Addio al “Drago di Cavarzere”, Sandro Munari
Il campione veneto, tre volte vincitore del Monte-Carlo con la Lancia Stratos e primo italiano a trionfare nel 1972 con la Fulvia HF, si è spento a 85 anni, proprio mentre Lancia torna nel Mondiale.
Il motorsport italiano e internazionale piange la scomparsa di una delle sue leggende assolute. Sandro Munari, nato a Cavarzere (Venezia) il 27 marzo 1940, si è spento a Bologna all’età di 85 anni. La notizia ha colpito profondamente appassionati, piloti e addetti ai lavori, proprio nei giorni in cui la nuova Ypsilon Rally2 HF Integrale percorreva i primi chilometri cronometrati in Italia al Rally dei Laghi; un marchio che Munari ha contribuito a rendere immortale e che quest’anno ha fatto ritorno anche nel Mondiale dopo una lunga assenza.
Munari, soprannominato “Il Drago” per il suo stile aggressivo e determinato, è stato il simbolo di un’epoca irripetibile dei rally, in cui talento umano, coraggio e innovazione meccanica si fondevano sulle strade più difficili del mondo. Cresciuto sportivamente sotto la guida di Arnaldo Cavallari (inizialmente come navigatore), emerse nella seconda metà degli anni ’60 con la vittoria al Tour de Corse 1967. La sua leggenda esplose però al Rally di Monte-Carlo 1972: al volante della Lancia Fulvia 1.6 HF, con Mario Mannucci alle note, conquistò una vittoria storica e insperata, diventando il primo italiano a trionfare nella gara monegasca. Quel successo convinse il Gruppo Fiat a investire massicciamente nei rally, aprendo la strada al dominio Lancia negli anni ’70.
Con la mitica Lancia Stratos – la “regina dei rally” – Munari entrò nell’Olimpo: tra il 1975 e il 1977 vinse tre edizioni consecutive del Monte-Carlo, stabilendo un record sul temuto Col de Turini e dimostrando una maestria unica nell’interpretare neve, ghiaccio e verglas. Nel 1977 arrivò la consacrazione con la Coppa FIA Piloti (il precursore del titolo iridato), dopo aver collezionato sette vittorie nel Mondiale Rally. La sua guida era un mix perfetto di pulizia tecnica, aggressività controllata e simbiosi totale con la vettura: non si limitava a pilotare, ma collaborava attivamente con Cesare Fiorio e i tecnici Lancia per sviluppare e affinare le auto chilometro dopo chilometro.
La polivalenza di Munari lo portò a successi anche al di fuori dei rally, come la vittoria alla Targa Florio 1972 su Ferrari insieme ad Arturo Merzario. Era un uomo schivo, serio, legato ai valori del lavoro, della famiglia e della dedizione assoluta. Insegnò a generazioni di piloti che la velocità vera nasce da testa, cuore e capacità di anticipare ogni insidia.
La sua scomparsa ha scatenato un’onda di cordoglio, che mostra l’affetto degli appassionati e la lunga eredità del “Drago”. Miki Biasion, due volte Campione del mondo rally, ha scritto sui suoi canali social: “Caro Sandro ci hai fatto sognare tutti e sei stato il più grande esempio di professionalità e di determinazione nella storia dei Rally. Riposa in pace maestro…”.
Franco Cunico ha condiviso un ricordo personale e commosso: “Ciao Drago, lasci in me un vuoto immenso, perdo il mio idolo di gioventù, il mio maestro, colui che volevo imitare. Ricordo la prima volta in auto con te nel 1978 con quella Lancia HTP di serie che facevi derapare usando il ‘sinistro’. Ricordo le poche parole che mi dicesti dopo la tua uscita di strada a Sanremo con il 131, parole cariche di rabbia… e come ti capivo… ed infine la cena che facemmo, sempre a Sanremo, tu io e la mia compagna, noi tre soli e mi dicesti ‘Franco è il momento che ti devi fermare’. E ti ascoltai perché erano parole di una persona saggia e che mi stimava. Sarai sempre nei nostri cuori e sarai sempre fonte di ispirazione per i piloti. Lasci un vuoto immenso nel popolo dei rally di un tempo”.
Anche Roberto “Rudy” Dalpozzo ha ricordato con affetto i viaggi condivisi negli ultimi anni: “Fra me e Sandro c’è sempre stato uno splendido rapporto di amicizia. Ho avuto modo di conoscere meglio Sandro come uomo: pacatezza, umiltà, un insolito humor. A noi tutti mancherà la presenza fisica del Drago di Cavarzere, ma rimarrà stabilmente in un buon angolino del nostro cuore. Riposa in pace Sandro e, lassù fra le nuvole, dipingi i tuoi perfetti ed ineguagliabili traversi”.
Munari ha lasciato un’eredità indelebile: non solo trofei e record, ma un mito vivo di coraggio, genialità e umanità. Ha fatto volare l’Italia sulle strade del mondo, portando Lancia sul tetto assoluto. Il rally perde un pezzo fondamentale della sua storia, ma il “Drago” continuerà a ispirare chiunque ami questo sport. Riposa in pace, Maestro.








