Tutta l’arte di Camillo Ragagnin
Le scocche delle Opel di Virgilio Conrero prima e quelle delle Peugeot di Italtecnica dopo. Il carrozziere di Trofarello in quasi cinquant’anni ha lasciato un segno profondo nel mondo delle corse e delle auto storiche.
Il mondo dei motori piemontese piange la scomparsa di Camillo Ragagnin, tecnico che ha legato il suo nome ad alcuni dei capitoli più significativi dell’automobilismo sportivo. Partito dalla provincia di Treviso, Ragagnin arrivò in Piemonte giovanissimo e nel 1963, a soli 21 anni, diede vita insieme al fratello a una carrozzeria a Trofarello; un’impresa nata con i mezzi di fortuna sotto una tettoia e cresciuta fino a diventare un punto di riferimento nel mondo dei rally e poi dell’automobilismo storico.
La carriera di Ragagnin fu segnata dall’incontro fondamentale con Virgilio Conrero. Il celebre “mago” delle Opel, insoddisfatto dei propri collaboratori dell’epoca, decise di mettere alla prova il carrozziere veneto su suggerimento di Mario Cavagnero che lavorava con Virgilio e che suggerì il nome dell’amico. Il test iniziale su cinque “muletti” aprì le porte del reparto corse, portando Ragagnin a lavorare sulla Kadett 1.9 Gruppo 4 di Amilcare Ballestrieri. Di quel periodo rimane celebre il rimbrotto di Conrero che, vedendo l’antirombo applicato sotto i passaruota — abitudine derivata dal lavoro sulle auto stradali — rimproverò Ragagnin per l’eccessivo peso aggiunto alla vettura da competizione.
Dopo il sodalizio con Opel, l’attività di Trofarello seguì Cavagnero nella nuova avventura dell’Italtecnica. Nel cortile della carrozzeria transitarono regine dei rally come la 205 Turbo 16 Gruppo B e la 405 Mi16 Gruppo A, oltre a una miriade di vetture preparate per piloti privati che cercavano l’assoluta affidabilità tecnica dei suoi interventi.
In tempi più recenti, adattandosi all’evoluzione del settore, Camillo Ragagnin aveva trasferito la propria sapienza artigianale al restauro delle scocche d’epoca, affiancato dal genero Angelo Toja e dal nipote Enrico. La sua scomparsa segna l’addio a un professionista concreto, capace di passare dalle moto da cross ai vertici del mondiale rally mantenendo sempre intatta la dedizione per l’eccellenza costruttiva.








