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Scattolon e Bernacchini per un CIR marchiato VW

L’equipaggio composto da Giacomo Scattolon e Giovanni Bernacchini saranno al via del prossimo Campionato Italiano Rally a bordo della performante Volkswagen Polo R5 dell’Erreffe Rally Team.

Dopo gli ultimi due appuntamenti di fine stagione 2020, l’Erreffe Rally Team ed il pilota della scuderia Movisport non hanno avuto dubbi sulla prosecuzione del loro rapporto anche per il CIR 2021 che inizierà il prossimo mese di marzo con il Rally del Ciocco.

A disposizione di Scattolon e “Bernacca” ci sarà –come detto – la vettura tedesca, allestita nella factory alessandrina capitanata da Agostino Roda e diretta da Tony Cibella; la Polo R5 sarà dotata di tutti i nuovi aggiornamenti in fase di omologazione e le coperture saranno di marca Pirelli. L’equipaggio, oltre al Campionato Italiano Rally, prenderà punti anche nella classifica riservata al Campionato Italiano Rally Asfalto.

“Siamo felici di aver chiuso questo accordo con un equipaggio con il quale ci siamo trovati subito bene. Giacomo è un ragazzo che ha un ottimo potenziale e siamo soddisfatti che abbia deciso di metterlo in mostra con i nostri colori. Giovanni invece non ha bisogno di presentazioni visto il suo curriculum di caratura “internazionale” hanno commentato il patron Agostino Roda ed il team manager Tony Cibella.

Aci Sport ascolti i preparatori-noleggiatori

Gli strascichi del 2020 e della dichiarata pandemia di Covid-19 si sentono, si riflettono molto anche sul nostro sport, che però quest’anno ha bisogno di accendere i motori presto. Ne ha più bisogno dell’anno scorso, perché il 2020 è stato drammatico: i preparatori-noleggiatori, che sono un’altra colonna portante del rallysmo hanno lavorato un terzo rispetto al 2019.

E prima che scoppiasse l’allarme coronavirus, che ci ha trascinati nel baratro da marzo 2020, molti di loro avevano fatto importanti investimenti. Chi vetture nuove e chi kit di aggiornamento. Bisogna aiutare loro, in questo momento, forse un pelino in più dei organizzatori. Questi ultimi hanno visto grandi numeri alle loro gare nel 2020.

Invece, molti preparatori hanno dovuto chiedere la sospensione dei mutui con le banche e hanno iniziato a noleggiare R5 a 6.000 euro in gare CIR, perché c’era chi già lo faceva. Cifre ridicole che, se da un lato rendono più abbordabili le vetture della classe regina in Italia, dall’altro dovrebbero farci riflettere sul rischio che la qualità e la sicurezza di alcune vetture si abbassi. “Motorsport in dangerous” per natura e non c’è bisogno dell’aiuto umano.

Sommario RS febbraio 2021

RS ha parlato con molti di loro e abbiamo pubblicato solo una parte delle interviste fatte per ragioni di spazio. Quasi tutti sono molto preoccupati. C’è chi parla di “giungla del noleggio” nei parchi assistenza e chi preferisce lavorare solo con l’estero per non dover subire concorrenza sleale. Non sappiamo da quale parte stia la verità.

Noi siamo solo semplici “passa carte”, ma è certo che questo è un grido d’allarme che bisogna raccogliere, a cui bisogna prestare attenzione. Se è giusto, ed è giusto, che Aci Sport sappia come si chiamano tutti i meccanici di un determinato parco assistenza, è ancor più giusto che controlli bene quali e quanti sono i preparatori-noleggiatori (assemblatori da quando ci sono le Gruppo R).

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Giovanni Bernacchini: valigie sempre pronte

Ci sono persone nel mondo delle corse con le quali si vorrebbe parlare per ore e ore ascoltando in religioso silenzio le centinaia di aneddoti che potrebbero raccontare. Persone vere che vivono nel motorsport e per il motorsport riuscendo a far emergere oltre al loro talento, le doti umane. Giovanni Bernacchini è una di queste. Milanese di origine, polacco di adozione – vive nei pressi di Cracovia da una decina d’anni con la moglie Justyna e i figli Jan ed Henryk – il figlio del grande Arnaldo entra a pieno merito nel novero degli italiani più titolati di sempre a livello internazionale grazie a tre titoli mondiali conseguiti con Al-Attiyah (nel 2014 ha vinto il WRC2) e con Tempestini (vincitori nel 2016 del WRC3 3 del FIA Junior) oltre a cinque titoli Mediorientali.

“I rally fanno parte del mio mondo e non posso stare senza correre”, esordisce il copilota nato nel 1973 che proprio nell’anno horribilis 2020 ha deciso di tornare ad indossare il casco dopo due anni vissuti da direttore sportivo in Abarth nei programmi del FIA GT e negli altri contesti nazionali. È da qui che parte la nostra intensa chiacchierata…

“Molte cose nascono per caso. Dopo il WRC con Tempestini nel 2017 mi trovavo in quel momento della stagione in cui non si riesce ancora a pianificare l’anno successivo: alcuni pourparler e poco più. Mi stavo chiedendo se non fosse giunto il momento di smettere di fare il copilota dopo venticinque anni di attività e proprio mentre mi ponevo questi dubbi mi chiamarono da Torino per propormi un contratto biennale da Racing Manager in Abarth. Mi sembrava un segno del destino. Ho accettato ben sapendo che si trattava di un cambio di vita in tutti i sensi: l’incarico è stato infatti molto formativo e stimolante ma ha significato la lontananza per due anni da casa e dalla mia famiglia. Da tutte le esperienze bisogna imparare: a me quel biennio è servito molto. Con il gruppo di lavoro mi sono sempre trovato bene e le mansioni che svolgevo mi appassionavano anche se si trattava di un lavoro gestionale e da “scrivania” ma proprio grazie a questo lavoro ho capito che il mio vero ruolo era quello del navigatore e così ho deciso di ritornare a correre”.

I viaggi e le valigie – mica quelle con i soldi che portano molti suoi colleghi ma quelle tradizionali – sono sempre stati al centro delle gare del “giramondo-Bernacchini” fin dai primi round extra nazionali con Caldani, Ballestrero o Baldacci. La valigia, dunque, diventa uno strumento fondamentale del lavoro del copilota lombardo ed il bagaglio è un carico sempre più importante inteso questa volta come carico esperienziale grazie anche a due lingue parlate perfettamente, l’italiano e l’inglese ed un buono spagnolo utile ad arricchire le possibilità di ingaggio con i piloti latini.

Manca paradossalmente il polacco… “effettivamente è strano a dirsi ma è così – ridacchia Giovanni- ma stiamo parlando di una lingua assai difficile da imparare ancora più se deve essere utilizzata per tecnicismi professionali come quelli utili per affrontare il mondo delle corse. Pensa che alcuni anni fa mi contattò Kubica per gareggiare con lui, ma esigeva le note in polacco. Provai a “trattare” proponendo l’italiano o l’inglese, ma lui pretendeva solo la sua lingua madre che gli risultava molto più comoda ed immediata: non se ne fece nulla”.

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