Raffaele Pelillo: ''I rally non sport di contatto, errore clamoroso''

Raffaele Pelillo: ”I rally non sono sport di contatto, errore clamoroso”

In seguito ai recenti documenti pubblicati (DPCM e Allegato) dalle autorità governative e alla loro entrata in vigore con pubblicazione su Gazzetta Ufficiale abbiamo chiesto il parere di Angelo Raffaele Pelillo, avvocato cassazionista di lungo trascorso, esperto di diritto amministrativo e presidente della Commissione Energie Alternative Aci Sport, in merito a quello che appare il “nodo” centrale dell’argomento, che è se i rally vadano ritenuti oppure no uno sport di contatto.

Avvocato Pelillo, i rally sono uno sport di contatto, come definiti sull’allegato del nuovo DPCM?

“I rally non sono uno sport di contatto. Si tratta di un clamoroso errore del legislatore. Un brutto equivoco. Il contatto è relazionato all’avversario. Neppure il tennis è uno sport di contatto. Il contatto è, per forza di cose, fisico. Insomma, prevede intimità. Voglio fare una battuta per sdrammatizzare: nei rally ci sarebbe contatto solo se dopo la gara andassimo a letto col nostro o con la nostra copilota. Ripeto, sono ironico, ma anche realista. I rally non sono uno sport di contatto, come non lo è la regolarità che, fatto salvo il fattore velocità, è identica ai rally”.

Ma quindi ritiene che i rally avrebbero risolto i loro problemi se riuscissero ad uscire dalla famigerata lista nera del DPCM?

“I rally non avrebbero mai dovuto entrare nella cosiddetta lista nera. E certamente, se uscissero da quell’elenco non avrebbero più problemi, salvo lockdown”.