Perché reputo ingiusto l’aumento delle tasse di iscrizione alle gare
L’iscrizione ad un rally con una Racing Start, quindi con un’auto sostanzialmente di serie, è arrivato a costare quanto una crociera internazionale di 10 giorni nel Mar Mediterraneo. Io credo sia troppo a prescindere, ma prima di tutto mi preme sapere a fronte di quale divertimento io spenderò i soldi di una vacanza?
“Gli aumenti sono giusti”. “Gli aumenti sono ingiusti”. “Sono ingiusti, ma erano indispensabili”. “Non si poteva fare diversamente”. Da giorni impazza nel web una sterile polemica che, a mio parere, non avrebbe motivo di esistere. Leggo discussioni spesso divisive tra addetti ai lavori, piloti, copiloti e organizzatori sull’aumento delle tasse di iscrizione alle gare del 2025. Credo che una “polemica divisiva” in questo caso sia inutile, anzi deleteria, ed è per questo che non dovrebbe esistere. Ci vorrebbe invece una “polemica unitaria” tuttalpiù.
In questo momento vedo piloti e i copiloti, che sono quelli che vengono massacrati per l’ennesima volta (non mi si chieda di dire “colpiti” perché l’attuale aumento è un “massacro”) che giustamente si lamentano e cercherebbero solidarietà negli organizzatori, che a loro volta rispondono “Le assicurazioni sono raddoppiate, noi come facciamo?”. Che messa così uno si domanda e si risponde: “Ma allora io mi sono iscritto al Club degli automobilisti per farmi spennare? A questo punto vado a correre in Croazia e faccio anche la famosa vacanza”.
In questo contesto registro l’atteggiamento esclusivamente pro o contro Aci Sport di molti addetti ai lavori, che rinunciano a fare analisi nella più plausibile delle ipotesi.
Capiamoci. L’iscrizione ad un rally con una Racing Start, quindi con un’auto sostanzialmente di serie, è arrivato a costare quanto una crociera internazionale di 10 giorni nel Mar Mediterraneo. Io credo sia troppo a prescindere, ma prima di tutto mi preme sapere a fronte di quale divertimento io spenderò i soldi di una vacanza? Quanti chilometri di gara vera farò? Quante diverse prove speciali affronterò? In quale bellissima piazza del centro città mi accoglierà il parco assistenza e il palco partenza-arrivo? Lo speaker, sì, lo speaker come mi tratterà? Mi farà dire due parole o mi spingerà via fuori dal palco? Chi sarà la madrina della gara? Perché ho speso i soldi della mia crociera nel Mediterraneo per andare a correre in quella gara! E con quello che ho speso, in Croazia ci correvo quattro rally almeno.
Un aumento medio di circa 300 euro a fronte del nulla, invece, ha il sapore della presa in giro al sugo ben cotta con aglio. Ricordate quando Monte dei Paschi di Siena stava fallendo e gli italiani hanno dovuto mettere soldi per ripianare il debito creato da chi non ha mai pagato? E oggi che Monte dei Paschi invece si è nettamente ripresa, i dividendi vanno solo ai soci. Oppure, “bisogna aiutare la FIAT”, oggi Stellantis rende ricca solo i soci e mortifica lavorativamente parlando chi è ancora in quella fabbrica. La storia, nel suo piccolo, sembra seguire questo filone…
Le tasse di iscrizione ormai da decenni aumentano sempre (le avete mai viste diminuire?), necessari orpelli che scadono come il cibo del supermercato si moltiplicano, i chilometri di prove speciali diminuiscono, il tempo in cui si sta in gara diminuisce e solo quegli inutili chilometri di trasferimento aumentano. Ah, no, c’è anche un’altra cosa che aumenta: le gare pessimamente organizzate, con parchi assistenza a fianco a zone industriali abbandonate o accanto a cimiteri, dove una volta organizzavano le tanto demonizzate piazzalate.
La federazione ha aumentato le tasse di iscrizione per aiutare gli organizzatori in difficoltà. Questo è vero e si rende merito alla federazione di aver voluto aiutare una componente che rischiava di andare in crisi. Però, la federazione non ha risolto il problema così facendo e non ha dichiarato che questa è una misura temporanea. Ed è per questo che, almeno io, su questo punto, non me la sento di dire che sono d’accordo con la federazione. Non su questo. Poi è giusto che ognuno sia libero di pensare ciò che vuole, a condizione che non si pretenda oltre.
Non solo credo sia innegabile la sciatta qualità di alcune gare (oltre al fatto che in Italia ci sono troppi rally a fronte di bassi investimenti privati) e la mancanza di unicità della maggior parte della gare, ma credo sia ancor più innegabile che in Francia per un Nazionale di quasi 110 chilometri di prove speciali si paga dai 300 ai 550 euro di tasse di iscrizione. In Italia per una gara CRZ, che è quasi la metà di un Nazionale francese, una R5 paga 1.376, nel 2023 pagava 1.065. Erano già troppi nel 2023. E la conferma sta nell’aumento delle gare organizzate: credete davvero che si organizza una gara per andarci in pari o per andarci a perdere? Credete davvero che si organizza solo per passione?
Per risolvere il problema costi, responsabilità e assicurazioni in un colpo solo c’è una sola soluzione, modificare il Codice della Strada, il famoso articolo 60 Bis di cui abbiamo parlato sul numero di RS in edicola a febbraio 2025. Non c’è altra soluzione. e sarebbe una soluzione di dignità per lo sport e per i preparatori, soprattutto per il riconoscimento del lavoro dei preparatori. Che solo loro sanno le peripezie che devono fare a volte per… Ecco in tutto questo contesto, sostenere che è stato giusto aumentare le tasse di iscrizioni alle gare, è decisamente ingiusto verso chi corre.









