Claudio Bortoletto, l’uomo del Jolly Club
Da direttore sportivo, Bortoletto seppe combinare la gestione rigorosa delle risorse tecniche con la cura dei rapporti umani, creando un ambiente in cui piloti e meccanici potessero esprimere al massimo il loro potenziale. Sotto la sua supervisione, il Jolly Club conquistò oltre 150 vittorie.
Claudio Bortoletto resterà per sempre una figura centrale nella storia dei rally italiani e mondiali, un uomo la cui passione, competenza e visione strategica hanno contribuito a plasmare una delle epoche più gloriose dello sport motoristico. Nato nel cuore del Veneto, Bortoletto iniziò la sua carriera in un mondo dei rally allora ancora in fase di consolidamento, ma la sua determinazione e la capacità di comprendere a fondo la meccanica, le strategie di gara e la psicologia dei piloti lo portarono rapidamente a emergere come una figura di riferimento. La sua vita e la sua carriera sono indissolubilmente legate al Jolly Club, la leggendaria squadra italiana che, sotto la sua guida, raggiunse risultati straordinari, diventando sinonimo di eccellenza nel panorama internazionale.
Da direttore sportivo, Bortoletto seppe combinare la gestione rigorosa delle risorse tecniche con la cura dei rapporti umani, creando un ambiente in cui piloti e meccanici potessero esprimere al massimo il loro potenziale. Sotto la sua supervisione, il Jolly Club conquistò oltre 150 vittorie, titoli nazionali ed europei e due Campionati del mondo costruttori. Tra questi, spicca la Coppa FIA inaugurale per piloti di vetture di produzione nel 1987, un traguardo che consolidò la fama della squadra. Il momento più alto giunse nel 1992, quando la coppia formata da Juha Kankkunen e Didier Auriol portò il Jolly Club al titolo principale con la Lancia HF Integrale, confermando non solo l’eccellenza tecnica della squadra, ma anche la capacità di Bortoletto di orchestrare una stagione perfetta.
Il suo contributo non si limitò alla vittoria in pista. Bortoletto ebbe un ruolo fondamentale nel definire standard organizzativi e gestionali che avrebbero influenzato generazioni di team e piloti. Molti, tra cui Malcolm Wilson, fondatore di M-Sport Ford e vicepresidente dello sport FIA, ricordano il suo stile elegante e la professionalità senza compromessi: un dirigente capace di combinare autorità e carisma, rigore tecnico e umanità, che lasciava un segno indelebile in chiunque lavorasse con lui. Wilson ricorda con affetto l’opportunità di guidare una delle vetture del Jolly Club al Rally di Sanremo, un’esperienza che custodisce come simbolo della stima reciproca e della qualità del lavoro di Bortoletto.
Anche Luis Moya, ex copilota campione del mondo, sottolinea come la grandezza di Claudio non fosse solo professionale: il suo carattere, il carisma e la capacità di motivare le persone lo resero un punto di riferimento umano oltre che sportivo. Andrea Adamo, oggi noto Team Principal di Hyundai Motorsport, testimonia quanto Bortoletto abbia influito sulle carriere dei giovani che entrarono nel Jolly Club, tra cui il giovane meccanico che diventò uno dei protagonisti del motorsport contemporaneo. La sua influenza, insomma, non si limita alle vittorie o ai record: è un’eredità fatta di passione, insegnamenti e ispirazione.
Dopo lo scioglimento del Jolly Club a metà degli anni Novanta, Bortoletto non abbandonò mai il mondo dei rally. La sua esperienza e il suo occhio clinico furono messi a servizio di ACI Sport, prima come responsabile del campionato italiano rally e successivamente come organizzatore della tappa italiana del WRC, contribuendo a mantenere l’Italia tra le tappe più prestigiose e rispettate del campionato. Ancora una volta, la sua capacità di combinare gestione tecnica e attenzione ai dettagli umani emergeva come tratto distintivo: un uomo che vedeva il rally non solo come competizione, ma come cultura, passione e comunità.
Claudio Bortoletto si è spento all’età di 71 anni dopo una breve malattia, lasciando un vuoto immenso nella comunità dei rally. La sua eredità va ben oltre le vittorie e i trofei: è la testimonianza di una vita dedicata alla crescita dello sport, alla valorizzazione dei talenti e alla costruzione di un ambiente in cui la professionalità si sposava con la passione. La comunità del WRC, insieme a piloti, team e appassionati di tutto il mondo, ricorda oggi non solo un grande dirigente sportivo, ma un uomo la cui influenza continuerà a vivere attraverso le generazioni future. Claudio Bortoletto non era semplicemente parte della storia del Jolly Club: ne era il cuore pulsante, e la sua memoria resterà scolpita nell’anima dei rally per sempre.









