Il Rally Lana 2020 riapre le danze post Covid-19 al Nord

Rally 2021: tra incertezze e tante parole di fiducia

Rinviato a data da destinarsi. Un vero incubo e non tanto per gli equipaggi, che potrebbero dover fare a meno della gara scelta, ma che potranno comunque sceglierne un’altra o aspettare nella speranza che il rally rinviato a DDD possa essere recuperato, bensì per gli organizzatori, senza i quali non ci sarebbero i rally e non ci sarebbe la federazione.

Per organizzare un rally c’è bisogno di un capitale consistente. Rally da 150 chilometri hanno costi organizzativi che si aggirano, mediamente, tra i 120.000 e i 150.000 euro. Una gara di Coppa Italia di degna lunghezza (da 80 e più chilometri può arrivare anche a 90.000 euro, seppure in genere si attesta intorno agli 80.000). Queste cifre sono quelle degli organizzatori seri e non quelle di chi dopo anni ancora deve pagare il lavoro svolto dagli ufficiali di gara.

Il punto qual è? Fino all’era pre-coronavirus l’organizzatore di un rally si esponeva al rischio di saltare gambe all’aria se non aveva un certo numero di iscritti, adesso invece si espone al rischio della bancarotta ed è nelle mani di sindaci e prefetti. E visto che la stagione sta per ripartire, anzi sarebbe già iniziata se non ci fosse stato l’annullamento del Val Merula e il rinvio del Prealpi Master Show, vale la pena fare chiarezza (in questa sede) sulla realtà dei fatti e non su quella che intrinsecamente ed estrinsecamente ci viene sventolata a colpi di comunicati stampa federali. E non perché questi ultimi non rispecchino la verità, bensì perché propongono solo una verità di parte, che può riservare pessime sorprese.

Perché lo scriviamo? Perché non possiamo venire meno ad un rapporto di trasparenza con i nostri lettori. E perché è stata appena chiusa un’inchiesta giornalistica che sarà pubblicata sul prossimo numero in edicola il 5 febbraio 2021 su RS e oltre. In questa inchiesta abbiamo prima raccolto le paure (giuste e motivate) degli organizzatori, che si rifanno a quello che hanno vissuto lo scorso anno e che nel 2021 dovranno anche vedersela con i colori che questo Governo periodicamente proporrà nelle varie regioni.

Dopo aver parlato con diversi organizzatori (nelle nostre inchieste, condotte nella massima autonomia giornalistica, non pubblichiamo tutte le “chiacchierate” che facciamo con i diretti interessati, bensì solo le più concrete) abbiamo contatto la federazione nella persona del suo presidente della Commissione Rally, Daniele Settimo, che in questo caso è il massimo rappresentate politico dei rally italiani. Colui che si prende oneri ed onori.

L’inchiesta, come detto uscirà tra pochi giorni in edicola, ma una frase del presidente Daniele Settimo, dopo 24 ore dalla nostra intervista, l’abbiamo ritrovata su un comunicato stampa Aci Sport. Dunque, a prova di smentita. Il comunicato Aci Sport è molto lungo e scritto come al solito con in punta di burocratichese, ma una frase in particolare ci è balzata agli occhi perché si distacca da quanto contenuto dalla nota in questione (che potete leggere integralmente qui) e traccia in modo inequivocabile e preoccupante la stagione sportiva che ci aspetta. Non a tutti, ovviamente.

Al di là dei giusti proclami di “potere” che Aci (non Aci Sport) reclama e puntualizza quasi sempre – come ad esempio: “ACI è la Federazione Sportiva Nazionale, titolare sul territorio nazionale del potere sportivo automobilistico che gli proviene dalla FIA, è riconosciuta dal CONI per lo Sport automobilistico ai sensi dell’art. 2, comma 5 del decreto legislativo 8 gennaio 2004, n. 15 e svolge l’attività di Federazione Sportiva secondo la disciplina prevista dal proprio ordinamento (d.p.r. 8 settembre 1950, n. 881 e successive modificazioni)” – quello che fa davvero testo è la seguente frase:

”È possibile il regolare svolgimento dell’attività sportiva automobilistica, attraverso l’organizzazione e la partecipazione alle gare iscritte nel calendario allegato che abbiano ottenuto le necessarie autorizzazioni delle Autorità Locali”.

Avete capito benissimo, come sempre, le gare dovranno ottenere i preventivi permessi e, quindi, la preventiva autorizzazione a svolgersi in un dato territorio. Chi concede queste autorizzazioni allo svolgimento? Le autorità locali: Comuni, Province e Prefetture. Il nocciolo della questione è qui. Il sindaco di un qualunque centro abitato o il prefetto di un determinato capoluogo di provincia possono negare i permessi, o possono ritirarli dopo averli concessi. È da sempre così. Ma in un momento in cui le paure dilagano a macchia d’olio, molti sindaci e altrettanti prefetti hanno dimostrato di mettere in atto una regola di potere assoluto.

Qual è questa regola di potere assoluto? È presto spiegato: Aci sarà anche la federazione sportiva e detterà pure le leggi in gara da quando la competizione parte a quando la stessa termina, ma in questo caso Comuni, Province e Prefetture hanno un potere decisamente superiore (che glielo conferisce la Carta Costituzionale), quello esecutivo e legislativo sul territorio di pertinenza.

Quindi, potranno bloccare l’evento in qualunque momento e in totale autonomia, senza rispondere dei danni che arrecheranno ad un organizzatore, perché c’è il rischio Covid-19. Una triste realtà, ma anche una comoda scusa per chi non vuole assumersi responsabilità.

Le stesse cose, ma senza il problema aggiuntivo dei colori, le avevamo scritte l’anno scorso ed eravamo stati travolti da una sterile polemica finalizzata a farci rimettere il “coperchio sulla pentola” appena scoperchiata: il fallimento politico di non avere peso sull’attuale Governo che, adottando uno studio del Politecnico di Torino, ha inserito i rally tra gli sport di contatto. Le contestazioni ce le avevano mosse in tanti, tra cui anche Moreno Voltan, Simona D’Angelo, Mauro Rotunno e tanti altri, che però al di là delle “polemiche social” si sono visti non concedere i permessi e hanno dovuto annullare le loro gare.

Combinazione, poco prima che iniziasse lo stillicidio di rally e ronde che non fanno parte di “campionati di vertice” (così è scritto nel DPCM e così è stato successivamente chiarito dal presidente Conte), era stato emanato un comunicato Aci Sport dello stesso tenore di quello redatto il 22 gennaio scorso.

Speriamo solo che nel 2021 porti maggiore fortuna rispetto al 2020. Quali sono i Campionati di vertice? I Campionati Italiani fino alla Coppa Rally di Zona. Ce lo hanno confermato due avvocati che lavorano con le pubbliche amministrazioni e l’esperienza vissuta. E il tutto nonostante i rally non siano uno sport di contatto.

Aci Sport scrive che “Il 22 gennaio scorso, mentre DPCM 3 dicembre 2020, contenente le nuove misure per il contenimento dell’epidemia di COVID-19, riporta all’art. 1 comma 10 lettera e): “Sono consentiti gli eventi e le competizioni – riconosciuti di interesse nazionale con provvedimento del Comitato Olimpico Nazionale Italiano e del Comitato Italiano Paralimpico – riguardanti gli sport individuali e di squadra organizzati dalle rispettive federazioni sportive nazionali”. Con il DPCM 14 gennaio 2021 è stata prorogata l’efficacia delle norme al 30 aprile 2021”.

Tenete bene in mente questa frase: “Con provvedimento del Comitato Olimpico Nazionale Italiano e del Comitato Italiano Paralimpico”. Prima i rally venivano autocertificati dalla federazione sportiva al Ministero competente, mentre invece ora devono essere avallate da un provvedimento del CONI. Cosa significa? Che devono essere certificate dal CONI. Ed è così da dicembre 2020. Da quando sono stati annullati gli eventi in programma. da quando sono nate le zone color pastello in Italia.

La verità è semplicemente questa. Per dirla con parole burocratiche: “La Federazione Aci gestisce l’attività sportiva automobilistica attraverso la formazione di un Calendario Nazionale annuale in cui vengono inserite tutte le gare che si svolgono sotto l’egida federale. La Federazione ACI ha inviato al CONI l’elenco delle gare attualmente iscritte nel Calendario Nazionale che si svolgono nel periodo dal 1° Gennaio al 30 Aprile 2021. Ogni gara iscritta nel calendario federale viene considerata d’interesse nazionale (comprese quelle fino ad ora annullate e rinviate a DDD, ndr) così come ogni conduttore in possesso della Licenza sportiva rilasciata dalla Federazione viene riconosciuto come atleta di interesse nazionale (non professionista, ndr); lo stesso vale per gli Ufficiali di Gara che, ai sensi dell’art.199 e seguenti del Regolamento Sportivo Nazionale, ne garantiscono lo svolgimento”.

Però, se un sindaco vuole, la gara in questione non si farà. E basta. A meno che Aci Sport non voglia spostare la location delle gare in un circuito, magari sul tetto di via Marsala a Roma. Perché, in effetti, se è vero che ognuno comanda a casa propria, è vero che il potere Aci non fuoriesce dalle stanze federali. Non in questo caso. Non per i rally (si pensi al Codice della Strada che da decenni ormai viene toccato solo per aumentare le sanzioni da comminare per le infrazioni, anche se Aci ha un proprio rappresentate all’interno del Ministero dei Trasporti). Se così non fosse, perché i rally sono ancora, dopo mesi, considerati sport di contatto pur non prevedendo il contatto fisico?