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Rally, World Rally Championship

WRC – Boullier promette: “Il DNA del rally non cambierà”

ris 2022

Il nuovo ceo del WRC Promoter presenta il suo progetto: eventi più accessibili, una nuova piattaforma digitale e la WRC Arena. L’obiettivo è avvicinare un pubblico più ampio senza sacrificare l’identità della disciplina

Il World Rally Championship si prepara a cambiare. Non necessariamente nella sua essenza, almeno secondo Éric Boullier, ma nel modo in cui viene organizzato, raccontato e vissuto dal pubblico. Il nuovo CEO del WRC Promoter ha presentato durante il Rally del Paraguay le prime linee guida della nuova gestione e ha scelto di partire da una rassicurazione destinata soprattutto agli appassionati più tradizionali: “Non cambieremo mai il DNA del rally”.

Una frase forte, quasi una dichiarazione d’intenti, perché arriva nel momento in cui il Mondiale sente sempre più la necessità di rinnovarsi e trovare nuovi spettatori. Boullier non ha nascosto il problema: il rally continua a essere uno degli sport più spettacolari al mondo, ma oggi non riesce più ad avere la stessa attenzione mediatica che meriterebbe. Ed è proprio da questa difficoltà che nasce il nuovo progetto. L’obiettivo non è modificare profondamente ciò che accade sulle prove speciali, ma rendere il WRC più semplice da seguire, più interessante da raccontare e più appetibile per un pubblico che va ben oltre la cerchia degli appassionati storici. Il primo terreno di intervento sarà quindi quello dei format.

Alcune esperienze già viste in rally come Finlandia ed Estonia, con una singola prova concentrata in determinati momenti della giornata, potrebbero rappresentare un modello per rendere gli eventi più accessibili sia agli spettatori presenti sul posto sia a chi segue il campionato attraverso i media. La questione è tutt’altro che secondaria. Per chi conosce il rally, seguire una gara è parte dell’esperienza: sveglie all’alba, trasferimenti, strade chiuse, parcheggi lontani e ore di attesa sono quasi una consuetudine. Per chi si avvicina per la prima volta alla disciplina, invece, possono rappresentare una barriera enorme. La possibilità di concentrare maggiormente l’azione e facilitare gli spostamenti potrebbe quindi aiutare il WRC a conquistare un pubblico nuovo. Boullier ha citato in particolare la domenica, immaginando una singola prova speciale che possa permettere di organizzare meglio gli accessi, creare sistemi park-and-ride e portare gli spettatori più vicini alle vetture.

Un’idea sensata, a patto che rendere il rally più accessibile non significhi renderlo più standardizzato. Perché uno dei principali valori del WRC è proprio la sua diversità. Finlandia, Estonia, Kenya, Sardegna, Giappone e Monte-Carlo non sono semplicemente appuntamenti diversi dello stesso campionato: sono mondi differenti, con strade, condizioni, paesaggi e culture completamente diverse. Ed è proprio questa varietà a rendere il rally qualcosa di unico nel motorsport. Il rischio, dunque, sarebbe quello di costruire un format troppo uniforme nel tentativo di rendere il prodotto più facile da vendere e consumare. Il WRC deve essere più accessibile, ma non necessariamente più semplice. La vera rivoluzione, però, potrebbe arrivare dal modo in cui il campionato verrà raccontato. Boullier ha annunciato un profondo ripensamento della piattaforma media e una maggiore attenzione al digitale e ai social network.

L’obiettivo è raggiungere una nuova generazione di spettatori, persone che oggi magari conoscono il rally soltanto attraverso qualche video sui social ma non seguono realmente il campionato. È una direzione inevitabile, ma anche molto delicata. Il rischio di una strategia esclusivamente basata sui contenuti brevi e spettacolari è quello di trasformare il rally in una sequenza di immagini ad alto impatto, perdendo tutto ciò che sta dietro a quelle immagini. Il rally non è soltanto una vettura che salta o una derapata spettacolare. È strategia, gestione degli pneumatici, condizioni del fondo, lavoro del navigatore, scelta del ritmo e capacità di adattarsi continuamente a una situazione che può cambiare nel giro di pochi chilometri. Il nuovo pubblico non deve necessariamente diventare subito esperto, ma deve essere messo nelle condizioni di capire perché ciò che sta guardando è importante. La spettacolarità può attirare l’attenzione, ma è la storia a creare un appassionato. In questo processo si inserisce anche l’idea della WRC Arena, uno spazio che dovrebbe trasformare il service park in un vero punto di incontro per tifosi, aziende, influencer e ospiti.

Boullier immagina soprattutto il sabato sera come una piattaforma di intrattenimento, quasi un festival collegato al rally. Anche questa è una scelta comprensibile in un motorsport sempre più orientato all’esperienza del pubblico. Ma è proprio qui che sarà necessario mantenere il massimo equilibrio. Il rally non nasce come uno spettacolo costruito attorno a un’arena centrale. È uno sport che vive lungo le strade, nei territori, nei boschi e sulle montagne. Il pubblico si sposta, aspetta, cerca il proprio punto di osservazione e vive un’esperienza spesso scomoda ma autentica. È una parte importante dell’identità della disciplina. Una WRC Arena può quindi essere un’aggiunta interessante, soprattutto per avvicinare chi non conosce il mondo del rally, ma non dovrebbe mai diventare più importante della competizione. Il rischio sarebbe quello di trasformare il WRC in un contenitore di intrattenimento nel quale la gara diventa soltanto uno degli elementi. E sarebbe esattamente il contrario di ciò che Boullier promette quando parla di preservare il DNA del rally. C’è poi la questione economica. Il nuovo promoter vuole rendere il campionato una piattaforma più sostenibile per team, costruttori e aziende, offrendo maggiori opportunità di hospitality, visibilità e networking. Anche questo è un passaggio inevitabile. Il WRC ha bisogno di essere economicamente solido e deve riuscire a convincere i costruttori che investire nel campionato può avere un valore reale.

Ma il business non può diventare l’unico parametro attraverso il quale valutare il futuro del Mondiale. Il rally possiede infatti un valore difficilmente misurabile: il rapporto con i territori, la vicinanza alle vetture, la passione del pubblico e quella sensazione di assistere a qualcosa di imprevedibile e irripetibile. Sono elementi che non possono essere costruiti artificialmente attraverso una strategia di marketing. Ed è proprio per questo che la promessa di Boullier assume un significato particolare. Il WRC deve cambiare, perché il mondo intorno è cambiato. Deve essere più presente sui social, più facile da seguire, più accessibile per il pubblico e più interessante per aziende e investitori. Ma non deve cambiare per assomigliare agli altri grandi campionati.

Il rally non ha bisogno di diventare qualcos’altro per essere nuovamente popolare. Deve semplicemente riuscire a raccontare meglio ciò che lo rende diverso. La vera sfida della nuova gestione sarà quindi trovare il punto di equilibrio tra innovazione e identità, tra intrattenimento e sport, tra accessibilità e autenticità. Boullier ha promesso che il DNA non verrà toccato. Adesso sarà il tempo a dire se sarà davvero possibile cambiare la pelle del World Rally Championship senza cambiarne l’anima.

30 Agosto 2026/da Matteo Deriu
Tags: campionato del mondo rally
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