Giorgio Berutti

Giorgio Berutti: l’amico testardo come un mulo

Giorgio Berutti è venuto a mancare nella mattina di lunedì 13 settembre. E’ morto nella terapia intensiva dell’ospedale di Saluzzo. Era entrato in ospedale per un ictus polmonare, pare che lì dentro abbia contratto il Covid-19 che ha aggravato il quadro clinico. Dal 7 di settembre aveva il casco, per poter respirare. Non era un “no vax” per partito preso, come invece è stato definito. Si era sempre vaccinato prima di espletare le sue missioni. Semplicemente non voleva avere a che fare con questo vaccino sperimentale contro questo nuovo virus creato in Cina.

“Aveva 79 anni, vissuti al di sopra delle righe. Nella vita aveva fatto di tutto, molti dicevano che era un agente segreto; altri che era solo un millantatore. Sicuramente aveva girato il mondo in lungo e in largo ed era stato testimone di guerre e di eccidi. Aveva descritto tutta la sua vita in un manoscritto che avrebbe voluto pubblicare e che – dopo averlo letto – gli avevo consigliato un titolo, credo adatto: Il mercenario di Dio”. Sono le parole prive di ogni retorica con cui il giornalista saviglianese Fiorenzo Panero ricorda Giorgio Berutti, uno degli uomini d’oro dell’epopea dei rally nel monregalese e nel saviglianese.

“Giorgio era un no vax, un no green pass, un seguace dei complottisti – sostiene ancora Panero -. L’ultima volta che ci siamo visti, non più di un mese fa, a casa mia, lungo la riviera del Maira, mi ero preso per l’ennesima volta del coglione perché mi ero vaccinato e in tasca avevo il green pass. E a nulla era valsa la mia supplica: “Vaccinati Giorgio, hai mille patologie in corso, vaccinati”. Testardo come un mulo ci rideva sopra: “Il Covid non esiste”. Invece esiste e lo ha portato via in un battibaleno, senza la possibilità di tornare indietro a riflettere”.

“Ma Giorgio comunque ci lascia una eredità di tutto rispetto. Se non era stato un agente segreto, sicuramente aveva fatto il contractor per qualche Agenzia. In Africa, in Medio Oriente, nella ex Jugoslavia, forse in Cecenia. Pare fosse un cecchino infallibile, ma – giuro – non l’ho mai visto sparare un solo colpo. Poi aveva fatto il camionista, anche se continuava a ripetermi che era solo per “copertura”. Se fosse stato un vero 007, non avrebbe tribolato ad arrivare a fine mese, lo Stato lo avrebbe ricoperto in parte di prebende e non lo avrebbe lasciato solo a se stesso con una pensione da fame, in un piccolo alloggio delle case popolari”.

“Ma per noi di Savigliano Giorgio era una autentica istituzione. Parlavi di Giorgio e sentivi che era stato un calciatore e poi un discreto rallista che cercava di combattere ad armi pare con i piloti ufficiali delle grandi Case automobilistiche. Un moderno don Chisciotte della Mancia contro i mulini a vento. Un giorno mi disse: “Quello è arrivato nel Van dell’assistenza Lancia con la Stratos a pezzi ed è uscito con una Stratos nuova fiammante”. E tu con la sua 124 Abarth? Abbiamo legato i pezzi rotti con il fil di ferro”.

“Sposato, separato e divorziato, negli ultimi anni aveva ancora voluto dare se stesso al mondo del pallone, con l’Fc Savigliano e poi, di recente, al variegato mondo dei motori con una grande festa amarcord del tempo passato. Centinaia di persone e di auto storiche al ristorante Con.Te di Santa Rosalia, tra musiche, piatti tipici e ricordi. Aveva anche cercato la strada della politica amministrativa, presentandosi alle ultime Comunali, nelle file dei 5 Stelle, ma con scarso successo”.

“Era fatto così quel testone di Giorgio – ricorda Panero – sempre pronto ad adocchiare una bella pupa, ma soprattutto sempre pronto ad aiutare chi era in difficoltà e aveva bisogno di sostegno. Non si è mai tirato indietro, mai. Adesso, con gli anni che avanzavano lesti, era tornato al suo grande primo amore, la natura. Andava a funghi, a famigliole, a noci, ma non disdegnava un salto nella sua amata Maira a pescare (spesso di frodo, da autentico bracconiere) trote e bote che poi cucinava nel ciabot di Toni ‘d Pipi, dividendo il desco con tutti gli amici”.

“Mi mancherà quel testone irriverente che, a tutte le ore del giorno e della notte, mi telefonava da qualche alta montagna con Jack Para per dirmi che avevano concluso una difficile spedizione e conquistato qualche strana alta cima montana. Credo, e ne sono convinto, che avrebbe voluto lasciarci in un altro modo, sicuramente più spettacolare”.

In edicola e in digitale

Copertina RS RallySlalom Settembre 2021