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Le prove speciali sono il fulcro dell’azione nei rally e nei rally raid, offrendo emozioni e spettacolo grazie alla combinazione di abilità di guida, prestazioni delle vetture e strategie degli equipaggi.

La complessità del percorso, suddiviso tra tratti cronometrati e trasferimenti regolamentati, aggiunge un ulteriore livello di sfida che rende queste competizioni tra le più affascinanti e seguite nel mondo del motorsport. Che si tratti delle tortuose strade del Rally di Finlandia o delle immense distese della Parigi-Dakar, le prove speciali rappresentano l’essenza della competizione rallystica.

E poi ci sono le PS del mito, della leggenda. Quelle che ogni appassionato che si rispetti vuole visitare almeno una volta nella vita. Quelle che hanno regalato le più belle pagine dei più intensi capitoli della storia del nostro amato sport. Le prove speciali più famose nel nord Italia sono celebri non solo per la loro difficoltà tecnica, ma anche per il loro fascino e la storia che le accompagna. E per i ricordi iridati…

Le PS del nord Italia

Queste prove speciali non solo mettono alla prova le abilità dei piloti e la resistenza delle vetture, ma offrono anche spettacoli indimenticabili per gli spettatori, grazie alla loro combinazione unica di sfida tecnica e paesaggi spettacolari. Ed è così anche nei rally italiani, visto che l’Italia è il Paese in cui sono nati i rally più emozionanti.

PS Vignai

La PS Vignai del Rallye Sanremo è una delle prove speciali più iconiche e suggestive del panorama rallistico italiano, capace di fondere tecnica estrema e fascino paesaggistico. Situata nella zona collinare intorno a Sanremo, questa speciale si snoda tra curve strette, tornanti mozzafiato e continui cambi di pendenza, elementi che mettono alla prova le capacità del pilota e la precisione del navigatore. Nonostante la lunghezza relativamente contenuta, la PS Vignai è considerata una delle più insidiose: ogni curva richiede attenzione costante, e anche un piccolo errore può costare secondi preziosi o compromettere l’intero risultato di gara.

Dal punto di vista storico, la PS Vignai ha accompagnato molte delle edizioni più leggendarie del Rallye Sanremo. Sin dai primi anni in cui la corsa era valida per il Campionato del Mondo Rally, questo tracciato ha visto sfidarsi i grandi campioni del rallismo internazionale. La sua reputazione nasce proprio dalla combinazione di pendenze impegnative e tornanti tecnici, che costringono i piloti a mantenere equilibrio tra velocità e controllo. Nel tempo, questa speciale ha spesso deciso le sorti della gara, diventando una vera e propria selezione naturale per i piloti più esperti e precisi.

Tecnicamente, la PS Vignai non lascia spazio a errori. Il fondo stradale può variare tra tratti lisci e sezioni più scivolose, con cambi di aderenza che richiedono continui aggiustamenti di traiettoria e freno. I tornanti iniziali servono a impostare il ritmo, ma la prova non ammette pause: ogni curva, ogni rettilineo, ogni variazione di pendenza richiede concentrazione massima. È una prova che mette alla prova resistenza fisica, nervi saldi e perfetta sintonia tra pilota e navigatore.

Per il pubblico, la PS Vignai rappresenta uno spettacolo unico. Il tracciato attraversa vigneti, uliveti e piccoli borghi, offrendo panorami pittoreschi e una visione ravvicinata delle auto da corsa impegnate in curve serrate. Storicamente, la prova ha anche mostrato il lato più estremo del rally: incidenti e usciti di strada hanno ricordato quanto sia cruciale rispettare le regole di sicurezza, confermando che la passione per il rally deve sempre convivere con prudenza e disciplina.

La PS Vignai incarna perfettamente lo spirito del Rallye Sanremo: una speciale in cui tradizione, tecnica e spettacolo si incontrano, capace di mettere alla prova le abilità dei piloti e di regalare emozioni intense a chi la osserva. Affrontarla significa misurarsi con uno dei tratti più storici e prestigiosi del rallismo italiano, testimoniando l’equilibrio tra velocità, precisione e storia di una delle gare più celebri al mondo.

PS Ghimbegna-San Romolo

La PS Ghimbegna-San Romolo è una delle prove speciali più celebri e attese del Rallye Sanremo, una speciale che racchiude in sé storia, tecnica e spettacolo. Il tracciato si sviluppa lungo le colline liguri che sovrastano la Riviera dei Fiori, con un percorso tortuoso caratterizzato da curve strette, tornanti impegnativi e cambi di pendenza continui. Questa combinazione di elementi fa sì che la Ghimbegna-San Romolo richieda una perfetta sintonia tra pilota e navigatore: ogni curva va affrontata con precisione, ogni rettilineo va sfruttato senza perdere il controllo. La speciale non è lunga, ma è estremamente selettiva, capace di decidere spesso le sorti della gara per la sua complessità tecnica. Dal punto di vista storico, la PS Ghimbegna-San Romolo ha accompagnato molte edizioni leggendarie del Rallye Sanremo, fin dai tempi in cui la corsa era valida per il Campionato del Mondo Rally. Il tracciato ha visto sfidarsi alcuni dei più grandi nomi del rallismo internazionale, diventando negli anni un banco di prova imprescindibile per i piloti più esperti. La sua fama deriva dalla difficoltà tecnica e dalla varietà di curve che impongono un equilibrio continuo tra velocità e controllo della vettura. Non è raro che questa speciale riservi sorprese, con errori minimi che possono compromettere tempi e classifiche. Dal punto di vista tecnico, la Ghimbegna-San Romolo richiede attenzione massima lungo tutto il percorso. Il fondo stradale può alternare tratti lisci ad altri più insidiosi, con pendenze e cambi di direzione repentini che impongono continui adattamenti nella guida. I piloti devono gestire freno, acceleratore e traiettoria con grande precisione, mentre il navigatore deve fornire indicazioni puntuali sulle note, poiché ogni informazione può fare la differenza tra guadagnare o perdere secondi preziosi. La speciale mette alla prova non solo la tecnica di guida, ma anche la resistenza fisica e la concentrazione mentale dell’equipaggio. Per il pubblico, la PS Ghimbegna-San Romolo rappresenta un vero spettacolo. Il percorso attraversa colline, boschi e scorci panoramici sul mare ligure, offrendo viste suggestive e punti privilegiati per osservare le auto affrontare curve ardite. La prova è storicamente nota anche per la sua capacità di emozionare e sorprendere, con momenti di alta tensione e passaggi spettacolari che restano impressi nella memoria di chi assiste. In sintesi, la PS Ghimbegna-San Romolo è una speciale che unisce tradizione, tecnica e bellezza paesaggistica, incarnando lo spirito del Rallye Sanremo. Affrontarla significa confrontarsi con un percorso storico, impegnativo e selettivo, dove la precisione, la velocità e la perfetta collaborazione tra pilota e navigatore diventano fondamentali per ottenere un buon risultato.

PS San Romolo-Perinaldo

La PS San Romolo-Perinaldo è una delle prove speciali più iconiche e spettacolari del Rallye Sanremo, capace di combinare storia, tecnica e panorami mozzafiato in un unico tracciato. Si snoda lungo le colline liguri che collegano San Romolo a Perinaldo, attraversando paesaggi tipici dell’entroterra savonese, tra uliveti, boschi e scorci sulle vallate sottostanti. Il percorso è caratterizzato da una sequenza continua di curve strette, tornanti impegnativi e rettilinei brevi che costringono il pilota a gestire costantemente velocità e traiettoria, mentre il navigatore deve fornire indicazioni precise e tempestive. Nonostante la lunghezza relativamente contenuta rispetto ad altre prove, la San Romolo-Perinaldo è molto selettiva e spesso decisiva ai fini della classifica finale. Dal punto di vista storico, questa speciale ha radici profonde nel Rallye Sanremo, una delle gare più prestigiose del calendario internazionale. Negli anni ha visto transitare grandi campioni del rally mondiale, dai piloti che negli anni ’70 e ’80 hanno dominato le edizioni del Mondiale fino ai protagonisti più recenti, diventando un banco di prova insostituibile per la tecnica e la resistenza degli equipaggi. La speciale mantiene intatto il fascino delle origini del rally ligure, quando le strade strette e tortuose della regione erano una sfida aperta alle capacità di guida e alla strategia degli equipaggi. Tecnicamente, la PS San Romolo-Perinaldo richiede grande precisione e attenzione. Il fondo stradale può cambiare rapidamente, passando da tratti asfaltati lisci a punti più irregolari o con piccoli avvallamenti, e i continui cambi di pendenza impongono un perfetto bilanciamento tra acceleratore e freno. Ogni curva va studiata attentamente e ogni tornante affrontato al limite, perché anche un piccolo errore può tradursi in una perdita di tempo significativa. La prova mette alla prova non solo le abilità di guida, ma anche la concentrazione e la resistenza fisica degli equipaggi, costretti a mantenere ritmo e precisione lungo tutto il percorso. Per il pubblico, la San Romolo-Perinaldo è un vero spettacolo. I punti di osservazione lungo il tracciato permettono di vedere le vetture affrontare curve tecniche e tratti impegnativi, offrendo emozioni intense e momenti di alta adrenalina. I panorami dell’entroterra ligure aggiungono un valore estetico alla prova, rendendo l’esperienza unica sia per chi corre sia per chi assiste. La PS San Romolo-Perinaldo rappresenta perfettamente lo spirito del Rallye Sanremo: una speciale storica, tecnica e spettacolare, dove la sinergia tra pilota e navigatore, la precisione di guida e la capacità di affrontare sfide continue diventano determinanti per il successo. Affrontarla significa misurarsi con una delle prove più affascinanti e impegnative del rally italiano.

PS Bajardo

La PS Bajardo è una delle prove speciali più affascinanti e tecnicamente impegnative del Rallye Sanremo, famosa per la sua combinazione di paesaggi spettacolari e curve estremamente tecniche. Il tracciato si sviluppa tra le alture dell’entroterra ligure, collegando le località di Bajardo e i dintorni circostanti, attraversando uliveti, boschi di castagni e scorci sulle vallate sottostanti. La strada, stretta e tortuosa, richiede ai piloti grande precisione e controllo della vettura, mentre il navigatore deve fornire indicazioni puntuali, perché ogni curva può nascondere insidie importanti. La speciale è breve ma molto intensa, con continui cambi di pendenza e tornanti che mettono a dura prova riflessi e concentrazione degli equipaggi. Dal punto di vista storico, la PS Bajardo ha un posto di rilievo nel Rallye Sanremo, una delle gare più longeve e prestigiose del panorama rallystico internazionale. Negli anni ha visto sfrecciare campioni mondiali e piloti locali, mantenendo intatto il fascino delle strade liguri originali, quando il rally era soprattutto una sfida tra abilità di guida e resistenza dei mezzi. La speciale è spesso decisiva ai fini della classifica, perché richiede un equilibrio perfetto tra velocità e gestione del rischio, diventando così un banco di prova fondamentale per gli equipaggi. Tecnica e spettacolo si uniscono in questa speciale: il fondo stradale può variare da tratti asfaltati lisci a porzioni più sconnesse, mentre le pendenze e le curve improvvise costringono il pilota a gestire costantemente acceleratore, freno e traiettoria. La PS Bajardo non ammette errori: un piccolo sbandamento può significare secondi preziosi persi, e la precisione diventa quindi l’arma principale per chi vuole ottenere tempi competitivi. Al contempo, il tracciato offre punti spettacolari per il pubblico, che può ammirare le vetture affrontare tornanti stretti e curve in rapida successione, con lo sfondo dei panorami liguri che rendono la speciale unica. La PS Bajardo incarna lo spirito del Rallye Sanremo: una prova storica, tecnica e spettacolare, che unisce l’abilità del pilota, la coordinazione con il navigatore e la capacità di affrontare una strada impegnativa e insidiosa. Percorrerla significa misurarsi con una delle prove più suggestive e impegnative del rally italiano, dove ogni curva diventa una sfida e ogni tratto cronometrato un’opportunità per dimostrare talento e determinazione.

PS San Romolo

La PS San Romolo è una delle prove speciali più iconiche e suggestive del Rally di Sanremo, rinomata per la sua combinazione di tratti tecnici e panorami mozzafiato. Il percorso si snoda lungo le colline liguri che dominano la Riviera dei Fiori, attraversando strade strette, tornanti serrati e curve dal raggio variabile che mettono alla prova la precisione di guida dei piloti e la capacità del navigatore di fornire indicazioni tempestive. Nonostante la lunghezza relativamente contenuta, ogni metro della speciale richiede concentrazione e controllo totale della vettura, perché anche un piccolo errore può tradursi in secondi preziosi persi in classifica. Storicamente, la PS San Romolo ha un ruolo di grande rilievo nel Rally di Sanremo, una delle gare più longeve e prestigiose del panorama rallystico internazionale. Già dagli anni d’oro della manifestazione, questa speciale è stata teatro di sfide entusiasmanti tra campioni del mondiale e piloti locali, conservando il fascino delle strade liguri originarie, dove il rally rappresentava soprattutto una prova di abilità e coraggio più che una mera competizione di velocità. Nel corso degli anni, la PS San Romolo ha spesso inciso significativamente sulla classifica finale, grazie alla sua difficoltà tecnica e ai tratti che permettono ai piloti più abili di guadagnare vantaggi importanti. Dal punto di vista tecnico, il tracciato alterna salite ripide e discese impegnative, con curve cieche e rettilinei brevi dove è necessario dosare con attenzione acceleratore e freno. La superficie stradale, generalmente asfaltata ma talvolta irregolare, aggiunge ulteriore complessità, imponendo ai piloti di adattarsi rapidamente alle variazioni del fondo. La speciale offre anche scenari spettacolari, con punti panoramici che si affacciano sulla costa ligure, rendendo l’esperienza intensa non solo per i concorrenti, ma anche per il pubblico, che può osservare le vetture affrontare curve strette e passaggi tecnici in piena sicurezza. La PS San Romolo rappresenta l’essenza del Rally di Sanremo: una prova storica, tecnica e spettacolare, dove l’equilibrio tra abilità del pilota, precisione del navigatore e gestione della vettura è determinante. Percorrerla significa misurarsi con una delle prove più affascinanti e impegnative del panorama rallystico italiano, in grado di offrire emozioni intense sia ai concorrenti che agli appassionati.

PS Diano d’Alba

La PS Diano d’Alba è una delle prove speciali più apprezzate e caratteristiche del Rally di Alba, gara che si snoda tra le colline delle Langhe, un territorio celebre per i suoi vigneti e paesaggi pittoreschi. Questa speciale si distingue per il suo mix di tratti veloci e curve tecniche che richiedono ai piloti un’elevata capacità di lettura della strada e grande precisione nella guida. I tornanti stretti si alternano a rettilinei più ampi, offrendo spunti per sorpassi e strategie di gara, ma anche rischi notevoli in caso di calcolo errato della traiettoria. Storicamente, la PS Diano d’Alba ha sempre avuto un ruolo determinante nel definire la classifica finale della competizione. Fin dalle prime edizioni del rally, gli equipaggi più esperti hanno trovato in questa speciale un banco di prova ideale per dimostrare le loro abilità, perché ogni metro del percorso mette alla prova il controllo della vettura e la collaborazione tra pilota e navigatore. Negli anni, il tracciato ha mantenuto le caratteristiche originarie, con strade strette e asfalto variabile, pur adattandosi alle necessità di sicurezza moderne, e conserva quel fascino unico delle prove rurali tra i vigneti, tipico dei rally nelle Langhe. Dal punto di vista tecnico, la speciale richiede una gestione sapiente della velocità: le pendenze moderate ma costanti impongono attenzione alla trazione, mentre alcune curve cieche e cambi di raggio mettono a dura prova i riflessi dei piloti. Il fondo stradale, generalmente asfaltato ma talvolta insidioso per la presenza di brevi tratti irregolari o residui di ghiaia, aumenta la difficoltà, costringendo gli equipaggi a un costante adattamento della guida. La PS Diano d’Alba offre anche scenari spettacolari, con vedute sui filari di vigneti e sulle colline circostanti, rendendo l’esperienza non solo una sfida agonistica ma anche un vero piacere per gli occhi degli appassionati che assistono lungo il percorso. La PS Diano d’Alba rappresenta una delle prove chiave del Rally di Alba: tecnica, impegnativa e affascinante, dove abilità, strategia e precisione diventano fondamentali. Percorrerla significa confrontarsi con una delle speciali più rappresentative del rally piemontese, capace di offrire emozioni forti sia ai concorrenti che al pubblico.

PS Fénis

La prova speciale di Fénis è un tratto storicamente utilizzato dal Rally Valle D’Aosta. A decorrere dai primi anni Ottanta, quando la kermesse aostana viveva gli anni d’oro del Rally Neige, questo luogo è entrato di diritto a far parte della storia del rally tricolori. Ripresa in diverse sue tipologie, in alcuni casi con la partenza oltre l’abitato di Saint Marcel, ha tra le sue caratteristiche la difficoltà nell’affrontare i diversi tratti insidiosi nel sottobosco che contraddistinguono la discesa verso l’abitato di Fénis. Utilizzata nei primi anni duemila, in concomitanza delle edizioni della kermesse inserite nel Trofeo Rally Asfalto, la prova è rientrata nel circus all’interno dell’edizione venti-ventiquattro, che ha consegnato il successo ad Elwis Chentre ed Igor D’Herin, dopo una prova di assoluto spessore per il pilota di Roisan.

PS Madonna della Neve-Vesime-Cessole

La prova denominata “Madonna della Neve”, in taluni casi chiamata anche “Vesime”, è stata percorsa in diverse sue varianti, sia dal Rally Valli Vesimesi, dal Rally del Tartufo, dagli anni iridati del Rally di Sanremo ed infine dal Rally Regione Piemonte. Una classica della Langa Astigiana, che negli anni ha segnato pagine indelebili del rallysmo nazionale ed internazionale. Un tratto ripreso in più versioni, quasi sempre con il nome “Madonna della Neve”, che richiama il nome della “regione” in cui si transita, poco distante dall’abitato di Cessole. Strade che hanno segnato il passaggio della carovana del WRC, a fine anni Novanta, quando il Rally di Sanremo decise di trasferirsi per tre anni sulle strade astigiane. Le sembianze del fondo sono quelle classiche delle prove speciali del basso Piemonte, con il brecciolino e lo “sporco” che la fanno da padrona. Diverse le modalità di svolgimento che hanno contraddistinto negli anni questo tratto cronometrato, che si snoda solitamente tra i paesi di Cessole, Vesime, San Giorgio Scarampi, Roccaverano e Bubbio, interessando anche la Valle Tatorba.

PS Rezzo

L’università del rallysmo ligure. Quando si nomina Rezzo, il cuore degli appassionati viaggia attraverso gli anni d’oro del Rally di Sanremo. Un luogo mitico per il motorsport, che ha dato vita a sfide epocali tra i migliori interpreti della specialità. Infatti, da quel piccolo centro situato in Provincia di Imperia, situato a pochi chilometri dal Passo di Teglia, sono cinquant’anni che transitano vetture da competizione. Partendo dal Rally dei Fiori, continuando poi con il Rally di Sanremo, e numerose altre competizioni locali, come l’ultimo Rally Valle Arroscia, sono diverse le modalità in cui si sono affrontate le numerose prove speciali in questo luogo mitico del ponente ligure. Nella maggior parte dei casi, la partenza si trovava appunto poco dopo l’abitato di Rezzo, con una salita difficile ed insidiosa nel “Bosco di Rezzo”, attraversando “Ponte dei Passi”, per arrivare verso il bivio di San Bernardo di Conio. Di qui, sono nate le diverse varianti della prova speciale, che in taluni casi, prendeva la salita verso il Passo Teglia appunto e la relativa discesa verso Andagna e Molini di Triora. In altri casi, come negli anni iridati del Sanremo WRC, la partenza dopo l’abitato di Rezzo, il bivio sinistra per San Bernardo di Conio con la sua mitica inversione e la relativa continuazione verso il Colle D’Oggia e Ville San Pietro. Questa è solo una delle innumerevoli versioni del Colle D’Oggia, ancora oggi nel cuore di piloti, appassionati ed addetti ai lavori.

PS Penice-Varzi

Da sempre legata al cuore del Rally 4 Regioni, la zona di Varzi e del Monte Penice, porta le sue radici negli anni Settanta. Una prova speciale affrontata in più versioni, dal Beta Rally Oltrepò per arrivare all’ultimo Mythical Cars Rally durante lo scorso venti-ventitré, che rispecchia buona parte delle caratteristiche di queste strade a cavallo dell’appennino ligure, tra l’Oltrepò Pavese e la valle Staffora da una parte e il piacentino della Val Trebbia e Val Tidone dall’altra. Riproponendo la versione dello scorso anno, con la partenza poco distante dall’abitato di Varzi, si presenta con carreggiata molto larga e con ampi curvoni, che favorisce la velocità. Arrivati a Casa Piazza, un bivio in sinistra porta la prova speciale in un tratto più insidioso e stretto in discesa verso Casa Matti di Romagnese, luogo centrale del mitico Rally 4 Regioni. Tanta la passione che si respira in questa area geografica, in questi ultimi anni accompagnata da eventi di prim’ordine, volti a rilanciare il turismo in queste aree geografiche.

PS Pertiche

La prova speciale Pertiche è considerata da molti il cuore pulsante del Rally 1000 Miglia, quella che più di tutte racconta l’essenza di questa gara storica. È una prova lunga, impegnativa, ricca di cambi di ritmo e di ambiente, e proprio per questo si è guadagnata negli anni una reputazione quasi “mitica” tra piloti, navigatori e appassionati. Di solito viene collocata nelle fasi iniziali del rally, spesso addirittura come prova d’apertura. È una scelta che non arriva per caso: iniziare sulle Pertiche significa chiedere subito agli equipaggi il massimo della concentrazione e della preparazione. Basta un attimo di esitazione, una gomma scelta male, un assetto non perfettamente centrato, e la classifica può già prendere una direzione precisa. La strada si snoda tra piccoli borghi e versanti montani della Valsabbia. La partenza avviene in zona Nozza, poi il percorso risale verso Belprato, un paesino famoso per i suoi murales che fanno da cornice caratteristica al passaggio delle vetture. Da lì si prosegue verso Livemmo, dove il celebre tornante–inversione rappresenta uno dei punti più spettacolari della prova: è un punto di raccolta naturale per il pubblico, ed è anche un passaggio tecnico che richiede precisione e una frenata perfetta. La prova continua poi verso Forno d’Ono e Ono Degno, con un’alternanza di salite, falsopiani e tratti più stretti, fino ad arrivare alla parte conclusiva, spesso una discesa molto veloce e insidiosa. Una delle caratteristiche più note della Pertiche è il fondo: l’asfalto non è uniforme e presenta variazioni di grip che possono cogliere di sorpresa. Nella parte iniziale l’aderenza è di solito buona e costante, mentre avvicinandosi verso la fine diventa più liscio e scivoloso. I piloti lo sanno bene: se si arriva alla seconda metà con gomme troppo usurate o con un assetto troppo rigido, diventa facile perdere tempo prezioso o commettere errori. Per questo la Pertiche è una prova “da ingegneri” tanto quanto “da piloti”: scelta gomme, taratura delle sospensioni e gestione del ritmo diventano fondamentali. Non sorprende quindi che proprio su questa prova si formino spesso distacchi importanti già dalle prime battute del rally. Chi riesce a trovare subito la giusta confidenza, chi interpreta bene le variazioni del percorso e chi sa come conservare la vettura in una prova così lunga, può guadagnare un margine che risulterà difficile da recuperare nelle prove successive. Per gli appassionati, la Pertiche è uno spettacolo nello spettacolo. Il percorso attraversa scorci panoramici, si arrampica tra le montagne, scende in vallate strette, passa tra case in pietra e boschi fitti. È una prova che non annoia mai: cambia continuamente faccia, e proprio per questo è diventata un simbolo del 1000 Miglia.

PS Marmentino

La Marmentino è una di quelle prove del Rally 1000 Miglia che non hanno bisogno di presentazioni: basta nominarla perché chi la conosce inizi subito a ricordare curve, cambi di ritmo, salite e quel senso di “continua incertezza” che la rende così affascinante. È una prova che nasce in un territorio molto particolare, perché la Valtrompia, appena ci si allontana dai centri abitati, diventa una valle stretta, incassata, dove le strade sembrano seguire con riluttanza il profilo delle montagne. Questo spiega perché la Marmentino alterni continuamente tratti in ombra, curve cieche, pezzi più ariosi e veloci e passaggi in mezzo ai boschi dove la luce cambia all’improvviso. Di solito la prova parte dalle zone di Tavernole sul Mella, che già da sole raccontano il carattere della strada: un fondo a tratti veloce, a tratti sporco, che richiede concentrazione fin dai primi metri. Non è una prova che “arriva dopo”, è una di quelle che iniziano subito con la tensione del ritmo alto. Nella prima parte, la strada è più fluida, con curve che si lasciano interpretare, ma non completamente: sono quelle curve che, se le sbagli, non perché fai un errore evidente, ma perché arrivi con un filo di fiducia in meno, perdi decimi che non recuperi più. Poi la strada sale verso Marmentino, e lì cambia tutto. La sede stradale si stringe, il ritmo si incattivisce, la vegetazione si fa più vicina ai margini dell’asfalto e il pilotaggio diventa più fisico. C’è un punto, per chi la conosce, in cui sembra quasi che la prova ti chieda di scegliere: o continui a spingere e ti fidi ciecamente delle note del tuo navigatore, o rinunci a quel decimo di troppo e salvi la prova. Ed è proprio questa ambivalenza — coraggio e prudenza — la firma della Marmentino. Quando poi la strada si avvicina alla zona del Lago di Bongi, cambia ancora. È impressionante come in pochi chilometri la Marmentino riesca a far sembrare ogni tratto diverso dal precedente. Si passa dal bosco a un ambiente più aperto, la luce torna, la strada sembra respirare. Alcuni equipaggi descrivono questa parte come “l’illusione della calma”: un paio di curve più larghe, qualche tratto in cui l’auto si sente libera di allungare, ma lì lo sbaglio è ancora più facile, perché dopo chilometri di concentrazione ti rilassi un istante e subito arriva una staccata insidiosa o una curva che chiude più di quanto sembri. Avvicinandosi alla zona finale, verso Mura, la prova diventa nuovamente tecnica. Non è mai banale, mai prevedibile, e soprattutto è lunga: non tanto in termini chilometrici, ma in termini di sensazione. La Marmentino è una di quelle prove che “stancano” perché richiedono lucidità continua e adattamento costante. Un colpo di freno mal assestato può compromettere l’aderenza, una nota interpretata male crea un’incertezza che si ripercuote sulle curve successive. È una prova che mette davvero alla prova i piloti completi: quelli che non sono forti solo sul veloce o solo nello stretto, ma che sanno gestire tutto. Per questo motivo, negli anni, la Marmentino è diventata una sorta di prova decisiva della domenica. Non è il classico tratto spettacolare del sabato che richiama il pubblico nelle rotonde o nei tornanti più coreografici: è una prova da addetti ai lavori, da appassionati che vogliono vedere la pura essenza del rally. E infatti è spesso proprio lì che si creano i distacchi più significativi, perché chi ha il coraggio e la precisione di interpretarla fino in fondo, senza lasciarsi ingannare dai suoi cambi di ritmo, può costruire un vantaggio che pochi riescono a colmare. Gli spettatori che la vivono sul posto raccontano sempre la stessa cosa: ogni anno è come se la Marmentino cambiasse volto. Può essere asciutta e velocissima, oppure umida e insidiosa, oppure mista, con tratti dove le gomme sembrano funzionare alla perfezione e altri dove l’auto scivola senza preavviso. È una prova viva, mutevole, che sembra fatta apposta per ricordare perché il rally è una disciplina così imprevedibile.

PS Manghen

Quando pensi al San Martino, alle Dolomiti, alle curve fra i monti e al rombo dei motori, la Manghen è spesso la prima prova che viene in mente — è una di quelle che richiedono anima, sangue freddo e un grande rispetto per la strada. La Manghen è un tratto cronometrato piuttosto lungo: nella 2025 misura circa 20,70 km. Ma non si tratta solo di chilometri: è un viaggio verticale, un continuo sali e scendi, un’alternanza di dislivelli che disegna l’emozione tanto quanto i tornanti. La quota massima sfiora i 2.031 metri, mentre la bassa si trova più in basso — significa che l’equipaggio deve prepararsi a cambiare marcia, traiettorie, sensibilità di guida, come chi scalasse una montagna e poi la ridiscendesse, curva dopo curva. Immagina la partenza: l’auto inizia a salire, la strada si stringe, i boschi fanno da cornice, l’aria di montagna sfreccia veloce fuori dai finestrini. Le prime curve sono una specie di riscaldamento: lente, tecniche, necessarie per prendere confidenza con fondo, gomme, assetto. Ma appena prendi ritmo, il tracciato cambia — si allunga, si affilano i tornanti, le pendenze diventano più decise, l’asfalto sembra respirare sotto le gomme. È in questi momenti che la Manghen dimostra perché è considerata “spietata” ma anche “giusta”: non basta essere veloci — serve sensibilità, visione, capacità di adattamento, saper ascoltare l’auto. Un errore di giudizio su un tornante può costare caro: si perde tempo, fiducia, e magari anche una ruota su un margine troppo stretto. Per i piloti, questa speciale è spesso un banco di prova sul serio: non è solo potenza e reattività, ma gestione: dei freni, delle gomme, del motore, del mentale. Nei 20 km non c’è un attimo da perdere: curve, contropendenze, salite repentinee, discese dove la vista può ingannare — ogni rettilineo nascosto può ingannare più del previsto. E per lo spettatore? Per chi sta a bordo strada con il naso all’insù e il cuore che batte forte al passaggio delle auto, la Manghen è pura poesia di rally: viste spettacolari, passaggi in quota, strade di montagna che si arrampicano tra boschi e precipizi, il rombo dei motori che spezza il silenzio alpino. Ogni curva, ogni tornante è un punto in cui trattenere il fiato, aspettare il momento in cui l’auto spunterà dietro il tornante, in controsterzo, scaricando potenza. Per molti equipaggi, la Manghen è anche il momento in cui si può costruire un vantaggio — oppure perdere tutto: un tempo sbagliato, un piede troppo deciso sul freno, una curva interpretata male, può significare distacco notevole, oppure consolidare un ruolo di protagonista. Dopo una Manghen “pulita”, con ritmo e precisione, la fiducia sale, e l’intero rally assume un’altra dimensione.

PS Val Malene

Quando pensi al Rallye di San Martino, la Val Malene emerge come una delle prove che meglio rappresentano l’anima delle montagne trentine: non è la più lunga, ma è un concentrato di paesaggio, tecnica e incertezza, un mix che mette in gioco piloti, copiloti e macchina in un equilibrio sottile, intenso. La Val Malene — in anni recenti proposta con una lunghezza intorno ai 16-18 km a seconda dell’edizione — si snoda attraverso valli, boschi e tornanti delle Dolomiti, con tratti dove la strada si allarga e altri in cui si fa stretta e tortuosa, quasi a graffiare il territorio. All’inizio, si potrebbe pensare che sia un tratto “tranquillo”: l’asfalto scorre, la strada invita a prendere confidenza, magari con qualche tratto veloce dove provare a premere sull’acceleratore. Ma la Val Malene ha una natura mutevole: curva dopo curva, la traccia cambia — contropendenze, curve ravvicinate, variazioni d’altitudine — e molto dipende dalla sensibilità del pilota e dalla fiducia nella vettura. Quando l’auto si infila nel tratto più tortuoso, l’atmosfera cambia: alberi da un lato, pendii dall’altro, la luce che filtra a sprazzi tra le fronde, forse qualche foglia sull’asfalto. È lì che la Val Malene non perdona: la traiettoria, la frenata, il piede giusto sull’acceleratore… tutto va calibrato. Un errore significa perdere tempo, o peggio rischiare un’uscita. In queste condizioni la guida diventa quasi “sensitiva” — serve intuito, reattività, perfetta fiducia del copilota nelle note. E proprio per questo — perché non è semplicemente un tratto “guidabile” in modo “muscolare” — la Val Malene rappresenta un vero banco di prova. Non serve solo la potenza: serve equilibrio, gestione, prudenza mischiata a coraggio. Chi la interpreta bene può emergere, chi sgarra scopre subito quanto è sottile la linea tra un buon tempo e una perdita clamorosa. Per un equipaggio che conosce le strade, per una macchina ben preparata, la Val Malene può rivelarsi una specchietto per vedere la vera differenza: assetto su strada mista, gomme giuste, nervi saldi al volante. E per lo spettatore — chi ama guardare dal vivo — è puro spettacolo: curve, boschi, natura, dolci pendii e improvvisi strappi, il tutto in un terreno che trasmette la sensazione di “avventura”. Negli anni l’ha affrontata chi ha cercato la vittoria del Rallye: i protagonisti sanno che la Val Malene non è una prova minore, anzi: può decidere molto. Quando sentì pronunciare “Val Malene” nel roadbook, un mix di adrenalina e rispetto percorre l’abitacolo: non c’è spazio per l’improvvisazione, solo per una guida pulita, intelligente, precisa. In fondo, Val Malene è la prova che incarna l’essenza del rally in montagna — sfida, territorio, tecnica, passione — in poche decine di chilometri che, se li vivi da dentro, li ricordi per sempre.

PS Valstagna

La PS Valstagna del Rally Città di Bassano è una delle prove speciali più iconiche del panorama rallistico veneto, capace di unire sfida tecnica e fascino storico. Questa speciale si snoda lungo la Provinciale 73, meglio conosciuta come la “strada delle Pale”, un percorso che da decenni ha visto transitare generazioni di piloti e che ha contribuito a plasmare l’identità del rally nel Nord-Est. Non è un tracciato lungo, ma la sua difficoltà sta nella successione incessante di curve strette, tornanti ravvicinati e continui cambi di pendenza, elementi che mettono alla prova sia le capacità del pilota sia la concentrazione del navigatore. Storicamente, la Valstagna ha sempre avuto un ruolo centrale nelle edizioni del Città di Bassano. Negli anni passati, qui si sono decisi molti verdetti di gara: chi riusciva a interpretare perfettamente ogni curva e a trovare il ritmo giusto guadagnava secondi preziosi, mentre il minimo errore poteva compromettere l’intera prestazione. La prova è considerata da molti “l’università del rally”, proprio per la capacità di selezionare e mettere alla prova il talento e l’esperienza degli equipaggi. Non è una semplice successione di curve: è un percorso che richiede costanza, sensibilità nella guida, padronanza del mezzo e perfetta intesa tra pilota e navigatore. Dal punto di vista tecnico, la Valstagna richiede attenzione a ogni metro. Il fondo stradale può variare leggermente, con ondulazioni e tratti più scivolosi che costringono a modificare l’approccio curva dopo curva. I tornanti iniziali sono fondamentali per trovare il ritmo e la fiducia, ma la prova non concede pause: anche nelle sezioni finali la stanchezza e la tensione possono tradire, rendendo ogni metro una sfida mentale e fisica. Arrivare al traguardo della PS Valstagna significa non solo aver chiuso una speciale, ma aver affrontato una delle prove più complesse e rispettate del panorama italiano. Per gli spettatori, la Valstagna offre uno spettacolo unico. La strada che si snoda tra boschi e pendii, le curve strette e i panorami delle Prealpi venete rendono il passaggio delle auto un momento di grande adrenalina. Tuttavia, la prova non è solo un’esperienza visiva: in passato, incidenti e situazioni critiche hanno ricordato quanto sia fondamentale rispettare le norme di sicurezza e le indicazioni dei commissari, mostrando come rally e passione debbano convivere con prudenza.

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