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Xpander AP4, il primo minivan da rally by Mitsubishi

Strano mondo quello delle corse. Universo con enormi capacità di riservare sempre sorprese, che il più delle volte, come in questo caso, arrivano dai team e dai preparatori, sempre pronti ad adattarsi a nuovi formati. Ed è così, che si trasforma in vettura da rally un’auto insospettabile: Mitsubishi Xpander AP4, il primo minivan da rally by Mitsubishi.

Negli ultimi anni abbiamo visto numerosi esercizi stilistici e tanti progetti. Non ci si aspettava proprio che alcuni regolamenti “aprissero” a vetture come AP4, molto insolite nei rally. Però, adesso, Mitsubishi ha fatto un ulteriore passo avanti con il suo Xpander AP4 da rally.

Mitsubishi Indonesia e il pilota Rifat Sungkar hanno deciso di portare la Xpander AP4 nei rally, visto che in alcuni mercati i minivan sono classificati come SUV, e l’azienda affiliata Three Diamond conferma che questo progetto sta alla base della costruzione del primo monovolume da rally.

La Mitsubishi Xpander AP4 in conformazione rally su asfalto
La Mitsubishi Xpander AP4 in conformazione rally su asfalto

La Mitsubishi Xpander AP4 doveva correre nei rally 2019

Anche se a noi europei e ai puristi dei rally questo disegno potrebbe sembrare più uno sfogo di un designer un po’ fuori di testa, la realtà ci racconta che il passaggio dalla carta alla lamiera è stato piuttosto veloce. Il sogno di Rifat Sungkar è già diventato realtà. La Mitsubishi Xpander AP4 da rally esiste ed è pronta a correre appena si potrà ripartire. Tutto dipenderà dalle restrizioni che saranno adottate a causa dell’epidemia da nuovo coronavirus.

“Dalla prima volta che ho provato la Xpander ad Okazaki, in Giappone, ho capito che c’era qualcosa di diverso in questa macchina. Me ne sono innamorato. Nonostante sia una monovolume, questa Xpander ha una maneggevolezza simile a quella della Mitsubishi Evolution X. Gli ho persino chiesto i dettagli all’ingegnere Mitsubishi in Giappone. È stata una conversazione piuttosto lunga. La cosa più sorprendente è stata quella di scoprire che la distribuzione del peso di Xpander era 49,9-50,1”, spiega il pilota Rifat Sungkar.

Rifat, sei volte campione nazionale rally in Indonesia, ha testato la Xpander di serie in Giappone ed è rimasto così soddisfatto che ha iniziato a farne un’auto da rally. In molti lo hanno deriso e preso in giro, oltre che sconsigliato, visto che l’idea appare un po’ oltre il limite. Eppure nei rally abbiamo visto correre anche le Rolls Royce e noi siamo vicini alla filosofia che vuole si possa correre con tutto e non solo con costosissime auto per fighettini.

Sulla vettura da gara la distribuzione del peso è ora 55-45 che non è neanche tanto lontana da quella originale, nonostante le dimensioni dell’auto siano decisamente ingombranti. Il dubbio più grande è l’evidente “effetto di rimbalzo” che la a causa delle sospensioni e un sacco di intonazione a causa dell’altissimo baricentro e della bilancia portata avanti.

Il Gruppo A al centro della nuova opera di McKlein

Dopo diversi incidenti mortali, nel 1986, le auto del Gruppo B furono escluse dai rally e il progetto del futuro Gruppo S naufragò miseramente in favore del Gruppo A. In questo contesto e con i nuovi orientamenti FISA (all’epoca non si chiamava ancora FIA), che sotto la pressione mediatica decisero per dei rally più lenti e più brevi, le auto da strada del Gruppo A, in cui bastava una produzione minima di 5.000 esemplari, divennero la formula migliore per lo sport. La classe regina del Mondiale Rally per anni divenne la A8, destinata ad evolvere nella A8/WRC e alla fine semplicemente WRC, con dei prototipi che ricalcano la concezione filosofica dell’abortito Gruppo S.

I primi anni del Gruppo A videro un dominio quasi completo da parte della Lancia – con la Delta HF 8V, Delta HF 16V e Delta Evoluzione – prima che la Toyota diventasse il loro principale avversario nella corsa al titolo. Ma siccome l’appetito vien mangiando, i successi della squadra di Ove Andersson attirarono altri Costruttori: Mitsubishi, Ford e Subaru si unirono alla Toyota come protagonisti, tutti con auto a quattro ruote motrici, tutte edizioni speciali e limitate delle turbocompresse che producevano in serie.

Questa fantastica storia è raccontata con dovizia di particolari nel nuovo libro, disponibile in inglese o in tedesco, di McKlein, “Group A – When rallying created road car icons” (Gruppe A – Rallye-Wolfe im Schafspelz nella versione tedesca). L’opera, imperdibile per un vero collezionista, copre i dieci anni dal 1987 al 1996 e offre una panoramica dei principali rally, delle più incredibili auto da rally e degli equipaggi, oltre che delle squadre ufficiali. Vengono riassunte anche le normative internazionali – sia tecniche sia sportive – così come i risultati e tante storie di incidenti e gare. Come tutti i libri di McKlein sono presenti generose immagini con le loro splendide fotografie.

Nello specifico, sono diverse le tematiche trattate. Dalle motivazioni che portarono ad un cambiamento così radicale rispetto al Gruppo B e al previsto Gruppo S, le difficoltà iniziali causate soprattutto dalla mancanza di sufficienti automobili ad alta tecnologia, resoconti dettagliati di ogni anno del Mondiale e dei singoli rally, la storia delle evoluzioni delle prestazioni delle auto che erano state realizzate in 5.000 esemplari. E ancora, descrizioni dettagliate di ogni team e di ciascun Costruttore che ha animato quel periodo storico, oltre ai risultati degli eventi del Campionato del Mondo Rally dal 1987 al 1996 e le motivazioni che portarono al declino del Gruppo A nel Mondiale in favore delle WRC.

Andrew Cowan: l’uomo che inventò i successi di Ralliart

Se n’è andato silenziosamente e in punta di piedi l’ex caposquadra del team Mitsubishi Ralliart e vincitore della Londra-Sydney Andrew Cowan. Cowan si ritirò dal team Mitsubishi nel World Rally Championship alla fine della stagione 2005, dopo averlo diretto sin dai tempi delle Gruppo A di fine anni ’90.

Sotto la guida di Cowan Tommi Makinen vinse quattro titoli mondiali consecutivi dal 1996 al 1999. La stagione 1998 fu quella di maggior successo per Cowan, quando Tommi Makinen si assicurò la classifica piloti e la Lancer vince quella Costruttori.

Tuttavia, Andrew Cowan non era solo il creatore di una squadra vincente. Era stato un pilota eccezionale. Nato in una famiglia di agricoltori negli Scottish Borders, Cowan lavorava nei campi e nel frattempo imparava a guidare già in tenera età. Il suo fascino per il motorsport lo portò a Berwick e al District Motor Club, dove divenne amico intimo di Jim Dark di Duns.

Una vittoria del Tour de France del 1964 a bordo di una Ford Mustang dimostrò la sua capacità di vincere su una grande varietà di auto, ma fu la sua capacità di vincere una grande varietà di rally che attirò davvero l’attenzione e gli appetiti di molti su di lui.

Vinse due volte Londra-Sydney, con una Hillman Hunter nel 1968 e con una Mercedes 280E nove anni dopo, e ottenne ancora più successo con cinque vittorie consecutive al Southern Cross in Australia. Cowan aveva una vera propensione per il rally lunghi, veloce, simpatico preparato, era in grado di portare in modo trionfale un’auto fino a qualunque traguardo.

Era abbastanza abile nel curare anche le auto degli altri. Probabilmente Roger Clark avrebbe perso nel RAC Rally del 1972 se Cowan non si fosse fermato per offrire all’inglese un cuscinetto della ruota dalla propria auto per assistere la sua RS1600. Secondo assoluto alla Parigi-Dakar del 1985, Cowan alla fine appese il casco al chiodo nel 1990, quando Ralliart voleva la sua totale attenzione.

Cowan, il più astuto degli scozzesi, era sempre consapevole del budget e il successo che aveva ottenuto con Mitsubishi era la testimonianza della sua capacità di fornire risultati anche se con pochi soldi. Un vero stratega, che non pativa le pressioni. Amava parlare delle proprie la passioni: pesca al salmone ai confini, i prezzi delle patate sul campo, o Makinen. Valeva sempre la pena ascoltarlo.

Tante persone devono ringraziare Andrew Cowan. Sempre pronto a dare a qualcuno la possibilità e l’opportunità di promuovere la propria carriera, Cowan era un uomo sincero e adorabile. Soffrì molto quando dovette lasciare i parchi assistenza, oggi soffriamo noi fa a sapere che non è più tra noi.