Dedicato a Craig Breen
Un incidente il 13 aprile 2023 ci portava via uno dei piloti più amati, un vero appassionato che a due anni di distanza vogliamo ricordare.
Il 13 aprile 2023 il mondo del motorsport, e del rallysmo in particolare, ha perso uno dei suoi volti più sinceri e appassionati. E non è un modo di dire, non è una frase fatta. Craig Breen, pilota irlandese classe 1990, se n’è andato improvvisamente durante una sessione di test mentre con il team Hyundai stava preparando la partecipazione al Rally di Croazia che si sarebbe tenuto di lì a pochi giorni.
Impossibile dimenticare quegli occhi azzurri, quel sorriso contagioso, quella voglia di vivere, quella personalità sincera e positiva che hanno lasciato un vuoto difficile da colmare nel cuore degli appassionati e della comunità del rally. E specialmente in quello dei tifosi italiani, che non avevano tardato ad adottarlo, seguendolo ed applaudendolo sulle strade del Mondiale ma anche al Rallylegend o nelle gare del CIR dove è stato protagonista vincendo per due volte il Sanremo, una gara per piloti veri, e cogliendo un emozionante secondo posto al Targa Florio 2021, nove anni dopo l’incidente che mise fine alla parabola terrena del suo navigatore Gareth Roberts.
Due anni dopo quell’incidente in Croazia, il suo ricordo resta vivido. Breen era molto più di un pilota: era un appassionato vero, un giovane uomo che viveva il rally come una vocazione, una vocazione ricevuta da papà Ray. La sua carriera, iniziata nei kart e poi sbocciata nei rally, è stata costellata da successi, ma anche da momenti difficili che ha affrontato sempre con dignità, con un raro senso di umanità. E con il sorriso sulle labbra.
Era amato per il suo talento al volante, certo, ma anche per il suo carattere schietto, per la sua simpatia, per il modo in cui parlava con affetto, quasi infantile, delle auto e della storia del motorsport. Correva con le moderne Rally1 o Rally2 ma il suo legame con le vetture storiche e con la tradizione rallistica era forte. Non era raro vederlo entusiasta davanti a una Subaru Impreza o a una Escort WRC – vetture che ha guidato al Legend – oppure sorridere come un bambino al solo sentire il rumore di un motore di un’altra epoca. Era uno di quelli che correva con il cuore, che portava in gara la passione, non solo la voglia di battere il cronometro.
Oggi, due anni dopo quel tragico giorno, Craig Breen viene ricordato con affetto e malinconia. Non solo per quello che ha fatto, ma per quello che rappresentava: la figura del pilota appassionato, umano, genuino. Il pilota in cui tutti vorrebbero identificarsi e che tutti vorrebbero come amico. In un mondo sempre più dominato da tecnica e strategia, lui restava un romantico del rally, capace di commuoversi per una vecchia auto o per un ricordo legato alle corse.
Il suo sorriso, la sua voce piena di entusiasmo, la sua capacità di raccontare il rally con amore resteranno per sempre nella memoria di chi l’ha conosciuto, di chi l’ha seguito, e di chi, anche solo per un momento, ha sentito la sua passione contagiosa. Il suo spirito continua a vivere, tra le curve polverose di una speciale e nei cuori di chi ama davvero questo sport.









