Mauro Pregliasco compie 80 anni
Un pilota di talento che ha guidato vetture iconiche come la Fulvia, la Stratos e l’Alfetta. Numerose le sue vittorie anche come team manager grazie al team Astra.
Nato l’11 dicembre 1944 in un piccolo borgo vicino a Millesimo, il Santuario Madonna del Deserto, Pregliasco rappresenta l’emblema di come una passione possa nascere dai contesti più inaspettati. In un luogo sperduto dell’Appennino Ligure, dove persino le strade sembravano un lusso, il giovane Mauro fu folgorato dal fascino delle prime automobili che transitavano nella sua zona. “Quando avevo 7-8 anni ho visto le prime auto e sono subito rimasto affascinato”, racconta. La sua aspirazione era semplice ma decisa: diventare un autista. Nessuno avrebbe immaginato che quel ragazzino curioso sarebbe diventato uno dei protagonisti più significativi del rally italiano.
Il primo passo nel mondo delle competizioni arrivò grazie al fratello Giancarlo, che lo introdusse come navigatore. Ben presto Pregliasco acquistò una Fiat 850 Coupé e debuttò nella cronoscalata Castellarquato-Vernasca, classificandosi secondo nella sua classe. Un momento cruciale fu la vittoria alla Savona-Cadibona, sotto la pioggia, che attirò l’attenzione di Luigi Tabaton, una figura chiave nella sua carriera.
L’ingresso nella scuderia Grifone e successivamente in Lancia fu quasi casuale. Una sera, il dottor Ghiglino lo portò a Genova e Tabaton gli offrì immediatamente un’opportunità, correre due giorni dopo una cronoscalata in Toscana. La sua prima gara con una Fulvia HF 1.6 fu folgorante: partito all’ultimo momento, dopo aver viaggiato di notte e provato il percorso alle prime ore del mattino, vinse la competizione.
Dal 1970, con una Fulvia preparata da Claudio Maglioli, iniziò una serie di successi. Nel 1972 con la Fulvia vinse il Campionato Italiano Rallycross mentre l’anno dopo si piazzò terzo al Rally di San Martino di Castrozza, alle spalle di leggende come Munari e Ballestrieri. La sua carriera conobbe una rapida ascesa, passando alla Beta Coupé e poi alla leggendaria Stratos.
La carriera di Pregliasco non fu però priva di difficoltà. Nel 1976, un grave incidente durante il Valli Piacentine causò la morte del suo navigatore Angelo Garzoglio e lo lasciò con ustioni serie. Un anno di stop che avrebbe potuto segnare la fine di qualsiasi carriera. Ma Pregliasco era fatto di altro stampo. Nel 1977 tornò alle competizioni, vincendo il titolo italiano con la Stratos e conquistando vittorie memorabili, pur soffrendo alcune cocenti delusioni come al Rally di Sanremo, dove era in testa quando un guasto lo fece retrocedere al quarto posto.
La riorganizzazione Fiat-Lancia nel 1977 segnò la fine del suo rapporto con Lancia, ma gli aprì le porte dell’Alfa Romeo. Grazie all’ingegner Carlo Chiti, iniziò una nuova fase della sua carriera, con uno stipendio raddoppiato e una maggiore maturità professionale. Con Alfa si distinse sull’Alfetta GT, vincendo il titolo italiano di Gruppo 2, e successivamente con la Turbodelta. Dopo l’abbandono di Alfa Romeo dai rally nel 1980, continuò a gareggiare con la Ford Escort XR2 e la Lancia 037 della Tre Gazzelle.
Nel 1987, Pregliasco fondò la sua scuderia, l’Astra, che divenne un punto di riferimento per chi voleva correre e preparare le Delta Gruppo A. La sua visione era chiara: “All’inizio volevo diventare un grande campione. Poi ho capito che essere un pilota professionista significava anche guadagnare e costruire qualcosa di solido.” La storia di Pregliasco è molto più di una biografia sportiva. È la storia di un uomo che ha trasformato una passione infantile in una carriera leggendaria, dimostrando che con determinazione, talento e capacità di adattamento, è possibile superare qualsiasi ostacolo.








