L’Abarth SE030 e il suo futuro targato Lancia
Cinquant’anni fa, al Salone dell’Auto di Torino, fu mostrato il prototipo che qualche giorno prima, con Giorgio Pianta, finì il Giro d’Italia al secondo posto.
Il 30 ottobre 1974, gli appassionati di auto e progettisti si ritrovarono per l’apertura del Salone dell’Auto di Torino. Tra le varie proposte presentate dalle Case automobilistiche e dai carrozzieri, si fece particolarmente notare una vettura che, per la sua innovativa concezione e prestazioni, si rivelò una pietra miliare nella storia sportiva del marchio Lancia.

Alla fine degli anni ’60, Fiat si trovava a riflettere su nuove strategie per migliorare la sua immagine, specialmente attraverso il lancio di una piccola sportiva a motore centrale. Di conseguenza, venne incaricata la storica carrozzeria Bertone di sviluppare una proposta, che si tradusse nella famosa X1/9, mentre Pininfarina lavorava su una concezione alternativa, il progetto X1/20. Successivamente, nel 1972, la proposta di Pininfarina venne ripresa per creare una coupé destinata a rilanciare l’immagine di Lancia.

Con l’accordo di recente siglato, l’industria automobilistica italiana si preparava per una rivoluzione, ma la crisi petrolifera del 1973 costrinse a rivedere i piani. Da un motore V6 sostanzialmente progettato, si passò a un unità più piccola: il quattro cilindri in linea derivato dal motore della Fiat 124.
Gli eventi presero una piega interessante nei mesi successivi. Nel 1973, vennero realizzati dei prototipi che mostrano potenziale sufficiente da spingere Fiat a sviluppare una versione da competizione della vettura, la quale sarebbe stata presentata prima della versione stradale. Così, tra il 16 e il 20 ottobre 1974, la vettura, sotto il nome di Abarth SE030, partecipò con successo al Giro d’Italia Automobilistico, condotta dai piloti Giorgio Pianta e Christine Beckers, chiudendo al secondo posto assoluto dietro la Lancia Stratos Turbo di Andruet per poi essere esposta qualche giorno dopo al Salone dell’auto torinese.
L’Abarth SE030 era un’opera d’arte progettuale creata da Pininfarina. Con un telaio alleggerito e un design raffinato, la vettura si distinse per il cofano anteriore accorciato e i parafanghi allargati, capaci di accogliere ruote da 13 pollici. Il motore della SE030 derivava dal V6 di 3,2 litri della Fiat 130, ma con significative modifiche operate da Abarth. La cilindrata fu aumentata a 3.481 cc, grazie a una corsa maggiore, a cui s’aggiunse l’installazione di un collettore di aspirazione specifico e tre carburatori Weber 44 IDF. Per migliorare l’aspirazione fu piazzato un snorkel sul cofano posteriore.
Il cambio ZF, derivato da quello della De Tomaso Pantera, e le sospensioni McPherson con ammortizzatori oleopenumatici Corte&Cosso, contribuivano a creare un’auto straordinariamente equilibrata e veloce. Con una potenza di 285 CV e un peso contenuto di 910 kg, la SE030 raggiungeva una velocità massima di 275 km/h.
Nonostante la SE030 non fosse destinata alla produzione di massa, la sua linea fu fonte d’ispirazione per la sportiva Lancia Montecarlo da cui derivarono la Beta Montecarlo Turbo Gruppo 5 da pista e successivamente la Lancia Rally 037 per il Gruppo B.









