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Curiosità, Rubriche

Liberalizzate le targhe straniere: una svolta per i rally

Il giallo i rally, le targhe dell'est e la lettera al giornale

Delle targhe straniere su molte vetture da rally ce ne siamo occupati in passato sia sulla rivista e sia sul sito. Il problema non erano tanto le targhe straniere in quanto straniere, bensì il fatto che tanti noleggiatori onesti dovessero ricorrere ad escamotage per continuare a fare l’unico lavoro che sanno fare: preparare vetture da rally. Il problema, infatti, era rappresentato dall’impossibilità di omologare una R5 o una Rally2 in Italia in modo del tutto trasparente. La situazione si è finalmente sbloccata, nel senso che gli escamotage sono diventati leciti…

Dal 21 marzo scorso, circolare con un’auto con targa straniera è perfettamente legale per chiunque e senza alcun vincolo, basta registrare il veicolo e tenere a bordo un documento. A spingere verso questa scelta, c’è una coincidenza con le difficoltà di trovare auto, per la mancanza di materie prime e microchip causata dalla pandemia e dalla guerra. Non sembra invece essere un problema il possibile protrarsi del pluridecennale divieto di piena detraibilità dell’Iva.

Insomma, c’è un sovrapporsi di novità legislative ed eventi cui probabilmente nessuno ha pensato abbastanza. L’elemento scatenante è la rettifica alla stretta sui “furbetti della targa estera” che era stata data con il Dl 113/2018. Per adeguarsi alle norme europee, la Legge europea 2019 (la n. 238/2021) ha modificato gli articoli 93, 94, 132 e 196 del Codice della strada ed è stato aggiunto l’articolo 93-bis. Alcune novità sono in vigore dal 1° febbraio, ma il nuovo regime è pienamente in vigore dal 18 marzo.

In linea di principio, si è passati da un divieto di guidare sul territorio nazionale veicoli con targa estera per chi risieda in Italia da più di 60 giorni a un obbligo di immatricolare con targa italiana (articolo 93-bis) il proprio veicolo entro tre mesi (chi era residente da prima del 1° febbraio deve mettersi in regola dal 1° maggio, secondo la circolare 9868U/2022 emanata dalla direzione centrale Specialità della Polizia il 23 marzo).

La chiave di tutto sta nel fatto che, nel nuovo regime, l’immatricolazione in Italia si può evitare se il conducente residente in Italia non coincide col proprietario (residente all’estero): in questo caso, si è in regola se si tiene a bordo un documento con data certa firmato dal proprietario, che indichi a che titolo e per quanto tempo il conducente può utilizzare il veicolo. Se il diritto di questi a disporre del mezzo «supera un periodo di 30 giorni, anche non continuativi, nell’anno solare», titolo e durata dell’utilizzo vanno registrati in un nuovo archivio, tenuto dal Pra: il Reve (Registro veicoli immatricolati all’estero).

Dunque, basta poter documentare un comodato, un noleggio o un leasing con una persona o un operatore stranieri e iscrivere il veicolo al Reve per poter circolare in Italia all’infinito, senza problemi. Certo, non sarà più la cuccagna di prima: le multe potranno essere notificate all’indirizzo italiano dell’utilizzatore del mezzo, che sarà tenuto a pagarle davvero. Ma, almeno in parte, non si sarà soggetti al Fisco italiano.

Innanzitutto, ad oggi non è richiesto il pagamento nè dell’Ipt (Imposta provinciale di trascrizione) né del bollo auto (che va alla Regione) e dell’eventuale superbollo, nonostante il nuovo comma 4-ter dell’articolo 94 del Codice istituisca nel Pra un elenco dedicato alle targhe estere, a fini fiscali.

Inoltre, la targa estera porta con sé il fatto che la polizza assicurativa sia rilasciata nel Paese di immatricolazione. Quindi alle Province non va l’imposta sulla Rc auto, che è la loro principale fonte di introiti.

Perdite rilevanti anche per l’erario statale: il veicolo viene acquistato in un Paese europeo (a scapito peraltro della rete commerciale italiana e del suo indotto) da un soggetto che vi risiede, fruendo spesso di un’Iva inferiore a quella italiana e magari di un incentivo all’acquisto che per le persone giuridiche che comprano in Italia rischia di non esserci più per tutta la tornata di bonus che sta per iniziare (e che durerà fino al 2030). Anche se in alcuni Stati l’operazione non conviene perché ci sono anche altre pesanti tasse sull’immatricolazione.

Nel caso di una vettura “potente” (il cui motore sviluppa più di 185 kiloWatt), lo Stato perde pure l’incasso del superbollo. Questo vale non solo per gli esemplari nuovi, ma anche per quelli già circolanti con età fino a 20 anni (oltre questa soglia, scatta comunque l’esenzione). La “liberalizzazione” delle targhe estere è un’ulteriore spinta a eludere questo tributo, esportando fittiziamente la propria auto e reimportandola con targa di un altro Paese. Salta anche il contributo al Servizio sanitario nazionale che è dovuto sulle polizze Rc auto emesse in Italia.

Sempre sul fronte assicurativo, si acutizza il problema delle compagnie estere (in particolare di alcuni Paesi dell’Est Europa), che a volte non risarciscono i danni o lo fanno in modo tardivo o incompleto: sono basate in Paesi dove i costi di liquidazione dei sinistri sono ben più bassi che in Italia. Altrettanto bassi sono i prezzi delle polizze. Il risultato è che chi circola in Italia con la targa estera risparmia anche sull’assicurazione, a spese della collettività nazionale (i risarcimenti sono garantiti dall’Ufficio centrale italiano, che funziona grazie ai contributi pagati sulle polizze emesse in Italia).

Sembrano invece ininfluenti le limitazioni italiane alla detraibilità dell’Iva sui costi di acquisto e utilizzo dei veicoli per le imprese: per i contratti di durata superiore a 30 giorni, valgono le regole italiane a prescindere dal Paese in cui il mezzo è stato immatricolato.

L’escamotage del noleggio

Su questo quadro s’innestano le altre coincidenze. Già per la prossima estate l’Aniasa (l’associazione confindustriale di noleggiatori e car sharing) ha invitato i turisti a prenotarsi per tempo, lasciando anche intendere che ci sarà un aumento dei prezzi, soprattutto in Sardegna e Sicilia: le difficoltà nella produzione delle auto non consentono di avere flotte adeguate alla domanda. Per rimediare almeno in parte, d’estate si potranno trasferire in Italia vetture da Paesi meno turistici.

Ma a questo punto lo schema potrebbe ripetersi anche a regime: le nuove regole del Codice della strada sono state interpretate da Polizia e Aci (circolare del 15 marzo) in modo da ammettere la possibilità per gli operatori di dare in noleggio in Italia anche veicoli che essi stesso hanno preso a noleggio all’estero.

L’Italia può avere tutte le ragioni per penalizzare fiscalmente la mobilità privata, dal debito pubblico alla tutela dell’ambiente. Ma le nuove regole sui veicoli con targa estera rischiano di spiazzarla.

Gli altri escamotage possibili

Esportazioni fittizie

Nulla più vieta di radiare dal Pra veicoli italiani simulando la loro esportazione per immatricolarli in un Paese con assicurazione e tasse meno costose, continuando a circolare in Italia

Le casistiche

L’esportazione fittizia può dare molti vantaggi per vetture potenti, soggette a superbollo. La targa estera può far anche eludere i dinieghi di targatura da parte della Motorizzazione dovuti a ragioni tecniche o burocratiche

I primi casi

In alcune città le forze di polizia stanno già verificando che i veicoli “esteri” guidati da residenti italiani abbiano a bordo il documento richiesto. A Napoli le prime sanzioni rilevanti.

Nelle migliori edicole dal 5 aprile

RS e oltre aprile 2022
1 Aprile 2022/da Marco Cariati
Tags: aci sport, campionato italiano assoluto rally, coppa rally di zona
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