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Editoriali, Rubriche

Allarme sicurezza? ”Ridurre le prestazioni di gomme, assetti e motori”

La domanda che ci siamo posti è: c’è un allarme sicurezza? La risposta l’abbiamo trovata nella dichiarazione di un Maestro di rally. “La mia opinione è che non possiamo sempre cavarcela con un riposa in pace, i rally vanno riscritti, soprattutto a livello amatoriale”. Cruda e nuda, ma realistica. Vittorio Caneva la pensa così da diverso tempo, ma è solo l’esponente più in vista e rappresentativo di tanti appassionati preoccupati perché vedono i rally trasformarsi in delle mini-gare, troppo veloci, costose e anche pericolose.

Perché in Italia, tra le vetture di scaduta omologazione non si corre come in Francia? Perché non vengono effettuati controlli mirati sulla sicurezza delle vetture, come ad esempio i telai marci, gli impianti frenanti, le cilindrate, ma ci si limita troppo spesso agli specchietti? Domande che rappresentano solo la punta di un’iceberg che viene fuori con le tragedie, vedi quella del 10 ottobre in Portogallo e vedi quella del 11 ottobre in Italia.

“Ho già scritto fiumi di parole in merito, il problema è uno solo, la velocità che si ottiene in curva – spiega Vittorio Caneva -. Basta ridurre le prestazioni di gomme, assetti e motori, modificare il rapporto peso potenza e altezza da terra, ammortizzatori non regolabili in altezza ma con altezza standard, non centrano abilitazioni o altre puttanate, la botta può capitare a chiunque, le scocche sono molto buone e sicure al momento, ma aumentando le prestazioni diventa sempre più pericoloso l’impatto. Quindi la sola strada al momento percorribile è quella di ridurre le prestazioni”.

Potrebbe essere una questione di piloti, viene da domandarsi? “No non è questione di piloti ma di velocità. Sono anni che lo dico: si torna indietro sempre troppo poco, per conto mio bisogna ridisegnare il tutto, partendo dalle auto dai loro costi e prestazioni, si deve considerare che il rally deve restare uno sport agibile a tutti e in sicurezza”.

“Il problema è la velocità, anche oggi vanno quasi tutti più veloci delle Gruppo B. La sicurezza costa troppo, i costi aumentano e la sicurezza diminuisce. O si cambia sistema oppure inutile scrivere RIP. A me che la gente si ammazzi e vada sui giornali per questo non va per niente a genio. Le gare del Mondiale Rally possono anche continuare così, ma le gare amatoriali devono tornare indietro sia come auto e sia come percorsi”, conclude Caneva.

Gli fa eco Giandomenico Lorenzet, giornalista professionista da decenni esperto di rally e vetture da corsa. E non è meno importante l’indicazione del giornalista piemontese, che sottolinea, parlano di sicurezza in termini pratici: “Però, il fatto che io possa prendere una licenza e subito dopo salire su una macchina e correre non è un dettaglio…”. No, non è un dettaglio. Diventa la prova di come non ci sia formazione. Di come si sia disperso il ruolo delle scuderie grazie a normative cervellotiche.

Ma alla luce dei casi più recenti, come si risolve? “I casi in questi ultimi mesi sono stati parecchi, me ne vengono in mente almeno tre, un po’ in tutta Europa – spiega ancora Lorenzet -. Problema complesso. Sicuramente la velocità è al primo posto tra i fattori su cui intervenire con diminuzione delle potenze, semplificazione degli assetti e riduzione della performance delle gomme. Si potrebbe ipotizzare un cammino di crescita dei piloti attraverso risultati ed esami? Ad esempio, per ipotesi, iniziare obbligatoriamente dalla R1 e poi via via a salire in base a esperienza e risultati”.

11 Ottobre 2020/da Marco Cariati
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