Il mito Dakar dal 1978 al 2008: la storia completa

La Dakar ufficialmente nasce nel dicembre 1978, ma per conoscere come sia nata questa gara mito bisogna riavvolgere il nastro al 1976. La gara è stata ideata dal francese Thierry Sabine, che dopo essersi smarrito nel deserto, rimanendovi disperso per alcuni giorni, durante la Abidjan-Nizza (un altro rally-raid) nel 1976, decise di creare un rally raid che percorresse la direzione inversa della Abidjan-Nizza. La sua idea era quella di condividere quei territori con più gente possibile. Da qui, l’idea un viaggio straordinario che parte dell’Europa. Il percorso poi partirebbe da Algeri, attraversando Agadez e terminando a Dakar.

Il sogno diventa così un progetto che prende vita in maniera rapida. La Paris-Dakar si affaccia su un mondo fino a quel momento poco conosciuto, in cui il suo creatore, Thierry Sabine, appare come un vero pioniere. Il suo credo rimarrà scritto a caratteri indelebili sulla storia della gara: “Una sfida per chi parte. Un sogno per chi resta”.

Il 26 dicembre 1978 dall’iconico Trocadéro di Parigi, la parte la prima Parigi-Dakar. Sono passati quarantaquattro anni, dal quel 26 dicembre in cui centosessanta concorrenti si ritrovarono per affrontare la corsa più dura al mondo. Un percorso strutturato su diecimila chilometri tra Algeria, Niger, Mali e Senegal. Nella prima Dakar fu stilata un’unica classifica generale che comprendeva sia le moto che le auto, il vincitore assoluto è stato il francese Cyril Neveu in sella ad una Yamaha.

Il ventunenne all’epoca era ancora un nome poco conosciuto al grande pubblico, commento così quella storica vittoria: “All’epoca avevo 21anni, ma avevo già esperienza nelle gara in Africa, in quanto avevo già disputato la Abidjan -Nizza”. Tra le vetture, la vittoria andò ad Alain Genestier e Joseph Terbiaut su un Range Rover, che nella generale si classificarono al quarto posto assoluto. I tempi in questa prima edizione contavamo poco o nulla, la gara fu un enorme successo. Il suo impatto mediatico fu pazzesco, sia sotto il punto di vista comunicativo sia emotivo; infatti, la Dakar cambio la vita di ogni concorrente, che sentiva fortissimo il richiamo dell’Africa. Il rally-rally più duro e bello della storia nasce così. Al via della gara c’era anche Hubert Auriol, che dopo tante edizioni corse tra moto e auto, divenne direttore di gara dal 1994 al 2003.

Si scatena il successo della Dakar

La Dakar scatenò un enorme interesse oltre che tra i Piloti, anche tra i Costruttori, tutti volevano esserci. La seconda edizione, disputata nel 1980, richiama grandi case come Yamaha, Volkswagen, Lada e BMW, che si presentano con le Squadre ufficiali. Che la Dakar sia un grande successo, lo testimoniamo i numeri con gli iscritti che da 170 passano a 216. Questa edizione è anche caratterizzata dall’ingresso in gara dei Camion. Tra le moto, Cyril Neveu vince per la seconda volta consecutiva con una Yamaha privata, tra le vetture vince l’equipaggio svedese formato da Freddy Kotulinsky e Fred Lufferman su Volkswagen Ilttis. Tra i camion, storica vittoria per gli algerini Zohra Ataoutat, Hajd-Daou Boukrif e Mahidine Kaoula al volante di un Sonacome M210.

La Dakar ormai è entrata nel cuore degli appassionati, all’imbarco di Marsiglia c’è un pubblico strabordante, richiamato da un elenco di altissimo livello con piloti e vetture di livello mondiale. Al via troviamo anche la Rolls di Thierry de Montcorge e le Citroën CX portate in gara da Jacky Ickx e Claude Brasseur. Michel Merel all’epoca affermo: “The piste is like the ocean; it is wrong not to fear it. As for me, the piste makes me scared; you don’t mess around with it. You can’t be an artist”. La vittoria tra le moto va a Hubert Auriol, che iscrive il suo nome per la prima volta nel libro d’oro della gara africana. Ma il mito della Dakar si rafforza ulteriormente nelle annate 1982 e 1983.

Il 1982

Nel 1982 si parte nuovamente da Place de la Concorde con ben 382 concorrenti, più del doppio rispetto alla prima edizione. I fratelli Marreau, soprannominati “Le volpi del deserto”, regalano a Renault uno storico successo, mentre tra le moto trionfò Cyril Neveu con Honda. L’edizione 1982 balzo alle cronache per la costosissima missione internazionale di ricerca e salvataggio di Mark Thatcher, figlio dell’allora Primo Ministro britannico Margaret smarritosi nel Sahara mentre partecipava alla competizione con la sua Peugeot 504. Il pilota venne ritrovato il 14 gennaio 1982, da un Hercules C-130 dell’aviazione militare algerina, questa notizia diede ancora un maggiore eco alla Dakar, che anno dopo anno acquistava sempre più fama e fascino.

Il 1983

Nel 1983, gli organizzatori alzarono ulteriormente l’asticella delle difficolta, nel percorso fu inserito per la prima volta il terribile deserto del Ténéré. Un mare di sabbia, sconosciuto che fa venire l’acquolina in bocca a Team, equipaggi e soprattutto spettatori. Ma ben presto, il deserto del Ténéré si trasformò in un vero e proprio incubo per gli equipaggi per via di una tempesta di sabbia. In quaranta perdono l’orientamento, fortunatamente vengono rintracciati e salvarti nel giro di pochi giorni. Nicole Maitrot, concorrente dell’edizione 1982, dichiarò “Thierry Sabine dà l’impressione di essere Dio che veglia sulle sue pecore dall’alto del suo elicottero, andandone alla ricerca se queste si smarriscono all’improvviso”. Questi colpi di scena uniti a quelli dell’anno precedente rafforzano ulteriormente il mito della Dakar, soprattutto quello di Hubert Auriol, che si aggiudica la tappa marathon di Ténére e di conseguenza la gara. Tra le auto la vittoria va alla coppia Ickx / Brasseur sulla Mercedes 280 GE.

Il 1984

Nel 1984 il percorso subisce un cambiamento, Thierry Sabine riesce ancora una volta nell’impossibile, porta il rally-raid in Algeria, Mauritania, Sierra Leone, Costa D’Avorio e Senegal. Un rally lungo oltre 12’000 chilometri (5882 cronometrati) suddivisi in 18 prove. Il numero degli iscritti intanto continua a salire è va a toccare le 427 unità. Emblematica rimarrà la foto con Michel Sardou sulla linea di partenza al fianco di Jean-Pierre Jabouille. Le Case intanto guardano alla Dakar come una vetrina pazzesca in termini di visibilità, basti pensare che Jacky Ickx convince Porsche a partecipare alla gara con un Team ufficiale. I vincitori sono Metge e Lemoyne (Porsche 911) tra auto e Gaston Rahier (BMW R80G) per le moto.

Il 1985

Il 1985 porta in dote il cambio di luogo per la partenza, si abbandona Place de la Concorde per spostarsi a Versailles. Tra le vetture la vittoria va alla Mitsubishi Pajero di Patrick Zaniroli e il suo navigatore Jean Da Silva, mentre tra le moto il successo va alla BMW R80G/S di Gaston Rahnier.

Il 1986

Il 1986 è un anno da cancellare, in un tragico incidente in elicottero muoiono l’organizzatore Thierry Sabine, il cantante francese Daniel Balavoine, il giornalista Nathaly Odent, il pilota di elicottero François Xavier-Bagnoud e il tecnico radiofonico Jean-Paul Le Fur. La gara piomba nel dramma, le ceneri di Sabine sono sparse nel deserto e al comando della gara subentrano suo padre, Gilbert, e Patrick Verdoy. Ma i drammi non finiscono qua, l’ultimo giorno di gara, anche l’Italia piange un suo atleta: Giampaolo Marinoni. Per la cronaca tra le moto vince Cyril Neveu, mentre tra le auto vittoria per la Porsche di Metge/Lemoyne.

Il 1987

Il 1987 è la prima edizione con al timone Gilbert Sabine e Patrick Verdoy. La gara mantiene il suo format, arricchendosi della partecipazione in forma ufficiale del Team Peugeot. La casa del leone rampante entra con un solo obbiettivo: Vincere! Obiettivo centrato al primo colpo grazie a Ari Vatanen e Bernard Giroux con la 205 Turbo 16. Tra le moto quinto successo per Cyril Neveu, che si aggiudica la gara dopo una bellissima battaglia con Hubert Auriol, duello finito anzi tempo per la caduta di quest’ultimo.

Il 1988

Nel 1988 si sfonda il tetto delle 600 iscrizioni (183 moto, 311 auto e 109 camion). Numeri record, che denotano l’ottima salute di cui gode la gara, ma tutte le rose hanno le spine è queste si manifestano nella tappa algerina di El Oued, giudicata troppo dura da oltre cento equipaggi, che decidono in comune accordo di ritirarsi per protesta contro l’organizzazione. La gara fino al bivacco di Bamako era stata dominata dalla Peugeot 205T16 di Vatanen, che guidava la gara con oltre due ore di vantaggio. Ma la vettura fu incredibilmente rubata dal parco chiuso, l’auto fu ritrovata successivamente dagli uomini della squadra Peugeot, ma i regolamenti dell’epoca, imponevano ai concorrenti di presentarsi ai blocchi di partenza di ciascuna prova speciale con almeno 30′ d’anticipo sull’orario del via, quindi per regolamento Vatanen fu squalificato. Di questa situazione né approfittò il compagno di squadra Juha Kankkunen, che si porto a casa un successo inaspettato, tra le moto vittoria Italiana di Edi Orioli (Honda) su Franco Picco (Yamaha).

Il 1989

Nel 1989 la Dakar cambia nuovamente pelle, abbandonando Algeri come base d’arrivo dalla Francia per toccare Tunisia e Libia. Ma soprattutto scopre un talento che scriverà pagine di storia della gara, Stephane Peterhansel. Il giovane francese, alla sua seconda partecipazione sorprende tutti chiudendo la gara in quarta posizione. Tra le moto trionfa Gilles Lalay, mentre tra le auto Ari Vatanen, si riscatta dopo lo sfortunato inconveniente della scorsa edizione.

Il 1990

Il 1990, segna il primo calo di iscritti con poco più di 450 quipaggi al via della gara. Il deserto libico per quanto spettacolare e disseminato di trappole, soprattutto nelle prove disputate di notte. Tra le moto successo per la Cagiva di Edi Orioli, mentre tra le auto Vatanen firma il tris di successi, portando al successo la 405 T16.

Il 1991

Nel 1991, gli organizzatori optano per un percorso simile a quello della passata edizione. Agli albori della cronaca sale Stephane Peterhansel, che vince la sua prima Dakar. Tra le auto, invece c’è stato l’addio di Peugeot, sostituita da Citroen. La casa del double chevron vince la gara, grazie al quarto successo di Vatanen con la Citroen ZX Grand Raid.

Il 1992

Il 1992 segna un unicum nella storia della gara, la gara da Parigi si spinge fino al Sud-Africa. Una maratona di oltre 6000 chilometri cronometrati. Una scelta dettata dal forte calo degli equipaggi in gara, la gara e dura e massacrante e deve affrontare diverse insidie e difficoltà come alcune tempeste di sabbia nel deserto, il Ciad in guerra e i fiumi in piena in Namibia. La grande novità è l’introduzione del sistema GPS per gli equipaggi in gara. Tra le auto vittoria per Hubert Auriol (già plurivincitore con le moto), mentre la moto Peterhansel firma il secondo successo di fila. Nota a parte, meritano i camion con il successo tricolore di Perlini/Albiero/Virante su Perlini 105F Red Tiger.

Il 1993

Gli organizzatori decidono che la formula Paris-Città del Capo era fallita e nel 1993 tornarono ad organizzare la Dakar nel suo format originale. Nonostante questo, i numeri erano sempre più bassi, meno di 200 equipaggi si presenteranno al via Place de Trocadéro a Parigi. Il percorso disegnato era molto duro e prevedeva l’attraversamento del deserto della Mauritania. Le dune di El Goléa misero fuori gioco gran parte degli equipaggi compreso il favorito Auriol. A firmare il successo furono Bruno Saby tra le auto e Peterhansel tra le moto.

Il 1994

Dopo alcune annate contrassegnate dal forte calo di iscritti, nel 1994 si registra un’inversione di tendenza, dovuta forse al cambio di proprietà e organizzazione della gara. Gilbert Sabine e il suo gruppo di lavoro vanno in pensione e la gara viene rilevata dal gruppo Amaury Sport Organization. Il nuovo corso, firmato Fenuil porta subito un primo significativo cambiamento. La gara partirà da Parigi e farà ritorno nella stessa capitale francese dopo aver attraversato l’Africa fino a Dakar. La gara, nonostante questo strano format è comunque durissima e si conclude con il successo (il terzo) tra le moto del nostro Edi Orioli e tra le auto di Pierre Lartigue.

Il 1995

Nel 1995 arriva il primo grandissimo cambiamento, la carovana saluta Parigi e la Francia per andare a Granada in Spagna e l’intero evento sarà svolto nell’arco di due settimane.

Il 1996

Il format, convince tanto che sarà ripetuto in forma uguale nel 1996. In questi due anni i successi son firmati da Peterhansel (1995) e Orioli (1996) tra le moto e da Lantigue tra le auto.

Il 1997

Il 1997 vede il format della gara cambiare nuovamente si parte da Dakar e si arriva a Dakar, con l’attraversamento del Niger e del terribile deserto di Tenere. La gara tra le auto e vinta dal nipponico Kenjiro Shinozuka, mentre Jutta Kleinschmidt conclude quinta e diventa la prima donna a vincere una tappa della Dakar. Tra le moto successo, il quinto in carriera per Peterhansel.

Il 1998

Nel 1998, la Dakar compie i suoi primi 20 anni! La corsa parte da Parigi, attraversa la Spagna per concludersi a Dakar. La gara disegnata dagli organizzatori e durissima, con tante dune e deserto come menù. Tra le auto primo successo alla Dakar per Jean-Pierre Fontenay, mentre tra le moto Stéphane Peterhansel iscrive il suo nome nell’albo d’oro per la sesta volta.

Il 1999

Nel 1999 si torna in Andalusia (Spagna) per la partenza della gara, con il ritorno al successo di BMW con Richard Sainct e di Renault tra le auto con i fratelli Marrieu. Peterhansel dopo sei edizioni vinte con le moto, decide di prendere il via alla gara nella categoria auto.

Il 2000

Il 2000, riserva ai concorrenti una grande novità, l’Africa verrà attraversata da Est a Ovest con arrivo sarà posto al Cairo. All’ombra delle piramidi si festeggiano i due vincitori: Richard Saint e Jean-Louis Schlesser.

Il 2001

Il 2001 segna la prima storica vittoria di una donna, grazie alla tedesca Jutta Kleinschmidt su una Mitsubishi, mentre tra le moto vince il nostro, Fabrizio Meoni.

Il 2002

L’edizione 2002 prende il via dalla cittadina di Arras, situata nel dipartimento del Passo di Calais. Tra le auto, vittoria per il giapponese Hiroshi Masouka, mentre tra le moto il nostro Fabrizio Meoni fa il bis.

Il 2003

Nel 2003, la gara ha un format inedito. La partenza viene data a Marsiglia, mentre l’arrivo in Egitto a Sharm. Vittoria, la seconda di fila per Masouka, mentre tra le moto trionfo per Richard Sainct.

Il 2004

Il 2004, segna il ritorno al format classico della gara. Partenza da Clamont Ferrand e arrivo a Dakar. Gara durissima con tanto deserto, che vede lo storico successo tra le auto di Peterhansel (Mitsubishi), mentre tra le moto vittoria per Nani Roma.

Il 2005

Il 2005 è un anno tragico per la Dakar, con le morti del nostro Fabrizio Meoni e di Jose-Manuel Perez, questi due tragici fatti di cronaca mettono in secondo piano il risultato sportivo che vede il primo successo di Cyril Despres su KTM, mentre tra le auto ennesimo successo per Peterhansel.

Il 2006

Nel 2006 si parte da Lisbona tra due ali di folla festante, le prime prove disputate in Europa vedono i piloti locali salire alla ribalta, ma una volta arrivati in Africa le gerarchie si ristabiliscono con Luc Alphand (auto) e Marc Coma (moto) che iscrivono i loro nomi nell’albo d’oro della gara. Edizione, anche questa, funestata da tragici incidenti come quello occorso al motociclista Andy Caldecott.

Il 2007

Il Portogallo sarà anche lo scenario della partenza 2007, le prime prove come nell’anno precedente sono griffate dai locali che si tolgono il capriccio di vincere una prova del mitico rally-raid. Tra le auto, intanto Volkswagen prova a strappare il dominio a Mitsubishi, i tedeschi scendono in campo con Sainz e De Villiers sulle VW Tourag. L’avvio dello squadrone tedesco è promettente, ma una volta arrivata in Mauritania i mezzi dello squadrone teutonico accusano problemi e crollano sotto i “colpi” di Peterhansel (poi vincitore) e di Alphand. Tra le moto Cyril Despres trionfa, approfittando della caduta di Marc Coma nelle ultime fasi di gara.

Il 2008

Capitolo a parte merita l’edizione, mai disputata del 2008. La situazione geopolitica all’epoca era particolarmente instabile in quell’area dell’Africa, con la nascita di molte organizzazioni terroristiche, specie in Mauritania. I numeri di quell’edizione erano veramente importantissimi, 550 iscritti tra auto, moto e camion con una rappresentanza di 31 donne. Il primo campanello d’allarme sulla sicurezza del plotone scattò alla Vigilia di Natale del 2007, quando gli organizzatori della gara ricevettero degli avvertimenti da parte del governo francese sulla sicurezza della zona, soprattutto dopo l’uccisione di una famiglia di turisti francesi in Mauritania. Furono giorni febbrili, con riunioni costanti tra Organizzatori, Governo, Ambasciate per decidersi il da farsi, la decisione fu presa il 4 gennaio 2008. La gara era stata cancellata, a causa dei problemi di sicurezza in Mauritania. Troppo difficile garantire la sicurezza della gara, nonostante l’impegno del governo mauritano di schierare 3000 soldati a vigilanza della gara, ma sorvegliare palmo a palmo l’intero deserto era una missione pressoché impossibile. Le maggiori pressioni per la cancellazione della gara arrivarono dal capo dell’antiterrorismo Loius Caprioli e dal ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner. Finisce così la mitica epopea della Paris-Dakar e della Dakar con partenza itinerante, la gara diventerà interamente itinerante e ripartirà nel 2009 in Sud-America per poi approdare in Arabia. Ma questa è un’altra storia.