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Editoriali, Rubriche

Ott Tanak e l’Italia del Rally di Alba: occasione sprecata e sogno infranto

Ott Tanak e l'Italia del Rally di Alba: occasione sprecata e sogno infranto

Sia consentito un semplice e lineare ragionamento che si è strutturato facendo la cosa più elementare che c’è nella vita: giudicare le persone per quello che fanno e non per quello che dicono e rispettarle quando c’è corrispondenza (seppure non condivisibile) tra ciò che si dice e ciò che si fa. Un primitivo pensiero che porta a pensare che per il campione del mondo rally in carica, Ott Tanak, quella di Alba sia stata un’occasione sprecata per lui e un sogno infranto per tantissimi fans. Ovviamente, la valutazione è opinabile e non riguarda in alcun modo la squadra coreana guidata da Andrea Adamo, che lo paga per correre e per vincere.

Un ragionamento ha bisogno di essere articolato ed esplicitato, quindi seguiteci fino in fondo. Thierry Neuville è ben conosciuto dal popolo dei rallysti e in tutto il mondo ha tantissimi fans che postano foto sue e selfie con lui e anche al Rally di Alba ha confermato di essere un “ragazzone-allegro-simpatico-sorridente” che fa la cosa che gli piace di più nella vita, correre da ufficiale, in mezzo alla gente che gli piace e che fa pure il tifo per lui da bordo prova. Cioè, è un professionista anche nella comunicazione. Un professionista che ben sa che la disponibilità con il pubblico e con la stampa sono aspetti imprescindibili del suo lavoro. Pierre Louise Loubet lo si sta scoprendo ora. Se Thierry è un ragazzone, Pierre è un ragazzino, ma anche lui allegro, simpatico e sorridente.

Il figlio di Yves Loubet conferma grandi doti comunicative, oltre a simpatia ed empatia. Non si tira mai indietro per un selfie. Sembra contento quando fa gli autografi. Sorride, ride e ti chiede in italiano in Italia: “Come va? Tutto bene?”. Come se fosse il conoscente di sempre. Ott Tanak è “solo” il campione del mondo rally in carica. Cioè, non ha vinto, con tutto il rispetto, il campionato di schiaccianoci. Migliaia di persone hanno fatto registrare il sold out tra Langhe e Roero a strutture turistiche e ricreative solo per vedere lui. E non per vederlo solo passare veloce…

I rally non sono gare in circuito. Il WRC, nonostante sia l’Olimpo dei rally, non è la F1. I rally hanno una prerogativa, che Ott Tanak non può non conoscere: passano tra la gente, sotto le loro case. Su questa base non possono e non vogliono permettersi piloti inavvicinabili e intoccabili. Ott Tanak ad Alba è apparso freddo, distaccato, lontano. Eppure non era in una gara in cui si stava giocando il titolo o i punti del Campionato. Stare all’aperto con gli appassionati di rally, al sole e con la mascherina, come hanno fatto tutti i suoi compagni di “squadra A e B”, gli avrebbe fatto solo bene.

Abbiamo pensato al Covid-19, un evento che sta cambiando le nostre vite e che fa paura a tutte le persone di buon senso. Ma abbiamo pensato anche al fatto che il coronavirus lo rischiamo noi giornalisti che non ci siamo mai fermati, lo rischiano i fotografi sempre lì ammassati e in prima linea per uno scatto che possa regalare emozioni, che possa finire su una rivista e per qualche foto venduta, lo rischiano anche i cameraman che si occupano di video e dirette. Il Covid-19 è un rischio per i anche per gli ufficiali di gara, ad esempio. Con una sola differenza: Ott Tanak non guadagna pochi centesimi all’anno, mentre le categorie di lavoratori normali sono sempre in sofferenza, adesso più che mai.

Per farla breve, il dubbio sulla paura del coronavirus è scomparso quando, all’arrivo nel parco chiuso, prima di salire sulla pedana di arrivo del Rally di Alba, Ott Tanak è sceso dall’auto e ha abbracciato prima il suo capo supremo, il team manager di Hyundai Motorsport, poi altri membri del suo entourage. Per assicurarsi che quasi nessuno gli si avvicinasse ha disposto due uomini della sicurezza che ripetevano sempre e solo: “No photo Ott”. A cosa serve tenere lontane la maggior parte delle altre persone, neppure guardarle o salutarle, per paura di contrarre il coronavirus se poi si sta a stretto contatto con persone che ne frequentano altre e che quindi sono a rischio contagio e trasmissione? Che differenza c’è tra l’ammalarsi direttamente o per interposta persona? Sbalorditivo, no?

Ott Tanak posa a Torino con il presidente della Regione Piemonte senza mascherina
Ott Tanak posa a Torino con il presidente della Regione Piemonte senza mascherina

Rilasciare un’intervista a DirtFish, con tutto il rispetto che si ha per le competenze giornalistiche di David Evans e Colin Clark, significa rilasciare un’intervista al tuo quasi addetto stampa. E infatti, la si vedrà pubblicata solo sul sito del proprio sponsor. Ma questo e gli altri sponsor lo sanno che Tanak ha rifiutato di autografare foto a fotoreporter italiani, ad appassionati e pure ai bambini (compresi i figli del presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, lo stesso con cui 48 ore prima faceva le foto istituzionali davanti al Palazzo della Regione Piemonte a Torino), oltre che a quegli stessi piloti e copiloti (donne e uomini) che correvano nella gara in cui lui era l’ospite superstar?

Attraverso il sito DirtFish, dopo il Rally di Alba, quindi dopo che ha potuto toccare con mano l’imbarazzo che il suo comportamento ha creato con i fans, Ott Tanak ha reso noto il suo pensiero sul pericolo coronavirus, che riportiamo di seguito: “La situazione è complicata e ad un certo punto dovremo iniziare a gestirla. Spetta al Promoter, alla FIA e agli organizzatori dei rally concentrarsi su questo aspetto. I regolamenti su come si comportano le squadre, le persone e tutti, devono essere chiari e severi. Se vogliamo mantenere in vita il WRC 2020 c’è bisogno di una regolamentazione adeguata su come le persone si comportano e lavorano insieme per evitare la diffusione di coronavirus. Sarà doloroso, per essere onesti, ma ne abbiamo bisogno. È meglio avere un Campionato strano come questo, piuttosto che avere altri malati”.

La dichiarazione è da prendere così, perché Tanak non l’ha dichiarata pubblicamente, anzi si è sottratto ai giornalisti, l’ha affidata al sito del suo sponsor. Perché la domanda giornalisticamente più scontata che avremmo potuto porgli è la seguente: ma non vuoi le persone in assistenza perché hai paura di ammalarti di nuovo coronavirus, ma quelle stesse persone le vuoi in PS perché devono dare un senso ai tuoi sponsor? Che poi sarebbe la stessa domanda che ci piacerebbe porre a Sebastien Ogier, visto che il pesniero esplicitato da Tanak è identico a quello del campione del mondo francese.

Ott Tanak è un campione del mondo. Il pubblico è la sua vita, perché banalmente deve trascorrere più giorni in mezzo alla gente che a casa e perché la notorietà rappresenta il fattore di “sovrapprezzo” che si aggiunge alla cifra che un Costruttore può pagare per delle prestazioni presunte o quasi certe. Gli sponsor vogliono un ritorno di immagine. Inutile avere un logo sulla tua, se poi ci si va a nascondere sul camion dell’assistenza. Inutile pensare di essere una star se ci si sottrae ai propri fans per paure. Non sarebbe bastato un “Sorry, no photo for Covid” pronunciato da Tanak al posto di “No photo Ott” detto da uno della sicurezza? Una basilare questione di rispetto e buona educazione.

Il medico avrà certamente consigliato a Tanak di fare attenzione per la sua salute, ma non gli avrà ordinato di correre nel WRC. Tanto meno con le sue regole da applicare anche ai colleghi (la maggioranza) che dimostrano di non pensarla come lui.

3 Agosto 2020/da Marco Cariati
Tags: ott tanak, rally di alba
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