Che piuttosto vada a fuoco la burocrazia…
A nulla sono valsi i moderni sistemi di sicurezza – evoluti e/o imposti – come impianto di estinzione e serbatoio di sicurezza. Il propagarsi delle fiamme, agevolato dall’utilizzo di benzine speciali e dal calore generato dal catalizzatore, non si è fermato davanti a nulla.
Il fuoco nei rally no. Assolutamente no. Però, è successo di nuovo, questa volta allo scorso Rally del Tirreno. Come leggerete nelle pagine successive di questo numero della rivista, la tempestività del pilota e del copilota nel saltare in tempo fuori dall’auto ha evitato il peggio. Purtroppo, andò diversamente a Valerio Catelani e a Daniela Bertoneri il 22 luglio 2012. A nulla sono valsi i moderni sistemi di sicurezza – evoluti e/o imposti – come impianto di estinzione e serbatoio di sicurezza. Il propagarsi delle fiamme, agevolato dall’utilizzo di benzine speciali e dal calore generato dal catalizzatore, non si è fermato davanti a nulla. Ma non è questo l’aspetto più stupefacente di quanto avvenuto nell’Isola da Corsa, almeno non per noi che siamo sempre stati consapevoli del fatto che nulla si può contro la forza della natura (fiamme, vento e acqua). Ci ha lasciati interdetti un’immagine che rappresenta la nostra Italia in balia della burocrazia. Un’Italia a due velocità, dove però la locomotiva rallenta da anni e il resto si è quasi fermato. Un’Italia divisa tra Regioni a statuto speciale, che paradossalmente potrebbero offrire un servizio migliore delle altre perché meno burocratizzate, vedi Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige, per fare un esempio, e Regioni a statuto ordinario. Come ci è stato spiegato dal direttore di gara e dal pilota, prima dei Vigili del Fuoco sono arrivati sul posto gli uomini del Corpo Forestale con un’autobotte piena di acqua e non sono intervenuti. Non potevano. Non erano autorizzati e neppure formati.
In Italia, il Corpo Forestale è uno dei bracci operativi dei Carabinieri e con loro viene formato. In una Regione a statuto speciale come la Sicilia non è così. Ad appena 3 chilometri da Reggio Calabria, laddove il ministro Salvini vuole portare il ponte, senza prima rifargli le strade, le autostrade e le ferrovie, gli uomini del Corpo Forestale sono a gestione regionale e possono solo spegnere gli incendi che toccano la vegetazione.
Vero è che all’arrivo del Corpo Forestale la Peugeot 207 Super 2000 di Nastasi era già avvolta dalle fiamme, ma altrettanto vero è che la burocrazia ha impedito un intervento di emergenza e un istituzione fondamentale a livello nazionale si è “dimenticata” di adeguare i forestali siciliani a quelli del resto d’Italia, facendo mancare persino la formazione specifica per casi come questo. Che se poi vai a vedere cosa succede nel mondo, queste sarebbero cose piuttosto semplici. Ma noi che siamo consapevoli, sappiamo anche che la miopia politica e la burocrazia sono uno dei mali del nostro Paese. Vi siete dimenticati di quando i medici dei pronto soccorso non potevano e non dovevano intervenire se un bisognoso di cure non entrava all’interno del nosocomio? I meno giovani ricordano di quando il poliziotto fuori servizio non poteva intervenire, ma il carabiniere sì? La burocrazia nuoce gravemente all’Italia, nuoce alla salute delle imprese e agli imprenditori, nuoce al motorsport e nuoce ancor di più ai rally nella misura in cui, tanto per fare un altro esempio, le vetture da corsa non vengono riconosciute dalla motorizzazione civile a causa di un cavillo burocratico aggiunto ad arte al Codice della Strada e mai più rimesso in discussione, nonostante le tariffe delle multe vengano aggiornate puntualmente.
Ciò che è accaduto al Rally del Tirreno, il ritorno del fuoco, al di là del paradossale aspetto burocratico siciliano, è un monito che non bisogna assolutamente sottovalutare. Forse sarebbe il caso di indagare meglio sulla “questione” serbatoi di sicurezza, sulla pericolosità dei catalizzatori, che da sempre sono fonte di incendi, e sulla reale utilità di determinati sistemi di sicurezza. Non spetta a noi, ovviamente, decidere chi deve fare cosa, il nostro compito è tenere d’occhio la situazione. E lo faremo.
Affettuosamente







