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Rally, Rally Raid

Francesco Delmastro e Carlo Miniotti sono i vincitori del Sahara Racing Cup

Delmastro e Miniotti hanno imposto il proprio ritmo sin dalle prime fasi della gara, conquistando quattro delle sei tappe in programma. Un dominio mai plateale, ma metodico, frutto di una lettura impeccabile del terreno, di scelte strategiche sempre ponderate e di una gestione del mezzo che si è rivelata decisiva in un contesto dove l’affidabilità contava quanto, se non più, della velocità pura.

La prima edizione della Sahara Racing Cup si è chiusa domenica scorsa nel deserto tunisino lasciando un segno profondo, non solo per l’intensità sportiva e tecnica della competizione, ma anche per il suo valore umano, logistico e simbolico. Un raid vero, duro e selettivo, che ha messo alla prova equipaggi e mezzi lungo oltre 2.000 chilometri complessivi, attraversando alcune delle aree più affascinanti e impervie del Sahara. A scrivere per primi il proprio nome nell’albo d’oro della manifestazione sono stati Francesco Delmastro e Carlo Miniotti, vincitori assoluti al volante di una Fiat Panda 4×4 di categoria Pro, grazie a una prestazione costruita su precisione, costanza e intelligenza tattica.

Delmastro e Miniotti hanno imposto il proprio ritmo sin dalle prime fasi della gara, conquistando quattro delle sei tappe in programma. Un dominio mai plateale, ma metodico, frutto di una lettura impeccabile del terreno, di scelte strategiche sempre ponderate e di una gestione del mezzo che si è rivelata decisiva in un contesto dove l’affidabilità contava quanto, se non più, della velocità pura. La Panda 4×4 Pro, preparata per affrontare il deserto più severo, ha risposto senza cedimenti alle sollecitazioni estreme, consentendo all’equipaggio vincitore di evitare errori e di capitalizzare le difficoltà altrui.

Alle loro spalle si sono classificati Roberto Ferrari e Stefano Berigliano, secondi assoluti e primi nella categoria Raid, anch’essi su Fiat Panda 4×4, ma in configurazione di serie. La loro gara è stata tutt’altro che lineare: nel corso della terza tappa, la rottura degli ammortizzatori posteriori ha messo seriamente a rischio la prosecuzione della competizione. Nonostante il problema tecnico, Ferrari e Berigliano hanno dimostrato grande determinazione, riuscendo a limitare i danni, a riparare quanto possibile e a portare la vettura fino al traguardo finale, conquistando un risultato di assoluto prestigio.

Il terzo posto assoluto è andato a un equipaggio decisamente atipico per il mondo dei raid, formato dai rugbisti Christian Bellotti e Andrea Leidi. Quest’ultimo, però, non è nuovo a questo tipo di competizioni, potendo vantare una solida esperienza come navigatore in alcuni dei più importanti raid internazionali. La loro prestazione, culminata con il secondo posto di categoria Raid, ha confermato come preparazione fisica, capacità di adattamento e spirito di squadra siano elementi fondamentali in una gara di questo genere.

Ai piedi del podio assoluto si sono fermati Roberto De Barba e Andrea Pra, quarti con il loro Land Rover Freelander e vincitori della categoria Turistic riservata ai fuoristrada. Un risultato che premia una condotta di gara regolare e una grande affidabilità del mezzo, in una categoria pensata per valorizzare l’avventura e la resistenza più che la prestazione cronometrica pura.

La classifica assoluta prosegue con il quinto posto di Marco Favaro e Riccardo Dotti, secondi nella categoria Pro su Fiat Panda 4×4 di seconda serie, seguiti da Fabio Raviola e Vito Bianchino, che hanno completato il podio della categoria Raid. Da segnalare anche il nono posto assoluto di Luca Cinelli e Simone Pagano, secondi tra i fuoristrada con un imponente Nissan Patrol, distintisi in più occasioni per il supporto e i soccorsi prestati ad altri equipaggi in difficoltà, incarnando lo spirito più autentico dei grandi raid.

Al sedicesimo posto assoluto si è classificato il terzo equipaggio del podio Pro, formato dal dj Andrea Gaggia e da Marco Dal Mas, protagonisti di una gara in costante crescita. Complessivamente, la Sahara Racing Cup ha visto al via 30 vetture suddivise in quattro categorie, definite in base al livello di preparazione: Pro, Raid, Racing Start (riservata alle Panda meno elaborate) e Turistic per i fuoristrada.

Il programma sportivo è stato accompagnato da un percorso umano e culturale di grande valore. La prima tappa, lunga e impegnativa, ha previsto circa 500 chilometri di trasferimento da Hammamet a Douz, con una sosta a Mahres durante la quale ogni equipaggio ha consegnato 20 chilogrammi di materiale scolastico ai bambini del centro SOS Villages des Enfants. Un gesto concreto che ha dato immediatamente il senso più profondo dell’iniziativa.

La seconda tappa ha introdotto gli equipaggi nel cuore del deserto, lungo piste caratterizzate da pietre taglienti e tratti rocciosi tra Douz, Matmata e Bir Soltane, fino all’arrivo all’oasi di Ksar Ghilane. Qui, tra cena e briefing serale attorno al fuoco, i partecipanti hanno potuto confrontarsi sulle difficoltà affrontate e prepararsi alle sfide successive. Il paesaggio lunare di Matmata, utilizzato in passato come set cinematografico per Star Wars, ha offerto uno scenario suggestivo, rivelando al contempo la realtà delle abitazioni troglodite berbere ancora oggi abitate.

La terza tappa, da Ksar Ghilane al Campment di Zmela, ha rappresentato uno dei momenti più duri dell’intera competizione. Il fondo pietroso ha messo a dura prova sospensioni e pneumatici, causando forature multiple e ammortizzatori tranciati. Le dune, inoltre, hanno creato notevoli difficoltà di orientamento, con numerosi equipaggi finiti fuori traccia.

Determinante per la classifica è stata la quarta tappa, tra Zmela e il South West del Sahara, con rientro a Zmela. Qui le tre Panda degli equipaggi argentini sono state penalizzate dalla foratura di tutte le gomme disponibili, episodio che ha inciso pesantemente sui risultati finali. La quinta tappa ha segnato il rientro dal Sahara, seguendo un percorso guidato tra le dune arancioni grazie all’esperienza della guida tunisina Arbi Ben Abdallah, figura chiave dell’organizzazione. Tra waypoint e CAP, la carovana ha raggiunto i resti di un antico avamposto dell’Impero romano, prima di proseguire verso Douz, dove sono stati donati capi di abbigliamento a famiglie nomadi impegnate nella pastorizia.

Dopo una breve visita alla città, gli equipaggi hanno affrontato gli ultimi 500 chilometri verso Hammamet, sede dell’arrivo finale. Le premiazioni si sono svolte la sera di sabato 9 marzo nella sala conferenze dell’Hotel El Mouradi, alla presenza del presidente di FTA Hatem Ben Yousef, dell’organizzatore Federico Didonè e dei rappresentanti di ACI Sport, con il direttore di gara Fabrizio Fondacci e il giudice unico Paolo Bet.

La Sahara Racing Cup si chiude così con un bilancio estremamente positivo: una competizione autentica, capace di unire sport, avventura, solidarietà e cultura, ponendo basi solide per un futuro che promette di rendere questo raid un appuntamento di riferimento nel panorama internazionale.

10 Marzo 2019/da Redazione
Tags: carlo miniotti, francesco delmastro, sahara racing cup
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