Carlos Sainz: un viaggio nel cuore del deserto della Dakar
Nel 2025, Sainz torna alla Dakar con un nuovo partner: Ford Performance e il potente Raptor T1+. È un nuovo capitolo in una carriera che già vanta un’eredità senza pari nell’evento motoristico più impegnativo al mondo. Nessuno ha mai vinto la Dakar cinque volte con cinque marchi diversi, ed è proprio questo che Sainz punta a raggiungere.
Carlos Sainz ha sempre avuto un rapporto speciale con il deserto. Per la leggenda spagnola, non è solo uno scenario per le gare: è un luogo dove gli elementi più duri ti spogliano di tutto, tranne della tua determinazione. Due volte campione del mondo di rally e quattro volte vincitore della Dakar, Sainz ha imparato a conoscere le brutali verità del rally meglio di chiunque altro. Con il passare degli anni, il leggendario “El Matador” continua a scrivere nuovi capitoli della sua storia alla Dakar, ma una cosa resta costante: il suo desiderio instancabile di spingersi oltre i limiti.
Nel 2025, Sainz torna alla Dakar con un nuovo partner: Ford Performance e il potente Raptor T1+. È un nuovo capitolo in una carriera che già vanta un’eredità senza pari nell’evento motoristico più impegnativo al mondo. Nessuno ha mai vinto la Dakar cinque volte con cinque marchi diversi, ed è proprio questo che Sainz punta a raggiungere.
Ma come ci si prepara alla prova di resistenza definitiva? Lo ha spiegato con Carlos Sainz al sito Rebull che ha raccolto le sue storie dal deserto e ha rappresentato la forza mentale e fisica necessaria per conquistare la Dakar a 61 anni.
L’arte della preparazione
Essere una leggenda non è facile. Il tempo passa, ma la Dakar non aspetta. La preparazione per una gara che dura giorni, attraversa deserti spietati e mette alla prova sia l’uomo che la macchina è tanto estenuante quanto la gara stessa. Per Carlos, la preparazione fisica è evoluta negli anni.
“Con l’età, ovviamente, ho dovuto adattare il mio programma di allenamento”, dice con una voce ferma e carica di esperienza. “Lavoro con un team di professionisti che mi conosce molto bene. Oggi dedico molto più tempo alla forma fisica, concentrandomi sull’aspetto aerobico del mio allenamento. Dico sempre che preferisco soffrire a casa piuttosto che soffrire troppo durante il rally”.
Questa filosofia non riguarda solo la sopravvivenza alla Dakar, ma il primeggiare. Ogni anno il deserto diventa più difficile, le dune più alte, il sole più cocente. L’impatto sul corpo è immenso, ma la disciplina di Sainz nell’allenamento gli permette di continuare a spingersi oltre i confini.
La forza del lavoro di squadra
Alla Dakar, nessun pilota può avere successo da solo. La relazione tra Sainz e il suo copilota, Lucas Cruz, è fondamentale per il suo successo. Ma come lavorano insieme in un ambiente così implacabile? Un elemento chiave è il roadbook, una guida enigmatica che può determinare il successo o il fallimento di una tappa.
“Riceviamo il roadbook solo poco prima dell’inizio di ogni tappa, non il giorno prima come accadeva una volta”, spiega Sainz. “Sta ai copiloti decifrarlo, e noi piloti dobbiamo aiutarli il più possibile. Quando raggiungiamo terreni difficili, si tratta di lavorare insieme per trovare la strada giusta”.
Il roadbook può contenere i segreti del deserto, ma a volte nemmeno lui può prepararti a ciò che ti attende. Sainz ricorda una tappa particolarmente impegnativa, con dune enormi che li hanno lasciati bloccati per preziosi minuti. “Alla Dakar 2024 abbiamo deciso di partire più indietro strategicamente, e anche se ci è costato un po’ di tempo inizialmente, ci ha dato una posizione migliore nel lungo termine”.
Nuovo capitolo della Dakar
Per Sainz, la Dakar si è evoluta nel corso degli anni, così come la gara stessa. L’introduzione della tappa Crono di 48 ore nelle edizioni recenti ha alzato ulteriormente la posta in gioco. Questa tappa mette alla prova non solo le capacità di guida, ma anche la resistenza, la strategia e la forza mentale.
“Sono due giorni senza assistenza. Si dorme in una tenda, e dove finisci dipende da quanto riesci a percorrere quel giorno”, racconta. “Nel 2025 questa tappa arriva molto presto, al secondo giorno. È fondamentale fare tutto nel modo giusto, specialmente per noi che abbiamo una nuova macchina”.
È una sfida senza precedenti nel mondo del motorsport, ma per Sainz è solo un altro giorno nel deserto, un luogo dove sopravvivere significa molto più che essere veloci.
Storie dal deserto
La Dakar è piena di storie non raccontate, alcune più incredibili di altre. Sainz ricorda un episodio particolarmente bizzarro durante la sua seconda Dakar, un momento che sarebbe presto diventato una leggenda nei paddock.
“Dopo una tappa, un gruppo di giornalisti mi ha avvicinato chiedendo di una presunta lite con il mio copilota. Avevano sentito voci secondo cui lo avevo abbandonato nel deserto”, ride. “Ovviamente, la storia non era vera! Si è scoperto che mi avevano confuso con un altro concorrente, Carlos Souza”.
L’equivoco è nato dopo una violenta tempesta di sabbia che aveva colpito i concorrenti. La squadra di Sainz era rimasta intrappolata nel caos, incapace di trovare la via d’uscita. Souza e il suo copilota, Andy Schulz, erano stati separati dalla tempesta. La loro auto era rimasta bloccata, e mentre Souza era andato a cercare aiuto, non si era accorto che il suo copilota era rimasto indietro. Dopo ore di ricerche con visibilità quasi nulla, i due si erano finalmente ritrovati.
“È una di quelle storie folli che dimostrano quanto sia difficile la Dakar”, dice Sainz. “Non sei mai davvero in controllo del deserto: è sempre una battaglia”.
L’eredità di Carlos Sainz
Il Rally Dakar è una prova di volontà, resistenza e abilità. Per Carlos Sainz, è un viaggio nel cuore del deserto, un luogo dove nascono le leggende e dove ogni sfida è un’altra opportunità per dimostrare che lo spirito delle corse è eterno. Mentre si mette al volante del Ford Raptor T1+, le aspettative non potrebbero essere più alte. Ma per Carlos, è proprio la sfida che lo spinge. Lo è sempre stata. Alla fine, non si tratta solo delle vittorie o dei trofei; si tratta delle storie, dei ricordi e dello spirito di avventura che hanno plasmato la carriera di uno dei più grandi piloti nella storia della Dakar.









