Andrea Crugnola, Ciocco 2022

CIR 2023: meno rally o meno chilometri? Piloti e team vs organizzatori

Seppure i nostri fossero ormai rally molto più corti di quelli di Francia e Belgio (per citare due nazioni super appassionate), considerando la situazione economica e politica italiana, con 150 chilometri di prove speciali ci trovavamo davanti ad un compromesso equo. Nel 2022, finalmente, i rally della massima serie Tricolore avevano ritrovato un minimo di 120 chilometri di prove speciali ed erano complessivamente sette. Durante la pandemia, le gare del Campionato Italiano erano diventate corte addirittura 90-100 chilometri, i Coppa Italia 60-70.

Il rallismo italiano del 2023 farà, con ogni probabilità, il passo del gambero e tornerà ai livelli agonistici (di limitatezza gare) del 2021, anno in cui i rally Tricolore si portavano dietro il drastico taglio record inflitto nel 2020 a causa della pandemia. Scelta che, all’epoca, aveva comunque pagato in termini di gare regolarmente disputate, mentre all’estero venivano annullate una dietro l’altra.

Per il prossimo anno, l’attuale maggioranza propende per un taglio di chilometri, perché la maggior parte degli organizzatori chiedono gare più corte, mentre i piloti non hanno i soldi per tutte queste gare. Quindi, visto che il vero motore dei rally sono piloti e copiloti, poi team e solo infine ci sono gli organizzatori (pensate quante gare si organizzerebbero con soli 30 piloti), non sarebbe meglio eliminare un rally dalla massima serie, diluire ulteriormente i mesi in cui si corre (febbraio dicembre), reinserire le prove in notturna (e se c’è una buona organizzazione non servono i commissari a vista, questa è spesso una scusa) e correre venerdì sabato e domenica un CIR da sei gare in tutto, magari con almeno due prove su terra (anche se ne preferiremmo di più)?

Abbattere i costi di trasferta significa abbattere le spese di team (senza abbatterne i guadagni) e piloti e non solo, invece, ridurre le spese organizzative (di rally ce ne sono davvero troppi in Italia) dando maggiori guadagni. Così, come premiare con soldi le classi “piccole” e le Coppe Aci Sport significherebbe incrementare la partecipazione e la competitività della base, a patto di inglobare il Gruppo Racing Start e i suoi derivati nel Gruppo R, rinunciando ancora a molte classi.

I rally italiani di Campionato che, nell’immaginario collettivo, rappresentano una prestigiosa palestra per tentare il salto nel professionismo, nel 2019 avevano 150 chilometri di prove speciali. E già venivano da un profondo taglio rispetto ai precedenti 180 chilometri.

Seppure i nostri fossero ormai rally molto più corti di quelli di Francia e Belgio (per citare due nazioni super appassionate), considerando la situazione economica e politica italiana, con 150 chilometri di prove speciali ci trovavamo davanti ad un compromesso equo. Nel 2022, finalmente, i rally della massima serie Tricolore avevano ritrovato un minimo di 120 chilometri di prove speciali ed erano complessivamente sette. Durante la pandemia, le gare del Campionato Italiano erano diventate corte addirittura 90-100 chilometri, i Coppa Italia 60-70.

Quando nel 2021 si è tornati a 120 chilometri, la scelta era apparsa chiara: si era preferito tagliare 30 chilometri a rally rispetto all’obiettivo originario di 150 km di PS come nel 2019 piuttosto che una gara dalla serie. E invece, la gara in più rappresenta dei pesantissimi costi fissi di trasferta, vitto e alloggio, rialzi, gomme, benzina… Per capirci, tagliando 30 chilometri a gara il pilota di una Rally2 risparmia in media tra i 3.500 e i 4.500 euro, ma anche il team incassa tra i 3.500 e i 4.500 euro in meno e anche gli alberghi e i ristoranti con un giorno in meno incassano meno soldi. In compenso gli organizzatori mettono in saccoccia più soldini, circa 5.000 euro in più (stima media), perché devono allestire meno chilometri di percorso e la gara finisce anche prima. Fateci caso, quale organizzatore organizza un rally di 30 o 40 chilometri sopra il minimo?

Le gomme usate in gara, invece, sono sempre troppe, troppo performanti e troppo costose e anche questo continua a penalizzare la tasca di chi corre, che intanto è chiamato ad aggiornare passaporti tecnici, installare serbatoi di sicurezza, cambiare tute e così via discorrendo. C’è di più, quel team che ha guadagnato 4.500 euro in meno a gara deve affrontare anche la settima trasferta, quella che invece si poteva evitare. E anche il pilota che ha “risparmiato” 4.500 euro deve spendere un mucchio di soldi per la settima trasferta: una Rally2 per 100 chilometri costa comunque tra i 10.000 e i 15.000 euro, più viaggio, vitto, alloggio, gomme, iscrizione ad un’altra gara e quant’altro.

Un esempio, può, essere l’International Rally Cup 2022, il Campionato che in Italia ha avuto maggiore successo: né figli e né figliastri, meno trasferte, più chilometri, più montepremi, più divertimento, più goliardia, grande promozione. Un mix di assoluto successo abbinato a gare splendide, senza mono format precostituiti.

Alla luce di queste considerazioni, la domanda è: sarebbe andata meglio nel CIR 2022 se fossero state organizzare sei prove in tutto al posto di sette, con 150 chilometri di prove speciali? Abbiamo motivo di credere che, probabilmente, sarebbe andata molto meglio anche in termini di equipaggi iscritti alla serie (13 nel 2022).

Però, è necessario trovare dei rivali agli equipaggi Aci Team Italia Pirelli. Quest’anno, infatti, solo Fabio Andolfi correva tra gli aspiranti al titolo assoluto gommato Michelin. Tutti gli altri erano Pirelli. Un confronto tra Costruttori di pneumatici (Pirelli, Michelin, MRF, eccetera) darebbe sicuramente nuova linfa e nuovi stimoli alla serie, oltre che nuove opportunità ai giovani.

Altrettanto vero è che potremmo beneficiare molto da rally con format libero e con la power stage a fine gara, ma che sia un circuito cittadino, così da poter attrarre molto pubblico. Proprio come capita a Rallylegend, che nel 2022 è riuscito a concentrare su San Marino tra 80.000 e 100.000 persone in quattro giorni. E questo vogliono gli sponsor. La gente. Si pensi che a San Marino ancora ringraziano la manna dal cielo arrivata con il Legend 2022. Lo stesso quartier generale di Rallylegend è sostanzialmente deserto quando a San Marino passa il rally di Campionato Italiano.

Ovviamente, la nostra non è non vuole essere interpretata come una critica, né al Promoter Aci Sport e né alla federazione e alle sue articolazioni, che ovviamente operano e si confrontano con diverse realtà del settore. E’ un umile invito a tutti – politici e tecnici – a riflettere bene sul da farsi per risollevare le sorti del massimo campionato di rally in Italia. Il giorno 8 novembre verranno prese decisioni dalle quali non si potrà tornare indietro prima di dodici mesi. Il giorno 8 novembre verrà sancita la decisione che segnerà l’intero corso del prossimo Campionato Italiano Rally. Il giorno 8 novembre saranno scritte regole con cui educare gli sportivi e con cui spingere i nostri giovani più validi a competere all’estero in gare ERC e WRC, così come potrebbero essere scritte regole che ritarderanno ulteriormente questo obiettivo.

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Copertina RS novembre 2022