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Curiosità, Rubriche

Max Rendina vs Giuseppina Fusco: sfida di fuoco all’Aci Roma

Polemica rovente sulla parità di condizioni tra chi si candida alla prossima tornata elettorale presso Aci Roma. Se le norme non fossero identiche per ogni lista, se emergessero trattamenti diversi nell’accesso alla competizione e nella presentazione delle candidature, la vicenda potrebbe approdare nelle aule di giustizia.

Tensione all’interno dell’Aci Roma. A pochi giorni da ferragosto scoppia un duro confronto tra Max Rendina, ex vicepresidente dell’Aci Roma, tuttora consigliere, organizzatore del Rally Roma Capitale e già campione del mondo rally Gruppo N, e la presidente in carica dell’ente romano, Giuseppina Fusco, che occupa quella poltrona da dodici anni. Ottantunenne, Fusco è succeduta al defunto e influente Pasquale De Vita, figura che ricopriva contemporaneamente la presidenza dell’Unione Petrolifera Italiana, organismo che tutela gli interessi del settore petrolifero, e quella dell’Aci Roma, uno degli enti fondatori dell’Automobile Club d’Italia, oltre alla vicepresidenza vicaria di Aci Italia, un periodo in cui, combinazione, Aci non si lamentava mai dei continui rincari dei carburanti.

Ma di cosa si tratta esattamente? Se già un mese fa la situazione interna all’ente si era fatta incandescente, con l’avvicinarsi del rinnovo delle cariche, ora lo scontro entra in una fase nuova, dagli sviluppi tutt’altro che scontati. Rendina, che per lungo tempo ha guidato anche la Commissione Sportiva Regionale, ha inoltrato ad Aci Italia — e dunque al presidente Geronimo La Russa — una richiesta di verifica formale su diversi punti che, a suo dire, non riguardano soltanto la sua situazione personale, ma anche le regole con cui si svolgerà la prossima consultazione.

Rendina era stato designato vicepresidente dell’Automobile Club Roma lo scorso maggio, su proposta della stessa presidente Fusco, al termine di un lungo percorso maturato all’interno dell’ente e della Commissione Sportiva.

La vicenda si articola attorno a tre nodi principali. Il primo riguarda le dimissioni di Rendina dalla vicepresidenza e la conseguente uscita dal Consiglio direttivo: secondo la sua versione, si sarebbe dimesso soltanto dall’incarico di vicepresidente, non da quello di consigliere. Il secondo nodo riguarda il nuovo regolamento elettorale, ancora al vaglio di Aci Centrale, in particolare le modalità con cui presentare le liste. Il terzo riguarda l’assemblea del 5 agosto, convocata proprio per discutere il nuovo regolamento, sulla quale Rendina solleva dubbi legati a informazione, partecipazione e trasparenza.

Il filo conduttore che lega i tre punti è racchiuso in una domanda posta dallo stesso Rendina in modo diretto: alle prossime elezioni dell’Aci Roma, tutti i candidati potranno competere alle stesse condizioni? L’ex vicepresidente precisa di non chiedere alcun privilegio, anzi: chiede regole identiche per tutti, lasciando poi ai soci il compito di scegliere chi debba prevalere. Resta però da chiarire un aspetto: se il nuovo regolamento richiede davvero 800 firme certificate per le liste alternative, senza imporre lo stesso obbligo alla lista espressa dal Consiglio direttivo uscente, quale disposizione giustifica questa disparità, e per quale motivo esisterebbe?

Per rispondere occorre capire chi presenta formalmente la lista uscente. Se il Consiglio direttivo in carica gode di uno status regolamentare particolare, bisogna comprenderne le ragioni. Se invece tale differenza è stata introdotta soltanto dal nuovo regolamento dell’Aci Roma, va verificata con attenzione la sua compatibilità con lo Statuto Aci e con il regolamento elettorale federale. Il nodo giuridico, infatti, non sta tanto nel numero di firme richieste, quanto nell’eventuale disparità ingiustificata nelle condizioni di accesso alla competizione.

Tornando ai fatti, il primo fronte riguarda la posizione di Rendina all’interno dell’Automobile Club Roma. Le sue dimissioni avrebbero riguardato solo la vicepresidenza, non la carica di componente del Consiglio direttivo. Nella comunicazione inviata all’ente, sostiene, non comparirebbe alcuna rinuncia al ruolo di consigliere. Ciononostante, le dimissioni dalla vicepresidenza sarebbero state interpretate come comprensive anche dell’uscita dal Consiglio.

Secondo Rendina, la questione non è puramente formale. Il riferimento è allo Statuto Aci, che distingue nettamente tra la carica di vicepresidente e la partecipazione al Consiglio direttivo, stabilendo che il vicepresidente venga eletto dal Consiglio stesso tra i propri membri. Nel documento citato viene richiamato anche un precedente del giugno 2026 riguardante l’Automobile Club Vibo Valentia: in quella circostanza, a fronte delle dimissioni del vicepresidente dal solo incarico specifico, sarebbe stato espressamente confermato il mantenimento della carica di consigliere, in attesa della nomina del successore.

Il precedente, va precisato, non impone automaticamente la stessa soluzione per il caso romano. Rendina lo cita però per sostenere la necessità di un accertamento. Ed è ad Aci Centrale che si rivolge, senza chiedere — precisa — alcun clamore mediatico né la divulgazione di documenti riservati, ma soltanto un esame degli atti per stabilire se la sua uscita dal Consiglio direttivo sia avvenuta nel rispetto dello Statuto e delle norme dell’Automobile Club d’Italia.

Il tema diventa dunque quello della parità tra tutti i soggetti interessati a partecipare alla consultazione. Se le regole risulteranno uniformi, saranno i soci, con il voto, a stabilire la composizione dei nuovi organi dell’Automobile Club Roma. Se invece dovessero emergere condizioni diverse tra le candidature — in particolare nell’accesso alla competizione e nella presentazione delle liste — la questione assumerebbe un peso ben più rilevante.

In sostanza, se i candidati non fossero posti sullo stesso piano e una delle parti si ritenesse danneggiata da regole o procedure non omogenee, non sarebbe da escludere il ricorso alle vie legali. Si tratta comunque di elezioni interne a un ente pubblico, e per questo la correttezza delle procedure, la trasparenza e la parità di trattamento tra i candidati costituiscono elementi imprescindibili. La richiesta di Rendina è che tali condizioni vengano chiarite prima dell’avvio della fase elettorale vera e propria, lasciando poi ai soci la decisione finale attraverso il voto.

Cambio di regole con 800 firme dal notaio

Il secondo fronte è probabilmente quello che peserà maggiormente sull’esito della competizione. Rendina chiarisce subito di non essere contrario alla raccolta delle 800 firme certificate: si dichiara anzi pronto a raccoglierle, ritenendo la certificazione uno strumento utile per dimostrare un reale consenso tra i soci. Il problema, secondo la sua denuncia, nasce dalla presunta disparità tra le regole previste per una lista alternativa e quelle riservate alla lista degli amministratori uscenti.

Nella ricostruzione di Rendina, il nuovo regolamento elettorale imporrebbe a una lista nuova la raccolta di almeno 800 firme di soci, con certificazione notarile, mentre la lista uscente non sarebbe soggetta allo stesso vincolo. Il regolamento, al momento della contestazione, non risulterebbe ancora definitivo, essendo sottoposto all’esame di Aci Centrale. È proprio questa differenza a essere messa in discussione.

Il ragionamento di Rendina è che le 800 firme servono unicamente a consentire la presentazione di una lista, senza incidere sul risultato del voto. Superata questa fase, sarebbero comunque i soci con diritto di voto a scegliere quale lista dovrà guidare l’Automobile Club Roma. Da qui la sua richiesta: se la certificazione delle firme rappresenta una garanzia di rappresentatività, dovrebbe valere per chiunque intenda candidarsi.

“800 firme certificate? Sì. Ma perché solo per alcuni?”, si chiede Rendina. La sua posizione, quindi, non è quella di abolire l’adempimento, ma di renderlo uguale per tutti: la stessa soglia dovrebbe valere sia per chi propone una lista alternativa, sia per chi rappresenta l’amministrazione uscente.

La questione si riduce così alla parità delle condizioni di accesso alla competizione. Non viene messo in discussione il principio secondo cui una candidatura debba essere sostenuta da un certo numero di soci, bensì l’eventualità che la stessa competizione preveda requisiti differenti a seconda di chi presenta la lista.

Un parere della Corte costituzionale

A sostegno della propria posizione, Rendina cita anche la sentenza n. 3 del 2025 della Corte costituzionale, pur precisando che il contesto di quella pronuncia è diverso da quello associativo dell’Automobile Club.

Il riferimento viene utilizzato in relazione al principio di parità delle condizioni tra i soggetti che partecipano a una competizione elettorale. Non si tratta, quindi, di affermare in modo automatico l’illegittimità del regolamento, che deve ancora completare il proprio percorso di approvazione. La domanda posta da Rendina è se le eventuali differenze nelle condizioni di accesso siano giustificate e coerenti con un principio di parità.

È su questo punto che la vicenda potrebbe assumere un rilievo più ampio rispetto alla singola candidatura di Rendina. Se le regole per il rinnovo degli organi determinassero davvero condizioni diverse tra chi già amministra l’ente e chi propone un’alternativa, la questione non riguarderebbe più soltanto una contestazione individuale, ma le condizioni generali in cui si svolgerebbe l’intera competizione elettorale.

Giuseppina Fusco è presidente da 12 anni

La contestazione ha anche una dimensione politica. Nel proprio documento, Rendina ricorda che l’attuale presidente dell’Aci Roma, Giuseppina Fusco, guida l’ente dal 2014. Non pone l’età della presidente come elemento discriminante, e precisa di non contestarne il diritto a ricandidarsi, qualora le regole lo consentano.

Il punto sollevato da Rendina è un altro: dopo dodici anni di amministrazione, la competizione elettorale dovrebbe rappresentare un confronto aperto, in cui amministratori uscenti e candidati alternativi partano dalle stesse condizioni.

La sua impostazione è quella di lasciare ai soci il giudizio sull’operato dell’attuale gestione. Se gli amministratori uscenti otterranno il maggior consenso, Rendina dichiara che ne prenderà atto; se invece sarà la sua lista a prevalere, si dice pronto ad assumersi la responsabilità della guida dell’ente.

La questione personale finisce così per assumere una portata più generale: al centro resta il tema delle condizioni in cui si svolgerà la competizione elettorale.

Cosa è successo all’Aci Caserta

Un ulteriore elemento richiamato da Rendina riguarda l’Automobile Club Caserta. Nell’ultima procedura elettorale di quell’ente, la documentazione ufficiale indicava un termine unico per la presentazione delle liste, valido sia per i soci sia per il Consiglio direttivo uscente, con riferimento in entrambi i casi all’articolo 15 del regolamento elettorale. La documentazione metteva inoltre a disposizione i modelli per la raccolta delle firme a sostegno delle candidature.

Rendina non utilizza questo precedente per sostenere che Roma debba necessariamente adottare lo stesso regolamento, ma per rafforzare l’interrogativo sulla necessità — o meno — di prevedere condizioni differenti tra chi amministra l’ente e chi propone un’alternativa.

Anche in questo caso, il tema centrale resta l’equilibrio tra le diverse candidature. Il confronto con le procedure adottate da altri Automobile Club non dimostra di per sé alcuna violazione delle regole, ma viene indicato da Rendina come un ulteriore elemento su cui fare chiarezza prima dell’avvio della fase decisiva della procedura elettorale.

L’assemblea della discordia

Il terzo capitolo riguarda l’assemblea convocata il 5 agosto nella sede di via Parigi, per discutere il nuovo regolamento elettorale. Secondo la ricostruzione di Rendina, la riunione si sarebbe svolta in uno spazio di circa 70 metri quadrati, con la partecipazione di circa dieci delegati, a fronte di una base associativa che l’ente stesso ha indicato in circa 77 mila iscritti in occasione del centenario.

Anche in questo caso, Rendina non sostiene che il numero dei partecipanti o le dimensioni della sala rendano automaticamente invalida l’assemblea. La domanda che pone riguarda piuttosto il livello di informazione e partecipazione garantito ai soci.

Restano da verificare le modalità di convocazione, la pubblicità dell’incontro, l’accessibilità e le forme di partecipazione previste. Anche su questo punto, Rendina chiede un controllo da parte di Aci Centrale sull’iter seguito e sulle modalità con cui è stata condotta la discussione sul nuovo regolamento.

La questione assume rilievo perché proprio quel regolamento dovrebbe definire le condizioni della prossima competizione elettorale. Per questo, secondo la posizione espressa da Rendina, la trasparenza della fase preparatoria diventa parte integrante della credibilità dell’intera procedura.

Rendina si appella a La Russa

La posizione di Rendina si traduce in una richiesta di verifica complessiva. L’ex vicepresidente chiede che Aci Centrale esamini la documentazione relativa alla sua uscita dal Consiglio direttivo, accertando se le dimissioni dalla vicepresidenza potessero comportare automaticamente anche la rinuncia alla carica di consigliere. Chiede inoltre che venga esaminato il nuovo regolamento elettorale, per verificare l’esistenza di eventuali condizioni differenti nella presentazione delle liste e, in caso affermativo, quale ne sia la giustificazione.

Chiede infine una verifica sull’iter seguito per l’assemblea del 5 agosto. La formulazione scelta da Rendina è significativa: non chiede che Aci Centrale gli dia ragione, ma che vengano controllati gli atti. Una richiesta che, nella sua impostazione, riguarderebbe non soltanto la sua candidatura, ma il funzionamento complessivo della prossima competizione elettorale.

A questo punto, il tema torna a essere quello della parità tra tutti coloro che intendono partecipare alla consultazione. Se le regole saranno identiche per tutti, saranno i soci, con il voto, a determinare la composizione dei nuovi organi dell’Automobile Club Roma. Se invece dovessero emergere condizioni differenti tra le candidature, specialmente nell’accesso alla competizione e nella presentazione delle liste, la vicenda potrebbe assumere un rilievo ben più delicato.

Ed è proprio su questo punto che Rendina pone il limite della propria iniziativa: qualora i candidati non fossero posti sullo stesso piano, e una delle parti si ritenesse lesa da regole o procedure non uniformi, non sarebbe affatto escluso il ricorso alle vie legali.

Si tratta pur sempre di elezioni interne a un ente pubblico, e proprio per questo la regolarità delle procedure, la trasparenza e la parità di trattamento tra i candidati restano elementi centrali. La richiesta di Rendina è che tali condizioni vengano definite con chiarezza prima dell’avvio della fase elettorale vera e propria, lasciando poi ai soci la decisione finale attraverso il voto.

La comunicazione integrale di Max Rendina

Di seguito viene riportato integralmente il testo inviato da Max Rendina.

A pochi mesi dal rinnovo delle cariche dell’Automobile Club Roma ritengo necessario chiarire pubblicamente la mia posizione, perché quanto sta accadendo non riguarda soltanto la mia candidatura o la mia vicenda personale.

Riguarda una domanda molto più semplice: alle prossime elezioni di Aci Roma tutti potranno competere alle stesse condizioni?

Io non chiedo privilegi, scorciatoie o regole costruite a mio favore.

Chiedo esattamente il contrario: stesse regole per tutti e poi siano i soci a scegliere chi deve vincere.

Mi sono dimesso da vicepresidente, non da consigliere.

Il primo punto riguarda la mia uscita dal Consiglio direttivo.

Io mi sono dimesso dalla carica di vicepresidente.

Non mi sono dimesso da consigliere.

Nella mia comunicazione non ho mai scritto né manifestato la volontà di rinunciare alla carica di componente del Consiglio direttivo. Nonostante questo, le mie dimissioni dalla vicepresidenza sono state interpretate in modo tale da determinare anche la mia uscita dal Consiglio.

La distinzione non è meramente formale.

Lo stesso Statuto Aci configura separatamente le due posizioni, prevedendo che il vicepresidente venga eletto dal Consiglio direttivo tra i propri componenti.

Esiste inoltre un precedente recente all’interno della stessa Federazione.

Nel giugno 2026 l’Automobile Club Vibo Valentia, prendendo atto delle dimissioni del proprio vicepresidente dalla funzione, ha espressamente registrato il mantenimento della sua carica di consigliere, procedendo successivamente alla nomina del nuovo vicepresidente.

Quel precedente naturalmente non determina da solo ciò che deve avvenire a Roma, ma dimostra che all’interno dello stesso sistema federativo dimettersi da vicepresidente non significa necessariamente dimettersi anche da consigliere.

Per questo non chiedo processi mediatici e non chiedo di rendere pubblici documenti riservati.

Chiedo semplicemente che Aci Centrale controlli tutta la documentazione e stabilisca se la mia uscita dal Consiglio direttivo sia avvenuta nel rispetto dello Statuto e delle regole della Federazione.

C’è inoltre una coincidenza temporale che non può essere ignorata: tutto questo è avvenuto mentre avevo manifestato la volontà di candidarmi alle prossime elezioni dell’Automobile Club Roma.

Non formulo accuse.

Chiedo una verifica.

Le 800 firme non fanno vincere le elezioni. Servono solo a presentare la lista

Sul nuovo regolamento elettorale voglio poi eliminare qualsiasi possibile equivoco.

Io sono favorevole alle 800 firme certificate.

Non sto chiedendo di eliminarle.

Se servono a dimostrare che una lista possiede un sostegno minimo e reale tra i soci, considero la certificazione una garanzia di serietà e trasparenza.

Sono pronto a raccoglierle.

Ma bisogna spiegare bene un punto fondamentale.

Quelle 800 firme non eleggono nessuno.

Servono esclusivamente a sostenere la presentazione della lista e a consentirle di partecipare alla competizione.

Dopo cominciano le vere elezioni.

E lì saranno i soci aventi diritto al voto — nell’ambito di una base associativa che l’Ente ha indicato in circa 77mila iscritti — a poter scegliere chi dovrà amministrare l’Automobile Club Roma.

Ed è esattamente quello che voglio.

Raccogliamo le firme necessarie, presentiamo le liste e poi apriamo le urne.

A quel punto vinca la lista che riceverà più consenso dai soci.

Se sarà quella degli amministratori uscenti, ne prenderò atto.

Se sarà la mia, mi assumerò la responsabilità di governare.

Ma prima di arrivare al voto deve essere garantita a tutti la possibilità di presentarsi secondo condizioni equivalenti.

800 firme certificate? Sì. Ma perché solo per alcuni?

Secondo quanto previsto dal nuovo sistema, una lista alternativa dovrebbe raccogliere almeno 800 firme certificate dei soci, mentre per chi già amministra l’Ente sarebbe previsto un percorso differente.

Ed è questa, non la certificazione, la questione che contesto.

Perché?

Se 800 firme certificate rappresentano una garanzia di rappresentatività per me, perché non dovrebbero rappresentare la stessa garanzia per chi governa da anni l’Automobile Club Roma?

Io non dico: togliete a me le 800 firme.

Dico: chiedetele a tutti.

Poi, una volta ammesse le liste, saranno i soci a votare.

È difficile immaginare una regola più semplice: stessa soglia per partecipare, stesse garanzie, stesso voto e vinca chi convince più soci.

Sul principio esiste anche un riferimento giurisprudenziale significativo. La Corte costituzionale, nella sentenza n. 3 del 2025 e in un contesto naturalmente diverso da quello associativo dell’Automobile Club, ha richiamato la necessità di «assicurare pari condizioni tra i soggetti che aspirano alla competizione elettorale».

È proprio questo il punto.

Non voglio condizioni migliori.

Non accetto condizioni peggiori.

Dopo dodici anni, perché non confrontarsi ad armi pari?

C’è poi un dato politico che non può essere ignorato.

L’attuale presidente di Aci Roma, Giuseppina Fusco, oggi ha 81 anni ed è alla guida dell’Ente dal 2014.

Non considero l’età, da sola, un argomento per stabilire se una persona possa o meno amministrare un Ente. E non contesto a nessuno il diritto di ricandidarsi, se le norme lo consentono.

Ma proprio dopo dodici anni alla guida dell’Automobile Club Roma dovrebbe essere naturale accettare un confronto aperto con chi propone un’alternativa non cambiare le regole del gioco

Se l’amministrazione uscente ritiene di avere lavorato bene, quale occasione migliore delle elezioni per farselo riconoscere dai soci?

Presentiamoci alle stesse condizioni e facciamoli decidere.

È questo il passaggio che non riesco a comprendere.

Dopo dodici anni di presidenza, perché dovrebbe essere necessario prevedere per chi governa un percorso diverso da quello imposto a chi vuole presentare una nuova proposta?

Perché non raccogliere tutti le firme richieste, presentare i programmi e confrontarsi davanti ai soci?

Non serve dire che qualcuno sia “attaccato alla poltrona”.

Saranno i comportamenti a consentire ai soci di giudicare se esista davvero la volontà di favorire un confronto oppure quella di rendere più difficile la nascita di un’alternativa.

Io mi limito a porre una domanda:

dopo dodici anni alla guida dell’Ente, perché avere paura di ripartire tutti dalla stessa linea di partenza?

Anche Caserta dimostra che una domanda sulla parità è legittima

Guardando ad altri Automobile Club emergono elementi che meritano almeno un approfondimento.

Nell’ultima procedura elettorale dell’Automobile Club Caserta, ad esempio, la documentazione ufficiale indicava un unico termine per la presentazione delle liste “da parte dei soci e del Consiglio Direttivo uscente”, facendo riferimento per entrambe alle disposizioni dell’articolo 15 del regolamento elettorale. La stessa procedura rendeva disponibili i modelli per la raccolta delle firme a sostegno delle candidature.

Questo non significa automaticamente che Roma debba avere un regolamento identico ma qui si arriva all’assurdo roma diverso da tutta Italia

Ma rende ancora più legittima una domanda: perché a Roma dovrebbe essere necessario differenziare le condizioni tra chi governa e chi propone un’alternativa?

C’è infine l’assemblea convocata il 5 agosto nella sede di via Parigi per discutere proprio il nuovo regolamento.

Secondo quanto mi risulta, la riunione si sarebbe svolta in uno spazio di circa 70 metri quadrati, a fronte di una base sociale che lo stesso Ente aveva quantificato in circa 77mila iscritti in occasione del centenario, con la presenza di un numero estremamente limitato di 10 delegati praticamente 0,013% hanno cambiato il regolamento

Non sostengo che questo renda automaticamente invalida l’assemblea.

Pongo una questione diversa.

Quando si cambiano le regole con cui verranno eletti gli organi di un Ente con decine di migliaia di soci, è stato fatto tutto il possibile per garantire informazione, partecipazione e conoscenza?invece di mettere solo sul sito assemblea che tra l’altro ci stava scritto poco si potevano avvisare i soci ? Poi fatta ad agosto ? Mah

Anche su questo chiedo che sia Aci Centrale a verificare la documentazione e l’iter seguito.

Non voglio che mi si dia ragione. Voglio che Aci Centrale controlli

La mia richiesta finale è quindi molto semplice.

Chiedo ad Aci Centrale di verificare tutta la documentazione relativa a quanto sta accadendo in Aci Roma.

Chiedo che venga verificata la mia lettera di dimissioni e la documentazione relativa alla mia cessazione dal Consiglio direttivo, per stabilire se dimettermi dalla vicepresidenza potesse significare automaticamente rinunciare anche alla carica di consigliere.

Chiedo che venga verificato il nuovo regolamento elettorale e che venga accertato se esistano effettivamente condizioni differenti per la presentazione delle liste e, nel caso, quale ragione le giustifichi.

Chiedo che venga verificato anche l’iter dell’assemblea del 5 agosto.

Non è una verifica contro qualcuno.

È una verifica a tutela di tutti: dell’Ente, dei candidati e soprattutto dei soci.

E sulle elezioni la mia posizione può essere riassunta in poche parole.

800 firme certificate? Sì.

Servono per sostenere la presentazione della lista?

Le raccoglierò.

Ma la stessa regola valga per tutti.

Poi si aprano le elezioni e siano i soci aventi diritto, nell’ambito di una base associativa di circa 77mila iscritti, a scegliere liberamente.

Vinca la lista migliore.

Dopo dodici anni alla guida di Aci Roma, credo che chiedere un confronto ad armi pari non sia un attacco a nessuno.

È democrazia associativa.

Io sono pronto a raccogliere le firme.

Sono pronto a presentare il mio programma.

Sono pronto al giudizio dei soci.

Non chiedo di sapere prima chi vincerà. Chiedo soltanto di sapere che partiremo tutti dalla stessa linea… ma a quanto pare non sembra così.

12 Agosto 2026/da Marco Cariati
Tags: aci sport, max rendina
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