizia è quella del toscano Paolo Lucci, 15° di tappa a +24’01” e soprattutto 14° in generale a +1h49’14”: un piazzamento che lo tiene nel gruppone “alto” dei privati. Più indietro, ma con continuità, Tommaso Montanari (24° di tappa, 22° in generale a +2h53’43”) e il blocco Nord Italia sulle due ruote: Tiziano Interno (35° e 38° in generale), Andrea Gava (48° e 47° in generale), Cesare “Zac” Zacchetti (67° e 64° in generale) e Mattia Riva (76° e 78° in generale). Niente fuochi d’artificio, ma una Tappa 4 “da Dakar” vera: arrivare, imparare, non buttare via ore.

Lategan-Cummings

Auto. Davanti, il sudafricano Henk Lategan ha trasformato la giornata in un segnale: vittoria con la Toyota in 4h47’08” e distacco pieno su Nasser Al-Attiyah, secondo con Dacia a +7’03”. Terzo il polacco Marek Goczal a +14’15”. Il valore del colpo si misura nella generale: dopo quattro tappe Lategan comanda in 16h29’15”, con Al-Attiyah a +3’55” e Mattias Ekström terzo a +13′. Dentro i primi, l’Italia qui si legge soprattutto al sedile di destra: Maurizio Gerini, navigatore di Laia Sanz, chiude 14° di tappa a +28’58” e si porta 18° assoluto in generale a +42’06”. Più staccati gli altri italiani: i fratelli abruzzesi Silvio e Tito Totani sono 64° di tappa e 68° in generale.

SSV. Nella categoria dei side-by-side la Tappa 4 è stata un affare americano: Brock Heger e Max Eddy vincono in 5h21’48” (con 10″ di penalità), davanti a Joao Monteiro / Nuno Morais a +16’02” e a Joao Dias / Daniel Jordao a +16’40”. La tappa, però, non è stata solo una questione di distacchi: ha ridisegnato anche la classifica, perché in generale Heger resta leader, ma dietro si è inserito forte Xavier De Soultrait con Martin Bonnet, secondi a +31’31”. Terzo Alexandre Pinto / Bernardo Oliveira a +47’56”. Monteiro, secondo di tappa, è solo quinto in generale a +56’42” (con 10″ di penalità), segno che in SSV la costanza sta pesando quanto le zampate.

Challenger. Qui la Tappa 4 ha avuto un vincitore netto, ma una generale ancora apertissima. Nico Cavigliasso / Valen Pertegarini firmano la tappa in 5h23’12”, davanti a Pau Navarro / Jan Rosa a +2’29” e a Dania Akeel / Sébastien Delaunay a +4’06”. Eppure, dopo quattro tappe, al comando resta Yasir Seaidan / Xavier Flick: Navarro è secondo a +45″ (18h21’04”) e Cavigliasso, pur vincitore di giornata, è terzo a +6’45” (18h27’04”). L’Italia qui ha un volto preciso: la bolognese Rebecca Busi chiude 22ª di tappa (con 6′ di penalità) e in generale è 23ª a +14h10’27”: distacco pesante, ma in una Dakar così, ogni tappa portata a casa conta più della posizione nuda e cruda.

Camion. Tra i truck Martin Macik continua a mettere fieno in cascina: vittoria di tappa in 5h40’19”, con Mitchel van den Brink secondo a +12’49” e Vaidotas Zala terzo a +18’09”. In generale, però, la notizia vera è che la corsa è stretta: Macik è leader in 19h11’37”, van den Brink lo segue a +4’28” e Ales Loprais è terzo a +30’02”.

Dakar Classic. È qui che la Tappa 4 parla italiano con una densità che non ha paragoni nelle altre categorie. La tappa premia Raisys / Marques (Ovoko) con 24 punti, davanti a Gublin / Sousa (Bolides) a 25 (+1) e Baridwan / Daunoravicius a 44 (+20). Ma appena dietro si apre il capitolo azzurro: Davide Facchini / Francesco Minghetti sono settimi, poi Taz Harvey / Rocco Sbaraglia ottavi, e soprattutto Marco Ernesto Leva / Alexia Giugni noni, con un risultato che pesa ancora di più nella generale, dove Leva e Giugni sono addirittura quarti assoluti a 367 punti (+88).

Non è un episodio isolato: in top ten generale c’è anche Lorenzo Traglio / Rudy Briani, settimi a 397 punti (+118), mentre Josef Unterholzner / Franco Gaioni sono decimi a 453 (+174). Dietro, la “trama di squadra” continua con tanti nomi del Nord: Carcheri / Pons, Colnaghi / Saderini, Cavagna / Proietti, Bergo / Gasperi, Porello, e il Ladies Dakar Team con Rachele Somaschini, Monica Buonamano e Serena Rodella, che chiude la tappa 64° e figura 53° in generale. Giornata complessa invece per Delladio / Guerrini sulla Porsche 959, 84° di tappa e 77° in generale per un guasto meccanico al supporto dell’ammortizzatore.

ancora problemi per delladio-guerrini

Dichiarazioni dopo la Tappa 3

Maurizio Gerini, imperiese, naviga Laia Sanz tra le auto: “Una guida attenta ci ha permesso di non commettere errori e fare una tappa abbastanza liscia. Abbiamo concluso con un ottimo tempo e pronti per tappa 4 e 5 che sarà lo stage marathon. Ci sentiamo tra due giorni!“.

Grandi difficoltà per la Porsche 959 di Lorenzo Delladio e Guido Guerrini con i colori di Sportmotors Management: “Dopo 571 km di prove, abbiamo avuto problemi di alimentazione. I meccanici stanno cercando di montare un radiatore per raffreddare la benzina, in modo che non si fermi anche domani. Abbiamo pagato un sacco di penalità, il problema era arrivare al fondo e ce l’abbiamo fatta“.

Rudy Briani, in gara con Lorenzo Traglio su Nissan Terrano sempre nella Dakar Classic, racconta: “Altra giornata alla rincorsa, alla fine terzi di tappa e primi del nostro gruppo. Abbiamo recuperato un po’ di posizioni nella classifica generale. Domani tappa Marathon senza assistenza e con bivacco quasi inesistente. Saranno due giorni molto intensi”.

Rachele Somaschini, sul camion Mercedes battezzato Purplebee, illustra la sua prova nella Dakar Classic: “Anche la tappa della Befana – con i suoi 503 km, di cui 266 di prove speciali – è arrivata al termine. Tutto ok seppur tra alti e bassi. Sentiamo di avere maggiore confidenza con il mezzo, le difficoltà e i ritmi frenetici di gara. Nella giornata non c’è un minuto di sosta nemmeno per mangiare e per un panino bisogna uscire dall’ultima prova o sgranocchiare qualcosa mentre si è in trasferimento. Abbiamo fatto una prova molto buona, perfetta per 92 Km su 100, poi la sabbia molle del Wadi ci ha scombinato la media… Comunque siamo soddisfatte di come stiamo affrontando la gara e facciamo del nostro meglio per migliorare anche il risultato. È ancora lunga!“.

Il team Gealife impegnato nel deserto

Tappa 3 Alula-Alula – 6 gennaio

Moto. La vittoria di tappa va a Tosha Schareina (Honda), che chiude la speciale in 4h26’39’’, imponendo un ritmo costante e senza errori. Alle sue spalle Daniel Sanders (KTM) è secondo a +3’28’’, un risultato che gli consente di difendere la leadership della generale, mentre Ricky Brabec (Honda) termina terzo a +4’17’’, pagando però 2 minuti di penalità che pesano sul totale.

La classifica generale, dopo tre tappe, vede Sanders al comando in 12h12’31’’, con Schareina secondo a +1’13’’ e Brabec terzo a +3’07’’: distacchi ancora contenuti, che raccontano una sfida apertissima tra KTM e Honda.

In chiave italiana, la giornata conferma un approccio estremamente razionale, soprattutto per i piloti del Nord Italia. Cesare “Zac” Zacchetti, impegnato nella Original by Motul, chiude la tappa in 71ª posizione e risale al 69° posto in generale, continuando una Dakar costruita senza sbavature. Tiziano Internò termina 41° di tappa ed è 42° assoluto, mentre Andrea Gava chiude 52°, pagando 15 minuti di penalità che lo portano al 52° posto in classifica generale. Giornata più complessa per Mattia Riva, 87° di tappa e 88° assoluto, ma ancora pienamente in gara. Nessun exploit, ma nessun errore grave: in questa fase, è esattamente ciò che serve.

Auto. La tappa 3 è una speciale da ritmo pieno, vinta dall’equipaggio Ford Mitch Guthrie – Kellon Walch, che fermano il cronometro su 4h04’32’’. Alle loro spalle chiudono Martin Prokop – Viktor Chytka a +2’27’’, mentre Guy Botterill – Oriol Mena completano il podio di giornata a +5’23’’.

Il dato più interessante arriva però dalla classifica generale, che dopo tre tappe è ancora compattissima: Guthrie e Walch salgono al comando in 11h27’20’’, con Prokop a soli +26’’ e Mattias Ekström – Emil Bergkvist terzi a +1’08’’. Una situazione che non consente margini di errore e che promette continui ribaltamenti.

Per l’Italia, la giornata più solida è ancora quella di Maurizio Gerini, navigatore di Laia Sanz: l’equipaggio chiude 13° di tappa a +15’13’’ e risale al 18° posto in generale a +27’55’’, nonostante 2 minuti di penalità. È una posizione che mantiene l’equipaggio in una fascia di classifica ancora strategicamente interessante. Più indietro i fratelli Silvio e Tito Totani, 79° di tappa e 89° assoluti, penalizzati da una giornata complessa che li allontana dalla parte centrale della graduatoria.

Classic. Nella tappa 3 pesa molto più dei chilometri percorsi, perché le penalità iniziano a incidere in modo sensibile. La vittoria di giornata va all’equipaggio polacco Białkowski–Baskiewicz–Grodzki con 97 punti, ma l’Italia resta protagonista.

Marco Ernesto Leva e Alexia Giugni chiudono una tappa più complicata, 16° di giornata con 30 punti di penalità, ma mantengono la 3ª posizione in classifica generale con 279 punti, a 25 punti dalla testa: la corsa resta apertissima. La prestazione più brillante tra gli italiani arriva però da Lorenzo Traglio e Rudy Briani, 3° di tappa con 106 punti, che risalgono al 5° posto assoluto e si confermano pienamente competitivi.

Traglio-Briani

Prosegue con grande regolarità anche la Dakar di Josef Unterholzner e Franco Gaioni, 18° di tappa e 10° in generale, mentre Filippo Colnaghi – Irene Saderini chiudono 11° di giornata e occupano la 18ª posizione assoluta. A seguire, Cavagna–Proietti sono 25°, Carcheri–Pons 34°, Bergo–Gasperi 33°, con il Ladies Dakar Team che avanza in 56ª posizione, continuando a privilegiare affidabilità e continuità.

Challenger. Nella tappa 3 la più rapida è Puck Klaassen (302) con 4h28’25’’, davanti a Yasir Seaidan (304) a +8’25’’ e a Pau Navarro (336) a +11’18’’. In generale dopo tre tappe però comanda Seaidan in 12h47’51’’, con Klaassen seconda a +2’53’’ e Lucas Del Rio (338) terzo a +3’50’’ (con +50’’ di penalità). L’unica italiana in evidenza qui è Rebecca Busi: 15ª di tappa (10’’ di penalità) ma scivola al 32° posto assoluto con un ritardo pesante, +12h57’50’’.

rebecca busi, x-raid team

SSV. Tappa a stelle e strisce: vince Brock Heger (401) in 4h38’09’’, davanti a Gonçalo Guerreiro a +5’18’’ e Joao Monteiro a +5’32’’. In classifica generale Heger resta leader in 13h08’47’’, con Guerreiro a +43’’ e De Soultrait terzo a +11’07’’: distacchi corti davanti, segno che qui la partita si gioca ancora sul filo dei secondi.

Camion. Parliamo di un affare olandese: vince Mitchel Van den Brink in 4h52’59’’, con Ales Loprais secondo a +1’02’’ e Richard de Groot terzo a +3’35’’. In generale dopo tre tappe Van den Brink resta al comando, ma alle sue spalle si accende la lotta: Martin Macik è 2° a +8’21’’ e Loprais 3° a +8’54’’ (con 2’10’’ di penalità).

Per l’Italia, il riferimento è l’equipaggio Bellina–Arnoletti–Gotti (610): 13° di tappa e soprattutto decimo assoluto a +2h31’27’’ dalla vetta, dentro la top ten in una categoria dove i distacchi davanti sono ancora relativamente stretti.

delladio-guerrini impegnati nella dakar classic

Tappa 2 Yanbu-Alula – 5 gennaio

La seconda tappa della Dakar 2026 ha iniziato a dare forma alle classifiche, confermando un livello altissimo in tutte le categorie e offrendo indicazioni già significative anche per gli italiani, con particolare attenzione agli equipaggi e ai piloti del Nord Italia.

Moto. La speciale ha visto il successo di Daniel Sanders su KTM in 4h13’37’’, davanti a Edgar Canet e a Ricky Brabec, con distacchi contenuti che riflettono una battaglia già serrata tra KTM e Honda; nella classifica generale Sanders resta al comando con appena 30’’ su Canet e poco più di due minuti su Brabec.

In chiave italiana, la giornata più solida è stata quella del toscano Paolo Lucci, 20° di tappa e 21° nell’assoluta, mentre per il Nord Italia hanno chiuso regolarmente la speciale Andrea Gava, Tiziano Interno, Cesare Zacchetti e Mattia Riva: Zacchetti, impegnato nella categoria Original by Motul, ha portato a termine senza sbavature una tappa lunga e selettiva, così come Gava e Interno, che proseguono il loro cammino con l’obiettivo di consolidare chilometri ed esperienza, mentre Riva ha pagato qualche difficoltà in più ma resta pienamente in gara.

Challenger. La Tappa 2 ha premiato David Zille davanti a Yasir Seaidan e Lucas Del Rio, mentre proprio Del Rio guida la classifica generale con un margine ridotto su Seaidan e su Puck Klaassen, a conferma di una categoria estremamente compatta e ancora tutta da decidere.

SSV. Il successo è di Gonçalo Guerreiro-Maykel Justo, davanti a Florent Vayssade-Nicolas Rey e a Xavier De Soultrait-Martin Bonnet, quest’ultimi penalizzati di 1 minuto ma comunque protagonisti. Ed è proprio l’equipaggio De Soultrait-Bonnet a guidare la classifica generale SSV con 8h24’16’’, seguiti da Guerreiro-Justo a +1’47’’ e da Brock Heger-Max Eddy.

Auto. La Tappa 2 ha confermato un livello altissimo di competitività, con distacchi minimi tra i primi. La vittoria va all’equipaggio Seth Quintero e Andrew Short, che con la Toyota del team ufficiale ferma il cronometro su 3h57’16’’, imponendo un ritmo costante e pulito dall’inizio alla fine. Alle loro spalle chiudono Henk Lategan-Brett Cummings, distanziati di 1’42’’, mentre Yazeed Al Rajhi-Timo Gottschalk completano il podio a +1’56’’, confermando un trio di testa molto compatto.

Più staccati, ma sempre nel gruppo di vertice, Toby Price-Armand Monleon e João Ferreira-Filipe Palmeiro, entrambi entro i cinque minuti. Giornata regolare per Sébastien Loeb-Edouard Boulanger, settimi a +6’07’’, mentre tra gli equipaggi con piloti italiani spicca la prova di Maurizio Gerini, navigatore di Laia Sanz 21° a +13’59’’, senza errori rilevanti in una tappa molto selettiva. Più indietro, gli abruzzesi Silvio e Tito Totani penalizzati di 20 minuti.

La classifica generale delle auto dopo due tappe racconta però una storia diversa: al comando salgono Nasser Al-Attiyah e Fabian Lurquin su Dacia, grazie a una grande costanza più che a una singola vittoria di tappa. Subito dietro, a soli 7 secondi, si piazzano Quintero e Short (Toyota), rallentati però da una penalità di 2 minuti che pesa sul totale. Terza posizione per Guillaume de Mévius e Mathieu Baumel (Mini) a +1’09’’, davanti a Lategan-Cummings e a Loeb-Boulanger, tutti racchiusi in meno di due minuti dal leader: una generale quindi ancora apertissima. Per quanto riguarda gli italiani, Sanz-Gerini occupano la 22ª posizione a +23’14’’ (con 2 minuti di penalità), mentre Totani-Totani sono 98°.

Nasser Al Attiyah, Dacia

Classic. Passando alla Dakar Classic, dove il criterio è quello dei punti di regolarità e non dei tempi assoluti, la tappa 2 vede al comando Karolis Raisys-Christophe Marques con 48 punti, davanti a Maxence Gublin-Anthony Sousa (50 punti) e a Marco Ernesto Leva-Alexia Giugni (54 punti), che restano pienamente in corsa per la vittoria finale. Ottima la prova degli equipaggi italiani, soprattutto del Nord Italia: Lorenzo Traglio e Rudy Briani chiudono quarti con 60 punti, seguiti poco più indietro dagli altoatesini Josef Unterholzner e Franco Gaioni, settimi. Più arretrati ma regolari Gian Paolo Cavagna-Francesco Proietti, Giuliano Bergo-Francesca Gasperi e Luciano Carcheri-Fabrizia Pons.

La classifica generale Classic dopo due giornate è estremamente interessante: Raisys-Marques e Leva-Giugni sono appaiati in testa a 125 punti, segno di una lotta apertissima. Alle loro spalle salgono Gublin-Sousa e Unterholzner-Gaioni, mentre Traglio-Briani restano pienamente competitivi in ottava posizione. Tra gli altri italiani del Nord, Cavagna-Proietti, Carcheri-Pons, Bergo-Gasperi, Colnaghi-Saderini e Delladio-Guerrini occupano la parte centrale e bassa della classifica, con distacchi crescenti dovuti soprattutto alle penalità accumulate.

Camion. La Tappa 2 è stata molto combattuta, con distacchi ridottissimi nelle prime posizioni e una classifica che ha poi inciso in modo sensibile sugli equilibri della generale. Il miglior tempo è stato fatto registrare dall’equipaggio Gert Huzink, Hugo Kupper e Mario Kress, che con il Kuipers Jongbloed Hybrid ha chiuso in 4h42’45’’, pagando però 10 secondi di penalità. Alle loro spalle, staccati di appena 32 secondi, si sono inseriti Vaidotas Zala/Paulo Fiuza/Max Van Grol, mentre Martin Macik/Frantisek Tomasek/David Svanda hanno completato il podio di giornata a +1’09’’, confermando l’ottimo passo già mostrato nella prima tappa. Tra gli equipaggi italiani spicca l’11° posto di Claudio Bellina, Marco Arnoletti e Bruno Gotti, con un distacco di 56’04’’ dal vincitore di tappa.

La classifica generale Camion dopo due tappe vede però un cambio al vertice rispetto alla singola giornata. Al comando si porta Mitchel Van den Brink con il suo equipaggio, in 8h29’58’’, grazie a una notevole regolarità più che a un successo parziale. Alle sue spalle restano in piena lotta Zala-Fiuza-Van Grol, secondi a +3’06’’ ma gravati da 2 minuti di penalità, e Macik-Tomasek-Svanda, terzi a +3’30’’, distacco che mantiene il confronto apertissimo. Per quanto riguarda l’Italia, Bellina-Arnoletti-Gotti occupano la 10ª posizione assoluta, a 1h40’15’’ dalla testa, un risultato solido che li colloca stabilmente nella top ten.

Tappa 1 Yanbu-Yanbu – 4 gennaio

La prima prova della Dakar 2026 mette subito il sigillo dei big e disegna una gerarchia chiara: davanti si corre a ritmo altissimo, dietro chi ha obiettivi di costanza e sopravvivenza imposta una giornata più “da gestione”, perché basta un errore per compromettere una settimana. Nel complesso, per l’Italia l’avvio è a due facce: solido e incoraggiante tra moto e soprattutto Classic, più interlocutorio nelle auto moderne dove la pattuglia azzurra deve ancora trovare spazio.

Moto. Il successo di giornata è di Edgar Canet, che apre con il miglior tempo in 3h16’11’’ e dimostra subito di avere gamba e navigazione. Daniel Sanders è secondo a 1’02’’ con un’altra KTM in pieno controllo, mentre Ricky Brabec porta Honda sul podio a 1’32’’. È un arrivo ravvicinato che racconta una speciale tirata, con i top team già in modalità battaglia. In chiave italiana il riferimento è il toscano Paolo Lucci, 26° a 29’05’’ dal vincitore. Subito dietro, Tommaso Montanari chiude 28° a 31’46’’: i due italiani più avanzati nella generale della prova sono vicini, segno di una lettura simile della giornata e di un passo prudente ma ordinato.

Il Nord Italia, che alla vigilia si presentava come la dorsale della presenza tricolore, si vede soprattutto nella capacità di “stare dentro la gara” senza farsi prendere dalla frenesia. Tiziano Internò, bresciano, termina 50° a 1h04’43’’, mentre il torinese Cesare “Zac” Zacchetti è 74° a 1h38’59’’. I due rookie Mattia Riva da Como e Andrea Gava dal Veneto chiudono rispettivamente 89° e 92°: pagano oltre due ore, ma l’esordio è archiviato con la cosa più importante, cioè essere ancora in corsa e con un’esperienza già pesante sulle spalle.

Auto. La prima prova è stata un affare da specialisti:Guillaume de Mévius con Mathieu Baumel (X-raid) vince in 3h07’49’’, tenendo dietro Nasser Al-Attiyah con Fabian Lurquin (Dacia) per 40 secondi, e Martin Prokop con Viktor Chytka terzi a 1’27’’. Il dato che salta agli occhi è la compattezza dei distacchi al vertice, che rende la classifica già “nervosa” e destinata a cambiare rapidamente tra gestione gomme, strategie e posizioni in pista. 7

Per l’Italia, l’equipaggio dei fratelli Totani è 53° con 34’39’’ di ritardo e una penalità di 5 minuti: è un avvio che non li taglia fuori dal gioco, ma li colloca subito nella fascia in cui la continuità e l’assenza di problemi diventano decisive per risalire. Maurizio Gerini, copilota di Laia Sanz, chiude 26° con 16’26’’ di distacco e 2 minuti di penalità: un risultato importante perché sta dentro una zona di classifica ancora gestibile, e soprattutto conferma un passo competitivo senza forzare troppo.

Challenger. Tra i prototipi leggeri, la prima giornata incorona David Zille con Sebastian Cesana in 3h32’50’’, con Paul Spierings e Jan Pieter van der Stelt secondi a 42’’ e Nico Cavigliasso con Valen Pertegarini terzi a 2’03’’. Nel SSV, invece, Xavier de Soultrait e Martin Bonnet vincono in 3h38’45’’, davanti ad Alexandre Pinto con Bernardo Oliveira a 3’34’’ e Brock Heger con Max Eddy a 3’48’’: anche qui distacchi relativamente contenuti tra i migliori e un ritmo già alto, da tappa “vera” più che da rodaggio.

Classic. La notizia più luminosa per il Nord, però, arriva dalla Dakar Classic, dove l’Italia fa immediatamente la voce grossa. La prima prova la vincono Marco Ernesto Leva e Alexia Giugni con 71 punti, davanti a Shammie Baridwan e Ignas Daunoravicius a +5 e a Karolis Raisys con Christophe Marques a +6. È un segnale pesantissimo: il Nord non è solo numeroso, ma anche competitivo e organizzato, e si vede nella capacità di portare in alto un equipaggio italiano fin dal primo giorno. Subito dietro, sempre in chiave tricolore, Josef Unterholzner e Franco Gaioni sono quinti a +22, confermando che l’asse altoatesino è già nel gruppo che conta.

Tecnosport, che alla vigilia avevi indicato come un punto di riferimento della presenza italiana, piazza Lorenzo Traglio e Rudy Briani al 12° posto, e Filippo Colnaghi con Irene Saderini al 17°: piazzamenti che, in una gara di regolarità, possono diventare preziosi se la corsa “si allunga” e iniziano gli errori degli altri. Il ligure Luciano Carcheri con Fabrizia Pons chiude 23°: prima prova senza acuti ma senza scossoni, in una Classic dove spesso la differenza la fanno le giornate storte evitate.

Più indietro, ma ancora dentro la logica della gara lunga, c’è anche Giuliano Bergo con Francesca Gasperi 36°. Il Ladies Dakar Team con Rachele Somaschini, Monica Buonamano e Serena Rodella è 60°: qui la classifica conta fino a un certo punto, perché il progetto è ambizioso e complesso, e la priorità nella fase iniziale è mettere chilometri in cascina e far funzionare tutto, specialmente su un mezzo impegnativo come l’Unimog.

Camion. Il dominio è ceco: Ales Loprais con David Kripal e Jiri Stross firma il miglior tempo in 3h42’15’’, mettendo le basi di una Dakar impostata su ritmo alto e precisione assoluta. Alle sue spalle si inserisce il terzetto olandese di Mitchel van den Brink, staccato di 1’47’’, mentre terzo chiude Martin Macik con l’equipaggio MM Technology a 7’19’’. I distacchi non sono enormi, ma raccontano già una gerarchia chiara tra chi può spingere e chi deve iniziare a gestire.

In chiave italiana la lente d’ingrandimento è tutta su Claudio Bellina, bergamasco, uno dei simboli dell’esperienza tricolore nei truck. Bellina chiude 12° a 49’09’’ dal vincitore con il suo Iveco MM Technology, insieme a Marco Arnoletti e Bruno Gotti.

Dichiarazioni dopo il Prologo

Al termine della prima giornata, soddisfazione nelle parole del Ladies Dakar Team: “È stato un inizio molto positivo: abbiamo rispettato i tempi, evitato errori e trovato subito un buon feeling con il camion. Stupendo salire sulla pedana di partenza, un sogno che si realizza” ha commentato Rachele Somaschini. “Il prologo serviva soprattutto per prendere ritmo e fiducia: l’Unimog ha risposto bene e il lavoro di squadra è stato efficace” ha aggiunto Serena Rodella. “Siamo solo all’inizio, ma partire così è incoraggiante. Ora ci aspetta una gara lunga, da affrontare con concentrazione e costanza” ha concluso Monica Buonamano.

Il Prologo – 3 gennaio

Nel prologo di Yanbu la Dakar 2026 ha già offerto una prima fotografia interessante, con distacchi ridottissimi al vertice e indicazioni preziose in tutte le categorie. Tra le Auto, sui 22 km “da ritmo” ma tutt’altro che banali, ha dettato legge Mattias Ekström con la Ford Raptor T1+ in 10’48”, precedendo di appena 8 secondi il compagno di squadra Mitch Guthrie, mentre il terzo tempo ex aequo ha visto Guillaume de Mévius (Mini) e Nasser Al-Attiyah al debutto con i Dacia Sandriders, tutti raccolti nello stesso crono a 10’56”: un segnale forte sulla compattezza dei top team e sulla competitività immediata del progetto Ford. Il miglior italiano nella classifica auto è stato Silvio Totani (con Tito Totani) su MD Rallye Sport, 51° a 1’44” dal leader.

Tra i Camion, successo del neerlandese Mitchel Van den Brink (Eurol Rallysport) in 13’05”, con l’azzurro Claudio Bellina sugli Iveco di MM Technology – 14° a 2’04”, miglior italiano di categoria.

Sul fronte Moto, prologo tiratissimo e vinto dallo spagnolo Edgar Canet (Red Bull KTM) in 11’31”, davanti a Daniel Sanders a 3″ e a Ricky Brabec a 5″: tra gli italiani spiccano il 29° posto di Paolo Lucci (RSMoto HRC Race Service) a 1’29”, mentre per i rappresentanti del Nord Italia citati in avvio di rally il più rapido è stato il veneto Andrea Gava (54° a 2’57”), seguito dal bresciano Tiziano Interno (58° a 3’03”) e dal comasco Mattia Riva (109° a 5’59”); Cesare “Zac” Zacchetti, atteso nella categoria più dura e “pura”, ha chiuso 88° a 4’53”, un avvio prudente ma in linea con una Dakar da gestire giorno dopo giorno.

Infine la Dakar Classic, dove non conta il tempo puro ma la regolarità (punti): miglior avvio per l’italiano Francesco Pece con Simona Morosi (Tecnosport), leader con 3 punti, e ottime notizie per il Nord con diversi equipaggi subito in alto: Marco Ernesto Leva–Alexia Giugni sono 4° (4 punti), Lorenzo Traglio–Rudy Briani 8° (6), mentre più indietro ma già dentro la gara ci sono il Ladies Dakar Team di Rachele Somaschini–Monica Buonamano–Serena Rodella (37°, 23 punti), Luciano Carcheri–Fabrizia Pons (32°, 20), Filippo Colnaghi–Irene Saderini (33°, 20), Gian Paolo Cavagna (14°, 8), Andrea Cadei (56°, 47), Giorgio Porello nella Truck Classic (49°, 37), Lorenzo Delladio con la sua Porsche 959 (51°, 41), Giuliano Bergo (57°, 51) e gli altoatesini Josef Unterholzner–Franco Gaioni (67°, 85).

Gli equipaggi del Nord Italia al via

Alla Dakar 2026 il Nord Italia si presenta con una presenza ampia e strutturata, soprattutto nelle categorie Classic, Truck e moto, confermando un ruolo di primo piano all’interno della maratona saudita. Nella Dakar Classic spicca il progetto del Ladies Dakar Team, primo equipaggio italiano interamente femminile su camion: Rachele Somaschini, Serena Rodella e Monica Buonamano saranno al via su un Mercedes-Benz Unimog 435 del 1988, con l’assistenza tecnica della lombarda Tecnosport, vero punto di riferimento della presenza tricolore nella Classic. La struttura comasca schiererà infatti più equipaggi, a partire da Lorenzo Traglio con Rudy Briani, oltre a diverse vetture Nissan, Toyota e Fiat.

Dalla Liguria arrivano il genovese Luciano Carcheri, in gara con un Isuzu Vehicross V6 navigato da Fabrizia Pons, e Giorgio Porello, impegnato nella Truck Classic su Iveco con il team piemontese Gealife Motorsport, che porterà al via anche Giuseppe Francesco Simonato. La Lombardia sarà tra le regioni più rappresentate, con Marco Leva e Alexia Giugni, Filippo Colnaghi e altri equipaggi, mentre nella Dakar moderna, tra i camion, sarà presente il bergamasco Claudio Bellina sugli Iveco di MM Technology. Completano il quadro nordico Giuliano Bergo per il Veneto, Lorenzo Delladio dal Trentino con la Porsche 959 nella Classic, i bresciani Gian Paolo Cavagna e Andrea Cadei e gli altoatesini Josef Unterholzner e Franco Gaioni.

Accanto a questo ampio fronte Classic e Truck, il Nord Italia sarà protagonista anche tra le moto con Cesare “Zac” Zacchetti, che grazie al supporto di Movisport e Honda RedMoto affronterà la sua settima Dakar nella categoria Original by Motul, incarnando lo spirito più autentico e avventuroso della gara. Presenti tra le due ruote anche il veneto Andrea Gava, il bresciano Tiziano Interno e il comasco Mattia Riva.

L’edizione 2026: format e dove guardarla

La Dakar 2026 si presenta come un’edizione pensata per coniugare copertura mediatica moderna e ritorno all’essenza sportiva della grande maratona nel deserto. Dal punto di vista della fruizione, l’offerta è ampia e orientata a un pubblico sempre più mobile: gli abbonati Sky possono seguire le sintesi giornaliere anche tramite Sky Go, mentre NOW garantisce l’accesso agli highlights sulla piattaforma OTT. A integrare la copertura televisiva tradizionale ci sono i canali ufficiali della Dakar, in particolare YouTube e Facebook, che pubblicano quotidianamente clip, immagini spettacolari e brevi contenuti narrativi direttamente dal percorso, offrendo uno sguardo più immediato e spesso più “grezzo” sulla gara.

Sul piano sportivo, l’edizione 2026 segna un ritorno a una Dakar più essenziale: in programma dal 3 al 17 gennaio, con partenza e arrivo a Yanbu, la gara prevede un prologo e 13 tappe, intervallate dalla giornata di riposo del 10 gennaio a Riyadh. I numeri restano imponenti, con 7.994 km complessivi per le auto (di cui 4.480 km di prove speciali) e 7.906 km per le moto (con 4.748 km cronometrati). Tra le principali novità spiccano l’assenza dell’Empty Quarter e l’abolizione della formula delle “48 Ore”, sostituite da due tappe Marathon, previste tra il 7 e l’8 gennaio e tra il 13 e il 14 gennaio, in cui gli equipaggi dovranno affrontare la sfida senza assistenza notturna, gestendo in autonomia mezzi e strategie. La struttura del percorso è studiata per aumentare progressivamente il livello di difficoltà: se le prime tappe serviranno a definire le gerarchie e scremare il gruppo, sarà soprattutto nella seconda settimana, dopo il riposo di Riyadh, che la Dakar 2026 entrerà nel vivo, con speciali molto lunghe, gestione della fatica e affidabilità meccanica a fare la differenza, premiando la completezza degli equipaggi più che la sola velocità pura.

Appuntamenti quotidiani con la Dakar 2026

  • 3 gennaio – Prologo, Yanbu
  • 4–6 gennaio – Tappe 1–3, prime selezioni
  • 7–8 gennaio – Tappe 4–5, Marathon 1 (senza assistenza)
  • 9 gennaio – Tappa 6, arrivo a Riyadh
  • 10 gennaio – Giornata di riposo
  • 11–12 gennaio – Tappe 7–8, speciali molto lunghe
  • 13–14 gennaio – Tappe 9–10, Marathon 2
  • 15–16 gennaio – Tappe 11–12, rientro verso Yanbu
  • 17 gennaio – Tappa 13, arrivo finale a Yanbu
19 Gennaio 2026/da Redazione
Tags: dakar rally, nasser al-attiyah, sebastien loeb
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