Jean Todt: ''Grazie Italia, grazie Rally di Monza''

Jean Todt: ”Grazie Italia, grazie Aci Rally Monza”

“Un anno fa, nessuno avrebbe mai potuto immaginare cosa stava per accadere. E oggi sono in questa grande stanza vuota con solo pochi membri del mio team e più di 400 delegati collegati online… Il 2020 è stato davvero un anno impegnativo. Un anno di interruzioni nella vita di miliardi di persone in tutto il pianeta”. A dirlo non è uno qualunque, bensì Jean Todt nel corso della conferenza di fine anno.

Jean Todt è presidente della FIA dal 23 ottobre 2009. Ha corso nei rally come copilota ed è stato anche manager di Peugeot Talbot Sport, oltre che amministratore delegato della Ferrari Spa. Ancor prima era semplicemente il figlio di un medico di medicina generale, che studiava presso la EDC Paris Business School. Appassionato di gare automobilistiche sin da prima di pronunciare la prima parola, da ragazzo con un gruppo di amici aggiustava macchine al garage Madeleine ad Asnières.

Si appassionò allo sport automobilistico, in particolare ai piloti Jim Clark e Dan Gurney. Prese in prestito la Mini Cooper di suo padre per diventare pilota rally, prima di orientarsi verso la navigazione. Nel 1966, è copilota di Guy Chasseuil. Le sue grandi doti di calcolatore, stratega ed organizzatore ne fanno un navigatore di grande talento. Negli anni sarà copilota di Jean-Pierre Nicolas, Rauno Aaltonen, Ove Andersson, Hannu Mikkola, Jean-Pierre Beltoise, Bernard Consten, Jean-François Piot, Achim Warmbold, Jean Guichet, Jean-Claude Lefèbvre, Timo Mäkinen e Guy Fréquelin.

Da copilota a manager di successo

Molto presto, Todt lascerà il ruolo di copilota per dedicarsi alla gestione della squadra Talbot, filiale della Peugeot, e alle relazioni con la FIA, dimostrando il suo senso innato del management e dell’organizzazione. Nel 1981, è copilota di Guy Fréquelin, con il quale diventa vicecampione del mondo dei piloti di rally e campione del mondo Costruttori.

Nel 1981, si ritira dalla competizione come copilota e la direzione sportiva della Peugeot gli viene assegnata dal direttore generale Jean Boillot, mentre la società PSA Peugeot Citroën registra pesanti difficoltà finanziarie e di immagine. Mette le sue doti di rigoroso organizzatore e di stratega al servizio della creazione della Peugeot Talbot Sport, entità creata per permettere il ritorno nella competizione della ditta francese, e diventa capo progetto delle Peugeot 205 Turbo 16, Peugeot 405 Turbo 16 e Peugeot 905.

Insomma, Todt è un uomo che ne ha viste nella vita, ma un anno così non lo aveva mai avuto neppure lui. “La crisi del Covid-19 ha causato dolore ad alcuni, problemi finanziari a molti e ha cambiato la vita quotidiana di tutti noi. La speranza di un vaccino ora sembra essere all’orizzonte – aggiunge Todt -. Una ad una, le aziende farmaceutiche hanno annunciato risultati molto promettenti. Speriamo che le prossime settimane e mesi confermino questa nuova realtà, dandoci la prospettiva che le cose tornino alla normalità. Durante tutto questo tempo, non abbiamo mai interrotto la nostra attività, ma abbiamo dovuto riorganizzarla”.

Adattabilità e solidarietà anti-coronavirus

“Dall’inizio della crisi sanitaria, l’adattabilità e la creatività sono state al centro delle nostre azioni in FIA. Di fronte a questa situazione, il nostro obiettivo è stato chiaro sin dal primo giorno. Utilizzare tutti i mezzi a nostra disposizione per supportare i campionati e le gare. E lo abbiamo fatto. Appena un mese dopo che la maggior parte del mondo era stata bloccata, già il 28 aprile, avevamo diversi scenari economici per superare questa crisi e abbiamo scelto la migliore strada finanziaria sostenibile”.

Jean Todt ha annullato la prima fascia di quote annuali dei club e distribuito oltre 8 milioni di euro ai suoi membri in difficoltà, nell’ambito del programma di sovvenzioni e dei progetti FIF, così come più di 230.000 mascherine chirurgiche in tutto il mondo. “Il riavvio dello sport motoristico è stato uno dei nostri imperativi”, prosegue Jean Todt.

Protocollo medico, Formula 1 e WRC

“Come tutti sappiamo, la Formula 1, seguita da molti altri campionati FIA, è stata la prima cosa che bisognava fare ripartire nel 2020. Grazie alle nostre federazioni, piloti, team, promotori, funzionari, volontari, uomini e donne dello staff FIA, abbiamo trovato modi sicuri e innovativi per continuare a presentare il nostro sport a milioni di fan in tutto il mondo. E quella è stata una sfida difficile!”.

Un encomio speciale per la Commissione Medica della FIA e il suo Presidente, Gérard Saillant, nonché per l’intera Amministrazione Sportiva della FIA. Il protocollo sanitario che hanno stabilito seguendo le raccomandazioni dell’OMS e dell’IFRC è stato fondamentale per il riavvio dello sport automobilistico.

“Alla fine, la F1 è stata in grado di tenere una stagione completa, con diciassette gare in sei mesi. È davvero un successo collettivo. Un ringraziamento speciale all’Italia che ha organizzato tre Gran Premi di F1 e due rally WRC, ad Austria, Regno Unito e Bahrain con due Gran Premi di F1 ciascuno. Ma c’è di più. In questo momento di grande incertezza, abbiamo dimostrato coesione e solidarietà!”.

“Altro campionato fondamentale era il WRC. La comunità dei rally è stata fantastica e ha creato un calendario di sette eventi con nuove sedi e nuovi formati come il Rally Estonia e l’ACI Rally Monza. Per il 2021, speriamo di tornare a un calendario più regolare. Il nostro sguardo punta diritto al 2022, con l’introduzione delle nuove vetture Ibride Rally1 e il rinnovato impegno dei Costruttori attualmente coinvolti”.

Poi, il capitolo sicurezza. “Lo sport automobilistico rimane pericoloso – conferma Jean Todt – ecco perché la sicurezza è una delle nostre massime priorità. Il 2020 è stato segnato dall’incidente di Romain Grosjean che avrebbe potuto avere un finale tragico. Siamo grati per il risultato positivo e possiamo salutare i significativi progressi compiuti in termini di sicurezza del circuito negli ultimi decenni. L’Halo ha già salvato diverse vite. Dobbiamo continuare i nostri sforzi per proteggere i piloti e i copiloti. Questo è il motivo per cui è stato creato un gruppo di studio sugli incidenti gravi”.