La Mille Miglia perde Costantino Franchi
Fu l’uomo che fece rinascere la corsa più bella del mondo portandola ad essere un’eccellenza mondiale.
Se la Mille Miglia è oggi uno degli eventi automobilistici più amati e riconosciuti al mondo, lo si deve anche – e soprattutto – a lui. Costantino Franchi, morto all’età di 77 anni per un infarto mentre si trovava in Kenya, è stato molto più di un semplice organizzatore: è stato l’anima moderna della Freccia Rossa, capace di trasformare un ricordo glorioso del passato in una manifestazione viva, internazionale e carica di fascino.
Il suo nome è indissolubilmente legato alla rinascita della Mille Miglia. Negli anni Ottanta, con una visione lungimirante e un’energia inesauribile, Franchi diede forma al sogno di riportare in vita la storica corsa su strada. Insieme ad altri pionieri come Palazzani, Lucchini, Danieli, Vigliani e Ziletti, costituì la Marva, la società che si aggiudicò l’organizzazione della rievocazione. La prima edizione, nel 1977, partì in punta di piedi, con appena 80 vetture storiche. Ma era solo l’inizio.
Fu lui a intuire il potenziale turistico, culturale e sportivo dell’evento. Fu lui a spingere per dare alla corsa una veste internazionale, trasformandola in una celebrazione elegante e coinvolgente della storia dell’automobile. E fu ancora lui a curare i dettagli, a costruire rapporti, a infondere passione. Chi ha lavorato con lui lo ricorda come un vulcano di idee e di rigore.
Negli ultimi anni, Franchi aveva scelto una vita più riservata, lontano dai riflettori. Si era trasferito in Kenya, dove viveva con la moglie e si dedicava a un progetto che sentiva altrettanto vicino al cuore: un orfanotrofio sostenuto dall’associazione “Essere Bambino”. Un impegno silenzioso, ma fortemente umano, che racconta molto del suo carattere.
Oggi il mondo dell’automobilismo storico perde un punto di riferimento. Ma l’eredità di Franchi è destinata a durare. Ogni curva della Mille Miglia, ogni auto d’epoca che attraversa le piazze italiane tra due ali di folla, porta con sé anche il suo nome. E il ricordo di quell’uomo che sognò in grande e seppe riportare la leggenda a correre sulle strade di Brescia.









