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David Sutton: addio al privato che vinse il Mondiale

David Sutton, classe 1940, è venuto a mancare il 7 aprile 2021, all’età di 81 anni. Britannico, più precisamente londinese, Sutton è diventato famoso soprattutto per aver preparato la Ford Escort RS1800 che Ari Vatanen e David Richards fecero letteralmente “volare” nel Campionato del Mondo Rally 1981. Quello che poi vinsero, primi e a lungo unici privati nella storia, regalando momenti indimenticabili a tutti gli appassionati del Marchio e stupendo tutti gli altri.

David Sutton era stato pure pilota agli inizi della sua carriera, da giovane, ma non gli era andata benissimo. Nel suo destino, evidentemente, c’era scritto altro. Agli inizi, si batteva al volante di una Lotus Ford Cortina, prima, e di Ford Escort, dopo. Ma è da preparatore di auto da rally a marchio Ford e con i piloti finlandesi che riscuote successo. Un enorme successo.

La David Sutton Cars ha iniziato a farsi spazio nel WRC quando Ford si è ritirata dalla serie iridata, alla fine del 1979. Con l’appoggio di Rothmans e le Escort RS1800 messe a punto e sviluppate presso l’hub automobilistico Ford di Boreham, Sutton ha fatto l’impossibile per diventare il primo team privato a vincere un titolo mondiale. E c’è riuscito. È stato un record che ha resistito fino al 2006, quando Sébastien Loeb ha vinto il suo quarto titolo consecutivo, ma con Kronos Racing, team satellite di Citroen Sport.

Come cambiano i rally: ieri e oggi, domani chissà

Se avete la sensazione che i rally si siano accorciati, non preoccupatevi. Non è un’impressione se vanno quasi stretti. Ma come sono cambiati negli ultimi quarant’anni i rally del WRC? E quelli del Campionato Italiano? Se in meglio o in peggio non sta a noi deciderlo. Sicuramente i rally hanno avuto bisogno di cambiare, di rinnovarsi, di adeguarsi ai tempi, con sempre minori spazi e maggiori complicazioni, spesso solo di tipo burocratico.

L’intasamento normativo ha un po’ intaccato la bellezza e la semplicità di questo sport, che resta in ogni caso il più affascinante del mondo. Esistono, però, alcuni parametri che consentono di valutare il cambiamento anche di filosofia e di approccio, da sport regolaristico, massacrante, che deve mettere a dura prova equipaggi e mezzi meccanici, a sport velocistico, sempre più corto, con percorsi sempre più a margherita (fino a restare senza petali) e veloce. Tremendamente veloce.

Con medie, nel Mondiale Rally, che superano i 160 chilometri orari. In Italia le medie sono nettamente più basse e limitate a 100 all’ora. Uno di questi parametri che citavamo è la lunghezza dei tratti cronometrati di ciascuna gara che compone il calendario rally di un’intera stagione. Un altro è la qualità dei partecipanti e soprattutto dei vincitori di ogni manifestazione.

Poi, ma in questo caso caso solo per quel che riguarda il Campionato del Mondo, ve ne sono altri che abbiamo individuato nel numero e nella qualità dei piloti al primo successo iridato, di quelli che hanno centrato i primi punti iridati e di quelli che hanno vinto per la prima volta una PS in una gara di Mondiale Rally.

Più questi indicatori hanno numeri alti e più la gara e, di conseguenza, la stagione risultano combattute e avvincenti. Imprevedibili. Abbiamo intrapreso un viaggio a ritroso nel tempo, saltando di decennio in decennio fino ad arrivare al 1981 (2021, 2011, 2001, 1991…), così da avere una visione nitida del cambiamento qualitativo e tecnico avvenuto nel rallysmo mondiale e di riflesso in quello italiano che, negli anni, hanno viaggiato a velocità differenti. Non tanto per capire come mai non ci siano più rally con 1.300 chilometri di prove speciali. Ma piuttosto per capire come si sia potuti arrivare a 220 chilometri di PS nel WRC e ai 66,5 del Rally Targa Florio 2020, sapendo che questo potrebbe essere un parametro per il futuro.

WRC 1981

Vatanen il privato

Per la prima e unica volta nella storia è un pilota di un team privato a vincere il Campionato del Mondo Rally. Ari Vatanen ha dovuto vedersela quasi esclusivamente contro Guy Frequelin che, con la Talbot, ha guidato in modo più regolare e ha segnato punti più spesso rispetto allo spericolato e spettacolare finlandese.

Alla fine, le tre vittorie di Vatanen e l’incidente del francese nel RAC Rally hanno deciso la stagione. Oltre al campione privato, nel 1981 si è registrata anche la prima vittoria di una vettura a quattro ruote motrici. Inoltre, il 1981 è l’anno della prima vittoria di una donna pilota: Michèle Mouton conquista il Sanremo. Oltre alla Mouton, anche Jean Ragnotti e Guy Frequelin centrato i primi successi in carriera.

Nel WRC, quell’anno, è stato introdotto un altro nuovo rally, quello del Brasile, entrato a spese di quello della Nuova Zelanda. Il Brasile, corso solo poche settimane dopo il rally nella vicina Argentina, è stato teatro di una crisi di carburante su piccola scala. Le norme internazionali consentivano solo alle auto che utilizzano benzina o diesel di partecipare alla competizione.

Ciò significa, che le vetture locali che utilizzavano combustibili alternativi non sono stati inserite nella classifica generale. Per questo motivo, solo venti partecipanti hanno ufficialmente preso il via e solo nove sono arrivati alla fine. In realtà, oltre a queste auto a benzina, altre trentatré vetture alimentate ad alcol si sono allineate alla partenza e dieci di queste hanno terminato il rally.

La grande novità della stagione è stata l’apparizione dell’Audi quattro. Gli scettici la consideravano troppo grande, troppo pesante e troppo complessa per avere il giusto appeal. E quando la quattro della Mouton non è riuscita a completare la tappa di concentrazione verso Monaco, sembravano quasi aver ragione. Ma una volta che la quattro ha raggiunto le prove speciali della gara, tutto è cambiato.

Dopo appena sei PS, l’Audi di Mikkola era già sei minuti avanti rispetto al rivale più vicino. Un’altra delle nuove auto introdotte nella serie iridata è stata la Renault 5 Turbo, che ha vinto a MonteCarlo, dopo che la quattro di Mikkola è uscita di strada. E poi c’era la Lancer 2000 turbo della Mitsubishi. Ma non ha avuto il successo dell’Audi o della Renault.

LA STAGIONE IN PILLOLE

GaraTipologiaDataVincitoriLunghezza
MonteCarloasfalto/ghiaccio24-30 gennaioJean Ragnotti752 km
Sveziaghiaccio13-15 febbraioHannu Mikkola359 km
Portogalloasfalto/terra4-7 marzoAlen Markku678 km
Safariterra16-20 aprileShekhar Mehta4.750 km
Corsicaasfalto30 aprile-2 maggioBernard Darniche469 km
Acropoliterra1-4 giugnoAri Vatanen958,60 km
Argentinaterra18-23 luglioGuy Frequelin1.332,60 km
Brasileterra6-8 agostoAri Vatanen704 km
1000 Laghiterra28-30 agostoAri Vatanen439,89 km
Sanremoasfalto/terra5-10 ottobreMichèle Mouton750 km
Costa d’Avorioterra26-31 ottobreTimo Salonen5.087 km
RACterra22-25 novembreHannu Mikkola746,74 km

Primo successo

  • J. Ragnotti (MonteCarlo)
  • G. Frequelin (Argentina)
  • M. Mouton (Sanremo) punto

Primi punti iridati

  • S. Nilsson (Svezia)
  • K. Shinozuka (Portogallo)
  • J. Moutinho (Portogallo)
  • R. Cid (Portogallo)
  • P. Queiroz Pereira (Portogallo)
  • J. Shah (Safari)
  • R. Hall (Safari)
  • M. Smith (Safari)
  • J. Ballet (Corsica)
  • G. Swaton (Corsica)
  • T. Kaby (Corsica)
  • J. Tichadou (Corsica)
  • C . Bartoli (Corsica)
  • P. Moshoutis (Acropoli)
  • “Carlo” (Acropoli)
  • E. Soto (Argentina)
  • R. Albertengo (Argentina)
  • L. Romero (Argentina)
  • M. Tubal (Argentina)
  • H. Maglione (Argentina)
  • L. Etchegoyen (Argentina)
  • G. Trelles (Brasile)
  • J. Berges (Brasile)
  • M. Zacarias (Brasile)
  • A. Laine (Finlandia)
  • M. Biasion (Sanremo)
  • F. Ormezzano (Sanremo)
  • L. Battistoli (Sanremo)
  • J. Durieu (Costa d’Avorio)
  • R. Clark (Gran Bretagna)

Prima PS vinta

  • O. Stromberg (Svezia)
  • M. Mouton (Portogallo)
  • J. Recalde (Argentina)
  • D. de Vitta (Brasile)
  • M . Cinotto (Sanremo)
  • M. Biasion (Sanremo)
  • L. Battistoli (Sanremo)
  • S. Nilsson (Gran Bretagna)
  • T. Kaby (Gran Bretagna)
  • J. Raymond (Gran Bretagna)

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Il film su Michèle Mouton: la donna dei rally Mondiali (VIDEO)

Michèle Mouton è una pilota rally e dirigente sportivo francese in FIA, tra le poche donne ad avere vinto gare valide per il WRC. E’ nata a Grasse il 23 giugno 1951. Nel 1975 aveva preso parte alla 24 Ore di Le Mans in un team tutto femminile classificandosi ventunesima a 67 giri di distacco dai vincitori Jacky Ickx e Derek Bell.

Nel 1981, in coppia con la sua navigatrice italiana Fabrizia Pons, stabilì un record diventando, al Rally di Sanremo, la prima donna ad aggiudicarsi una tappa del Campionato Mondiale Rally. L’anno dopo vinse tre gare (Portogallo, Brasile e Acropoli) alla guida di un’Audi quattro e arrivò vicina al titolo, battuta da Walter Röhrl a causa della rottura della trasmissione della sua vettura che non le permise di vincere il Rally della Costa d’Avorio.

Nel 1984 e 1985 vinse con l’Audi Sport quattro la Pikes Peak International Hill Climb negli USA, prima donna a riuscirvi stabilendo anche il record del tracciato. Poi, un anno dopo, passò alla squadra Peugeot Talbot Sport Deutschland, vincendo il campionato tedesco rally con la Peugeot 205 Turbo 16. Corse inoltre alcune prove mondiali, di cui l’ultima fu il Tour de Corse 1986 nel quale si ritirò per problemi al cambio. In seguito all’abolizione delle vetture di Gruppo B decise di ritirarsi dalle corse. Nel 1988 promosse, insieme a Fredrik Johnson, la Corsa dei Campioni in onore di Henri Toivonen.

Fabrizia Pons, donna dei record mondiali

“È stata pura gioia lavorare con Fabrizia Pons. Forse avevo bisogno di questa esperienza per apprezzare cosa significasse avere una navigatrice, che chiama le note in toni dolci che hanno un effetto decisamente rilassante per la pace mentale di un pilota!”. A dirlo è Ari Vatanen. Sì, proprio lui.

Fabrizia Pons – torinese doc nata il 26 giugno 1955, è stata sia pilota rally sia copilota, unica, insieme al francese Jean-Claude Lefèbvre, ad avere conquistato punti nel Mondiale WRC in entrambi i ruoli (ed è stata anche pilota di motocross), navigatrice dal 1981, mentre come pilota la Pons si classificò nona al Rally di Sanremo 1978.

Fabrizia Pons, campionessa italiana femminile di rally internazionali per tre anni consecutivi (dal 1976 al 1979), nonché storica navigatrice di Michèle Mouton e pilota Audi, in tempi recenti ha partecipato al Rally Dakar al fianco della tedesca Jutta Kleinschmidt.

Dopo l’ultima esperienza dakariana, nel 2007 a fianco di Ari Vatanen, conclusasi con un ritiro, nel 2008, la Pons ritrova Michèle Mouton. Detiene con lei il primato di aver vinto un rally per la prima volta con un equipaggio tutto femminile, in una storica vittoria a Sanremo nel 1981.

Le due tornano a gareggiare in Nuova Zelanda al Dunlop Classic Otago Rally a bordo di una Ford Escort RS, 22 anni dopo il tragico Tour de Corse del 1986, che costò la vita a Henri Toivonen e Sergio Cresto. Ma la straordinaria carriera di Fabrizia non si limita al ruolo di navigatrice, riassumibile in 224 gare complessive disputate, di cui 88 mondiali.

Nel suo palmarès ci sono infatti anche quattro titoli italiani femminili come pilota; inoltre la passione della torinese si è declinata anche nelle due ruote, essendo stata l’unica donna pilota a correre con continuità nel panorama nazionale Motocross tra il 1971 e il 1975.

Michèle Mouton, storia di una rallysta rivoluzionaria

Michèle Mouton è l’unica pilota donna ad aver mai vinto una gara del Mondiale Rally. La driver francese ha ottenuto la vittoria in quattro rally del Campionato del Mondo negli anni Ottanta ed è stata vice campionessa del mondo di rally nel 1982.

Nata a Grasse il 23 giugno 1951, dopo la carriera come pilota ufficiale Audi e organizzatrice della Corsa dei Campioni, dal 2009 è una dirigente sportiva francese in seno alla FIA. Nel 1975 ha corso alla 24 Ore di Le Mans all’interno di un team tutto femminile, dove si è classificata ventunesima a 67 giri di distacco dai vincitori Jacky Ickx e Derek Bell.

Ha iniziato a correre nei rally a 22 anni, inizialmente come copilota, fino a quando suo padre le ha comprato la sua prima auto da rally e ha girato la mano alla guida. Il successo è stato abbastanza rapido e all’età di 25 anni Michèle Mouton ha gareggiato professionalmente. Seguirono le vittorie nei turni del campionato europeo di rally FIA, così come la seconda posizione della serie, e nel 1981 divenne la prima donna a vincere una prova del Mondiale Rally.

Michèle Mouton, storia di una rallysta rivoluzionaria
Michèle Mouton, storia di una rallysta rivoluzionaria

Michèle Mouton ha portato la Audi Quattro a una storica vittoria al Rally di Sanremo. L’anno seguente, ancora in corsa con il team Audi, ottenne vittorie nel Campionato del Mondo in Portogallo, Grecia e Brasile. Nel 1982 vinse tre gare (Portogallo, Brasile e Acropoli) alla guida di un’Audi quattro e arrivò vicina al titolo, battuta da Walter Röhrl a causa della rottura della trasmissione della sua vettura che non le permise di vincere il Rally della Costa d’Avorio.

Nel 1984 e 1985 vinse con l’Audi Sport quattro la Pikes Peak International Hill Climb negli USA, prima donna a riuscirvi stabilendo anche il record del tracciato. Nel 1986 passò alla squadra Peugeot Talbot Sport Deutschland, vincendo il campionato tedesco rally con la Peugeot 205 Turbo 16; corse inoltre alcune prove mondiali, di cui l’ultima fu il Tour de Corse 1986 nel quale si ritirò per problemi al cambio. In seguito all’abolizione delle vetture di Gruppo B decise di ritirarsi dalle corse. Nel 1988 promosse, insieme a Fredrik Johnson, la Corsa dei Campioni in onore di Henri Toivonen.

Nel 2008, a 22 anni di distanza dal suo ritiro, Mouton tornò al volante all’International Rally of Otago in Nuova Zelanda, prova del campionato montagna, di nuovo con Fabrizia Pons al suo fianco. La coppia chiuse al trentaquattresimo posto.

Insieme a Jutta Kleinschmidt, Danica Patrick e Lella Lombardi costituisce il ristretto gruppo di donne pilota vincitrici di gare valide per competizioni di serie mondiali. Presiede dal 2009, anno della sua istituzione, la commissione Donne negli sport motoristici della FIA.

Piazzamenti per stagione

AnnoVetturaCopilotaPos.Pt.
1979Fiat 131 Abarth RallyFrancia Françoise Conconi21ª12
1980Fiat 131 Abarth RallyFrancia Annie Arrii23ª12
1981Audi quattroItalia Fabrizia Pons30
1982Audi quattroItalia Fabrizia Pons97
1983Audi quattroItalia Fabrizia Pons53
1984Audi quattroItalia Fabrizia Pons12ª25

I podi di Michèle Mouton

#AnnoRallyCopilotaVetturaPos.
11981Italia Rally di SanremoItalia Fabrizia PonsAudi quattro
21982Portogallo Rally del PortogalloItalia Fabrizia PonsAudi quattro
3Grecia Rally dell’AcropoliItalia Fabrizia PonsAudi quattro
4Brasile Rally del BrasileItalia Fabrizia PonsAudi quattro
5Regno Unito Rally di Gran BretagnaItalia Fabrizia PonsAudi quattro
61983Portogallo Rally del PortogalloItalia Fabrizia PonsAudi quattro
7Kenya Safari RallyItalia Fabrizia PonsAudi quattro
8Argentina Rally d’ArgentinaItalia Fabrizia PonsAudi quattro
91984Svezia Rally di SveziaItalia Fabrizia PonsAudi quattro

Destra 3 Lunga Chiude: storie di Carlo Cavicchi

Destra 3 Lunga Chiude – Quando i rally avevano un’anima. O meglio, quando i rally erano Rally, accadevano cose spesso sopra le righe e ripassarle fa bene, perché sembrano delle favole romanzate quando invece erano soltanto la regola. Basta leggerne una per sera e la notte si sognerà.

A far sognare sono certo le storie, i racconti ma anche i protagonisti: da Andruet a Bettega, da Cerrato a Mikkola, da Pinto a Fassina passando attraverso Trombotto, Verini, Pregliasco, Barbasio e Ballestrieri. Tutta gente che, per davvero, ha scritto la storia del rally. Il tutto raccontato da un grande scrittore del settore quale Carlo Cavicchi.

I rally di ieri, quelli che attraversano trent’anni dal 1960 al 1990, non erano semplici corse, bensì un concentrato di avventure. Erano esageratamente lunghi, martoriati da strade dal fondo impossibile con piloti preparati sempre al peggio. Notte e giorno, sole battente e pioggia vigliacca, poi neve e nebbia, polvere e verglas. Chi guidava doveva farlo a bordo di automobili che si rompevano sistemate su gomme incapaci di reggere le asperità.

Un contesto perfetto per generare storie incredibili. Ecco allora una raccolta di storie, molti dei quali si fa fatica a trovarne traccia, che possono aiutare chi c’era all’epoca a ricordare e chi allora non c’era e vuole sapere. Pagina dopo pagina va in rassegna un’era irripetibile dove in scena non ci sono esclusivamente i vincenti, bensì i contorni delle imprese, le sconfitte con la stessa dignità dei successi, i dolorosi ordini di scuderia così come i gesti generosi di chi sapeva rinunciare a una vittoria per aiutare un collega in difficoltà.

Nella prefazione di “Destra 3 lunga chiude – Quando i rally avevano un’anima” Carlo Cavicchi scrive: “Più che delle storie sono delle favole vere e come in tutte le favole c’è il buono e lo sconfitto, il generoso e il furbo, in tutte le stagioni a tutte le temperature, sotto la pioggia, in mezzo alla neve e nel deserto. In scena non ci sono soltanto i piloti vincenti, ma anche quelli sconfitti o traditi dal mezzo meccanico e qualche volta dal compagno di squadra”.

L’esperto di comunicazione automtive Luca Pazielli, in una sua recensione su Autologia aggiunge: “Rauno Aaltonen e Pentti Airikkala non sono certo noti come i nostri Munari o Ballestrieri, le vittorie della Datsun e della Saab non hanno scaldato i tifosi quanto le sfide tra Fiat e Lancia, ma in ogni capitolo, per il lettore, ci sarà la sorpresa di qualcosa che Cavicchi ha vissuto da testimone. Non gli è certamente sfuggito anche il duro lavoro svolto dai meccanici durante le assistenze, a loro è dedicato un intero capitolo, che fa capire quanto sia stato prezioso il loro contributo nelle vittorie”.

I personaggi che l’autore ha scelto quali protagonisti del volume sono: Rauno Aaltonen, Erik Carlsson, Pentti Airikkala, Markku Alén, Jean-Claude Andruet, Fulvio Bacchelli, Amilcare Ballestrieri, Sergio Barbasio, Attilio Bettega, Miki Biasion, Marc Birley, Tony Carello, Dario Cerrato, Jim Clark, Bernard Darniche, Per Eklund, Tony Fall, Guy Fréquelin, Kyösti Hämäläinen.

E ancora, Paddy Hopkirk, Harry Källström, Simo Lampinen, Bosse Ljungfeldt, Timo Makinen, Shekhar Mehta, Hannu Mikkola, Michèle Mouton, Sandro Munari, Federico Ormezzano, Alcide Paganelli, Raffaele Pinto, Fabrizia Pons, Mauro Pregliasco, Carlos Reutemann, Walter Röhrl, Carlos Sainz, Joginder Singh, Jean-Luc Thérier, Pauli Toivonen, “Tony” (Tony Fassina).

la scheda

DESTRA 3 LUNGA CHIUDE

Autore: Carlo Cavicchi

Volumi: collana editoriale Grandi corse su strada e rallies

Copertina: rigida

Pagine: 238

Immagini: 21 in bianco e nero e 76 a colori

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 21 euro

Peso: 540 grammi

ISBN: 978-8-8791166-6-4

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Il Giro Automobilistico d’Italia in un libro fotografico

Dieci annate, dal 1973 al 1980 e dal 1988 al 1989, con tutti gli elenchi iscritti e le classifiche. Una storia agonistica che si srotola tra prove in salita, gare in circuito e prove su strade da rally: un mix particolare che fa ricordare il Giro Automobilistico d’Italia come una corsa unica e imprevedibile. Lancia Stratos, Fiat 131 Prototipo, De Tomaso Pantera, Porsche 911 e tanti prototipi da corsa sono i primi nomi che saltano in mente, ricordando questa gara.

Villeneuve e Patrese con le Lancia, Scheckter con la Fiat Ritmo, MoMo Moretti con la Super Porsche Usa, Nannini, Larini e Biasion con le Alfa Romeo IMSA, eccetera eccetera. Oltre centottanta pagine, con oltre cinquecento fotografie spettacolari. Qualcuno dirà: ma il Giro Automobilistico d’Italia non è un rally. Giusto. E’ la gara.

Una gara troppo grande e importante per rappresentare una sola specialità dell’automobilismo sportivo. Ma nei sui geni c’è molto dei rally. La competizione di durata a cui anche tanti rallisti amavano partecipare perché, con i rally, aveva una cosa in comune: la capacità di mettere a dura prova mezzi ed uomini.

A titolo informativo, la prima edizione della corsa si disputa nel 1901, con partenza da Torino, con il nome di Giro d’Italia in Automobile. Organizzata dall’Automobile Club di Torino in collaborazione con il Corriere della Sera. I chilometri da percorrere sono circa mille e seicentocinquanta, pari a mille miglia. Dopo Torino, la corsa attraversava Genova, La Spezia, Firenze, Siena, Roma, Terni, Perugia, Fano, Rimini, Cesena, Bologna, Padova, Vicenza e Verona, per raggiungere il traguardo a Milano. Nel 1906 l’Automobile Club di Milano organizza una competizione di quattromila chilometri tra Milano e Napoli per testare la resistenza delle auto.

La corsa viene denominata Coppa d’Oro, ma poi diventa anche Circuito Italiano di Resistenza. La gara parte il 14 maggio e termina il 24 dello stesso mese. Ad aggiudicarsi la vittoria è Vincenzo Lancia su Fiat 24 HP. La denominazione di Giro Automobilistico d’Italia appare solo all’inizio del 1934 quando ne viene pubblicizzata la prima edizione organizzata dal Reale Automobile Club d’Italia.

Poco prima della sua effettiva effettuazione, nel maggio dello stesso anno, la sua denominazione viene modificata in Coppa d’Oro del Littorio. La gara si conclude il 2 giugno del 1934 con la vittoria di Carlo Pintacuda e Mario Nardilli alla guida di una Lancia Astura.

Nel 1973, ed è da questo momento in poi che l’autore si occupa della gara, un nuovo Giro Automobilistico d’Italia viene organizzato dall’Automobile Club di Torino, ispirandosi alla corsa originale. E’ una delle competizioni a quattro ruote più complete allora esistenti, poiché include prove di regolarità su strade aperte al traffico, prove di velocità su strade chiuse al traffico, prove di rally e di velocità in circuito.

Partecipano, nel corso delle varie edizioni, numerosi piloti di Formula 1 e dei rally, tra cui Gilles Villeneuve, Riccardo Patrese, Michele Alboreto, Clay Regazzoni, Jody Scheckter, Arturo Merzario, Sandro Munari, Markku Alén, Miki Biasion, Walter Röhrl e Dario Cerrato.

In questa veste, il “Giro” verrà disputato annualmente fino al 1980. Una lunga pausa e poi una nuova parentesi. Troppo breve, anche questa coperta dal libro di Biasioli. Infatti, dopo l’epoca d’oro degli anni Settanta, il “Giro” vive due appendici nel 1988 e nel 1989, conquistato in entrambe le occasioni da un’Alfa Romeo 75 Turbo Imsa: Riccardo Patrese, Miki Biasion e Tiziano Siviero nel 1988 e Giorgio Francia, Dario Cerrato e Geppy Cerri nell’edizione del 1989.

Negli anni Novanta e nei primi anni del terzo millennio la competizione di durata cade nel dimenticatoio, risucchiata dal silenzio e dal disinteresse. Certo, le norme introdotte nel Codice della Strada non aiutano. Dopo una pausa ventennale, una nuova edizione della corsa viene messa in piedi nel 2011, a vincere questa volta è una Porsche Cayman. A ciò non è tuttavia seguita una rinascita del Giro Automobilistico d’Italia e, a causa di successivi problemi organizzativi e logistici, la corsa del 2011 sembra destinata a restare un episodio isolato.

la scheda

GIRO AUTOMOBILISTICO D’ITALIA

Autore: Antonio Biasioli

Copertina: rigida con sovracopertina

Pagine: 184

Immagini: oltre 500 in bianco e nero e a colori

Editore: Elzeviro Editrice

Prezzo: 40 euro

ISBN: 978-8-8889398-6-5

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