Dani Sordo al Rally Italia Sardegna

Guida semplificata al ”casino” delle aree per spettatori

Le aree da dedicare agli spettatori dei rally organizzati nelle zone gialle o bianche si stanno dimostrando un “casino”. Partiamo da un comunicato della federazione italiana, che ovviamente si rifà alle decisione del governo: “A decorrere dal 1° giugno 2021 nei territori che sono almeno in zona gialla è consentito lo svolgimento di eventi e competizioni sportive in presenza di pubblico, esclusivamente con posti a sedere preassegnati e a condizione che sia assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia per gli spettatori che non siano abitualmente conviventi, sia per il personale”. Il chiarimento arriva dal sito di AciSport ed è, giustamente, in linea con gli orientamenti governativi.

Il problema nasce quando si devono mettere in pratica, o quantomeno se si tenta di provare a mettere in pratica, i dettami governativi. “La capienza consentita non può essere superiore al 25 per cento di quella massima autorizzata e, comunque, il numero massimo di spettatori non può essere superiore a 1.000 per impianti all’aperto e a 500 per impianti al chiuso”. Fin qui non fa una grinza. Anzi, se si pensa che con nove PS si possono accogliere fino a 9.000 spettatori (calcolo ovviamente irrealizzabile in questi termini e tutti sappiamo perché: le persone si spostano da una prova all’altra) va pure bene.

La nota stampa diramata da Aci Sport prosegue: “Le attività devono svolgersi nel rispetto delle linee guida adottate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per lo sport, sentita la Federazione medico sportiva italiana (FMSI), sulla base di criteri definiti dal Comitato tecnico-scientifico. Qualora non sia possibile assicurare il rispetto delle predette condizioni, gli eventi e le competizioni sportive si svolgono senza la presenza di pubblico”. Su questo ultimo aspetto c’è da fare una precisazione, o più che altro una considerazione oggettiva: sarebbe più corretto dire che le competizioni si svolgono senza aree per il pubblico, visto e considerato che se non ci sono aree apposite gli appassionati sono liberi di andare a sistemarsi dove meglio credono e nessuno potrà dirgli nulla.

Ma non finisce qui. Perché chi ha a che fare con la burocrazia, ad un certo punto, si scontra con green pass, tamponi e test molecolari. “In relazione all’andamento della situazione epidemiologica e alle caratteristiche degli eventi e delle competizioni sportive all’aperto può essere stabilito un diverso numero massimo di spettatori, nel rispetto dei principi fissati dal Comitato tecnico-scientifico, con linee guida idonee a prevenire o ridurre il rischio di contagio, adottate dal Sottosegretario con delega in materia di sport. Tali linee guida possono prevedere, con riferimento a particolari eventi, che l’accesso sia riservato soltanto ai soggetti in possesso delle certificazioni verdi Covid-19, comprovanti lo stato di avvenuta vaccinazione o guarigione dall’infezione da Covid-19, ovvero l’effettuazione di un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo al Covid-19”.

Facile prevedere sin da ora che molti organizzatori, almeno i più esperti, che sanno leggere nelle pieghe delle leggi, non allestiranno aree apposite per gli spettatori, sapendo che così facendo finirebbero per limitare la presenza di pubblico nelle loro gare, rischiando di impazzire per burocrazia e responsabilità. In fondo, la presenza è ammessa dalla libera circolazione delle persone e dalla situazione pandemica in netto miglioramento.